Banff Centre Mountain Film Festival World Tour dal 16 marzo a Brescia

In seguito all’ordinanza della Regione Lombardia con disposizione valide per l’intero territorio lombardo fino all’1 marzo, a scopo cautelativo il Banff Centre Mountain Film Festival World Tour e il Centro Teatrale Bresciano posticipano la tappa bresciana del festival in programma per lunedì 2 marzo al Teatro Sociale (via F. Cavallotti, 20) a lunedì 16 marzo 2020.

Good Morning-RichardPermin©NielsSAINTVITEUX

I biglietti già in possesso del pubblico resteranno validi per la nuova data.

La rassegna cinematografica internazionale di medio e cortometraggi dedicati al mondo della montagna e degli sport outdoor che presenta le 10 migliori pellicole selezionate tra i film finalisti all’omonimamanifestazione canadese, torna in Italia con la sua 8^ edizione (il Banff è presente in Italia dal 2013 e in sette anni ha fatto registrare oltre 66.000 presenze).

Il pubblico che prenderà parte alla serata avrà modo di rivivere il viaggio di 375 km in solitaria lungo le rapide dei fiumi dell’Himalaya di Nouria Newman (The Ladakh Project); vedere il biker scozzese superstar Danny MacAskill nell’inconsueta veste di baby sitter (Danny Daycare); superare simbolicamente il confine tra USA e Messico grazie all’incontro tra lo slackliner americano CorbinKunst dal lato del Texas e il messicano Jamie Maruffo (The Immaginary Line); raggiungere una delle regioni più remote dell’Antartide con lo snowkite insieme a Leo Houlding, Jean Burgun e Mark Sedon con l’obiettivo di scalare la cima della montagna più remota del pianeta (SpectreExpedition); ripercorrere le tappe che hanno portato Hilaree Nelson e JimMorrison a completare la prima discesa con gli sci del Lhotse Couloir fino ai 6400 m del campo 2 sulla quarta montagna più alta del mondo (Lhotse 8516 m).

Ospite della serata bresciana sarà l’ambassador La Sportiva Silvio Reffo. Classe 1990, inizia ad arrampicare all’età di 13-14 anni sulle falesie vicino casa. Per lui l’arrampicata è sempre stata un’attività a 360° dalle vie in montagna, al bouldering, per poi concentrarsi principalmente sull’arrampicata sportiva in falesia e il mondo delle competizioni.

Questa passione lo ha portato negli anni a visitare le più famose falesie del mondo e a confrontarsi con vie sempre più vicine al suo limite. Nel 2012 si laurea in Fisioterapia. Da allora la sua vita si divide tra la ricerca di nuovi limiti verticali e la riabilitazione di persone con diverse problematiche ortopediche. Tra le più importanti performance ricordiamo The Ring Of Life (9a/a+) alla falesia del Covolo e la salita flash di Mind Control (8c/c+) a Oliana.

Nel 2018 si concentra su vari progetti, tra i quali il multipitch “Viaggio su Plutone” 8b+ 7 lunghezze e “Pure Dreaming” 9a in una falesia di Arco di Trento (il 14° 9a ed il primo da padre). Il 2019 inizia con la ripetizione di “Sidlives” 8c+/9a ad Arco di Trento.

Non mancheranno ovviamente i momenti di intrattenimento per il pubblico, come il “Gioco Tenda” di Ferrino che permetterà agli spettatori di divertirsi ed interagire tra loro nel corso la serata realizzando una tenda personalizzata.

Sarà disponibile inoltre, anche per l’edizione italiana del Banff Centre Mountain Film Festival World Tour, l’edizione limitata dello scaldacollo Buff®, realizzato dall’azienda fondata di Joan Rojas, con l’illustrazione dell’artista statunitense John Fellows.

Il programma completo dei film che saranno proiettati nel corso di ogni serata è disponibile sul sito https://www.banff.it/

La tappa di Brescia del Banff Centre Mountain Film Festival World Tour Italy fa parte di un tour nazionale che prevede 41 proiezioni in 35 città tra febbraio e aprile 2020.

 

Veronica Verzeletti (anche per la fotografia)

 

 

A scuola dai ‘Top Gun’. Arriva a Verona il corso di cultura aeronautica per gli studenti

Per due settimane la scuola la vedranno solo dal cielo, in volo sui velivoli dell’Aeronautica militare. Gli studenti veronesi si apprestano a vivere un’esperienza unica, diventando per qualche giorno dei veri e propri ‘Top Gun’. Dal 23 marzo al 2 aprile, infatti, Verona ospita il corso di Cultura Aeronautica, progetto che vede insieme Ministero delle Difesa e MIUR per far conoscere e avvicinare i giovani al mondo del volo, delle emozioni che regala ma anche dell’impegno e della competenza che richiede.

L’iniziativa, ormai collaudata e che ogni anno incontra alcune città italiane, quest’anno ha scelto Verona per una delle sei tappe del 2020, con l’aeroporto di Boscomantico come punto di riferimento del corso.

I Top Gun in Sala Arazzi

Un progetto, completamente gratuito, che ha trovato subito il benestare del Comune e dell’Ufficio scolastico provinciale, già al lavoro per mettere in moto la macchina organizzativa dell’evento. Per l’amministrazione è infatti l’occasione di far vedere Verona da una delle prospettive più affascinanti, ovvero dall’alto, veicolando sui social le immagini che i ragazzi scatteranno in volo.

