Scuola… di cucina. Consigli e pareri degli under 18

Ospitiamo alcuni pareri raccolti tra ragazzi sul tipo di ristorazione che consigliano.

 

Ora parlo un po’ degli agriturismi.

Gli agriturismi hanno ristoranti che offrono pietanze molto buone e con sapori molto delicati.

Essi possiedono animali che vengono poi macellati per preparare pietanze nostrane.

Ci sono vari agriturismi, ma io sono andata in un agriturismo in Valle Sabbia.

Questo agriturismo lo consiglio perché i prezzi sono molto ragionevoli, è un bel locale, si mangia bene e c’è una visuale bellissima lì attorno.

                                                                                                                                             Lucrezia

Le mie esperienze passate in autogrill possiamo dire che sono state utili, perché ho trovato aspetti di cui non ci si accorge al primo impatto, ad esempio per il fattore igienico sono un po’ carenti.

Non in bagno, ma nella zona bar dove c’è quasi sempre sporco per terra e sui tavoli; poi alcune volte si possono trovare brioche, ma anche panini, che sono un po’ stantii; alla cassa sono molto lenti (spesso per il poco personale) quindi non comprate troppa roba, anche perché hanno prezzi più alti rispetto al normale.

A. C.

 

Io consiglio di andare al ristorante dove vendono solamente carne. Lo consiglio perché è molto buona; soprattutto consiglio la fiorentina: è una carne buonissima, oppure anche la carne di cavallo, solo che costa un po’ cara. Ci sono tutti piatti di carne che soddisfano per il gusto e se hai molta fame è un piatto abbondante che va assaporato. Io consiglierei di andare per cena perché per pranzo diventa troppo pesante. Sono molto buone anche le carni grigliate con aggiunta di peperoni e salse; la salsa più indicata è la salsa barbecue che si abbina molto con il sapore della carne, però è abbastanza piccante. Poi della carne ci sono vari tipi e di tutte le grandezze, come la fiorentina che è alta quasi due dita ed è molto grande. Consiglio molto questo tipo di ristorante: quando si vuole scegliere un buon ristorante di qualità scegliete quello che offre tutte portate di carne.

S. G.

 

La settimana scorsa sono andata a mangiare in un ristorante cinese a Brescia. È un ristorante né troppo grande né troppo piccolo. Si mangia molto bene e il cibo è di ottima qualità, e anche il servizio è ottimo. Servono solo cibo cinese come: spaghetti di soia alla griglia, ravioli, nuvole di granchio, involtini primavera e tante altre pietanze. A me personalmente piace molto il cibo cinese in generale e lì è molto buono. Se vi trovate vicino a Brescia vi consiglio molto la cucina cinese, anche se Brescia è patria di ottima cucina tradizionale.

V. C.

 

La steak house è un ristorante basato su carni di ogni tipo tra cui: bistecche, hamburger, costine, fiorentine, costate, ecc. con contorni di patate al forno o fritte, insalate crude e verdure cotte. È sconsigliata ai vegetariani. È un paradiso per chi ama la carne alla griglia o i panini farciti di hamburger succosi con le salse. Ci sono molte bibite a scelta, in bottiglia o alla spina. Ci vado sempre volentieri e ne esco sempre convinta e soddisfatta, con prezzi ragionevoli per bambini ed adulti, e con dolce finale di ogni tipo.

Miira

Ciao. Oggi sono a casa e non ho voglia di cucinare, così mi dirigo a Concesio, nel complesso che dà sulla rotatoria più vicina a Brescia. Cucinano il polletto sia piccante che normale: a me piace il polletto. Oltre a quello ci sono anche patatine e cotoletta, il bere a volontà. Ve lo consiglio perché è abbastanza economico; in estate, o anche in questi giorni di sole, è anche più accogliente perché c’è l’area fuori con sedute molto comode.

T. P.

L’Ottocento e il primo Novecento da Hayez a Casorati a Verona

 

 il Sindaco di Verona in visita alla mostra al GAM

Primo importante appuntamento per la valorizzazione del nuovo Sistema Museale unico della Città di Verona, impegnata nella creazione di nuovi percorsi espositivi presso le proprie sedi museali.

La Galleria d’Arte Moderna Achille Forti apre le porte di Palazzo della Ragione con una mostra che rinnova il percorso espositivo permanente della collezione civica, dal titolo L’arte a Verona tra avanguardia e tradizione. L’Ottocento e il primo Novecento da Hayez a Casorati, arricchita da una sezione collaterale che rende omaggio ai 20 anni dalla prima acquisizione di opere d’arte contemporanea da parte della GAM, dal titolo Luoghi della mente. 20 anni di arte contemporanea.

