OSSIGENO. Elements of life

“Ossigeno”, la copertina

“Ossigeno” è un progetto editoriale “a puntate”, nato dalla volontà dell’azienda Euro Company srl. Si tratta di un percorso di comunicazione/informazione con una mission precisa: accompagnare il cambiamento in corso nelle abitudini alimentari, attraverso quella che può essere definita come una guida pratica e culturale. Ossigeno è, infatti, un collettore di esperienze, di approfondimenti e analisi su ciò che è il benessere, inteso come equilibrio di corpo e mente, di attenzione alla salute e allo spirito.

L’alimentazione naturale e consapevole intorno a cui ruota il progetto, diventa così nutrimento per lo spirito e il corpo attraverso letture dedicate all’arte, alla scienza, al viaggio, all’incontro di culture e naturalmente al cibo.

Ossigeno è un libro che si rinnova e si amplia nella periodicità delle sue pubblicazioni (sono previste uscite semestrali) e si presenta come contenitore di valori che appartengono alla collettività: alimentazione sana, cura della persona, equilibrio dello spirito, arte e bellezza, cultura e rispetto, movimento e sostenibilità. Con 160 pagine ricche di parole, foto, illustrazioni originali, ricette e contributi di esperti sui temi del vivere bene, Ossigeno è un prodotto raffinato, bilingue e pronto a confrontarsi con altri progetti editoriali internazionali di alto livello e a espandersi in altri Paesi. Ossigeno è distribuito in Italia e nel Mondo all’interno dei principali bookshop. Prezzo di copertina di 30 Euro.

Alcuni degli argomenti di Ossigeno in distribuzione: fermentazione, vocazione primaria, tecnica naturale di conservazione dei cibi; prodotti naturali: la radice di maca e la nocciola; nome d’arte: Vanessa Beecroft; Myod: miele fermentato, primizia dall’antica Russia; alimentazione e infanzia: anticipare ai primi mesi di vita la prevenzione contro i disturbi alimentari; Hatha Yoga: la sacralità del corpo; Feldenkrais: ritorno alle origini per abbracciare le origini del nostro logos; i campi elettromagnetici dell’acqua: dal caos al concerto; i sensi e la città, Berlino.

Euro Companynasce nel 1979 e a partire dal 2000 si specializza nella frutta secca e disidratata e nei prodotti alimentari legati al benessere. L’azienda, che ha sede a Gododi Russi (Ravenna) ed è al 100% italiana, si estende su un’area di 65.000 mq e dà occupazione a oltre 330 persone. Oltre ad avere la certificazione etica VeganOK, Euro Company è certificata BRC, IFS e BIO secondo i più recenti standard di sicurezza alimentare.Negli ultimi anni Euro Company ha rivoluzionato il proprio assortimento, perseguendo i principi cardine che guidano l’impegno dell’azienda verso un futuro di prodotti più buoni e più sani: riduzione dell’80% della quantità di sale dai prodotti; eliminazione degli zuccheri aggiunti dai prodotti disidratati; eliminazione dell’olio di palma; eliminazione dei conservanti (se non strettamente necessari); eliminazione di qualsiasi altro additivo.Questo perché Euro Company crede nel rapporto sano con il cibo buono, promuovendo, anche attraverso Ossigeno, la cultura alimentare del benessere e l’importanza dell’alimentazione come primo e fondamentale strumento di prevenzione.

 

Pierluigi Papi

 

Plurima Mundi: l’intervista

 

Vi abbiamo incontrato per la prima nel 2009, con un debutto già molto ispirato: Atto I. Dopo otto anni, Plurima Mundi torna con Percorsi. Cosa è accaduto in questa lunga pausa di tempo?

Massimiliano Monopoli: Prendendo spunto dal titolo, è trascorso un lungo periodo di tempo in cui sono accadute diverse cose: da vicende personali a riflessioni infine l’effettiva ripresa del gruppo, soprattutto live, che è cominciata nel 2013. Da allora ho buttato giù un po’ di idee in modo quasi sequenziale, nel senso che, quando un brano era finito, si testava dal vivo e poi si cominciava con altro. È stato un percorso che, con il passare degli anni, ha definito delle coordinate da seguire e nonostante qualche avvicendamento e cavalli di ritorno, non ha influito più di tanto sul risultato finale di cui, personalmente, sono soddisfatto così come gli altri elementi del gruppo.

Percorsi è un disco di grandi novità. La prima è quella umana: Plurima Mundi ha un nuovo organico, con musicisti di diversa età ed esperienza, ma accomunati tutti da una notevole musicalità.

Mi piace molto il sound prodotto da questa formazione che si è “fortificata” con l’andare del tempo. Della prima siamo rimasti io (violino elettrico, compositore dei brani), Grazia Maremonti (voce) e Massimo Bozza (basso). Nel 2014 è arrivato Silvio Silvestre alla chitarra, seguito da Lorenzo Semeraro al piano. Questo è il gruppo di persone che suonano insieme da qualche anno a cui, nel 2016, si è aggiunto Gianmarco Franchini alla batteria. Spero che questa formazione possa durare nel tempo sino al prossimo lavoro, che sicuramente sarà realizzato non facendo passare altri otto anni!

La seconda novità di Percorsi è il coinvolgimento di una scrittrice: i testi infatti sono opera di Maria Giuseppina Pagnotta. Come mai questa scelta?

