Misero Blu

 

Maja Arte Contemporanea ha inaugurato la stagione espositiva con la prima personale della giovane artista molisana Anna Di Paola, che debutta in galleria con un ensemble di ritratti dal titolo “Misero Blu”.

Attraverso l’utilizzo della cianografia, Di Paola fa affiorare nel blu prussiano quindici immagini che rievocano altrettante opere del Periodo Blu di Picasso.
“Per una giovane artista dialogare in modo esplicito con Pablo Picasso richiede un atto di coraggio e una dose di spregiudicatezza: il rischio è di essere travolta dal peso dell’artista più famoso del Novecento o di dare vita a opere che non escono dai limiti di quella convenzionalità che gran parte del ‘picassismo’ internazionale aveva già mostrato già negli anni Cinquanta del secolo passato. Eppure Anna Di Paola ha avuto questo coraggio e sembra aver decisamente vinto la sua sfida personale”, osserva Lorenzo Canova nel testo critico in catalogo.

Orietta, Agostino, Paolo, Chiara, Gianmario, Emanuela, … Anna, sono i protagonisti senza tempo di questi enigmatici “ritratti molisani”.

“Riemerse dall’oblio e dalla dimenticanza, quelle figure sono ancora fissate nella posa che Picasso aveva scelto per loro, ma una vibrazione inafferrabile sembra attraversare la materia rugosa di questi fogli miseri e poetici. Quelle persone si proteggono ancora dal freddo, stirano, si rinchiudono nella prigione nera della propria malinconia, abbracciano i propri bambini, stringono a sé e carezzano colombe e cagnolini: e tutto questo sembra accadere nella nota vespertina di una sera senza notte, in una luce che non diventerà mai quella splendida del giorno senza però trascolorare nel nero delle tenebre. Così, in questo perenne crepuscolo fatto di una sostanza immateriale, misera e meravigliosa, gli scatti di Anna Di Paola riescono a trovare un dialogo ermetico con la grande pittura del maestro, un’affinità di immagini e sentimenti, fino a scoprire nei suoi stessi occhi il riflesso segreto che anima il sofferto e solenne autoritratto di Picasso e che ci accompagna nei percorsi leggeri e melanconici di una fotografia che si ravviva nella sua misteriosa essenza pittorica.”

ANNA DI PAOLA nasce a Campobasso nel 1996. Dopo aver conseguito la maturità classica si stabilisce a Roma per intraprendere il corso di Laurea di primo livello in Fotografia presso RUFA Rome University of Fine Arts.
È tra i 25 finalisti del Rufa Contest, nel 2016 con il cortometraggio “Un caffè in convento” e nel 2017 con “Cosa vuoi fare da grande?”. Nel 2017 partecipa come assistente alla fotografia e alla regia alla realizzazione dei cortometraggi “Mirror” e “Il soldatino” di Alfonso Bergamo e pubblica il documentario “Teco Vorrei – Il Venerdì Santo a Campobasso”.

Fino al 14 novembre 2020, martedì-venerdì ore 15,30-19,30; sabato ore 11-13 e 15-19. Altri orari su appuntamento

MAC Maja Arte Contemporanea, via di Monserrato 30 – 00186 Roma

(anche per l’immagine)

 

“I peccati” del fiammingo Creten a Roma

Villa Medici, Roma

Fino al 31 gennaio 2021 sarà in mostra all’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici  “I PECCATI” di Johan Creten, un’esposizione che raccoglie per la prima volta in Italia un insieme di 55 opere in bronzo, ceramica e resina dell’artista belga considerato tra i più originali innovatori della ceramica contemporanea, oltreché virtuoso del bronzo e artefice di sculture monumentali, di cui un importante esempio, “De Vleermuis – Il Pipistrello”, sarà presentato nei giardini di Villa Medici.

Precursore, inclassificabile e controcorrente, Johan Creten (nato nel 1963) è un artista che si è distinto nel panorama artistico internazionale degli ultimi anni in quanto figura forte, enigmatica e intrigante. Dotato di una visione estremamente attuale della nostra società, egli ha saputo ritagliarsi uno spazio specifico all’interno della scena internazionale della creazione contemporanea.

Johan Creten

studi nelle Accademie di Belle Arti di Gand e Parigi. Durante il soggiorno nella capitale francese, dove studia come pittore, scopre la ceramica e ne fa il proprio mezzo primario. I suoi continui spostamenti, dall’Aja a New York, da Roma – dove è stato borsista all’Accademia di Francia  nel 1996 –  sino al Messico e alla Florida gli sono valsi la definizione da parte della critica di The Cley Gypsy ovvero lo “Zingaro della Ceramica” accreditandolo per l’uso innovativo della materia.

Johan Creten si è distinto fin dagli anni Ottanta per l’uso innovativo della ceramica. Oggi è considerato una figura di spicco del suo rilancio nel campo dell’arte contemporanea.

La mostra, curata da Noëlle Tissier,  è organizzata dall’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici con il sostegno delle gallerie Perrotin e Almine Rech. Il relativo catalogo, con testi di Colin Lemoine e Nicolas Bourriaud, un’introduzione di Noëlle Tissier e fotografie di Gerrit Schreurs, sarà disponibile a dicembre.

In merito alle disposizioni normative antiCovid vi informo anche sulle procedure per l’ingresso alla mostra che potete trovare anche sul sito ufficiale.

ORARI DI VISITA. Dal lunedì alla domenica, chiuso il martedì:
10:00: visita guidata in francese
14:00: visita guidata in italiano
15:00: visita guidata in inglese
16:00: visita guidata in italiano
Solo la domenica alle 10.00: visita in italiano

Durata della visita: 1.30 ora

Ingresso (intero) visita guidata alla mostra e ai giardini di Villa Medici: 12€
Il percorso prevede la visita alla mostra e a seguire ai giardini (per la sola visita guidata delle ore 16.00 è previsto il percorso inverso).

Presentazione obbligatoria di un documento in corso di validità.
I biglietti si possono acquistare sul posto qualche minuto prima di ogni visita, oppure online (a parte i biglietti gratuiti che non possono essere prenotati online). La prenotazione anticipata sulla biglietteria online non è obbligatoria ma è fortemente consigliata, e il ritiro dei biglietti viene effettuato esclusivamente al desk di Villa Medici subito prima dell’orario di visita.

