“Gengis Khan” al Teatro Carlo Felice di Genova

Da venerdì 15 a domenica 17 gennaio 2016, l’appuntamento con la danza al Teatro Carlo Felice porterà in scena con la Compagnia di danza di Mongolia “Gengis Khan”, rassegna di danze nazionali e suite coreografiche della Mongolia, con la coreografia di Sevjidin SÜKHBAATAR, offrirà al pubblico una panoramica storica, dall’epoca degli Sciamani ai giorni nostri, attraverso l’epopea di Gengis Khan e la Rivoluzione del 1921.

La Compagnia fondata nel 1945, è nata con l’intento di far conoscere al mondo la cultura mongola, come è stato per il Circo della Mongolia . Attualmente dispone di un organico di circa 200 dipendenti, formato da danzatori, musicisti e vocalisti. Si è esibita in oltre 50 paesi del mondo, è stata ospite al Palazzo di Vetro dell’ONU e al Teatro Bolshoi di Mosca, mentre da noi, in Italia, è venuta soltanto due volte  la prima nel 1986 e l’ultima nel 2006.

Il repertorio della Compagnia comprende danze molto particolari, suddivisibili in alcune grandi categorie: religioso-rituali, sia sciamaniche che buddiste, storico-militari e nazionali propriamente dette, che incarnano le peculiarità delle diverse etnie mongole. La danza accompagnata da strumenti tradizionali e dal canto, forma insieme ad essi un’unica espressione artistica.

Dal 2013 la compagnia è diretta da Khatankhuyag Khaskhüü, giovane coreografo, diplomatosi alla prestigiosa Accademia di Arte Teatrale di Mosca.

Una particolare attenzione è stata dedicata alla ricostruzione dei preziosissimi costumi d’epoca (in metallo, cuoio e seta) della Guardia di Ferro di Gengis Khan; non meno accurati sono i tradizionali costumi nazionali, realizzati in seta, pelle e pelliccia, molto variopinti e raffinati. Particolarmente degne di nota sono le acconciature femminili, i capelli vengono raccolti in due grosse code piatte ai lati della testa, tenuti insieme da un’intelaiatura in legno e da borchie metalliche, a fare quasi da ulteriore ornamento al ricco copricapo.

La danza è accompagnata da strumenti tradizionali e dal canto, formando insieme ad essi un’unica espressione artistica, in particolare il canto “Khöömei”, tipico della regione dell’Altai, è una vera e propria acrobazia vocale, riservata esclusivamente a cantanti maschili che, usando faringe, naso e lingua, riescono a produrre fino a tre suoni contemporaneamente, modellando quelli più acuti e melodici sulle armoniche dei suoni più profondi.

Il Khöömei trae origine dall’imitazione delle voci della natura.

Lo spettacolo inizia dal popolo Xiongnu, o Unni asiatici, per passare, con un salto di quasi un millenio, alla grande epopea di Gengis Khan. Una previsione sciamanica annuncia l’avvento di un nuovo, grande condottiero che unificherà le tribù mongole e le riporterà allo splendore del passato: Temujin, che passerà alla storia con il titolo di Chinggis Khaan, o khan oceanico. Rientrato vittorioso da una campagna di guerra per la festività del Naadam, con i suoi nove generali e le nove regine, assiste all’omaggio che il suo popolo gli tributa con danze, musica e canti. Al termine del Naadam, il grande Khan riparte per una nuova spedizione di guerra.

Martedì 12 gennaio alle ore 17,30 presso l’Auditorium Eugenio Montale, la consueta conferenza illustrativa in collaborazione con l’Associazione Teatro Carlo Felice a cura di Francesca Camponero con ingresso libero.

Lo spettacolo replicherà sabato 16 gennaio alle 15.30 e alle 20.30 e domenica 17 gennaio alle ore 15.30.

 

Marina Chiappa

Oblivion: The Human Jukebox evento di Capodanno a Brescia

 Oblivion

Cinque contro tutti. Un articolato mangianastri umano che mastica tutta la musica mai scritta e la digerisce in diretta in modi mai sentiti prima. Questo è OBLIVION: THE HUMAN JUKEBOX in scena stasera a Brescia, al Teatro Sociale (Via Felice Cavallotti, 20) dalle ore 21.30.