Sono gli studenti i veri protagonisti del progetto, e in particolare quelli compresi tra i 16 e i 20 anni. Per 250 di loro ci sarà la possibilità di partecipare alle due fasi del corso. Una prima parte teorica per apprendere i principi del volo e del pilotaggio, e una fase pratica in cui i ragazzi saranno in volo sotto la guida di qualificati istruttori dell’Aeronautica militare.

Non tutti però proveranno l’ebbrezza di guidare il SIAI 208 AM, il veicolo militare monomotore a elica con cabina a quattro posti che verrà usato per le esercitazioni. Un privilegio che i ragazzi dovranno guadagnarsi con impegno e studio, superando il test al termine della fase pratica.

Le prove in volo decreteranno invece i due migliori ‘aspiranti piloti’ veronesi, che saranno premiati con uno stage quest’estate all’ Aeroporto di Guidonia, sede del 60° Stormo, per un’esperienza a contatto con i piloti dell’Aeronautica Militare.

“Fa piacere che l’Aeronautica Militare abbia scelto Verona per questo progetto di carattere nazionale – ha detto l’Assessore alle Politiche Internazionali -. Un’opportunità unica per i ragazzi, ma anche l’occasione per un reciproco scambio culturale con l’Aeronautica. Ai 25 istruttori di volo che verranno in città per il corso, infatti, daremo una VeronaCard per visitare i nostri musei e le nostre bellezze, lago di Garda compreso, così vedranno che Verona è unica non solo vista dal cielo”.

“Stiamo contattando le scuole di città e provincia – ha detto il dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale Barresi -, si tratta di un’iniziativa tesa all’informazione e all’orientamento. Un’occasione che non capita spesso e da cui i ragazzi usciranno arricchiti”.

“Verona ci sta accogliendo a braccia aperte – ha aggiunto il Maggiore Di Trani, comandante del Gruppo Volo -, siamo felici di portare qui la nostra passione e di trasmetterla ai più giovani. Ci rivolgiamo a ragazzi che si trovano in procinto di decidere cosa fare ‘da grandi’, magari non sceglieranno di diventare piloti dell’Aeronautica ma questa esperienza farà capire loro che per ogni professione e lavoro serve impegno, competenza e sacrificio. E che il lavoro di squadra paga sempre”.

 

Roberto Bolis (anche per la foto)

“Ballata per uomini e bestie” di Capossela è il miglior disco del 2019

È “Ballata per uomini e bestie” di Vinicio Capossela il più bel disco dello scorso anno per i molti giornalisti che hanno votato per il “Top 2019”, il referendum sui migliori album italiani del 2019 promosso dal “Forum del giornalismo musicale” (che si svolge da quattro anni nell’ambito del Mei di Faenza). A prevalere nella sezione riservata ai dischi d’esordio è stato invece Fulminacci con “La vita veramente”.

L’iniziativa, a cura di Enrico Deregibus, è stata realizzata in collaborazione con l’Agimp (la neonata Associazione dei Giornalisti e critici Italiani di Musica legata ai linguaggi Popolari) e sotto l’egida del Mei.

Fra i dischi assoluti, dopo Capossela si è classificato Niccolò Fabi con “Tradizione e Tradimento”. Al terzo posto, a pari merito, Dimartino con “Afrodite” e Mina e Ivano Fossati con “Mina Fossati”. Al quinto, sempre ex aequo, Francesco Di Giacomo con “La parte mancante”, Umberto Maria Giardini con “Forma mentis”, Marracash con “Persona” e Willie Peyote con “Iodegradabile”.

Nelle opere prime dopo Fulminacci troviamo Coma_Cose con “Hype Aura”, seguiti da Mahmood con “Gioventù bruciata”, da I Hate My Village con l’album omonimo e da Giulia Mei con “Diventeremo adulti”. Giulia Mei riceverà un premio speciale del Mei come prima donna classificata tra gli esordienti.

Nella categoria per il miglior album per il 2018 aveva vinto Riccardo Sinigallia con “Ciao cuore”, mentre per il 2017 c’era stato un pari merito fra Brunori Sas con “A casa tutto bene” e Caparezza con “Prisoner 709”. La categoria per il disco d’esordio, introdotta lo scorso anno, aveva visto l’affermazione di Giuseppe Anastasi con “Canzoni ravvicinate del vecchio tipo”.

Quest’anno, il Forum ha voluto di nuovo andare alla ricerca delle migliori produzioni italiane dell’anno da poco trascorso, consultando giornalisti di ogni provenienza ed età, da quelli delle grandi testate cartacee alle webzine, dalle tv alle radio. Un così ampio e rappresentativo ventaglio di votanti ha permesso di avere un quadro attendibile delle preferenze del giornalismo e della critica musicale italiana più attenta.

