Schermi d’amore – 16° edizione

Dopo il ritorno di Schermi d’Amore (svoltosi dal 12 al 19 febbraio 2019 e coronato dal premio alla carriera al regista Claude Lelouch), il Comune di Verona ha il piacere di annunciare la sedicesima edizione del festival, in programma dal 22 al 28 febbraio 2020 presso il Teatro Ristori, rinnovando così il proficuo accordo con la struttura che ha ospitato la rassegna anche l’anno scorso e stringendo un nuovo sodalizio con il Circolo del Cinema, a fianco del Verona Film Festival nell’organizzazione di questa proposta culturale.

La 16° edizione di Schermi d’Amore è votata alla celebrazione e all’analisi del melodramma, senza però trascurare le varie sfumature del cinema romantico e sentimentale, la cui analisi ragionata ha sempre contraddistinto la rassegna. Il cartellone si articolerà in sei sezioni: Amori in concorso, Panorama (riservata ai film fuori concorso), Elegia di Mizoguchi (dedicata al maestro del cinema giapponese Kenji Mizoguchi), Mazursky in Love (incentrata sul regista e sceneggiatore Paul Mazursky), La magnifica ossessione di Sirk e Fassbinder (percorso di confronto sul concetto di “melodramma” di Douglas Sirk e Rainer Werner Fassbinder, a partire dal paragone fra Secondo amore, 1955, e il suo “remake” La paura mangia l’anima, 1973) e L’ombra del doppio. Losey/Delon (retrospettiva tematica che mette allo specchio il cineasta Joseph Losey e il divo francese Alain).

Il Festival si aprirà e si chiuderà nel segno di due grandi maestri, esaltati dallo splendore del recupero in digitale: Luchino Visconti (La caduta degli dei, 1969, in copia  restaurata dalla Cineteca di Bologna e proveniente da Istituto Luce Cinecittà) e Roman Polanski (Per favore, non mordermi sul collo!, 1967). Fra i restauri imperdibili si segnalano inoltre il capolavoro di Mizoguchi I racconti della luna pallida d’agosto (1953, Leone d’argento al Festival di Venezia, proposto in una copia esclusiva proveniente dall’archivio degli Academy Awards), le nuove versioni in 4k di Una donna tutta sola di Mazursky (1978, che fece vincere a Jill Clayburgh il premio come miglior attrice a Cannes) e di Messaggero d’amore di Losey (1971, Palma d’oro a Cannes) e la copia de La prima notte di quiete di Valerio Zurlini (1972) proposta a Cannes in occasione della Palma d’oro alla carriera assegnata ad Alain Delon nel 2019.

Tuttavia, la grande novità di Schermi d’Amore 2020 è il ripristino del Concorso e della Giuria Giovani, al fine di decretare il miglior titolo fra la rosa delle pellicole proposte. Tra i film selezionati spiccano l’esordio della regista inglese Harry Wootliff, Only You (candidato ai BAFTA 2020 come miglior opera prima e interpretato da Josh O’Connor, svelatosi al pubblico italiano grazie al ruolo del Principe Carlo nella terza stagione della serie Netflix The Crown), la commedia francese Deux moi di Cédric Klapisch (autore della trilogia de L’appartamento spagnolo, composta dal film omonimo, 2002, da Bambole russe, 2005, e da Rompicapo a New York, 2013), Adoration del belga Fabrice du Welz (capitolo conclusivo della Trilogia delle Ardenne) e The Souvenir di Joanna Hogg (Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival 2019), prima parte di un dittico autobiografico ambientato nella Londra degli anni Ottanta, prodotto da Martin Scorsese e recitato da una debuttante d’eccezione: Honor Swinton Byrne (figlia di Tilda Swinton sullo schermo e nella realtà), affiancata da Tom Burke, protagonista della serie tv Strike (basata sui gialli scritti da J.K. Rowling con lo pseudonimo di Robert Galbraith).

Le serate a inviti del Festival, 22 e 28 febbraio, saranno dedicate rispettivamente al regista Claude Lelouch (il cui ultimo film, I migliori anni della nostra vita, 2019, conclude la trilogia iniziata con Un uomo, una donna, 1966, e proseguita con Un uomo, una donna oggi, 1986) e a un gioiello del cinema muto: What Happened to Jones? di William A. Seiter (1926), che anticipa Scandalo a Filadelfia (1940) di George Cukor e A qualcuno piace caldo (1959) di Billy Wilder.

