Al Museo del Violino di Cremona, Pasqua con il suono di uno Stradivari

Domani 4 aprile alle ore 12.00; il giorno di Pasqua, domenica 5 aprile, alle ore 16.00 e lunedì 6 aprile sempre alle ore 16.00, nell’ambito di “Audizioni speciali”, presso il Museo del Violino di Cremona (Auditorium Giovanni Arvedi, ingresso euro 7,00), Teofil Milenkovic suonerà il violino Antonio Stradivari “Vesuvio 1727” . Nato nel 2000 da madre italiana e padre serbo, entrambi violinisti, fratello di Stefan Milenković – docente di violino presso la State University of Illinois – Teofil Milenković ha iniziato a suonare a 4 anni, sotto la guida dei genitori, dimostrando subito uno straordinario talento, confermato da 39 primi premi in vari concorsi nazionali ed internazionali. Recentemente si è aggiudicato la Borsa di Studio Unicredit – “Maura Giorgetti” conferita dalla Filarmonica della Scala. A soli nove anni si è esibito da solista con orchestra all’apertura delle stagioni concertistiche del Teatro Olimpico di Roma e del Teatro Greco di Lecce. Ha partecipato a vari festival nazionali ed internazionali (Festival des Portes du Mercantour in Francia, Mozart Festival di Sassonia in Germania, Festival Krka in Slovenia). Come solista si è esibito con J. Futura Orchestra, I Cameristi Triestini, Orchestra Sinfonica di Lecce, Orchestra RTV Serbia, Orchester des Musischen Gymnasiums Salzburg, Orchestra Filarmonica “Mihail Jora” di Bacau (Romania). È allievo del Triennio Accademico di violino al Conservatorio di Bolzano, nella classe del professor Marco Bronzi. Nel giugno 2009 è stato nominato Ambasciatore della Prima Ambasciata dei bambini del Mondo (in Bosnia ed Erzegovina).

Musicoterapia e teatro per la terza età a Verona

È iniziata lo scorso 20 febbraio, l’iniziativa di musico – teatro- terapia per la terza età, promosso dal Centro Servizi per Anziani “Le Betulle” di Verona con il patrocinio del Comune e realizzato dalla Compagnia Dopolavoro Gino Franzi, in collaborazione con l’associazione Medici per la Pace Onlus. Una commissione scientifica, costituita da neurologi, geriatri e psicologi, raccoglierà i risultati di questa attività e li renderà pubblici al termine dell’iniziativa. “L’obiettivo -dice Antonia Pavesi delegata per l’evento- sarà quello di stimolare e migliorare le potenzialità cognitive e di socializzazione degli anziani attraverso una rassegna di spettacoli teatrali dal duplice scopo ricreativo e terapeutico. La rassegna avrà una durata di quattro mesi e prevede generi teatrali diversi tra di loro, al fine di individuare le forme di intrattenimento più idonee e permettere così di incrementare la qualità dei servizi professionali e di volontariato a favore degli anziani.” All’interno del progetto saranno coinvolte sette compagnie teatrali e una band musicale: Compagnia Gino Franzi, G.A.D. Renato Simoni, Il Teatro di Ipazia, Compagnia La Bugia, Tabula Rasa, Artefatto Teatro, Teatro Impiria e Original Perdido Jazz Band. Il programma prevede ancora sabato 14 marzo “G.A.D. Renato Simoni “Me ricordo quand’ero boceta”; venerdì 3 aprile “Il teatro di Ipazia “L’altare” da Ferdinando Camon; sabato 11 aprile compagnia La Bugia “Carissima Ruth” di Norman Krasna; sabato 9 maggio Tabula Rasa “Commedia all’italiana”; sabato 16 maggio Artefatto Teatro “Variegato varietà”; venerdì 29 maggio Teatro Impiria “Ah!”. Tutti gli spettacoli avranno inizio alle ore 16.

Roberto Bolis

 

 

“L’alfabeto del Mondo”. Ecco di nuovo il Festival della Cultura Creativa

Immagine Festival della Cultura Creativa -2015L’alfabeto del Mondo. Leggiamo i segni intorno a noi e raccontiamo”. È questo il tema della seconda edizione del Festival della Cultura Creativa, promosso e realizzato dalle banche, anche grazie al coordinamento dell’Abi. La manifestazione, interamente dedicata alla cultura e alla creatività per ragazzi, si svolgerà nella settimana dal 16 al 22 marzo e, come già sperimentato nella prima edizione, si articolerà attraverso una ricca proposta di eventi, iniziative e laboratori diffusi sull’intero territorio nazionale. Coinvolgendo oltre 10 mila giovanissimi in tutta Italia, il Festival ha l’obiettivo di avvicinare bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni alla cultura e, in particolare, agli aspetti più “generativi” della creatività. Attraverso l’arte, l’archeologia, la musica, il canto, la lettura, il teatro, la fotografia, la robotica, le tecnologie digitali e altri percorsi figurativi e linguistici, i giovani protagonisti del Festival potranno così sperimentare le potenzialità della loro fantasia e costruire infiniti racconti.