Hanno votato per il referendum: Fabio Alcini (musictraks.com), Diego Alligatore (Smemoranda.it), Elisa Alloro (24emilia.com), Raffaele Astore (psycanprog.com), Daniele Auricchio (Rai Italia), Roberta Balzotti (Tgr Rai), Antonio Belmonte (lascena.it), Francesco Bommartini (L’Arena), Giorgio Bonomi (Goldsoundz.it), Alessandro Bottero (Classic Rock), Valentina Brunelli (lisolachenoncera.it), Lia Buttari (musicorner.altervista.org), Chiara Callegari (Ciao Radio), Angela Calvini (Avvenire), Marco Camozzi (Circuito Marconi), Simona Cantelmi (Radio Città Fujiko), Francesco Casale (Anni), Giuseppe Catani (Rockit.it), Michele Chisena (Repubblica), Matteo Cimatti (Radio Flyweb), Angiola Codacci Pisanelli (L’Espresso), Alberto Conti (Radio Lab), Alfredo D’Agnese (D La Repubblica delle Donne), Luca D’Ambrosio (Musicletter.it), Fabrizio Daquino (revolverblog.com), Flaviano De Luca (Manifesto), Katia Del Savio (Indianamusicmag), Giuliano Delli Paoli (Corriere Del Mezzogiorno), Enrico Deregibus (Forum del giornalismo musicale), Luca Dondoni (La Stampa), Federico Durante (Billboard), Daniela Esposito (Strategie Di Comunicazione), Salvatore Esposito (Blogfoolk.it), Luca Fassina (Low Cost Comunicazione), Chiara Ferrari (patriaindipendente.it), Cinzia Fiorato (Tg1), Adriano Gasperetti (Dangerofmusic.com), Walter Giacovelli (musplan.com), Silvia Gianatti (De Agostini Vynil), Alessandra Giovagnoli (Areanote.it), Paolo Gresta (theparallelvision.com), Carmen Guadalaxara (Il Tempo), Ambrosia J.S Imbornone (Rockerilla/Mescalina), Giuseppe Improta (senzalinea.it), Umberto Labozzetta (Ulc), Claudio Lancia (Ondarock.it), Alessandra Lanza (thevision.com), Massimiliano Longo (allmusicitalia.it), Teresa Malacario (Nsl Radiotv), Elisabetta Malantrucco (Rai Radio Techetè), Marco Mammoliti (Planet-drum.com), Laura Mancini (showofthecapital.blogspot.com), Michele Manzotti (La Nazione), Claudia Marchetti (Itacanotizie), Lucia Marchiò (Repubblica), Alessandra Margiotta (musicinblack.org), Marco Messineo (grandipalledifuoco.com), Stefano Milioni (Leggo), Carlo Muscatello (Articolo 21), Michele Neri (Vinile), Giulia Nuti (popolodelblues.com), Chiara Orsetti (musictraks.com), Luca Paisiello (rockshock.it), Duccio Pasqua (Rai Radio1), Alex Pierro (JamTv), Massimo Pirotta (tomtomrock.it), Giovanni Pirri (Allinfo.it), Stefano Pozzovivo (Radio Subasio), Stefano “Bizarre” Quario (Blowup), Antonio Ranalli (musicalnews.com), Elena Raugei (sentireascoltare.com), Alessandro Ribaldi (Fsnews Radio), Rosetta Savelli (romagnapost.it), Annalisa Scarsellini (Intimità), Elisa Serrani (musicaincontatto.it), Alessandro Sgritta (Radio Città Aperta), Egle Taccia (nonsensemag.it), Gianluca Taverniti (rockandmore.net), Martina Tiberti (7tracks.it), Barbara Tomasino (Rai1), Andrea Umbrello (ultimavoce.it), Barbara Urizzi (Radio Capodistria), Gianluca Valentini (Inchiesta Edizioni Dedalo), Enrico Veronese (Chioggia Azzurra), Rossella Vetrano (Radio Leila), Vito Vita (Vinile), Luca Vitali (AllAboujazz Italia), Marcello Zinno (rockgarage.it), Anna Lisa Zitti (indexmusic.it).

Il Forum del giornalismo musicale, ideato da Giordano Sangiorgi e diretto da Enrico Deregibus, ha visto sino ad ora quattro edizioni a Faenza ed una speciale a Roma.

Ha ospitato nei suoi primi quattro anni numerose iniziative: tavoli di lavoro, assemblee, lezioni, corsi di aggiornamento, incontri con figure professionali. Sono stati coinvolti sino ad oggi oltre 250 giornalisti, da quelli delle grandi testate a quelli delle webzine, sino alle radio e tv. Una occasione unica per affrontare da molti punti di vista i temi centrali del giornalismo musicale di oggi: il rischio di estinzione, il nuovo ruolo, la carenza di spazi, l’interazione fra media diversi e molto altro. La prossima edizione è in programma il 3 e 4 ottobre a Faenza.

L’Agimp nasce da un’idea lanciata durante il Forum del Giornalismo Musicale. Attualmente è rappresentata da un direttivo (formato da Fabio Alcini, Simona Cantelmi, Luciano Lattanzi, Michele Manzotti, Alex Pierro), che sta preparando un regolamento attuativo dello statuto già approvato, consolidando così le basi dell’associazione.

Monferr’Autore

 

Attraverso il DNA di Cangrande della Scala nuove verità storiche sulla sua vita e la sua morte

La falange di un piede ed un pezzo di fegato. Sono questi i campioni biologici acquisiti dai resti di Cangrande della Scala e su cui, per la prima volta, sarà effettuato uno studio completo del DNA. Un processo di esamina complesso che, attraverso i reperti di tessuto osseo e di tessuto epatico, conservati al Museo di Storia Naturale, permetterà di analizzare la sequenza genetica del Cangrande.

Il progetto di studio, che si concluderà nel 2021, sfrutterà quindi l’analisi del genoma, o più semplicemente della totalità del DNA, per supportare e integrare la ricostruzione storica della vita del grande scaligero, amico del poeta Dante Alighieri e, dallo stesso, celebrato in un canto della Divina Commedia.

Il gruppo scientifico dopo il prelievo del DNA di Cangrande della Scala

L’indagine storico-scientifica, denominata ‘Il genoma di Cangrande della Scala: il DNA come fonte storica’, rientra fra gli eventi celebrativi del settimo centenario della morte del sommo poeta ed è promossa dal Comune di Verona, attraverso i Musei di Castelvecchio e di Storia Naturale, insieme all’Università di Verona – Dipartimento di Biotecnologie, nell’ambito dei Joint projects cofinanziati dall’ateneo.