Alla perversa creatività dei cinque cialtroni più irriverenti del teatro e della Rete (gli Oblivion sono Grazia Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli) si aggiunge, questa volta, quella del loro pubblico che contribuirà a creare il menù della serata suggerendo gli ingredienti della pozione.

Un flusso di note e ritmi infinito che prenderà vita davanti agli occhi attoniti degli spettatori, per una esperienza folle e mai ripetibile.

Dal Trio Lescano ai rapper, da Ligabue ai Beatles, da Morandi ai Queen, tutte le canzoni senza farne nessuna!

THE HUMAN JUKEBOX è la playlist che non hai mai avuto il coraggio di fare, è uno Spotify vivente che provoca scene di panico, isteria collettiva, ma soprattutto interminabili richieste di bis!

La consulenza registica è di un grande nome del teatro italiano: Giorgio Gallione; i testi di Davide Calabrese e Lorenzo Scuda che ha curato anche le musiche.

Dopo lo spettacolo seguirà un brindisi di augurio per l’arrivo del nuovo anno.

Oblivion 2

 

Silvia Vittoriano

“Un castello nel cuore” per scoprire santa Teresa d’Avila

2015 - Un castello nel cuore

Riproposto a Brescia a grande richiesta, lo spettacolo “Teresa d’Avila” di Michele Di Martino con la consulenza dei Carmelitani Scalzi Antonio M. Sicari e Fabio Silvestri, per la regia di Maurizio Panici, è un progetto teatrale di estremo valore tecnico e artistico, che dopo 30 repliche in diverse città d’Italia, ha concluso la tournée a Brescia dove già era stato proposto all’inizio del suo percorso.

Il progetto nasce dalla collaborazione del Movimento Ecclesiale Carmelitano, la Provincia Veneta dell’Ordine Carmelitano, la cooperativa Argot produzioni in collaborazione con il CTB Centro Teatrale Bresciano.

Sul palco, Pamela Villoresi, attrice di livello internazionale nel campo teatrale e cinematografico, in un allestimento ricco di suggestioni, che ci conduce alla scoperta di una delle figure femminili più significative della Storia della Chiesa, Teresa d’Avila. “Un castello nel cuore racconta la vita di Teresa, sviluppata nell’interno delle sette dimore del Castello interiore, l’opera capolavoro scritta dalla Santa. Lo spettacolo conduce all’essenza della bellezza e della grazia, attraverso un percorso profondamente umano che viene ben rappresentato, non lasciando intravvedere di Teresa solo gli aspetti ascetici e santi, ma anche e forse soprattutto quelli umani. Un castello nel cuore 12

Una donna alla ricerca di una profondità d’essere che, nella splendida Avila, ma anche travalicandone le sue mura come quelle del convento stesso che la ospitava, sa essere moderna anche oggi e parlarci con una chiarezza di vedute e una modernità intrisa della sua umanità profonda e profondamente vicina a Dio, che ancora oggi ha molto da insegnare. Uno spettacolo seguito con estrema concentrazione da un pubblico folto e attento, inframmezzato da tanti e tanti Carmelitani Scalzi. Davvero un bel vedere in teatro! Spesso, infatti, i frati si incontrano raramente per strada e a volte di fretta in qualche chiesa o monastero, mentre la loro presenza dà un significato diverso all’esistenza, più vero, più semplice, più certo: trasmettono serenità e certezza di cui molto ha bisogno la vita di tutti, indipendentemente dal credo di ciascuno. Teresa d’Avila ha lasciato un insegnamento sul quale riflettere anche oggi e l’interesse dimostrato per lo spettacolo lo dimostra. C’è bisogno di interessi spirituali più alti, di riflessioni filosofiche più speculative e meno legate all’interesse del momento e questo modo per riflettere è davvero interessante. Belle le musiche originali di Luciano Vavolo e originale l’impianto scenico di Carlo Bernardini.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

“Mephisto. Ritratto d’artista come angelo caduto” debutta a Milano

 Foto ufficialeDAUSAREPERSTAMPA. Mephisto. Federica Fracassi e Luca Micheletti

 Arriva a Milano, al Teatro Franco Parenti (Via Pier Lombardo, 14) lo spettacolo MEPHISTO Ritratto d’artista come angelo caduto, liberamente ispirato alla carriera di Gustaf Grundgens raccontata da Klaus Mann, per la regia e drammaturgia di Luca Micheletti, prodotto dal CTB Centro Teatrale Bresciano per la stagione 2015/2016 e che ha debuttato con successo, a Brescia al Teatro Sociale di Brescia, lo scorso 3 novembre 2015.