Al fine di garantire la sicurezza di tutti nell’attuale contesto sanitario, l’accesso a Villa Medici per le persone esterne è limitato ai soli visitatori muniti di biglietto (prenotato online o acquistato sul posto).

Si ricorda che è obbligatorio compilare l’autodichiarazione in materia di Covid-19. Il visitatore può consegnarla compilata in formato cartaceo all’arrivo a Villa Medici, oppure compilarla sul posto.

Al fine di garantire un ambiente sicuro per tutti, chiediamo ai gentili visitatori di munirsi obbligatoriamente della propria mascherina prima di accedere a Villa Medici e di indossarla per tutta la durata della visita.

Negli spazi espositivi sarà ammesso un numero massimo di 15 persone per ogni visita.

Sarà disponibile un gel igienizzante per le mani all’ingresso del sito e verrà effettuato una rilevazione della temperatura corporea con termoscanner a tutti i visitatori all’ingresso di Villa Medici (l’accesso non può essere consentito per una temperatura superiore a 37.5°).

Per motivi di sicurezza l’Accademia di Francia a Roma ha attivato un sistema di controllo rinforzato all’ingresso (metal detector).

I caschi di qualsiasi tipo, gli zaini ingombranti e le valigie sono vietati all’interno di Villa Medici. Non è previsto servizio di guardaroba.

 

Académie de France à Rome — Villa Médicis

Viale Trinità dei Monti, 1 – Roma

Infoline: +39 06 67611

 

Elisabetta Castiglioni (anche per le fotografie)

Polimodularità Fluorescenti. Mostra personale di Dario Zaffaroni

Showcases Gallery, è lieta di presentare nella mostra “Polimodularità Fluorescenti” alcune opere realizzate da Dario Zaffaroni, artista importante del panorama contemporaneo, che lavora nella prima parte della sua lunga carriera con Dadamaino e frequenta altri artisti dell’avanguardia milanese quali: Colombo, Calderara, Scaccabarozzi, Tornquist, Varisco.

Zaffaroni è un’artista raffinato, che ha scelto negli anni, un campo preciso di intervento: la percezione visiva dell’interazione cromatica, attraverso l’accostamento e l’intersecazione di nastri cromatici a gradiente fluorescente che danno come risultato fenomeni percettivi e cinetici sempre differenti.

Le sue “polimodularità cromatiche”, rigorose, geometriche, affiorano da fondi monocromi, prevalentemente neri o bianchi, e coinvolgendo lo spazio, fanno del colore un “incipit”, apporto e supporto, di luce e movimento, il fondo della sua ricerca, dove l’intervento plastico si fonda sulle valenze cromatiche, creando una raffinata tessitura tra colore e forma.

I quadri-scultura di Zaffaroni, che emozionano ad ogni sguardo, che vibrano ad ogni variazione di luce, si collocano in ambito astratto geometrico, rappresentando forme in movimento in un unitario rapporto spazio – temporale.

I suoi esperimenti cinetici, stimolano lo spettatore a muoversi intorno all’opera, al fine di godere della modalità della visione più completa, e a riflettere sulla situazione percettiva proposta, sempre diversa, ma sempre emotiva.

Nelle opere di Zaffaroni non ci sono rapporti di forza, ma metriche e dinamiche proporzionali, situazioni percettive uniche e sensazioni visive che si trasformano in pensiero.

I suoi quadri non sono da intendersi “conclusi”, ma sono uno stimolo per lo spettatore, un programma.

Le sue opere sono da ammirare e contemplare e sono un aiuto a conseguire un grado superiore di chiarezza nella percezione, e nella loro fluidità e leggerezza sono apportatrici di  un ordine armonico.

Dario Zaffaroni, nato nel 1943 a San Vittore Olona (Milano). Lavora a Legnano (Milano). Diplomato in Industrial Design, si avvicina alla pittura con lavori di impronta figurativo/chiarista tenendo la prima personale nel 1964 al Club “Le Muse a Legnano. Seguiranno altre mostre, con tecniche evolutive, in diverse località fino al 1968, anno in cui conosce Dadamaino e il suo operare artistico registra una svolta radicale. Con Dadamaino inizia un sodalizio sia umano che artistico sfociato, a volte come suo assistente poi come firmatari di alcuni importanti progetti. Questo, gli permise di conoscere altri artisti dell’avanguardia milanese quali Calderara, Colombo, Spagnulo, Tornquist, Varisco… il contatto e la visione dei loro lavori spinge Zaffaroni alla ricerca di nuovi modi e mezzi espressivi in un susseguirsi di stagioni creative indirizzate verso la percezione visiva.

Dal 1969, attratto dai colori fluorescenti, basa i suoi futuri lavori sul loro utilizzo. Queste prime opere definite “Cromodinamiche fluorescenti”, eseguite esclusivamente con carte fluorescenti precolorate di 10 tonalità. La tendenza Optical di quegli anni è alla base della progettualità di questi lavori, dove la peculiare composizione cromoplastica delle carte, abbinata al cromatismo esaltante del fluorescente, determinano con il muoversi dell’osservatore una visione optical/cinetica delle opere. In parallelo l’artista sviluppa il ciclo dei “Rulli”, ovvero una serie di lavori realizzati con rulli di cartone rivestiti in più parti con carte fluorescenti disposti secondo una programmata sequenzialità cromatica che permette al fruitore di trasformarsi in protagonista: manualmente scopre le combinazioni che il rullare tattilo-cinetico ha in serbo.

Memore degli studi professionali, nel 1969/70, partecipa con altri colleghi ad interventi esterni ed all’ideazione di ambienti programmati (Environment). In questo ambito Dadamaino lo vuole come assistente alla manifestazione “Campo Urbano” a Como” ove, di sera, depositano sulle acque del molo un migliaio di piastrelle di polistirolo con grafismi fosforescenti generando così una visione di “automotorie” riflessioni luminose. In seguito Dadamaino invitata dal C.N.A.C. Centre National d’Art Contemporain alla manifestazione ”Environnement lumino-cinétique” da realizzarsi sur la Place du Châtelet a Parigi, coinvolge Zaffaroni e presentano un’idea-progetto di 20 “environnement” di contenuto socio, emotivo, percettivo. Segnalatosi secondo miglior progetto, dopo quello di Christo, su 110 proposti.

