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Nell’ambito della XX edizione di BergamoScienza, si terrà giovedì 13 alle ore 21, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, il concerto del duo composto dal chitarrista ungherese Ferenc Snétberger e dal contrabbassista svedese Anders Jormin, uno degli incontri musicalmente più originali ed energizzanti del panorama contemporaneo. Acclamati a livello internazionale per la tecnica esecutiva e il suono unico e riconoscibile della loro musica, i due maestri porteranno al festival brani del loro repertorio e affascineranno il pubblico con momenti di coinvolgente improvvisazione. Il concerto è parte del programma di Contaminazioni Contemporanee, il festival internazionale di musica contemporanea targato ECM (Editions of Contemporary Music) e giunto alla sedicesima edizione, ideato e diretto da Alessandro Bettonagli, direttore artistico di BergamoScienza.
Snétberger e Jormin si sono incontrati per la prima volta in un piccolo tour di concerti prima di recarsi al Rainbow Studio di Oslo nel 2015 per registrare il fortunato album in trio ECM Titok con il batterista Joey Baron. Nel 2019 hanno tenuto il loro primo concerto in duo a Biasca, in Svizzera, ed è stato letteralmente un coup de foudre musicale per entrambi – e per il pubblico – poichè si è trattato di un’esibizione al tempo stesso poetica e dinamica. Mettendo a disposizione la loro ricca, molteplice eppure distinta esperienza di musicisti, insieme hanno creato un nuovo mondo musicale poetico fatto di accordi e melodie calde e cristalline, intrise di molti dei generi, stili e incontri che hanno plasmato il loro rispettivo linguaggio musicale.
La stagione concertistica dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” realizzata dall’Associazione Roma Sinfonietta è una delle più importanti della capitale per numero e qualità degli eventi. Si svolgerà dal 12 ottobre 2022 al 24 maggio 2023 con ben venti concerti e sarà particolarmente ricca di proposte interessanti ed aperta ad una grande varietà di generi musicali, spaziando dal ricchissimo mondo della classica – che resta il pilastro della stagione – al teatro musicale contemporaneo, al jazz, alla musica per il cinema e alla musica popolare: questo ampio ventaglio di proposte è una sua caratteristica, che la differenzia nettamente dalle altre stagioni romane di musica da camera. D’altronde questi concerti si svolgono all’interno di una grande università e quindi si rivolgono ad un pubblico aperto a nuove esperienze ed avido di conoscenza. Oltre agli studenti, ai professori e agli altri dipendenti dell’Università (che hanno condizioni di particolare favore per l’acquisto degli abbonamenti), è ampia anche la partecipazione dei “normali” appassionati di musica.
Inaugurazione in grande stile mercoledì 12 ottobre (tutti i concerti si svolgono il mercoledì alle ore 18.00 nell’Auditorium E. Morricone della Macroarea di Lettere e Filosofia, in via Columbia 1) con l’Orchestra Roma Sinfonietta, nota in tutto il mondo per le sue numerosissime tournée internazionali, spesso con Ennio Morricone come direttore. Il primo brano in programma è il Concerto n. 4per pianoforte e orchestra di Beethoven, un capolavoro assoluto della musica per pianoforte: il solista è Giuseppe Albanese, che è tra i più richiesti pianisti della sua generazione, è regolarmente presente con recital e concerti nelle più prestigiose sale internazionali e incide per Deutsche Grammophon, la più autorevole casa discografica nel campo della musica classica. Conclude il concerto la Sinfonia da camera op. 110A di Šhostakovič (una trascrizione di Rudolf Barshai del Quartetto n. 8 del compositore russo). Dirige Gabriele Bonolis.