L’esposizione della collezione storica, sviluppata al piano nobile del Palazzo, curata dalla direttrice Francesca Rossi, intende mettere in evidenza una caratteristica costante della cultura artistica di Verona attraverso i secoli, la capacità di misurarsi con un crocevia di culture diverse pur affermandosi come centro di produzione autonomo e originale. Lungo l’arco di oltre un secolo, tra Ottocento e primo Novecento, Verona è stata protagonista di scambi e relazioni culturali e artistiche con Milano (la cultura accademica, il risorgimento, la scapigliatura, il divisionismo), con Venezia, Firenze, Napoli e con la cultura nordica.  La città è animata in questo periodo da un forte senso civico e dal mecenatismo di autorevoli personalità  locali che si riflette in importanti commissioni artistiche e nella promozione di iniziative culturali a sostegno delle arti.

Il percorso, articolato in tre sale, presenta circa 90 opere tra dipinti, lavori su carta e sculture che illustrano episodi distintivi della storia e della cultura figurativa veronese e italiana tra il 1830 e il 1920, in una incalzante dialettica tra i poli dell’ avanguardia e della tradizione.

Nelle prime due sale, la “Sala delle Colonne” e la “Sala Quadrata”, è presentata l’arte dell’ Ottocento tra pittura e scultura realista, di storia, di genere, scapigliata e divisionista, con un focus inedito sull’Accademia di Belle Arti di Verona sotto la direzione del veneziano Napoleone Nani, che ebbe tra i suoi allievi Angelo Dall’Oca Bianca.

Tra i capolavori esposti, opere di Giuseppe Canella, Carlo Ferrari, Alessandro Puttinati, Ugo Zannoni, Francesco Hayez, Pompeo Maria Molmenti, Domenico Induno, Silvestro Lega, Antonio Mancini, Angelo Morbelli, Medardo Rosso, Mosè Bianchi, Napoleone Nani, Giacomo Favretto, Luigi Nono, Angelo Dall’Oca Bianca, Vincenzo De Stefani, Giuseppe Romeo Cristani.

Nella terza sala, la sala “Picta”, trova invece spazio l’arte veronese del primo Novecento, protagonista di una stagione particolarmente prospera grazie alla presenza stimolante della figura di Felice Casorati e all’influenza esercitata sui veronesi dalle Biennali veneziane e dal gruppo riunito attorno a Nino Barbantini a Ca’ Pesaro.

Qui sono esposte opere dello stesso Casorati, di Alfredo Savini, Ugo Valeri, Umberto Moggioli, Pio Semeghini, Umberto Boccioni, Guido Trentini, Angelo Zamboni, Giuseppe Zancolli, Ettore Beraldini, Eugenio Prati, Baldassarre Longoni, Antonio Nardi.

Una rigorosa selezione di prestiti provenienti dalle collezioni di Fondazione Cariverona e del Banco BPM arricchisce puntualmente le diverse sezioni del percorso.

La quarta ed ultima sala espositiva, detta “Orientale”, ospita un suggestivo focus a cura di Patrizia Nuzzo sull’arte del nostro tempo, in occasione dei vent’ anni di acquisizioni di opere contemporanee per l’incremento delle collezioni della GAM, di cui si ricordano, da ultime, le recenti donazioni del “Premio Ottella for GAM”.

Da Masuyama ad Hashimoto, attraverso Julia Bornefeld, Enzo e Raffaello Bassotto, Botto e Bruno, Gohar Dashti, Giorgio Olivieri, Antonio Rovaldi, il percorso espositivo si configura come un viaggio tra paesaggi che evocano un universo fisico e mentale, tra periferie di città e luoghi dello spirito alla ricerca di uno spazio ideale, panorami insieme astratti e reali, puri e “contaminati”.

Anche in questo caso la mostra si avvale di un importante prestito concesso dalla Galleria Studio La Città di Verona.

L’ARTE A VERONA TRA AVANGUARDIA E TRADIZIONE.

