“A Bit of Italiano” di Francess domenica 7 maggio al Teatro Carlo Felice di Genova

Domenica 7 maggio alle ore 11.00, il ventiseiesimo appuntamento della domenica mattina con i consueti Concerti Aperitivo, sarà dedicato alla presentazione del nuovo disco di FRANCESS “A BIT OF ITALIANO” con Egidio PERDUCA alle chitarre, Mauro ISETTI al basso acustico, Paolo FACCO alle percussioni e l’Orchestra del Teatro Carlo Felice.

Un’anteprima che anticipa l’evento di lunedì 8 maggio alle ore 17.30 presso l’Auditorium di Galata, Museo del Mare, in cui sarà presentato e proiettato il video “Ma se ghe penso – English version” cantato da Francess con la nostra Orchestra.

Nell’occasione ci sarà una breve esecuzione live dell’artista con alcuni elementi dell’Orchestra.

L’iniziativa dei concerti aperitivo, come lo scorso anno, con la partecipazione di Crédit Agricole quale main sponsor della rassegna, conferma l’attenzione di un pubblico genovese sempre più attento e desideroso di novità culturali, abbinate anche alla possibilità di ascoltare della buona musica sorseggiando un aperitivo nel primo foyer, ambiente suggestivo e raffinato a cura di GEMI Piccoli Grandi Eventi.

 

Marina Chiappa

Plautilla Nelli. Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola

Plautilla Nelli (attribuito): “Santa Caterina da Siena”, olio su rame, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture, Depositi

Alle donne artiste, e in particolare alle donne che coltivarono il loro talento creativo tra le mura conventuali, gli studi hanno dedicato crescente attenzione, specie negli ultimi vent’anni.

Anche la figura di Plautilla Nelli (Firenze 1524-1588), la “prima pittrice fiorentina” le cui opere ai tempi di Giorgio Vasari erano disseminate nei conventi e nelle dimore dei gentiluomini fiorentini, è stata investita dall’impulso dei nuovi studi.  Per tale motivo le Gallerie degli Uffizi hanno voluto inaugurare la serie di mostre dedicate alle donne artista con una monografica sulla suora pittrice.

Entrata a quattordici anni nel convento domenicano di Santa Caterina in Cafaggio – a Firenze, in piazza San Marco -, Plautilla, imbevuta della mistica savonaroliana, fu interprete appassionata della poetica figurativa ispirata al magistero di Girolamo Savonarola nel campo delle arti e al nuovo modello disciplinato di santità femminile della riforma tridentina.

Nel monastero fiorentino ricoprì la carica di priora e fu a capo di una fiorente bottega artistica grazie alla quale numerose consorelle sue discepole contribuirono alla diffusione di immagini sacre, avvalendosi di una tecnica pittorica da vere professioniste. Intesa come parte integrante del lavoro quotidiano delle suore e approvato come regola di tutte le terziarie domenicane, la creazione di immagini sacre era valutata essenzialmente per la loro efficacia devozionale e non certo dal punto di vista dell’originalità dello stile o della composizione. Il gusto “conservatore” nel campo artistico delle suore – e di Plautilla Nelli in particolare – rifletteva la scala dei valori maggiormente stimati, tra cui al sommo grado quelli che rappresentavano la continuità della illustre tradizione artistica domenicana.

L’attività artistica del convento di Santa Caterina in Cafaggio fu destinata a soddisfare principalmente la richiesta del mercato dei “parenti e clienti”, ovvero di coloro i quali erano legati alla vasta rete dei conventi toscani dell’Ordine dei Predicatori. La richiesta era diffusa a tal segno da implicare la serialità, come nel caso dei quattro dipinti raffiguranti l’immagine di una santa domenicana ritratta di profilo che costituiscono il fulcro di tutta la mostra.

La vendita di tali opere divenne poi fondamentale per la vita del convento di Santa Caterina all’indomani della riforma dei monasteri femminili emanata dai decreti tridentini (1566), riforma che sanciva la proibizione di ricercare beneficenze fuori delle mura conventuali.

Plautilla Nelli (copia da): “Santa Caterina da Siena/de’ Ricci”, olio su tela; cm 65,5 x 49, Firenze, Convento della Basilica di San Marco. Il ritrovamento tra Firenze, Siena, Perugia

Le modifiche apportate alle iscrizioni che riportano il nome di santa Caterina da Siena distinguibili nella serie dei quattro dipinti tramandano il nome di “un’altra Caterina”: suor Caterina de’ Ricci, coetanea di Plautilla e anch’ella fervente savonaroliana, suggerendo la possibilità che in tali ritratti la Nelli volesse rappresentare la “monaca santa” di Prato, uguagliandola alla santa senese.

Finalmente è giunto il tempo che a Plautilla si dedichi una mostra, il tempo di riscattare la sua memoria storica e le sue opere d’arte spesso, ingiustamente, assegnate a uomini artisti: una mostra questa di Plautilla che apre la serie delle iniziative che le Gallerie degli Uffizi hanno in programma di realizzare ogni anno dedicate all’altra metà del cielo, alle donne che seppero distinguersi anche nel campo delle arti.

La mostra a cura, come il catalogo edito da Sillabe, di Fausta Navarro, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi e Firenze Musei, ed è stata realizzata con il generoso contributo di Advancing Women Artists Foundation e con la collaborazione del Museo del Tessuto di Prato.

Il catalogo Plautilla Nelli. Arte e devozione in convento sulle orme di Savonarola e l’omonimo breve video documentario in mostra sono stati infatti realizzati con il contributo della Advancing Women Artists Foundation, che ha anche finanziato il restauro di 5 opere e 2 manoscritti esposti, alcuni dei quali sono di nuova attribuzione.

La fondazione statunitense (www.advancingwomenartists.org), operativa a Firenze dal 2006, si dedica al restauro e all’esibizione dell’arte al femminile conservata nei musei e nelle chiese della città. Nell’ultima decade ha restaurato 21 opere di Plautilla Nelli, contribuendo notevolmente alla riscoperta dell’artista e diffondendo la sua storia a Firenze e in tutto il mondo.

“Pochi sanno che da ben più di cinque secoli Firenze è un vero e proprio centro per l’arte al femminile” spiega Jane Fortune, fondatore e presidente di AWA. “Le opere di artiste donne che abbiamo ritracciato e censito nei musei e chiese di Firenze sono più di 2.000. Sono una parte ‘invisibile’ della storia dell’arte, che necessita di essere restituita al pubblico. Plautilla Nelli ha aperto la strada ad altre donne della sua epoca e ha goduto di un successo senza precedenti. È l’ispirazione il vero stimolo della nostra missione: dare voce alle donne artiste del passato. Grazie a questa mostra, Nelli non sarà più tra le artiste ‘invisibili’”.

“Con la mostra dedicata a Plautilla Nelli non vengono soltanto posti i riflettori su una protagonista della pittura fiorentina del Cinquecento e della riforma e spiritualità savonaroliana” afferma Eike D. Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, “ma, insieme alla monografica dedicata a Maria Lassnig, che aprirà il 25 marzo, instituiremo per gli anni a venire una serie di esposizioni dedicate alle donne artiste”.