Lo spettacolo replicherà fino 13 dicembre (martedì, giovedì e sabato alle ore 20.45; mercoledì e venerdì ore 19.45, domenica ore 15.45 – lunedì esclusi).

In scena con Luca Micheletti: Federica Fracassi, Michele Nani, Lidia Carew, Massimo Scola e alle percussioni Maurizio Felicina. La scena molto efficace è di Csaba Antal, costumi di Valentina Fariello, musiche originali di Roberto Bindoni, guest composer Walter Beltrami. Luci di Cesare Agoni, suono di Edoardo Chiaf.

 

Silvia Vittoriano

 

 

 

“Lo schiaccianoci” al Teatro Carlo Felice

Giovedì 3 dicembre, alle ore 20.30, il secondo appuntamento con la danza del Teatro Carlo Felice prosegue con il Balletto dell’Opera Nazionale di Riga, che porterà in scena il celebre balletto “Lo Schiaccianoci” di Pëtr Il’ič Čajkovskij (repliche il 4, 5 e 6 dicembre).

Il balletto fantastico, rappresentato per la prima volta il 6 dicembre 1892 al Teatro Mariinskij di Pietroburgo, in vista del Natale, è ispirato alla favola di Hoffmann, Der Nussknacker und Mausekönig (Schiaccianoci e il re dei topi), nella riduzione per bambini di Alexandre Dumas padre. Il libretto è di Ivan Vsevoložskij, allora direttore dei Teatri Imperiali, le coreografie del più grande coreografico dell’Ottocento, Marius Petipa. Čajkovskij ha scritto per Schiaccianoci una musica di trasparenza mozartiana, ricca di humor, ma anche eterea e dolcissima, perfetta per accompagnare il sogno di una bimba addormentata sotto l’albero di Natale che, in sogno, vive mille avventure. Le danze che si susseguono sono tutte celeberrime: la “Danza della fata confetto”, la “Danza russa”, la “Danza cinese”, fino all’amatissimo “Valzer dei fiori”. Con Petipa lavorò Lev Ivanov, che affrontò soprattutto il problema di far danzare uno stuolo di piccoli allievi della scuola di danza in scene come il “Valzer dei fiocchi di neve”, che prevede la presenza di sessantaquattro ballerine in tutù bianco.

La coreografia e la messa in scena di questa versione sono curate da Aivars Leimanis (dalla produzione originale di Vasilij Vajnonen) che dal 1993 ricopre la carica di  direttore artistico del Balletto dell’Opera Nazionale di Riga e che, nel 2003, è stato  insignito della medaglia dell’Ordine delle tre stelle, uno dei più importanti riconoscimenti lettoni.

La Compagnia che si incarica di farci sognare il grande inverno del Nord, fondata nel 1992,  affonda le sue radici nella migliore tradizione della scuola di balletto russa passata di generazione in generazione, dando i natali a vere e proprie star del balletto, quali Mikhail Baryshnikov, Maris Liepa e Aleksandr Godunov, tutti nati e formati a Riga.

La partitura di Pëtr Il’ìč Čajkovskij è affidata ad un artista di rilievo, Farhads Stade, che dirigerà l’Orchestra del Teatro Carlo Felice.

 

