“Isole, Mappe e Portolani” di Andrea Manzitti

Il viaggio come atto del pensiero che conduce alla conoscenza, l’arte come inclinazione della mente che permette un ampliamento dei propri orizzonti.

C’è tutto questo nelle opere di Andrea Manzitti che compongono la mostra “Isole, mappe e portolani”, a cura di Elisabetta Longari e aperta al pubblico dal 4 al 25 maggio allo Spazio d’Arte Scoglio di Quarto di Milano, a pochi passi dalla Darsena.

L’intera vicenda artistica di Andrea Manzitti, nato a Santa Margherita Ligure nel 1944 e che nel 2018 ha deciso di reinventare la propria vita iscrivendosi all’Accademia di Brera, ha nel viaggio il punto di snodo della propria espressività pittorica, così come suggerisce lo stesso titolo della mostra, che richiama alla reinterpretazione da parte dell’autore delle carte geografiche, delle mappe e dei portolani di una volta.

Sottolinea Elisabetta Longari nel suo testo critico: “La pittura di Andrea Manzitti rappresenta un viaggio nel colore, nei segni e nelle traiettorie secondo un codice cartografico sui generis”.

Ciò che colpisce da subito nelle 22 opere esposte, tra tele carte e libri, è come la materia pittorica sembra solo apparentemente sfuggire al controllo dell’artista, per poi ricomporsi grazie al tracciamento di rotte di navigazione e traiettorie che collegano uno all’altro territori immaginari.

In particolare, tele carte e libri presentano un dominatore comune, la polvere di pomice grezza, che gioca un doppio ruolo fondamentale, nella lavorazione della materia pittorica così come nella stessa espressione poetica: da una parte assimilando bene i colori e risultando, una volta seccata, sufficientemente morbida e “plasmabile” attraverso un lento e paziente lavoro di levigatura della superficie; dall’altra, grazie anche a una capacità straordinaria di assorbimento e riflessione della luce, offrendo effetti materici sabbiosi particolarmente avvincenti, a richiamare le asperità di terre indefinite, forse di origine vulcanica, che affiorano sulla superficie come lava rappresa.

Precisa Elisabetta Longari: “La polvere di pomice grezza, mescolata con del colore, applicata e grattata crea meravigliosi effetti scabri che trattengono una strana memoria del colore che però sembra essersi annullato nella luce. Una materia che si pone a metà strada tra il ricordo della consistenza lunare di certe superfici di Turcato e quella più terrestre di Burri”. Tuttavia, se le tele sono prima preparate con uno sfondo a olio e poi coperte di polvere di pomice, le carte di cotone dai bordi irregolari – realizzate a mano e scoperte dall’artista in un’antica cartiera di Amalfi – vengono direttamente “aggredite” con la pomice a colpi di spatola, poi colorata con pastelli ad olio e infine forgiata con gli stessi polpastrelli delle dita per distribuire in maniera più omogenea le tinte.

In questa interpretazione dell’atto artistico, le bande di colore che invadono lo spazio materico, acquistano forza e vitalità dando un senso alla trama e divenendo parte inseparabile di quelle terre che paiono osservate dall’alto, prive di descrizioni cartografiche e pronte da un momento all’altro a svanire tra le nuvole.

A volte completano il racconto su tela alcuni portolani incollati dall’artista, simboli planimetrici di possibili elementi naturali.

I libri, invece, sono tutti realizzati con carta Arches di cotone puro 640 grammi, esemplari unici firmati dall’artista, formati da dieci fogli rilegati a mano, dipinti con pomice naturale grezza e colori ad olio, con in copertina ideogrammi giapponesi.

Diari di viaggio che racchiudono carte geografiche immaginarie con rotte, tratteggiate, altrettanto immaginarie. Un invito a imparare a viaggiare in noi stessi, nel nostro essere più profondo e ineffabile, al di là del giudizio della mente.

Spazio d’Arte Scoglio di Quarto, Via Scoglio di Quarto 4, Milano dal 4 al 25 maggio 2021. Ingresso libero. Orari di apertura da martedì a venerdì dalle 17 alle 19 con obbligo di prenotazione; sabato e domenica solo su appuntamento e-mail info@galleriascogliodiquarto.com oppure sms 348-5630381.