Firenze, Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture

Fino al 4 giugno 2017

 

Salvatore La Spina

 

Pistoia – Dialoghi sull’uomo. Ottava edizione

Dopo il successo della scorsa edizione con 20.000 presenze, si terrà da venerdì 26 a domenica 28 maggio l’ottava edizione di Pistoia – Dialoghi sull’uomo, festival di antropologia del contemporaneo promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto da Giulia Cogoli.

“La cultura ci rende umani. Movimenti, diversità e scambi” è il tema del 2017, che richiama la nomina della città toscana a Capitale Italiana della Cultura: un anno speciale, che il festival festeggia con 25 incontri di profilo internazionale, rivolti a un pubblico intergenerazionale, sempre alla ricerca di nuovi strumenti per comprendere la realtà di oggi.

“La declinazione plurale del concetto di cultura rappresenta non solo la principale acquisizione teorica dell’antropologia culturale, ma anche una delle grandi rivoluzioni conoscitive del Novecento”, dichiara Giulia Cogoli. “La messa a fuoco del concetto antropologico di cultura ha di fatto aperto la strada alla decostruzione della nozione di razza, permettendoci di guardare all’intera umanità da una prospettiva unitaria”.

I Dialoghi offrono da otto anni un nuovo modo di fare approfondimento culturale, sia per il taglio antropologico che per primi hanno adottato, sia per la produzione di contenuti culturali. L’impegno costante ha permesso di offrire al pubblico in questi oltre 200 appuntamenti culturali con 215 relatori italiani e internazionali, un progetto di divulgazione antropologica per le scuole che ha raggiunto circa 15.000 studenti, quattro grandi mostre fotografiche, una serie di libri edita da UTET, un vasto archivio di registrazioni audio e video disponibili sul sito del festival – da quest’anno mobile friendly e totalmente rinnovato nella veste grafica.

Novità di questa edizione è la nascita del Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo, conferito a una figura del mondo culturale che con il proprio pensiero e la propria opera abbia testimoniato la centralità del dialogo per lo sviluppo delle relazioni umane. Vincitore di questa prima edizione è l’autore israeliano David Grossman. Sabato 27 in piazza del Duomo Grossman, in un dialogo con lo scrittore Paolo Di Paolo, racconta del suo lavoro letterario e del suo costante impegno nella ricerca di una soluzione pacifica della questione mediorientale. “La voglia di distruzione è grande. C’è una tentazione di intensificare lo scontro, ma io so che solo il dialogo ha la capacità di cambiare la gente”, afferma Grossman. “E il libro è dialogo, è il potere del dialogo”.

Il programma di incontri

venerdì 26

Apre il festival la lezione inaugurale “Cieli d’Europa. Cultura, creatività, uguaglianza” di Salvatore Settis. Le distruzioni intenzionali di opere d’arte, l’incuria che affligge monumenti e paesaggi, il declino delle città storiche e il diffondersi dei ghetti urbani sono segnali di una crisi che non è solo economica e politica, ma culturale. L’esercizio creativo del pensiero critico è la sola cosa che può consentirci di comprendere i processi in corso oggi nel mondo: questa è la tesi proposta da Settis anche nel volume Cieli d’Europa, edito da UTET per la serie dei libri Dialoghi sull’uomo a fine maggio.

Il fisico del CERN Guido Tonelli, uno dei protagonisti della scoperta del bosone di Higgs, ci parla dell’importanza della cultura e ricerca scientifica e delle nuove sfide che la scienza sta affrontando a

partire dallo studio dalle nostre origini. Fare un viaggio all’indietro nel tempo verso il “non-luogo” da cui è nato il tutto è utile per cercare di capire quella singolarità che ha dato origine alla meraviglia che ci circonda e per raccogliere indizi sulla sua fine.

Partendo dalla sua personale esperienza di allievo del poeta Biagio Marin e poi di insegnante, lo scrittore Claudio Magris affronta il tema dello speciale rapporto che intercorre tra maestro e allievo e che fin dall’antichità – come dimostrano i grandi esempi della letteratura – ha permesso la trasmissione di conoscenza e il riconoscimento tra le due figure.

sabato 27

A tavola siamo tutti mescolati almeno da qualche millennio: lo dimostra la storia delle culture e delle colture mediterranee, alimentata da continui scambi. La gastronomia è frutto di migrazioni, mescolanze e prestiti, osservano gli antropologi Elisabetta Moro e Marino Niola. In questo scenario la dieta mediterranea rappresenta una ricetta per vivere e mangiare insieme, fatta soprattutto di valori etici e sociali: una prova generale dell’umanità di domani.

Lo scrittore Edoardo Albinati, che da oltre vent’anni insegna nel penitenziario di Rebibbia, è testimone di come la cultura possa intervenire in situazioni di degrado sociale, creando una diversa consapevolezza e l’apertura di nuove possibilità. Questo è il senso del fare lezione in una situazione di emergenza, che poi è quella dell’intera scuola italiana.

A cosa serve la cultura oggi? Risponde a questo interrogativo la filosofa Michela Marzano: la cultura è il solo antidoto quando si affievolisce la capacità critica e ci si appiattisce sulle ideologie dominanti. Avere capacità critica significa anche avere il coraggio di pensare in maniera autonoma, senza cedere ai processi globali che “producono cultura”, esattamente come si producono le merci.

L’epoca digitale nella quale viviamo sembra stia sostituendo alla fotografia l’immagine, più superficiale e meno necessaria. Gianni Berengo Gardin, maestro della fotografia italiana, riflette su quale sia il senso del lavoro del fotografo oggi, in un dialogo con l’editore e curatore Roberto Koch: si avverte più che mai la necessità di un tempo lento, approfondito, diverso da quello tumultuoso che porta a realizzare scatti a valanga, a riempire i social di selfie, a guardare e dimenticare immediatamente migliaia di immagini.

Secondo lo storico francese Serge Gruzinski è la storia, più che la cultura, a renderci umani. Ma quale storia? Quella globale, delle migrazioni e spostamenti fra i continenti, la storia dei meticciati e delle contaminazioni di idee, di cose, di tecnologie e di religioni: una storia in grado di far dialogare criticamente passato e presente.

“Si nasce o si diventa? Come orientarsi tra generi e identità” è il titolo dell’incontro dello psichiatra e psicanalista Vittorio Lingiardi. L’orientamento sessuale è figlio dell’educazione e delle interazioni sociali, il risultato di peculiari relazioni primarie, conseguenza di un’esperienza traumatica, o dipende da geni e ormoni? È una domanda sbagliata secondo Lingiardi, perché determinata da pregiudizi che fanno dimenticare come la vita sia, in realtà, fatta di sfumature.

La tendenza della natura umana al fanatismo scatena il contrarsi del sapere sul passato in un credo univoco e trasforma i dati relativi della storia in assoluti ideologici, in un’ansia di purificazione della loro molteplicità, ambiguità, ibridità. La verità è che l’Occidente sembra non avere più passato, afferma Silvia Ronchey, ma come scriveva George Orwell, chi controlla il passato, controlla il presente.