Giuseppe Albanese (foto di Francesco Bondi)
La settimana dopo si ha subito una dimostrazione della varietà di questi concerti, mai banali e scontati: il Luca Velotti Trio presenterà con il titolo “Woody Allen Movie Music” alcune delle musiche che Allen – grande appassionato di jazz e buon clarinettista – ha scelto come colonne sonore dei propri film. Il 9 novembre terzo concerto e terza proposta originale e stimolante: sotto il titolo “Morricone sconosciuto e i suoi contemporanei” sono riunite musiche dello stesso Morricone, del suo maestro Goffredo Petrassi, del suo coetaneo Francesco Pennisi, del suo giovane ammiratore Marco Sinopoli (che a Morricone si è ispirato per le sue Variazioni su La leggenda del pianista sull’oceano) e di suo figlio Andrea Morricone, che sarà anche il direttore di questo concerto. Suona Roma Sinfonietta, che non è solo l’orchestra “di casa” ma anche l’orchestra prediletta da Ennio Morricone. Anche il successivo concerto (16 novembre) è dedicato ad un grande artista italiano, Pier Paolo Pasolini: si ascolteranno le prime esecuzioni assolute di musiche scritte da quattro compositori italiani contemporanei, Giovanni Costantini, Maurizio Gabrieli, Giorgio Nottoli e Riccardo Santoboni, che si sono ispirati ai testi del poeta, scrittore e regista friulano.
Dopo questi omaggi a grandi artisti del recente passato, la stagione presenterà un musicista giovanissimo, aprendo così una finestra sul prossimo futuro. È il diciannovenne violoncellista romano Ettore Pagano, che sta facendo incetta di premi in importanti concorsi internazionali: recentissima la sua trionfale affermazione al concorso intitolato al grande compositore russo-armeno Aram Khachaturian. Davanti al pubblico della sua città eseguirà musiche per violoncello solo di Bach, Hindemith e Kodaly, un programma che metterà alla prova non solo il suo virtuosismo ma anche la sua maturità d’interprete (30 novembre). Il 7 dicembre l’Ensemble Roma Sinfonietta eseguirà musiche di Casella, Carpi e Ravel, ingiustamente trascurate per il solo motivo che richiedono gruppi strumentali rari e inusuali. Il 2022 si chiude festosamente il 14 dicembre, quando Fabio Maestri dirigerà l’Orchestra Roma Sinfonietta nelle travolgenti e irresistibili DanzeUngheresi di Brahms e in alcuni intramontabili valzer di Strauss (Rose del sud, Vino, donne e canto, Valzer dell’Imperatore e altri), che con i loro colori accesi e seducenti e le loro melodie sentimentali alternano la gioia di vivere alla dolce malinconia.
Si riprende il 15 febbraio 2023 con un concerto per il ventesimo anniversario della Facoltà di Lettere e Filosofia, che non poteva aver miglior protagonista del Coro dell’Università stessa – intitolato a Claudio Casini, già docente di storia della musica presso l’Università “Tor Vergata” – e che sarà diretto da Stefano Cucci: il programma è una sintesi di storia della musica, iniziando dal Cinquecento di Orlando di Lasso, passando per il romanticismo di Schubert e i cori patriottici di Verdi e concludendosi con Morricone, a cui l’auditorium è intitolato. Il concerto seguente è interamente dedicato a Mozart, di cui il violinista Marco Fiorentini darà insieme all’Orchestra Roma Sinfonietta un appetitoso assaggio dell’integrale per violino e orchestra. L’1 marzo si ritorna a spaziare attraverso i secoli col pianista Scipione Sangiovanni, che parte dal barocco di Frescobaldi, Bach e D. Scarlatti e arriva al nuevo tango di Piazzolla ed al jazz di Ellington. Anche I solisti Aquilani, storico complesso noto in tutto il mondo e specializzato nella musica del periodo barocco, questa volta si divertono a spaziare dal Settecento di Mozart all’Ottocento di Grieg e al primo Novecento di Holst (15 marzo).
Una data da segnarsi è il 22 marzo, perché si avrà un imperdibile appuntamento con un’opera contemporanea e precisamente con Sogno (ma forse no), scritta da Matteo D’Amico, uno dei più interessanti e stimati compositori italiani di oggi, che insieme al librettista Sandro Cappelletto ha ricavato il soggetto di questo suo atto unico dall’omonima commedia di Luigi Pirandello. Sul podio Fabio Maestri, un direttore che si è conquistato una solida reputazione nel campo della musica contemporanea, e non solo.