Lo studio prosegue il percorso d’indagine avviato nel 2004 dalla Direzione Musei d’Arte e Monumenti che, in collaborazione con le Soprintendenze territoriali competenti, l’Università degli Studi di Verona, l’Università degli Studi di Pisa, l’Azienda Ospedaliera di Verona, promosse e coordinò l’apertura dell’arca di Cangrande della Scala e la ricognizione dei resti al suo interno. Reperti ancora perfettamente mantenuti e corrispondenti a quelli ritrovati nell’apertura eseguita nel 1921 e documentata dalla stampa da negativo su vetro di Luigi Cavadini.

Le ricerche scientifiche avviate nel 2004 permisero l’acquisizione, da parte del Museo di storia Naturale, di alcuni campioni biologici della mummia del principe e una prima analisi riguardante la sua effettiva conformazione fisica, lo stato di salute e le circostanze che lo portarono alla morte. Allora, però, la ricerca sul DNA non fu possibile. Oggi, invece, grazie alle moderne tecniche e agli avanzati processi d’indagine è stata possibile l’estrazione di campioni di molecole sufficientemente integre da consentire l’analisi dell’intero genoma, riducendo al minimo gli artefatti e i danni dovuti a contaminazioni e all’età.

l prelievi dei campioni biologici sono stati eseguiti, in ambiente sterile, al Museo di Storia Naturale alla presenza dell’assessore alla Cultura Francesca Briani, del Rettore dell’Università di Verona Pier Francesco Nocini, del direttore dei Musei Civici Francesca Rossi e del genetista Massimo Delledonne, componente del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona. Presenti, anche il Curatore della sezione di zoologia del Museo di Storia Naturale Leonardo Latella e il Curatore delle collezioni d’arte medievale e moderna del Museo di Castelvecchio Ettore Napione.

“Un momento emozionante – sottolinea l’assessore Briani –. Non capita tutti i giorni di poter tenere in mano dei reperti così preziosi e di poter far parte di un gruppo di lavoro che, per la prima volta, consentirà l’osservazione approfondita del DNA di Cagrande. Un secondo step di studio che, dopo l’acquisizione dei campioni realizzata nel 2004, completa il percorso di analisi sulla mummia del principe scaligero, dandoci la possibilità di scoprire nuove ed interessanti informazioni storiche sulla sua vita e, in particolare, morte. Il progetto scientifico è uno dei principali appuntamenti che saranno realizzati sul territorio cittadino in occasione delle celebrazioni dantesche”.

“Un progetto dallo straordinario interesse storico – precisa la direttrice Rossi –. Finalmente, i reperti custoditi dal 2004 dal Museo di Storia Naturale, potranno completare il loro percorso di analisi ed offrire, con dati scientifici certi, importanti novità sulla vita di questo illustre veronese”.

“Dopo la realizzazione del primo vero calco del cranio del Cangrande, che mi ha visto personalmente protagonista alcuni anni fa con la mia equipe medica – ricorda Nocini –, l’Università di Verona è coinvolta a pieno titolo in un nuovo straordinario appuntamento con la storia. Questa nuova analisi scientifica, infatti, chiarirà ulteriormente le importanti qualità fisiche del Cangrande che, per i suoi tempi, si tratta di un uomo del 1300, presentava una struttura fisica imponente, caratterizzata da un’altezza oltre il 1,70 e una struttura cranica di ampie dimensioni”.

“E’ una scommessa scientifica – dichiara il genetista Delledonne – che il Comune, con i suoi Musei Civici, e l’Università hanno accettato per rendere possibile un’indagine genetica davvero particolare. Questi frammenti, da cui sarà estratto il DNA del Cangrande, ci consentiranno infatti di tracciare un quadro genetico dell’uomo e un approfondita analisi sul suo stato di salute”.
Roberto Bolis (anche per la fotografia)

 

L’appello alla squadra e ai tifosi del Bologna: “Sabato 22 tutti per Patrick Zaky!”

“Forza Bologna!” è una delle poche frasi che Patrick Zaky, lo studente egiziano dell’università Alma Mater Studiorum attualmente detenuto in Egitto, è riuscito a pronunciare prima dell’udienza che sabato 15 ha purtroppo confermato la sua permanenza in carcere almeno fino al 22 febbraio.
Per questo Amnesty International Italia, Sport 4 Society, UsigRAI e Riccardo Cucchi, presidente del premio “Sport e diritti umani”, hanno rivolto un appello alla squadra e ai tifosi del Bologna affinché – dopo l’affettuoso augurio di pronto ritorno allo stadio pubblicato dall’account ufficiale Twitter della società – in occasione della partita interna col Brescia sia mostrata nel modo più visibile possibile solidarietà nei confronti di Patrick Zaky, esponendo striscioni come “Forza Zaky”, “Patrick libero” ecc.
La partita, in programma sabato 22 febbraio alle ore 15, si svolgerà nello stesso giorno in cui una nuova udienza deciderà se prolungare la detenzione di Zaky o disporre la sua scarcerazione. 

L’appello “Libertà per Patrick” è online all’indirizzo:

https://www.amnesty.it/appelli/liberta-per-patrick/

 

Amnesty International Italia

 

La Certosa di Parma. La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli

La Certosa di Parma. La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli è il titolo della mostra, promossa e realizzata da Fondazione Cariparma e Fondazione Carlo Mattioli, ospitata a Palazzo Bossi Bocchi da oggi, 22 febbraio, al 31 maggio 2020, incentrata sulla figura di Henry Beyle (Grenoble 1783 – Parigi 1842), meglio noto come Stendhal, che dedicò il suo più celebre romanzo, La Certosa di Parma, alla nostra città e sulle opere di carattere stendhaliano del pittore Carlo Mattioli.