L’OTTOCENTO E IL PRIMO NOVECENTO DA HAYEZ A CASORATI

Fino al 28 febbraio 2019

Sezione collaterale

LUOGHI DELLA MENTE. 20 ANNI D’ ARTE CONTEMPORANEA

Fino al 30 novembre 2018

 

Comune di Verona, foto da Roberto Bolis

 

Zhang Dali in mostra a Bologna

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“Tutte le mie opere hanno una stretta relazione con la realtà che mi circonda”.
Si racconta così Zhang Dali, uno dei più noti artisti cinesi contemporanei, in mostra a Palazzo Fava, a Bologna.

Pittore, scultore, performer, fotografo, Zhang Dali è definito street artist per l’irriducibile volontà di cercare un dialogo con tutti gli elementi che permeano lo spazio urbano.

A Bologna, dove ha vissuto dall’89 al ’95 dopo la protesta di piazza Tienanmen, scoprì la graffiti art, forma artistica che portò poi in Cina diventatone il precursore.  La sua arte racconta, attraverso un dialogo con la città e con i suoi abitanti, la trasformazione storica, sociale ed economica della Cina degli ultimi trent’anni. I suoi lavori, esposti nelle più importanti gallerie e musei del mondo, sono frutto di uno sguardo profondamente umano.

Nove le sezioni in cui sono raggruppate le 220 opere tra sculture, dipinti, fotografie e installazioni, che spaziano nella sua imponente produzione artistica.

“Meta-Morphosis” – Zhang Dali a Palazzo Fava fino al 24 giugno.

Orari: Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica: 10-20

Palazzo Fava, via Manzoni 2, Bologna

Biglietti: Intero € 10, Ridotto € 8

Genius Bononie

 

La mostra “A me gli occhi” è a Milano

D. Di Guardo, Lost in Jaipur, Rajasthan, India 2015

Lo sguardo è il tema portante della mostra fotografica “A me gli occhi” che inaugura la stagione espositiva del nuovo spazio pensato per l’arte e la fotografia contemporanea Red Lab Gallery in via Solari 46 a Milano.

Curata da Lucia Pezzulla e realizzata in collaborazione con il partner tecnico photoShoWall by plano design, “A me gli occhi” presenta i lavori di cinque fotografi italiani, Thomas Conti, Antonio Delluzio, Diego Di Guardo, Pablo Peron ed Elena Senti, che hanno puntato la luce dei loro obiettivi sugli sguardi delle persone, cercando, ognuno a modo suo, di carpire quell’attimo dell’anima capace di rivelarci l’identità vera e profonda di un uomo o di una donna.

A colori o in bianco e nero, ognuno di questi sguardi ha una sorta di capacità seduttiva che inchioda, blocca, creando a volte nell’osservatore un senso di disagio e imbarazzo. Sguardi che ci consegnano la propria storia, intrinsecamente soggettiva, ma non per questo meno vera. Storie che altrimenti non sapremmo tradurre e comprendere. Storie che trovano un momento di equilibrio negli occhi.

T. Conti, Il Fiore Rosso 2017-3

Durante tutta la durata della mostra sarà esposte le collezioni 3H Eyewear, gli occhiali tutti realizzati a mano e in edizione limitata da maestri artigiani che usano esclusivamente materie prime di grande valore.

La programmazione della Red Lab Gallery di Milano proseguirà dal 17 al 31 maggio con la mostra “I colori dell’iride” dedicata alla fotografia di Fabio Maremmani, a cura di Roberto Mutti e inserita all’interno del Milano Photofestival 2018.

“A me gli occhi”, Red Lab Gallery, Via Solari 46, Milano

Fino al 10 maggio 2018

Orari di apertura: lunedì-venerdì 10.00-12.30 / 15.30-19.00; sabato 9.30-12.30 / 15.30 – 19.00

 

de Angelis

 

 

Alla Pianca School la balance bike

La balance bike in Italia non è ancora molto conosciuta e viene definita in molti modi, mentre nel nord Europa è una tappa fondamentale per imparare ad andare in bicicletta. Nel nostro Paese ha preso l’appellativo di “bici senza pedali” e raramente anche “bici senza rotelle”, dovuto alla sua caratteristica principale di essere sprovvista sia dei pedali sia delle rotelle, aspetto che stupisce la maggior parte dei genitori, abituati fin da piccoli al tradizionale triciclo o alla bici con le rotelle e pedali.

Su una “balance bike” non solo si impara a curvare più facilmente e nel modo corretto, ma si acquisisce e si migliora l’equilibrio, stimolando la percezione di sé in rapporto al mondo esterno. Dal punto di vista psicomotorio, la balance bike permette di acquisire più “tasselli motori” rispetto a quella con le rotelle.

