69a Estate Teatrale Veronese

La 69a edizione dell’Estate Teatrale Veronese prevede – dal 16 giugno al 16 settembre – cinquantuno serate di spettacolo, trenta al Teatro Romano e ventuno in Corte Mercato Vecchio. Organizzata dal Comune di Verona, l’Estate Teatrale Veronese ha come main sponsor per il decimo anno consecutivo Banca Popolare di Verona – Banco BPM e si avvale della collaborazione di Agsm. Tre le sezioni in cui si articola l’edizione 2017: prosa, danza e musica. Per la prosa, quattro gli spettacoli in cartellone, due dei quali nell’ambito del Festival Shakespeariano: Riccardo II e Sogno di una notte di mezza estate.

Riccardo II andrà in scena, inaugurando la sezione prosa, il 6, 7 e 8 luglio alle 21.15. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Metastasio – Teatro Stabile della Toscana, avrà per protagonisti Maddalena Crippa, Paolo Graziosi, Graziano Piazza e Alessandro Averone e sarà firmato da Peter Stein. Il Festival Shakespeariano proseguirà con Sogno di una notte di mezza estate in programma il 26, 27, 28 e 29 luglio alle 21.15. Gli interpreti principali saranno Violante Placido, Giorgio Pasotti, Paolo Ruffini e Stefano Fresi con la regia di Massimiliano Bruno. Entrambe le produzioni shakespeariane saranno proposte in prima nazionale. In prima nazionale anche Le baruffe chiozzotte di Carlo Goldoni messe in scena – il 19, 20, 21 e 22 luglio alle 21.15 – dal Teatro Stabile del Veneto -Teatro Nazionale con la regia di Paolo Valerio. Chiuderà la sezione prosa il 15 e 16 settembre alle 21.00 la tragedia Sette contro Tebe di Eschilo proposta dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico nella nuova traduzione di Giorgio Ieranò. La collocazione dell’evento a metà settembre è piuttosto insolita per la manifestazione. Ma dal momento che le due serate coinvolgeranno le scuole medie superiori del Nord Italia, era necessario attendere la ripresa dei corsi scolastici 2017-18. Tra i protagonisti della tragedia di Eschilo che il 6 maggio debutta al Teatro Greco di Siracusa, gli attori Marco Foschi, Aldo Ottombrino e Anna della Rosa diretti da Marco Baliani.

Per la danza, grande ritorno a Verona del Victor Ullate Ballet – Comunidad de Madrid che il 4 e 5 agosto alle 21.15 proporrà in prima ed esclusiva nazionale una nuova versione di Carmen a firma di Victor Ullate. Sarà invece la prima esibizione in assoluto al Teatro Romano quella dei danzatori-percussionisti-attori-acrobati della compagnia inglese Stomp in scena l’8, 9, 10, 11 e 12 agosto alle 21.15.

Per la musica sono tre le serate di Rumors (16, 18 e 19 giugno) che avranno per protagonisti, rispettivamente, il giovane cantautore inglese Rag’n’Bone Man, il grande crooner americano Tony Bennett e Francesco Gabbani, vincitore dell’ultimo festival di Sanremo. Sette le serate di Verona Jazz (dal 20 al 26 giugno) che proporrà la Billy Cobham Band, Paolo Fresu, David Gazarov, Rafhael Gualazzi, Stefano Bollani, Simona Molinari, Luca Aquino & The Jordanian National Orchestra’S Ensemble.

Completano il cartellone 2017 i nove spettacoli (cinque di prosa e quattro di danza) di Corte Mercato Vecchio in programma dal 30 giugno al 28 luglio.

Riccardo II (finora rappresentato solo tre volte nell’ambito del Festival Shakespeariano) mancava da dieci anni dal cartellone del Teatro Romano. L’ultima edizione, quella del 2007, fu del Berliner Ensemble (la compagnia fondata da Bertolt Brecht) con la regia di Claus Peymann.

«Riccardo II – dice Peter Stein – occupa un posto particolare nell’opera di Shakespeare, anche fra le sue tragedie dedicate ai re. Il dramma tratta esclusivamente della deposizione di un re legittimo, un tema politico eminente che facilmente si può traslare ai nostri tempi: è possibile deporre un sovrano legittimo? Il nuovo re non è un usurpatore? Una tale deposizione non è simile all’assassinio di ogni ordine tradizionale? Durante il suo regno – prosegue Stein – Riccardo II ha messo contro di sé tutte le forze sociali: egli ha sfruttato il proprio potere in tutte le direzioni immaginabili, ha sconfinato le proprie competenze e si è preso ogni libertà, anche sessuale. È un giocatore, un attore, ma pur sempre un re che anche dopo la sua deposizione rimane un re. Mentre il suo rivale che prende il suo posto sul trono come usurpatore, genera esattamente lo stesso meccanismo di ostilità contro il suo potere, poiché tale potere si basa sul puro arbitrio. Riccardo, che nella sua esaltazione va oltre il proprio tempo, poiché la monarchia assoluta si sarebbe sviluppata molto più tardi, può essere interpretato da una donna che recita la parte maschile. In questo modo – conclude Stein – diventa ancora più chiaro il carattere inconsueto di questo re e gli aspetti fondamentali della discussione politica risultano più evidenti»