Una bella coincidenza, una conoscenza inaspettata. Conobbi Maria Giuseppina nel 2012 quando stavo cominciando a pensare alla realizzazione di qualcosa di nuovo. Già dal primo incontro, leggendo alcuni suoi scritti, mi sentii “riflesso” in quello che aveva realizzato e mi piaceva molto la semplicità con cui raccontava il suo mondo, il suo modo di vedere ogni cosa. È stato spontaneo e naturale chiederle di scrivere i testi dei pezzi che avevo in mente. Abbiamo lavorato molto bene, con grande entusiasmo e posso dire che il suo lavoro ha dato “la parola giusta” ai brani che stavo componendo.

Ai tempi d’oro del progressive, la partecipazione di figure ad hoc per i testi (pensiamo a Pete Sinfield) indicava una grande attenzione al dato testuale e letterario. Quali sono i contenuti di Percorsi?

Considero Percorsi un lavoro molto personale, nel senso che ogni brano ha una sua storia riguardante qualcosa di realmente accaduto. Ci sono i momenti della pura creatività musicale senza “chiudersi” in uno stile definito, basta ascoltare Eurasia che apre l’album. E mi vedrai… per te è una specie di dialogo, quasi spirituale, con una persona che purtroppo non c’è più, con cui verso la fine si dà un appuntamento quando… sarà il momento  giusto per rivedersi. !””L. …tu per sempre è il racconto di una storia d’amore finita con una grande delusione, un brano scritto e realizzato musicalmente in soli tre giorni. Male Interiore (la mia età) è una sorta di riflessione finale, senza imporre nessuna risposta o conclusione bensì lasciando liberi gli ascoltatori di dare una personale interpretazione. In fondo sono cose che possono accadere a chiunque, quindi ognuno può dire la sua. La bonus track finale è la single version di L. …tu per sempre, quasi un concentrato del brano immaginato come un esperimento e gioco allo stesso tempo.

La terza novità è che si tratta di un disco molto suonato: in buona sostanza un live in studio!

Mi è sempre piaciuto realizzare un lavoro in modo live, senza sovraincisioni e aggiunte varie, proprio per cercare di rendere i brani più immediati. La voce è stata incisa qualche giorno dopo per ovvi motivi tecnici. Facemmo così con Atto I anche se in quella occasione incidemmo in un  piccolo teatro mentre questa volta in sala di incisione. Abbiamo inciso nello studio di Giuseppe Di Gioia, che ha svolto un eccellente lavoro alla consolle: è stato molto bello vedere il suo spontaneo coinvolgimento durante l’intero lavoro. Percorsi gli è piaciuto immediatamente, già dalla sera di quel 28 agosto in cui avevamo appena finito di incidere.

Col senno di poi, osservando le cose in maniera anche distaccata, che differenze trovate tra Atto I e Percorsi?

Sono due lavori realizzati in periodi differenti, soprattutto pensati in modo diverso. Atto I è stato un lavoro più “semplice” nella sua complessità di miscelare vari stili. Fu divertente suonarlo ed inciderlo. Percorsi è un lavoro più “cerebrale”, potrebbe sembrare più irrequieto, con tinte più scure   e sonorità più consistenti. Per esempio mi è piaciuto diversificare il suono del violino elettrico con un effetto di wah wah chiuso, che in alcuni momenti fa una specie di seconda voce di tappeto allo splendido timbro vocale di Grazia, mentre in altri frangenti rende il tutto in modo molto più umano e misterioso. Comunque la differenza fra i brani dei due lavori la si percepisce molto dal vivo… basta venire a sentirci!

Plurima Mundi ha da sempre una peculiarità: unisce il linguaggio rock con i percorsi accademici dei singoli membri. Un connubio popular-classico che prende il meglio da entrambe le aree, vero?

Indubbiamente il fatto che quasi tutti proveniamo da studi classici ci ha dato la possibilità di poter sviluppare i brani in modo quasi sinfonico, almeno dal punto di vista degli arrangiamenti. Ma non vogliamo passare per presuntuosi né vogliamo ostentare qualcosa, chi ci conosce sa che andiamo in direzioni opposte. Infatti durante la composizione ho cercato di far prevalere l’aspetto melodico, anche strumentalmente parlando. Perciò si sono evitati soli fini a se stessi a favore di un fraseggio in cui i singoli strumenti, compresa la voce, potessero esprimersi in modo più semplice e diretto. Anche l’intro di chitarra in Male interiore ha il suo significato, sembra voler risvegliare lentamente la mente da uno stato di oblio. Se si ha la voglia e pazienza di non fermarsi al primo ascolto, sarà possibile scoprire queste caratteristiche insieme al reale significato dei testi di Maria Giuseppina Pagnotta.

 F. G.

 

L’ultimo album di “Plurima Mundi”

 Plurima Mundi nasce nel 2004 per volontà di Massimiliano Monopoli, violinista di estrazione classica, docente al Conservatorio di Taranto, studioso appassionato di progressive rock. Il gruppo nasce con l’obiettivo di valorizzare la sperimentazione e la contaminazione da parte di ognuno dei musicisti coinvolti, secondo il proprio bagaglio di esperienze e conoscenze: nasce così un’idea progressive al crocevia tra elementi classici, spinte rock, melodie mediterranee e varie influenze, dalla fusion alla composizione per il cinema.

Nel 2005 un concerto insieme al leggendario Richard Sinclair, la partecipazione alla rassegna Estate alla Sapienza nel 2007, nel 2009 il primo album dal titolo Atto I (MaraCash Records). Nel disco d’esordio compare anche un eccezionale special guest: Lino Vairetti degli Osanna. Atto I ottiene ottimi apprezzamenti da parte della stampa specializzata italiana e straniera, viene segnalato come miglior album d’esordio dell’anno nelle nomination di ProgAwards e inserito in ProgArchives.

