69a Estate Teatrale Veronese

La 69a edizione dell’Estate Teatrale Veronese prevede – dal 16 giugno al 16 settembre – cinquantuno serate di spettacolo, trenta al Teatro Romano e ventuno in Corte Mercato Vecchio. Organizzata dal Comune di Verona, l’Estate Teatrale Veronese ha come main sponsor per il decimo anno consecutivo Banca Popolare di Verona – Banco BPM e si avvale della collaborazione di Agsm. Tre le sezioni in cui si articola l’edizione 2017: prosa, danza e musica. Per la prosa, quattro gli spettacoli in cartellone, due dei quali nell’ambito del Festival Shakespeariano: Riccardo II e Sogno di una notte di mezza estate.

Riccardo II andrà in scena, inaugurando la sezione prosa, il 6, 7 e 8 luglio alle 21.15. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Metastasio – Teatro Stabile della Toscana, avrà per protagonisti Maddalena Crippa, Paolo Graziosi, Graziano Piazza e Alessandro Averone e sarà firmato da Peter Stein. Il Festival Shakespeariano proseguirà con Sogno di una notte di mezza estate in programma il 26, 27, 28 e 29 luglio alle 21.15. Gli interpreti principali saranno Violante Placido, Giorgio Pasotti, Paolo Ruffini e Stefano Fresi con la regia di Massimiliano Bruno. Entrambe le produzioni shakespeariane saranno proposte in prima nazionale. In prima nazionale anche Le baruffe chiozzotte di Carlo Goldoni messe in scena – il 19, 20, 21 e 22 luglio alle 21.15 – dal Teatro Stabile del Veneto -Teatro Nazionale con la regia di Paolo Valerio. Chiuderà la sezione prosa il 15 e 16 settembre alle 21.00 la tragedia Sette contro Tebe di Eschilo proposta dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico nella nuova traduzione di Giorgio Ieranò. La collocazione dell’evento a metà settembre è piuttosto insolita per la manifestazione. Ma dal momento che le due serate coinvolgeranno le scuole medie superiori del Nord Italia, era necessario attendere la ripresa dei corsi scolastici 2017-18. Tra i protagonisti della tragedia di Eschilo che il 6 maggio debutta al Teatro Greco di Siracusa, gli attori Marco Foschi, Aldo Ottombrino e Anna della Rosa diretti da Marco Baliani.

Per la danza, grande ritorno a Verona del Victor Ullate Ballet – Comunidad de Madrid che il 4 e 5 agosto alle 21.15 proporrà in prima ed esclusiva nazionale una nuova versione di Carmen a firma di Victor Ullate. Sarà invece la prima esibizione in assoluto al Teatro Romano quella dei danzatori-percussionisti-attori-acrobati della compagnia inglese Stomp in scena l’8, 9, 10, 11 e 12 agosto alle 21.15.

Per la musica sono tre le serate di Rumors (16, 18 e 19 giugno) che avranno per protagonisti, rispettivamente, il giovane cantautore inglese Rag’n’Bone Man, il grande crooner americano Tony Bennett e Francesco Gabbani, vincitore dell’ultimo festival di Sanremo. Sette le serate di Verona Jazz (dal 20 al 26 giugno) che proporrà la Billy Cobham Band, Paolo Fresu, David Gazarov, Rafhael Gualazzi, Stefano Bollani, Simona Molinari, Luca Aquino & The Jordanian National Orchestra’S Ensemble.

Completano il cartellone 2017 i nove spettacoli (cinque di prosa e quattro di danza) di Corte Mercato Vecchio in programma dal 30 giugno al 28 luglio.

Riccardo II (finora rappresentato solo tre volte nell’ambito del Festival Shakespeariano) mancava da dieci anni dal cartellone del Teatro Romano. L’ultima edizione, quella del 2007, fu del Berliner Ensemble (la compagnia fondata da Bertolt Brecht) con la regia di Claus Peymann.

«Riccardo II – dice Peter Stein – occupa un posto particolare nell’opera di Shakespeare, anche fra le sue tragedie dedicate ai re. Il dramma tratta esclusivamente della deposizione di un re legittimo, un tema politico eminente che facilmente si può traslare ai nostri tempi: è possibile deporre un sovrano legittimo? Il nuovo re non è un usurpatore? Una tale deposizione non è simile all’assassinio di ogni ordine tradizionale? Durante il suo regno – prosegue Stein – Riccardo II ha messo contro di sé tutte le forze sociali: egli ha sfruttato il proprio potere in tutte le direzioni immaginabili, ha sconfinato le proprie competenze e si è preso ogni libertà, anche sessuale. È un giocatore, un attore, ma pur sempre un re che anche dopo la sua deposizione rimane un re. Mentre il suo rivale che prende il suo posto sul trono come usurpatore, genera esattamente lo stesso meccanismo di ostilità contro il suo potere, poiché tale potere si basa sul puro arbitrio. Riccardo, che nella sua esaltazione va oltre il proprio tempo, poiché la monarchia assoluta si sarebbe sviluppata molto più tardi, può essere interpretato da una donna che recita la parte maschile. In questo modo – conclude Stein – diventa ancora più chiaro il carattere inconsueto di questo re e gli aspetti fondamentali della discussione politica risultano più evidenti»

Sono invece ben sedici le precedenti edizioni del Sogno di una notte di mezza estate. La nuova versione sarà firmata da Massimiliano Bruno, apprezzato protagonista della scena teatrale quanto di quella cinematografica. Suo il film Beata ignoranza con Alessandro Gassmann e Marco Giallini uscito due mesi fa, divertente commedia che racconta le vicende di due nemici/amici, insegnanti di liceo, che si sfidano su una problematica attualissima, se sia legittima o no la dipendenza dai social network.

«Quello che voglio da questo Sogno – sottolinea Massimiliano Bruno – è tirare fuori la dimensione inconscia che Shakespeare suggeriva neanche troppo velatamente. Puntellare con l’acciaio la dimensione razionale imprigionata nelle regole e nei doveri bigotti e rendere più libera possibile quella onirica, anarchica e grottesca. E così il nostro bosco sarà foresta, Patria randagia di zingari circensi e di ambivalenti creature giocherellone, Puck diventerà un violinista che non sa suonare, Bottom un pagliaccio senza palcoscenico, Oberon un antesignano cripto-gay e Titania una ammaestratrice di bestie selvagge. L’intenzione è essere affettivi senza essere affettuosi, ferire per suscitare una reazione, divertire per far riflettere, vivere nella verità del sogno tralasciando la ragione asettica e conformista. Un Sogno di una notte di mezza estate che diventa apolide e senza linguaggio codificato, semplici suoni e immagini  che sono – conclude il regista – meravigliose memorie senza mai essere ricordi».

Ad affiancare Shakespeare ritorna quest’anno Goldoni. Vi torna con il suo capolavoro Le baruffe chiozzotte che mancava da quasi trent’anni al Teatro Romano: l’ultima edizione andò infatti in scena nel 1988 per la regia di Gianfranco de Bosio. Questo nuovo allestimento nasce con l’intento di unire e valorizzare il meglio delle espressioni artistiche e delle energie produttive venete “nel segno – come voleva Goldoni – della coralità”. Lo spettacolo è frutto della collaborazione fra l’Estate Teatrale Veronese e il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale. «La storia teatrale delle Baruffe – dice Valerio – è intimamente legata a Verona. Renato Simoni, che diede vita all’Estate Teatrale Veronese nel 1948 con Romeo e Giulietta, aveva messo in scena nel 1936 alla Giudecca una memorabile edizione delle Baruffe con la soprano Toti dal Monte nei panni di Lucietta che apriva e chiudeva lo spettacolo con due canzoni. Come ricorda Luigi Lunari, le Baruffe sono l’”ultimo” testo di Goldoni. E infatti, in questo affresco di grande leggerezza e irresistibile divertimento, s’intravede – prosegue il regista – il colore della malinconia, la sensazione del tempo irresistibile che fugge. Le donne delle Baruffe hanno l’urgenza di non far passare un altro inverno senza essersi maritate. Poi gli uomini ripartiranno per mare, e torneranno, forse, presto o tardi a Chioggia. E per raggiungere questo scopo, l ‘anello e il matrimonio, le regole di Chioggia vanno rispettate, e le differenze di censo tra pescatori sono semplici ma chiare. Il mondo femminile, fatto di famiglie e relazioni, di lavoro al merletto e di sogni d’amore, è il luogo della strada. Accanto, il canale, il mondo degli uomini del mare – conclude Valerio – che tornano per ripartire».