Marina Chiappa

Mephisto. Bellissimo angelo caduto a Brescia

Interessante e affascinante il lavoro teatrale proposto da Luca Micheletti per il CTB di Brescia dove ha debuttato al Teatro Sociale lo scorso 3 novembre, in replica per molti giorni, con successo. “Mephisto” nasce da un libro di Klaus Mann, secondogenito del famoso Thomas; lavoro pubblicato nel 1936, il romanzo riguarda la vita del cognato di Klaus, Gustaf Gründgens, attore di gran talento colluso con il nazismo, già al potere in Germania. Micheletti, anche attore protagonista, porta in scena le contraddizioni di un attore, quello del romanzo ma anche molti altri fino ai nostri giorni, che vuole tutto e niente, sospeso tra recitazione e realtà, tra comparse sul palcoscenico e persone vere, nella vita reale. Ne esce un lavoro lungo e coinvolgente, con il pubblico rapito dalle parole e, soprattutto, dalla fisicità dell’interpretazione, dove ogni attore riveste uno e più ruoli, indossa una e tante maschere, diventa se stesso per non più ritrovarsi, in un’altalenarsi di emozioni, suspance, satira e tristezza, nostalgia e terrore. Il coinvolgimento con il nazismo diventa volontà di minarlo dall’interno, ma anche occasione di trovare una dimensione più alta per un “angelo” che forse è caduto negli inferi per salvare il resto dell’umanità da un nuovo sbaglio, ingiustificabile ancora. Mephisto suscita la compassione di tutti e il rifiuto di ciascuno, diventa archetipo e incarnazione femminile; diventa ricerca e condanna, vizio e virtù. Insomma, in scena c’è la vita praticamente in ogni sua manifestazione e prorompe la bravura degli attori con un gioco sottile e assolutamente d’uso degli effetti speciali che rapiscono verso dimensioni che ogni astante trova per se stesso. La riflessione diventa imperante e prende pieghe imprevedibili, mentre Lotte è diversa da come sembrava, così come Juliette, come Miklas, come lo stesso Mefistofele, o HH o Gustav. Quasi tre ore di travolgente spettacolo in cui i protagonisti, dopo un periodo trascorso in provincia, si trasferiscono in città e si stordiscono di potere. Ma è vero potere o alibi per non vivere? E la vita, dov’è? Là dentro, in teatro, o fuori, dove divampa la persecuzione? E persecuzione di chi? Quando? Ottime le scene e azzeccati i costumi, compreso uno pseudo astronauta che fluttua davanti i nostri occhi e tra le coscienze, sospeso come i giudizi. Il destino cambia e non è quello già vissuto del tempo, è quello che deve ancora arrivare del futuro e nel futuro, quando, forse, ci saranno le risposte a domande che serpeggiano tra chi sa com’è andata la storia e chi cerca di sapere come sta andando la storia contemporanea. Insomma, uno spettacolo da non perdere, da cui lasciarsi catturare per farsi portare al di là del nichilismo, del cinismo, del logico e del già pensato, per trovare, nelle forme recitative, una dimensione dell’attuale proposta come soltanto con considerazioni dal passato si poteva riuscire a fare. Destinato a premi importanti, “Mephisto” ha avuto il premio del pubblico che, dopo lungo tempo, non si è lasciato né annoiare né intimorire da dubbi che porteranno il “teatro” personale a cercare ancora palcoscenici.

 

Alessia Biasiolo

 

“Dirty Dancing – The classic story on stage” in Arena

Si terrà nell’Arena di Verona, lunedì 10 agosto, alle ore 21, il musical “Dirty dancing – The classic story on stage”, prodotto in Italia da Wizard production e promosso da Show Bees in collaborazione con Eventi. Lo spettacolo, nella nuova edizione italiana che diventerà l’allestimento internazionale, è stato presentato dal consigliere comunale incaricato alla Cultura Antonia Pavesi. Presenti il produttore Massimo Fregnani, il regista Federico Bellone, il responsabile di Eventi Ivano Massignan e gli attori protagonisti Sara Santostasi e Gabrio Gentilini.

“Un musical che non ha bisogno di presentazioni – ha detto Pavesi – perché tratto da uno dei film più amati di sempre. Uno spettacolo che andrà a completare il quadro delle proposte culturali e musicali offerto dalla nostra città”. Il musical vedrà, oltre ad una nuova regia, anche le nuove coreografie di Gillian Bruce e le nuove scenografie di Roberto Comotti, professore emerito dell’Accademia delle Belle Arti di Brera. Nell’adattamento italiano i dialoghi sono stati tradotti da Alice Mistroni, mentre le canzoni sono cantate dal vivo in lingua originale, grazie all’accompagnamento di una piccola orchestra. Il musical è stato al Barclays Teatro Nazionale di Milano e sarà a Bolgheri, a Cattolica, a Verona e infine a Roma al Gran Teatro.