Far divertire cercando di sviluppare al contempo alcune abilità fondamentali per la crescita dei più piccoli: è questa l’idea di Pianca School” ha spiegato la dirigente scolastica Mirella Pianca “Imparando da soli a stare sulla bici, i piccoli biker acquisiranno maggiore fiducia nelle loro abilità, dato che saranno indipendenti e potranno seguirci quando passeggiamo senza essere spinti, tirati o aiutati: dovranno solo spingere con i piedi e impugnare il manubrio.” 

Per questo il 5 maggio, presso il campo sportivo dell’istituto di Via M. Giunti, 12/a di Conegliano, si svolgerà la prima gara di Balance Bike in provincia di Treviso. Una manifestazione aperta a tutti, non solo agli iscritti della scuola. La mattinata di gare, dedicate ai bambini dai 2 ai 4 anni, inizierà alle ore 9.00 e terminerà nel primo pomeriggio. Verrà consegnato un premio a tutti i partecipanti.
Per ulteriori informazioni e iscrizioni:

Tel. 0438-453997

Termine delle iscrizioni: 27 aprile

Costo dell’iscrizione: 5 Euro

In caso di maltempo la manifestazione si terrà il 26 maggio.

ATC

Ottocento, il nuovo spettacolo messo in scena dal CTB di Brescia

 ph Aleksandra Pawloff 

Tornano a calcare il palcoscenico della Leonessa d’Italia Elena Bucci e Marco Sgrosso con un’intelligente lavoro che cavalca le gesta culturali italiane del secolo d’oro della nostra recente cultura, l’Ottocento che dà il titolo alla piece. Nel piccolo e accogliente teatro Santa Chiara-Mina Mezzadri di Brescia, prende così forma l’atterraggio di Mary Poppins di cui si vede la figura nera su un velo di memoria e di ricordo; quel velo che troppo spesso ci offusca, in un’era che guarda sempre all’introito che la cultura può dare, ma senza conoscerla. E,quel che è peggio, disconoscendola addirittura.

Così, arriva in teatro una coppia, che ravvia il ricordo percorrendo trame e spartiti, rapendo il pubblico di fiabesco e di nostalgia. Ripetuti gli applausi conclusivi e molte le chiamate dei due attori, meritatamente premiati per questa drammaturgia originale di cui sono autori e registi, nonché interpreti. Un lavoro colto, adatto a chi ha letto Poe, ammirato Van Gogh, è un po’ inorridito con Baudelaire, ma godibile anche per coloro che non sanno nulla di tutto ciò e ascoltano la narrazione di un periodo spumeggiante di balli, fruscianti vestiti, caffè, musica e avventurose scoperte, dentro e fuori dell’essere umano. Ecco comparire Emily Dickinson con la sua triste storia e i suoi inimitabili poemi, sullo sfondo della Parigi di Toulouse Lautrec o di Boldini, mentre Dumas e Verdi si contendono “Traviata” osservati da Cechov, Hugo, Dostoevskij e altri. Passato e presente si incrociano e si allontanano, rendendo lo spettacolo vivace, accattivante e da non perdere.

Eccellente la recitazione di Bucci e Sgrosso, capaci di non cadere nel ridondante, di interessante lo spettatore e di stimolarlo nella fantasia e nella curiosità per tutta la durata dello spettacolo.

 

Alessia Biasiolo

le due foto di scena sono di Umberto Favretto

 

Frida’s Mood

 

In occasione della Design Week milanese, fino a lunedì 23 aprile, il Grappa Store Milano ospita Frida’s Mood, un’esposizione di opere dedicate a Frida Kahlo, in cui diversi artisti hanno reinterpretato con varie tecniche la femminilità della famosa pittrice messicana.

Quadri, cianografie e lavori in paper cutting, a cui si aggiunge il Decant’Art Mazzetti d’Altavilla dedicato a Frida Kahlo, un elegante decanter in vetro soffiato e dipinto a mano con all’interno Grappa di Arneis, si fondono all’interno del Grappa Store in un mix armonico di design, arte e qualità, ricreando un’ambientazione unica che diventa un inno alle donne e racconta attraverso immagini, oggetti e parole la loro identità.

