Feeling home. Sentirsi a casa

Francesco Cito, Palazzo dello Spagnuolo, Napoli 1997, stampa Fine Art baritata su carta Ilford multigrade, 30×40

 

Nove autori raccontano attraverso 90 fotografieil “sentire casa” come idea e sensazione, spazio intimo e personale, custode di ricordi, sogni ed emozioni,dove il tempo non pesa maiin quanto “specchio”del tempo interiore di ognuno di noi.

La Galleria d’Arte Moderna di Catania (GAM) presenta fino al 30 ottobre la mostra fotografica itinerante “Feeling Home. Sentirsi a Casa“, ideata da GT Art Photo Agency Milanoacura di Giusy Tigano e organizzata in collaborazione con l’Associazione F2 Progetti per la Fotografia di Catania.

L’esposizione, realizzata grazie alla preziosa sponsorship di Canon Italia e di Sirti S.p.A., patrocinata dal Comune di Catania e dall’Assessorato alla Cultura, dopo Milano, Voghera (PV), Corigliano Calabro (CS) e Bibbiena (AR), approda in Sicilia con alcuni contributi inediti grazie ai nuovi portfoli di Isabella Balena e di Pierfranco Fornasieri, che si aggiungono ai fotografi presenti nelle passate edizioni: Franco Carlisi, Francesco Cito, Luca Cortese, Gianni MaffiCarlo Riggi, PioTarantini Daniele Vita.

Gianni Maffi, via Melchiorre Gioia, Milano 2014

Giusy Tigano (curatrice): “Il progetto FEELING HOME costituisce una testimonianza fotografica allargata e ricca su un tema particolarmente vivo, universale, estremamente attuale e di grande respiro come quello del “sentirsi a casa”:offrendo differenti visioni, si propone come una preziosa opportunità di riflessione, di crescita e di ricerca di identitàper ognuno di noi“.

Barbara Mirabella, Assessore alla Cultura del Comune di Catania: “E’ con grande soddisfazione che ospitiamo questa mostra, voluta fortemente dall’Assessorato alla Cultura perché, non solo rappresenta un segnale forte da parte dell’amministrazione comunale della volontà di continuare il percorso di ripartenza dell’arte e della cultura in città dopo l’emergenza Covid-19, ma permetterà a tutti i visitatori di riflettere su una delle sensazioni più intime dell’uomo, quella di “sentirsi a casa”, dove siamo tutti completamente noi stessi”.

Il percorso espositivo, nel quale ciascun autore declina il senso di “casa” in funzione della propria sensibilità, del proprio linguaggio e della propria poetica, alterna le fotografie a estratti bibliografici e introduzioni personali degli autori, in aggiunta a specifiche letture critiche redatte da diverse figure professionali del mondo della fotografia: Ilaria Baiocchi, Gigliola Foschi, Roberto Mutti, Barbara Silbe, Pio Tarantini e Giusy Tigano.

Un contributo letterario che offre ai visitatori interessanti chiavi di lettura attraverso citazioni d’autore e riflessioni importanti che affiancano e integrano il percorso visivo, conducendo il fruitore lungo un percorso di stimoli e di apporti diversificati e preziosi.

La mostra è accompagnata dal libro fotografico “FEELING HOME. Sentirsi a casa” (Edizioni EBS Print, 2019) che raccoglie115 fotografie a colori e in bianco e nero degli autori presenti in mostra, i testi curatoriali di Giusy Tigano che illustrano la poetica dell’intero progetto e i diversi contributi critici che accompagnano le fotografie.

Il libro FEELING HOME può essere acquistato in tutte le più importanti librerie ed è ordinabile anche online:https://www.gtartphotoagency.com/books/books-news-2019/

Questa nuova tappa del fortunato progetto espositivo include due interessanti appuntamenti collaterali:

-La mostra delle fotografie selezionate in occasione del contest fotografico “LOCKDOWN. Sospesi in casa” organizzato nei mesi di marzo-giugno 2020 in coincidenza con la situazione di confinamento dovuta alle misure sanitarie governative legate all’emergenza Covid-19.

L’idea di F2 Progetti per la fotografia e di GT Art Photo Agency è stata quella di promuovere un contest finalizzato all’esposizione che non si costituisse come meccanismo di competizione tra i partecipanti, ma piuttosto come strumento di analisi, di consapevolezza e di testimonianza atto a stimolare e promuovere la creazione di memoria, la costruzione di valore e la condivisione collettiva.Questo “capitolo” fotografico si propone come mostra complementare del progetto, andando ad integrarlo arricchendone il messaggio connuovi apporti autoriali interessanti e di forte adesione al mondo reale più contemporaneo.

-La realizzazione del “Feeling Home Social Video”: in occasione dell’inaugurazione, in un’area dedicata della Galleria d’Arte Moderna, verranno allestite delle riprese video ove i visitatori saranno invitati ad esprimere liberamente le proprie idee sul concetto del “sentirsi a casa”, partecipando così al progetto in maniera diretta e personale.

La performance, ideata da Alessandro Vicario, ha riscosso un notevolesuccesso di pubblico in occasione delle edizioni precedenti della mostra e la accompagna in tutte le sue edizioni, andando così a comporre un documento multimediale e culturale di particolare valore sociale e antropologico, che dopo ogni esposizione si arricchisce di ulteriori testimonianze.