Roberto Bolis

 

 

“La vedova allegra” al Teatro Carlo Felice

Sabato 18 luglio 2015 alle ore 20.30 al Teatro Carlo Felice va in scena, con un nuovo allestimento, La vedova allegra, operetta in tre atti di Victor Léon e Leo Stein con musica di Franz Lehár, spettacolo simbolo della bella-epoque e del radioso crepuscolo viennese, rappresentata più volte a Genova, che, dopo l’edizione del 2009, torna con il suo fascino intramontabile nel nuovo allestimento realizzato dal Teatro Carlo Felice.

“Poiché la versione ideata, intatta in partitura e nella trama, si discosta dalla tradizionale – scrive nelle note il regista dello spettacolo, Augusto Fornari – ……Cosa succederebbe se la Vedova fosse la moglie, invece che di un banchiere, di un ex ministro della Capitale che porta in dote i soldi del ministero? Cosa succederebbe se il Conte invece di chiamarsi Danilo si chiamasse Carlo Felice? E il Visconte Cascadà si chiamasse Lascalà? E Saint-Brioche fosse LaFeniche?

Succede che Carlo Felice, Lascalà e La Feniche combattono per ottenere i soldi della vedova del ministro.

E succede che la svolazzante Operetta, genere leggero per sua costituzione, diventa all’improvviso un’opera “Brechtiana”, con una vitalità nuova, sferzante, graffiante, poiché tutto, all’interno, diventa allegoria e metafora di una situazione reale, assai complessa che ci riguarda da vicino. Un Regno d’Arte in difficoltà economiche, le politiche di un Paese (immaginario, certamente) che dimentica l’Arte e la Bellezza. E dentro, la storia, amori che tentano di realizzarsi, allegoria dell’Opera stessa che tenta di farsi malgrado le difficoltà. E in scena loro, i lavoratori del Conte: i tecnici, elettricisti, sarte, macchinisti, attrezzisti, maschere, musicisti, artisti del coro, professori d’orchestra, direttori di scena, che lavorano e spingono affinché Carlo Felice, romantico e inguaribile ottimista, riesca a conquistare l’amore di Anna, sì, ma anche i suoi milioni. La trama si snoda, fedele all’originale con i tradimenti, ricatti, bugie. In un clima dove tutto è grave, fatale, sul punto di esplodere e all’improvviso, la gravità si dissolve in una risata, un bacio, un canto”……

A dirigere l’Orchestra  del Teatro Carlo Felice, il tedesco Felix Krieger, che soltanto nell’ultima recita del 25 luglio, si alternerà con Pablo Assante, Maestro del Coro del Teatro.

L’opera si avvale di due cast prestigiosi che si alterneranno nelle recite: Donata D’Annunzio Lombardi, che debutterà nel ruolo, Patrizia Orciani e Sandra Pacetti (Anna Glavari), Alessandro Safina e Bruno Taddia (il Conte Danilo), Fabio Maria Capitanucci (il Barone Zeta), impreziosisce il ruolo di Valencienne   Daniela Mazzucato e Sonia Ciani, Manuel Pierattelli (Camille de Rossillon),  Roberto Maietta (il Visconte Cascada), Dario Giorgelè (Raoul di Saint-Brioche), Ricardo Crampton (Bogdanovich), Marta Calcaterra (Silviana), Daniele Piscopo (Kromow), Sara Cappellini Maggiore (Olga), Raffaele Pisani (Pritschitsch), Kamelia Kader (Praskovia) e Augusto Fornari (Njegus)

Le scene sono di Enrico Musenich,  l’adattamento dei costumi di repertorio di Elena Pirino, le luci sono state realizzate da Gianni Paolo Mirenda e la coreografia è di Giovanni Di Cicco.

LA VEDOVA ALLEGRA

Operetta in tre parti di Franz Lehár

su libretto di Victor Léon e Leo Stein

dalla commedia L’Attaché d’ambassade di Henri Meilhac

Direttore

Felix Krieger

Pablo Assante (25)
Regia Augusto Fornari Scene Enrico Musenich

Adattamento costumi di repertorio Elena Pirino

Light designer

Gianni Paolo Mirenda

Coreografo

Giovanni Di Cicco

Assistente alla regia

Fabrizio Matteini

Personaggi e interpreti principali:

Il Barone Zeta

Fabio Maria Capitanucci

Valencienne

Daniela Mazzucato (18,19,24)

Sonia Ciani

Il Conte Danilo

Alessandro Safina (18,21,24)