Francesca Meana, artista e promotrice di Frida’s Mood, Vincenzo Musacchio, Ludmilla Radchenko e Sylvia Sosvonska sono gli autori delle opere ospiti al Grappa Store Milano che, con creatività e talento, raccontano in modo nuovo un’artista diventata icona e ispirazione per diverse generazioni.

 

Frida’s Mood al Grappa Store Milano

Via Marghera 14 – 20129 Milano

Fino a lunedì 23 aprile

Orari: dalle 10 alle 20

 

Claudio Galletto

ModiglianaDOC è la festa del Sangiovese “di montagna”

La piazza, la stella. La grande festa del sangiovese a Modigliana (FC) oggi ha la forza delle 12 cantine che fanno capo al gruppo “Stella dell’Appennino”, un sodalizio nato nel 2017 che punta a valorizzare la produzione “di montagna” dell’Appennino più alto dai suoli poveri di marne e arenarie. Appuntamento con “ModiglianaDOC – Sangiovese in festa” sabato 21 e domenica 22 aprile. «Siamo in piazza insieme al paese» spiega Emilio Placci dell’azienda Il Pratello «perché il Sangiovese fine ed elegante di queste montagne è diventato simbolo di tutta la comunità di Modigliana e quindi deve stare in piazza, dentro alla festa popolare che da sempre lo promuove. Con la sua gente». Con la Pro Loco che organizza la festa, ci sono infatti tutte le cantine del comune: Agrintesa, Balía di Zola, Canova San Martino in Monte, Casetta dei Frati, Castelluccio, Il Pratello, Il Teatro, La Pistona, Lu.Va., Mutiliana, Torre San Martino, Villa Papiano.

Si parte il sabato pomeriggio, ore 17, con il concorso “Amatori del Sangiovese” in piazza Don Minzoni. Alle ore 19.30 Ceningiro, la cena itinerante in giro per il centro storico del paese, tra musica e animazione. In piazza Don Minzoni sarà anche in funzione l’Osteria.

Domenica 22 si parte alle ore 8 con “Trippa a Colazione”, trippa e un bicchiere di Sangiovese come da antica tradizione locale. Dalle ore 9.30 per le vie del centro storico ci sarà il mercato di prodotti tipici e di artigianato locale. Alle 12 pranzo al Mercato Coperto, mentre in piazza Don Minzoni sarà sempre in funzione l’Osteria. Alle 14.30 aprirà anche lo stand con degustazione dei vini prodotti dalle cantine aderenti alla festa (vini che accompagneranno anche la cena itinerante del sabato e il pranzo al Mercato Coperto). Durante tutta la giornata musica e animazione.

«Il vino deve essere un racconto quotidiano, pieno di gente e storie. Di invenzioni e generazioni che si scontrano e si ritrovano. Il racconto del vino vive dentro alle giornate della gente e noi abbiamo il dovere di lasciarcelo. Solo con questa confidenza si può puntare più in alto, l’ambizione di Modigliana deve partire dalla testimonianza della gente del paese». A parlare è Luca Monduzzi, titolare insieme alla moglie Stefania Montanari dell’azienda Il Teatro. Insomma una grande festa popolare per il territorio romagnolo che è la rivelazione degli ultimi anni, sempre più apprezzato in Romagna e nel mondo e sempre più radicato tra le sue montagne, in quell’Appennino che unisce Romagna e Toscana.

 

Pierluigi Papi

“L’arte di produrre Arte. Competitività e innovazione nella Cultura e nel Turismo”

Terzo volume di una collana che si occupa de “L’Arte di produrre Arte”, “Competitività e innovazione nella Cultura e nel Turismo” fornisce un’immagine della dimensione e delle dinamiche dell’Industria Culturale e Creativa (ICC) italiana in confronto con quella di altri Paesi europei, indagando in modo particolare il comparto dell’industria culturale legato all’innovazione.

Il tema dell’innovazione, al centro di questo Rapporto riguarda quella prodotta dalla rivoluzione informatica e dalla diffusione del digitale che ha modificato sia le modalità di produrre e consumare cultura, sia il rapporto fra domanda e offerta nel settore turistico. Il volume fornisce indicazioni e riflessioni volti a migliorare le politiche pubbliche e a contribuire a rendere il tessuto imprenditoriale italiano legato alla ideazione, produzione e diffusione di contenuti culturali e creativi più solido e competitivo.