La cultura si è rivelata nella storia dell’uomo uno straordinario strumento di evoluzione, ma quali sono i suoi limiti? Fino a che punto è lecito per l’essere umano trasformare la biologia e l’ambiente in cui è immerso? L’antropologo Adriano Favole rammenta come il mito di Prometeo metteva in guardia sui rischi della hybris, dell’arroganza delle tecniche: si tratta di un tema oggi molto attuale, per esempio nel campo delle leggi che regolano la vita del nostro pianeta, al punto da trasformare il suo clima, o delle tecnologie genetiche.

L’antropologo Marco Aime e il genetista Guido Barbujani dialogano sui processi dell’evoluzione umana. Il lungo cammino degli umani, i loro continui spostamenti, gli incontri, gli scambi hanno portato a una mescolanza genetica e culturale tale che non esistono più razze o culture pure, contrariamente a quanto vogliono far credere costruzioni identitarie che rievocano il mito della purezza.

domenica 28

“Cultura e scuola: sinonimi o contrari?” è il titolo dell’incontro della scrittrice Paola Mastrocola, che si interroga sulle parole della “nuova scuola” – percorsi formativi, piano per la scuola digitale, certificazione delle competenze, alternanza scuola-lavoro… – chiedendosi se esse hanno ancora a che fare con l’idea classica di “cultura”. Che cosa vogliamo salvare o buttare, e in nome di quale modernità?

L’antropologo francese Jean-Loup Amselle indaga il destino del format “museo” come forma di narrazione culturale, partendo dal Louvre di Abu Dhabi di prossima apertura. Il primo museo universale del XXI secolo nel mondo arabo, concepito come prodotto artistico secondo il modello occidentale, dovrà dialogare con le opere che vi saranno esposte. Questo nuovo rapporto che si viene a creare tra “contenitore” e “contenuto”, appartenenti a due culture differenti, è un inedito problema dell’epoca contemporanea.

La cultura è intrattenimento, istruzione, strumento di promozione personale e sociale, ma è anche un business. Donald Sassoon, massimo storico dei processi culturali, guida il pubblico in un viaggio attraverso i velocissimi cambiamenti dei consumi culturali degli ultimi due secoli, in cui il sapere è diventato prodotto di massa.

Una delle massime esperte di antropologia culturale, Amalia Signorelli, declina il concetto di “cultura popolare” nelle sue espressioni più attuali: la cultura televisiva, la cultura di massa, la cultura che nasce dalle esperienze dei mondi virtuali, la cultura delle reti e dei social, per arrivare a comprendere qual è oggi e quale ruolo occupa nella nostra società la cultura popolare.

L’etno-antropologo Stefano Allovio ripercorre la nostra storia evolutiva, evidenziando come vi si possa ritrovare la forza della cultura nel costruire umanità. Come scriveva Pico della Mirandola nel XV secolo, l’essere umano è uno straordinario plasmatore e scultore di se stesso.

John Eskenazi, uno dei maggiori studiosi dell’arte dell’Asia meridionale, mette a confronto le figure del Buddha e di Alessandro Magno. Questo fortunoso incrocio sarà l’inizio di un innesto riuscitissimo di civiltà, religione, cultura, arte e commerci. Una straordinaria commistione di idee e stili, raccontata attraverso le immagini dell’arte Gandhara, che nasce dall’arte ellenistico-romana, assorbe influenze medio orientali e centro asiatiche, e finisce per determinare l’immagine del Buddha alla guisa di un imperatore romano.

Il festival, che si è aperto con una conferenza sulla centralità della memoria culturale “plurale”, si chiude con uno sguardo sul futuro che ci attende. In una conferenza-lezione speciale Marco Paolini ci parla del futuro prossimo e del ruolo sempre maggiore della tecnologia. “Non sono un esperto di Internet, non sono un utente dei social. Non conosco la meccanica quantistica, né le neuroscienze e la fisica, né la robotica e le intelligenze artificiali” dice l’attore “Ma tutto questo mi riguarda e mi interessa. So che la mia vita sta cambiando grazie o per colpa delle tecnologie che da queste innovazioni derivano e di cui faccio uso anch’io come i miei simili”.

Gli spettacoli

L’ottava edizione dei Dialoghi è festeggiata da una straordinaria esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven, venerdì 26 al teatro Manzoni, alle 21. Il messaggio di fratellanza universale della Nona Sinfonia, adottato nel 1972 come inno europeo, è portato in scena, con la direzione del maestro Daniele

Giorgi, dall’Orchestra Leonore, un progetto di eccellenza culturale pistoiese, che dal 2014 riunisce

musicisti di prestigiosi ambiti cameristici e di orchestre internazionali.

A trent’anni dalla morte di Primo Levi, Toni Servillo rende omaggio a una delle voci più alte della letteratura del Novecento, sabato 27 al teatro Manzoni alle 21.30, con letture tratte da Il sistema periodico e Se questo è un uomo, che restituiscono – come ne Il canto di Ulisse – il senso e il ruolo fondamentale della cultura nella vita di un uomo.

Ogni giornata sarà conclusa al teatro Bolognini da una proiezione cinematografica, una mini-rassegna di film di François Truffaut legati al tema di questa edizione. Tre antropologi spiegano e introducono tre celebri film: venerdì Il ragazzo selvaggio (ore 22.30, con Adriano Favole); sabato Fahrenheit 451 (ore 22.30, con Stefano Allovio); domenica L’ultimo metrò (ore 20, con Marco Aime).

La mostra

Anche quest’anno i Dialoghi propongono una mostra fotografica, a cura di Giulia Cogoli: “In festa. Viaggio nella cultura popolare italiana” realizzata appositamente per il festival dal grande maestro della fotografia contemporanea Gianni Berengo Gardin. Sessanta fotografie in bianco e nero realizzate fra 1957 e il 2009, che – con uno sguardo dal taglio etnografico – raccontano la società italiana, i suoi riti e mutamenti, le feste popolari, i costumi e le tradizioni antiche e meticce di tutte le regioni.

Dal 26 maggio al 2 luglio nelle Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia, con ingresso libero (catalogo Contrasto).

I volontari

Fondamentale, come ogni anno, sarà il contributo degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Pistoia e della provincia e degli studenti universitari, la cui partecipazione negli anni è stata sempre crescente e appassionata. A loro si uniscono i giovani volontari del festival di Cagliari Leggendo metropolitano e del festival di Livorno Il senso del ridicolo grazie al progetto di scambio culturale Gulliver.

Ospite del festival, inoltre, il vincitore della Borsa di ricerca Dialoghi sull’uomo 2017, premiato per il miglior saggio scritto sul tema di questa edizione della manifestazione. Il testo vincitore entrerà a far parte dei libri della serie Dialoghi sull’uomo edita da UTET.

Biglietti in vendita dal 28 aprile (€ 3,00 – € 7,00) presso La Torre, via Tomba di Catilina, 5/7, Pistoia, o sul sito http://www.dialoghisulluomo.it.

 

Delos

 

Terzo anniversario del rapimento delle studentesse in Nigeria. Lo ricorda Amnesty International

In occasione del terzo anniversario del rapimento delle 276 studentesse della scuola di Chibok, Amnesty International ha sollecitato le autorità della Nigeria a raddoppiare gli sforzi per ottenere il rilascio delle ragazze ancora sotto sequestro e di centinaia di altre che sono state rapite dal gruppo armato Boko haram nel nord-est del paese.