Entrambe le iniziative si ispirano al principio di inclusività e di interazione con il pubblico che ha da sempre animato il progetto nel suo percorso, tappa dopo tappa. La visione di “Feeling Home” si allarga così a nuove visioni espandendo il senso di “casa”, di identità e di appartenenza.

Tutte le informazioni relative alla mostra e agli eventi collegatisono disponibili sul sito www.eventofeelinghome.it

Sirti è un hub di innovazione nel campo dello sviluppo delle infrastrutture di rete. Fondata nel 1921, opera nei settori delle Telecomunicazioni, Energia, Trasporti e Digital Solutions con circa 4.100 dipendenti. Sirti è player di successo anche a livello internazionale in Europa e in Medio Oriente.

“FEELING HOME. Sentirsi a Casa”

Galleria d’Arte Moderna (GAM) | Via Castello Ursino 32, Catania fino al 30 ottobre 2020. Ingresso libero con orario continuato 9.00-19.00 dal lunedì al sabato

 

De Angelis (anche per le fotografie)

 

Book Pride torna dal 12 ottobre al 1 novembre con un’edizione speciale

 

 

Book Pride torna nel 2020 con una veste nuova: Book Pride Link. Da lunedì 12 ottobre a domenica 1° novembre la Fiera Nazionale dell’editoria indipendentecon la direzione editoriale di Giorgio Vasta. Promossa da ADEI, Associazione degli editori indipendenti, si presenta con un’edizione speciale che vedrà uniti librai ed editori indipendenti in una grande iniziativa di promozione della lettura.

Il tema scelto per questa edizione è Leggere i Venti, con un programma che avrà il suo epicentro nelle giornate del 22, 23, 24 e 25 ottobre (www.bookpride.net).

In un anno così complesso, nel quale le maggiori fiere sono state annullate, Book Prideci sarà. E ci sarà con un format nuovo e innovativo, che offre a tutta l’editoria indipendente un’occasione di incontro con il largo pubblico.

Il progetto nascein un’ottica di collaborazione mai realizzata prima tra librerie ed editori indipendenti: un modello che vede da una parte oltre 70 editori che, attraverso una piattaforma digitale e interattiva,espongono libri, diffondono contenuti e parlano ailettori, dall’altra oltre 100 librerie, presidio fisico della fiera sull’intero territorio nazionale,con uno speciale catalogo Book Pride.

Book Pride Link si propone come il tentativo di ripristinare, dopo il confinamento degli scorsi mesi, legami non solo virtuali per creare nuovi nodi che mantengano viva e fertile la connessione tra librerie indipendenti, editori indipendenti e lettori, costruita negli anniattraverso le cinqueedizioni della fiera. Come? Dal 22 al 25 ottobre ogni editore allestirà all’interno della piattaforma un proprio stand virtuale in cui il lettore potrà scoprire le ultime novità e il catalogo, approfondire contenuti inediti, interagire con le redazioni e con gli autori. Gli stand saranno dotati di una sala virtuale in cui proporrepresentazioni ed eventi pensati appositamente per la manifestazione intorno al tema Leggere i Venti.

Gli incontri – appuntamenti in diretta streaming, ma anche contributi video realizzati ad hoc – saranno trasmessi sulla piattaforma. Nelle stesse date si svolgeranno anche eventi in presenza grazie alla collaborazione tra gli espositori e i libraiaderenti alla manifestazione, cheli ospiterannoall’interno dei loro spazi, nelle diverse regioni italiane.

«Per raccontare la forma di questo Book Pride abbiamo scelto il termine Link. Nell’accezione ormai tradizionale – che rimanda alla connessione digitale – ma soprattutto nel suo significato originario di legame. Un legame, tra editori indipendenti e librai indipendenti, tra scrittori e lettori, a cui Book Pride intende dare forma e consistenza» dichiara Giorgio Vasta, direttore editoriale della manifestazione.«Legami che già esistono e che vanno rinsaldati, legami che ancora non ci sono e che devono essere generati e curati. Legami che sono fili, funi, ciò che serve a fabbricare nodi che a loro volta contribuiscono a creare un reticolo, o meglio ancora una trama: quella del pensiero di chi i libri li scrive e li pubblica, la trama del desiderio di chi i libri li veicola e di chi li legge».

«In un anno in cui il mondo dell’editoria si è visto costretto a rinunce e limitazioni, Book Pride ha sviluppato un’idea che coniuga l’offerta culturale indipendente con la dimensione digitale, intesa non come mal tollerato ripiego ma come ambiente che aggiunge e potenzia la dimensione fisica cui siamo abituati: una piattaforma dove i lettori potranno incontrarsi di nuovo, dialogare con autori ed editori e realizzare acquisti in tutta sicurezza, sostenendo una libreria indipendente scelta in base al criterio della prossimità – afferma Isabella Ferretti, direttore generale della fiera. Le librerie, distribuite sul territorio nazionale, saranno teatro di reading, presentazioni, talk e tanti altri eventi per tutte le tipologie di lettori! Grazie a una collaborazione innovativa tra librerie ed editori indipendenti, Book Pride Link sarà una grande campagna di promozione della lettura che si connette al nostro passato ma guarda già al futuro».

