Il vino bresciano

sam_3961La vinificazione è un’arte. E come ben sapete, l’arte di quegli uomini che hanno dedicato la loro vita al lavoro nei campi. Senza niente togliere ai contadini in genere, parlo dei vignaioli, cioè di coloro che con la loro professionalità, con i loro gesti, giorno per giorno “vivono” sul vitigno, in tutte le stagioni. Certo, non voglio dimenticare i cantinieri che, dopo la raccolta delle uve e la pressatura più o meno soffice, si prendono cura ufficialmente del mostro e poi… con la capacità, la dedizione che solo pochi uomini (di talento) riescono ad avere, lo tramutano in un capolavoro espressivo. Per il profumo, l’acidità, il colore, il perlage, le bollicine, eccetera. La cura del tempo, del remuage, della giusta umidità e non per ultimo l’assemblaggio dei millesimati.

 

sam_3118Parliamo della zona, del terroir, come si dice, che intende verdi colline, ridenti declivi, le file geometriche dei filari, uomini che esaltano il loro territorio, col proprio lavoro. Il terroir, dicevo, è infine uno spazio curato, per la sua forma geografica, idrologica, geologica ed infine microclimatica. Sono situazioni molto importanti l’ubicazione della zona di produzione del vino. Basti pensare di tracciare una linea orizzontale tra il Friuli Venezia Giulia e la zona degli Chateaux francesi: si intersecano i migliori vini bianchi. O tra il Piemonte e la Borgogna, si ottiene la stessa cosa per i rossi.

La Franciacorta, colline, prati, montagne e lago d’Iseo, contribuisce col proprio microclima a produrre degli ottimi vini. Se si pensa ai rossi, si parla di vitigni come Barbera, Nebbiolo, Cabernet Franc e Sauvignon, Carmenere; vitigni inimitabili e perfettamente riconoscibili che permettono la D.O.C. del Curtefranca Rosso.

Da qualche anno, certe aziende agricole utilizzano solo due tipo di vitigno, come il Merlot e il Cabernet, per imitare una moda francese. Per i vini bianchi, i vitigni sono Pinot Bianco e Chardonnay, uno per la struttura e l’altro per il floreale. Con l’aggiunta di Pinot Nero, e fermentato in bottiglia, si arriva al metodo classico, che con le varie tempistiche e con più o meno aggiunte, riesce a produrre tipologie diverse, come il Pas Dosè, il Brut, l’Extra Brut, il Rosé. Naturalmente tutti D.O.C.G. Ho volutamente lasciato per ultimo il “satèn”, parola bresciana che significa setoso, con il 100% di uve Chardonnay con una minore pressione in bottiglia che me determina la peculiare morbidezza gustativa. Viene imbottigliato nella primavera dopo la vendemmia; dopo 24 mesi dalla rifermentazione, si effettua il remuage, il degorgement e il confezionamento. Il metodo Franciacorta D.O.C.G.

Lo scorso febbraio, presso il Park Hotel di Brescia, le 44 aziende agricole della Franciacorta hanno presentato i loro prodotti. Ottime le riuscite di vini d’eccellenza con degustazioni davvero gradevoli e gradite.

 

Renato Hagman

 

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