Nel 1971, Zaffaroni, Dadamaino, e M. Mondani, su invito del Central Artistic Environment del “Catchword Potash Mine” di Bad-Salzdetfurth, città mineraria della Germania, propongono una serie di idea-progetto volti alla difesa dell’ecologia locale.

Nel 1972, Zaffaroni, Dadamaino, M. Mondani e G. Cajelli costituiscono il “Collettivo di Controinformazione Milano”, partecipando a diverse manifestazioni artistiche con lavori critici e opinabili dei messaggi pubblicitari atti a vanificarne l’impatto consumistico.

Nel 1973, con il collettivo “Artisti del Borgo” di Legnano e il coinvolgimento dei residenti del quartiere Nuova Torretta di Sesto San Giovanni realizzano, al “13° Piazzetta Artisti nel quartiere”, un corridoio/labirinto al cui interno il visitatore co-creatore poteva contrapporre all’iconografia artistica proposta quella della sua realtà quotidiana. Questo intervento, foto/documentato, viene ripresentato da E. Crispolti nel 1976 alla Biennale di Venezia / Ambiente come Sociale e nel 2011 al Museo del ‘900 a Milano. Nel 1975, Zaffaroni è presente con 3 opere alla “X Quadriennale Nazionale di Roma “La Nuova Generazione”, contemporaneamente con E. Tadini e C. D’angelo, è tra gli artisti italiani invitati alla “X Internazionale Malerwochen” a Graz, Austria. Ospitato all’Università Agraria di Gleisdorf realizza 5 opere acquisite ed esposte alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz, Austria. Esporrà nuovamente alla Neue Galerie nel 1985 a verifica dell’evoluzione creativa avvenuta nel decennio e nel 2008/9 alla grande rassegna “Viaggio in Italia-Italienische Kunst 1960-1990”. Seguiranno mostre e partecipazioni in varie città nazionali ed estere.

Negli anni ‘80, il prosieguo delle ricerche Cromodinamiche gli consente di raggiungere significativi esiti sia artistici che analitici sull’impiego dei colori fluorescenti. Parallelamente e sentita l’esigenza di spostare la creatività anche verso espressioni più incontrollate e accidentali, elabora un nuovo ciclo di lavori cromo-visivi basato sull’iterazione del segno “X” casualmente colorato su un’area prestabilita fino a ricreare una campitura definita “Superficie cromatica indeterminata”.

Gli anni ‘90, l’attività artistica di Dario Zaffaroni si integra con quella di Art Director nel campo del design, grafica, advertising e fotografia impegnandolo saltuariamente anche all’estero. Su committenza del GMR group, coordina: in Sud Africa, le riprese del video “I Lucchesi nel Mondo”, alle Seychelles, cura il packaging della Tea Company, le Images Corporate di Finanziarie, e Resort locali, realizza il libro fotografico “Seychelles Images”, e in Svizzera, fotografa l’esibizione della band Seychellese al Festival di Montreaux. Negli anni a venire Zaffaroni, lavora principalmente in Italia. Rimasto attratto dalle geometrie coloristiche etniche dei Ndebele viste in Sud Africa, sviluppa con nuovi criteri i lavori delle Superfici Cromatiche Indeterminate realizzandoli esclusivamente attraverso l’utilizzo del computer. Questa ricerca si evolve nei primi anni 2000 nel ciclo definito “Codice Cromatico Indeterminato” ove una sovrapposizione di elementi cromo-grafici, su campiture cromatiche, evidenziano un’immaginaria mappa codice-cromo-genetico.

Collateralmente alle nuove ricerche espressive sviluppate negli anni, Zaffaroni ha sempre intensificato la creazione delle sue originali opere con carte fluorescenti, evolvendole con nuovi intenti progettuali visibili negli ultimi lavori in cui la riduzione dell’utilizzo delle carte a toni fluorescenti con delle carte diversificate e appositamente stampate in Bianco o Nero al fine di spostare l’impatto visivo più sulla geometria cromo-dinamica composta anziché sulla prevalenza della cromia fluorescente.

In questi ultimi anni l’attività di Zaffaroni è proseguita intensamente con mostre personali, collettive, Aste d’Arte e Fiere d’Arte. Nel 2010 una sua opera entra nelle acquisizioni del Museo Parisi-Valle di Maccagno. Nel 2011, con un gruppo di giovani artisti aprono a New York nella 5th Avenue la galleria autogestita MiticArt Gallery presentandola anche con uno stand all’INTERNATIONAL ARTEXPO. Invitato da Tiziana Manca ad Arte Accessibile Milano è presente con una personale. Nel 2013, la Concept4d di A. Ferrari lo presenta con una personale al LINK ART FAIR a Hong Kong ed alla galleria BIM di Lugano, Svizzera. Nel 2015 la Frankfurter Westend Galerie di Francoforte, Germania, lo presenta con una personale, esporrà nuovamente nelle collettive del 2016 e 2019

SHOWCASES GALLERY, Via San Martino della Battaglia, 11 – 21100 Varese, dal 24 ottobre al 31 dicembre 2020, dal lunedì al venerdì 9.00-12.30 e 15.00-18.00. L’artista sarà presente in galleria sabato 24 ottobre, giornata di apertura, dalle ore 17.00.

 

S.G. (anche per la fotografia)

Feeling home. Sentirsi a casa

Francesco Cito, Palazzo dello Spagnuolo, Napoli 1997, stampa Fine Art baritata su carta Ilford multigrade, 30×40

 

Nove autori raccontano attraverso 90 fotografieil “sentire casa” come idea e sensazione, spazio intimo e personale, custode di ricordi, sogni ed emozioni,dove il tempo non pesa maiin quanto “specchio”del tempo interiore di ognuno di noi.

La Galleria d’Arte Moderna di Catania (GAM) presenta fino al 30 ottobre la mostra fotografica itinerante “Feeling Home. Sentirsi a Casa“, ideata da GT Art Photo Agency Milanoacura di Giusy Tigano e organizzata in collaborazione con l’Associazione F2 Progetti per la Fotografia di Catania.