Completa e conclude il cartellone della prosa, collegandosi idealmente con Riccardo II sul tema del potere e della guerra, la tragedia Sette contro Tebe che descrive con icastico nitore il terrore della guerra e richiama in modo diretto ed efficace il dramma epocale dei popoli che oggi, alle porte d’Italia e nel bacino del mediterraneo, vivono in stato d’assedio e di guerra con le sofferenze che rimbalzano quotidianamente anche sulle società europee.

«Tebe – dice Marco Baliani – è una città assediata, in preda al panico, contesa tra eserciti fratelli. È la paura la protagonista dell’intera opera, una paura fomentata dai suoni, dal clamore e dagli echi dell’esercito nemico che circonda la città. Una città abitata più da donne che da uomini, come tutte le città contemporanee dove la guerra e l’assedio sono stillicidio quotidiano. Tebe è come Sarajevo ieri, come Aleppo oggi.

Quando il Messaggero descrive la terribilità degli scudi dei sette guerrieri nemici che si apprestano ad assaltare le sette porte della città, proietta su quegli scudi la paura dell’intera città. Eteocle – prosegue Baliani – deve faticosamente trovare altre parole che rendano inefficaci le apocalittiche visioni del Messaggero, riducendo i sette guerrieri nemici a umanissimi corpi contro cui scagliare altri corpi guerrieri, i sette eroi tebani che li affronteranno, compreso lui stesso che si scontrerà alla settima porta col fratello Polinice. Eteocle è un eroe fragile, L’efficacia delle sue parole si misura solo sul plauso del popolo, prima ancora che sulla scena della battaglia. Fin dall’inizio si scontra con le donne impaurite, scaricando su loro l’ansia dello scontro imminente. Antigone è figura anch’essa fragile, attonita di fronte alla catastrofe, guidata unicamente dall’istinto. A lei, fin dall’inizio metterò in bocca parole che spetterebbero al coro, perché la guerra fratricida avviene da subito anche all’interno della città, è una guerra tra fratelli malnati. La scissione finale tra chi vorrebbe seppellire Polinice e chi no – conclude Baliani – è quello che sempre accade dopo una vittoria, quando comincia la spartizione cruenta tra i vincitori alleati, quello che è accaduto alla Libia dopo Gheddafi, quel che accadrà a Mosul tra breve, quel che accadde a Berlino nel secolo scorso».

Riccardo II e Sette contro Tebe saranno al centro di una serie di eventi, convegnistici e spettacolari, sul tema “Regalità e potere” nel teatro shakespeariano e classico, organizzati in collaborazione con l’Università di Verona nei mesi di maggio e giugno quale preludio alla stagione del Teatro Romano.

Per la danza la compagnia spagnola più affermata a livello internazionale, il Victor Ullate Ballet – Comunidad de Madrid nato nel 1988 su iniziativa del Ministero spagnolo della Cultura, presenterà la nuovissima coreografia Carmen su musiche di Georges Bizet e Pedro Navarrete. Una versione rinnovata di questo classico che Ullate intende liberare da alcuni abusati cliché per approfondire l’essenza della vicenda in sintonia con i tempi moderni. A tredici anni di distanza torna dunque al Teatro Romano (dove aveva proposto i suoi “cavalli di battaglia” De Triana a Sevilla, Jaleos, Burka e Sola) questa grande compagnia assurta da anni ad “ambasciatrice” ufficiale della Spagna nel mondo. La formazione, diretta da Eduardo Lao, lega il suo nome a quello del condirettore e fondatore Victor Ullate, danzatore nato nel 1947 a Saragoza e cresciuto artisticamente con Maurice Bejart all’interno del Ballet du XX Siècle.

Il settore danza propone inoltre la compagnia Stomp conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, da Broadway a Parigi, da Los Angeles a Tokyo, per le sue originali ed entusiasmanti esibizioni. Stomp mette in scena il suono del nostro tempo, traducendo in una sinfonia intensa e ritmica i rumori e le sonorità della civiltà urbana contemporanea. Lo fa usando i comuni oggetti della vita quotidiana (bidoni, pneumatici, lavandini, scope, spazzoloni) in uno straordinario “concerto” di ironia travolgente. Fondata nel 1991 a Brighton da Luke Cresswell e Steve McNicholas, la compagnia può oggi vantare cinque formazioni internazionali fisse che in contemporanea (visto il grande successo mondiale) si esibiscono nell’ambito di diverse tournée.

Nel contesto scenico più intimista di Corte Mercato Vecchio altre proposte di prosa e di danza. A inaugurare la sezione prosa il 3 e il 4 luglio sarà Fondazione Aida che presenterà Il mago di Oz di Lyman Frank Baum con la regia di Giuseppe Costalunga. Seguirà, il 5 e 6 luglio, proposto sempre da Fondazione Aida, Una storia a tempo di jazz di Giuseppe Costalunga che ne curerà anche la regia. L’11, 12, 13 e 14 luglio sarà la volta di Cantieri Invisibili con Liberté, egalité, varieté, regia di Alberto Bronzato. Il 18, 19, 20 e 21 luglio

Punto in Movimento / Shiftingpoint porterà in scena Molto rumore per nulla di William Shakespeare con la regia di Roberto Totola. Chiuderà la sezione prosa, il 25, 26, 27 e 28 luglio, il Teatro Scientifico – Teatro Laboratorio con Cassandra site specific nell’interpretazione di Elisabetta Pozzi che ne curerà anche la drammaturgia con il contributo di Massimo Fini.

A inaugurare la sezione danza (il 30 giugno e il 1° luglio) sarà Ersiliadanza con Felicità interna lorda di Laura Corradi. Sarà la volta, l’8 luglio, dello Spellbound Contemporary Ballet con Rossini ouvertures di Mauro Astolfi. Seguirà, il 15 luglio, Piazzolla tango di Luciano Padovani nell’esecuzione di Naturalis Labor. Chiuderà la sezione danza, il 22 luglio, la compagnia spagnola Otradanza con Polvo di Asun Noales.

Enrico Pieruccini

Interviste impossibili. Haydn, la Sinfonia e non solo

Sono come sempre alla ricerca di una nuova intervista speciale da proporre al pubblico della radio, ma vediamo un po’!

Forse ci sono. Ricordo bene di aver ricercato per molto tempo notizie varie su un grande musicista del passato, che venne definito Padre e Creatore della Sinfonia. Eccolo! È proprio Frans Josef Haydn che tanto ha dato alla musica in quasi un secolo di vita.

-Buona sera Maestro!

-Scusi, lei chi è?

-Per dirla tutta, sono un suo cultore, meglio, un vero ammiratore!

-A sì? E come mi conosce?

-Bè, devo dire che la sua musica, è stata una vera rivoluzione del tempo in cui viveva!

-Certo, già la trovo informato sulla mia attività artistica!

-In fondo sono un musicologo…

-Eh? che ha detto?

-Sì, musicologo. Allora? Come fanno i musicologi, ho voluto approfondire proprio tutte le sue sinfonie. Le dirò, che quando ho proposto al mio professore la tesi sulle Parigine, lui mi ha detto: veramente non me l’ha ancora proposto nessuno e io risposi, allora ci sono io. Quindi, mi sono dovuto documentare abbastanza. Ma mi dica, come le è venuta in mente la sinfonia degli addii?