“Boko haram continua a rapire donne, ragazze e ragazzi che vengono spesso sottoposti a terribili violenze, tra cui stupri e pestaggi, e costretti a compiere attentati suicidi. Purtroppo, molti di questi rapimenti vengono ignorati dai mezzi d’informazione e questo fa sì che le famiglie perdano ogni speranza di riabbracciare i loro cari”, ha dichiarato Makmid Kamara, direttore ad interim di Amnesty International Nigeria.

“Boko haram compie questi terribili rapimenti e altri attacchi, alcuni dei quali costituiscono crimini di guerra su scala quasi quotidiana. Occorre fermarli. Oggi ricordiamo le ragazze di Chibok e siamo solidali con le loro famiglie così come le migliaia di altre persone rapite, uccise o rese profughe dal gruppo armato”, ha proseguito Kamara.

Amnesty International continua a partecipare alla campagna #BringBackOurGirls e sollecita il governo nigeriano ad assicurare il massimo impegno per tutte le persone rapite e a fornire adeguato sostegno alle famiglie. Dall’inizio del 2014, Amnesty International ha documentato almeno altri 41 casi di rapimenti di massa da parte di Boko haram. Se da un lato il governo nigeriano sta facendo notevoli sforzi per liberare le 195 ragazze ancora nelle mani del gruppo armato, le vittime di sequestri di massa meno noti non beneficiano di altrettanto sostegno. “Il governo nigeriano sta facendo passi avanti nel recupero di zone precedentemente controllate da Boko haram ma molto di più dev’essere fatto per impedire ulteriori rapimenti e attentati e per fornire sostegno adeguato a tutte le persone liberate o fuggite dalla prigionia”, ha sottolineato Kamara. “La sanguinosa insurrezione di Boko haram e l’offensiva delle forze di sicurezza per fermarla hanno causato la fuga di oltre due milioni di persone nel nord-est della Nigeria e condotto moltissime persone sull’orlo della fame. È fondamentale, per il bene della popolazione nigeriana, che i responsabili di queste atrocità siano portati di fronte alla giustizia”, ha concluso Kamara.

Dal 2009 Boko haram sta portando avanti una violenta campagna di uccisioni, attentati, rapimenti e saccheggi su scala quasi quotidiana contro la popolazione civile del nord-est della Nigeria. Città e villaggi sono stati devastati. Scuole, chiese, moschee e altri edifici pubblici sono stati attaccati e distrutti. Boko haram si sta accanendo contro i civili intrappolati nelle aree sotto il suo controllo e ha interrotto la fornitura di numerosi servizi pubblici, tra cui soprattutto la sanità e l’istruzione.

Le ricerche condotte da Amnesty International dimostrano che Boko haram si è reso responsabile di crimini di guerra e crimini contro l’umanità rimasti impuniti. Nell’aprile 2014 Boko haram ha rapito 276 studentesse della scuola secondaria pubblica di Chibok. Questi rapimenti sono un elemento costante della strategia di Boko haram. Il 14 aprile 2015 Amnesty International ha pubblicato un ampio rapporto in cui ha documentato 38 casi del genere. Dall’aprile 2015 migliaia di donne, uomini, ragazzi e ragazze rapiti da Boko haram sono stati liberati o sono riusciti a fuggire dalla prigionia, ma altre migliaia di civili rimangono tuttora nelle mani del gruppo armato.

Amnesty International Italia

Ad Alicia Keys il Premio Amnesty

La celebre musicista di fama mondiale e attivista Alicia Keys e il movimento che lotta per i diritti dei popoli nativi del Canada sono stati insigniti da Amnesty International con il Premio Ambasciatore della Coscienza 2017, che verrà conferito ufficialmente con una cerimonia a Montréal, in Canada, il 27 maggio. A ritirare il premio che onora il movimento per i diritti dei nativi del Canada saranno sei persone che rappresentano la forza e la diversità del movimento che ha coraggiosamente combattuto per porre fine alla discriminazione e per garantire la sicurezza e il benessere delle famiglie e delle comunità native: Cindy Blackstock, Delilah Saunders, Melanie Morrison, il senatore Murray Sinclair, Melissa Mollen Dupuis e Widia Larivière. “Il premio Ambasciatore della Coscienza è la più alta onorificenza di Amnesty International, che celebra coloro che hanno mostrato eccezionale leadership e coraggio nella difesa dei diritti umani”, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. “Sia Alicia Keys che il movimento per i diritti dei nativi canadesi hanno a loro modo contribuito all’ispirazione e sono stati significativi per la promozione dei diritti umani e assicurare opportunità alle generazioni future. Fondamentalmente, ci ricordano di non sottovalutare mai quanto lontano la passione e la creatività ci possano portare nella lotta contro l’ingiustizia”.

Alicia Keys: dalla musica all’attivismo Alicia Keys ha utilizzato la sua carriera e i suoi 15 Grammy come ispirazione per una campagna rivolta al cambiamento. “Ricevere questo grande onore ed essere insieme al movimento per i diritti degli indigeni è emozionante”, ha detto Alicia Keys. “Mi incoraggia a continuare a denunciare contro l’ingiustizia e a richiamare l’attenzione sulle questioni che sono importanti per me.” Spesso denominata “regina del rythm & blues”, Alicia Keys ha sempre intessuto il suo attivismo con la sua arte. Nella sua vasta attività filantropica ha co-fondato Keep A Child Alive (KCA), un’organizzazione non profit che fornisce trattamenti e cure per i bambini e le famiglie colpite dall’Hiv in Africa e in India. KCA collabora con le organizzazioni di base per progettare, attuare e condividere soluzioni innovative per alcune delle sfide più urgenti in materia di lotta all’Aids. KCA ha raccolto più di 60 milioni di dollari per fornire assistenza a centinaia di migliaia di bambini e alle loro famiglie e per sollecitare maggiore comprensione e sostegno. Nel 2014, ha co-fondato il Movimento Siamo qui per incoraggiare i giovani a mobilitarsi per il cambiamento, ponendo la domanda “Perché sei qui?”, come un invito all’azione. Attraverso questo movimento ha cercato di stimolare il suo pubblico a intervenire su questioni come la riforma della giustizia penale e porre fine alla violenza pistola. Sconvolta dal fatto che ora ci sono più rifugiati nel mondo oggi che in qualsiasi altro momento della storia, nel 2016 la musicista ha contribuito a ideare, e anche a prendervi parte, un cortometraggio dal titolo “Let Me In” in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. Con la sua canzone “Hallelujah” al centro, il film pone la questione della crisi dei rifugiati agli spettatori raccontando la potente storia di una giovane famiglia americana costretta a fuggire verso il confine con il Messico. “La nostra coscienza è qualcosa di cui siamo tutti dotati al momento della nascita, non importa chi siamo”, ha detto Alicia Keys. “Quella piccola voce che ti parla e ti dice quando qualcosa non è giusto, la uso sempre come la mia guida. Fin da quando ero una bambina la mia voce interiore mi urlava! Ora dico: dunque, cosa posso fare? Questa è una domanda che possiamo porci e poi agire”.

