“L’arte di produrre Arte. Competitività e innovazione nella Cultura e nel Turismo”

Terzo volume di una collana che si occupa de “L’Arte di produrre Arte”, “Competitività e innovazione nella Cultura e nel Turismo” fornisce un’immagine della dimensione e delle dinamiche dell’Industria Culturale e Creativa (ICC) italiana in confronto con quella di altri Paesi europei, indagando in modo particolare il comparto dell’industria culturale legato all’innovazione.

Il tema dell’innovazione, al centro di questo Rapporto riguarda quella prodotta dalla rivoluzione informatica e dalla diffusione del digitale che ha modificato sia le modalità di produrre e consumare cultura, sia il rapporto fra domanda e offerta nel settore turistico. Il volume fornisce indicazioni e riflessioni volti a migliorare le politiche pubbliche e a contribuire a rendere il tessuto imprenditoriale italiano legato alla ideazione, produzione e diffusione di contenuti culturali e creativi più solido e competitivo.

L’indagine realizzata dall’Associazione Civita sulle Industrie Culturali e Creative (ICC), al fine di procedere ad un confronto internazionale e porre in evidenza i cambiamenti strategici in atto nei principali paesi europei (Germania, Francia, Spagna e Regno Unito), ha utilizzato le definizioni di ICC e di occupazione culturale totale date dall’Eurostat che sono in linea con quelle di altre istituzioni internazionali come l’Unesco.

Facendo ricorso ai dati ufficiali, si rilevano risultati meno positivi di quelli derivanti da molte delle indagini empiriche condotte in Italia. A fronte di un puntare sul terziario e sulla cultura considerata universalmente nostro vanto, ci sono pochi investimenti, e spesso è l’attività personale a fare la differenza, a fronte di riduzione delle risorse economiche e umane.

Nell’ampissimo nostro patrimonio culturale, sono moltissimi gli spazi non utilizzati per far crescere il settore e la sua importanza per l’economia nazionale e lo sviluppo locale.

Ad esempio, a proposito di occupazione culturale totale (comprensiva sia degli occupati nelle imprese dell’ICC che di tutti coloro che svolgono una funzione culturale e creativa nel settore pubblico, nel terzo settore o in uno degli altri settori dell’economia), l’indagine rileva che nel 2015 in Italia, è stata di poco superiore alle 614mila unità con un significativo aumento (+3,7%) rispetto al 2011; confrontando il dato italiano con quello di altri Paesi europei si rileva che in Germania sono circa il doppio di quelli italiani e nel Regno Unito circa l’84% in più.

L’importanza dell’ICC per l’economia di un Paese è stata analizzata sulla base di differenti indicatori. Prendendo in considerazione il contributo dell’occupazione culturale a quella totale di ciascun Paese, si ricava sia che gli altri Paesi europei fanno meglio dell’Italia, sia che l’importanza dell’ICC per tutte le economie nazionali considerate è piuttosto modesta.

Il valore più elevato è quello del Regno Unito dove nel 2015 il cultural employment contribuisce per il 3,6% alla creazione dell’occupazione totale del Paese. Il peso occupazionale dell’insieme delle attività culturali e creative è in Italia pari al 2,7%, in linea con il dato della Francia, ma inferiore a quello rilevato per la media dell’Europa a 28 (2,9%).

L’indagine ha provato a dare una risposta ad una domanda di fondo che trae origine dai dati quantitativi ufficiali: se non è la dimensione economica, quali sono le ragioni che rendono il settore culturale e creativo strategico per le economie nazionali e territoriali?

Le principali sono due.

La prima è che in tutti i Paesi l’occupazione culturale ha subito meno gli effetti della crisi.

La capacità delle industrie culturali e creative di reagire meglio agli shock negativi dei contesti, è stata diversa da Paese e Paese. Pur se in Italia, la domanda di cultura è diminuita meno di altre, la reazione del settore alla crisi ha messo in evidenza che è necessario innovare di più e allargare il mercato (interno ed estero) dei prodotti culturali ideati e realizzati in loco.

La seconda è ancora più importante dal punto di vista economico.