L’esposizione, realizzata grazie alla preziosa sponsorship di Canon Italia e di Sirti S.p.A., patrocinata dal Comune di Catania e dall’Assessorato alla Cultura, dopo Milano, Voghera (PV), Corigliano Calabro (CS) e Bibbiena (AR), approda in Sicilia con alcuni contributi inediti grazie ai nuovi portfoli di Isabella Balena e di Pierfranco Fornasieri, che si aggiungono ai fotografi presenti nelle passate edizioni: Franco Carlisi, Francesco Cito, Luca Cortese, Gianni MaffiCarlo Riggi, PioTarantini Daniele Vita.

Gianni Maffi, via Melchiorre Gioia, Milano 2014

Giusy Tigano (curatrice): “Il progetto FEELING HOME costituisce una testimonianza fotografica allargata e ricca su un tema particolarmente vivo, universale, estremamente attuale e di grande respiro come quello del “sentirsi a casa”:offrendo differenti visioni, si propone come una preziosa opportunità di riflessione, di crescita e di ricerca di identitàper ognuno di noi“.

Barbara Mirabella, Assessore alla Cultura del Comune di Catania: “E’ con grande soddisfazione che ospitiamo questa mostra, voluta fortemente dall’Assessorato alla Cultura perché, non solo rappresenta un segnale forte da parte dell’amministrazione comunale della volontà di continuare il percorso di ripartenza dell’arte e della cultura in città dopo l’emergenza Covid-19, ma permetterà a tutti i visitatori di riflettere su una delle sensazioni più intime dell’uomo, quella di “sentirsi a casa”, dove siamo tutti completamente noi stessi”.

Il percorso espositivo, nel quale ciascun autore declina il senso di “casa” in funzione della propria sensibilità, del proprio linguaggio e della propria poetica, alterna le fotografie a estratti bibliografici e introduzioni personali degli autori, in aggiunta a specifiche letture critiche redatte da diverse figure professionali del mondo della fotografia: Ilaria Baiocchi, Gigliola Foschi, Roberto Mutti, Barbara Silbe, Pio Tarantini e Giusy Tigano.

Un contributo letterario che offre ai visitatori interessanti chiavi di lettura attraverso citazioni d’autore e riflessioni importanti che affiancano e integrano il percorso visivo, conducendo il fruitore lungo un percorso di stimoli e di apporti diversificati e preziosi.

La mostra è accompagnata dal libro fotografico “FEELING HOME. Sentirsi a casa” (Edizioni EBS Print, 2019) che raccoglie115 fotografie a colori e in bianco e nero degli autori presenti in mostra, i testi curatoriali di Giusy Tigano che illustrano la poetica dell’intero progetto e i diversi contributi critici che accompagnano le fotografie.

Il libro FEELING HOME può essere acquistato in tutte le più importanti librerie ed è ordinabile anche online:https://www.gtartphotoagency.com/books/books-news-2019/

Questa nuova tappa del fortunato progetto espositivo include due interessanti appuntamenti collaterali:

-La mostra delle fotografie selezionate in occasione del contest fotografico “LOCKDOWN. Sospesi in casa” organizzato nei mesi di marzo-giugno 2020 in coincidenza con la situazione di confinamento dovuta alle misure sanitarie governative legate all’emergenza Covid-19.

L’idea di F2 Progetti per la fotografia e di GT Art Photo Agency è stata quella di promuovere un contest finalizzato all’esposizione che non si costituisse come meccanismo di competizione tra i partecipanti, ma piuttosto come strumento di analisi, di consapevolezza e di testimonianza atto a stimolare e promuovere la creazione di memoria, la costruzione di valore e la condivisione collettiva.Questo “capitolo” fotografico si propone come mostra complementare del progetto, andando ad integrarlo arricchendone il messaggio connuovi apporti autoriali interessanti e di forte adesione al mondo reale più contemporaneo.

-La realizzazione del “Feeling Home Social Video”: in occasione dell’inaugurazione, in un’area dedicata della Galleria d’Arte Moderna, verranno allestite delle riprese video ove i visitatori saranno invitati ad esprimere liberamente le proprie idee sul concetto del “sentirsi a casa”, partecipando così al progetto in maniera diretta e personale.

La performance, ideata da Alessandro Vicario, ha riscosso un notevolesuccesso di pubblico in occasione delle edizioni precedenti della mostra e la accompagna in tutte le sue edizioni, andando così a comporre un documento multimediale e culturale di particolare valore sociale e antropologico, che dopo ogni esposizione si arricchisce di ulteriori testimonianze.

Entrambe le iniziative si ispirano al principio di inclusività e di interazione con il pubblico che ha da sempre animato il progetto nel suo percorso, tappa dopo tappa. La visione di “Feeling Home” si allarga così a nuove visioni espandendo il senso di “casa”, di identità e di appartenenza.

Tutte le informazioni relative alla mostra e agli eventi collegatisono disponibili sul sito www.eventofeelinghome.it

Sirti è un hub di innovazione nel campo dello sviluppo delle infrastrutture di rete. Fondata nel 1921, opera nei settori delle Telecomunicazioni, Energia, Trasporti e Digital Solutions con circa 4.100 dipendenti. Sirti è player di successo anche a livello internazionale in Europa e in Medio Oriente.

“FEELING HOME. Sentirsi a Casa”

Galleria d’Arte Moderna (GAM) | Via Castello Ursino 32, Catania fino al 30 ottobre 2020. Ingresso libero con orario continuato 9.00-19.00 dal lunedì al sabato

 

De Angelis (anche per le fotografie)

 

A Milano un viaggio divino nel cuore di Nut

 

 

Resterà aperta fino al prossimo 20 dicembre, presso il bel Civico Museo Archeologico di Milano (Corso Magenta 15), la mostra dedicata al mondo dell’Antico Egitto dal titolo “Sotto il cielo di Nut. Egitto divino”. Si tratta di un interessante spaccato su una serie di reperti archeologici egizi in possesso dei fondi italiani, tra cui lo stesso Museo Archeologico milanese, e di cui spesso non si sa molto, con alcuni prestiti anche dal ben più noto Museo Egizio di Torino.

La mostra indaga la spiritualità degli antichi e le caratteristiche principali sotto questo punto di vista degli antichi abitanti delle rive del Nilo, colti, evoluti e capaci di trasmettere fino a noi oggetti di incommensurabile raffinatezza.