Nel 2016 i Plurima Mundi tornano in pista: formazione rinnovata, brani inediti, nuovi concerti, la collaborazione con la scrittrice Maria Giuseppina Pagnotta alimentano il nuovo percorso del sestetto, che agli inizi del 2017 pubblica il secondo album. Si chiama Percorsi e rappresenta in pieno la nuova direzione del gruppo, sempre attento all’idea di un prog-rock ampio, sfaccettato, versatile.

Plurima Mundi:

Massimiliano Monopoli: violino
Grazia Maremonti: voce
Massimo Bozza: basso
Silvio Silvestre: chitarra
Gianmarco Franchini: batteria

Lorenzo Semeraro: pianoforte

 

Plurima Mundi is an italian progressive band born in 2004. Lead by Massimiliano Monopoli (composer, classical-trained violinist, music teacher), the sextet from Taranto plays an original kind of prog-rock: classical music, classic rock, fusion, music for cinema, world music, jazz and characteristic Italian and mediterranean melodies.

Plurima Mundi had played with Richard Sinclair in 2005, then played in Estate alla Sapienza 2007 (a famous summer music festival in Rome), in 2009 MaraCash Records released Atto I, a good debut-album featuring the legendary vocals of Lino Vairetti, leader of Osanna. Atto I collected great reviews and interviews all over the world and was featured as “best debut album” in ProgAwards and appreciated in ProgArchives.

After some changes in line-up, Plurima Mundi is back again with new concerts, new tracks (lyrics written by author Maria Giuseppina Pagnotta) and a second album. Released in 2017, Percorsi is a new amazing work of multifaced and well assorted Italian progressive-rock.

Plurima Mundi:

Massimiliano Monopoli: violin
Grazia Maremonti: lead vocals
Massimo Bozza: bass guitar
Silvio Silvestre: electric guitar
Gianmarco Franchini: drums & percussion

Lorenzo Semeraro: piano

 

Francesca Grispello

Domenica in Musica a Genova

Domani, domenica 6 maggio alle ore 11.00, nel Primo Foyer del Teatro Carlo Felice di Genova, proseguono gli appuntamenti della rassegna Domenica in Musica.

Protagonista, in un concerto intitolato MÄNNERCHOR, l’ENSEMBLE SIMONE MOLINARO diretto da Francesco LAMBERTINI, con i tenori Salvatore GAIAS e Claudio ISOARDI, i baritoni Tiziano TASSI e  Matteo ARMANINO ed il basso Marco PIRETTA, tutti artisti facenti parte del Coro del Teatro Carlo Felice. Il programma prevede l’esecuzione di una serie variegata di brani di musica sacra composti nel 1500 per arrivare fino ai più contemporanei della metà del 900.

Si inizia con il Salve Regina (Ad Te clamamus) di Christopher Tye, seguono Lamentations of Jeremiah I di Thomas Tallis, Exultate Deo di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Sehnsucht D. 656 di Franz Schubert, The Long Day Closes di Arthur Sullivan, “Traumlicht” da Drei Männerchöre op. 123 di Richard Strauss, Sérénade d’hiver di Camille Saint-Saëns, Quatre petites prières de Saint-François d’Assise di Francis Poulenc.

L’iniziativa “Domenica in Musica”, realizzata, come lo scorso anno, con la partecipazione di Crédit Agricole quale main sponsor della rassegna, conferma l’attenzione di un pubblico genovese sempre più attento e desideroso di novità culturali, abbinate anche alla possibilità di ascoltare della buona musica sorseggiando un aperitivo nel primo foyer, ambiente suggestivo e raffinato a cura del Caffè del Teatro.

Domenica 6 maggio 2018 ore 11.00

Primo Foyer

ENSEMBLE SIMONE MOLINARO

MÄNNERCHOR

direttore

Francesco LAMBERTINI

Salvatore GAIAS tenore

Claudio ISOARDI tenore

Tiziano TASSI baritono

Matteo ARMANINO baritono

Marco PIRETTA basso

Programma

Christopher Tye

Salve Regina (Ad Te clamamus)

Thomas Tallis

Lamentations of Jeremiah I

Giovanni Pierluigi da Palestrina

Exultate Deo

Franz Schubert

Sehnsucht D. 656

Arthur Sullivan

The Long Day Closes

Richard Strauss

“Traumlicht” da Drei Männerchöre op. 123

Camille Saint-Saëns

Sérénade d’hiver

Francis Poulenc

Quatre petites prières de Saint-François d’Assise:

  1. Salut, Dame Sainte
  2. Tout puissant, très saint
  3. Seigneur, je vous en prie
  4. Ô mes très chers frères

Marina Chiappa

4.000 anni di Storia del cavallo a Rancate, Canton Ticino

Il tema che la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate (Cantone Ticino) affronta nel suo consueto appuntamento con il collezionismo, quest’anno si presenta di particolare suggestione.
Proveniente dalla Collezione Giannelli, una delle più importanti al mondo nel settore, ad essere proposta è una originale, straordinaria parata di “morsi da cavallo”, comprendente esemplari unici o comunque rarissimi di epoca mesopotamica, greca, romana, medievale e rinascimentale, con alcuni pezzi che risalgono addirittura al 1.400 a.C.
Le serie che riuniscono i morsi italici e quelli dell’antico Luristan (regione montagnosa degli Zagros), presenti nella Collezione, sono considerate ineguagliabili per la loro rarità e loro bellezza.
La mostra “Il Cavallo: 4.000 anni di storia. Collezione Giannelli”“è promossa dalla Pinacoteca Züst ed è curata da Alessandra Brambilla e Claudio Giannelli. Si potrà ammirare nella Pinacoteca di Rancate dal 6 maggio al 19 agosto.
Non solo morsi, speroni e staffe, in mostra. La millenaria frequentazione uomo-cavallo vi è documentata anche attraverso dipinti, incisioni e libri antichi. Non manca nemmeno un raro cavallo a dondolo di epoca settecentesca, appartenuto ad un rampollo di nobilissimo lignaggio.
Il sottotitolo dell’esposizione sottolinea come siano appena 4.000 gli anni che hanno visto il fiero quadrupede diventare Equus frenatus (cavallo imbrigliato), ovvero un cavallo regolato nei suoi movimenti e nella sua andatura attraverso il morso.
Quattromila anni possono sembrare molti ma sono un battito di ciglia se rapportati ai 4 milioni e più di anni di storia del genere Equus, che ha dato origine a tutti i cavalli contemporanei, agli asini e alle zebre. Risale a circa 700 mila anni fa il genoma del più antico cavallo che sia stato finora sequenziato. Si tratta di un Equus lambei, le cui ossa sono state rinvenute nel terreno perennemente ghiacciato del territorio canadese dello Yukon. Tra i 40 e i 50 mila anni fa, si colloca la comparsa del cavallo domestico (Equus caballus) di oggi si contano circa 400 razze diverse, con specialità di ogni tipo, dal traino alla corsa.
Ancora più recentemente, appunto all’incirca 6.000 anni fa, i nomadi delle steppe asiatiche addomesticarono probabilmente i primi cavalli. E da quel momento, il rapporto tra l’uomo e l’animale si è fatto intenso, persino simbiotico.
La mostra prende il via presentando proprio i manufatti di una di queste popolazioni, gli Sciti, che si muoveva in quei territori, per proseguire con gli eccezionali morsi provenienti dal Luristan, regione montuosa dell’attuale nord-ovest iraniano.
Si prosegue quindi con un viaggio attraverso i secoli e le civiltà: etruschi, greci, romani, per arrivare al Rinascimento e ai giorni nostri.

Sino a decenni recenti, ma ancora oggi in alcune parti del pianeta, il cavallo è stato ed è il motore vivente delle attività agricole, dei trasporti, delle guerre. Da 4.000 anni è l’ammirato compagno dell’uomo nello sport e nelle parate. Simbolo del prestigio che in tutte le civiltà e società ha ammantato il cavaliere e, per riflesso, la sua cavalcatura.
Il morso, oltre che simbolo di potere, è stato spesso un mezzo estetico di ostentazione della ricchezza, una chiave di identificazione e riconoscimento sociale ed anche oggetto rituale.
Ogni civiltà, ogni epoca, ogni terra ha contribuito all’elaborazione del morso. Nel corso dei secoli i fabbri hanno prodotto degli oggetti a volte simili, ma in numerosi casi i manufatti così creati hanno assunto fogge anche molto diverse.
Artigiani-artisti, i fabbri hanno accompagnato la storia dell’equitazione producendo oggetti che vanno ben al di là della semplice funzione di strumento di comunicazione tra il cavaliere ed il suo cavallo. Ponendosi come veri e propri capolavori d’arte.
In mostra, accanto ai morsi, sono esposte altre eccellenze della Collezione Giannelli, naturalmente tutte incentrate intorno al Cavallo. Dai primi testi rinascimentali dei grandi maestri (Grisone, Pignatelli, Fiaschi, Ferraro, ecc.) all’Encyclopédie, con le illustrazioni riservate all’equitazione. Insieme a dipinti, incisioni, disegni, sculture. Ma anche particolari e rari accessori quali ipposandali e falere d’epoca romana, staffe in legno scolpito sud-americane, campanelline da cavallo in bronzo mesopotamiche e molto altro ancora.
Tutto a testimonianza di una forte passione e di uno sconfinato amore per il cavallo e di un artigianato che sa farsi grande arte.
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst
CH-6862 Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino,Svizzera
Tel. +41 (0)91 816 47 91;
decs-pinacoteca.zuest@ti.ch; http://www.ti.ch/zuest
Dal 6 maggio al 19 agosto 2018
Chiuso il lunedì. Festivi aperto.
Maggio e giugno: 9-12 / 14-17
Luglio e agosto: 14-18
intero: CHF/€ 10.-
ridotto (pensionati, studenti, gruppi): CHF/€ 8.-
Visite guidate su prenotazione anche fuori orario; bookshop; audioguide; parcheggi nelle vicinanze.
Si accettano Euro.

S. E.

Don Pasquale per ragazzi al Teatro Carlo Felice

Venerdì 4 maggio alle ore 11.00, al Teatro Carlo Felice di Genova, andrà in scena “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti, una riduzione per ragazzi  su progetto Operaland a cura di Fabiola Di Blasi e Luca Baracchini.