Bruno Taddia

Anna Glavari

Donata D’Annunzio Lombardi (18,24)

Patrizia Orciani (19,23)

Sandra Pacetti (21,25)

Camillo de Rossillon

Manuel Pierattelli

Il Visconte Cascada

Roberto Maietta

Raoul di Saint-Brioche

Dario Giorgelè

Bogdanovich

Ricardo Crampton

Silviana

Marta Calcaterra

Kromow

Daniele Piscopo

Olga

Sara Cappellini Maggiore

Pritschitsch

Raffaele Pisani

Praskovia

Kamelia Kader

Njegus

Augusto Fornari

Allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice Maestro del Coro Pablo Assante

Repliche

Domenica 19 luglio – (R) 15.30

Martedì 21 luglio – (L) 20.30

Giovedì 23 luglio – (D) 20.30

Venerdì 24 luglio – (B) 20.30

Sabato 25 luglio – (F) 15.30

 

Marina Chiappa

Quartieri dell’Arte. Festival Internazionale di Teatro

Sarà Corpus ad aprire il Festival Quartieri dell’Arte 2015 il prossimo 29 agosto. Il progetto speciale rievoca la grande processione teatrale voluta da Pio II a Viterbo nel 1462 che cambiò perfino a livello architettonico il volto della Città, smantellando architetture reali esistenti e installando architetture effimere. Questa rivisitazione in chiave post-moderna, ibrido tra un party, uno spettacolo, un’istallazione e un dj-set, si snoda per un avvincente percorso di più di un chilometro e mezzo; coinvolge istituzioni di fama mondiale come il Dipartimento 20-21 del Museo di Stato dell’Hermitage di San Pietroburgo e vari festival internazionali; e mette in mostra per la prima volta al pubblico generale i reperti legati all’ultima notte di Pier Paolo Pasolini e pezzi di primaria importanza del patrimonio storico del territorio recentemente recuperati, soprattutto afferenti al Rinascimento.

corpus

Il progetto si associa una promozione intelligente delle eccellenze gastronomiche realizzata in collaborazione con Slow Food, tra sculture di cibo e altre spettacolari istallazioni realizzate con alimenti. La strutturazione e la narrazione sono realizzate secondo una avanzata tecnica polivocale fondata sul clash ragionato di registri linguistici, tecniche e prospettive. Il percorso si potrà visitare liberamente in modalità casuale oppure seguendo l’iter compiuto dai cittadini viterbesi nel ‘400, con dei divertenti performer-guida. Come per gli anni passati il Festival Quartieri dell’Arte, che proseguirà fino al 23 ottobre a Viterbo, ospiterà star internazionali impegnate in progetti di drammaturgia contemporanea e di intelligenti recuperi di testi antichi.

Fondato nel 1997, Quartieri dell’Arte è  la principale manifestazione per la drammaturgia contemporanea in Italia e il Festival più internazionale di Viterbo, menzionato, con le sue produzioni, costantemente, non solo dalle grandi testate giornalistiche nazionali, ma anche da quotidiani, periodici e televisioni straniere di prestigio globale come “Der Spiegel”, “Sueddeutsche Zeitung”, “ARD”, “El Pais”, “The Guardian”, “The Village Voice”, “El Clarin” ecc. ecc. Il Festival si è affermato in questi anni come uno dei maggiori centri europei per la produzione di testi teatrali collettivi con produzioni esemplari come “Call Me God” attualmente in scena, per il terzo anno consecutivo, dopo una lunga e prestigiosa tournée internazionale al Residenz Theater, il teatro di stato bavarese.  Nel 2011 il quotidiano “La Repubblica” ha definito Quartieri dell’Arte “Silicon Valley della drammaturgia”. Negli ultimi anni il Festival ha coinvolto eminenti figure della cultura italiana: solo nell’ultima edizione sono stati ospiti del Festival Franco Zeffirelli, Giancarlo Giannini, Vittorio Storaro, Enrico Lo Verso. Nel 2015 si è aggiudicato un grant dell’Unione europea di circa 1.800.000 euro per il progetto EU Collective Plays di cui è capofila.