-Per voi è un po’ un mistero, ma a me toccava comporre tutti i giorni per il ghiribizzo del mio principe e mecenate anche se le confesso che ad Esteraza era chiamato il Magnifico proprio come Lorenzo De Medici.

-È vero che le toccava mangiare con la servitù ed era trattato peggio degli impiagati d’oggi?

-Su la prego non mi prenda in giro che quella per un artista era proprio un’umiliazione. Lavoravi, davi spettacolo e poi in un cantuccio come se non esistessi. Oggi almeno potete fare sciopero e ci sono i sindacati, ha presente quello degli artisti come dite voi?

-Eh, sì, sì! Non me ne parli!

-Noi invece…

-Ma non è stato lei che ha inventato il primo sciopero musicale e mentre l’orchestra continua a suonare, nella sinfonia n. 45 se ne vanno tutti e rimangono solo in due?

-Ci risiamo, quello era l’unico modo per dire al Principe, guarda che se non ci dai quei quattro ducati che ci spettano, noi ce ne andiamo per davvero! E poi voglio vedere la sera chi scriverà la musica d’intrattenimento per i tuoi ospiti?

-Insomma un po’ un ricatto senza l’appoggio dei sindacati?

-La chiami come vuole, il fatto è che se non avessi fatto questa trovata, saremo morti tutti di stenti.

-Ma lei Maestro, ne ha inventate di tutti i colori, musicali s’intende!

-Avanti, cosa vorrebbe dirmi? Qual é il messaggio?

-Non si preoccupi, è solo una considerazione.

-Le dirò che nella sfortuna, come dicevo all’inizio, ho avuto tante fortune.

-Per esempio?

-Se all’inizio mi copiavano i pezzi, pensi che all’epoca non c’era nemmeno il diritto d’autore e sa, non potevi dire quella partitura è mia!

-Gia, infatti, alcune delle sinfonie hanno la dicitura A. che al giorno d’oggi sta per attribuito. Perciò lei ha sicuramente composto più di 100 sinfonie.

-Lasciamo perdere, basta sfottere o no? In tutti i casi, me ne hanno rubate parecchie e hai voglia a dire quella musica l’ho scritta io o cose del genere che tanto nel diciottesimo secolo non ti ascoltava nessuno.

-Ma cosa le piaceva scrivere e la divertiva di più?

-Sa, come le dicevo, ero costretto a presentare quella che oggi voi contemporanei chiamate musica di intrattenimento per il mio Mecenate.

-E allora?

-Le dirò, mi sono divertito come un matto a comporre musica da camera.

-Intende dire i suoi bellissimi quartetti?

-Proprio quelli! Mi impegnavo dal mattino presto dopo colazione, e per cominciare mangiavo un po’ di più del solito, così dopo avrei avuto la forza per affrontare al meglio la mia giornata di lavoro. Ero lì che riflettevo  perché chissà cosa gli sarebbe venuto in mente al mio padrone e chi sarebbe venuto la sera ed io come gli altri dovevo essere naturalmente pronto a servirlo! In una parola agli ordini! Altro che articolo 18 come si è inventato quel ragazzo del duemila come si chiama? Renzi! Sì, sì proprio quello. Ecco noi per dirla tutta, non potevamo nemmeno permetterci di dire, ma… Oggi invece discutete con i padroni e come li chiamano in italiano dei giorni vostri, Governanti o datori di lavoro.

-Sa che a tal proposito mi sono inventato una conferenza?

-Lei, e che titolo le ha messo?

-Proprio I Quartetti del dopo cena!

Ah, bella questa non me l’aspettavo!…

-Certo maestro che il lavoro non le mancava!

-No, e poi sono venuti in questo bellissimo castello tanti personaggi della nobiltà austriaca, da Sua Maestà l’Imperatore agli amici abituali del Principe Mio Signore.

-A proposito, c’erano molti bei quadri che magari la ispiravano a comporre con i loro disegni e colori!

-Già, questo non me lo aveva mai chiesto nessuno. Le dirò che passeggiando per i corridoi e ammirando l’infinità di opere d’arte che si potevano vedere nel castello, effettivamente mi sono venute tante idee e proprio colori che facilmente ho potuto applicare all’arte dei suoni. A proposito ho trovato le migliori ispirazioni per intitolare con i nomi più vari le sinfonie che stavo componendo nell’arco della mia lunga vita.

-Certo titoli come “Le repelle du corn o la poul”, militare, rullo di timpani…

-Certamente, ci ho messo del mio, e voi italiani dovreste sapere che i tempi sono scritti rigorosamente in italiano, mentre le danze in francese. Perché sa, a Parigi si ballava! E che coorte!

-Ma prima di addentrarci nelle sue creazioni, mi parli un po’ del periodo detto Sturm unt Drang.

-Ecco, c’era in quel periodo, o epoca come la chiamate voi adesso, una corrente filosofica che per l’appunto era detta sturmeriana e così ho pensato di comporre alcune sinfonie in tono minore diciamo riflessive che potessero riprendere un tema che fosse legato alle riflessioni filosofiche del tempo.

-Insomma, lei ha precorso anche il Romanticismo!

-Bè, cosa vuole avevo il tempo per pensare e riflettere, non come fate voi al giorno d’oggi. Non si dice così almeno in italiano?

-Corretto Maestro. Ma continui!

-Bene, le dirò in confidenza che anche se ero molto occupato a cercare un musico di qua un altro che lo sostituisse perché quello si era ammalato, mi rimaneva anche il tempo per pensare e riflettere, così venivano le idee migliori anche per i dialoghi fra solista e orchestra o anche per i ripieni orchestrali non facili da ottenere specie quando avevo a disposizione pochi elementi di un certo talento.

-Ma dica, come era composto il suo ensemble?

-Come accennato, i musicisti li sceglievo io, l’unica cosa che potevo fare autonomamente e insomma, mica tutti passavano la selezione.

-Come mai?

-Perché veda, ci dovevano essere oltre alla bravura e al sapere eseguire in qualsiasi condizione i brani della serata, anche una certa duttilità interpretativa che non è mica da tutti! Così sono risultato forse anche più interessante per quanti volessero approfondire la mia musica. Lei che ne pensa?

-Credo che assolutamente nella sua musica c’è una grande varietà di stili e di spunti, difficilmente riscontrabili in altri compositori. Qualcosa veramente ho studiato, ma credo che lei con le sue partiture e le esecuzioni, piacesse molto al pubblico della ville lumiere!

-Veramente, i francesi erano proprio dei festaioli all’epoca e anche se non c’era l’illuminazione come la intendete voi, si divertivano molto con feste e che commenti sul look degli invitati! Lei non può nemmeno immaginare lontanamente quante storie e intrighi ho potuto vedere e anche, perché no, vivere di persona!

-Certo che in tutti questi frangenti ne ha abbracciate di belle dame?!

-Sicuro, e le svelerò un segreto, che non è proprio dei più simpatici.

-Prego dica!

-Lei deve sapere che i francesi sono famosi per i loro intensi profumi, fin qui nulla di strano. Non fosse che diciamo così non si lavavano molto, perché all’epoca, l’acqua era ritenuta foriera di malattie. Per questo motivo hanno inventato dei profumi che erano così forti in maniera da coprire altri sgradevoli odori.

-Mi dica, allora lei come se la cavava in questi casi?

-Con un po’ di galanteria e qualche scusa del tipo, sono molto stanco o la lascio a suo marito che ci sta guardando. Lei mi capisce no?

-Perfettamente: non ci vedo e sa, i profumi di vario genere, li avverto molto. Mi dica però, le soddisfazioni non le sono mancate!

-Bella domanda!.. No ma non mi torni ancora una volta sui guadagni economici di cui le ho già detto. Quindi a cosa si riferisce?

-Il fatto ad esempio di avere composto all’inizio sotto l’influsso della Scuola Napoletana e dei figli di un certo Bach che quello sì aveva anche il cognome che rimandava alle note come si scrivono ancora oggi in tedesco, insomma era la musica in persona. Ma non vorrei divagare.