La primavera riserva anche due imperdibili incontri con la musica del Settecento, eseguita da alcuni dei migliori interpreti della musica barocca in campo internazionale: il 29 marzo Bach e Vivaldi saranno eseguiti dal soprano Lucia Napoli e dal violinista Marco Serino, affiancati dall’Ensemble Roma Sinfonietta, mentre il 26 aprile Francesco Cera, clavicembalista di solida fama internazionale, suonerà autori tedeschi (Bach e Haendel), francesi (Couperin) e Italiani (Frescobaldi e D. Scarlatti). Tra questi due appuntamenti col barocco, il pianista Davide Cabassi, regolarmente ospite delle maggiori orchestre e società di concerto europee ed americane, esegue il 5 aprile alcuni capisaldi del pianismo ottocentesco (Schumann e Musorgsky) ma fa anche un’escursione nella contemporaneità, qui rappresentata da Mauro Montalbetti, uno dei più interessanti compositori italiani di oggi, che collabora con la compagnia di danza berlinese Sasha Waltz e ha scritto per Teatro alla Scala, Teatro la Fenice, RAI Nuova Musica, Biennale Musica di Venezia, North/South Consonance di New York… e qui ci fermiamo.
La primavera sarà anche la stagione di alcuni concerti “stravaganti”. Il 19 aprile quattro eccellenti contrabbassisti, che si sono dati il nome scherzoso di “The Bass Bang”, intitolano il loro concerto “Le basse stagioni”, ovvero “libera confusione musicale su temi… moderatamente scottanti e non”: da ascoltare, anche per scoprire cosa si nasconde dietro questo titolo.
Seguono due incontri con la musica tradizionale italiana. Il 3 maggio Ambrogio Sparagna con la sua Orchestra Popolare Italiana ci rivolge un inequivocabile invito: “E ora al ballo”. Sette giorni dopo, per la serie “Musiche dalle Regioni d’Italia” è di scena il Molise, con i riti del Maggio, le zampogne e la carregna per San’Antonio, a cura di Giorgio Adamo, Giuseppe Giordano e Vincenzo Lombardi, etnomusicologi dell’Università romana.
Il 17 maggio l’Ensemble Roma Sinfonietta suonerà L’Histoire du soldat di Stravinskij, fantastico e irresistibile capolavoro del Novecento, più un Duo e un Trio di Raffaele Bellafronte: un’occasione per conoscere meglio questo compositore contemporaneo italiano, che è più facile ascoltare a Vienna, Mosca, New York e Tokyo che non a Roma. Gran finale il 24 maggio con un concerto dal titolo letteralmente stuzzicante: “Note di gusto: musimenù all’Italiana”. È un vero e proprio ricettario regionale, che mette in luce le diverse tradizioni culinarie territoriali, andando con la musica e il canto alla scoperta dell’immensa ricchezza della cucina italiana. La soprano e performer Laura Catrani intonerà 20 ricette messe in musica dalla compositrice Roberta Vacca. Per fare qualche esempio: Piemonte – Bagna càuda, Lazio – la Grattachècca de la sora Maria, Campania – na’ Tazzulell’e’ Cafè, Sicilia – Cannòla ca ricòtta… un menù ricco, vario e appetibilissimo, esattamente come l’intera stagione concertistica dell’Università di Roma “Tor Vergata”.
Visioninmusica e la città di Spoleto di nuovo insieme per suggellare la terza edizione di un tradizionale appuntamento artistico, il festival “Spoleto Jazz 2022”, che quest’anno prevede tre appuntamenti, tutti nella splendida cornice del Teatro Caio Melisso – Spazio Carla Fendi, in programma dal 21 ottobre al 18 novembre p.v.
Da sempre pronta ad accogliere eventi di alto spessore musicale e aperta a sperimentazioni e progetti innovativi, Spoleto punta questa volta sui giovani musicisti presentando tre artisti che sono già considerati in ambito internazionale, le stelle del nuovo firmamento jazz.
Ad aprire la manifestazione, venerdì 21 ottobre (ore 21), sarà il fenomenale chitarrista palermitano Matteo Mancuso, con il suo Trio. Acclamato dalla critica e osannato da musicisti di fama mondiale quali Steve Vai, Al Di Meola, Joe Bonamassa e Stef Burns Mancuso si è rivelato un personaggio poliedrico che spazia dalla chitarra classica alla elettrica, sulla quale ha sviluppato una personale tecnica esecutiva interamente con le dita, che ne sottolinea l’originalità. Con Riccardo Oliva al basso e Gianluca Pellerito alla batteria, Mancuso metterà in mostra tutta la sua bravura, il suo talento e la sua abilità tecnica, muovendosi come sempre tra stili differenti: rock, fusion e blues elettrico. In repertorio presenterà cover a lui vicine ma anche brani originali e inediti del prossimo disco di debutto che uscirà entro la fine del 2022.