Stele dedicata a Ra-Horakhty, calcare, XVIII-XIX dinastia (c. 1550-1186 a.C.) da Deir el-Medina. Torino, Museo Egizio

Tanto che gli antichi egizi sono sempre stati ammirati per la loro intensa conoscenza del divino e il rapporto con il sacro, come veniva rappresentato e immaginato al tempo. Gli studi portano a pensare che la capacità di sintetizzare l’immagine del sacro, tramutando in tale anche il faraone divinizzato oppure le persone che ruotavano a lui intorno, immortalando gesta e volti nelle pitture murali, nelle pitture dei sarcofagi e nelle preziose piramidi, derivasse dai predecessori. Pertanto in Egitto si poteva rinvenire il crogiolo di una civiltà che deposita i suoi pensieri nella notte dei tempi. È lì che indaga la mostra, nella notte in cui Nut, la dea del cielo, andava a riposare per rigenerarsi e tornare sulla terra dopo il buio. Gli oggetti che ci meravigliano ancora dell’Antico Egitto, soprattutto quelli nelle tombe, non sono soltanto oggetti di bellezza, suppellettili voluttuari, ma sono segno di un percorso altamente spirituale del quale si cercano le tracce. Nell’Egitto antico non esisteva un unico mito della creazione, ma varie tradizioni che si sono sviluppate in varie località: come accaduto in altre parti del mondo, questo testimonia una ricerca che è innata nell’essere umano, cioè chiedersi chi è, perché è e che senso ha la sua presenza sulla terra. In ogni caso, tutto riporta ad un’origine divina da un Caos. Il divino come generatore, quindi. L’entità primordiale egizia era Nun, un magma che però non è scomparso con la nascita del cosmo, ma rimane ad esso intorno per minacciarne la sopravvivenza. La creazione pertanto non è un evento fatto e finito, ma si ripete, si rigenera costantemente. È appunto per questo che ogni giorno il sole va a dormire e muore, per essere generato nuovamente dalla dea Nut, dopo avere percorso il mondo sotterraneo occupato dalle forze distruttrici. Per questo motivo, spesso la dea Nut veniva dipinta all’interno dei coperchi dei sarcofagi che contenevano le mummie dei defunti. Dei e uomini devono lavorare insieme per cercare di mantenere l’equilibrio tra le forze del bene e del male, che per gli Egizi erano le forze della generazione e quelle della distruzione personificate nella dea Maat, colei che manteneva l’ordine cosmico. Il faraone, a sua volta, aveva il compito di garantire la giustizia e di essere un intermediario tra il divino e l’umano. La divinizzazione completa del faraone sarebbe avvenuta soltanto alla sua morte, quando nell’aldilà si sarebbe unito agli dei.

Coperchio del sarcofago di Peftjauauiaset, legno di tamerice stuccato e dipinto, XXV-XXVI dinastia (712-525 a.C.), provenienza ignota. Coll. Biblioteca Braidense 

Le opere esposte sono più di 150, provenienti, oltre che dai Musei citati, dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze, da quello Civico Archeologico di Bologna, dal Museo di Archeologia dell’Università di Pavia e dal Civico Museo di Antichità “Winckelmann” di Trieste.

Pertanto troviamo molti oggetti assolutamente interessanti che, nella seconda sezione della mostra, dimostrano la complessità degli dei egizi, rappresentata dalle forme antropomorfe e da quelle teriomorfe (di animali), con anche forme ibride (umani con testi di animali o animali con teste umane). Le forme degli dei, così varie, denotano come fosse chiaro agli egizi che non sarebbe stato possibile per l’uomo conoscere appieno l’universo degli dei. Interessanti in questa sezione le mummie di animali come il falco, il gatto, il pesce siluride, o piccoli coccodrilli. Il dio coccodrillo Sobek, signore delle acque, era uno degli dei maggiori nel pantheon egizio. I reperti provengono dall’Egitto faraonico tardo, intorno al I millennio a.C., fino alla successiva era tolemaico-romana (IV sec. a.C.-II sec. d.C.).

Mummia di falco, provenienza ignota, VII sec. a.C. – III sec. d.C., Museo Archeologico Milano

Interessante notare quanto gli egizi credessero nella possibilità di avere un rapporto personale con la divinità, non affidandosi soltanto quindi a sacerdoti e al faraone come intermediari. Pertanto, per ricevere il favore divino, la protezione, invocare aiuto, si potevano avere numerosi oggetti che servivano anche per le arti magiche. La magia al tempo era vista come positiva, azione scaturita dalla creazione e pertanto necessaria ancora agli uomini per agire. I riti magici divennero quindi parte della pratica religiosa.

Pyramidion del sacerdote Nes-Nebu-Hotep, calcare inciso e dipinto, XXVI-XXX dinastia (664-304 a.C.), provenienza ignota

Infine, la speranza di morire in condizioni tali da essere assurti alla vita eterna tra gli dei. Al tempo sia uomini che animali, tanto quanto i faraoni, potevano pensare di essere ammessi all’oltretomba e alcuni particolarmente meritevoli sarebbero diventati divinità a loro volta. Osiride, ad esempio, è morto per rinascere nell’aldilà sotto nuova forma. Per giungere degni nel regno dei morti, erano necessarie buone pratiche di imbalsamazione e il culto funebre era di massima importanza. Così il defunto poteva pensare di trasformarsi in un essere luminoso, detto akh, per essere ammesso tra gli dei. Il viaggio del defunto verso l’oltretomba è sottolineato nella mostra con numerosi reperti ricchi d’interesse, come le steli funerarie, gli ushabti, il sarcofago e la mummia di Peftjauauiaset, il papiro forse proveniente da Tebe del Libro dei Morti del sacerdote e scriba reale Hornefer, di cui si conserva solo una parte lunga 6,5 metri, per fare solo alcuni esempi. Per conoscere meglio il rituale funerario dell’Antico Egitto, l’applicazione interattiva 3D Pervival all’interno del percorso di visita.

La mostra è assolutamente da visitare, cogliendo l’occasione così di conoscere, visitando le altre sale, anche il bel Museo che la ospita.

La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 9 alle 17.30 (ultimo ingresso alle 16.30), ed è compresa nel biglietto di ingresso al museo (intero 5 euro e ridotto 3 euro per le categorie previste).

