Interviste impossibili. Haydn, la Sinfonia e non solo

Sono come sempre alla ricerca di una nuova intervista speciale da proporre al pubblico della radio, ma vediamo un po’!

Forse ci sono. Ricordo bene di aver ricercato per molto tempo notizie varie su un grande musicista del passato, che venne definito Padre e Creatore della Sinfonia. Eccolo! È proprio Frans Josef Haydn che tanto ha dato alla musica in quasi un secolo di vita.

-Buona sera Maestro!

-Scusi, lei chi è?

-Per dirla tutta, sono un suo cultore, meglio, un vero ammiratore!

-A sì? E come mi conosce?

-Bè, devo dire che la sua musica, è stata una vera rivoluzione del tempo in cui viveva!

-Certo, già la trovo informato sulla mia attività artistica!

-In fondo sono un musicologo…

-Eh? che ha detto?

-Sì, musicologo. Allora? Come fanno i musicologi, ho voluto approfondire proprio tutte le sue sinfonie. Le dirò, che quando ho proposto al mio professore la tesi sulle Parigine, lui mi ha detto: veramente non me l’ha ancora proposto nessuno e io risposi, allora ci sono io. Quindi, mi sono dovuto documentare abbastanza. Ma mi dica, come le è venuta in mente la sinfonia degli addii?

-Per voi è un po’ un mistero, ma a me toccava comporre tutti i giorni per il ghiribizzo del mio principe e mecenate anche se le confesso che ad Esteraza era chiamato il Magnifico proprio come Lorenzo De Medici.

-È vero che le toccava mangiare con la servitù ed era trattato peggio degli impiagati d’oggi?

-Su la prego non mi prenda in giro che quella per un artista era proprio un’umiliazione. Lavoravi, davi spettacolo e poi in un cantuccio come se non esistessi. Oggi almeno potete fare sciopero e ci sono i sindacati, ha presente quello degli artisti come dite voi?

-Eh, sì, sì! Non me ne parli!

-Noi invece…

-Ma non è stato lei che ha inventato il primo sciopero musicale e mentre l’orchestra continua a suonare, nella sinfonia n. 45 se ne vanno tutti e rimangono solo in due?

-Ci risiamo, quello era l’unico modo per dire al Principe, guarda che se non ci dai quei quattro ducati che ci spettano, noi ce ne andiamo per davvero! E poi voglio vedere la sera chi scriverà la musica d’intrattenimento per i tuoi ospiti?

-Insomma un po’ un ricatto senza l’appoggio dei sindacati?

-La chiami come vuole, il fatto è che se non avessi fatto questa trovata, saremo morti tutti di stenti.

-Ma lei Maestro, ne ha inventate di tutti i colori, musicali s’intende!

-Avanti, cosa vorrebbe dirmi? Qual é il messaggio?

-Non si preoccupi, è solo una considerazione.

-Le dirò che nella sfortuna, come dicevo all’inizio, ho avuto tante fortune.

-Per esempio?

-Se all’inizio mi copiavano i pezzi, pensi che all’epoca non c’era nemmeno il diritto d’autore e sa, non potevi dire quella partitura è mia!

-Gia, infatti, alcune delle sinfonie hanno la dicitura A. che al giorno d’oggi sta per attribuito. Perciò lei ha sicuramente composto più di 100 sinfonie.

-Lasciamo perdere, basta sfottere o no? In tutti i casi, me ne hanno rubate parecchie e hai voglia a dire quella musica l’ho scritta io o cose del genere che tanto nel diciottesimo secolo non ti ascoltava nessuno.

-Ma cosa le piaceva scrivere e la divertiva di più?

-Sa, come le dicevo, ero costretto a presentare quella che oggi voi contemporanei chiamate musica di intrattenimento per il mio Mecenate.

-E allora?

-Le dirò, mi sono divertito come un matto a comporre musica da camera.

-Intende dire i suoi bellissimi quartetti?