Una luce splendente per i diritti dei popoli nativi del Canada Nonostante vivano in uno dei paesi più ricchi del mondo le donne, gli uomini e i bambini nativi sono costantemente tra le persone più emarginate della società in Canada. Ora, dopo decenni di silenzio pubblico e apatia, un movimento vivace e diversificato di attivisti ha catturato l’attenzione del pubblico. Quest’anno il premio Ambasciatore della coscienza verrà condiviso tra dirigenti e militanti del movimento che hanno mostrato notevole coraggio nel condurre importanti battaglie per i diritti all’uguaglianza, difendendo il diritto alla terra e mobilitando all’azione nativi e non nativi. Dal dicembre 2012, il movimento di base “Idle No More” ha contribuito a far luce sulla lotta in corso dei nativi per poter decidere autonomamente circa le loro terre, risorse e ambiente. In prima linea in questa protesta sono stati Melissa Mollen Dupuis e Widia Larivière, i co-fondatori del movimento in Québec. Principalmente guidato da donne, il movimento rappresenta una nuova ondata di mobilitazione nativa che dà una piattaforma agli attivisti di base, favorisce l’orgoglio culturale dei giovani nativi e porta nativi e non nativi del Canada a condividere i problemi comuni come l’ambiente e l’economia. Dopo aver appreso la notizia del premio, Melissa Mollen Dupuis e Widia Larivière hanno affermato: “Ricevere un tale prestigioso attestato internazionale è un riconoscimento del lavoro svolto da migliaia di persone che, a modo loro, si impegnano ogni giorno per i diritti dei popoli nativi in un movimento spontaneo e pacifico di cittadini.” “In una società che incoraggia la ricerca del potere e del profitto a scapito del benessere della comunità nel suo insieme, le parole e le azioni della comunità – e di chi al suo interno è più a rischio di subire l’ingiustizia sociale e la discriminazione – sono uno degli strumenti più efficaci di cui disponiamo nella lotta contro gli effetti della colonizzazione in Canada”. Cindy Blackstock spera che il premio contribuirà a focalizzare l’attenzione mondiale sulle ingiustizie ancora prevalenti in Canada. Come leader della Società per la cura dei bambini e delle famiglie delle Prime nazioni, Cindy Blackstock ha condotto una battaglia legale decennale contro il taglio dei finanziamenti dei servizi sociali per i bambini delle Prime nazioni. Nel 2016, la corte per i diritti umani del Canada ha emesso una sentenza che invita il governo federale a prendere misure immediate per porre fine alle sue pratiche discriminatorie. Tuttavia, il governo canadese ha continuato a ritardare la piena attuazione della sentenza, con la conseguenza che i bambini delle Prime nazioni stanno ancora soffrendo per la discriminazione. “La coscienza della gente si sta svegliando di fronte alla discriminazione razziale del governo canadese nei confronti dei bambini e delle famiglie delle Prime nazioni”, ha detto Cindy Blackstock. “Ora la domanda è: Che cosa abbiamo intenzione di fare al riguardo? Stiamo permettendo al Canada di celebrare il suo 150° compleanno mentre si bea nel suo razzismo o vogliamo prendere la parola e chiedere di fermare la discriminazione?”

Il premio Ambasciatore della Coscienza celebra individui e gruppi che hanno dimostrato eccezionale coraggio contro le ingiustizie, usato il loro talento per ispirare gli altri e hanno promosso la causa dei diritti umani. Mira inoltre a creare dibattito, incoraggiare l’azione pubblica e sensibilizzare storie di ispirazione e le questioni dei diritti umani. Il premio è stato ispirato dal poema “Dalla Repubblica di coscienza” scritto per Amnesty International dal compianto poeta irlandese Seamus Heaney. I vincitori delle passate edizioni sono musicisti di fama mondiale e artisti del calibro di Harry Belafonte, Joan Baez e Ai Weiwei, nonché figure ispiratrici tra cui Malala Yousafzai e Nelson Mandela.

Amnesty International Italia

Progetto “Accoglienza invernale” a Verona. I risultati

Nel periodo dal 1 dicembre 2016 al 31 marzo 2017 il Comune di Verona e la rete territoriale di associazioni ed enti che si prendono cura delle persone senza fissa dimora, hanno messo a disposizione 55 posti letto aggiuntivi ai 110 ordinariamente disponibili. L’accoglienza è stata suddivisa tra maschi e femmine ed è stata effettuata in 9 strutture diverse per numero di ospiti e per la loro tipologia e problematicità. Tutti gli accessi, rinnovi e dimissioni sono avvenute tramite lo Sportello Unico Accoglienza in concerto con l’Ufficio Accoglienza del Comune di Verona.

“Con soddisfazione posso dire che, grazie alla lunga esperienza dei nostri uffici e alla collaborazione delle organizzazioni del sociale a Verona, il progetto ‘Accoglienza invernale’ viene costantemente implementato – spiega l’assessore ai Servizi sociali Anna Leso – si tratta di un intervento umanitario e in quanto tale prevede criteri di accesso meno rigidi rispetto agli ordinari interventi di accoglienza. A Verona nessuno viene lasciato solo e gli interventi sociali, di per se tutti emergenziali, sono invece il più possibile pensati e programmati. Trattandosi di un intervento umanitario sono stati sospesi in questo periodo i criteri di accoglienza in vigore durante il resto dell’anno, mantenendo solo quello identificativo della persona. Le strutture sono state, per quanto possibile, differenziate negli invii, al fine di valorizzare le loro peculiarità.”

Tre sono state le novità importanti sperimentate nel corso del periodo invernale 2016/2017: l’accoglienza di persone convalescenti, l’apertura anche diurna nel periodo più freddo (dal 23 gennaio al 26 febbraio) e la disponibilità di alcune parrocchie per accogliere e seguire le persone aiutate. Casa Nostra ha raddoppiato i posti letto a disposizione, che sono passati dai 10 degli anni precedenti ai 15 di dicembre, divenuti 20 a partire da gennaio 2017. Si è anche resa disponibile all’accoglienza di una utenza più variegata e complessa (giovani, irregolari, con dipendenze) rispetto agli anni scorsi. Via Garbini Ronda della Carità anche quest’anno ha messo a disposizione 3 posti letto che sono stati riservati a persone convalescenti, di cui una inviata da Medici per la Pace e una dimessa direttamente dall’ospedale. Via Spagnolo, appartamento del Comune di Verona gestito dal Samaritano per l’emergenza freddo, ha iniziato l’accoglienza a fine dicembre e si è rivelato una esperienza positiva anche per il coinvolgimento della parrocchia con le visite del parroco e la presenza di volontari parrocchiali tra gli operatori della notte.

Protezione della Giovane ha messo a disposizione 2 posti in più rispetto agli anni precedenti – da 3 a 5 posti – e una accoglienza differenziata a seconda delle necessità (possibilità di residenzialità). Tutti i posti, residenziali e non, sono stati occupati da una utenza particolarmente vulnerabile per condizioni sanitarie (convalescenza post ricovero, gravidanze, patologie gravi) e sociali, che si rivelano ogni anno più numerose e complesse (idem Via Molise).