Info (anche per verificare le aperture in emergenza Covid) www.museoarcheologicomilano.it

 

Alessia Biasiolo

Re-opening a settembre-ottobre per Lenz Fondazione

 

Flowers like stars (foto di Maria Federica Maestri)

Altro stato, Flowers like stars?, Hipógrifo violento: questi i titoli delle nuove creazioni performative di Lenz Fondazione, realizzate a partire da testi di Calderón de la Barca nel segno del nuovo corso di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, che dal 24 settembre al 10 ottobre saranno presentate in prima nazionale a Lenz Teatro, a Parma, nell’ambito del progetto RE-Opening MONDI NUOVI.

 

Altro stato (foto di Maria Federica Maestri)

«Tra passato e presente, la prima parte del progetto di Lenz per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 riparte, dopo la sospensione delle attività nei mesi del lockdown, dalla trasposizione contemporanea dell’autore barocco spagnolo Pedro Calderón de la Barca per prefigurare -contro ogni prevedibile e banale distopia- un ipotetico ‘quadro favoloso’ dell’umanità del futuro» suggeriscono Maria Federica Maestri e Francesco Pititto in merito ai tre ritratti scenici -realizzati su musiche di Claudio Rocchetti– che i direttori artistici di Lenz hanno deciso di dedicare ad altrettante iconiche interpreti della loro visionaria ricerca performativa: Hipógrifo violento e Flowers like stars? (debutto il 24 settembre) sono interpretati rispettivamente da Sandra Soncini e Valentina Barbarini, Altro stato (debutto l’8 ottobre) vede in scena la straordinaria attrice sensibile con sindrome di Down Barbara Voghera.

Affiancheranno le performance live due installazioni visuali e sonore: Mondi Nuovi, viaggio visuale neobarocco attraverso le imagoturgie de La vita è sogno, Il grande teatro del mondo, La vida es sueño, Il principe costantee Il magico prodigioso,che nel corso degli anni Maria Federica Maestri e Francesco Pititto hanno dedicato alla ricerca di una traduzione contemporanea del grande protagonista del Siglo de oroPedro Calderón de la Barcae Melancolía contromano -da Il principe costante– interpretata da Valentina Barbarini, Ettore Lombardi, Elisa Orlandini, Matteo Ramponi, Alessandro Sciarroni eSandra Soncini.

È inoltre in programma il 10 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, il seminario di studi Futuro sensibile.

Queste creazioni sonoparte di un più ampio progetto di Lenz Fondazione che culminerà nel mese di giugno 2021 nell’allestimento site-specific de La vita è sogno,commissione speciale per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21.

La progettualità aperta e dinamica di Lenz,rivolta ad un pubblico attivante e partecipante, proseguirà dall’11 al 27 novembre con l’edizione numero 25 del Festival Internazionale di Visual & Performing Arts Natura Dèi Teatri, un’edizione totalmente interpretata dalle opere performative di artiste di diverse generazioni e provenienze e dalle riflessioni di protagoniste e studiose della scena contemporanea: «Un messaggio politico e culturale molto chiaro»aggiunge Maria Federica Maestri «che vuole evidenziare la potenza espressiva e la densità estetica delle donne nel panorama artistico contemporaneo».

 

Lenz Teatro si trova in via Pasubio 3/e a Parma.

Per informazioni e prenotazioni: 0521 270141, 335 6096220, info@lenzfondazione.it, www.lenzfondazione.it.

 

 

Michele Pascarella (anche per le immagini)

 

“Barocco 2020. Vitaliano VI. L’invenzione dell’Isola Bella”

L’Isola Bella

In questo particolare anno, palindromo, bisestile e carico di incognite, si sommano gli anniversari importanti, molti dei quali centenari. Nella cornice affascinante, emozionante e un po’ magica delle Isole Borromee, sul lago Maggiore, si celebra il Barocco piemontese e, con una bella mostra, l’artefice della maestosità dell’Isola celebrata, invidiata e frequentata da molti letterati e personaggi di calibro, l’Isola Bella. Quattrocento anni di interessanti opere e affascinanti realizzazioni, oggi a disposizione del pubblico sia per la visita, sull’Isola Bella, di Palazzo Borromeo, sia per la visita dei superbi giardini all’italiana.

Palazzo Borromeo: l’ala del Salone che ospita la mostra

Si accede al Palazzo Borromeo in modo ordinato e nel rispetto delle norme vigenti, quindi si arriva a visitare l’interessante mostra “Vitaliano VI. L’invenzione dell’Isola Bella”, allestita nell’ampio e ben illuminato salone ultimato dal discendente di Vitaliano VI, Vitaliano IX, nel 1956, e del quale è esposto il modello ligneo, accanto ai progetti non solo del palazzo, ma anche dei giardini dell’Isola Bella.

Modello ligneo del Palazzo

Il conte Borromeo Vitaliano VI, nella seconda metà del Seicento, in pieno stile barocco dell’Italia nord-occidentale, era stato protagonista della fortuna rinnovata della famiglia Borromeo, e lo si può ammirare attraverso dipinti, busti di terracotta e di marmo, documenti esposti per la prima volta al pubblico, dopo avere attraversato circa metà sale del Palazzo, con importanti arredi e fregi e decorazioni originali ancora. La bellezza superba dell’Isola, non era soltanto un vezzo estetico: il progetto politico che sottende era chiaro all’artefice del progetto. Vitaliano VI ben sapeva che creare un sorprendente scenario per i propri importanti ospiti avrebbe sostenuto le strategie della famiglia Borromeo, assicurando prestigio e importanti incarichi agli eredi di San Carlo e di Federico Borromeo. Vitaliano VI e Giberto III, che era cardinale alla corte papale, riescono a tessere una rete di alleanze tra le più importanti corti europee come Madrid, Vienna e la stessa Roma, in modo da allargare gli scenari di una famiglia imparentata con tutte le corone più in vista. Il piccolo “stato” dei Borromeo, antica famiglia di origine feudale, sul lago Maggiore, sarebbe stato famoso ben oltre i confini, ma si sarebbe avvalso di potentissimi legami: imparentarsi con gli Odescalchi, ad esempio, grazie al matrimonio di Carlo IV Borromeo con la nipote del papa Innocenzo XI Odescalchi: la festa nuziale verrà organizzata proprio sul lago Maggiore, nel 1677.