Giovedì 3 novembre (ore 21) salirà sul palco del Caio Melisso Anthony Strong, pianista e cantante londinese, un “English gentleman” di altri tempi, dal fascino sobrio e dalla vocalità e stile inconfondibile. La passione degli inizi per Oscar Peterson, Bill Evans e Wynton Kelly lo ha condotto sulle orme di Frank Sinatra, Mel Tormé e Nat King Cole. Artista dallo swinging style impeccabile, è considerato la nuova superstar del mainstream jazz britannico. Anthony svolge dal 2012 un’intensissima attività live che lo ha portato a calcare i palchi più prestigiosi d’Europa. Si è esibito in 26 paesi di 4 continenti, in prestigiosi contesti come il Centro Cultural de Belém di Lisbona, il festival francese Jazz in Marciac, il Marina Bay Sands di Singapore e il Litchfield Festival negli Stati Uniti e ha suonato con artisti come Michael Bolton, Marti Pellow, Beverley Knight e Kyle Eastwood e in ogni importante canale televisivo inglese.
A conclusione del Festival, venerdì 18 novembre (ore 21), sarà un altro grande talento internazionale, Jesús Molina, colombiano ma residente a Los Angeles, che col suo quartetto interpreterà un repertorio misto di jazz tradizionale, con suoi arrangiamenti di brani di Chick Corea, John Coltrane e Dizzy Gillespie, ragtime e stride jazz piano, insieme a pezzi in cui si potrà apprezzare anche la sua voce da solista. Molina è un artista inarrestabile, con uno spettro creativo e musicale ad ampio raggio che lo annovera sì come un artista di jazz contemporaneo, ma con sonorità Jazz moderne e gospel, che mescola sapientemente. Nel 2016 Molina riceve il prestigioso Latin Grammy Cultural Foundation Awards ed è, a oggi, una delle stelle nascenti della scena jazz internazionale. Seppur giovanissimo ha condiviso il palco con alcuni dei più grandi musicisti del settore come Jordan Rudess, Noel Schajris, Marco Minnemann, Rudy Perez, Eric Marienthal, Gabriela Soto, Randy Brecker, Carlitos del puerto, Randy Waldman, Zedd, Jesus Adrian Romero, John Patitucci. A soli 26 anni l’artista ha firmato cinque album e ‘Agape’ è l’ultimo lavoro pubblicato.
Grandi nomi del jazz nazionale ed internazionale per la seconda edizione del Fiumicino Jazz Festival, la manifestazione ideata dal Museo del Saxofono con l’intento di promuove e di portare a Fiumicino una grande e articolata manifestazione dedicata al jazz. Quest’anno il festival sarà concentrato in due lunghi fine settimana, in programma dal 2 all’11 settembre.
Attilio Berni, direttore artistico del Museo del Saxofono ha concepito una manifestazione in grado di attirare ed incuriosire un vasto pubblico, oltre a quello più specialistico del settore, contribuendo a quella caratterizzazione musicale della città di Fiumicino affinché essa possa, ancor più, essere identificata come la città del saxofono e rappresenti un forte stimolo alla crescita turistico-culturale del territorio.
La rassegna prevede un ciclo di 6 eventi, che vedono in cartellone concerti al Museo del Saxofono il venerdì e sabato sera, alle ore 21:00, ed eventi organizzati nello stabilimento del Podere 676 di Testa di Lepre, in calendario la domenica, dalle ore 18:00 in poi. La collaborazione con il Birrificio Agricolo Podere 676, chesi rinnova in questa edizione, vuole celebrare il forte connubio tra birra e musica, un’affinità congrua in cui visione, ascolto e degustazione si sposano e si affinano reciprocamente. In questa seconda edizione è partner della manifestazione anche la Farmacia Salvo D’acquisto di Palidoro.