-Proprio quelli! Mi impegnavo dal mattino presto dopo colazione, e per cominciare mangiavo un po’ di più del solito, così dopo avrei avuto la forza per affrontare al meglio la mia giornata di lavoro. Ero lì che riflettevo  perché chissà cosa gli sarebbe venuto in mente al mio padrone e chi sarebbe venuto la sera ed io come gli altri dovevo essere naturalmente pronto a servirlo! In una parola agli ordini! Altro che articolo 18 come si è inventato quel ragazzo del duemila come si chiama? Renzi! Sì, sì proprio quello. Ecco noi per dirla tutta, non potevamo nemmeno permetterci di dire, ma… Oggi invece discutete con i padroni e come li chiamano in italiano dei giorni vostri, Governanti o datori di lavoro.

-Sa che a tal proposito mi sono inventato una conferenza?

-Lei, e che titolo le ha messo?

-Proprio I Quartetti del dopo cena!

Ah, bella questa non me l’aspettavo!…

-Certo maestro che il lavoro non le mancava!

-No, e poi sono venuti in questo bellissimo castello tanti personaggi della nobiltà austriaca, da Sua Maestà l’Imperatore agli amici abituali del Principe Mio Signore.

-A proposito, c’erano molti bei quadri che magari la ispiravano a comporre con i loro disegni e colori!

-Già, questo non me lo aveva mai chiesto nessuno. Le dirò che passeggiando per i corridoi e ammirando l’infinità di opere d’arte che si potevano vedere nel castello, effettivamente mi sono venute tante idee e proprio colori che facilmente ho potuto applicare all’arte dei suoni. A proposito ho trovato le migliori ispirazioni per intitolare con i nomi più vari le sinfonie che stavo componendo nell’arco della mia lunga vita.

-Certo titoli come “Le repelle du corn o la poul”, militare, rullo di timpani…

-Certamente, ci ho messo del mio, e voi italiani dovreste sapere che i tempi sono scritti rigorosamente in italiano, mentre le danze in francese. Perché sa, a Parigi si ballava! E che coorte!

-Ma prima di addentrarci nelle sue creazioni, mi parli un po’ del periodo detto Sturm unt Drang.

-Ecco, c’era in quel periodo, o epoca come la chiamate voi adesso, una corrente filosofica che per l’appunto era detta sturmeriana e così ho pensato di comporre alcune sinfonie in tono minore diciamo riflessive che potessero riprendere un tema che fosse legato alle riflessioni filosofiche del tempo.

-Insomma, lei ha precorso anche il Romanticismo!

-Bè, cosa vuole avevo il tempo per pensare e riflettere, non come fate voi al giorno d’oggi. Non si dice così almeno in italiano?

-Corretto Maestro. Ma continui!

-Bene, le dirò in confidenza che anche se ero molto occupato a cercare un musico di qua un altro che lo sostituisse perché quello si era ammalato, mi rimaneva anche il tempo per pensare e riflettere, così venivano le idee migliori anche per i dialoghi fra solista e orchestra o anche per i ripieni orchestrali non facili da ottenere specie quando avevo a disposizione pochi elementi di un certo talento.

-Ma dica, come era composto il suo ensemble?

-Come accennato, i musicisti li sceglievo io, l’unica cosa che potevo fare autonomamente e insomma, mica tutti passavano la selezione.

-Come mai?

-Perché veda, ci dovevano essere oltre alla bravura e al sapere eseguire in qualsiasi condizione i brani della serata, anche una certa duttilità interpretativa che non è mica da tutti! Così sono risultato forse anche più interessante per quanti volessero approfondire la mia musica. Lei che ne pensa?

-Credo che assolutamente nella sua musica c’è una grande varietà di stili e di spunti, difficilmente riscontrabili in altri compositori. Qualcosa veramente ho studiato, ma credo che lei con le sue partiture e le esecuzioni, piacesse molto al pubblico della ville lumiere!