-La ringrazio perciò le più grandi soddisfazioni le ho avute quando la mia musica è diventata proprio la musica di Haydn.

-Infatti, lei è considerato ancor oggi Padre e Creatore della Sinfonia.

-Che dire, c’è ne è voluto del tempo, e c’erano anche dei concorrenti niente male come quel ragazzaccio di Mozart che ha vissuto così poco e ha composto alcune fra le più belle opere e anche sinfonie celebri. Ma non dimenticherei un altro musicista che ha precorso il Bomanticismo come  il mio amico Beethoven che stimavo molto. Che dire di questo grande musicista di Bonn: era un uomo con un caratteraccio che però ha scritto una musica immortale e poi non aveva paura di nessuno. Si figuri che nell’Eroica, inserì la marcia funebre dedicata niente poco di meno che a sua maestà Napoleone perché da liberatore era divenuto un tiranno. Dimenticavo, l’inno dell’Europa Unita è proprio l’Inno alla Gioia scritto proprio da Napoleone, volevo dire da Beethoven per capirci, è il finale della Nona sinfonia che oggi viene eseguito più delle mie sinfonie. Sa, qualche volta, mi confondo lei sa che la mia vita è stata lunga e che dire, i Grandi, me li devo ricordare proprio tutti e qualche volta diciamo così, faccio cilecca! Poi è difficile ricordarsi certi periodi e mi devo un po’ arrangiare con la mia memoria che non è come dite voi 16 giga o che ne so, quindi devo spaziare in queste epoche così diverse.

-Non si preoccupi, ma mi parli piuttosto ancora del suo tempo.

-Pensi che allora non c’era internet e tutto andava in carrozza o a cavallo di corte in corte quindi ci volevano giorni perché una notizia arrivasse dall’Austria dove abitavo fino alla Ville Lumiere.

-In fondo, lei è vissuto proprio attraversando il secolo della rivoluzione francese e che dire, anche lei non è stato da meno nella musica strumentale! -Sì, sono stato un vero precursore credo un pioniere, sempre tenendo conto degli influssi dei figli di Bach che anche loro erano dei musicisti di ottimo livello. Purtroppo il padre non li capiva e diceva che quelli non ci azzeccavano con la musica, se nonché, le loro composizioni hanno influenzato le mie prime sinfonie e poi però sono riuscito a inquadrare questa composizione in quattro tempi, con la forma sonata. All’inizio di solito un tempo allegro un adagio un minuetto e alla fine un altro tempo vivace di solito un allegro.

Della rivoluzione parigina e tutto ciò mi piace questa puntualizzazione, perché sono riuscito dopo tante fatiche come le dicevo, a far accettare le mie sinfonie anche a quei diavoli dei francesi.

-Se non sbaglio però, l’Imperatore di Francia, quando lei stava per morire, le ha inviato una Guardia d’Onore perché la sua casa fosse risparmiata.

-Tutto vero, proprio Napoleone, si prese cura di quel musicista malandato. Me lo avevano detto che oramai in Francia mi conoscevano e così Napoleone ha compiuto un vero gesto di cortesia cavalleresca. Insomma, che dire, la mia musica era piaciuta molto alle associazioni culturali parigine e ho avuto tanti applausi con un numero sempre maggiore di esecuzioni delle mie composizioni.

-Mi preme una domanda.

-Prego.

-Come mai alcune delle sue sinfonie hanno un titolo?

-Le dirò sono state le circostanze fra le più diverse che mi hanno fatto creare le mie composizioni e le svelo un piccolo segreto, sono stato io a introdurre il corno nell’orchestra in maniera stabile.

-Infatti, una delle sue sinfonie si chiama proprio “Il richiamo del corno” o mi sbaglio?

-No, no, è proprio così; lei mi lascia un po’ sorpreso, perché è come se mi conoscesse!

-Bè, mi sono impegnato molto per studiare la sua musica e come le ho detto sono documentato. Ma mi parli ancora degli altri titoli che ha voluto mettere alle sue sinfonie.

-Vede, a parte la già citata sinfonia “Il richiamo del corno”, per Parigi ho scritto un gruppo di sei sinfonie dette per l’appunto “Parigine”.  Alcune hanno proprio un titolo “La Polle”, “La Reine” e  quindi ho scritto anche un gruppo di sinfonie per Londra e fra queste ci sono “Militare” o “Rullo di Timpani” e naturalmente “Londra”!

-Insomma, una bella fantasia!

-La chiami come le pare, fatto sta che ero sempre lì a comporre.

-Nella sua lunga vita, però lei è diventato famoso e poi un ponte fra Classicismo e Romanticismo.

-Si, non nascondo che da quando la Loge Olimpique ha accettato di far eseguire le mie composizioni, mi sono dovuto impegnare parecchio e sa cosa le dico? Gli editori come il mio preferito Artaria, ad un certo punto, non riuscivano più a fare fronte alle richieste, quindi mi toccava lavorare sempre di più.

-Però la Loges, mi risulta fosse un ambiente molto colto e raffinato.

-Certamente, noi musicisti eravamo vestiti con una livrea molto elegante e i bottoni d’oro. Quindi guai a presentarsi per le esecuzioni come oggi in giacca e cravatta, che saresti subito stato messo all’indice e naturalmente non ti saresti potuto più presentare in quel club così esclusivo. Fra l’altro come le dicevo, sono stato anche un compositore longevo e il primo che ha potuto proporre i suoi lavori all’estero come dite voi dell’Europa Unita. Ho avuto proprio il primato assoluto, perché generalmente i miei colleghi, componevano per il loro Principe o Mecenate che poteva essere un Arcivescovo come nel caso di Mozart o prima, in Inghilterra i Reali che ad esempio ad Handel commissionarono “La Musica Sull’acqua” per una passeggiata sul battello reale sul Tamigi. Insomma, un vero capriccio! A me invece è toccato di tutto, naturalmente anche in positivo e spero di incontrarla un’altra volta, ma mi raccomando la prossima, non mi chieda più dei miei trattamenti a corte. D’accordo?

-D’accordo e la ringrazio Maestro.

 

Bruno Bertucci

Capolavori della storia dell’arte e del tessuto riuniti in Casa Giorgione

La “Pala di Castelfranco, capolavoro primo di Giorgione, offre il naturale punto di partenza per una sontuosa mostra che trova negli ambienti del Museo Casa Giorgione il suo fulcro. Per espandersi poi in diversi siti della Città Murata, destinati ad accogliere l’attualità della grande tradizione di tessoria della Serenissima di 5 secoli fa.

La mostra, promossa dal Comune di Castelfranco Veneto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e la collaborazione dell’Associazione Veneto Museo Sistema, è curata da Danila Dal Pos, la studiosa cui si deve l’allestimento del Museo Giorgionesco, museo che dal 27 ottobre 2017 al 4 marzo 2018, ospita questa rassegna.

“Le trame di Giorgione” si presenta come una mostra affascinante e coinvolgente, ricchissima di capolavori e ancora più di storie e di nuove proposte interpretative. Si muove nel doppio binario della storia dell’arte e della storia del tessuto, a comporre una originale storia del costume. Una delle chiavi di lettura scelta dalla curatrice Dal Pos (e dal Comitato Scientifico che l’affianca) è quella allegorica, visione che consente anche di illuminare diversa-mente l’opera e la figura del Giorgione. Proprio a partire dalla Pala, opera di devozione certo, ma anche potente messaggio politico e allegorico. Molti i nuclei sui quali la studiosa si misura in questa mostra. La nuova lettura della Pala, innanzitutto. Nella raffigurazione della “Madonna e Santi” nulla è “solo” quello che sembra. Nemmeno i 5 magnifici, diversi tessuti che l’artista vi raffigura con assoluta precisione. Secondo la curatrice essi veicolano un preciso messaggio diretto al Senato Veneziano, molto attento alle vicende dell’Isola di Cipro, cui la Pala rinvia in ragione del suo committente, il nobile Costanzo, uomo di stirpe reale.