Direttore d’Orchestra Giorgio Bruzzone

Regia Luca Baracchini

Scene e video Accademia Ligustica di Belle Arti

Assistente alla regia e movimenti mimici  Fabiola di Blasi

Costumi del Teatro Carlo Felice  a cura di Pasquale Napolitano

Personaggi e interpreti principali:

Norina Paola Santucci

Don Pasquale Claudio Ottino

Dottor Malatesta Ricardo Crampton

Ernesto Manuel Pierattelli

In collaborazione con il Liceo coreutico Statale G. Gobetti

Orchestra del Teatro Carlo Felice

Produzione Fondazione Teatro Carlo Felice in collaborazione con Associazione OperaLand

 

 

Marina Chiappa

 

 

 

 

 

Il programma del 96° Opera Festival all’Arena di Verona

Carmen, bozzetto di Hugo de Ana, 2018

L’Arena di Verona Opera Festival 2018 inaugura con una nuova produzione di Carmen di Georges Bizet, opera tra le più rappresentate al mondo, accanto ad altri veri e propri cavalli di battaglia del “tempio della lirica”, da sempre acclamati dal pubblico: Aida di Giuseppe Verdi, Turandot di Giacomo Puccini, Nabucco di Giuseppe Verdi e Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini.

A completamento della proposta operistica, arricchiscono il cartellone l’immancabile appuntamento con la danza Roberto Bolle and Friends e la serata-evento Verdi Opera Night dedicata al celebre compositore di Busseto, che da oltre un secolo domina le estati areniane.

Invita a partecipare al Festival 2018 il Sindaco di Verona e Presidente di Fondazione Arena Federico Sboarina, che esprime apprezzamento per il cartellone ricco e di indiscusso interesse, all’altezza di un Festival storico e prestigioso che da più di un secolo testimonia l’eccellenza culturale della città di Verona e del nostro Paese: «Grazie ad un importante lavoro di squadra e alla professionalità della Sovrintendente Gasdia, è stato possibile dar vita ad un cartellone davvero unico. Sul palcoscenico arriveranno artisti e registi internazionali di altissimo livello, che valorizzeranno il festival areniano, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Allo stesso tempo sarà dato spazio ad alcuni giovani talenti che si sono già contraddistinti nel panorama della lirica e che saranno al loro esordio in Arena. La programmazione dell’opera sarà inoltre arricchita da due grandi eventi, e permeata da concerti e spettacoli. Lirica ed extra lirica devono essere un valore aggiunto l’uno per l’altro, due anime della Fondazione, che concorrono allo stesso obiettivo: fare dell’Arena il tempio per eccellenza della lirica e della musica a livello mondiale».

Il Sovrintendente e Direttore Artistico Cecilia Gasdia è orgogliosa di presentare, protagonisti di questa stagione, cast artistici di rilievo frutto di un lavoro svolto in prima persona: «Ogni anno l’Arena di Verona si impegna a realizzare spettacoli sempre più unici e ricercati, e i cast ingaggiati quest’anno saranno il fiore all’occhiello dell’eccellenza areniana. Ho voluto grandi artisti accanto a giovani talenti da valorizzare. L’Arena, infatti, storicamente ha dato origine ad innumerevoli grandi carriere ed io intendo riprendere e rafforzare questa tradizione, così che il nostro Teatro possa essere una vera e propria fucina di nuove voci. Come avevo annunciato, ho chiamato quindi grandi star internazionali e giovani artisti, molti dei quali – e questa è la grande novità – canteranno per la prima volta in Arena. Il decano della stagione ha 76 anni e la mascotte ne ha 21».

Presentazione del cartellone, Foto Ennevi

 

IL PROGRAMMA

L’Opera Festival 2018 inaugura venerdì 22 giugno con Carmen, capolavoro di Georges Bizet che trasporta il pubblico in un’arena dentro l’Arena per vivere il dramma di amore e morte della bella sigaraia spagnola. L’opera è in scena per 13 serate fino al 31 agosto nel nuovo allestimento a firma del famoso regista argentino Hugo de Ana, che cura regia, scene e costumi. Completano la messa in scena le coreografie di Leda Lojodice e il lighting design dell’areniano Paolo Mazzon. La nuova produzione intende offrire una nuova lettura dell’opera, consapevole dell’importante eredità lasciata nella storia dell’anfiteatro veronese dalla memorabile produzione di Franco Zeffirelli, replicata in numerosi Festival a partire dal 1995. De Ana traspone la sua Carmen un secolo dopo rispetto al libretto, negli anni Trenta del Novecento, periodo storico significativo per sottolineare la ricerca incessante della protagonista verso la sua indipendenza e libertà, che la porterà come un torero nella Plaza de Toros ad affrontare fino alla morte la prepotenza maschile e una società ostile al suo essere zingara quindi diversa.

Arena di Verona Opera Festival 2018, Foto Ennevi

Sul podio areniano vedremo per la prima volta il giovane direttore Francesco Ivan Ciampa, dopo gli ottimi riscontri di critica e pubblico delle ultime performance con Fondazione Arena al Teatro Filarmonico. Tre voci importanti daranno quindi corpo all’eroina del titolo: Anna Goryachova, che con l’inaugurazione del Festival farà il suo debutto in Arena, Anita Rachvelishvili, vera e propria specialista del ruolo, e Carmen Topciu, apprezzata Fenena lo scorso anno in Nabucco, ruolo che sosterrà anche per questa stagione oltre ad Amneris in Aida. Accanto a loro, il passionale Don José sarà interpretato da quattro tenori di rilievo internazionale: Brian Jagde, al suo primo confronto con l’anfiteatro come Marcelo Puente e Luciano Ganci, oltre al ritorno di Francesco Meli. Nei panni del bell’Escamillo quindi Alexander Vinogradov, Erwin Schrott e Alberto Gazale e per la prima volta in Arena interpreterà la dolce e risoluta Micaela Mariangela Sicilia, alternandosi con Ruth Iniesta, Eleonora Buratto e Serena Gamberoni.