Casa San Vincenzo anche quest’anno ha messo a disposizione 2 posti residenziali per persone con vulnerabilità o necessità particolari selezionate direttamente dall’Ufficio Accoglienza.

Le parrocchie del Saval e di Castiglione hanno accolto rispettivamente 3 e 2 ospiti seguiti dal Samaritano che ha proseguito l’intervento di accompagnamento in collaborazione con le comunità parrocchiali ospitanti. Anche i posti disponibili nelle strutture ordinarie (Camploy, Samaritano) sono stati utilizzati, quando è stato necessario per mancanza di posti o per complessità del caso, per l’Accoglienza Invernale.

Via Molise ha sempre svolto funzione di prima accoglienza ed osservazione dei casi prima del loro trasferimento presso la Protezione della Giovane. Il turn over delle accoglienze è stato attivato solo in caso di necessità ed ha tenuto conto, oltre che al tempo di permanenza, soprattutto di elementi qualitativi come l’età, il genere, la condizione sanitaria, il legame con il territorio etc.

Da segnalare il notevole aumento delle persone irregolari tra le accoglienze invernali con una presenza, nuova per lo Sportello, di giovani e molto giovani provenienti dal Marocco e che sono in Italia da periodi differenti (alcuni anche anni) senza mai essersi regolarizzati. Si è trattato di una utenza (poco meno di una decina) particolarmente difficile da gestire sia per il comportamento che per l’abuso di alcool e che si è conclusa con l’allontanamento in quasi la totalità dei casi.

Attiva anche l’Unità di strada della Comunità dei Giovani su incarico del Comune, intervento sociale urbano contro la marginalità estrema nella città di Verona. La funzione degli operatori in questo caso è mirata a monitorare il fenomeno, ad individuare situazioni di grave problematicità e ad accompagnare le persone in percorsi di assistenza ed accoglienza. Da gennaio a marzo 2017 l’Unità è intervenuta 74 volte e le persone contattate direttamente in strada sono state 57; gli accompagnamenti volti all’assistenza presso servizi sanitari, specialistici e di accoglienza sono stati 38; le persone che hanno accettato l’offerta di accoglienza sono state 22.

 Roberto Bolis

“Da Hayez a Boldini: anime e volti della pittura dell’Ottocento” a Brescia

Palazzo Martinengo di Brescia ospita, fino al prossimo 11 giugno, la mostra che apre uno spaccato, discretamente interessante, sulla pittura dell’Ottocento, sottolineandola soprattutto con ritratti e scene di genere. L’Italia del tempo visse un periodo d’oro, trainato dalla pittura all’aria aperta impressionista e dalle mode d’Oltralpe, dalle scoperte archeologiche, prime tra tutte quelle relative agli scavi di Pompei che portarono in Italia ogni sorta di intellettuali, storici e artisti; dal rinnovato amore per l’arte antica che aveva dei centri di studio interessanti, come quello che catalizzò l’attenzione intorno ad Antonio Canova; dall’interesse per l’area francese di alcuni nostri noti artisti che si trasferirono soprattutto a Parigi. Non mancò, però, anche l’interesse per la ricerca: la pittura “a lume di candela”, ad esempio, che vide in Angelo Inganni un interessante esponente, capace di lasciarci scene di vita quotidiana di Brescia o di Milano di assoluto valore. Oppure l’interesse per il genere, tutto italiano, del Verismo, che portò una ventata di novità soprattutto per la borghesia, capace di guardare, forse per la prima volta, con occhio diverso la miseria della quotidianità della vita. Ci sono anche scene di lusso della “gente bene” intenta alla toeletta da teatro, piuttosto che alla vita mondana fatta di crinoline e di stoffe raffinate. In mostra, suddivisi per momenti tematici, ci sono esponenti del Neoclassicismo, del Romanticismo, della Scapigliatura, i Macchiaoli, alcuni divisionisti, per dare una visione omogenea di quel momento ottocentesco che vide un tripudio di stili e di produzione, con momenti artistici che spesso si stemperavano l’uno nell’altro, oppure vivevano contemporaneamente, arrivando alla famosa Belle Epoque. Certamente il nome di punta, scelto anche nel titolo della mostra, è quello di Boldini, esposto con il bellissimo “Ritratto della principessa Radziwill” (1910), accanto a Francesco Hayez, famoso per il suo “Bacio”, ma qui con il bellissimo “Maria Stuarda sale al patibolo” che richiede alcuni minuti di osservazione, comodamente seduti sulle sedie debitamente messe a disposizione. Alcuni minuti vanno dedicati anche a guardare in su, il soffitto di Palazzo Martinengo che merita una visita da solo. Tuttavia, sono molti i quadri in mostra che meritano un cenno, provenienti solo alcuni da collezioni pubbliche, altri da collezioni private o da gallerie. Per citarne alcuni, molto bello l’olio su tela di Giovanni Battista Quadrone intitolato “Il circo”, intenso per colori e per scena, che presenta alcuni spettatori intenti ad osservare un numero, l’immancabile clown, la funambola. Altrettanto intenso, dalla simpatica e inusuale scena di genere, “Le beffe al gatto” (1877) di Gaetano Chierici, raffigurante due bambini in un interno, un maschietto che scherna il gatto con la linguaccia (al tempo così vietata!), e la femminuccia dall’aria smorfiosa, presumibilmente addetta a dare da mangiare alla chioccia, o forse intenta a pensare alla pappa delle sue bambole. Sempre in un interno è la “Donna”, dal volto illuminato dal fuoco, “che cucina lo spiedo”: il costume all’italiana dal corpino di velluto stretto in vita, i capelli raccolti da una bella corona che fungeva da fermaglio, il fazzoletto al collo che sembra più un vezzo che il ferma sudore, è intenta ad organizzare il pasto con il tipico cibo bresciano, che richiede tempo e pazienza per ungere con il grasso di scolo le “prede” infilzate sulla bacchetta. Lo sguardo è dolce, l’aria serena, a rimandare idealmente ai volti delle dame dell’alta società che si apprestano al teatro. Non mancano violini e scene bucoliche, l’esotico delle vedute estere, tra cui “L’ippodromo di Costantinopoli” di Ippolito Caffi (1844-45 circa); “Newton osserva la rifrazione dei colori della luce nelle bolle di sapone”, dipinto da Pelagio Pelagi nel 1827, entrambi appartenenti ai Civici Musei di Arte e Storia di Brescia. Interessante è “Bice del Balzo ritrovata da Marco Visconti nel sotterraneo del castello di Rosate” (1850-1860 circa) di Carlo Arienti, oppure “Selene ed Endimione” (1850 circa) di Enrico Scuri, o Mosè Bianchi in “La vigilia prima della sagra”, che mostra un maestro di musica impegnato nelle prove con bambini, per chiudere con una romantica nota di “Pierrot con gattino” di Vittorio Corcos. Una mostra da vedere, perché merita una riflessione pittorica, ma anche per ammirare opere altrimenti quasi impossibili da trovare diversamente.