De Angelis (anche per l’immagine: Andrea Manzitti, Portolano, 2019, tecnica mista su carta cotone Amalfi)

I Tarocchi: dai giochi in osteria al gioco del futuro

Sabato 10 aprile prossimo, alle ore 17.00 (euro 10 a persona), sarà possibile visitare la mostra “I Tarocchi dell’inatteso”. Un’introduzione al gioco di carte dei Tarocchi presenti anche nella collezione di Genus Bononiae con l’opera di Giuseppe Maria Mitelli: tanti gli esempi in città come il tarocchino bolognese di Palazzo Felicini-Fibbia e gli affreschi della cappella Bolognini in San Petronio dove compare la figura dell’appeso.
Con la partecipazione di Sartoria Utopia, si scoprirà da vicino il loro ultimo progetto editoriale dedicato ai Tarocchi dell’Inatteso ricostruendo il contesto storico in cui nacque questa tradizione.

Il mazzo di Tarocchi è un vero e proprio vocabolario in immagini, un linguaggio vivo e multiforme che cambia, si modifica e si amplia con il tempo e tramite la temperatura emotiva e le conoscenze delle persone che lo utilizzano.

Il mazzo cresce insieme a noi, come se fosse un nostro vecchio amico d’infanzia o un copione teatrale da interpretare ogni volta in modo diverso a seconda della nostra crescita personale.

I Tarocchi dell’Inatteso seguono un percorso intuitivo, i ventidue Arcani Maggiori non si cristallizzano nelle immagini e nei significati tradizionali, ma si spalancano verso l’imprevisto.

In ogni momento l’inaspettato può entrare nelle nostre vite e gli Arcani sono una bussola: orientano i desideri che sono il primo passo per fondare ciò che ancora non esiste, ma che vorremmo esistesse.

Le figure dei ventidue Arcani Maggiori frugano e spesso ribaltano i significati antichi delle carte, danno un diverso punto di vista non univoco, ma aperto a tutto quello che il lettore intuisce e che magari rimane fuori dalla carta stessa, come i ritagli di collage che rimangono inutilizzati sul tavolo alla fine di un lavoro.

Osservate gli Arcani, fatevi guidare dalle immagini, dai colori, dai particolari nascosti, dagli elementi giustapposti.

Partite dai suggerimenti forniti per ogni figura e a poco a poco, seguendo l’intuito, il desiderio e lo stupore ampliateli: sboccerà il vostro mazzo particolare, il vostro linguaggio personale, un microcosmo unico e ricco collegato a una sapienza collettiva.

Per info e prenotazioni www.genusbononiae.it

G.B.

Ravenna e Forlì insieme per Dante

Nel Settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri,le città di Forlì e Ravenna si uniscono in un progetto di collaborazione che intende valorizzare il grande lavoro scientifico e culturale svolto dalle loro istituzioni museali.

Nella prossima primavera, infatti, a partire da aprile, nelle due città romagnole si inaugureranno due mostre a tema dantesco: “Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio” presso la Chiesa di San Romualdo a Ravenna (dal 24 aprile al 4 luglio 2021) e “Dante. La visione dell’arte”, presso i Musei San Domenico a Forlì a partire dal mese di aprile, dopo la Pasqua, in linea con le disposizioni relative alla riapertura delle sedi museali, fino al’11 luglio 2021.

Le due mostre faranno parte di un percorso espositivo dedicato al Sommo Poeta che vedrà a Ravenna le opere legate all’esilio dantesco e con cui Dante è entrato in contatto, opere che in alcuni casi il Poeta ha potuto vedere e conoscere, e a Forlì una ricca selezione di oltre 250 opere che, nei secoli successivi, hanno tratto ispirazione da Dante e dalla sua Commedia. Entrambe le mostre sono realizzate con il prezioso contributo di musei internazionali, tra i quali le Gallerie degli Uffizi che con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì hanno ideato e firmato il percorso espositivo per i Musei San Domenico e contribuiscono a quello di Ravenna con due prestiti fondamentali per raccontare gli anni dell’esilio dantesco.

Si realizza così, nel nome di Dante, un percorso espositivo integrato, che rende il patrimonio culturale italiano diffuso e sempre più fruibile attraverso percorsi museali innovativi, mostre con curatele prestigiose e prestiti dai più importanti musei del mondo.

S.E.

Il mio corpo è la mia casa

Presso lo Spazio e Movimento di Marilena Pitturru a Cagliari (via Napoli, 80) è aperta al pubblico “Il mio corpo è la mia casa”, group show al femminile a cura di Ivana Salis.