E le trame, intese come tessuti, sono quelle indossate dagli uomini e dalle donne in mostra, personalità ritratte dai grandi artisti cinquecenteschi di area veneta. L’intera mostra fa volutamente riferimento al solo territorio della Serenissima che, all’epoca, estendeva il suo dominio tra l’Egeo e la Lombardia orientale. A ritrarre questa schiera di personaggi sono artisti come Giovanni Bonconsiglio, Pier Maria Pennacchi, Vincenzo Catena, Francesco Bissolo, lo stesso Giorgione, Giovanni Cariani, Tiziano Vecellio, Lorenzo Lotto, Andrea Previstali, Bartolomeo Veneto, Bernardo Licinio, Domenico Capriolo, Jacopo Bassano e Paolo Veronese. Nei ritratti tutti indossano abiti realizzati con tessuti e complementi il cui costo era, per l’epoca, folle. Per testimoniare status symbol, raffinatezza e capacità di spesa, in un mondano trionfo dell’apparenza. Accanto ai ritratti, come in tutte le sezioni della mostra, preziosi esemplari di tessuti d’epoca.

Anche nel nucleo successivo dedicato al Seicento, il lusso si pone come fattore di distinzione identitaria, quel lusso che consiste da sempre nell’impiego di materiali e di manifatture di grande pregio e di altissimo costo. L’ultimo nucleo a raccontare la storia della manifattura tessile veneziana, in un percorso ancora una volta sviluppato tra arte e raffinato artigianato, è quello dedicato al ‘700. Qui, ancora accanto ai ritratti, viene esibita la prestigiosa collezione tessile settecentesca del Duomo di Castelfranco, insieme con abiti, corpetti, guanti e borsette dell’epoca, provenienti da Palazzo Mocenigo a Venezia. La commistione tra sacro e profano è più apparente che reale. Spesso infatti le sontuose vesti dismesse dalle grandi dame finivano con l’essere portate sull’altare sotto forma di piviali o pianete, intessute di fili di seta e oro.

Usciti dal Museo, il percorso raggiunge i “luoghi di Giorgione” nell’antico centro cittadino: il Duomo, la Torre Civica, lo Studiolo di Vicolo dei Vetri, la Casa Costanzo, la Casa Barbarella. In queste suggestive ambientazioni il pubblico è invitato ad ammirare gli esiti attuali della grande tradizione veneziana della tessitura. Per secoli la manifattura tessile ha rappresentato l’industria più fiorente del Veneto, con molte migliaia di occupati.

Delocalizzate le produzioni industriali, a testimoniare questa importantissima tradizione sono rimasti i laboratori di alta gamma. Dalle sensazionali Rubelli e Bevilacqua di Venezia, alla Bottoli di Vittorio Veneto che alleva pecore nere per evitare la tintura del filato; dalla Bonfanti di Mussolente, con i suoi inconfondibili arazzi, alla Paoletti di Follina che tesse un tartan senza pari; dalla Serica 1870 di Follina che riesce a collocare le sue impalpabili sete sul mercato cinese, fino alla “fabbrica lenta” di Bonotto a Vicenza.

La Galleria del settecentesco Teatro Accademico ospita invece i telai e la straordinaria produzione di Carlo Scarpa della Tessoria Asolana oggi non più sul mercato.

E per chi volesse approfondire di più il tema, ecco Venezia a portata di visita.

Per ammirare le prestigiose tessiture Rubelli e Bevilacqua, le creazioni di Roberta di Camerino, il Palazzo di Mariano Fortuny e il Museo del tessuto e del costume di Palazzo Mocenigo.

Per informazioni: Museo Casa Giorgione – Piazza San Liberale – 31033 Castelfranco Veneto (Tv), Tel. 0423 735626

S.E. (anche per credit fotografici)

Chelsea Manning finalmente libera

Il rilascio, lungamente dovuto, di Chelsea Manning da una prigione militare degli Usa pone finalmente termine alla punizione che le era stata inflitta per aver reso pubbliche informazioni riservate, riguardanti anche possibili crimini di guerra commessi dalle forze armate statunitensi.
Lo ha dichiarato Amnesty International, sottolineando che è arrivato il giorno per cui migliaia di attivisti dell’organizzazione negli Usa e nel mondo si sono tanto battuti, sin dall’inizio del suo crudele calvario.
“Il trattamento inflitto a Chelsea Manning è reso particolarmente insopportabile dal fatto che nessuno è stato chiamato a rispondere dei presunti crimini che lei ha portato alla luce. Oggi celebriamo la sua libertà, ma continueremo a chiedere un’indagine indipendente sulle possibili violazioni dei diritti umani da lei denunciate e l’adozione di misure protettive in modo che altri come lei non siano sottoposti a quel trattamento agghiacciante”, ha dichiarato Margaret Huang, direttrice generale di Amnesty International Usa.
Amnesty International aveva avviato la campagna per il rilascio di Chelsea Manning sin dal 2013, quando era stata condannata a 35 anni di carcere, un periodo di tempo più lungo di quello riservato ai militari condannati per omicidio, stupro e crimini di guerra.
In più, Chelsea Manning era stata tenuta per 11 mesi in detenzione preventiva, in condizioni giudicate dal Relatore speciale Onu sulla tortura un trattamento crudele, inumano e degradante. Era poi stata posta in isolamento per aver tentato il suicidio e le erano state negate le cure appropriate relative alla sua transizione di genere.
Nel 2014, durante la campagna “Write for Rights” di Amnesty International, erano state svolte quasi 250.000 azioni per chiedere il suo rilascio.
All’epoca, Chelsea Manning aveva inviato ad Amnesty International questo messaggio:

“Io sostengo la vostra azione per proteggere le persone ogni volta che la giustizia, la libertà, la verità e la dignità vengono negate. A mio avviso la trasparenza nel governo è un prerequisito fondamentale per assicurare e proteggere la libertà e la dignità di tutte le persone”.

Dopo quattro anni di campagne da parte di Amnesty International e di altre organizzazioni, poco prima di lasciare la Casa bianca l’ex presidente Obama aveva commutato la condanna.
Questa settimana Amnesty International ha lanciato la nuova campagna globale “Coraggio”, dalla parte di quei coraggiosi attivisti e whistleblower che spesso nel mondo finiscono in grave pericolo per aver sfidato le violazioni dei diritti umani.
“Il vendicativo trattamento inflitto dalle autorità statunitensi a Chelsea Manning dopo che aveva denunciato possibili violazioni da parte delle forze armate è un triste segno del limite cui coloro che hanno il potere possono spingersi per impedire ad altri di parlare”, ha commentato Huang.

“Il rilascio di Chelsea Manning mostra una volta di più che il potere delle persone può trionfare sull’ingiustizia: un messaggio che deve ispirare i tanti coraggiosi difensori dei diritti umani nel mondo che sono al centro della nuova campagna globale di Amnesty International”, ha concluso Huang.

Amnesty International Italia

 

Come raccontare e divulgare il rock: Omar Pedrini al FIM 2017!

Venerdì 26 maggio 2017: Omar Pedrini al FIM 2017! Dopo i big stranieri (David Cross, David Jackson, David Knopfler, Arthur Brown) e l’omaggio a Elvis Presley, Omar Pedrini è il primo artista italiano ad essere annunciato tra i grandi ospiti della Quinta Edizione di FIM – Fiera Internazionale Della Musica.

Quando quindici anni fa terminò l’esperienza dei Timoria, una delle rock band italiane più amate e apprezzate degli anni ’90, due dei suoi componenti intrapresero una fortunata carriera solista: Francesco Renga e Omar Pedrini. Renga è ancora oggiuna delle voci più popolari della musica italiana, mentre Omar Pedrini è uno dei testimoni più convinti della cultura rock nel nostro paese. Al di là delle sue note produzioni discografiche e dei suoi concerti (attività tutt’ora in corso), quello che rende speciale Omar Pedrini è la sua abilità comunicativa, il suo saper raccontare non solo la sua musica, ma anche tutto ciò che la sua curiosità lo aiuta a scoprire “on the road”. Una qualità importante, che gli ha aperto le porte dei grandi media popolari.