Book Pride si è alleatacon una nuova realtà nata a sostegno dell’editoria indipendente: Bookdealer, la prima piattaforma di e-commerce per le librerie indipendenti di tutta Italia.Grazie alla partecipazione di Bookdealer i lettori che non hanno la possibilità di recarsi in libreria potranno ricevere i propri acquisti a domicilio, acquisti effettuati sempre nelle librerie indipendenti.

 

Delos

 

A BergamoScienza il premio Nobel Elizabeth Blackburn

 

Il premio Nobel per la medicina 2009 Elizabeth Blackburn sarà ospite per la prima volta a BergamoScienza, il festival di divulgazione scientificain corso fino al 18 ottobre, che in questa XVIII edizioneha veste tutta digitale.

Sabato 10 ottobre, alle 17, la biologa molecolare terrà la lectio magistralis Possiamo vivere per sempre? durante la quale cercherà di rispondere alle domande, che da sempre l’umanità si pone, sul funzionamento dell’invecchiamentoe sulle strategie per ostacolarlo. Come funziona questo meccanismo che definisce le nostre esistenze? E quanto è realmente influenzabile dalla scienza e dallo stile di vita?

In collegamento con il sindaco di Bergamo Giorgio Gori e con Nicola Quadri, segretario del Comitato Scientifico dell’Associazione BergamoScienza, la scienziata illustrerà la ricerca per la quale è stata insignitadel premio Nobel, assieme a Jack W. Szostak ed a Carol Greider, per la scoperta della telomerasi e del suo ruolo nel processo di invecchiamento cellulare.

Elizabeth Blackburn, australiana naturalizzata statunitense, inserita dal Time Magazine nella classifica 2007 delle 100 persone più influenti, oltre al premio Nobel durante la sua è stata insignita di numerosi altri premi importanti ed è stata presidente del Salk Institute e dell’American Association for Cancer Research.

 

Delors (anche per la fotografia)

 

 

 

Naomi Oreskes a BergamoScienza

 

La quantità di notizie relative alla crisi climatica con cui entriamo in contatto quotidianamente è impressionante, ma come districarsi tra verità e fake news? E chi mette in circolo notizie allarmistiche o false?

A queste e ad altre domande risponderà la geologa e storica della scienza Naomi Oreskes, sabato10 ottobre alle 21, in occasione della XVIII edizione di BergamoScienza, il festival di divulgazione scientifica, in corso fino al 18 ottobre con una speciale edizione tutta digitale.

Naomi Oreskes, docente di Scienze della Terra e Planetarie all’Università di Harvard, si collegherà con la neuropsicologa e divulgatrice scientifica Daniela Ovadia e la meteorologa e climatologa Serena Giacominper indagare i dubbi e le controversie che negli ultimi anni hanno caratterizzato la questione climatica.

Oratrice pubblica di fama mondiale egrande studiosa dei cambiamenti antropogenici, Naomi Oreskes è promotricedi numerose campagne contro la disinformazione anti-scientifica. Tra i suoi libri più recentiricordiamo DiscerningExperts (Univ. Chigago Press, 2019)e WhyTrust Science? (Princeton Univ. Press, 2019).

 

Delos (anche per la fotografia)

 

Stasera, venerdì 9 ottobre, al Teatro Carlo Felice di Genova, torna sul podio Donato Renzetti

Donato Renzetti

Applaudito il 18 settembre scorso in un concerto sinfonico che aveva in programma la Suite n. 8 “Genova” di Perosi e la Sinfonia n. 4 di Beethoven, Donato Renzetti, uno dei più apprezzati direttori italiani al mondo, torna venerdì 9 ottobre, alle ore 20:00, sul podio dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova ad interpretare altre due importanti opere degli stessi autori.

Il programma della serata si apre con la più esuberante delle sinfonie di Ludwig van Beethoven, l’omaggio giocoso di un musicista ormai maturo agli autori classici su cui si era formato (Haydn e Mozart): la Sinfonia n. 8 in Fa maggiore op. 93, composta nel 1812. Nella seconda parte, quello che viene considerato il capolavoro di Lorenzo Perosi:

l’oratorio per mezzosoprano, coro e orchestra Transitus animae, ultimato nel 1907, quando il compositore aveva trentacinque anni.

Due brani distanti nel tempo e nel carattere: la joi de vivre di Beethoven e la profonda meditazione, esistenziale e spirituale, sul mistero della morte del compositore e sacerdote Perosi, che nel Transitus mette in scena un’Anima (la voce di mezzosoprano) in procinto di abbandonare la vita, confortata da un coro che intona canti di preghiera e invoca la protezione della Vergine e dei Santi. Un’opera di forte impatto emotivo, che a suo tempo destò l’ammirazione di Umberto Giordano e Gabriele D’Annunzio.

A cantare la parte dell’Anima, il mezzosoprano Anna Maria Chiuri, voce di primo piano, collaboratrice abituale di direttori come Chailly e Mehta. Ruolo da protagonista anche per il Coro del Teatro Carlo Felice, diretto da Francesco Aliberti.