Carlo Mattioli – Il Teatro Regio – tecnica mista su carta – Collezione privata

La mostra – inserita nel programma delle mostre di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020– racconta dei diversi tempi del romanzo, dalla sua fulminante ideazione e stesura (fu scritto in 53 giorni, meno di due mesi, tra novembre e dicembre 1838), alla sua immediata pubblicazione e fortuna editoriale: grazie alla preziosa collaborazione del Complesso Monumentale della Pilotta – Biblioteca Palatina, saranno circa una cinquantinale edizioni, in lingua francese e italiana, che accompagneranno il visitatore lungo il percorso di mostra, dalla prima in francese dell’aprile del 1839 alle più recenti, arricchite anche dagli esemplari conservati nella Biblioteca di Busseto di Fondazione Cariparma e nella Biblioteca della Deputazione di Storia Patria.

Henry Beyle, nacque e visse parte della sua vita a Grenoble. Grazie alla collaborazione con il Musée Stendhal della cittadina francese, allestito presso l’abitazione natale dello scrittore, in mostra saranno un ritratto dello scrittore e alcuni cimeli, oggetti che contribuiranno a ricreare l’ambiente in cui Stendhal scrisse il romanzo.

L’esposizione prosegue attraverso i luoghi e i personaggi del romanzo fermati in un “tempo immaginifico”; di questo mondo stendhaliano si è fatto interprete, negli anni Cinquanta, Carlo Mattioli con dipinti, opere su carta ed inedite ceramiche che hanno portato finalmente, nel 1977, alla pubblicazione del libro d’arte La Certosa di Parma edito da Azzoni di cui Fondazione Cariparma possiede un prezioso esemplare all’interno della collezione di Libri d’Artista donata da Corrado Mingardi.

Carlo Mattioli – Il Teatro Regio – tecnica mista su carta – Collezione privata

Mattioli disegna una Parma presa quasi sempre di notte e da un punto di vista sempre leggermente ribassato perché risulti maestosa. Una città completamente vuota o percorsa da file geometriche di soldatini in uniforme che vanno chissà dove sull’eco di un inutile o tardivo ordine dato solo per dare “geometria” e prospettiva alla scena. Una città cupamente ideale fatta di piazze dilatate e deserte, di palazzi con lunghe teorie di finestre buiee vuote, come se gli abitanti fossero fuggiti, inseguiti da un invasore. Una città senza tempo, con la magnificenza nera di un sogno di Piranesi che si è immerso nelle acque padane, allucinate e metafisiche che bagnano la vicina Ferrara di De Chirico. Compare la basilica della Steccata nella notte. Poi la chiesa “del Quartiere” vista scorciata in un vuoto siderale. Poi la prigione, la torre Farnese che si sovrappone come un lapsus alla Certosa in cui Fabrizio finirà i suoi giorni.

Quella Parma, Mattioli la vuole nera, con bagliori blu, lunari, punti di bianco mobili, le uniformi degli onnipresenti soldatini. Fra i tanti personaggi raccontati da Stendhal l’artista ha privilegiato il protagonista, Fabrizio del Dongo e la sua divina scriteriata giovinezza destinata a soccombere. Colto sempre di profilo, con la tuba nera, i capelli biondi e il mantello rosso mosso dal vento, Fabrizio domina incontrastato sulla fantasia dello scrittore e del pittore fino al tragico epilogo della storia.

Delle avventure di Fabrizio e dei suoi spasimi la mano del pittore non registra quasi nulla, così come dei tanti comprimari. Molti capitoli li ignora, li ritiene inutili, non vuole fare illustrazioni: solo un accenno di racconto nell’arresto di Fabrizio in piedi accanto alla carrozza su cui siede Clelia; e poi Fabrizio che corre, pugnale in mano, dopo aver ucciso Giletti, la torre Farnese in lontananza a memento.

Per il resto nulla: o le scene vuote o il personaggio, Fabrizio, che riempie tutto, il foglio ma prima ancora la mente. La sua bellezza soverchiante è come quella delle figure dei vasi attici, colta sempre di profilo. Fabrizio è dove deve essere.

La Certosa di Parma, La città sognata di Stendhal interpretata da Carlo Mattioli (che vede il patrocinio dell’Ambasciata di Francia) è una straordinaria occasione per approfondire un monumento letterario che fu in grado, ma lo è tutt’ora, di richiamare su Parma l’attenzione del mondo della cultura.

Eventi collaterali all’esposizione saranno inoltre quattro conferenze previste a Palazzo Bossi Bocchi, con ingresso libero:

  • La “città invisibile” di Stendhal, a cura di Francesca Dosi – martedì 3 marzo, ore 17,00;
  • Corrispondenze e suggestioni tra Stendhal, Correggio e Carlo Mattioli, a cura di Luisa Viola – martedì 10 marzo, ore 17,00;
  • La Certosa di Parma, una lettura del romanzo di Stendhal, a cura di Guido Conti – giovedì 19 marzo, ore 17,00;
  • La Certosa di Parma si conclude con una “favola”, ma senza lieto fine…, a cura di Luisa Viola -martedì 21 aprile, ore 17,00.