Sono invece ben sedici le precedenti edizioni del Sogno di una notte di mezza estate. La nuova versione sarà firmata da Massimiliano Bruno, apprezzato protagonista della scena teatrale quanto di quella cinematografica. Suo il film Beata ignoranza con Alessandro Gassmann e Marco Giallini uscito due mesi fa, divertente commedia che racconta le vicende di due nemici/amici, insegnanti di liceo, che si sfidano su una problematica attualissima, se sia legittima o no la dipendenza dai social network.

«Quello che voglio da questo Sogno – sottolinea Massimiliano Bruno – è tirare fuori la dimensione inconscia che Shakespeare suggeriva neanche troppo velatamente. Puntellare con l’acciaio la dimensione razionale imprigionata nelle regole e nei doveri bigotti e rendere più libera possibile quella onirica, anarchica e grottesca. E così il nostro bosco sarà foresta, Patria randagia di zingari circensi e di ambivalenti creature giocherellone, Puck diventerà un violinista che non sa suonare, Bottom un pagliaccio senza palcoscenico, Oberon un antesignano cripto-gay e Titania una ammaestratrice di bestie selvagge. L’intenzione è essere affettivi senza essere affettuosi, ferire per suscitare una reazione, divertire per far riflettere, vivere nella verità del sogno tralasciando la ragione asettica e conformista. Un Sogno di una notte di mezza estate che diventa apolide e senza linguaggio codificato, semplici suoni e immagini  che sono – conclude il regista – meravigliose memorie senza mai essere ricordi».

Ad affiancare Shakespeare ritorna quest’anno Goldoni. Vi torna con il suo capolavoro Le baruffe chiozzotte che mancava da quasi trent’anni al Teatro Romano: l’ultima edizione andò infatti in scena nel 1988 per la regia di Gianfranco de Bosio. Questo nuovo allestimento nasce con l’intento di unire e valorizzare il meglio delle espressioni artistiche e delle energie produttive venete “nel segno – come voleva Goldoni – della coralità”. Lo spettacolo è frutto della collaborazione fra l’Estate Teatrale Veronese e il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale. «La storia teatrale delle Baruffe – dice Valerio – è intimamente legata a Verona. Renato Simoni, che diede vita all’Estate Teatrale Veronese nel 1948 con Romeo e Giulietta, aveva messo in scena nel 1936 alla Giudecca una memorabile edizione delle Baruffe con la soprano Toti dal Monte nei panni di Lucietta che apriva e chiudeva lo spettacolo con due canzoni. Come ricorda Luigi Lunari, le Baruffe sono l’”ultimo” testo di Goldoni. E infatti, in questo affresco di grande leggerezza e irresistibile divertimento, s’intravede – prosegue il regista – il colore della malinconia, la sensazione del tempo irresistibile che fugge. Le donne delle Baruffe hanno l’urgenza di non far passare un altro inverno senza essersi maritate. Poi gli uomini ripartiranno per mare, e torneranno, forse, presto o tardi a Chioggia. E per raggiungere questo scopo, l ‘anello e il matrimonio, le regole di Chioggia vanno rispettate, e le differenze di censo tra pescatori sono semplici ma chiare. Il mondo femminile, fatto di famiglie e relazioni, di lavoro al merletto e di sogni d’amore, è il luogo della strada. Accanto, il canale, il mondo degli uomini del mare – conclude Valerio – che tornano per ripartire».

Completa e conclude il cartellone della prosa, collegandosi idealmente con Riccardo II sul tema del potere e della guerra, la tragedia Sette contro Tebe che descrive con icastico nitore il terrore della guerra e richiama in modo diretto ed efficace il dramma epocale dei popoli che oggi, alle porte d’Italia e nel bacino del mediterraneo, vivono in stato d’assedio e di guerra con le sofferenze che rimbalzano quotidianamente anche sulle società europee.

«Tebe – dice Marco Baliani – è una città assediata, in preda al panico, contesa tra eserciti fratelli. È la paura la protagonista dell’intera opera, una paura fomentata dai suoni, dal clamore e dagli echi dell’esercito nemico che circonda la città. Una città abitata più da donne che da uomini, come tutte le città contemporanee dove la guerra e l’assedio sono stillicidio quotidiano. Tebe è come Sarajevo ieri, come Aleppo oggi.