Alle ore 19:00, il Maestro Renzetti incontrerà in Sala Paganini gli spettatori, un appuntamento in collaborazione con l’Associazione Teatro Carlo Felice.

La volontà della fondazione lirico-sinfonica genovese di valorizzare la figura e l’opera di Perosi è confermata dalla trasferta di domenica 11 ottobre, in cui l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, diretta ancora da Donato Renzetti, riproporrà la Suite n. 8 “Genova” (insieme all’Ottava di Beethoven) al Teatro Dellepiane di Tortona, in un concerto (inizio ore 18:30) nell’ambito del Festival Perosi.

 

Massimo Pastorelli (anche per la fotografia)

 

 

“Cappellacci in centro” della Contrada di Santa Maria in Vado

Riflettori puntati in particolare sul piatto principe della cucina ferrarese fino a fine mese all’Osteria dell’Unicorno, sede dalla Contrada di Santa Maria in Vado a Casa di Stella Dè Tolomei (via Cammello 13/15 a). Con una nuova formula e il nuovo titolo “Cappellacci in centro” (in sostituzione del precedente “Sapori d’autunno”) torna infatti il consueto appuntamento gastronomico autunnale dei portacolori giallo-viola del Palio di Ferrara. La rassegna sarà pronta a ricevere i suoi ospiti nelle serate di oggi, 9 ottobre, e poi del 16, 17, 23, 24, 30, 31. Grande attenzione sarà riposta nel rispetto delle norme di contenimento della diffusione del Covid-19 e per partecipare sarà obbligatoria la prenotazione (3713353224).

L’iniziativa si avvale del patrocinio dell’Amministrazione comunale di Ferrara. “Questo nuovo appuntamento è la conferma ulteriore di come sia in atto una sorta di competizione positiva fra le varie contrade del Palio, – ha affermato il vicesindaco Nicola Lodi – insieme e singolarmente impegnate a vivacizzare la città proponendosi come protagoniste di nuovi eventi. In clima Covid non era assolutamente scontato il ritorno della rassegna autunnale di Santa Maria in Vado, perchè organizzare ben dieci serate fra le molte difficoltà di questo momento è un progetto sicuramente impegnativo. Grande merito per questo quindi sia allo staff dirigente sia ai volontari della contrada che ringrazio anche per avere sicuramente compreso come il Palio sia un tassello importante per la nostra comunità, un circuito positivo che sempre più attivamente coinvolge famiglie, bambini, ragazzi”.

“Voglio ringraziare la dirigenza e tutti i contradaioli di santa Maria in Vado che lavorano 365 giorni all’anno per il Palio e, aggiungo, per la città. – ha puntualizzato l’assessore Matteo Fornasini – Credo che mai come quest’anno, particolare e sfortunato, noi ferraresi abbiamo avuto ancora maggiore consapevolezza di quanto sia prezioso il tessuto composto dalle nostre contrade, dai nostri borghi e dai nostri rioni. Nonostante tutto infatti, e nonostante le corse di maggio siano state rinviate, tutte insieme le associazioni del Palio stanno dando una prova straordinaria di grande forza e determinazione nel portare avanti le loro attività, dimostrando di essere veramente un patrimonio dell’intera città”.

L’Osteria dell’Unicorno apre i battenti nel 2003 presso il chiostro della Basilica di Santa Maria in Vado. Nata come luogo di ritrovo per i contradaioli nella settimana precedente alle corse al Palio di Ferrara, si caratterizza con piatti semplici e legati alla tradizione ferrarese, diventando un appuntamento fisso per tutti i membri del rione e non solo.

Quando, nel 2013, la Contrada prende possesso dell’immobile sito in via Cammello e noto come Casa di Stella de Tolomei (o casa di Stella dell’assassino) anche l’osteria si trasferisce nelle mura della bellissima dimora storica e continua ad accompagnare le giornate di vigilia al Palio, nell’ultima settimana di maggio.

Dal 2017 ha inizio un secondo appuntamento fisso con l’Osteria dell’Unicorno, sotto forma di rassegna gastronomica, incentrata sui sapori dell’autunno. Dopo tre anni e visto il grande successo ottenuto dal piatto principe della cucina ferrarese e da sempre presente nel menù dell’Osteria, il 2020 viene intitolato “Cappellacci in centro”.

Il piatto principale potrà essere gustato in tanti modi diversi, dai più classici ai più ricercati, insieme ad altre pietanze semplici e genuine, preparate e servite dai volontari della Contrada.

La rassegna, infatti, vede impegnati oltre 50 contradaioli, che in tutti i fine settimana del mese di ottobre si turneranno per aprire le porte della sede gialloviola, con l’intento di permettere a tutta la cittadinanza di poter godere di una cena semplice e gustosa, nella splendida cornice della dimora storica di cui la Contrada è custode.

Nel particolare momento che stiamo vivendo, abbiamo deciso di non rinunciare a questo appuntamento ormai consolidato da anni, premurandoci di applicare e far rispettare le disposizioni vigenti in tema di contenimento della diffusione del covid-19. Riteniamo un dovere condividere il meraviglioso spazio che ci è stato affidato e il nostro impegno è volto a farlo nel rispetto delle normative vigenti e nella salvaguardia della salute di tutti i nostri ospiti.
La Contrada di Santa Maria in Vado ringrazia il Comune di Ferrara per il prezioso supporto e la continua vicinanza nell’organizzazione degli eventi, unitamente a tutti gli sponsor (Ascom Confcmmercio e caffè La Brasiliana). che hanno voluto affiancarci in questa iniziativa. Un ringraziamento speciale a tutti i contradaioli che per cinque fine settimana, presteranno servizio volontario, mettendosi a disposizione della manifestazione.