Una mostra d’arte contemporanea con le donne e per le donne. Nei primi mesi del 2020 nasceva da un’idea di Mara Damiani, artista e graphic designer, la voglia di essere presenti con il proprio linguaggio artistico in uno spazio che ogni giorno è al fianco di migliaia di donne: Il Centro Donna dell’Ospedale Binaghi. L’occasione era quella della Giornata internazionale della Donna, che si celebra ogni anno l’8 marzo. La mostra coinvolgeva come curatrice Ivana Salis, storica dell’arte e presidente dell’associazione culturale Asteras. Le artiste invitate erano Pietrina Atzori, Roberta Congiu, Mara Damiani, Marilena Pitturru, Laura Saddi, Rosaria Straffalaci. Invece, proprio a marzo del 2020 il Covid 19 precipitava il mondo intero dentro una pandemia che perdura tutt’oggi e la mostra veniva sospesa. A distanza di un anno la Sardegna si trova ad essere zona bianca e la mostra prevista all’Ospedale Binaghi (oggi ospedale Covid) si sposta allo Spazio e Movimento, che riprende così la sua attività espositiva dedicata alla ricerca artistica contemporanea al femminile.

La mostra presenta 24 opere inedite realizzate con diverse tecniche: assemblaggio di materiali di recupero, pittura e collage su tavola, disegno, frottage e acquerello e stampa su carta, lavorazione all’uncinetto. Ogni artista si è espressa col proprio linguaggio mediale sulla funzione e percezione del corpo, sentito metaforicamente come casa, luogo dell’essere libero nella sua specifica condizione femminile. Ad innescare la riflessione delle artiste una frase di Marina Abramovic riportata dalla curatrice: “[…] il corpo è una casa”, sede ricevente dell’istinto, che deve trasformarsi, con una serie di passaggi del pensiero, in consapevolezza, e avere un luogo pronto ad accoglierlo. Questo corpo deve essere preparato e curato alla ricezione, solo così potrà essere “casa”.”

Nel periodo di apertura della mostra sono previsti degli eventi allo Spazio e Movimento: sarà organizzato un incontro in diretta streaming con la psicologa Anna Pes sul tema “Il mio corpo è la mia casa” e diversi incontri con le artiste.

Le modalità di fruizione della mostra sono regolamentate dalle misure legislative previste dall’emergenza sanitaria, pertanto l’ingresso sarà contingentato col numero massimo di 6 persone alla volta. Giorni e orari d’apertura, fino all’11 aprile: giovedì-venerdì-sabato ore 18.30-20.30. Gli altri giorni la mostra è visitabile su appuntamento.

spazioemovimento@gmail.com
associazioneculturale.asteras@gmail.com

Asteras

Dante nell’arte dell’Ottocento. Un’esposizione degli Uffizi a Ravenna

Non ci sono notizie sicure sulla data dell’arrivo di Dante a Ravenna, ma è noto che, dopo il soggiorno a Verona, alla corte di Cangrande della Scala, Dante accettò l’invito del signore di Ravenna, Guido Novello da Polenta, che accolse il poeta con gli onori che meritava, offrendogli la possibilità di coltivare i suoi studi e di terminare la stesura della Commedia. È probabile che avessero accompagnato il poeta la figlia Antonia, poi monaca con il nome di suor Beatrice nel monastero di Santo Stefano degli Ulivi, e i figli Pietro e Jacopo. La memoria di Dante a Ravenna si conserva in particolare nella zona del Silenzio che comprende la Tomba del poeta, il Quadrarco di Braccioforte, la chiesa di San Francesco e il complesso conventuale francescano; tracce della Ravenna trecentesca, dove Dante trascorse i suoi ultimi anni, sono ancora visibili anche in altri luoghi: le case dei Da Polenta e quella dei Traversari, famiglie ricordate dal poeta nella Commedia; la pineta nei pressi della città, citata nella descrizione del Paradiso terrestre, nel canto XXVII del Purgatorio; infine i monumenti tardoantichi che ospitano i mosaici, la cui luce pare riflettersi anche in certi passi danteschi, dal ricordo di Giustiniano (Paradiso, canto VI, 10-12) alla mistica visione nel Paradiso (Paradiso, canto XXXIII, 142-145). Nel 1321, impegnato per conto di Guido Novello in un’ambasceria a Venezia, contrasse durante il viaggio la gravissima febbre che gli fu fatale: costretto a tornare a Ravenna, morì nella notte tra il 13 e il 14 settembre.
n occasione del Settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, il Comune di Ravenna, l’Assessorato alla cultura e il MAR- Museo d’Arte della città, presentano il progetto espositivo “Dante nell’arte dell’Ottocento. Dagli Uffizi Annibale Gatti, un capolavoro della pittura tardo romanica”.
Il progetto nasce da una stretta collaborazione tra il Comune di Ravenna e le Gallerie degli Uffizi, definita con un protocollo di intesa che, nell’ambito di una collaborazione pluriennale, che prevede prestigiosi prestiti per la mostra “Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio” e un nucleo di opere ottocentesche dedicate alla figura di Dante Alighieri, da esporre a Ravenna in deposito a lungo periodo, come parte integrante del progetto Casa Dante. Inoltre ogni anno, in concomitanza con l’annuale cerimonia del dono dell’olio da parte della città di Firenze, gli Uffizi presteranno alla città di Ravenna un’opera a tema dantesco.
Antichi Chiostri Francescani, via Dante Alighieri 2/A, Ravenna. Ingresso libero.
La mostra, per le disposizioni antiCovid, è momentaneamente chiusa. Si invitano i lettori a programmarne la visita, informandosi sui siti istituzionali sulle date e gli orari delle prossime aperture.