Parma, Palazzo Bossi Bocchi, dal 22 febbraio al 31 maggio 2020, dal martedì al giovedì 15.30/18; sabato e domenica 10/12.30 e 15.30/18. Festività 12 e 13 aprile e 1 maggio dalle 15.30 alle 18. Visite guidate tutti i giovedì alle 16.30 (prenotate per i gruppi). Ingresso gratuito. Gli ambienti sono attrezzati per la visita di persone diversamente abili con rampe di accesso ed ascensori-montacarichi.

 

Delos (anche per le immagini)

 

Patera e Boschiero per il titolo mondiale WBA, Luca Rigoldi per il titolo europeo a Verona

Francesco Patera affronterà Devis Boschiero per il titolo mondiale WBA dei pesi leggeri ad interim nella stessa notte in cui Luca Rigoldi sfiderà Gamal Yafai per il titolo europeo dei pesi supergallo all’AGSM Forum di Verona, venerdì 27 marzo, in diretta su DAZN.

Patera (23-3 con 8 KO) è in forma smagliante da quando ha battuto Lewis Ritson per il titolo europeo dei pesi leggeri alla Metro Radio Arena di Newcastle nell’ottobre 2018.

Da allora il 26enne ha difeso con successo tre volte il suo titolo, superando ai punti Marvin Petit in Belgio, fermando in sei riprese Paul Hyland Jr all’Allianz Cloud di Milano e ottenendo una vittoria per decisione unanime contro Domenico Valentino lo scorso ottobre.

Boschiero (48-6 e 2 pari con 22 KO), ex campione europeo dei pesi superpiuma, otterrà la sua seconda opportunità di vincere il titolo mondiale dopo aver perso per decisione divisa contro Takahiro Ao per il titolo mondiale dei superpiuma WBC a Tokyo, in Giappone, nel 2011.

Rigoldi (22-1 e 2 pari con 8 KO) difenderà per la terza volta il suo titolo europeo contro lo sfidante ufficiale Yafai (17-1 con 10 KO).

Per il pugile veneto e per il pugile di Birmingham, fratello minore dell’imbattuto campione dei pesi supermosca WBA Kal, si tratterà del test più importante della carriera.

Nella stessa riunione, il peso massimo leggero fiorentino Fabio Turchi (17-1 con 13 KO), torna dopo aver subìto la prima sconfitta per decisione divisa della carriera contro Tommy McCarthy a Trento. Serhiy Demchenko (22- 15 e 1 pari con 15 KO) affronterà il croato Hrvoje Sep (10-0 con 8 KO) nella categoria dei pesi mediomassimi sulle 8 riprese. Samuel Nmomah (13-0 con 4 KO) incontrerà Christian Arvelo (12-4 con 6 KO) nella categoria dei pesi superwelter sulle 8 riprese. L’imbattuto peso superwelter romano Mirko Natalizi (7-0 con 4 KO) sosterrà un match sulle 6 riprese e il peso leggero Giuseppe Osnato farà il suo debutto nei professionisti.

Eddie Hearn di Matchroom Boxing ha dichiarato: “Sono felice di promuovere il primo titolo mondiale all’interno di uno show Matchroom Boxing Italy con Francesco Patera e Devis Boschiero che si scontreranno per la corona WBA dei pesi leggeri ad interim. Patera è andato in crescendo da quando ha battuto Lewis Ritson a Newcastle e riceve un’opportunità d’oro contro l’esperto Boschiero. Gamal Yafai affronterà il beniamino locale Luca Rigoldi per il titolo europeo dei pesi supergallo. Guardate l’azione in diretta su DAZN!”

Christian Cherchi della Opi Since 82 ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di organizzare un titolo mondiale WBA nella bellissima città di Verona, che ospiterà una riunione pugilistica dopo molti anni. Patera e Boschiero si scontreranno in un emozionante main event, il campione europeo dei pesi supergallo Luca Rigoldi vuoleimpressionare contro lo sfidante ufficiale Gamal Yafai e rivedremo sul ring Fabio Turchi. Questa è una serata di boxe imperdibile che sarà trasmessa in diretta su DAZN.”

 

R.B.

Da Bach ai Queen con il famoso violinista Stefan Milenkovich

Sabato 22 febbraio 2020 alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza per i concerti della IUC suona l’Orchestra Filarmonica Marchigiana con Stefan Milenkovich, il famoso violinista che da qualche anno si dedica con ottimi risultati anche alla direzione d’orchestra.

orchestra Filarmonica marchigiana

Il programma spazia da Johann Sebastian Bach a Freddie Mercury: si potrebbe dire che – se ci si passa il termine – saranno eseguiti due loro hit, il Concerto Brandeburghese n. 3 e Bohemian Rhapsody (qui nella trascrizione per violino e orchestra di Stefano Cabrera) che sono brani separati da duecentocinquanta anni ma hanno fatto entrambi la storia.

Milenkovic potrà dare il meglio di sé come violinista nello splendido Concerto per violino e orchestra in mi minore op. 64 di Felix Mendelssohn, tran i più ammirati ed eseguiti della musica romantica, di cui esprime allo stato puro alcuni aspetti tipici e inconfondibili, come lo slancio appassionato, l’estasi lirica e l’entusiasmo giovanile. Al periodo finale del romanticismo appartiene Valse-Scherzo in do maggiore per violino e orchestra, op. 34 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, col suo irrefrenabile slancio di danza e il suo acrobatico virtuosismo, che al centro del brano lasciano spazio a una delle tipiche grandi melodie del compositore russo, intrisa di malinconia. Milenkovich proporrà poi una versione per violino e archi di Tre Preludi di George Gershwin, che integrano l’irriverente vitalità del jazz e abbandono sentimentale. E per finire uno dei brani più funambolici di tutto il repertorio violinistico, Tzigane di Maurice Ravel, che rielabora in modo molto personale e suggestivo la musica degli zigani d’Ungheria.