Alessandro Zangara

All’Ex Manifattura Tabacchi di Verona un viaggio tra i progetti che trasformeranno la Zai

La mostra all’ex Manifattura Tabacchi

La ZAI, da Zona Artigianale Industriale a Zona Altamente Innovativa. Un intero quartiere sta per essere rigenerato e diventare, così, luogo di innovazione sia urbanistica che tecnologica, ma anche di incontro e promozione del turismo. A partire dall’ex Manifattura Tabacchi che ha accolto i veronesi, aprendo i suoi cancelli dopo anni, in occasione della presentazione degli ultimi due capitoli del dossier ‘VERONA 2022. La Cultura apre nuovi mondi’. Un cantiere all’interno del quale i cittadini hanno avuto la possibilità di scoprire alcuni dei progetti che sono stati inseriti nel documento per la candidatura a Capitale della Cultura 2022, depositato a fine luglio dall’Amministrazione comunale. Una programmazione che ha disegnato cinque ‘mondi’, eccellenze che, a vario titolo, contribuiscono a valorizzare il patrimonio storico e artistico della nostra città.

E di questi cinque, uno mette insieme smart city, nuovi spazi urbani e turismo, perché la cultura si fa spazio in tutti gli ambiti cittadini. Durante l’apertura sono stati illustrati la storia e il progetto di rigenerazione dell’ex Manifattura Tabacchi, di cui hanno parlato l’architetto Michele De Mori dell’associazione Agile e l’ingegnere Paolo Signoretti della nuova proprietà. Ad accompagnare le loro parole una mostra con foto, bozzetti e disegni di quello che è stata e sarà l’area industriale che si trova tra la fiera e la stazione.
E poi, uno dopo l’altro, i segni della nuova ZAI. Dalle Gallerie Mercatali al Wine museum, di cui ha parlato il vicepresidente di Veronafiere Matteo Gelmetti, al nuovo polo tecnologico universitario con i suoi laboratori, illustrati dal docente Paolo Fiorini dell’Università di Verona. Fino al potenziamento del Consorzio ZAI, e quindi della logistica, con Nicola Boaretti. Idee e progetti del capitolo ‘Smart city, green city – La città nuova per l’ambiente’, ossia sostenibilità, innovazione e rigenerazione urbanistica. Dal centro a Verona Sud, dalla dimensione dell’individuo a quella dell’ambiente che lo circonda, ma anche al nuovo modo di fare urbanistica in chiave green e smart. Soluzioni che trasformeranno il contesto cittadino scaligero in un ambiente dinamico, pulito e a misura d’uomo.

Infine il turismo, con il nuovo Dms –Destination management system che mette in rete tutte le destinazioni turistiche del Veneto. Una partita che vede in campo la Dmo di Verona, ma anche tante associazioni, come quella delle Strade del Vino Valpolicella, rappresentata da Miriam Magnani. Il capitolo ‘Verona Beyond – La città fra turismo e territorio’ mette, infatti, in rete una progettualità che supera i confini urbani per raggiungere il mondo che si trova al di fuori delle mura scaligere.

All’appuntamento erano presenti il sindaco Federico Sboarina e gli assessori all’Urbanistica Ilaria Segala e alla Cultura Francesca Briani.

“Abbiamo tracciato la strada di una nuova Verona, ora non resta che percorrerla – ha detto il sindaco -. La crescita culturale della città deve andare di pari passo con uno sviluppo urbanistico sostenibile e a misura d’uomo, specialmente in quest’area, fin troppo martoriata negli anni passati. Per come la vediamo noi, invece, la Zai sarà baricentrica, una fucina di idee e progetti a vantaggio di tutta Verona. Stiamo parlando di rigenerazione, nuovi spazi verdi, collegamenti che cambieranno il volto urbano, non idee visionarie ma realtà. E nei prossimi anni potremo ammirarle con i nostri occhi. Stiamo disegnando una città nuova, proiettata nel futuro, grazie alla collaborazione di istituzioni, privati, associazioni. Abbiamo voluto mettere insieme l’eccellenza, creare un sistema Verona in grado di far confluire forze, competenze e risorse per far crescere la città. Siamo già capitale della Cultura, nessuno ci potrà mai togliere il nostro patrimonio storico e artistico, ma questo percorso ci ha permesso di fare squadra e di camminare insieme, per progettare a lungo termine”.

“Cultura e urbanistica devono viaggiare insieme – ha aggiunto Segala -. Questo luogo industriale abbandonato, nei prossimi anni, non solo verrà riqualificato ma diventerà un fermento di progetti e idee. Aperto alla e sulla città, grazie all’abbattimento del muro che oggi crea una netta separazione. Dopo tanto tempo i veronesi torneranno ad appropriarsi di spazi che, in molti, non hanno mai nemmeno visto. E la prima occasione è proprio questa. Abbiamo fortemente voluto presentare alla cittadinanza il dossier in quelli che saranno i cantieri che cambieranno il volto di Verona. Un’opportunità colta da molti che si concluderà settimana prossima a Castel San Pietro”.