Il Museo ospiterà protagonisti artisti del calibro di Stefania Tallini e Franco Piana (2 settembre), Giampaolo Ascolese (3), Nina Pedersen (9) e Maurizio Giammarco (10),mentre al birrificio si potranno ascoltare i maggiori esponenti del jazz tradizionale italiano come Red Pellini, Luca Velotti, Gianluca Galvani e Bepi D’Amato.
I biglietti degli spettacoli del venerdì e sabato sera sono acquistabili al Museo o sul sito Liveticket mentre gli eventi al birrificio sono prenotabili direttamente al numero +39 348 6917050. Prima di ogni concerto è prevista un’apericena opzionale. Per tutti gli eventi è suggerita la prenotazione.
Cinque appuntamenti musicali con l’obiettivo di favorire l’incontro tra musica, natura e persone attraverso il carattere universale del repertorio classico. È l’obiettivo della quinta edizione del festival Herbst Musicaux dal titolo ‘Musica. Tra sogno e realtà. La terza dimensione’ in programma il 3, 10, 17, 24 settembre e 1 ottobre alle ore 18 al Giardino Giusti di Verona.
Un duo, un recital monografico, un’attrice e diversi musicisti intratterranno il pubblico con un ricco programma musicale per evadere dalla quotidianità. Si parte il 3 settembre con la musica di Stravinksy e Rachmaninoff, si prosegue sabato 10 con i capolavori di Franz Schubert e le poesie di Hermann Hesse sabato, quindi Beethoven, Poulénc e Brahms il 17 settembre. L’appuntamento di sabato 24 prevede un omaggio alla compositrice estone Ester Mägi. Per promuovere una sempre maggiore inclusione di artiste femminili, il festival lascio spazio ogni anno ad opere di compositrici, contemporanee e non, facendone conoscere e mettendone i risalto i talenti. A chiusura del programma, sabato 1 ottobre, un recital monografico e l’interpretazione di alcuni brani di Saint-Saëns, Haendel, Schumann e Beethoven.
Il festival è organizzato dall’associazione Cultura in Musica Limes con il patrocinio del Comune di Verona. Tutte le informazioni sul programma e gli artisti sul sito del festival https://herbstmusicauxfestival.com/
Il Festival quest’anno è intitolato Bestiaire: Le Coq, Babar et une méduse ed è dedicato a Erik Satie, musicista stravagante, esoterico, ironico, osannato da alcuni come un genio che non si accodava alle mode e al conformismo mentre altri lo denigravano come personaggio bizzarro ed eccentrico ma di poca sostanza. Oltre che a Satie il festival è dedicato più in generale alla scuola musicale francese del primo Novecento e ai poeti che l’hanno ispirata, in particolare Mallarmé, Apollinaire e Cocteau, negli anni geniali, favolosi ed irripetibili in cui Parigi era la capitale mondiale dell’arte.
Nel Chiostro di San Francesco di San Gemini stasera musiche di Poulenc, De Severac, Debussy e Ravel saranno eseguite dal duo pianistico Antonio Ballista-Bruno Canino, noto letteralmente in ogni angolo della terra. Si può ben dire che ha fatto la storia della musica negli ultimi cinquant’anni, perché è stato il primo a far conoscere innumerevoli nuove musiche, spesso scritte proprio per loro dai più importanti compositori di questo periodo. Il giorno dopo saranno ancora loro a dare inizio a una maratona pianistica che si svolgerà sempre a San Gemini ma al Teatro Comunale dalle 8 di mattina alle 21 di sera(!). Ballista e Canino lanceranno letteralmente la monetina per decidere chi inizierà a suonare una sterminata composizione del 1893, a cui Satie ha dato il titolo piuttosto sadico di Vexations. Consiste in ottocentoquaranta ripetizioni dello stesso breve brano, che creano un effetto che si potrebbe definire allucinogeno, per cui si perde quasi il senso del tempo e dello spazio. Ballista e Canino daranno il via e poi continueranno tanti altri pianisti, sia noti che giovani. Naturalmente si può scegliere di ascoltare solo una parte di questa maratona.