Mar

Photology Online Gallery

Gianfranco Gorgoni Ugo Rondinone Seven Magic Mountains 2016

In occasione dell’80esimo anniversario della nascita di Gianfranco Gorgoni, scomparso prematuramente nel settembre del 2019, Photology presenta “Gorgoni Art U.S.A”, approfondita retrospettiva dedicata a uno dei più noti fotografi italiani a livello internazionale, che nel corso dell’anno sarà anche celebrato dal Nevada Museum of Art con un focus sulle sue opere legate alla Land Art.

Gorgoni Art U.S.A” – fruibile in modalità virtuale fino al 31 maggio 2021 su Photology Online Gallery (http://www.photology.com/photology-online-gallery) – vuole essere un doveroso omaggio a uno straordinario autore che ha attraversato e fotografato buona parte dell’arte del secondo Novecento, e che proprio grazie a Photology aveva esposto il progetto “Land Art in America” durante l’edizione 2019/2020 di “Photology AIR”, il primo parco per l’arte contemporanea fotografica in Sicilia, aperto nel 2018 a Noto all’interno di Tenuta Busulmone.

Gianfranco Gorgoni Robert Smithson Spyral Jetty 1970-2010

Nato a Roma nel 1941 da una famiglia di origine abruzzese, nel 1986, all’età di ventisette anni, Gorgoni si trasferisce negli Stati Uniti, New York, e da qui inizia il suo “corpo a corpo” col mondo della fotografia e dell’arte, con particolare attenzione alle nuove dinamiche sociali americane legate al mondo dei giovani e dell’arte. Autore di immagini memorabili, la sua attività di foto-giornalista internazionale lo porta a lavorare nelle aree più a rischio del mondo. Collabora con diversi magazine internazionali, quali L’Espresso, il New York Times, Life, Newsweek, che ne hanno riconosciuto l’unicità delle sue fotografie, capaci di immortalare le figure più rappresentative del secolo scorso, dal presidente Carter a Papa Woytila. Nel 1969 attraversa l’America coast-to-coast a bordo di una vecchia Pontiac acquistata per 99 dollari e realizza un reportage sulle comuni hippies. Sulla via del ritorno decide di fermarsi a Woodstock in occasione del concerto rock più famoso della storia.

Gianfranco Gorgoni Warhol Show at Pasadena Art Museum California 1973

Importantissimo l’incontro con il gallerista newyorkese Leo Castelli, che gli permette di conoscere e lavorare con gli artisti americani più importanti del XX secolo, come Andy Warhol, Richard Serra, Keith Haring, Robert Rauschenberg, James Rosenquist.

Leo Castelli affianca Gorgoni anche nel suo progetto sulla nuova avanguardia, che lo porterà a diventare il principale testimone del movimento della Land Art negli sconfinati paesaggi dei deserti non antropizzati americani, espressione del disagio degli artisti nei confronti dell’artificialità e della commercializzazione dell’arte, nonché dell’esigenza rivoluzionaria verso una nuova forma d’arte che porta alla scoperta e all’accettazione del non possesso dell’opera prodotta.

Nel 1976 fonda con altri fotografi l’Agenzia Contact, mentre nel 1985 esce il suo libro “Cuba Mi Amor”, con una prefazione scritta da Gabriel Garcia Marquez e un testo di Fidel Castro. A partire dalla fine degli anni Sessanta Gorgoni immortalò i principali artisti della Land Art anche durante l’esecuzione delle loro stesse opere, da Christo a Walter De Maria, da Michael Heizer a Nancy Holt, da Richard Serra a Robert Smithson, in alcuni casi dei veri e propri lavori condivisi. In particolare, proprio negli anni delle missioni Apollo della Nasa alcuni artisti della cosiddetta “New Avant – Garde” decisero di abbandonare gli spazi ristretti di una normale galleria per progettare lavori monumentali in territori aperti e solitari, idealmente visibili dallo spazio. Le opere di Land Art furono spesso realizzate a quattro mani con Gianfranco Gorgoni, proprio per poter costruire nel modo più efficace possibile una “memoria” fotografica, l’unica traccia concreta di quei lavori performativi effimeri. Non si può dimenticare in anni più recenti la collaborazione con Ugo Rondinone e altri giovani artisti che rendono Gorgoni una vera e propria icona fotografica della storia dell’arte contemporanea della seconda metà del Novecento.