“Un unico grande progetto che ha visto lavorare insieme tante realtà diverse – ha concluso Briani -. Anche per quanto riguarda il turismo, grazie al lavoro della Dmo Verona, è stato possibile aderire alla piattaforma regionale che metterà in rete tutte le destinazioni turistiche del Veneto. Un grande passo avanti per promuovere il nostro territorio e le sue eccellenze, facendo squadra per crescere assieme. Ecco che fare cultura significa programmare e progettare a 360 gradi lo sviluppo e il futuro di una intera città. È quello che stiamo facendo e che continueremo a fare anche dopo la corsa per la candidatura a Capitale della cultura 2022”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Itinerari musicali

È iniziato domenica 4 ottobre, nello spazio eventi del mercatino artigianale Corte Coppedé, in Via Tagliamento 6 a Roma, ITINERARI MUSICALI, un ciclo di 5 imperdibili appuntamenti, 5 fantastici duetti per ripercorrere la storia del jazz. Non manca un appuntamento con la musica classica.

Un’iniziativa nuova ed originale per portare la grande musica affidata ad ottimi interpreti tra chi frequenta un mercatino di articoli di abbigliamento e per la casa che vuole distinguersi per la sua qualità.

Musicisti di portata internazionale attraverseranno varie epoche di questo genere musicale, dai grandi classici, alle contaminazioni con lo swing e la musica popolare ed etnica.

L’11 ottobre sarà la volta della “Jewish Experience” di Gabriele Coen, sax, e Francesco Poeti, chitarre, e del loro viaggio musicale che re-interpreterà in chiave jazzistica il repertorio popolare ebraico, attraverso composizioni originali, brani klezmer e sefarditi.

Domenica 18 ottobre un duetto di corde e fiati composto da Gabriele Coen al clarinetto e Stefano Saletti alle chitarre proporrà l’incontro tra linguaggi differenti attraverso l’improvvisazione e la contaminazione di stili, timbri e generi musicali.

Gli strumenti ad arco saranno protagonisti del penultimo appuntamento: domenica 25 ottobre, i fratelli Alessandro e Francesco Marini, violino e violoncello,  delizieranno il pubblico di Corte Coppedè con una performance ispirata ai grandi classici.

La rassegna si concluderà sabato 31 ottobre, con l’esibizione di due eccellenti virtuosi del jazz Oddi – Bonanno che dedicheranno il concerto ad autori contemporanei come Pat Metheny e molti altri,  passando dal  jazz classico a quello progressive, con elementi di musica elettronica e sezioni ritmiche di forte impatto.

“ITINERARI MUSICALI”, promosso dalla Associazione Socio Culturale Ambientale Ponte Milvio, è realizzato con il contributo della Regione Lazio. Ogni appuntamento.  prevede 2 performance (ore 11.30 e 16.00) ed è ad ingresso gratuito.

Le prenotazioni sono riservate esclusivamente ad utenti con disabilità motoria e sensoriale. Per informazioni:  Facebook: https://www.facebook.com/mercatocortecoppede.it

Marco Piermarini

 

“Troiane” interpreti della sofferenza umana

Vince il Venice Architecture Short Film Festival 2020 “Troiane” di Stefano Boeri, una commovente storia di alberi che rivivono grazie alla tragedia greca. Due anni fa, il 31 ottobre 2018, in una sola notte, 14 milioni di alberi sono stati abbattuti da una violenza inaudita di vento e pioggia e in Carnia ne sono caduti tantissimi. È stata una delle zone più colpite. 400 di quegli alberi sono diventati tronchi recuperati e inviati al teatro greco di Siracusa, dove sono stati protagonisti della scenografia dell’architetto Stefano Boeri per “Troiane” di Euripide. Quindi sono diventati silenti testimoni, resi eterni dalle parole, della tragedia subita dall’umanità. Ne è nato un cortometraggio diretto da Stefano Santamato e prodotto da Stefano Boeri-The Blink Fish, che ha vinto il prestigioso premio durante l’ultimo Festival del Cinema di Venezia. Il cortometraggio racconta, dal punto di vista degli alberi, il viaggio dal Friuli alla Sicilia, attraverso suoni e colori, con alternarsi di paesaggi, ripercorrendo le principali tappe della realizzazione della scenografia di “Troiane” (produzione INDA). La nota vicenda racconta la tragedia che segue agli eventi della guerra di Troia, quando le donne troiane, le donne dei vinti, vengono spartite tra i vincitori, mentre la città viene messa a ferro e fuoco. Quindi Boeri evoca la devastazione di Troia con la devastazione di Vaia, evento legato al cambiamento climatico. Entrambi eventi causati dall’uomo. Nel teatro greco di Siracusa, gli attori hanno vestito costumi di scena che li avvicinavano alle pietre, in modo che si fondessero con la storia, mentre il dolore accomunava vincitori e vinti: nessuna diversità di abiti, perché la guerra (follia umana) non ha vincitori.