Stefan Milenkovich è stato uno straordinario fanciullo prodigio. A dieci anni è stato invitato a suonare per il presidente Ronald Reagan, a undici per Mikhail Gorbaciov, a quattordici per Papa Giovanni Paolo II, a sedici anni ha festeggiato il suo millesimo concerto. Ora, a quarantadue anni, è un musicista maturo che alterna l’archetto del violino alla bacchetta del direttore d’orchestra: ha suonato con l’Orchestra Sinfonica di Berlino, l’Orchestra di Stato di San Pietroburgo,  l’Orchestra Nazionale del Belgio, la New York Chamber Orchestra e la Chicago Symphony Orchestra e con altre importanti orchestre d’Europa, Nord e Sud America, Asia ed Australia. La sua discografia include tra l’altro tutte le composizioni per violino solo di Bach e Paganini.

La FORM (Orchestra Filarmonica Marchigiana) è una delle tredici Istituzioni Concertistico Orchestrali Italiane riconosciute dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Si è esibita con grandi interpreti come Gidon Kremer, Vladimir Ashkenazy, Ivo Pogorelich, Uto Ughi, Salvatore Accardo, Alexander Lonquich, Mario Brunello, Luciano Pavarotti, Mariella Devia e ha effettuato tournée in Austria, Germania, Svizzera, Repubblica Ceca, Francia, Oman, Israele, Palestina.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Schermi d’amore – 16° edizione

Dopo il ritorno di Schermi d’Amore (svoltosi dal 12 al 19 febbraio 2019 e coronato dal premio alla carriera al regista Claude Lelouch), il Comune di Verona ha il piacere di annunciare la sedicesima edizione del festival, in programma dal 22 al 28 febbraio 2020 presso il Teatro Ristori, rinnovando così il proficuo accordo con la struttura che ha ospitato la rassegna anche l’anno scorso e stringendo un nuovo sodalizio con il Circolo del Cinema, a fianco del Verona Film Festival nell’organizzazione di questa proposta culturale.

La 16° edizione di Schermi d’Amore è votata alla celebrazione e all’analisi del melodramma, senza però trascurare le varie sfumature del cinema romantico e sentimentale, la cui analisi ragionata ha sempre contraddistinto la rassegna. Il cartellone si articolerà in sei sezioni: Amori in concorso, Panorama (riservata ai film fuori concorso), Elegia di Mizoguchi (dedicata al maestro del cinema giapponese Kenji Mizoguchi), Mazursky in Love (incentrata sul regista e sceneggiatore Paul Mazursky), La magnifica ossessione di Sirk e Fassbinder (percorso di confronto sul concetto di “melodramma” di Douglas Sirk e Rainer Werner Fassbinder, a partire dal paragone fra Secondo amore, 1955, e il suo “remake” La paura mangia l’anima, 1973) e L’ombra del doppio. Losey/Delon (retrospettiva tematica che mette allo specchio il cineasta Joseph Losey e il divo francese Alain).

Il Festival si aprirà e si chiuderà nel segno di due grandi maestri, esaltati dallo splendore del recupero in digitale: Luchino Visconti (La caduta degli dei, 1969, in copia  restaurata dalla Cineteca di Bologna e proveniente da Istituto Luce Cinecittà) e Roman Polanski (Per favore, non mordermi sul collo!, 1967). Fra i restauri imperdibili si segnalano inoltre il capolavoro di Mizoguchi I racconti della luna pallida d’agosto (1953, Leone d’argento al Festival di Venezia, proposto in una copia esclusiva proveniente dall’archivio degli Academy Awards), le nuove versioni in 4k di Una donna tutta sola di Mazursky (1978, che fece vincere a Jill Clayburgh il premio come miglior attrice a Cannes) e di Messaggero d’amore di Losey (1971, Palma d’oro a Cannes) e la copia de La prima notte di quiete di Valerio Zurlini (1972) proposta a Cannes in occasione della Palma d’oro alla carriera assegnata ad Alain Delon nel 2019.

Tuttavia, la grande novità di Schermi d’Amore 2020 è il ripristino del Concorso e della Giuria Giovani, al fine di decretare il miglior titolo fra la rosa delle pellicole proposte. Tra i film selezionati spiccano l’esordio della regista inglese Harry Wootliff, Only You (candidato ai BAFTA 2020 come miglior opera prima e interpretato da Josh O’Connor, svelatosi al pubblico italiano grazie al ruolo del Principe Carlo nella terza stagione della serie Netflix The Crown), la commedia francese Deux moi di Cédric Klapisch (autore della trilogia de L’appartamento spagnolo, composta dal film omonimo, 2002, da Bambole russe, 2005, e da Rompicapo a New York, 2013), Adoration del belga Fabrice du Welz (capitolo conclusivo della Trilogia delle Ardenne) e The Souvenir di Joanna Hogg (Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival 2019), prima parte di un dittico autobiografico ambientato nella Londra degli anni Ottanta, prodotto da Martin Scorsese e recitato da una debuttante d’eccezione: Honor Swinton Byrne (figlia di Tilda Swinton sullo schermo e nella realtà), affiancata da Tom Burke, protagonista della serie tv Strike (basata sui gialli scritti da J.K. Rowling con lo pseudonimo di Robert Galbraith).