Repliche: 29 giugno ore 21.00 – 6, 11, 17, 21 luglio ore 21.00 – 3, 9, 12, 22, 25, 28, 31 agosto

ore 20.45.

Come tradizione vuole la sera successiva, sabato 23 giugno, è la volta dell’opera simbolo della stagione estiva: Aida di Giuseppe Verdi. L’opera è proposta per 16 date, fino a concludere il Festival il 1° settembre, nell’imponente messa in scena ideata nel 2002 dal genio di Franco Zeffirelli, impreziosita dagli iconici costumi di Anna Anni e dalle coreografie di Vladimir Vasiliev che, insignito dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della stella d’Italia, nel 2018 celebra i 60 anni di attività artistica di cui 50 legati all’Italia, dove opera dal 1968.

Dal podio i direttori Jordi Bernàcer, Daniel Oren e Andrea Battistoni guideranno una compagnia di protagonisti segnata dall’apprezzato ritorno di Anna Pirozzi, Kristin Lewis, Maria José Siri, Susanna Branchini e Hui He nel personaggio del titolo, accanto all’Amneris di Violeta Urmana, Carmen Topciu, Anita Rachvelishvili e Judit Kutasi al suo debutto areniano. Il ruolo del tenore Radamès vedrà alternarsi Yusif Eyvazov, Marco Berti, Carlo Ventre, Gregory Kunde e Walter Fraccaro, mentre quello del baritono Amonasro Luca Salsi, Sebastian Catana, Ambrogio Maestri, Amartuvshin Enkhbat, Federico Longhi e Gocha Abuladze, altra nuova voce del cast 2018.

Repliche: 28 giugno ore 21.00 – 8, 10, 14, 19, 22, 27 luglio ore 21.00 – 2, 5, 7, 11, 19, 23, 29 agosto ore 20.45 – 1 settembre ore 20.45.

Da sabato 30 giugno per 5 recite fino al 26 luglio, si aggiunge al cartellone un’altra opera colossal: Turandot di Giacomo Puccini, proposta ancora una volta nella scenografica produzione del 2010 firmata per regia e scene da Franco Zeffirelli, con i ricercatissimi e preziosi costumi del premio Oscar Emi Wada. A completare l’atmosfera della Cina imperiale i posati movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli e le luci disegnate da Paolo Mazzon.

Impegnati con la direzione d’orchestra troviamo nuovamente Daniel Oren e Francesco Ivan Ciampa e nei panni dei protagonisti Anna Pirozzi, che si dà il cambio con Rebeka Lokar per la gelida principessa di ghiaccio, accanto al Calaf di Gregory Kunde e Murat Karahan. Nei panni di Liù debuttano in Arena le giovani stelle Vittoria Yeo, Ruth Iniesta ed Eleonora Buratto.

Repliche: 5, 13, 18, 26 luglio ore 21.00.

Per 6 appuntamenti, da sabato 7 luglio fino al 18 agosto, il quarto titolo monumentale di questa stagione estiva, Nabucco di Giuseppe Verdi, è riproposto nell’allestimento che ha inaugurato con successo il Festival lirico 2017, per regia e costumi di Arnaud Bernard, scene di Alessandro Camera e luci di Paolo Mazzon. Jordi Bernàcer torna a dirigere questo dramma verdiano, che ha felicemente contraddistinto il suo esordio a Verona lo scorso anno. Interpretano il protagonista due baritoni dalle solide carriere internazionali: Amartuvshin Enkhbat e Luca Salsi, impegnati durante tutto il Festival anche in altri importanti ruoli, come abbiamo già visto con i primi titoli annunciati. Nella figliastra Abigaille potremo apprezzare ancora Susanna Branchini e Rebeka Lokar, applauditissime l’anno scorso nel medesimo ruolo, accanto alla Fenena di Géraldine Chauvet e Carmen Topciu. Completano i ruoli principali le nuove voci di Luciano Ganci e Vincenzo Costanzo come Ismaele, accanto ai conosciuti Rafał Siwek e Riccardo Zanellato per Zaccaria.

Repliche: 12, 20, 28 luglio ore 21.00 – 10, 18 agosto ore 20.45.

Roberto Bolle all’Arena di Verona, foto di Andrej Uspenski

Mercoledì 25 luglio alle 21.00 ritroviamo, per il quinto anno consecutivo all’interno del cartellone areniano, l’attesissimo e ormai immancabile appuntamento con la grande danza internazionale: Roberto Bolle and Friends, studiato e voluto personalmente dal ballerino simbolo di quest’arte nel mondo, Étoile del Teatro alla Scala di Milano e Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York.

E nell’anno che ricorda i 150 anni dalla scomparsa di Gioachino Rossini, non poteva mancare Il Barbiere di Siviglia proposto da sabato 4 agosto nel riuscito allestimento che, per 5 serate fino al 30 agosto, trasforma l’anfiteatro nel favolistico giardino delle meraviglie creato nel 2007 ancora una volta da Hugo de Ana, con le divertenti coreografie di Leda Lojodice. Per l’occasione Daniel Oren e Andrea Battistoni guideranno un cast d’eccezione, che vede due leggende del repertorio operistico impegnate per la prima volta insieme a scrivere una pagina di storia areniana: il Figaro di Leo Nucci, a cui si alterna Mario Cassi, con il Basilio di Ferruccio Furlanetto, a cui dà il cambio Roberto Tagliavini, con la Rosina di Nino Machaidze, il Conte d’Almaviva di Dmitry Korchak e Leonardo Ferrando, entrambi debuttanti in Arena, e il Bartolo di Ambrogio Maestri e Luca Dall’Amico.