Gianfranco Gorgoni Keith Haring in Front of Queens Bridge NYC 1985

A questi maestri della Land Art americana, sono dedicate due complete sezioni della mostra “Gorgoni Art U.S.A.”. In particolare, Special Outdoor Editions, è frutto di un lavoro di ricerca da parte di Gorgoni nel campo dei materiali anti-UV in alta definizione e stampati direttamente su D-Bond. Queste opere dal valore scultoreo per peso e dimensioni possono quindi essere esposte, una volta acquisite, anche all’aperto in condizioni meterologiche estreme.

Nota di pregio va riservata alla sezione Vintage Prints della mostra con una selezione di stampe uniche e realizzate da Gorgoni al momento dello sviluppo dei negativi in bianco e nero: dalla celebre foto che immortala Keith Haring nell’atto di scavalcare una rete metallica di fronte al Queens Bridge (NYC 1985), a quella di Richard Serra che lavora nel magazzino newyorkese di Leo Castelli (NYC 1970); da Robert Rauschenberg rilassato nella piscina della casa di Le Corbusier’s (Hamedabad, India 1975), a “Andy Wahrol with

Hammer and Sickle” (NYC 1976); da “Wahrol Show at Pasadena Art Museum” (California 1973) a “Land Art – Michael Heizer ‘Motorcycle drawing’ Dry Lake” (Nevada 1970) composta da sei fotografie.

Completano “Gorgoni Art U.S.A” i ritratti di Jean-Michel Basquiat (NYC 1983), Andy Wahrol (NYC 1971), Roy Lichtenstein (NYC 1973) e John Chamberlain (NYC 1969), anche questi di grandi dimensioni.

PHOTOLOGY ONLINE GALLERY

Nei suoi 28 anni di attività Photology ha organizzato più di 350 mostre in tutto il mondo, collaborando con artisti internazionali, archivi, fondazioni, gallerie, musei e università.

Dopo le esperienze di Milano (1992-2015), Cortina (1992-1995), Londra (1997-2000), Bologna (2000-2003), Parigi (2007), Noto (2013- on) e Garzón, Uruguay (2015-on), Photology ha deciso di implementare il concetto di galleria come spazio fisico con la creazione di una nuova realtà virtuale: Photology Online Gallery.

Dal 2020, infatti, tutte le mostre prodotte da Photology sono unicamente fruibili sul web, permettendo così a un pubblico sempre più ampio di ammirare e acquistare le diverse opere fotografiche.

La piattaforma 3D è disponibile con un sistema di navigazione semplice e intuitivo che permette agli utenti di muoversi all’interno di uno spazio virtuale ma allo stesso tempo del tutto realistico. I lavori esposti possono essere ingranditi, guardati nei dettagli e

visti da varie angolazioni.

I testi, i contributi video e gli apparati informativi sono inseriti nel contesto espositivo per una omogeneità di informazione. Nel caso di interesse per una visione live privata delle singole opere, vi è la possibilità di fissare appuntamenti specifici accordandosi direttamente con un team di specialisti nelle principali città italiane.

De Angelis (anche per le fotografie)

Renato Brozzi e la scultura animalista italiana tra Otto e Novecento

Cento anni fa, per Renato Brozzi (Traversetolo 1885-1963) il 1920 scoccava all’insegna di commissioni ed eventi che ne avrebbero consacrato definitivamente la fama di animalista, anzi del «più grande Animaliere italiano dopo il Pisanello», secondo la definizione solenne e lapidaria coniata da Gabriele D’Annunzio.

Da qui le ragioni della mostra Renato Brozzi e la scultura animalista italiana tra Otto e Novecento, promossa dal Comune di Traversetolo e dal museo dedicato allo scultore e cesellatore, incisore e orafo traversetolese, nell’anno di “Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21”.

Una mostra che affronta per la prima volta in modo unitario, a livello nazionale, un genere di straordinaria originalità e bellezza – l’animalismo – mai trattato, finora, con uno sguardo globale, mai raccolto ed esemplificato in un’unica esposizione. L’evento, dunque, intende non solo rendere omaggio a un artista che in questo particolare genere fu subito in prima fila, ma anche far conoscere un orientamento specifico proiettato nel contesto artistico internazionale – e all’epoca particolarmente studiato e apprezzato – attraverso le opere dei principali esponenti italiani (molte delle quali poco conosciute o presentate al pubblico per la prima volta, perché appartenenti a collezioni private).