Busto di Vitaliano VI Borromeo, Carlo Simonetta

Vitaliano VI è ricordato con busti celebrativi (quello di Carlo Simonetta è l’unico prodotto mentre il conte era ancora vivo) e ritratti, accanto a quadri che riproducono altri appartenenti all’illustre famiglia. Quindi, ecco i progetti della trasformazione di uno scoglio lacustre in un eccelso esempio di raffinatezza, già agognato dal padre di Vitaliano VI, Carlo III. I documenti risalgono al 1660-1665, artefice principale l’architetto Andrea Biffi: accanto alle modificazioni della dimora, con la creazione delle grotte, ad esempio, ecco il terrazzamento e la realizzazione dei giardini, di cui sono esposte in mostra 24 carte originali del 1686. L’Isola Bella diventa tappa obbligata del Gran Tour e la sua trasformazione continuerà anche dopo la morte di Vitaliano VI, avvenuta nel 1690.

La mostra è visitabile fino al primo novembre prossimo nell’ambito del percorso di vista di Palazzo Borromeo all’Isola Bella, Stresa, sul lago Maggiore. Apertura dalle 10 alle 17.30, con biglietto che permette di visitare anche i giardini.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

Orientarsi con le stelle

Dacia Manto, “Humus siderale”

Nove autori, sei italiani e tre stranieri, per trenta opere fra fotografie, video e installazioni che svelano differenti modi di riflettere sulle figurazioni magiche e poetiche attraverso cui l’uomo, lui stesso prodotto dell’universo, si rivolge e interpreta le stelle.

Il Comune di Milano accoglie e sostiene con entusiasmo dal 18 settembre al 31 ottobre 2020 alla Casa Museo Boschi Di Stefano di via Giorgio Jan 15 il progetto espositivo “Orientarsi con le stelle”, nato da un’idea di Red Lab Gallery e Alessia Locatelli e curato da Gigliola Foschi e Lucia Pezzulla.

La mostra, che vuole essere un segnale forte da parte del Comune di Milano della volontà di far ripartire la cultura in città dopo l’emergenza Covid-19, presenta i lavori di nove fotografi: Alessandra Baldoni, Marianne Bjørnmyr, Joan Fontcuberta, Dacia Manto, Paola Mattioli, Occhiomagico (Giancarlo Maiocchi), Edoardo Romagnoli, Pio Tarantini e Yorgos Yatromanolakis.

L’esposizione è anche l’occasione per presentare il primo catalogo d’autore di Red Lab Editore, arricchito da una copertina illustrata con un’opera inedita di Dacia Manto e da alcuni testi di Antonio Prete, narratore e poeta, autore della recente raccolta di poesie “Tutto è sempre ora” (Einaudi, Torino 2019).

“Orientarsi con le stelle” è il naturale proseguimento dell’omonima rubrica online di fotografia, arte e cultura ideata da Red Lab Gallery e condotta da Alessia Locatelli,direttore artistico dell’Archivio Cattaneo e della Biennale di Fotografia Femminile di Mantova, chedurante tutto il periodo di lockdownha dialogatocon fotografi e figure significative del mondo della cultura per scoprire il loro rapporto con lo spazio stellare e la natura.

Gigliola Foschi: “La mostra vuole anche offrire uno spunto di riflessione per ripensare il nostro rapporto con la natura. Una natura sempre più manipolata, tradita e di conseguenza costretta a rivoltarsi contro l’essere umano, incapace di proporre uno sviluppo rispettoso dei suoi ritmi.”

Gli autori coinvolti in mostra inducono l’uomo, con visioni differenti ma tutte intensamente poetiche, a comprendere meglio il mondo che lo circonda, il visibile e l’insondabile:

Alessandra Baldoni propone un dittico e un trittico della serie Atlas. Cartografie del silenzio (2019), immagini essenziali ed evocative che s’impongono allo sguardo per la loro forza magica e perturbante: inviti a ritrovare percorsi interiori, corrispondenze tra Uomo, Arte e Natura.

La norvegese Marianne Bjørnmyr con First Indicative Object(2020) presenta due mappamondi privi di informazioni geografiche illuminati da raggi luminosi orientati in modo diverso: immagini senza tempo, quasi metafisiche.

Il catalano Joan Fontcuberta con il video Milagros & Co.(Miracoli & Co.,2002)mette in gioco con humor la veridicità della fotografia sfidando la fiducia dello spettatore fino a provocare in lui un dubbio critico.

Dacia Manto con Humus Siderale (2020) propone una serie di opere realizzate appositamente per la mostra, dove immagina e fa rivivere il verde che si apriva di fronte alla Casa Boschi Di Stefano quando venne costruita da Piero Portaluppi tra 1929 e il 1931. In una installazione i disegni della natura si trasformano in mappe ramificate illuminate da piccole luci simili alle stelle che compongono una costellazione;

Paola Mattioli presenta la serie Eclissi (1999),incontro magico fra cosmo ed essere umanodurante un’eclissi di sole a Sant’Anna di Stazzema. Il pergolato sotto il quale l’autrice si trovavacreae proietta su una tovaglietta decine di piccole eclissi: allafotografail compito di coglierne la magia e fissare l’immagine creata dalla natura stessa, per una fotografia che ci ricorda l’imprescindibile legame Uomo-Natura;

Occhiomagico (Giancarlo Maiocchi) con il ciclo L’Ora Sospesa (2006-2009) presenta un lavoro dove il paesaggio diventa il soggetto principale, la natura riacquista un’intensità quasi arcaica, religiosa e mitica, mentre i luoghi perdono le loro connotazioni geografiche e temporali e diventano spazi di silenzio e meditazione;

Edoardo Romagnoli in La luna nel paesaggio (2006-2020) sembra trascinare magicamente sulla terra l’astro lunare, quasi fosse un dardo luminoso che squarcia la superficie terrestre e ondeggia sopra i campi immersi nell’oscurità;

Pio Tarantini con Cosgomonie (2010-2015)riflette sul senso del nostro esistere tra le cose con teatrini fiabeschi creati per immergere lo spettatore in spazi e tempi sospesi e surreali;

Il giovane autore greco Yorgos Yatromanolakis con la recente serie The Splitting of the Chrysalis and the Slow Unfolding of the Wings(2014-2018) indaga, a partire dal ciclo della vita di una farfalla, i misteri e le metamorfosi della natura creando un intimo legame tra fotografia e poesia, tra emozioni e paesaggio.