Alessia Biasiolo

“Famiglia all’improvviso. Istruzioni non incluse” sbanca al cinema

È uscito nelle sale cinematografiche italiane proprio nel week end delle elezioni presidenziali francesi, il film “Demain tout commence”, in italiano diventato “Famiglia all’improvviso. Istruzioni non incluse”, già campione d’incassi in Italia, con quasi un milione e mezzo di euro.

Amatissimo in Europa per l’interpretazione del badante in “Quasi amici”, l’attore protagonista Omar Sy, puoi recatosi negli Stati Uniti, torna alla commedia che è brillante e amara allo stesso tempo, lasciando una bellissima lezione di vita e sottolineando il suo ruolo di padre anche nella vita vera. Il risultato è apprezzatissimo dal pubblico, che non si lascia fuorviare dall’idea di doversi fare un sacco di risate che finiscono anche in qualche lacrima. Nel film c’è tutto. L’attore francese che prorompe con il suo sorriso e la sua fisicità nei panni di Samuel; una bambina che è bella a tre mesi, poi diventa la bella e brava Gloria Colston, la figlia Gloria di otto anni di Samuel. Una madre che il pubblico vive ben presto come vittima e poi come snaturata e terribilmente da odiare (Clémence Poésy) che, dopo aver avuto un’avventura di una notte con il bel Samuel, spesso intrattenitore di belle signore al mare cristallino della Costa Azzurra, torna per lasciargli una figlia che non può allevare. E lo pianta in asso, andandosene in taxi. Alla fine tornerà nella vita dei due con un nuovo fidanzato, interpretato da Ashley Walters. La situazione è paradossale e molto naturale allo stesso tempo, tanto che non è difficile viverla in sala come verosimile. Se non che all’inizio Samuel, che appare subito come più scaltro che bello, lascia la sua vita per rincorrere la madre della bambina, Christine, a Londra dove non la trova. Perde il lavoro, perde il portafogli e il passaporto, non ha soldi, ma la vita ha in serbo per lui un francese che vive nella City da quindici anni e gli trova un lavoro come fantastico stuntman. Pagatissimo, bravissimo, controfigura di attori famosi, si fa una posizione e ha abbastanza soldi per creare per la sua bambina una casa dei sogni, tutta giocattoli e ninnoli, con un divano a forma di gigantesco elefante. Quale figlia non vorrebbe un papà così, che se la porta sul set, che le fa conoscere il jet set internazionale, che la tiene a casa da scuola e la porta sempre in giro, soprattutto al Luna Park? Insomma, Samuel diventa il migliore padre del mondo, accattivante, simpatico, amato da tutti, tranne forse che dalle sue donne che sono sempre “due” rispetto alla figlia.

Nella vita, però, si deve a volte mentire per non fare soffrire gli altri, coloro a cui si vuole bene, e Samuel si finge anche mamma per far sì che sua figlia viva con il senso di una madre fantastica, addirittura agente segreto, che non può stare con lei perché sempre in missione. Alla fine tutto si rompe: le bugie vengono a galla, la madre torna e scopre di avere una figlia fantastica; si ritrova una vita che è vero, non le appartiene, ma non l’ha nemmeno fatta sembrare il mostro che si sente e che appare agli occhi di tutti gli spettatori. Il film smette di essere una bella favola, dove tutto fila liscio, e si complica, sottolineando l’impotenza degli uomini di fronte ad una paternità imprevista e non voluta. Mette il dito nella piaga dell’affidamento, della difficoltà di allevare una figlia da soli, contro i frequenti pregiudizi di un padre che da solo non può allevare i suoi bambini. La delicatezza dei tratti di Omar Sy quando il primissimo piano indugia su di lui che tace di fronte a ciò che a tutti appare come una grande ingiustizia, pone l’accento sul bene che si può voleva a qualcuno, fino a quando si diventa padri davvero perché si sacrifica tutto il proprio essere per dare la vita ad un altro nel modo migliore.

Il regista Hugo Gélin, che ha curato anche la sceneggiatura con Mathieu Oullion, adatta una storia messicana e la rende davvero una fiaba. Certo, tutto sdolcinato e infine improbabile, ma il taglio umano che viene dato ad un uomo ragazzino che non vuole crescere e che, invece, sa diventare padre crescendo una bambina senza neanche sapere da che parte cominciare, porta a riflettere su come la vita ci spinge a cambiare e su come si può, anche, evitare di piangersi addosso. L’improbabilità di molti aneddoti e di molte scene, riporta alla vita vera, capace di talmente tanti cambiamenti e colpi di scena che a volte raccontarli in un film lo farebbe apparire inverosimile appunto. Il genere commedia permette proprio questo, i buoni propositi e molti significati. Il senso della paternità; la capacità di trovare una formula per restare bambini pur crescendo; la capacità di trasmettere ai figli gli insegnamenti dei padri; ma anche la capacità di rinunciare ad uno stile di vita normale per la propria figlia, inventandosi un personaggio che rispetti la propria indole, ma che si proietti fuori da sé per cercare di dare il meglio a quell’imprevisto che è la paternità appunto. A questo si aggiunge il molto ben interpretato ruolo di Antoine Bertrand, produttore di Samuel e amico di famiglia, secondo padre per la piccola. Anche in questo caso, gli approfondimenti possibili sono molti, dato che l’uomo è gay e vive la paternità attraverso quella dell’amico. Siamo davanti ad un film che sembra quando si racconta la propria vita a qualcuno che non si vede da tanti anni: il racconto è già del come va a fine e tutto sembra una fiaba davvero, soltanto perché l’incedere dei giorni diventa una sintesi di poche ore. Intenso, bello, divertente e allo stesso tempo capace di non fare presagire come andrà a finire, con un attore che sa riempire la scena non soltanto con la sua prestanza fisica. I caratteristi hanno scelto bene le parti e tutto scorre via per due ore di respiro e di senso di pienezza.

Bello.

(foto ufficiali del film, da pubblicità stampa)

Alessia Biasiolo

 

 

 

 

I progetti vincitori della copertura dell’Arena di Verona proseguono il loro iter

“Il Ministero dei Beni Culturali ha formalmente ricevuto tutta la documentazione per dare avvio all’iter per valutare la fattibilità del progetto di copertura dell’Arena. Ringrazio i professionisti che hanno lavorato con passione ed entusiasmo alle loro straordinarie progettazioni e il Gruppo Calzedonia nella persona di Sandro Veronesi per aver creduto in questa idea che potrebbe essere realizzata a costo zero per l’Amministrazione e che permetterebbe la salvaguardia e la conservazione dell’anfiteatro”.

Questo l’annuncio del Sindaco Flavio Tosi, a margine della presentazione ufficiale dei primi tre progetti vincitori del concorso internazionale di idee per la copertura dell’Arena, avvenuta in sala Arazzi. Presenti il direttore generale del Comune Marco Mastroianni, il consigliere Luca Fantoni, i membri della commissione valutatrice ing.Sergio Menon del Comune, prof. Pier Giorgio Malerba del Politecnico di Milano e il consigliere nazionale dell’Ordine degli Ingegneri Luca Scappini.

In rappresentanza delle società di progettazione vincitrici erano presenti: l’ing. Knut Stockhusen della SBP per il 1° classificato con il Prof. Volkwin Marg, socio fondatore GMP; l’arch. Vincenzo Latina per il 2° classificato; l’arch. Roberto Ventura per il 3° classificato.