La mostra rimarrà visitabile fino a domenica 30 maggio 2021.

L’esposizione, curata da uno specialista di scultura italiana dell’Ottocento e Primo Novecento come Alfonso Panzetta, e da Anna Mavilla, curatrice onoraria del museo, costituisce, come detto, la prima indagine specifica sulla scultura zoomorfa in Italia, un genere mai sino a ora sondato con precisione e che, con differenti intensità e poetiche, è stato praticato da circa 350 artisti, e ancora oggi, nel contemporaneo, risulta molto amato dagli scultori emergenti.

Vi sono rappresentati, con oltre 100 opere, più di 50 artisti animalieri, dai più memorabili – Rembrandt Bugatti, Duilio Cambellotti, Guido Cacciapuoti, Antonio Ligabue, Guido Righetti, Sirio Tofanari, Felice Tosalli – ad altre importanti personalità, fino a scultori meno rinomati, la cui produzione è ancora in gran parte da ricostruire. Particolare attenzione è anche rivolta alla produzione animalista di quegli artisti del territorio per i quali la presenza tonificante di Renato Brozzi costituì un riferimento fertile e imprescindibile (Pietro Carnerini, Cornelio Ghiretti, Mario Minari, Armando Giuffredi, Ercole Vighi).

Anna Mavilla “La mostra allestita nel museo Renato Brozzi mette in luce la ricchezza della scultura animalista italiana fra Otto e Novecento, indagando al contempo l’originale specificità dell’artista traversetolese nell’ambito di questo particolare genere. Grazie ad essa la figura di Brozzi ritrova una rivisitata luce, sia perché ne viene sottolineato quel particolare fervore creativo cui è legata la sua leggenda di «animaliere» prediletto da D’Annunzio, sia perché ne mette in risalto il ruolo carismatico nell’orientare tutta una generazione di scultori e cesellatori conterranei verso le tematiche animaliste.”

Alfonso Panzetta “Il genere dell’animalismo in scultura ha rari riferimenti bibliografici in Italia a dispetto del grande interesse collezionistico esistente, ma ancor più inesistenti sono state le occasioni di veder allestite esposizioni sul tema. Quella di Traversetolo è da considerare certamente come una mostra illuminante della grande qualità di questo genere plastico nel suo periodo aureo, tra Otto e Novecento, quando Brozzi si confrontava, da protagonista assoluto, con artisti di grande livello nazionale e internazionale. Una “età d’oro” dell’animalismo da considerare apice di un genere che in Italia ha origine in pieno clima neoclassico.”

Il catalogo che accompagna l’evento espositivo, oltre a riprodurre a colori le opere presenti nell’allestimento della mostra, è l’occasione per indagare tale genere nella scultura italiana fra Otto e Novecento, con un’attenzione particolare agli animalisti contemporanei a Brozzi, molti dei quali suoi compagni nella Prima Mostra nazionale dell’animale nell’arte del 1930, primo importantissimo banco di prova per oltre cento artisti accomunati da questo speciale orientamento.

L’esposizione sarà visitabile dal martedì al venerdì 10-12.30 e 15.30-18.

Biglietto: € 5; ridotto € 3 per gruppi e per soci FAI, € 2 per studenti oltre i 18 anni.

Ingresso gratuito per i casi previsti. Si consiglia di informarsi su apertura ed eventuali variazioni telefonando allo 0521 842436, biblioteca@comune.traversetolo.pr.it, www.museorenatobrozzi.it

U.S. (anche per le foto di Edoardo Fornaciari)

La mostra “I peccati” di Johan Creten prorogata fino a maggio

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è lieta di annunciare la riapertura e la proroga fino al 23 maggio 2021 della mostra I Peccati dello scultore Johan Creten.

Inaugurata il 15 ottobre 2020, la mostra è curata da Noëlle Tissier ed è organizzata dall’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici con il sostegno delle gallerie Almine Rech e Perrotin. Dopo tre mesi di chiusura, la mostra che inizialmente doveva concludersi a fine gennaio viene invece prorogata fino alla primavera.

La riapertura al pubblico dell’esposizione “I Peccati” è accompagnata dalla pubblicazione del catalogo in tre lingue (italiano, francese e inglese). Questo volume di riferimento offre un’immersione nell’opera di Johan Creten e include dei testi inediti degli storici dell’arte Colin Lemoine, Nicolas Bourriaud e le fotografie di Gerrit Schreurs.