La mostra “Orientarsi con le stelle” – organizzata al terzo piano di Casa Museo Boschi di Stefano, in uno spazio che il Municipio 3 gestisce in accordo con la direzione del museo – integra una delle più belle collezioni d’arte moderna di Milano con le opere di nove fotografi  contemporanei.

Red Lab Gallery è un laboratorio di sperimentazione, pensato per promuovere la cultura delle immagini ma aperto a contaminazioni e narrazioni di diverso tipo.

Casa Museo Boschi Di Stefano, Via Giorgio Jan 15, Milano

18 settembre – 31 ottobre 2020. Ingresso libero. Orari di apertura: da martedì a domenica 10.00-18.00.

 

De Angelis (anche per le fotografie)

 

Gli anni ’60 tra cultura, sport e moda in una mostra a cura di Marco Dondi

Riprendono le mostre al MAF – Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese di San Bartolomeo in Bosco. È visitabile “Il BOOM… Costume e società nell’Italia degli anni ’60”, un’interessante esperienza espositiva curata da Marco Dondi, instancabile collezionista bondenese. La sua raccolta è, infatti, “protagonista” descrittiva di tematiche di grande suggestione, legate a una significativa fase temporale della storia d’Italia.

La chiave di lettura del curatore, estremamente lineare, mira alla divulgazione di svariati aspetti di un’epoca ormai entrata nel mito, supportata da un boom economico che ha trasformato profondamente la nostra nazione. I temi affrontati spaziano dalla cultura allo sport (con le Olimpiadi di Roma), dagli ormai leggendari “spaghetti-western” di Sergio Leone (con le musiche di Ennio Morricone) alle manifestazioni canore, dalla moda rivoluzionaria simbolizzata dalla “minigonna” ai nuovi balli. Il tutto senza dimenticare i fatti luttuosi che scandirono quel decennio, dalla tragedia della diga del Vajont del 1963 all’alluvione di Firenze del 1966.

L’euforia e la speranza di quegli anni è pure “commentata” dalla discografia, con le sue copertine e i tanti successi popolari di canzoni ancora oggi considerate “evergreen”.

Filo conduttore dell’esposizione è una notissima rivista dell’epoca, “La Domenica del Corriere”, le cui copertine scandiscono eventi, luoghi e personaggi.

La mostra “Il BOOM” è a ingresso libero è sarà visitabile fino al prossimo 15 settembre negli orari di apertura del Museo: da martedì a venerdì: 9.00-12.00; i festivi: 16.00-19.00.

La mostra è promossa dal Comune di Ferrara, dal MAF e dall’Associazione omonima.

 

Alessandro Zangara

“Pittori fantastici nella Valle del Po”

Un momento della presentazione da parte di Vittorio Sgarbi

“Pittori fantastici nella Valle del Po” è il titolo della mostra presentata giovedì 2 luglio scorso, negli spazi del Padiglione d’Arte Contemporanea-Pac (corso Porta Mare 5, Ferrara) e visitabile fino a sabato 26 settembre 2020, con apertura dal martedì alla domenica, ore 10-13 e  16-19.30, e ingressi consentiti per un massimo di 18 persone ogni 30 minuti.

“In mostra ci sono opere d’arte contemporanea nella loro dimensione padana con un percorso legato alla realtà trasfigurata e restituita in una forma sognante, che dà concretezza al concetto di Padanìa, termine coniato da Roberto Longhi per esprimere un concetto di luogo e di sentire legato alla fantasia, alla capacità di dare forma a quello che io chiamo surrealismo padano”. Così il presidente della Fondazione Ferrara Arte Vittorio Sgarbi ha sintetizzato il tema della rassegna, che mette insieme le opere pittoriche e una scultorea di 42 artisti viventi. Gli artisti sono stati selezionati dal curatore Camillo Langone coadiuvato per la parte più ferrarese dal critico d’arte Lucio Scardino spaziando attraverso i paesaggi pianeggianti e non attraverso i quali scorre il fiume Po.

Daniele Galliano, La Gran Madre di Dio, 2020

“La rassegna – ha fatto notare l’assessore alla cultura Marco Gulinelli – va a toccare una certa iconografia culturale, che esce dalle Mura per aprirsi alla bellezza del Grande Fiume e si conclude con un particolare documento filmico realizzato da Giuseppe Sgarbi, che è anche un omaggio alla poesia dell’acqua e dei suoi scenari e prelude alla volontà di proseguire su questa strada per dare spazio all’immaginario creativo stimolato da queste visioni paesaggistiche, in questa rassegna di stampo prettamente pittorico, ma a cui verrà dato anche un seguito spaziando in ambito fotografico, filmico e letterario”.

Molto più di una mostra d’arte contemporanea: è una mostra d’arte vivente, come tutti i suoi 42 protagonisti. Molto più di una mostra d’arte genericamente italiana o ancor più genericamente internazionale: è la mostra dell’arte peculiarmente padana, ossia l’arte prodotta oggi nella Valle del Po (definizione geografica e poetica, alla maniera di Mario Soldati, la più funzionale per dire l’intero bacino dal Monviso al Delta, non tutto Pianura Padana visto il montagnoso tratto iniziale).

 

Adelchi Riccardo Mantovani, Notturno padano, 1994-rid

“È indubbio vi sia una matrice linguistica che accompagna l’allestimento curato da Camillo Langone – prosegue l’assessore Gulinelli -, questa va cercata in quell’area geografica che porta a termine un grande affresco: ‘il Po e il suo Delta’. Una mostra che parla di umanità, di storia di uomini e di uomini nelle cose. Un evento espositivo che sottolinea l’importanza assoluta dello spazio culturale di un territorio geografico chiamato Padanìa”.
“Pittori fantastici nella Valle del Po” riporta, quindi, Ferrara al centro della produzione artistica, proponendosi di riattivare il tradizionale policentrismo padano oggi sofferente per la fortissima attrazione esercitata da Milano (quando sappiamo che l’arte italiana deve moltissimo a città medie o piccole quali, oltre a Ferrara, Mantova, Parma, Brescia, Cremona). Suscitando attenzione e amore per la pianura dove il Po discende.

Per info: diamanti@comune.fe.it, prenotazioni sulla pagina web https://prenotazionemusei.comune.fe.it/

 

Alessandro Zangara (anche per le fotografie)