Alle 21, subito dopo queste Vexations, si svolgerà il concerto finale del festival. Con un netto cambio di registro i sette ottimi strumentisti dell’Accademia Erard eseguiranno brevi e gradevolissime musiche da camera di Mozart e Rossini, capolavori di concisione e sublime leggerezza, e di Antonio Rolla, contemporaneo di Rossini, meno famoso ma meritevole di essere riscoperto.
Infine dopo un mese di pausa il festival riprenderà ad ottobre con tre spettacoli di teatro musicale: Queste le anticipazioni sul progrmma: La storia di Babar l’elefantino e altre fiabe l’1 a San Gemini, Die schöne Magelone il 4 a Terni (entrambi questi spettacoli sono dedicati al progetto Operascuola) e la prima assoluta dell’opera Sogno (o forse no) di Matteo D’Amico e Sandro Cappelletto l’8 a Terni con due recite, una per Operascuola e una per il pubblico adulto. Mauro Mariani
Si svolgerà nel pomeriggio di lunedì 29 agosto, presso gli studi Gold di via Tiburtina, la serata finale di CANTACIELO, il festival dedicato alle “canzoni dell’anima”, la cui messa in onda è programmata su RAI 2, in seconda serata, il 6 settembre p.v.
L’evento, condotto da Enrica Guidi, nota interprete de “I delitti del Barlume” e dal giornalista RAI Leonardo Metalli, vedrà competere gli otto finalisti prescelti su una folta rosa di candidature pervenuta negli scorsi mesi.
Questi i brani selezionati in concorso: Alice (Interprete: Babols; Autori: Gabriele Ferrarese/Luca Romano/Dorotea Fossile); Tutto può cambiare (Interprete: Angelo Antonio Ferrara; Autore: Dorotea Fossile); Sulla strada per il cielo (Interpreti: Emilio Corbo e Patrizio De Simio; Autore: Emilio Corbo); Baila nell’anima (Interprete e Autore: Mirael); Risvegli (Interpreti: Fabio Piacentini e Ilaria Cristofari; Autore: Gabriele Ferrarese); Per te figlio (Interprete: Jessie Grace Smith; Autore: Marcello Marrocchi); Qui (lettera all’uomo) (Interprete: Etimo; Autori: Etimo e Filippo Moreschini); In un giorno di vento (Interprete: Fabio Fois; Autori: Fabio Fois/Marco Profeta.
Ad accompagnare i ragazzi nelle esibizioni dal vivo sarà la Lavorè Orchestra, una formazione di 22 elementi provenienti da Napoli e Roma con i 4 coristi Johanna Pezone, Olimpia Penza, Alex Parravano e Aurora Portelli.
A decretare il vincitore sarà una giuria composta da Eugenio Arcidiacono, Donatella Pandimiglio, Dario Salvatori, Francesca Chialà, Frate Alessandro Brustenghi, Gianfranco Sciscione, Giorgio Flavio Pintus e Romano Musumarra.
Ospiti della serata saranno i Jalisse, ai quali è stata affidata l’interpretazione della sigla del festival “Canta al cielo” (Pintus – Musumarra) e che proporranno anche il loro ultimo brano “È proprio questo quello che ci manca”. Sul palco si alterneranno inoltre i gruppi musicali Neacò e Heart Gospel in Music, i cantanti Matteo G. e Maurizio In, gli artisti Gianfranco Phino, Gianfranco Lacchi e Daniele Si Nasce.
Dai brani in finale verrà realizzato un album discografico, in uscita nelle settimane successive al festival.
Il pubblico che desidera partecipare alla finale deve obbligatoriamente prenotare il suo posto alla mail: info@cantacielo.it
Sarà il duo formato dalla pianista Stefania Tallini e dal flicornista Franco Piana ad aprire la seconda edizione del Fiumicino Jazz Festival, in programma per due fine settimana e un ciclo di sei concerti tra il Museo del Saxofono e il Birrificio Agricolo Podere 676. L’inaugurazione sarà anticipata da una conferenza stampa di presentazione, in programma alle ore 19:00.