L’indagine realizzata dall’Associazione Civita sulle Industrie Culturali e Creative (ICC), al fine di procedere ad un confronto internazionale e porre in evidenza i cambiamenti strategici in atto nei principali paesi europei (Germania, Francia, Spagna e Regno Unito), ha utilizzato le definizioni di ICC e di occupazione culturale totale date dall’Eurostat che sono in linea con quelle di altre istituzioni internazionali come l’Unesco.

Facendo ricorso ai dati ufficiali, si rilevano risultati meno positivi di quelli derivanti da molte delle indagini empiriche condotte in Italia. A fronte di un puntare sul terziario e sulla cultura considerata universalmente nostro vanto, ci sono pochi investimenti, e spesso è l’attività personale a fare la differenza, a fronte di riduzione delle risorse economiche e umane.

Nell’ampissimo nostro patrimonio culturale, sono moltissimi gli spazi non utilizzati per far crescere il settore e la sua importanza per l’economia nazionale e lo sviluppo locale.

Ad esempio, a proposito di occupazione culturale totale (comprensiva sia degli occupati nelle imprese dell’ICC che di tutti coloro che svolgono una funzione culturale e creativa nel settore pubblico, nel terzo settore o in uno degli altri settori dell’economia), l’indagine rileva che nel 2015 in Italia, è stata di poco superiore alle 614mila unità con un significativo aumento (+3,7%) rispetto al 2011; confrontando il dato italiano con quello di altri Paesi europei si rileva che in Germania sono circa il doppio di quelli italiani e nel Regno Unito circa l’84% in più.

L’importanza dell’ICC per l’economia di un Paese è stata analizzata sulla base di differenti indicatori. Prendendo in considerazione il contributo dell’occupazione culturale a quella totale di ciascun Paese, si ricava sia che gli altri Paesi europei fanno meglio dell’Italia, sia che l’importanza dell’ICC per tutte le economie nazionali considerate è piuttosto modesta.

Il valore più elevato è quello del Regno Unito dove nel 2015 il cultural employment contribuisce per il 3,6% alla creazione dell’occupazione totale del Paese. Il peso occupazionale dell’insieme delle attività culturali e creative è in Italia pari al 2,7%, in linea con il dato della Francia, ma inferiore a quello rilevato per la media dell’Europa a 28 (2,9%).

L’indagine ha provato a dare una risposta ad una domanda di fondo che trae origine dai dati quantitativi ufficiali: se non è la dimensione economica, quali sono le ragioni che rendono il settore culturale e creativo strategico per le economie nazionali e territoriali?

Le principali sono due.

La prima è che in tutti i Paesi l’occupazione culturale ha subito meno gli effetti della crisi.

La capacità delle industrie culturali e creative di reagire meglio agli shock negativi dei contesti, è stata diversa da Paese e Paese. Pur se in Italia, la domanda di cultura è diminuita meno di altre, la reazione del settore alla crisi ha messo in evidenza che è necessario innovare di più e allargare il mercato (interno ed estero) dei prodotti culturali ideati e realizzati in loco.

La seconda è ancora più importante dal punto di vista economico.

La rivoluzione informatica sta modificando in maniera significativa il modo di produrre cultura, consentendo di scomporre i processi produttivi, nonché di delocalizzare quelle a minor valore aggiunto. Con la scomposizione e delocalizzazione del ciclo, il mercato dei prodotti culturali e creativi si estende, assumendo una dimensione sempre più internazionale. I pochi dati ancora a disposizione rivelano che il mercato mondiale è cresciuto nell’ultimo decennio a ritmi elevati. L’export di cultural good (i prodotti culturali destinati al consumo finale) ha superato i 212 miliardi di dollari e nel periodo 2009-2013 è cresciuto del 42,5%. A queste cifre bisogna aggiungere poi l’export dei servizi culturali, di più difficile rilevazione statistica. Il dato disponibile (2012) e limitato ai Paesi più industrializzati, valuta a poco più di 100 miliardi di dollari l’export di questi servizi che per i Paesi europei e per gli USA è più elevato di quello dei cultural good.

Si tratta di dati consistenti e la nascita di un network internazionale di scambio dei prodotti intermedi per il settore culturale e creativo crea grandi potenzialità di sviluppo per l’intera industria in quanto i suoi prodotti rappresentano input per molti altri processi produttivi. Potenziando (qualitativamente e quantitativamente) le reti di interconnessione il settore potrà offrire un vantaggio competitivo a se stesso e alle attività collegate. Per l’Italia, che già presenta un saldo positivo negli scambi internazionali, si aprirebbero grandi possibilità per gli scambi internazionali di cultural good e di prodotti intermedi e di conseguenza si potenzierebbe la capacità del settore di creare reddito e occupazione qualificata.