La rivoluzione informatica sta modificando in maniera significativa il modo di produrre cultura, consentendo di scomporre i processi produttivi, nonché di delocalizzare quelle a minor valore aggiunto. Con la scomposizione e delocalizzazione del ciclo, il mercato dei prodotti culturali e creativi si estende, assumendo una dimensione sempre più internazionale. I pochi dati ancora a disposizione rivelano che il mercato mondiale è cresciuto nell’ultimo decennio a ritmi elevati. L’export di cultural good (i prodotti culturali destinati al consumo finale) ha superato i 212 miliardi di dollari e nel periodo 2009-2013 è cresciuto del 42,5%. A queste cifre bisogna aggiungere poi l’export dei servizi culturali, di più difficile rilevazione statistica. Il dato disponibile (2012) e limitato ai Paesi più industrializzati, valuta a poco più di 100 miliardi di dollari l’export di questi servizi che per i Paesi europei e per gli USA è più elevato di quello dei cultural good.

Si tratta di dati consistenti e la nascita di un network internazionale di scambio dei prodotti intermedi per il settore culturale e creativo crea grandi potenzialità di sviluppo per l’intera industria in quanto i suoi prodotti rappresentano input per molti altri processi produttivi. Potenziando (qualitativamente e quantitativamente) le reti di interconnessione il settore potrà offrire un vantaggio competitivo a se stesso e alle attività collegate. Per l’Italia, che già presenta un saldo positivo negli scambi internazionali, si aprirebbero grandi possibilità per gli scambi internazionali di cultural good e di prodotti intermedi e di conseguenza si potenzierebbe la capacità del settore di creare reddito e occupazione qualificata.

Per l’Italia tutto ciò richiede un cambiamento delle politiche di sostegno al settore che devono puntare a sviluppare competenze e know-how che permettano alle imprese e alle attività di localizzarsi nelle attività a più alto valore aggiunto. Il sostegno deve essere ad ampio spettro, non solo finanziario, ed investire le attività formative, una più stretta collaborazione tra pubblico-privato, la definizione di standard e regolamentazioni internazionali e, insieme, rafforzare il ruolo di istituzioni che preservano il know-how e i contratti.

In misura ancora maggiore la rivoluzione digitale ha reso attrattivo per nuove fasce di fruitori (il “turista creativo”) sia il consumo delle tradizionali attività culturali (dalle performing art alle visite museali) che quelle attività legate alla cultura di un territorio (dalla moda al design, dall’artigianato all’industria del gusto) o all’industria della comunicazione e dell’audiovisivo (ad esempio il cineturismo).

Il Rapporto rileva, dunque, una tendenza di crescita per tali turismi creativi potenzialmente capace di sostenere l’economia di aree del Paese che non fanno parte degli attuali attrattori turistici. Se il mercato di sbocco dei beni e dei servizi culturali non è più costituito solo da “consumatori” nazionali ma da “buyer internazionali” di beni e servizi intermedi, risulta quanto mai necessario incrementare la competitività delle imprese dell’ICC rispetto a questi nuovi acquirenti.

Efficaci politiche di sostegno devono, pertanto, puntare ad una più stretta collaborazione tra pubblico e privato, tra scuola e impresa oltre che ad incentivare l’innovazione dei processi di istruzione e formazione relativi alle professioni richieste dall’ICC.

Il volume, ricerca interessante e complessa, presenta molti spunti per coloro che operano nel settore, ma anche per studenti e ricercatori, nonché per le persone che amano la cultura e vogliono documentarsi meglio su ciò che significa realmente dal punto di vista economico, non sottovalutando l’aspetto di marginalità che spesso assume negli interessi collettivi e anche politici, quando invece dovrebbe essere davvero utilizzata come un bene aziendale (dell’azienda Italia), pur se trattata con i guanti di velluto di chi sa quanto sia un bene prezioso.

 

Pietro Antonio Valentino (a cura di): “L’arte di produrre Arte. Competitività e innovazione nella Cultura e nel Turismo”, Marsilio Editori,Venezia, 2017, pagg. 308.

 

A.B.

One thought on ““L’arte di produrre Arte. Competitività e innovazione nella Cultura e nel Turismo”

  1. Emanuela ha detto:

    Il panorama dell’innovazione risulta molto dettagliato e ben informato.
    accattivante l’impostazione dell’articolo.
    Grazie!!!!!!!!!!!

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