Il primo concerto, in programma venerdì 2 settembre alle ore 21:00 vede incontrarsi due diverse personalità artistiche in un un repertorio che si muove da brani originali, composti dalla pianista e dal flicornista, a reinterpretazioni di standard jazz, canzoni italiane e musica brasiliana. Un progetto molto originale che prevede momenti di grande scambio anche tramite l’utilizzo di elementi inusuali, per musicisti come loro: Franco Piana che si esibisce anche in portentosi scat vocali, o utilizzando il flicorno come una percussione; Stefania Tallini che esplora particolari effetti timbrici sul pianoforte e usa la sua voce nell’esecuzione di un brano. Complicità, gioco, intesa, interplay continui, dalla prima all’ultima nota per questo interessantissimo progetto.
Sabato 3 settembre, sempre al Museo alle ore 21:00, si esibirà la formazione guidata da Giampaolo Ascolese nel progetto “My heart for Art”, omaggio ad Art Blakey, uno dei pilastri della storia del Jazz, grandissimo caposcuola e modernissimo interprete della batteria Jazz, negli anni ‘50 e ‘60, nonché fondatore del mitico gruppo dei Jazz Messengers. Oltre ad Ascolese, batterista e percussionista nell’ambito del Jazz da 50 anni, saranno sul palco Mauro Zazzarini al sax tenore (premio “Jazz Awards 2011” come miglior musicista di Jazz Nazionale), Mauro Verrone al sax alto (allievo di Massimo Urbani e trascrittore dei brani dei Jazz Messengers), Claudio Corvini alla tromba (figlio del grande Al Korvin, storica prima tromba dell’orchestra della Rai Radiotelevisione Italiana), Olivier Von Esse al pianoforte (diplomato alla School of Contemporary Music di Singapore, membro della Facoltà del Jazz and Contemporary della New School University di New York) ed Elio Tatti al contrabbasso.
Domenica 4 settembre il festival si sposta al Birrificio agricolo Podere 676 dove, ad ingresso libero, il gruppo SUPER DIXIE FIVE, una All Stars Band composta da Gianluca Galvani alla cornetta, Luca Velotti al clarinetto, Red Pellini al sax alto, Gino Cardamone al banjo e Giuseppe Talone al contrabbasso, darà vita ad una performance musicale con il migliore Dixieland degli anni ‘20. I cinque grandi e sapienti esponenti del Jazz tradizionale italiano, riconosciuti a livello internazionale, offriranno un concerto dedicato agli anni ruggenti americani condito di storie, aneddoti ed emozioni “soffiate“ all’aperto e incastonate nella campagna romana, unitamente alla degustazione di un eccellente menù agricolo e birra.
Il programma della serata, a partire dalle ore 18:00, prevede una visita al luppolificio dell’Azienda con l’illustrazione delle fasi produttive della birra artigianale e a seguire, con prenotazione obbligatoria, un apericena ed il concerto della Super Dixie Five.
I biglietti degli spettacoli del venerdì e sabato sera sono acquistabili al Museo o sul sito Liveticket mentre gli eventi al birrificio sono prenotabili direttamente al numero +39 348 6917050. Prima di ogni concerto (alle ore 20:00 per i primi due) è analogamente prevista un apericena opzionale. Per tutti gli eventi è suggerita la prenotazione.
L’organista Cameron Carpenter arriva a Verona con un evento unico nel suo genere. Sonorità del passato reinterpretate in chiave contemporanea, per offrire al pubblico un’esperienze musicale mai tentata prima.
Riscoprire il fascino di uno strumento antico, spaziando da Bach al ‘900, fino ad arrivare alle più vivaci sonorità dettate dall’improvvisazione. E’ questo il viaggio d’innovazione musicale proposto sabato 27 agosto, alle ore 21 al Teatro Romano, nella tappa unica veronese dall’organista americano Cameron Carpenter.
Riconosciuto all’unanimità dalla stampa internazionale come il “Franz Liszt dell’organo”, Carpenter è uno degli artisti più influenti della propria generazione. Negli ultimi anni ha stravolto la scena musicale, portando sulle scene dei più grandi teatri mondiali una visione decisamente alternativa della musica organistica.
Lo spettacolo sarà proposto in tre momenti musicali diversi. Ad aprire l’interpretazione solista di Carpenter delle variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach. A seguire Rebonds di Yannis Xenakis, eseguito in assolo dal percussionista Christian Benning e La Revòlte des Orgues di Jean Guillou in un’esibizione d’orchestra. Il concerto si concluderà con una sfida di improvvisazioni su temi dati dal pubblico.
