Memorie di una famiglia ferrarese ebrea fra Otto e Novecento in mostra

Enrica Calabresi

Racconta, attraverso foto e documenti d’epoca, le vicende di una famiglia ferrarese ebrea, fra Otto e Novecento, la mostra che fino al 16 luglio 2017 riapre al pubblico al Museo civico del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara (corso Ercole I d’Este, 19).

L’esposizione, curata dalla responsabile del Museo Antonella Guarnieri, ha per titolo ‘Una famiglia ferrarese ebrea: la storia d’Italia raccontata dai “Calabresi” (1867-1945)’ e torna dopo una prima esposizione negli scorsi mesi di gennaio e febbraio, che ha fatto registrare una grande affluenza di pubblico. La mostra, a ingresso gratuito, sarà visitabile dal martedì alla domenica dalle 9,30 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Hanno collaborato all’allestimento della mostra Elena Ferraresi e Martina Rubbi.

La mostra nasce dall’incontro con Massimo Calabresi, pronipote di una famiglia di ebrei sefarditi, sfuggiti alle persecuzioni spagnole, approdati, probabilmente in Calabria e, quindi, giunti a Ferrara già nel ‘700. Massimo Calabresi ha messo a disposizione del Museo del Risorgimento e della Resistenza la vasta documentazione archivistica, ricca di interessante e particolare materiale fotografico. Questa documentazione che parte dal 1867 e arriva sino al 1945 racconta, incarnandola in personaggi con un nome e un volto, la storia dei ferraresi e degli italiani ebrei che in quel frangente passarono dall’aver conquistato una completa integrazione all’essere perseguitati, sino alla morte, da un regime, quello fascista, che in origine, diversi di loro, a causa della propria provenienza sociale, avevano sostenuto. Senza dimenticare l’importante e variegato aiuto fornito dall’ebraismo estense, e nazionale, all’antifascismo ed alla Resistenza.

Su tutti emerge un volto, quello di Enrica Calabresi, nata a Ferrara nel 1891, scienziata di chiara fama, che venne arrestata e si suicidò, per non finire in campo di concentramento, nel carcere di Santa Verdiana a Firenze il 20 gennaio 1944, ingerendo una fiala di floruro di zinco, che portava sempre con sé, alla vigilia della deportazione ad Auschwitz.

 

Alessandro Zangara

(anche per credit fotografico)

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