Repliche: 8, 17, 24, 30 agosto ore 20.45.

Infine, Verdi Opera Night coronerà la 96ma edizione del Festival domenica 26 agosto alle ore 21.30. La magica serata-evento dedicata al cigno di Busseto omaggia la grande lirica con una vera e propria “parata di stelle” diretta da Andrea Battistoni, con regia e scene curate da Stefano Trespidi e luci di Paolo Mazzon. Lisette Oropesa, Maria Mudryak, Serena Gamberoni, Violeta Urmana, Rame Lahaj, Francesco Meli, Luciano Ganci, Luca Salsi e Simone Piazzola, con l’Orchestra, il Coro, il Ballo e i Tecnici areniani, porteranno in scena tra suggestive ambientazioni scenografiche e ricercati costumi gli atti più significativi della celebre trilogia popolare verdiana – Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata – introdotta dalla Sinfonia de La Forza del destino interpretata dai danzatori del Festival sulla creazione coreografica di Gheorghe Iancu, per una vera e propria “festa dell’Opera”.

 

Prezzi da € 16,00 a € 226,00

 

Foto di proprietà di Fondazione Arena di Verona

 

ARENA DI VERONA

96° OPERA FESTIVAL 2018

dal 22 giugno al 1° settembre 

22, 29 giugno ore 21.00

6, 11, 17, 21 luglio ore 21.00
3, 9, 12, 22, 25, 28, 31 agosto ore 20.45

CARMEN

di Georges Bizet

Direttore: Francesco Ivan Ciampa

Regia: Hugo de Ana

Nuovo allestimento

23, 28 giugno ore 21.00

8, 10, 14, 19, 22, 27 luglio ore 21.00

2, 5, 7, 11, 19, 23, 29 agosto ore 20.45

1 settembre ore 20.45

AIDA

di Giuseppe Verdi

Direttori: Jordi Bernàcer, Daniel Oren
e Andrea Battistoni

Regia: Franco Zeffirelli

30 giugno ore 21.00

5, 13, 18, 26 luglio ore 21.00

TURANDOT

di Giacomo Puccini

Direttori: Daniel Oren
e Francesco Ivan Ciampa

Regia: Franco Zeffirelli

 

7, 12, 20, 28 luglio ore 21.00

10, 18 agosto ore 20.45

NABUCCO

di Giuseppe Verdi

Direttore: Jordi Bernàcer

Regia: Arnaud Bernard

 

25 luglio ore 21.00

ROBERTO BOLLE AND FRIENDS

 

4, 8, 17, 24, 30 agosto ore 20.45

IL BARBIERE DI SIVIGLIA

di Gioachino Rossini

Direttori: Daniel Oren e Andrea Battistoni

Regia: Hugo de Ana

 

26 agosto ore 21.30

VERDI OPERA NIGHT

Direttore: Andrea Battistoni

Regia: Stefano Trespidi

 

In caso di necessità la Fondazione Arena di Verona si riserva il diritto di modificare il presente programma.


 

 

 

“La traviata” al Teatro Carlo Felice di Genova

Da mercoledì 2 maggio alle ore 20.30, al Teatro Carlo Felice, va in scena “La traviata”, melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, capolavoro drammaturgico tratto dal dramma La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio. A dirigerla sarà la bacchetta di Daniel Smith, Direttore Principale Ospite del Teatro Carlo Felice, che ha voluto dare alla partitura una nuova lettura, liberata dalle cosiddette “tradizioni” e il più possibile fedele alla lettera della partitura verdiana.

Il nuovo allestimento, che ha debuttato lo scorso anno, ha la regia di Giorgio Gallione, storico fondatore e direttore artistico del Teatro dell’Archivolto di Genova e da ormai lungo tempo attivo anche nella regia d’opera. Le scene e i costumi sono firmati da Guido Fiorato, le luci di Luciano Novelli sono riprese da Angelo Pittaluga e le coreografie sono di Giovanni Di Cicco.

L’ampio cast è composto dalla protagonista Lana Kos nel ruolo di Violetta Valéry, che si alternerà con Irina Polivanova (3,5), Marta Leung sarà Flora, Paola Santucci Annina, il ruolo di Alfredo Germont sarà affidato a Stefano Secco e Giulio Pelligra (3,5), mentre Giorgio Germont sarà interpretato da Rodrigo Esteves e Mansoo Kim (3,5). Completano il cast Didier Pieri (Gastone), Riccardo Crampton (Barone Douphol), Claudio Ottino (Marchese), Manrico Signorini (Dottor Grenvil).

Fino a Domenica 6 maggio Teatro Carlo Felice per Euroflora (eccetto martedì 1 maggio), ore 15-19.30, apertura del Teatro Carlo Felice con visite agli spazi compatibilmente alle esigenze legate a prove e spettacoli.

Agli spettatori de La traviata che presentano un biglietto di Euroflora 2018, in omaggio un flûte di benvenuto al bar interno del Teatro Carlo Felice.