L’evento è stato presentato questa mattina dall’assessora alla Cultura. Presenti il direttore artistico dello spettacolo Giulio Bonetto, il direttore artistico della società Amici della Musica Romildo Grion, la fondatrice di palazzo Camozzini Business Center Daniela Ballarini, fra gli sponsor dell’iniziativa, e Luca Zanetti della società di comunicazione Studioventisette. In video collegamento Cameron Carpenter.
“Un appuntamento di particolare pregio musicale – ha dichiarato l’assessora –. L’evento del 27 agosto è una delle tre sole date venete del tour italiano della star musicale, che siamo orgogliosi di ospitare. Un viaggio sonoro portato in scena in contesti suggestivi, che punta a dare nuova visibilità ad uno strumento antico come l’organo, che siamo abituati a sentire risuonare nelle chiese. Un imperdibile evento che darà l’opportunità di ascoltare le composizioni di straordinari musicisti del passato e l’eclettica reinterpretazione libera del maestro Carpenter. Il tutto nella splendida cornice del Teatro Romano, all’aperto e in un modo assolutamente contemporaneo”.
“Questo progetto musicale – spiega Bonetto – parte dalla volontà di evolvere una storicità legata ad uno strumento che, da 2000 anni, accompagna con le sue sonorità sia l’ambiente sacro che quello profano. Il nostro obiettivo è di rendere fruibile queste sonorità a tutti, attraverso un nuovo modo di intendere la musica organistica, grazie al talento di questo rivoluzionario artista”.
“Quando suono – ha evidenziato Carpenter – la concentrazione sul mio strumento e lo studio di ogni nota sono così intensi che mi estraneo da ciò che mi sta intorno. L’organo è uno strumento molto emozionante, che coinvolge i sensi delle persone. È questo che voglio trasmettere al pubblico veronese durante il più particolare dei miei concerti in Italia, dato il programma insolito e la cornice unica del Teatro Romano. Sono emozionato per la mia prima esibizione con La Revolte des Orgues e, come artista, sono sempre aperto a sperimentazioni e nuove esperienze”.
Al Museo del Saxofono continuano i grandi concerti del jazz con grandi professionisti del settore nell’ambito della rassegna Fai Bei Suoni 2022. Sabato 23 luglio sarà in scena il migliore Dixieland degli anni 20 proposto da una originalissima band che può non a torto essere definita il Gotha del dixieland italiano che comprende Red Pellini al sax alto, Luca Velotti al clarinetto, Giorgio Cùscito al sax tenore, Gino Cardamone al banjo e Gianluca Galvani al sousaphone.
I cinque massimi esponenti del Jazz tradizionale italiano, riconosciuti a livello internazionale, offriranno – nella loro formazione “Dixie Summit” – un concerto dedicato gli anni ruggenti americani proprio nella cornice museale che espone centinaia di strumenti musicali, tra i quali molti appartenuti proprio ai musicisti più famosi di quel periodo storico e che il Museo, in via eccezionale, permetterà ai musicisti di imbracciare e suonare… Luca Velotti con il clarinetto Selmer appartenuto a Benny Goodman, Red Pellini con il sax alto Selmer placcato oro di Ralph James (il sax solista dell’orchestra di Sam Wooding, la prima orchestra jazz ad esibirsi in Europa nel 1925), Giorgio Cuscito con il sax tenore Buescher Artist placcato oro di Clay Smith (il primo grande virtuoso e pedagogo del saxofono nei primi anni del ‘900) e Gianluca Galvani con la tromba Martin Committee II DeLuxe appartenuta ai grandi Phil Nicoli e Harry James. Insomma un evento unico: grandi virtuosi e grandi strumenti, storie, aneddoti ed emozioni “soffiate“ e incastonate nella suggestiva cornice del Museo del Saxofono di Fiumicino. La performance, in programma alle ore 21:30, sarà anticipata, come da tradizione del Museo, da un apericena opzionale, aperto dalle ore 20:30.
I biglietti per lo spettacolo sono in vendita direttamente al Museo o in prevendita sul circuito Liveticket.