Precursore, inclassificabile e controcorrente, Johan Creten (nato nel 1963) è un artista che si è distinto nel panorama artistico degli ultimi anni in quanto figura forte, enigmatica e intrigante. Dotato di una visione estremamente attuale della nostra società, egli ha saputo ritagliarsi uno spazio specifico all’interno della scena internazionale della creazione contemporanea. Johan Creten si è distinto fin dagli anni Ottanta per l’uso innovativo della ceramica. Oggi è considerato una figura di spicco del rilancio di questo materiale nel campo dell’arte contemporanea.

Un altro aspetto della sua opera è l’uso virtuoso del bronzo nella realizzazione di sculture monumentali, di cui un importante esempio, “De Vleermuis – Il pipistrello”, è presentato sul piazzale di Villa Medici.

La mostra “I Peccati” raccoglie, per la prima volta in Italia e su tale scala, un insieme di cinquantacinque opere in bronzo, ceramica e resina, affiancate ad alcune opere storiche di Lucas Van Leyden (1494-1533), Hans Baldung (1484-1545), Jacques Callot (1592-1635), Barthel Beham (1502- 1540) e Paul van Vianen (1570-1614).

La prima sala si apre con una serie di creazioni e ri-creazioni di opere concettuali del  1986. Accanto  a  “The  Garden”  (realizzato  nel  1996-97  durante  la  residenza dell’artista a Villa Medici) e a opere più significative come “Présentoir d’Orange” (1989-2017) e “Plantstok” (1989-2012), questa sala mette in discussione il nostro rapporto con l’introspezione e la consapevolezza di noi stessi, evocando il concetto di paradiso perduto e di tentazione.

Nella seconda sala, una nuova monumentale opera in resina “Muses et Méduses”, iniziata nel 2005 e completata nel 2019, dialoga con brani della famosa serie metonimica “Odore di Femmina” (iniziata nel 1998) sulla seduzione, l’ambiguità dei sentimenti e le relazioni umane.

Una terza sezione riunisce opere altamente politiche tra cui il bronzo “Il prezzo della libertà” (2015), “Couch Potatoes” (1997) e una nuova serie di ceramiche “Wargames” (2019).

Lungo la scalinata, si affaccia un gruppo di enigmatici bronzi a sollevare la questione della coscienza morale in una società coinvolta in un continuo movimento, in profonda mutazione. La scultura monumentale “The Herring” domina l’ultima sezione con i suoi 5 metri di altezza.

Una nuova scultura, realizzata in collaborazione con gli storici laboratori della Porzellanmanufaktur Augarten, rivisita una porcellana di Doccia ed è presentata al pubblico per la prima volta.

Diffusa in tutto lo spazio, una nuova serie di “Bolders” in gres smaltato invita il pubblico a sedersi, prendere tempo, osservare le opere per scoprirne le connessioni e immergersi in magnifici dettagli: superfici di vetro scintillanti, significati nascosti e metafore.

Johan Creten parla di “Slow art” e della necessità di un ritorno all’introspezione. Un movimento, che va dalla miniatura alle figure monumentali, che ci permette di appropriarci del nostro tempo e di immergerci in un’esplorazione del mondo con i suoi tormenti individuali e sociali, per un viaggio pieno di sorprese ed emozioni.

Le  sculture  di  Johan  Creten,  realizzate  tra  il  2019  e  il  2020   appositamente  per  la  mostra  attualmente  in   corso   a  Villa   Medici,   si   aggiungono  alle  opere  che  scandiscono  la  sua  carriera  dagli  anni  Ottanta  a  oggi,  e sono qui abbinate a stampe, arazzi e bassorilievi del XVIe XVIIe secolo appartenenti alla sua collezione personale. Queste opere storiche scelte dall’artista sono veri e propri riferimenti nel suo processo creativo, che rivelano le sue preoccupazioni dal punto di vista artistico, storico, politico e filosofico.

L’intreccio di queste opere all’interno dell’esposizione stravolge la nostra percezione da molteplici punti di vista, che dal passato mettono in discussione il futuro della nostra umanità.