Quando il Messaggero descrive la terribilità degli scudi dei sette guerrieri nemici che si apprestano ad assaltare le sette porte della città, proietta su quegli scudi la paura dell’intera città. Eteocle – prosegue Baliani – deve faticosamente trovare altre parole che rendano inefficaci le apocalittiche visioni del Messaggero, riducendo i sette guerrieri nemici a umanissimi corpi contro cui scagliare altri corpi guerrieri, i sette eroi tebani che li affronteranno, compreso lui stesso che si scontrerà alla settima porta col fratello Polinice. Eteocle è un eroe fragile, L’efficacia delle sue parole si misura solo sul plauso del popolo, prima ancora che sulla scena della battaglia. Fin dall’inizio si scontra con le donne impaurite, scaricando su loro l’ansia dello scontro imminente. Antigone è figura anch’essa fragile, attonita di fronte alla catastrofe, guidata unicamente dall’istinto. A lei, fin dall’inizio metterò in bocca parole che spetterebbero al coro, perché la guerra fratricida avviene da subito anche all’interno della città, è una guerra tra fratelli malnati. La scissione finale tra chi vorrebbe seppellire Polinice e chi no – conclude Baliani – è quello che sempre accade dopo una vittoria, quando comincia la spartizione cruenta tra i vincitori alleati, quello che è accaduto alla Libia dopo Gheddafi, quel che accadrà a Mosul tra breve, quel che accadde a Berlino nel secolo scorso».

Riccardo II e Sette contro Tebe saranno al centro di una serie di eventi, convegnistici e spettacolari, sul tema “Regalità e potere” nel teatro shakespeariano e classico, organizzati in collaborazione con l’Università di Verona nei mesi di maggio e giugno quale preludio alla stagione del Teatro Romano.

Per la danza la compagnia spagnola più affermata a livello internazionale, il Victor Ullate Ballet – Comunidad de Madrid nato nel 1988 su iniziativa del Ministero spagnolo della Cultura, presenterà la nuovissima coreografia Carmen su musiche di Georges Bizet e Pedro Navarrete. Una versione rinnovata di questo classico che Ullate intende liberare da alcuni abusati cliché per approfondire l’essenza della vicenda in sintonia con i tempi moderni. A tredici anni di distanza torna dunque al Teatro Romano (dove aveva proposto i suoi “cavalli di battaglia” De Triana a Sevilla, Jaleos, Burka e Sola) questa grande compagnia assurta da anni ad “ambasciatrice” ufficiale della Spagna nel mondo. La formazione, diretta da Eduardo Lao, lega il suo nome a quello del condirettore e fondatore Victor Ullate, danzatore nato nel 1947 a Saragoza e cresciuto artisticamente con Maurice Bejart all’interno del Ballet du XX Siècle.

Il settore danza propone inoltre la compagnia Stomp conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, da Broadway a Parigi, da Los Angeles a Tokyo, per le sue originali ed entusiasmanti esibizioni. Stomp mette in scena il suono del nostro tempo, traducendo in una sinfonia intensa e ritmica i rumori e le sonorità della civiltà urbana contemporanea. Lo fa usando i comuni oggetti della vita quotidiana (bidoni, pneumatici, lavandini, scope, spazzoloni) in uno straordinario “concerto” di ironia travolgente. Fondata nel 1991 a Brighton da Luke Cresswell e Steve McNicholas, la compagnia può oggi vantare cinque formazioni internazionali fisse che in contemporanea (visto il grande successo mondiale) si esibiscono nell’ambito di diverse tournée.

Nel contesto scenico più intimista di Corte Mercato Vecchio altre proposte di prosa e di danza. A inaugurare la sezione prosa il 3 e il 4 luglio sarà Fondazione Aida che presenterà Il mago di Oz di Lyman Frank Baum con la regia di Giuseppe Costalunga. Seguirà, il 5 e 6 luglio, proposto sempre da Fondazione Aida, Una storia a tempo di jazz di Giuseppe Costalunga che ne curerà anche la regia. L’11, 12, 13 e 14 luglio sarà la volta di Cantieri Invisibili con Liberté, egalité, varieté, regia di Alberto Bronzato. Il 18, 19, 20 e 21 luglio

Punto in Movimento / Shiftingpoint porterà in scena Molto rumore per nulla di William Shakespeare con la regia di Roberto Totola. Chiuderà la sezione prosa, il 25, 26, 27 e 28 luglio, il Teatro Scientifico – Teatro Laboratorio con Cassandra site specific nell’interpretazione di Elisabetta Pozzi che ne curerà anche la drammaturgia con il contributo di Massimo Fini.

A inaugurare la sezione danza (il 30 giugno e il 1° luglio) sarà Ersiliadanza con Felicità interna lorda di Laura Corradi. Sarà la volta, l’8 luglio, dello Spellbound Contemporary Ballet con Rossini ouvertures di Mauro Astolfi. Seguirà, il 15 luglio, Piazzolla tango di Luciano Padovani nell’esecuzione di Naturalis Labor. Chiuderà la sezione danza, il 22 luglio, la compagnia spagnola Otradanza con Polvo di Asun Noales.

Enrico Pieruccini

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