È del 2004, infatti, l’inizio della sua collaborazione con la Rai come autore (es. il programma sperimentale “Robin Hood”). Tra il 2005 e il 2007 scrive e conduce “Nu-Roads”, brevi pillole su nuove tendenze e gruppi folk in onda sabato pomeriggio su Rai 2. Sempre per la Rai scrive “Milano in Musica”, andato in onda a fine 2005. Nel biennio 2007-2008 continua l’attività di autore e conduttore televisivo con nuove puntate di “Nu-Roads” e presenta su Rai2 il programma “School of Rock”. Nel 2009 approda sul canale satellitare Gambero Rosso con “Gamberock” (alla ricerca dei collegamenti tra arte ed enogastronomia legate al territorio). Nel 2010 è il testimonial musicale della nascente Rai 5 per la quale scrive e conduce “Rock e i suoi fratelli”. Nel 2011 esordisce alla radio su Rai Isoradio e come autore di “Contromano” conquista le cuffie d’oro per miglior esordio. Tra l’autunno del 2012 e la primavera del 2013 è sugli schermi di Rai 5 con il suo nuovo programma “Pop – Viaggio dentro una canzone”, che racconta genesi e retroscena delle canzoni di maggior successo in Italia.

Dal 2005, Omar Pedrini è anche docente del Master in Comunicazione Musicale dell’ALMED  (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano), un corso che negli ultimi anni è riuscito a formare una nuova generazione di professionisti della musica (non solo musicisti) e di cui è direttore didattico Gianni Sibilla. La partecipazione di Omar al FIM 2017 si collega proprio a questa fondamentale esperienza didattica: Pedrini e Gianni Sibilla saranno presenti al FIM di Erba nel pomeriggio di venerdì 26 maggio 2017 per incontrare il pubblico in CASA FIM (lo stage-tv in diretta streaming).

26, 27 e 28 maggio 2017, tre giorni speciali per la musica con FIM – Fiera Internazionale della Musica, alla Fiera di Erba (a soli 40 km da Milano). FIM 2017 (Quinta Edizione) è un villaggio musicale aperto a tutti. FIM 2017 sarà un importante momento di formazione, informazione, incontro, confronto, cultura e divertimento. Al FIM 2017 sarà possibile trovare diverse aree: Showroom (esposizioni, incontri, esibizioni etc.) Prog Day (area dedicata al progressive-rock), Casa FIM (stage tv in diretta streaming con Jocelyn), FIM Social (presentazione musicisti), Radio FIM (web radio in diretta), FM OffStage (interviste musicisti), FIM On Air (web radio e web tv). Sulla APP di FIM Fiera: Programmi aggiornati, Artisti e Ospiti internazionali, Sconto di 2€ sul Biglietto, Alberghi convenzionati, Localizzazione e come raggiungere LarioFiere, Mappe, Espositori e tanto altro.

 

FIM – FIERA INTERNAZIONALE DELLA MUSICA

La Fiera della Musica e dei Musicisti

26/27/28 Maggio 2017

LarioFiere

Viale Resegone

Erba (CO)

 

Francesca Grispello

Dai Crivelli a Rubens. Tesori d’arte da Fermo e dal suo territorio

 

Pietro Paolo Rubens, Adorazione dei pastori, Pinacoteca civica, Fermo, Olio su tela, cm 192×300

Da oltre 400 anni il Pio Sodalizio dei Piceni garantisce un sostegno alla cultura e alla civiltà artistica delle Marche. Nel complesso di San Salvatore in Lauro era programmata per questa primavera l’esposizione dell’Adorazione dei pastori di Pietro da Cortona accanto a quella di Rubens, uno straordinario capolavoro proveniente dalla Pinacoteca civica di Fermo. Ma nei mesi scorsi gran parte della regione Marche è stata gravemente colpita dal terremoto, a partire dal 24 agosto e poi con le scosse sempre più forti del 26 e del 30 ottobre. Anche nel territorio di Fermo ci sono stati dei crolli, in alcune chiese e molti  musei, compresa la Pinacoteca civica di Fermo, sono purtroppo chiusi per lesioni. E’ in questo contesto che è nata l’idea di portare a Roma anche altri tesori d’arte di quel territorio, in questo momento non accessibili al pubblico, per allestire una mostra che faccia conoscere meglio la ricchezza di quel patrimonio artistico e per sensibilizzare il pubblico, anche al fine di raccogliere risorse da destinare ai restauri dei beni culturali di quei centri marchigiani.

Pietro da Cortona, Adorazione dei pastori, San Salvatore in Lauro, Roma, Olio su tela, cm 207×320

Per iniziativa del Pio Sodalizio dei Piceni e del Comune di Fermo, con la collaborazione della Soprintendenza delle Marche, il supporto organizzativo di Civita Mostre e il sostegno di UnipolSai, è nata così una esposizione che si articola in due momenti.

Nella prima parte, a cura di Anna Lo Bianco, saranno esposte tre grandi pale che rappresentano l’Adorazione dei pastori, quella di Pieter Paul Rubens dipinta per la chiesa di San Filippo a Fermo e quelle di Pietro da Cortona per la chiesa romana di San Salvatore in Lauro e di Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccio, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria del Carmine a Fermo. Un confronto eccezionale, che mostra come nel Seicento giunga anche in questa lontana provincia una cultura figurativa di respiro europeo.

Vittore Crivelli, Incoronazione di Maria Vergine e Santi, Pinacoteca civica, Sant’Elpidio a Mare, Tavola, cm 291x 239

Nell’altra sezione, a cura di Claudio Maggini e Stefano Papetti, sarà possibile ammirare una straordinaria raccolta di pale e polittici rinascimentali, di Carlo e Vittore Crivelli, Pietro Alemanno, Ottaviano Dolci e Giuliano Presutti. Oltre che dalla città di Fermo le opere provengono da piccoli centri come Massa Fermana, Sant’Elpidio a Mare, Sant’Elpidio Morico e  Monte San Pietrangeli. Viene così in evidenza la particolare cultura figurativa che ha caratterizzato quei territori marchigiani nel XV e all’inizio del XVI secolo, a partire dall’arrivo da Venezia di Carlo Crivelli e, dieci anni dopo, di suo fratello Vittore.

Giuliano Presutti, Madonna con bambino e santi, Pinacoteca Comunale, Fermo, Tavola, cm 165×134

Nasceva allora quella “diffusione del patrimonio” che ancora caratterizza il territorio, in una stagione straordinaria, quella rinascimentale, della quale ogni piccolo centro, ogni valle, ogni paese conserva una significativa testimonianza.

Per questo il terremoto mette a rischio non solo la vita quotidiana delle persone ma anche il tessuto culturale e l’identità di una intera comunità. Per questo la mostra intende accendere l’attenzione del pubblico su quel patrimonio artistico e sensibilizzarlo affinché, con il contributo più largo,  sia possibile al più presto tornare ad ammirare quei tesori d’arte nelle loro chiese e nei loro musei.

Roma, Complesso monumentale di San Salvatore in Lauro

11 aprile – 9 luglio 2017

Orari

Tutti i giorni 10.00/13.00 e 16.00/19.00, esclusi i festivi.

La mostra è ad ingresso gratuito

È gradita una offerta che sarà destinata ai restauri a Fermo e negli altri centri del territorio.