TROIANE da Euripide, foto di scena del CTB di Masiar Pasquali

L’argomento è ripreso anche dal bel lavoro teatrale messo in scena dal CTB di Brescia con il suo “Troiane” diretto da Andrea Chiodi, con Elisabetta Pozzi, Graziano Piazza, Federica Fracassi, Valentina Bartolo e Alessia Spinelli.

TROIANE da Euripide, foto di scena del CTB di Masiar Pasquali

Una rappresentazione intensa che mette in parallelo, invece, la drammatica situazione vissuta dalle donne troiane del mito con le donne di oggi, chiuse in stereotipi, chiuse in casa davanti allo schermo di un computer e prigioniere del computer stesso quando rimangono donne oggetto. Tutta la storia narrata da Virgilio, fatta di uomini in lotta, è stata attribuita a Elena, donna bella e avvenente, capace di suscitare passioni e dolori, vittorie e sconfitte; di aguzzare l’ingegno e di travalicare ogni limite, ogni confine, pur di possederla. La sua colpa non esiste. Lei soltanto bella. E si può condannare la bellezza? Perché tutti la vogliono, quella bellezza che ammalia e tradisce, diventa un cavallo e colpisce al cuore? Un regalo al quale non si deve guardare in bocca, ma che sarebbe più prudente valutare per quello che è. Non ti aspetti il tradimento dagli amici, dalla vittoria che si rivela effimera, tanto come le immagini del monitor del pc o del proprio telefonino che svaniscono e non si pensa possano lasciare dietro di loro dolore e anche morte. Sempre se male utilizzati. Se si usa la natura sopra l’uomo e la tecnologia per assoggettarlo invece che servirlo.

TROIANE da Euripide, foto di scena del CTB di Masiar Pasquali

Tutti in sala hanno pensato alla stessa cosa: al lockdown fatto di divani, poltrone, letto e computer o qualsiasi altro sistema per continuare a fare parte della realtà al di fuori di sé, al di fuori delle proprie mura. Come il lavoro di Chiodi ha voluto infatti rappresentare. Mentre una parte dell’umanità soffriva e non si potevano salutare e seppellire i propri cari. Euripide ancora contemporaneo, ancora interprete della tragedia che colpisce gli uomini non importa quando e dove: i canoni restano universali. “… ci sentiamo come Cassandra, eppure continuiamo ad urlare: l’uomo dentro è bestia e angelo, testa e visceri e bisogna fidarsi che la parola si aggrappi da qualche parte e prima o poi diventi carne”, scrive Angela Demattè autrice dell’adattamento e della traduzione teatrali. Magistrale in scena la regina Ecuba che, nel vedere morti i suoi figli, ucciso il nipote, vendute le proprie figlie e lei stessa diventata schiava, sostiene che loro, le donne troiane, dovevano alzare la testa, andare oltre la tragedia, immaginare che ci sarebbe stato un futuro anche se il presente non prevedeva un domani. E il coraggio ha fatto progredire la storia portandola fino a noi. Noi che oggi, in Euripide, troviamo ancora i semi di quella determinazione che ci può portare oltre la tragedia che ancora non si è esaurita. Da vedere.

 

Alessia Biasiolo

A Milano un viaggio divino nel cuore di Nut

 

 

Resterà aperta fino al prossimo 20 dicembre, presso il bel Civico Museo Archeologico di Milano (Corso Magenta 15), la mostra dedicata al mondo dell’Antico Egitto dal titolo “Sotto il cielo di Nut. Egitto divino”. Si tratta di un interessante spaccato su una serie di reperti archeologici egizi in possesso dei fondi italiani, tra cui lo stesso Museo Archeologico milanese, e di cui spesso non si sa molto, con alcuni prestiti anche dal ben più noto Museo Egizio di Torino.

La mostra indaga la spiritualità degli antichi e le caratteristiche principali sotto questo punto di vista degli antichi abitanti delle rive del Nilo, colti, evoluti e capaci di trasmettere fino a noi oggetti di incommensurabile raffinatezza.

Stele dedicata a Ra-Horakhty, calcare, XVIII-XIX dinastia (c. 1550-1186 a.C.) da Deir el-Medina. Torino, Museo Egizio