Académie de France à Rome — Villa Médicis. Viale Trinità dei Monti, 1 – Roma

Infoline: +39 06 67611. Visite  guidate  tutti i pomeriggi esclusi il martedì, il sabato e la domenica. Prenotazione online consigliata. Per maggiori informazioni sulle fasce orarie di visita e sulle regole in materia sanitaria: villamedici.it

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia di Gerrit Schreurs)

 

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Criminis Imago a Bologna

Dalla Banda Casaroli ai delitti del Dams, dalla strage del 2 agosto all’Italicus fino alla Uno Bianca: la mostra “Criminis Imago. Le immagini della criminalità a Bologna”, organizzata da Genus Bononiae. Musei nella città su iniziativa del Presidente Prof. Fabio Roversi-Monaco e realizzata in collaborazione con la Procura della Repubblica di Bologna, la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri, presenta per la prima volta insieme, 100 scatti in bianco e nero dei fotoreporter Walter Breveglieri (dal 1949 al 1972) e Paolo Ferrari (per il periodo 1972-2000).

La mostra, curata dal Procuratore Capo di Bologna Giuseppe Amato e da Marco Baldassari, responsabile dell’Archivio Ferrari di Genus Bononiae, racconta 50 anni di crimini e processi a Bologna che si intersecano con la Storia della Nazione: non solo quelli commessi all’ombra delle due torri, ma anche delitti consumati in altre città ed approdati poi a Bologna in Cassazione.

Le fotografie dei due reporter sono articolate in due sezioni. Si inizia con gli scatti di Breveglieri, che ci riportano alle storie della Banda Casaroli, che nell’autunno del 1950 seminò terrore e morte: una storia che sedusse il regista Florestano Vancini, il quale dedicò un film alla vicenda. Tra i fatti delittuosi che accesero il dibattito pubblico del tempo anche quello dell’ambasciatore Ettore Grande, accusato di aver ucciso la consorte a Bangkok, condannato a Torino, poi assolto in Corte d’Assise a Bologna nel 1951; quello di Rina Fort, accusata dell’assassinio della moglie e dei tre figli del suo amante, processo che giunse in Corte di Cassazione a Bologna nel 1952, e l’assassinio di Ombretta Galeffi per mano del marito Carlo Nigrisoli, condannato in primo grado all’ergastolo per l’avvelenamento della donna.

Si prosegue con le fotografie di Ferrari: le immagini drammatiche delle Stragi dell’Italicus, del Rapido 904 e della Stazione di Bologna scattate il 2 agosto 1980, fino ad arrivare ai numerosi omicidi dei fratelli Savi, tristemente famosi come la Banda della Uno Bianca. E ancora il luogo dell’omicidio di Francesca Alinovi e il ritrovamento della salma di Angelo Fabbri, ricompresi nella troppo disinvolta definizione di ‘delitti del Dams’, e il drammatico sequestro dell’imprenditore bolognese Eugenio Gazzotti, il terrorismo con i processi ad Ordine Nero e a Prima Linea, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro.

Il percorso di mostra accoglie – oltre alle immagini dei sopralluoghi della Scientifica – anche alcuni oggetti d’epoca: macchine fotografiche, un banco ottico del 1903 della Polizia Scientifica, divise storiche delle forze dell’ordine, fino alle moto e auto della Polizia e dell’Arma dei Carabinieri – tra cui una Topolino del 1939 e una Giulietta del 1961 – esposte nel cortile di Palazzo Pepolo. Museo della Storia di Bologna ad accesso gratuito in corte.

Il comitato scientifico si avvale dell’esperienza di Carlo Lucarelli che insieme a Susi Pelotti e Luigi Stortoni hanno firmato i testi del catalogo edito da Edizioni Minerva, proprietaria dell’Archivio Fotowall di Walter Breveglieri.

Orari. Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì: 10.00 – 19.00 fino al 26 giugno 2021

Sede. Santa Maria della Vita, via Clavature 8-10, Bologna

G.B. (anche per le fotografie di Paolo Righi)

Griffoni virtuale a Bologna

Due appuntamenti speciali per vedere da vicino l’opera realizzata intorno al 1472 dagli artisti ferraresi Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti per la cappella Griffoni in San Petronio, a Bologna.

Due visite virtuali guidate all’interno delle sale di Palazzo Fava per riscoprire il capolavoro ricomposto dopo 300 anni: il Polittico Griffoni.

Un’esperienza che consente al visitatore di immergersi nella storia dell’opera accompagnati da una guida di Genus Bononiae. La visita sarà introdotta dal curatore della mostra Mauro Natale al quale potranno essere poste domande a fine percorso. Il 23 gennaio e il 6 febbraio, in entrambi i casi alle ore 18, sarà possibile accedere al tour virtuale della mostra “La riscoperta di un capolavoro”. È possibile prenotare il biglietto. Il giorno precedente alla visita, la guida contatterà via email per comunicare il link Meet al quale connettersi il sabato pomeriggio. La visita guidata è in italiano. Per la visita guidata in altre lingue contattare: esposizioni@genusbononiae.it – tel. 051 19936343.

G.B.