Per l’Italia tutto ciò richiede un cambiamento delle politiche di sostegno al settore che devono puntare a sviluppare competenze e know-how che permettano alle imprese e alle attività di localizzarsi nelle attività a più alto valore aggiunto. Il sostegno deve essere ad ampio spettro, non solo finanziario, ed investire le attività formative, una più stretta collaborazione tra pubblico-privato, la definizione di standard e regolamentazioni internazionali e, insieme, rafforzare il ruolo di istituzioni che preservano il know-how e i contratti.

In misura ancora maggiore la rivoluzione digitale ha reso attrattivo per nuove fasce di fruitori (il “turista creativo”) sia il consumo delle tradizionali attività culturali (dalle performing art alle visite museali) che quelle attività legate alla cultura di un territorio (dalla moda al design, dall’artigianato all’industria del gusto) o all’industria della comunicazione e dell’audiovisivo (ad esempio il cineturismo).

Il Rapporto rileva, dunque, una tendenza di crescita per tali turismi creativi potenzialmente capace di sostenere l’economia di aree del Paese che non fanno parte degli attuali attrattori turistici. Se il mercato di sbocco dei beni e dei servizi culturali non è più costituito solo da “consumatori” nazionali ma da “buyer internazionali” di beni e servizi intermedi, risulta quanto mai necessario incrementare la competitività delle imprese dell’ICC rispetto a questi nuovi acquirenti.

Efficaci politiche di sostegno devono, pertanto, puntare ad una più stretta collaborazione tra pubblico e privato, tra scuola e impresa oltre che ad incentivare l’innovazione dei processi di istruzione e formazione relativi alle professioni richieste dall’ICC.

Il volume, ricerca interessante e complessa, presenta molti spunti per coloro che operano nel settore, ma anche per studenti e ricercatori, nonché per le persone che amano la cultura e vogliono documentarsi meglio su ciò che significa realmente dal punto di vista economico, non sottovalutando l’aspetto di marginalità che spesso assume negli interessi collettivi e anche politici, quando invece dovrebbe essere davvero utilizzata come un bene aziendale (dell’azienda Italia), pur se trattata con i guanti di velluto di chi sa quanto sia un bene prezioso.

 

Pietro Antonio Valentino (a cura di): “L’arte di produrre Arte. Competitività e innovazione nella Cultura e nel Turismo”, Marsilio Editori,Venezia, 2017, pagg. 308.

 

A.B.

Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia

Alessandro Bonvicino detto il Moretto, “Sacra Famiglia con San Giovannino”, c. 1535

La grande mostra della primavera, allestita nel Museo di Santa Giulia di Brescia, sarà dedicata a Tiziano e alla pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia. Il progetto espositivo ruoterà infatti attorno al grande pittore veneto, in ragione innanzitutto delle sue due fondamentali imprese bresciane: il polittico realizzato per il vescovo Altobello Averoldi tra il 1520 e il 1522 nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso, e le tre tele con le Allegorie di Brescia, realizzate molti anni dopo, negli anni sessanta del Cinquecento, per il salone della Loggia, andate poi distrutte durante l’incendio del 1575.

Alla mostra è strettamente collegata la riapertura della Pinacoteca Tosio Martinengo, finalmente nella sua sede storica di Piazza Moretto, dopo 9 anni di chiusura, nelle cui collezioni sono presenti alcuni straordinari esempi della cultura artistica di Brescia e Venezia nel Cinquecento. La connessione tra i due eventi è resa ancor più significativa dalla scelta di istituire un unico biglietto di ingresso per la visita della mostra, della Pinacoteca Tosio Martinengo e del Museo Diocesano fino al 1 luglio 2018. Il progetto è inoltre completato da un articolato itinerario di visita che comprende la Collegiata dei Santi Nazaro e Celso (dove è tutt’ora conservato il Polittico Averoldi), il santuario di Sant’Angela Merici e numerose altre chiese a Brescia e nel territorio della provincia.

Tiziano, Polittico Averoldi, c. 1520-1522

L’evento espositivo, promosso da Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei e organizzato da Civita Mostre, prosegue la tradizione delle mostre dedicate ai grandi maestri della pittura antica e sarà l’occasione per valorizzare i capolavori di Tiziano, per ripercorrere l’eco suscitata dalla sua opera presso i maggiori pittori bresciani del tempo, da Girolamo Romanino al Moretto e a Giovan Girolamo Savoldo e infine per riscoprire le vicende relative alla decorazione e ai progetti di ampliamento del Palazzo della Loggia che videro coinvolto anche Andrea Palladio.