Anche quest’anno IREN, ritorna a sostenere l’opera: “L’attenzione al territorio e al suo sviluppo è uno dei punti cardine della strategia di Iren, che nel solo 2017 ha realizzato 54 progetti a sostegno della cultura nei territori di riferimento – ha sottolineato Marialinda Brizzolara, Responsabile Immagine e Nuovi Media Iren -. La partnership con il Teatro Carlo Felice, di cui oggi celebriamo un ulteriore tappa, è senz’altro una fra le più durature; questo ci ha consentito di creare negli anni un rapporto di stretta collaborazione nel quale il sistema di valori di riferimento della nostra società ha potuto talvolta essere veicolato in maniera non usuale, anche attraverso il linguaggio del teatro.”

LA TRAVIATA
Opera in tre atti di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi

Direttore
Daniel Smith

Regia
Giorgio Gallione

Scene e costumi
Giorgio Fiorato
Luci

Luciano Novelli

Riprese da

Angelo Pittaluga

Coreografia

Giovanni Di Cicco

Personaggi e interpreti : 

Violetta Valéry
Lana Kos

Irina Polivanova (3,5)

Flora

Marta Leung

Annina

Paola Santucci

Alfredo Germont
Stefano Secco

Giulio Pelligra (3,5)

Giorgio Germont
Rodrigo Esteves

Mansoo Kim (3,5)

Gastone

Didier Pieri

Barone Douphol

Riccardo Crampton

Marchese d’Obigny

Claudio Ottino

Dottor Grenvil

Manrico Signorini

Orchestra del Teatro Carlo Felice

Coro del Teatro Carlo Felice

Maestro del Coro Franco Sebastiani

 

Nuovo allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice

 

Repliche

MAGGIO 2018: Giovedì 3 – ore 20.30 (L), Venerdì 4 – ore 20.30 (B), Sabato 5 – ore 15.30 (F), Domenica 6 – ore 15.30 (C).

 

Marina Chiappa

 

Fisarmonica e clarinetto alla Biblioteca Vaccheria Nardi di Roma il 5 maggio

Il Duo Essentia, composto da Samuele Telari alla fisarmonica e Alice Cortegiani al clarinetto, è il protagonista dell’incontro musicale di sabato 5 maggio alle 11.30 alla biblioteca Vaccheria Nardi (Via Grotta di Gregna 37, Roma) per “Note in Biblioteca”, la serie di incontri musicali della IUC ad ingresso gratuito nelle biblioteche di Roma.

Come gli altri musicisti che partecipano a questi appuntamenti, Samuele Telari e Alessia Cortegiani sono dei giovani già avviati ad un brillante futuro, premiati in concorsi nazionali e internazionali, con e concerti in Italia e all’estero nel loro curriculum. Il duo Essentia, da loro formato nell’ottobre del 2015, ha già tenuto numerosi concerti in sale e rassegne concertistiche di rilievo, come Nuova Consonanza, Fondazione Isabella Scelsi, Accademia Filarmonica Romana, Roma Tre Orchestra, Teatro Olimpico di Roma. Per incrementare il repertorio per questo duo insolito e originale collaborano con compositori contemporanei come Alessandro Sbordoni, Matteo D’Amico, Marcello Panni e Marcello Filotei.

Il loro concerto inizia con Dance Preludes del polacco Witold Lutoslawski, uno dei maggiori compositori della seconda metà del ventesimo secolo, e si conclude con Historie du Tango di Astor Piazzolla. Al centro del programma il romantico Robert Schumann con le Tre Romanze op. 94 e i due maggiori rappresentanti dell’impressionismo musicale, i francesi Claude Debussy con la Première Rhapsodie e Maurice Ravel con Pavane pour une infante défunte.

Introduce all’ascolto Matteo Macinanti, specializzando in musicologia all’Università Sapienza di Roma.

Questi incontri musicali sono organizzati dalla IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti in collaborazione con Sapienza Università di Roma e Biblioteche di Roma.

“Marilyn. Attrice allo stato puro” al Sociale di Brescia

In una produzione riveduta e arricchita, il CTB di Brescia propone in scena il lavoro di Michela Marelli e Lucilla Giagnoni, su progetto e regia della stessa Marelli, dal titolo “Marilyn. Attrice allo stato puro”, monologo dell’attrice Lucilla Giagnoni.

Il testo permette di ripercorrere le tappe della vita dell’icona di bellezza del secondo e anche di questo inizio del terzo millennio, perlopiù amata e anche idolatrata, divenuta mito in vita e ancor più dopo la sua tragica morte: quella Marilyn Monroe che non aveva mai cancellato dentro di sé la Norma Jane che forse solo Elton John ha saputo capire fino in fondo. Giagnoni racconta della sfortunata infanzia, degli amori, del suo scoprirsi attrice, della passione per il cinema, delle vere e proprie disfatte amorose, fino al famoso “Happy birthday, mister President!” che l’ha portata ad essere venerata, condannata, paparazzata e fors’anche uccisa per il legame con i Kennedy. Viene scandagliato il ritrovamento del cadavere, con le versioni più accreditate, ricordati i film celeberrimi, i contratti che hanno arricchito soprattutto gli altri, i mariti, la solitudine affogata nei barbiturici. Tra sorrisi, motivetti canticchiati e molta tristezza, si ricorda in scena e in sala una donna irripetibile, inimitabile, bella in tutto il suo essere, pur se non capita e forse mai amata abbastanza. Simpatico il modo della protagonista di confrontarsi con lei, diventandola per la parentesi dello spettacolo. Che ha il pregio di raccontarci una volta di più Marilyn, ma anche la pecca di sembrare tanto una delle lezioni teatrali che Lucilla Giagnoni tiene agli studenti. Un po’ poco convincente per uno spettacolo che potrebbe essere molto di più che carino.

 

Alessia Biasiolo