-Veramente, i francesi erano proprio dei festaioli all’epoca e anche se non c’era l’illuminazione come la intendete voi, si divertivano molto con feste e che commenti sul look degli invitati! Lei non può nemmeno immaginare lontanamente quante storie e intrighi ho potuto vedere e anche, perché no, vivere di persona!

-Certo che in tutti questi frangenti ne ha abbracciate di belle dame?!

-Sicuro, e le svelerò un segreto, che non è proprio dei più simpatici.

-Prego dica!

-Lei deve sapere che i francesi sono famosi per i loro intensi profumi, fin qui nulla di strano. Non fosse che diciamo così non si lavavano molto, perché all’epoca, l’acqua era ritenuta foriera di malattie. Per questo motivo hanno inventato dei profumi che erano così forti in maniera da coprire altri sgradevoli odori.

-Mi dica, allora lei come se la cavava in questi casi?

-Con un po’ di galanteria e qualche scusa del tipo, sono molto stanco o la lascio a suo marito che ci sta guardando. Lei mi capisce no?

-Perfettamente: non ci vedo e sa, i profumi di vario genere, li avverto molto. Mi dica però, le soddisfazioni non le sono mancate!

-Bella domanda!.. No ma non mi torni ancora una volta sui guadagni economici di cui le ho già detto. Quindi a cosa si riferisce?

-Il fatto ad esempio di avere composto all’inizio sotto l’influsso della Scuola Napoletana e dei figli di un certo Bach che quello sì aveva anche il cognome che rimandava alle note come si scrivono ancora oggi in tedesco, insomma era la musica in persona. Ma non vorrei divagare.

-La ringrazio perciò le più grandi soddisfazioni le ho avute quando la mia musica è diventata proprio la musica di Haydn.

-Infatti, lei è considerato ancor oggi Padre e Creatore della Sinfonia.

-Che dire, c’è ne è voluto del tempo, e c’erano anche dei concorrenti niente male come quel ragazzaccio di Mozart che ha vissuto così poco e ha composto alcune fra le più belle opere e anche sinfonie celebri. Ma non dimenticherei un altro musicista che ha precorso il Bomanticismo come  il mio amico Beethoven che stimavo molto. Che dire di questo grande musicista di Bonn: era un uomo con un caratteraccio che però ha scritto una musica immortale e poi non aveva paura di nessuno. Si figuri che nell’Eroica, inserì la marcia funebre dedicata niente poco di meno che a sua maestà Napoleone perché da liberatore era divenuto un tiranno. Dimenticavo, l’inno dell’Europa Unita è proprio l’Inno alla Gioia scritto proprio da Napoleone, volevo dire da Beethoven per capirci, è il finale della Nona sinfonia che oggi viene eseguito più delle mie sinfonie. Sa, qualche volta, mi confondo lei sa che la mia vita è stata lunga e che dire, i Grandi, me li devo ricordare proprio tutti e qualche volta diciamo così, faccio cilecca! Poi è difficile ricordarsi certi periodi e mi devo un po’ arrangiare con la mia memoria che non è come dite voi 16 giga o che ne so, quindi devo spaziare in queste epoche così diverse.

-Non si preoccupi, ma mi parli piuttosto ancora del suo tempo.

-Pensi che allora non c’era internet e tutto andava in carrozza o a cavallo di corte in corte quindi ci volevano giorni perché una notizia arrivasse dall’Austria dove abitavo fino alla Ville Lumiere.

-In fondo, lei è vissuto proprio attraversando il secolo della rivoluzione francese e che dire, anche lei non è stato da meno nella musica strumentale! -Sì, sono stato un vero precursore credo un pioniere, sempre tenendo conto degli influssi dei figli di Bach che anche loro erano dei musicisti di ottimo livello. Purtroppo il padre non li capiva e diceva che quelli non ci azzeccavano con la musica, se nonché, le loro composizioni hanno influenzato le mie prime sinfonie e poi però sono riuscito a inquadrare questa composizione in quattro tempi, con la forma sonata. All’inizio di solito un tempo allegro un adagio un minuetto e alla fine un altro tempo vivace di solito un allegro.

