Prima”. Raccolta poetica di Gabriella Cinti

All’interno delle iniziative organizzate durante la mostra di Alessandra Chiappini “Il pensiero del vento”, a cura di Roberto Borghi e aperta al pubblico sino al 7 dicembre (Spazio d’Arte Scoglio di Quarto, Via Scoglio di Quarto 4, Milano), giovedì 24 novembre alle ore 18 la poetessa e saggista Gabriella Cinti presenta la sua ultima raccolta di poesie dal titolo “Prima” (Puntocampo Editrice) dialogando con il poeta Giovanni Schiavocampo. L’ingresso è libero.

Alla serata partecipano inoltre Alessandra Chiappini e il critico d’arte Roberto Borghi.

Gabriella Cinti risale alle origini, cerca la continuità inabissandosi nel passato delle specie, collegando quel magma primordiale, di cui non restano che labili tracce, al nostro presente, alla nostra e alla sua stessa vita, alla ricerca di connessioni, fili che colleghino a noi quel caotico abisso di casualità, ipotesi, vicoli ciechi dell’evoluzione e deviazioni impreviste… Una eredità di affetti che, come un’onda, travalica i legami familiari e personali e arriva, infine, all’orizzontalità del nostro tempo e all’affratellamento fra gli umani e tutti gli esseri viventi (dalla Postfazione di Mauro Ferrari).

Gabriella Cinti, nata a Jesi, è italianista, grecista, poetessa, scrittrice, saggista, performer in greco antico. In poesia ha pubblicato: Suite per la parola (Péquod, 2008); Euridice è Orfeo (Achille e la Tartaruga, 2016); Madre del respiro, con la prefazione di Alberto Folin (Moretti e Vitali, 2017); La lingua del sorriso: poema da viaggio con il saggio introduttivo di Francesco Solitario (Prometheus edizioni, Milano).

Intensa è la produzione saggistica: Il canto di Saffo – Musicalità e pensiero mitico nei lirici greci (Moretti e Vitali, 2010); Emilio Villa e l’arte dell’uomo primordiale: estetica dell’origine (I Quaderni del Bardo editore, 2019, Ebook Amazon); All’origine del divenire. Il labirinto dei Labirinti di Emilio Villa con prefazione di Gian Paolo Renello (Mimesis edizioni, 2021).

La mostra “Il pensiero del vento” prende spunto dai paesaggi magici e intensi delle isole Skellig sulla costa atlantica dell’Irlanda del sud.

Le tele esposte sono un lavoro di sintesi quasi astratto, dove il paesaggio è ridotto a pochi, densi tratti riassuntivi.

L’esigenza interiore di abbracciare spazi più grandi spinge l’artista ad affidarsi a una pittura di impulso e gesto che aiuta la natura ad esprimersi in tutta la sua forza e grandezza: un’interpretazione dell’atto artistico che le fa scegliere – come “tele” sulle quali dipingere – vecchi teloni consunti in pvc di camion dismessi che recupera tagliandoli a strisce di oltre un metro e mezzo e appendendoli direttamente in parete con due semplici chiodi. Una scelta non casuale che per l’artista significa incorporare nell’opera un trascorso e un vissuto intangibile ma percepibile.

De Angelis

“Isole, Mappe e Portolani” di Andrea Manzitti

Il viaggio come atto del pensiero che conduce alla conoscenza, l’arte come inclinazione della mente che permette un ampliamento dei propri orizzonti.

C’è tutto questo nelle opere di Andrea Manzitti che compongono la mostra “Isole, mappe e portolani”, a cura di Elisabetta Longari e aperta al pubblico dal 4 al 25 maggio allo Spazio d’Arte Scoglio di Quarto di Milano, a pochi passi dalla Darsena.

L’intera vicenda artistica di Andrea Manzitti, nato a Santa Margherita Ligure nel 1944 e che nel 2018 ha deciso di reinventare la propria vita iscrivendosi all’Accademia di Brera, ha nel viaggio il punto di snodo della propria espressività pittorica, così come suggerisce lo stesso titolo della mostra, che richiama alla reinterpretazione da parte dell’autore delle carte geografiche, delle mappe e dei portolani di una volta.

Sottolinea Elisabetta Longari nel suo testo critico: “La pittura di Andrea Manzitti rappresenta un viaggio nel colore, nei segni e nelle traiettorie secondo un codice cartografico sui generis”.

Ciò che colpisce da subito nelle 22 opere esposte, tra tele carte e libri, è come la materia pittorica sembra solo apparentemente sfuggire al controllo dell’artista, per poi ricomporsi grazie al tracciamento di rotte di navigazione e traiettorie che collegano uno all’altro territori immaginari.

In particolare, tele carte e libri presentano un dominatore comune, la polvere di pomice grezza, che gioca un doppio ruolo fondamentale, nella lavorazione della materia pittorica così come nella stessa espressione poetica: da una parte assimilando bene i colori e risultando, una volta seccata, sufficientemente morbida e “plasmabile” attraverso un lento e paziente lavoro di levigatura della superficie; dall’altra, grazie anche a una capacità straordinaria di assorbimento e riflessione della luce, offrendo effetti materici sabbiosi particolarmente avvincenti, a richiamare le asperità di terre indefinite, forse di origine vulcanica, che affiorano sulla superficie come lava rappresa.

Precisa Elisabetta Longari: “La polvere di pomice grezza, mescolata con del colore, applicata e grattata crea meravigliosi effetti scabri che trattengono una strana memoria del colore che però sembra essersi annullato nella luce. Una materia che si pone a metà strada tra il ricordo della consistenza lunare di certe superfici di Turcato e quella più terrestre di Burri”. Tuttavia, se le tele sono prima preparate con uno sfondo a olio e poi coperte di polvere di pomice, le carte di cotone dai bordi irregolari – realizzate a mano e scoperte dall’artista in un’antica cartiera di Amalfi – vengono direttamente “aggredite” con la pomice a colpi di spatola, poi colorata con pastelli ad olio e infine forgiata con gli stessi polpastrelli delle dita per distribuire in maniera più omogenea le tinte.

In questa interpretazione dell’atto artistico, le bande di colore che invadono lo spazio materico, acquistano forza e vitalità dando un senso alla trama e divenendo parte inseparabile di quelle terre che paiono osservate dall’alto, prive di descrizioni cartografiche e pronte da un momento all’altro a svanire tra le nuvole.

A volte completano il racconto su tela alcuni portolani incollati dall’artista, simboli planimetrici di possibili elementi naturali.

I libri, invece, sono tutti realizzati con carta Arches di cotone puro 640 grammi, esemplari unici firmati dall’artista, formati da dieci fogli rilegati a mano, dipinti con pomice naturale grezza e colori ad olio, con in copertina ideogrammi giapponesi.

Diari di viaggio che racchiudono carte geografiche immaginarie con rotte, tratteggiate, altrettanto immaginarie. Un invito a imparare a viaggiare in noi stessi, nel nostro essere più profondo e ineffabile, al di là del giudizio della mente.

Spazio d’Arte Scoglio di Quarto, Via Scoglio di Quarto 4, Milano dal 4 al 25 maggio 2021. Ingresso libero. Orari di apertura da martedì a venerdì dalle 17 alle 19 con obbligo di prenotazione; sabato e domenica solo su appuntamento e-mail info@galleriascogliodiquarto.com oppure sms 348-5630381.

De Angelis (anche per l’immagine: Andrea Manzitti, Portolano, 2019, tecnica mista su carta cotone Amalfi)