Elisabetta Castiglioni

L’eccezionale ballerina Sylvie Guillem al Teatro Carlo Felice

Domenica 5 luglio, alle ore 20.30, l’ultimo appuntamento di danza al Teatro Carlo Felice di Genova con una  delle pochissime tappe italiane  della tournée di addio alla danza di Sylvie Guillem.

Un’occasione unica per ammirare l’ultima volta dal vivo una ballerina ed un’artista straordinaria che rimarrà per sempre nella storia della danza.

Sylvie Guillem, che ha da poco compiuto 50 anni, lascia il palcoscenico pur essendo ancora in un momento di grazia perché, da perfezionista estrema abituata ad eccellere, ha dichiarato – “non voglio deludere né me stessa né il pubblico”.

Applaudita a Genova nel luglio del 1999 in occasione del 31° Festival Internazionale del Balletto di Nervi,

dopo aver danzato su tutti i più importanti palcoscenici del mondo, concluderà una carriera stellare con “Life in Progress”, una produzione Sadler’s Wells London, co-prodotto con Les Nuits de Fourvière, Shangai International Arts Festival e Sylvie Guillem.

Il programma comprende quattro straordinarie coreografie:   technê di Akram Kan, attualmente uno dei maggiori artisti del mondo della danza, DUO2015, del celebre coreografo newyorkese William Forsythe, Here & After, con la Direzione e Coreografia di Russell Maliphant, e Bye di Mats Ek, in cui danzerà soltanto Sylvie Guillem .

LIFE IN PROGRESS

Una produzione Sadler’s Wells London

co-prodotto con Les Nuits de Fourvière, Shagai International Arts Festival e Sylvie Guillem.

technê

Coreografo                                     Akram Khan

Compositore                          Alies Sluiter, pubblicato da Mushroom Music Publishing/BMG Chrysalis

Interprete                               Sylvie Guillem

“Il mio lavoro nasce da domande a cui non so dare risposte. Faccio domande e racconto storie attraverso il corpo. E con l’opportunità di creare sul corpo di Sylvie, che trovo sia al suo stadio di massima poeticità e trasparenza, volevo porre domande sull’atto di entrare in contatto. È nella nostra natura connettersi gli uni con gli altri. Utilizzo la tecnologia per connettermi con un maggior numero di persone, più di frequente. Oggi, siamo in contatto di più rispetto a come lo eravamo in passato? Oppure siamo connessi con la tecnologia piuttosto che con le persone? Quando uso la tecnologia per entrare in contatto con qualcuno, mi ritrovo più solo. Quindi, siamo diventati lo strumento degli stessi strumenti da noi creati? Nessun computer può rispondere a questa domanda. Forse il corpo ci può riuscire…” Akram Khan.

DUO2015

Coreografo                                     William Forsythe

Compositore                                  Thom Willems

Interpreti                                Brigel Gjoka, Riley Watts

Sul piccolo spazio di fronte al sipario, proprio sul bordo del palcoscenico, si svolge «Duo», un orologio composto da due danzatori. I danzatori colgono il tempo in un percorso vorticoso, lo rendono visibile, pensano a come il tempo possa stare nello spazio, spostano il tempo in uno schema intricato, spoglio. Lo schema cresce e si svela mentre i due danzatori si rotolano, scivolano, si colpiscono, si ribaltano. I loro corpi splendono di un nero scintillante, si librano con estrema precisione, il loro respiro canta degli spazi nel tempo. Si avverte una musica in lontananza che scompare mentre i danzatori si inseguono in un silenzio vorticoso. Un orologio che guarda all’infinito ritornando al punto in cui è iniziato.

Here & After

 

Direzione e Coreografia                         Russell Maliphant

Interpreti                                Sylvie Guillem e Emanuela Montanari

“Per questa creazione volevo omaggiare le precedenti coreografie e esperienze con Sylvie, ma allo stesso tempo andare avanti e esplorare un vocabolario che mostra il contrasto, lavorando su un duetto al femminile.” Russell Maliphant

Bye

Coreografo                                     Mats Ek

Compositore                          Ludwig van Beethoven (Piano Sonata Op.111, Arietta; Musica registrata eseguita da Ivo Pogorelich)

Interprete                               Sylvie Guillem

Co-produttore                                 Dansens Hus Stockholm

“Una donna entra in una stanza. Dopo poco è pronta a lasciarla. Pronta a raggiungere gli altri.” Mats Ek.

Marina Chiappa