Tanto che gli antichi egizi sono sempre stati ammirati per la loro intensa conoscenza del divino e il rapporto con il sacro, come veniva rappresentato e immaginato al tempo. Gli studi portano a pensare che la capacità di sintetizzare l’immagine del sacro, tramutando in tale anche il faraone divinizzato oppure le persone che ruotavano a lui intorno, immortalando gesta e volti nelle pitture murali, nelle pitture dei sarcofagi e nelle preziose piramidi, derivasse dai predecessori. Pertanto in Egitto si poteva rinvenire il crogiolo di una civiltà che deposita i suoi pensieri nella notte dei tempi. È lì che indaga la mostra, nella notte in cui Nut, la dea del cielo, andava a riposare per rigenerarsi e tornare sulla terra dopo il buio. Gli oggetti che ci meravigliano ancora dell’Antico Egitto, soprattutto quelli nelle tombe, non sono soltanto oggetti di bellezza, suppellettili voluttuari, ma sono segno di un percorso altamente spirituale del quale si cercano le tracce. Nell’Egitto antico non esisteva un unico mito della creazione, ma varie tradizioni che si sono sviluppate in varie località: come accaduto in altre parti del mondo, questo testimonia una ricerca che è innata nell’essere umano, cioè chiedersi chi è, perché è e che senso ha la sua presenza sulla terra. In ogni caso, tutto riporta ad un’origine divina da un Caos. Il divino come generatore, quindi. L’entità primordiale egizia era Nun, un magma che però non è scomparso con la nascita del cosmo, ma rimane ad esso intorno per minacciarne la sopravvivenza. La creazione pertanto non è un evento fatto e finito, ma si ripete, si rigenera costantemente. È appunto per questo che ogni giorno il sole va a dormire e muore, per essere generato nuovamente dalla dea Nut, dopo avere percorso il mondo sotterraneo occupato dalle forze distruttrici. Per questo motivo, spesso la dea Nut veniva dipinta all’interno dei coperchi dei sarcofagi che contenevano le mummie dei defunti. Dei e uomini devono lavorare insieme per cercare di mantenere l’equilibrio tra le forze del bene e del male, che per gli Egizi erano le forze della generazione e quelle della distruzione personificate nella dea Maat, colei che manteneva l’ordine cosmico. Il faraone, a sua volta, aveva il compito di garantire la giustizia e di essere un intermediario tra il divino e l’umano. La divinizzazione completa del faraone sarebbe avvenuta soltanto alla sua morte, quando nell’aldilà si sarebbe unito agli dei.

Coperchio del sarcofago di Peftjauauiaset, legno di tamerice stuccato e dipinto, XXV-XXVI dinastia (712-525 a.C.), provenienza ignota. Coll. Biblioteca Braidense 

Le opere esposte sono più di 150, provenienti, oltre che dai Musei citati, dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze, da quello Civico Archeologico di Bologna, dal Museo di Archeologia dell’Università di Pavia e dal Civico Museo di Antichità “Winckelmann” di Trieste.

Pertanto troviamo molti oggetti assolutamente interessanti che, nella seconda sezione della mostra, dimostrano la complessità degli dei egizi, rappresentata dalle forme antropomorfe e da quelle teriomorfe (di animali), con anche forme ibride (umani con testi di animali o animali con teste umane). Le forme degli dei, così varie, denotano come fosse chiaro agli egizi che non sarebbe stato possibile per l’uomo conoscere appieno l’universo degli dei. Interessanti in questa sezione le mummie di animali come il falco, il gatto, il pesce siluride, o piccoli coccodrilli. Il dio coccodrillo Sobek, signore delle acque, era uno degli dei maggiori nel pantheon egizio. I reperti provengono dall’Egitto faraonico tardo, intorno al I millennio a.C., fino alla successiva era tolemaico-romana (IV sec. a.C.-II sec. d.C.).

Mummia di falco, provenienza ignota, VII sec. a.C. – III sec. d.C., Museo Archeologico Milano

Interessante notare quanto gli egizi credessero nella possibilità di avere un rapporto personale con la divinità, non affidandosi soltanto quindi a sacerdoti e al faraone come intermediari. Pertanto, per ricevere il favore divino, la protezione, invocare aiuto, si potevano avere numerosi oggetti che servivano anche per le arti magiche. La magia al tempo era vista come positiva, azione scaturita dalla creazione e pertanto necessaria ancora agli uomini per agire. I riti magici divennero quindi parte della pratica religiosa.

Pyramidion del sacerdote Nes-Nebu-Hotep, calcare inciso e dipinto, XXVI-XXX dinastia (664-304 a.C.), provenienza ignota

Infine, la speranza di morire in condizioni tali da essere assurti alla vita eterna tra gli dei. Al tempo sia uomini che animali, tanto quanto i faraoni, potevano pensare di essere ammessi all’oltretomba e alcuni particolarmente meritevoli sarebbero diventati divinità a loro volta. Osiride, ad esempio, è morto per rinascere nell’aldilà sotto nuova forma. Per giungere degni nel regno dei morti, erano necessarie buone pratiche di imbalsamazione e il culto funebre era di massima importanza. Così il defunto poteva pensare di trasformarsi in un essere luminoso, detto akh, per essere ammesso tra gli dei. Il viaggio del defunto verso l’oltretomba è sottolineato nella mostra con numerosi reperti ricchi d’interesse, come le steli funerarie, gli ushabti, il sarcofago e la mummia di Peftjauauiaset, il papiro forse proveniente da Tebe del Libro dei Morti del sacerdote e scriba reale Hornefer, di cui si conserva solo una parte lunga 6,5 metri, per fare solo alcuni esempi. Per conoscere meglio il rituale funerario dell’Antico Egitto, l’applicazione interattiva 3D Pervival all’interno del percorso di visita.

La mostra è assolutamente da visitare, cogliendo l’occasione così di conoscere, visitando le altre sale, anche il bel Museo che la ospita.

La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 9 alle 17.30 (ultimo ingresso alle 16.30), ed è compresa nel biglietto di ingresso al museo (intero 5 euro e ridotto 3 euro per le categorie previste).

Info (anche per verificare le aperture in emergenza Covid) www.museoarcheologicomilano.it

 

Alessia Biasiolo