Tutti gli 84 progetti che hanno partecipato al concorso internazionale di idee saranno esposti al Museo AMO dal 4 maggio, per circa due mesi. La mostra sarà ad ingresso gratuito.

I tre progetti vincitori

Primo premio n. 59 – RTI SBP e GMP Stoccarda/Berlino (Germania)

La soluzione prevede un anello perimetrale poggiato sul bordo superiore dell’Arena e permette di raccogliere i teli di copertura, disposti su un solo ordine di cavi, consentendo un rapido mutamento di assetto da aperto a chiuso. Significativo appare il sistema di riavvolgimento dei cavi che può permettere di mantenere quasi completamente libero lo spazio aereo soprastante. Il riavvolgimento dei teli verso l’emiciclo a sud est genera una parte ad anello sempre coperta, la cui configurazione tuttavia interagisce in modo misurato con l’ellisse dell’Arena. La soluzione proposta, a copertura aperta, lascia quasi per intero visibile dalla cavea il tratto superstite svettante dell’anello esterno. L’anello sospeso che appoggia sul perimetro superiore dell’anfiteatro, nel risolvere il problema tecnico di sostenere e alloggiare i teli di copertura, offre una figura architettonica all’esterno e all’interno coerente e appropriata. La proposta appare presentare margini di miglioramento per quanto attiene i collegamenti della copertura con le strutture in sommità dell’Arena, collegamenti che nella configurazione attuale incidono sulle strutture dell’Anfiteatro. Secondo premio n. 41 – RTI Capogruppo Vincenzo Latina (Siracusa) Il progetto propone una soluzione, descritta con chiarezza ed efficacemente argomentata, che risponde in buona misura ai diversi requisiti posti dal bando di gara.

La copertura non altera i caratteri architettonici del monumento e l’anello strutturale posto in sommità richiama, verso l’interno un’idea di “portico sommitale”. Presenta una soluzione architettonica coerente con le strutture dell’Arena e definisce uno spazio appropriato nel rispetto della sua forma. Sostenuta da un anello reticolare poggiato sul margine superiore dell’Arena, attraverso un sistema di cavi metallici distanziati tra loro in verticale nella zona centrale, permette la chiusura e la protezione con segmenti gonfiabili accostati. Il profilo del sistema di copertura è visibile dall’esterno, ma interagisce in modo discreto e complementare con l’immagine e il profilo dell’Arena. All’interno la presenza di strutture è maggiore al perimetro e, in condizione di copertura aperta, i cavi aerei sono costantemente presenti al di sopra della cavea.

La proposta appare presentare margini di miglioramento per quanto riguarda la soluzione strutturale e architettonica del traliccio perimetrale.

Terzo premio n. 66 – RTI Italo/Spagnola, Capogruppo Roberto Gianfranco Maria Ventura (Codogno – Lodi)

La proposta progettuale poggia la copertura su un sistema di alti pali posti all’esterno dell’anello, evitando quindi ogni contatto e impatto diretto con l’Arena. La soluzione architettonica e strutturale appare coerente con la struttura formale dell’Arena. Relativamente snelli e radi, i pali/sostegni si accostano ai fronti esterni formando l’immagine architettonica di una protezione di segno nitido e non invadente, pur costituendo un filtro costantemente presente all’immagine esterna dell’Arena. La copertura è costituita da teli, sostenuti da cavi riavvolgibili in un anello centrale che, pur se latamente ispirata ai velari degli anfiteatri romani, rappresenta una forte presenza visiva nello spazio aereo della cavea. 

Roberto Bolis (anche per credit fotografico)

International Day of Football and Friendship a Pescara

Un pomeriggio di sport e festa con i ragazzi delle giovanili della Pescara Calcio per l’International Day of Football and Friendship. L’evento si è tenuto giovedì 20 aprile al centro sportivo Delfino Pescara – Poggio degli Ulivi di Città Sant’Angelo, per annunciare i nomi dei giocatori che rappresenteranno l’Italia in occasione del torneo internazionale di calcio giovanile Football for Friendship organizzato da Gazprom, in programma a San Pietroburgo a fine giugno. I partecipanti all’evento, quindi anche i ragazzi della Pescara Calcio e gli accompagnatori, inoltre, assisteranno alla finale della Confederations Cup 2017 allo stadio “Arena di San Pietroburgo”.

Accompagnati dai genitori e dai rappresentanti del club, c’erano i ragazzi degli esordienti primo anno del Delfino Pescara che sul campo di calcio si sono scambiati i Braccialetti dell’amicizia – simbolo del torneo – incontrando il calciatore del Pescara Michele Fornasier, il coordinatore federale regionale FIGC Emidio Sabatini e Denia Di Giacomo, assessore del comune di Città Sant’Angelo in rappresentanza del sindaco Gabriele Florindi. Con loro i rappresentanti del Delfino Pescara: Angelo Londrillo, responsabile attività di base, Remo Firmani responsabile marketing. Per lo staff tecnico: Luca D’Ulisse, istruttore, Andrea Trapani, collaboratore tecnico, Simone Mariani preparatore portieri, Luca Biancadoro fisioterapista e i dirigenti accompagnatori Paolo Canepari e Bruno Di Stefano.

Sono due quindi i ragazzi selezionati che parteciperanno al torneo a San Pietroburgo: il giovane calciatore è Niccolò Postiglione, il giovane giornalista è Alessio Canepari. Saranno accompagnati da Luca D’Ulisse, istruttore e Antonio Di Battista, responsabile tecnico del settore giovanile della Delfino Pescara.

I ragazzi, entrambi dodicenni e tesserati delle giovanili Delfino Pescara, saranno a San Pietroburgo dal 26 giugno al 3 luglio prossimi in rappresentanza dell’Italia, partecipando, chi alle attività sportive chi al racconto dell’esperienza, condividendo l’avventura con ragazzi di tutto il mondo. L’Italia giocherà in una squadra insieme a giocatori provenienti da: Egitto, Slovacchia, Danimarca, Austria, Algeria, Iran, Russia. In totale sono 64 i Paesi rappresentati e per la prima volta ci saranno anche bambini provenienti dal Messico e dagli Stati Uniti.

Niccolò Postiglione frequenta la prima media dell’istituto Chiarini di Chieti e oltre al calcio le sue passioni sono il nuoto e lo sport in genere. Da due anni frequenta la scuola calcio del Pescara. Alessio Canepari frequenta la prima media dell’istituto Rossetti di Pescara, è appassionato di sport come pallanuoto e atletica leggera. Frequenta la scuola calcio del Pescara da tre anni.

«Siamo molto emozionati per questa avventura – raccontano Niccolò Postiglione e Alessio Canepari -. Sarà davvero entusiasmante incontrare ragazzi di tutto il mondo, condividere con lo la passione per il calcio, per lo sport e per i valori che contraddistinguono il torneo Football for Friendship. Sarà bellissimo non solo giocare con loro ma anche raccontare questa esperienza attraverso i canali social del torneo, come un vero giornalista insomma».

L’International day of Football and Friendship è uno degli eventi di avvicinamento alle giornate di giugno.

Alessandro Ricci