Le serate a inviti del Festival, 22 e 28 febbraio, saranno dedicate rispettivamente al regista Claude Lelouch (il cui ultimo film, I migliori anni della nostra vita, 2019, conclude la trilogia iniziata con Un uomo, una donna, 1966, e proseguita con Un uomo, una donna oggi, 1986) e a un gioiello del cinema muto: What Happened to Jones? di William A. Seiter (1926), che anticipa Scandalo a Filadelfia (1940) di George Cukor e A qualcuno piace caldo (1959) di Billy Wilder.

Proiezioni:

22-23-25-26-27-28 febbraio 2020 al Teatro Ristori

24 febbraio, in Sala Convegni – Palazzo della Gran Guardia

È previsto un biglietto d’ingresso

I film sono presentati in versione originale con sottotitoli in italiano

Info: Tel. 0458005348 www.schermidamore.comune.verona.it

AMORI IN CONCORSO

Si dice che sette sia il numero perfetto e, non a caso, sette sono i film in concorso. Tre registi dalla rinomata carriera internazionale (l’inglese Joanna Hogg, il francese Cédric Klapisch e il belga Fabrice du Welz), una alla seconda prova (la canadese Myriam Verreault) e tre esordienti (la britannica Harry Wootliff, il francese Erwan Le Duc e l’australiana Josephine Mackerras) si sfidano nella sezione competitiva di Schermi d’Amore 2020, segmento che dedica una particolare attenzione allo sguardo femminile. Infatti oltre la metà dei titoli che lo compongono sono diretti da donne.

Adoration di Fabrice du Welz (Belgio/Francia, 2019, 98’)

Alice di Josephine Mackerras (Australia/Francia, 2019, 103’) – OPERA PRIMA

Deux moi di Cédric Klapisch (Francia/Belgio, 2019, 110’)

Kuessipan di Myriam Verreault (Canada, 2019, 117’)

Only You di Harry Wootliff (UK/Svezia, 2018, 119’) – OPERA PRIMA

Perdrix di Erwan Le Duc (Francia, 2019, 102’) – OPERA PRIMA

The Souvenir di Joanna Hogg (USA/UK, 2019, 119’)

PANORAMA

Una selezione di gemme che, oltre a una chicca del muto (What Happened to Jones? di William A. Seiter, 1926), propone sia restauri di classici, sia titoli recenti, ma imperdibili. Uno scrigno che racchiude gli ultimi film di Claude Lelouch (I migliori anni della nostra vita, 2019), Jonás Trueba (La virgen de agosto, 2019) e Yi’nan Diao (Il lago delle oche selvatiche, 2019), l’opera terza di Miguel Gomes (Tabu, 2012), i capolavori scandalosi di Stanley Kubrick (Lolita, 1962) e Luchino Visconti (La caduta degli dei, 1969) e la pellicola che fece innamorare Sharon Tate e Roman Polański: Per favore, non mordermi sul collo! (1967).

ELEGIA DI MIZOGUCHI

Quattro capolavori per (ri)scoprire la sublime maestria di Kenji Mizoguchi, colui che (insieme ad Akira Kurosawa e Yasujirō Ozu) ha scritto la storia del cinema giapponese e che Éric Rohmer ha definito «senza dubbio il più grande cineasta del suo Paese». Lasciatevi rapire dalla malia fiabesca che pervade I racconti della luna pallida d’agosto (Ugetsu monogatari, 1953), dal tragico lirismo de L’intendente Sansho (Sanshō Dayū, 1954), dalla commozione che ammanta Gli amanti crocifissi (Chikamatsu monogatari, 1954) e dalla coralità femminile de La strada della vergogna (Akasen chitai, 1956).

MAZURSKY IN LOVE

Parafrasando il titolo italiano del suo film Blume in Love (1973), Paul Mazursky non ha scritto, diretto e prodotto solo “una pazza storia d’amore”, ma tante, ironiche, agrodolci e complesse proprio come lui. Questa sezione rende omaggio a quattro sfumature dell’universo sentimentale mazurskiano, dalla senile tenerezza di Harry e Tonto (Harry and Tonto, 1974) all’amarcord nostalgico di Stop a Greenwich Village (Next Stop, Greenwich Village, 1976), dal riscatto femminile di Una donna tutta sola (An Unmarried Woman, 1978) alla soffusa malinconia di Mosca a New York (Moscow on the Hudson, 1984).

LA MAGNIFICA OSSESSIONE DI SIRK E FASSBINDER

«Da quando ho visto i suoi film e ho cercato di scrivere qualcosa al riguardo, Douglas Sirk è presente in tutto quello che faccio». Così Rainer Werner Fassbinder parlava del padre del melodramma hollywoodiano, con cui condivideva la filosofia «il cinema è sangue, lacrime, violenza, odio, amore e morte». Un percorso per scoprire come Secondo amore (All That Heaven Allows, 1955) abbia ispirato La paura mangia l’anima (Angst essen Seele auf, 1974) e le ambizioni frustrate de Lo specchio della vita (Imitation of Life, 1959) si rispecchino in Veronika Voss (Die Sehnsucht der Veronika Voss, 1982).

L’OMBRA DEL DOPPIO: LOSEY E DELON

Con Mr. Klein (Monsieur Klein, 1976) il regista esule Joseph Losey e il divo Alain Delon realizzano un film destinato a diventare il testamento artistico del primo ed arricchire l’immagine del secondo. Un dramma sull’ambiguità della condizione umana che offre lo spunto per riscoprire i titoli che, nelle carriere di entrambi, hanno indagato doppiezza ingannevole del reale: da un lato Messaggero d’amore (The Go-Between, 1971) e Una romantica donna inglese (The Romantic Englishwoman, 1975) diretti da Losey, dall’altro William Wilson (1968) e La prima notte di quiete (1972) interpretati da Delon.