Barbara Izzo-Arianna Diana

Anche per credit fotografici

24a edizione del Verbier Festival

Quest’estate, i più grandi solisti internazionali e alcuni tra i giovani musicisti più promettenti della loro generazione si ritroveranno a Verbier, in Svizzera, dal 21 luglio al 6 agosto 2017, per la 24a edizione del Verbier Festival. Vi proponiamo alcuni momenti di spicco di questa edizione 2017. Per l’apertura del festival, Charles Dutoit dirigerà la Salomè in forma di concerto, mentre Esa-Pekka Salonen sarà sul podio per Elektra, due opere di Richard Strauss. Il pianoforte avrà un posto d’onore, con una decina di artisti emblematici come András Schiff, Barry Douglas, Richard Goode, Nikolaï Lugansky, Evgeny Kissin, Vladimir Feltsman, Yefim Bronfman, Grigory Sokolov, Mikhaïl Pletnev, Sergei Babayan, Yuja Wang e Daniil Trifonov. E ci saranno anche astri nascenti come Lucas Debargue, George Li, o il pianista svizzero Francesco Piemontesi. Il Verbier Festival accoglierà i massimi interpreti del violino, con Joshua Bell, Renaud Capuçon, Janine Jansen, Leonidas Kavakos e Vadim Repin. Gli artisti si esibiranno anche in combinazioni mai sperimentate prima, in occasione delle Rencontres inédites. Quest’anno, il Verbier Festival ospiterà tre giovani direttori d’orchestra sul podio della Salle des Combins: Joshua Weilerstein, Lahav Shani e Santtu-Matias Rouvali. E ci saranno anche altri musicisti promettenti, come Pablo Ferrandez, Ji Liu, il sedicenne Daniel Lozakovich, Edgar Moreau, o Dan Zhu. La Verbier Festival Orchestra eseguirà la Sinfonia N°9 di Mahler sotto la direzione di Gianandrea Noseda, e Vita d’eroe per la bacchetta di Antonio Pappano, al suo grande ritorno a Verbier dopo 19 anni di assenza. Il Festival sarà costellato di numerosi eventi speciali. In particolare, l’anniversario dei Solisti di Mosca o la serata in cui Leonidas Kavakos avrà “carta bianca”, il concerto di Pink Martini con China Forbes, Thomas Quasthoff e il suo trio jazz e il pianista jazz cubano Chucho Valdés con il suo Quintetto. Charles Dutoit riveste per l’ultimo anno il ruolo di Direttore Musicale della Verbier Festival Orchestra. Il Verbier Festival ci tiene a ringraziarlo per la qualità del lavoro svolto in tutti questi anni. Leader nell’educazione dei giovani, il Verbier Festival accoglierà quest’estate 260 giovani, nell’ambito dei suoi programmi di formazione: l’Academy, la Verbier Festival Orchestra, la Verbier Festival Chamber Orchestra e la Verbier Festival Junior Orchestra.

Inoltre, il Verbier Festival si apre a una platea più vasta e propone ben 12.000 posti a 50 CHF o meno per i melomani, un pass Giovani per i minori di 16 anni o di 26 anni, un pass week-end e un ricco programma di attività gratuite e pedagogiche. Dopo i concerti, sarà disponibile inoltre un servizio navetta tra Verbier e la stazione ferroviaria di Martigny per agevolare gli spostamenti dei frequentatori del festival. Una nuova identità visiva permetterà di coinvolgere il pubblico più ampio nell’Esperienza Verbier: incontri fra artisti, fra generazioni, fra artisti e pubblico, in uno scenario naturale straordinario. « Anche quest’estate, ho voluto riunire attorno a un repertorio d’eccezione i più grandi interpreti, che sono certo affascineranno il pubblico, insieme ai giovani musicisti più interessanti. Con tutta l’équipe del Verbier Festival, ci siamo impegnati per condividere la nostra passione per la musica. Vi do appuntamento il 21 luglio, alle 19, a Verbier! », afferma Martin T:son Engstroem, Fondatore e Direttore generale del Verbier Festival. La biglietteria online è accessibile 24 ore su 24.

Per maggiori informazioni http://www.verbierfestival.com

Sarah Turin

Amnesty International Summer Lab

Si svolgeranno da giugno a settembre in Umbria e a Lampedusa i campi estivi per i diritti umani di Amnesty International Italia, dedicati ai diversi temi di preoccupazione per l’organizzazione, tra cui discriminazione, tortura e diritti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati.

Una vacanza diversa, per riflettere sui diritti umani, su come contribuire al loro rafforzamento, sulle ragioni dell’attivismo sarà possibile:

– dal 18 al 24 giugno e dal 30 luglio al 5 agosto presso il centro “La Buona Terra” a Passignano sul Trasimeno (PG) per ragazzi dai 14 ai 19 anni;

– dal 22 al 29 luglio presso il campeggio “La Roccia” a Lampedusa (AG) per ragazzi dai 18 ai 35 anni;

– dal 6 al 12 agosto presso il centro “La Buona Terra” a Passignano sul Trasimeno (PG) per ragazzi dai 19 ai 24 anni;

– dal 2 al 9 settembre presso il campeggio “La Roccia” a Lampedusa (AG) per over 35 anni.

I campi estivi di Amnesty International Italia sono un’opportunità di incontro, condivisione, scambio e attivazione. I partecipanti sono protagonisti di un’esperienza in cui si alternano momenti formativi sui diritti umani ad altri di mobilitazione. Permettono di ragionare sugli strumenti utili per incidere in prima persona nella realtà che ci circonda, per migliorarla, per rendere il mondo in cui viviamo sempre più libero e più giusto attraverso laboratori, workshop, approfondimenti e confronti, formazioni e incontri con esperti e testimoni di violazioni dei diritti umani. Per credere che il mondo sarà migliore quando, insieme, sentiremo nostre le ingiustizie del mondo.

Dalle testimonianze dei partecipanti ai campi precedenti: “Il campo è una bella occasione per incontrare persone interessate, appassionate e molte affini a te per sensibilità su certi temi con cui costruire uno scambio costruttivo che rende il cambiamento più concreto e alla tua portata” (Cecilia, Passignano 2016 campo senior)

“Il campo Amnesty può trasformare il desiderio di capire e l’indignazione in energia attiva per cambiare la propria realtà individuale e collettiva” (Anonimo, Lampedusa 2016 campo over 35)

“Questa esperienza mi ha fatto molto pensare, la porterò sempre con me” (Edoardo, Lampedusa campo 18-25 anni)

Per maggiori informazioni sul programma e i costi dei campi estivi: Tel. 06 4490209 (10.00-17.00) campi@amnesty.it

Amnesty International Italia

Per la prima volta in Italia l’opera di Charlotte Salomon

Autoritratto, 1940

L’inferno della Shoah restituisce un sorprendente poema allo stesso tempo pittorico, teatrale, narrativo e musicale. Charlotte Salomon è una giovane ebrea berlinese che va incontro ad un tragico destino. Prima di morire ad Auschwitz, Charlotte affida il racconto di tutta la sua vita a centinaia di tempere, raccolte sotto il titolo “Vita? o Teatro?”.

Miracolosamente sopravvissuto alle persecuzioni e alla guerra, questo lascito artistico si rivelerà un autentico canto del destino, che vede proiettata la biografia di Charlotte sullo scenario più tragico del Novecento.

Dagli anni Sessanta le tempere di Charlotte Salomon sono state esposte in forma antologica in alcuni importanti musei ma sino ad oggi mai in Italia: al Centre Pompidou e al Museo Ebraico di Parigi, alla Whitechapel Art Gallery e alla Royal Academy di Londra, al Museo Ebraico di Berlino e in varie altre città tedesche, a Bruxelles, Tel Aviv, Chicago, New York, San Francisco, Tokyo…

La mostra, a cura di Bruno Pedretti, è promossa e prodotta dal Comune di Milano | Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre, in collaborazione con il Jewish Historical Museum di Amsterdam. Nelle Sale al piano terra di Palazzo Reale, l’esposizione presenta circa 270 tempere, insieme a decine di fotografie storiche che illustrano la vita di Charlotte e gli avvenimenti del suo contesto, in parallelo alle scene rappresentate nel suo poema autobiografico e ad un filmato che introduce il visitatore nel mondo dei suoi affetti.