Proiezioni:

22-23-25-26-27-28 febbraio 2020 al Teatro Ristori

24 febbraio, in Sala Convegni – Palazzo della Gran Guardia

È previsto un biglietto d’ingresso

I film sono presentati in versione originale con sottotitoli in italiano

Info: Tel. 0458005348 www.schermidamore.comune.verona.it

AMORI IN CONCORSO

Si dice che sette sia il numero perfetto e, non a caso, sette sono i film in concorso. Tre registi dalla rinomata carriera internazionale (l’inglese Joanna Hogg, il francese Cédric Klapisch e il belga Fabrice du Welz), una alla seconda prova (la canadese Myriam Verreault) e tre esordienti (la britannica Harry Wootliff, il francese Erwan Le Duc e l’australiana Josephine Mackerras) si sfidano nella sezione competitiva di Schermi d’Amore 2020, segmento che dedica una particolare attenzione allo sguardo femminile. Infatti oltre la metà dei titoli che lo compongono sono diretti da donne.

Adoration di Fabrice du Welz (Belgio/Francia, 2019, 98’)

Alice di Josephine Mackerras (Australia/Francia, 2019, 103’) – OPERA PRIMA

Deux moi di Cédric Klapisch (Francia/Belgio, 2019, 110’)

Kuessipan di Myriam Verreault (Canada, 2019, 117’)

Only You di Harry Wootliff (UK/Svezia, 2018, 119’) – OPERA PRIMA

Perdrix di Erwan Le Duc (Francia, 2019, 102’) – OPERA PRIMA

The Souvenir di Joanna Hogg (USA/UK, 2019, 119’)

PANORAMA

Una selezione di gemme che, oltre a una chicca del muto (What Happened to Jones? di William A. Seiter, 1926), propone sia restauri di classici, sia titoli recenti, ma imperdibili. Uno scrigno che racchiude gli ultimi film di Claude Lelouch (I migliori anni della nostra vita, 2019), Jonás Trueba (La virgen de agosto, 2019) e Yi’nan Diao (Il lago delle oche selvatiche, 2019), l’opera terza di Miguel Gomes (Tabu, 2012), i capolavori scandalosi di Stanley Kubrick (Lolita, 1962) e Luchino Visconti (La caduta degli dei, 1969) e la pellicola che fece innamorare Sharon Tate e Roman Polański: Per favore, non mordermi sul collo! (1967).

ELEGIA DI MIZOGUCHI

Quattro capolavori per (ri)scoprire la sublime maestria di Kenji Mizoguchi, colui che (insieme ad Akira Kurosawa e Yasujirō Ozu) ha scritto la storia del cinema giapponese e che Éric Rohmer ha definito «senza dubbio il più grande cineasta del suo Paese». Lasciatevi rapire dalla malia fiabesca che pervade I racconti della luna pallida d’agosto (Ugetsu monogatari, 1953), dal tragico lirismo de L’intendente Sansho (Sanshō Dayū, 1954), dalla commozione che ammanta Gli amanti crocifissi (Chikamatsu monogatari, 1954) e dalla coralità femminile de La strada della vergogna (Akasen chitai, 1956).

MAZURSKY IN LOVE

Parafrasando il titolo italiano del suo film Blume in Love (1973), Paul Mazursky non ha scritto, diretto e prodotto solo “una pazza storia d’amore”, ma tante, ironiche, agrodolci e complesse proprio come lui. Questa sezione rende omaggio a quattro sfumature dell’universo sentimentale mazurskiano, dalla senile tenerezza di Harry e Tonto (Harry and Tonto, 1974) all’amarcord nostalgico di Stop a Greenwich Village (Next Stop, Greenwich Village, 1976), dal riscatto femminile di Una donna tutta sola (An Unmarried Woman, 1978) alla soffusa malinconia di Mosca a New York (Moscow on the Hudson, 1984).

LA MAGNIFICA OSSESSIONE DI SIRK E FASSBINDER

«Da quando ho visto i suoi film e ho cercato di scrivere qualcosa al riguardo, Douglas Sirk è presente in tutto quello che faccio». Così Rainer Werner Fassbinder parlava del padre del melodramma hollywoodiano, con cui condivideva la filosofia «il cinema è sangue, lacrime, violenza, odio, amore e morte». Un percorso per scoprire come Secondo amore (All That Heaven Allows, 1955) abbia ispirato La paura mangia l’anima (Angst essen Seele auf, 1974) e le ambizioni frustrate de Lo specchio della vita (Imitation of Life, 1959) si rispecchino in Veronika Voss (Die Sehnsucht der Veronika Voss, 1982).

L’OMBRA DEL DOPPIO: LOSEY E DELON

Con Mr. Klein (Monsieur Klein, 1976) il regista esule Joseph Losey e il divo Alain Delon realizzano un film destinato a diventare il testamento artistico del primo ed arricchire l’immagine del secondo. Un dramma sull’ambiguità della condizione umana che offre lo spunto per riscoprire i titoli che, nelle carriere di entrambi, hanno indagato doppiezza ingannevole del reale: da un lato Messaggero d’amore (The Go-Between, 1971) e Una romantica donna inglese (The Romantic Englishwoman, 1975) diretti da Losey, dall’altro William Wilson (1968) e La prima notte di quiete (1972) interpretati da Delon.

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