Si tratta pertanto di una iniziativa che permetterà di ripercorrere, in modo appassionante, l’influenza che il grande pittore ebbe sugli sviluppi della pittura bresciana. Il complesso Averoldi, infatti, rappresenta uno spartiacque nella storia della pittura bresciana del Cinquecento, in quanto il suo arrivo in città provocò reazioni a catena negli esponenti più ricettivi dell’arte locale.

Lo dimostra il fatto che tanto la formazione di Romanino, collocabile a partire dalla fine del primo decennio del Cinquecento, così come quella di Moretto, di poco successiva, si giocano in un rapporto costante con gli esemplari di Tiziano, conseguenza anche della giovanile frequentazione del contesto lagunare da parte dei due artisti.

Caso in parte diverso fu quello di Savoldo, per il quale il rapporto con Tiziano si stabilì solo in coincidenza con il definitivo trasferimento del pittore a Venezia, avvenuto intorno al 1515, quando l’artista aveva circa 35 anni.

Oltre che sul piano strettamente stilistico, la famigliarità degli artisti bresciani con Tiziano e con l’ambiente veneziano trova un’importante conferma nella condivisione di simili tipologie di rappresentazione, in particolare per quanto riguarda i dipinti per la devozione privata.

Per rendere chiaro questo percorso il curatore della mostra, Francesco Frangi, con il supporto di un prestigioso comitato scientifico, ha selezionato oltre cinquanta capolavori, provenienti da importanti istituzioni museali, italiane e internazionali, come la Pinacoteca di Brera, il Museo Poldi Pezzoli e le Civiche Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco di Milano, i Musei Capitolini e la Galleria Borghese di Roma, la Galleria Palatinadi Palazzo Pitti di Firenze, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo di Palazzo Bianco e di Palazzo Rosso di Genova, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, la Galleria Sabauda di Torino, il Museo del Prado di Madrid, il Liechtenstein Museum e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Museo di Belle Arti di Budapest, il Museo Puškin di Mosca, la National Gallery di Washington.

Divisa in 6 sezioni, in un allestimento curato dallo studio degli architetti Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni, la mostra consente di ripercorrere l’influenza di Tiziano sugli sviluppi della pittura bresciana e di scoprire, attraverso una sequenza di confronti ravvicinati, in che misura le sue ricerche coloristiche vennero interpretate dai maggiori protagonisti dell’arte locale.

Un’audioguida inclusa nel biglietto di ingresso è a disposizione di tutti i visitatori per arricchire il percorso di visita. Un ricco catalogo è curato da Silvana Editoriale.

Per completare l’offerta culturale legata alla mostra, sono previste diverse attività dedicate alle scuole ma anche al pubblico adulto. Un nutrito programma didattico è stato predisposto per coinvolgere gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, attraverso visite guidate, laboratori e percorsi tematici condotti dagli operatori dei Servizi educativi di Fondazione Brescia Musei. Per il pubblico extra-scolastico sono invece previste per gli adulti visite guidate che uniscono alla mostra approfondimenti in città e sul territorio, specifiche attività per le famiglie e cicli di conferenze per tutti gli appassionati che vogliono indagare specifiche tematiche legate al Rinascimento. Lo splendore dell’epoca rinascimentale viene indagato anche attraverso altri linguaggi espressivi, grazie alla collaborazione con alcune prestigiose realtà culturali cittadine come il Centro Teatrale Bresciano e il Conservatorio di Brescia Luca Marenzio. Completa il programma la ricca rassegna di film del cinema Nuovo Eden che racconta questo straordinario periodo storico artistico.

 

Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia

Brescia, Museo di Santa Giulia, Via Musei 81/b

Fino al 1 luglio 2018

Orari: fino al 15 giugno: mart. – merc. – ven. – sab. – dom. dalle h. 9.00 alle h.18.00; giov. dalle h. 9.00 alle h. 22.00

Dal 16 giugno al 1luglio: mart. – merc. – ven. – sab. – dom. dalle h. 10.30 alle h.19.00; giov. dalle h. 10.30 alle h. 22.00. La biglietteria chiude un’ora prima

 

Barbara Izzo