Della rivoluzione parigina e tutto ciò mi piace questa puntualizzazione, perché sono riuscito dopo tante fatiche come le dicevo, a far accettare le mie sinfonie anche a quei diavoli dei francesi.

-Se non sbaglio però, l’Imperatore di Francia, quando lei stava per morire, le ha inviato una Guardia d’Onore perché la sua casa fosse risparmiata.

-Tutto vero, proprio Napoleone, si prese cura di quel musicista malandato. Me lo avevano detto che oramai in Francia mi conoscevano e così Napoleone ha compiuto un vero gesto di cortesia cavalleresca. Insomma, che dire, la mia musica era piaciuta molto alle associazioni culturali parigine e ho avuto tanti applausi con un numero sempre maggiore di esecuzioni delle mie composizioni.

-Mi preme una domanda.

-Prego.

-Come mai alcune delle sue sinfonie hanno un titolo?

-Le dirò sono state le circostanze fra le più diverse che mi hanno fatto creare le mie composizioni e le svelo un piccolo segreto, sono stato io a introdurre il corno nell’orchestra in maniera stabile.

-Infatti, una delle sue sinfonie si chiama proprio “Il richiamo del corno” o mi sbaglio?

-No, no, è proprio così; lei mi lascia un po’ sorpreso, perché è come se mi conoscesse!

-Bè, mi sono impegnato molto per studiare la sua musica e come le ho detto sono documentato. Ma mi parli ancora degli altri titoli che ha voluto mettere alle sue sinfonie.

-Vede, a parte la già citata sinfonia “Il richiamo del corno”, per Parigi ho scritto un gruppo di sei sinfonie dette per l’appunto “Parigine”.  Alcune hanno proprio un titolo “La Polle”, “La Reine” e  quindi ho scritto anche un gruppo di sinfonie per Londra e fra queste ci sono “Militare” o “Rullo di Timpani” e naturalmente “Londra”!

-Insomma, una bella fantasia!

-La chiami come le pare, fatto sta che ero sempre lì a comporre.

-Nella sua lunga vita, però lei è diventato famoso e poi un ponte fra Classicismo e Romanticismo.

-Si, non nascondo che da quando la Loge Olimpique ha accettato di far eseguire le mie composizioni, mi sono dovuto impegnare parecchio e sa cosa le dico? Gli editori come il mio preferito Artaria, ad un certo punto, non riuscivano più a fare fronte alle richieste, quindi mi toccava lavorare sempre di più.

-Però la Loges, mi risulta fosse un ambiente molto colto e raffinato.

-Certamente, noi musicisti eravamo vestiti con una livrea molto elegante e i bottoni d’oro. Quindi guai a presentarsi per le esecuzioni come oggi in giacca e cravatta, che saresti subito stato messo all’indice e naturalmente non ti saresti potuto più presentare in quel club così esclusivo. Fra l’altro come le dicevo, sono stato anche un compositore longevo e il primo che ha potuto proporre i suoi lavori all’estero come dite voi dell’Europa Unita. Ho avuto proprio il primato assoluto, perché generalmente i miei colleghi, componevano per il loro Principe o Mecenate che poteva essere un Arcivescovo come nel caso di Mozart o prima, in Inghilterra i Reali che ad esempio ad Handel commissionarono “La Musica Sull’acqua” per una passeggiata sul battello reale sul Tamigi. Insomma, un vero capriccio! A me invece è toccato di tutto, naturalmente anche in positivo e spero di incontrarla un’altra volta, ma mi raccomando la prossima, non mi chieda più dei miei trattamenti a corte. D’accordo?

-D’accordo e la ringrazio Maestro.

 

Bruno Bertucci

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