“Questa mostra propone ai visitatori il racconto inedito di una storia tristemente nota a tutti, che rappresenta una cicatrice nella storia dell’umanità, svelando però al pubblico per la prima volta il talento di un’artista sconosciuta ai più, che ha vissuto l’esperienza dei lager nazisti fino all’epilogo più tragico – dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. L’arte si conferma così strumento di testimonianza e al tempo stesso di speranza e di riscatto, capace di ammonire e confortare, denunciare e consolare, con un linguaggio universale in grado di raggiungere chiunque, al di là di ogni confine fisico e culturale”.

Sull’opera di Charlotte esistono ormai numerosi libri, filmati e naturalmente cataloghi che ne hanno accompagnato le esposizioni, tra cui anche alcune edizioni integrali delle tempere, a cui si sono recentemente aggiunti altri tributi a questa figura eccezionale, di genere sia letterario, sia operistico, sia filmico.

La figura di Charlotte Salomon è anche la protagonista del romanzo del curatore della mostra milanese, Bruno Pedretti: Charlotte. La morte e la fanciulla (prima ed. Giuntina, Firenze 1998; ed. francese Robert Laffont, Parigi 2006; nuova ed. Skira, Milano 2015).

Informazioni su Charlotte Salomon e la sua opera sono reperibili nel sito del Jewish Historical Museum – Museo Storico Ebraico di Amsterdam.

Charlotte Salomon

Vita? o Teatro?

Milano, Palazzo Reale

Fino al 25 giugno 2017

Giulia Borroni (anche per credits fotografici)

 

“Maria Stuarda” al Teatro Carlo Felice di Genova dal 17 al 24 maggio 2017

Mercoledì 17 maggio alle ore 20.30, con repliche fino a mercoledì 24 maggio, andrà in scena  Maria Stuarda, tragedia lirica in due atti di Giuseppe Bardari, musica di Gaetano Donizetti, mai rappresentata al Teatro Carlo Felice.

Sul podio, a dirigere per la prima volta a Genova l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, l’Ucraino Andriy Yurkevych. Direttore musicale della Polish National Opera di Varsavia, dopo essersi diplomato nel 1999 in direzione d’orchestra all’Accademia Statale di Musica M. Lyssenko di Lviv, si è perfezionato con Jacek Kaspszyk al Teatro Lirico Nazionale Wielki di Varsavia e successivamente con Alberto Zedda e Gianluigi Gelmetti all’Accademia Chigiana di Siena. Vincitore del premio speciale al Concorso Nazionale di Direzione d’Orchestra Turchak di Kiev, nel 1996 ha iniziato – ancora studente – a lavorare come direttore d’orchestra stabile presso il Teatro Lirico Statale d’Opera e Balletto di Lviv.

L’opera, da sempre, mette in scena sentimenti vigorosi e passioni assolute. Maria Stuarda di Donizetti ne è un esempio estremo. Nel confronto tra le due regine alla fine del primo atto, il momento di massima tensione della vicenda, Elisabetta I d’Inghilterra rimprovera alla cugina Maria Stuarda i suoi comportamenti privati e politici e questa le risponde con una violenza verbale che non ha paragoni nella librettistica dell’epoca: epiteti che Maria Malibran, prima interprete del personaggio di Maria Stuarda nel debutto dell’opera alla Scala (1835), insistette per cantare, scatenando la reazione delle autorità, che cancellarono il titolo dal cartellone dopo appena sei repliche: uno dei casi più celebri di censura nella storia dell’opera. La trasgressione linguistica alle buone norme del linguaggio librettistico era dovuta, probabilmente, all’inesperienza dell’autore del testo (tratto dalla tragedia omonima di Schiller), Giuseppe Bardari, appena diciassettenne. Un’incoscienza giovanile provvidenziale, perché, grazie a Bardari (che diventerà un magistrato e un patriota ammirato da Garibaldi), Maria Stuarda contiene la scena più forte tra due figure femminili in tutta la storia dell’opera: uno di quei momenti in cui Donizetti, capace di leggerezza come nell’Elisir d’amore e nel Don Pasquale, precorre il Verdi più drammatico. Già verdiana è anche l’opposizione tra i sentimenti privati e le cariche pubbliche, così come la messa in gioco, nelle vicissitudini dei singoli, di valori collettivi di importanza storica: la protestante Elisabetta contro la cattolica Maria Stuarda. Ma Maria Stuarda è soprattutto l’ennesimo omaggio di Donizetti alla donna, alla sua profondità emotiva e alla sua ricchezza caratteriale, tradotte in musica attraverso lo stile del belcanto: Maria come Anna Bolena, come Lucia, come l’Elisabetta del Roberto Devereux.

Nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Teatro Regio di Parma, è il secondo capitolo del ciclo delle “tre regine” donizettiane, iniziato nella scorsa stagione con Roberto Devereux, la cui regia è interamente curata da Alfonso Antoniozzi. Le Scene sono firmate da Monica Manganelli, i Costumi da Gianluca Falaschi e le Luci da  Luciano Novelli.

Protagonista, un cast straordinario: Maria Stuarda: Elena Mosuc (Desirée Rancatore); Elisabetta:

Silvia Tro Santafe (Elena Belfiore); Roberto, Conte di Leicester: Celso Albelo (Alessandro Fantoni); Giorgio Talbot: Andrea Concetti; Lord Guglielmo Cecil: Stefano Antonucci; Anna Kennedy: Alessandra Paloma.

Le attività collaterali organizzate intorno all’opera:

Lunedì 15 maggio – ore 17.30

Libreria Feltrinelli

Incontro con il cast impegnato nell’opera

A cura del musicologo-compositore Massimo Pastorelli

In occasione della rappresentazione della Maria Stuarda, dal 17 maggio, nel Foyer del Teatro Carlo Felice sarà esposto il progetto solidale “Castelluccio di Norcia, un prezioso fiore nel cuore dell’Italia”, organizzata da AIDDA (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda). Mostra evento itinerante volta non solo a promuovere una raccolta fondi, ma anche a far conoscere le bellezze di un territorio deturpato dal terremoto del 2016, realizzato in collaborazione con la Maison DAPHNÉ di Sanremo.

Collaborazione con Liceo Artistico Statale Paul Klee-N.Barabino che permette ai proprio studenti di allargare gli orizzonti didattico-culturali attraverso approfondimenti nell’ambito teatrale, cinematografico e scenografico. Il Prof. Francesco Cento, docente del Paul Klee  è il promotore di questa iniziativa e redattore del Vocabolario Donizettiano.

A completamento sono previsti incontri monografici sull’opera direttamente nelle sedi scolastiche interessate per la preparazione degli studenti a cura di Giorgio de Martino, diffusione di parti musicali delle opere in stagione in Via Garibaldi in collaborazione con il C.I.V. La Meridiana.

Visite guidate, su prenotazione, dedicate alla struttura del Teatro e sull’allestimento dell’opera.

Maria Stuarda

Tragedia lirica in due atti di Giuseppe Bardari Musica di Gaetano Donizetti

Direttore d’Orchestra

Andriy Yurkevych

Regia

Alfonso Antoniozzi

Scene

Monica Manganelli

Costumi

Gianluca Falaschi

Luci

Luciano Novelli 

Personaggi e interpreti : 

Maria Stuarda

Elena Mosuc (17, 21, 24)

Desirée Rancatore 

Elisabetta

Silvia Tro Santafe (17, 21, 24)

Elena Belfiore 

Roberto, Conte di Leicester

Celso Albelo (17, 21, 24)

Alessandro Fantoni 

Giorgio Talbot

Andrea Concetti (17, 21, 24)

Lord Guglielmo Cecil

Stefano Antonucci 

Anna Kennedy

Alessandra Paloma

Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice e Fondazione Teatro Regio di Parma

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice Maestro del Coro Franco Sebastiani

 

Repliche

Maggio 2017: Giovedì 18 (20.30 L), Sabato 20 (15.30 F),  Domenica 21 (15.30 C), Mercoledì 24 (20.30 B).
Marina Chiappa