“Il rafforzato impegno delle banche a investire nei giovani e nella cultura – ha dichiarato il Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli – rappresenta un’occasione importante data ai ragazzi per misurarsi con se stessi e le molteplici possibilità di partecipazione. Ciò che ci spinge a lavorare in sinergia con scuole, musei, associazioni culturali e biblioteche è la comune certezza che solo mettendosi in gioco e ‘allenandosi’ a diventare cittadini attivi, capaci di progettualità e di relazioni, avviene la formazione globale della persona, in grado quindi di costruire il proprio futuro e quello del Paese. Lo sviluppo delle proprie competenze è infatti alla base del progresso economico, della convivenza civile e della partecipazione alla vita democratica. In questo senso – ha concluso Patuelli – un ruolo di indirizzo deve essere svolto anche dalla comunità economica tutta, nella consapevolezza che attraverso la promozione della conoscenza anche presso i più giovani si possa realizzare un più diffuso senso di responsabilità, per una più ampia e duratura crescita dei nostri territori”.

L’importanza sociale e culturale della manifestazione è quest’anno testimoniata anche dalla media partnership della RAI. Che il servizio pubblico riconosca il valore educativo del Festival per i giovani è un contributo particolarmente significativo al rafforzamento dell’iniziativa.

Oltre 80 gli eventi culturali che si svolgeranno in tutta la penisola in 60 città. I laboratori e le altre attività proposte, coordinati dalle banche con la collaborazione di scuole, musei, biblioteche e operatori culturali, si svilupperanno attorno ad un unico tema ispiratore, declinato da ciascuna realtà con strumenti diversi e da punti di vista differenti, alla luce delle proprie specificità e di quelle del territorio di appartenenza.

Per questa seconda edizione del Festival è stato scelto come filo conduttore ideale di tutte le iniziative “L’alfabeto del Mondo”. Trarre ispirazione dalla natura, dall’opera dell’uomo e dalle proprie emozioni, imparare a riconoscere e a leggere i segni intorno a noi, spostare il punto d’osservazione e reinterpretare

le situazioni e i loro significati, capire come nasce il racconto, come si forma e con quali linguaggi e strumenti si può declinare, condividerlo per generare poi altre infinite narrazioni, ecco la sfida di quest’anno. Un tema estremamente attuale se si considera che, anche grazie alle nuove tecnologie, raccontare e raccontarsi è oggi un’attività che ci coinvolge sempre più. La proposta del Festival è quindi quella di creare dei percorsi per stimolare un approccio consapevole, pur rispettando la massima libertà espressiva dei bambini e dei ragazzi.

Due avvenimenti quest’anno affiancheranno il Festival.

WWW – KnoW the World with Words” si terrà nel giorno di apertura del Festival, lunedì 16 marzo a Napoli. Presso il Museo d’Arte contemporanea Donnaregina (MADRE), l’artista di fama internazionale Michelangelo Pistoletto sarà l’ospite d’eccezione di un evento per ragazzi, a cura del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea in collaborazione con MADRE, e Cittadellarte Fondazione Pistoletto. Un esempio della forza del network tra musei, istituzioni culturali e banche accomunati da progetti e visioni condivisi nel tempo, capacità di sinergia che il Festival della Cultura Creativa incentiva.

Venerdì 20 marzo a Roma presso la sede dell’Abi, le antiche Scuderie di Palazzo Altieri ospiteranno l’incontro Reinventare l’apprendimento – Cultura e creatività tra linguaggi, metodi e azioni. Parteciperanno, tra gli altri: Aldo Tanchis, comunicatore e autore del libro Bruno Munari; Anna Pironti, Responsabile Dipartimento Educazione Museo Castello di Rivoli; Alessandra Falconi, referente del Centro Alberto Manzi; Carlo Infante, Presidente di Urban Experience; Fiorella Operto, Presidente della Scuola di Robotica; Hubert Jaoui, esperto di creatività applicata; Ruggero Poi, Vice Presidente esecutivo della Fondazione Montessori Italia.

L’immagine identificativa della seconda edizione del Festival porta la firma di Eva Montanari, illustratrice e artista di fama internazionale.

La manifestazione – che ha il Patrocinio dell’UNESCO e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – ha ottenuto nella prima edizione la Medaglia del Presidente della Repubblica. Il Festival si inserisce nel più ampio e articolato piano d’azione a sostegno dell’arte e della cultura messo a punto dall’Abi con le banche per dare il proprio contributo di settore alla tutela e alla condivisione dell’immenso patrimonio storico-artistico nazionale.

 

Delos

 

I cento anni dall’entrata in guerra dell’Italia ricordati con un concerto multimediale dall’Università Roma Tor Vergata

“Suoni, parole e immagini a cento anni dalla prima guerra mondiale”: questo il titolo del concerto multimediale di mercoledì 11 marzo alle 18.00 nell’Auditorium “Ennio Morricone” della Facoltà di Lettere e Filosofia (via Columbia 1) per la stagione di concerti dell’Università di Roma Tor Vergata, con l’organizzazione artistica di Roma Sinfonietta, il contributo del Mibact e il sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Roma.

Proiezioni e testi si alterneranno alla musica. Sono in programma brani che combinano strumenti e musica elettronica. Di Danilo Santilli si ascolterà Mia Cara Lucia, per voce registrata, suoni di sintesi e suoni campionati, in prima esecuzione assoluta. Di Giovanni Costantini Traccia sospesa, per pianoforte, tracce sonore e live electronics, in prima esecuzione assoluta. Di Riccardo Santoboni Lucis Side Edge, per violoncello, live electronics e live video. Di Giorgio Nottoli Intreccio policromo, per pianoforte, gong e live electronics. Interpreti Marco Simonacci (violoncello) e Francesco Prode (pianoforte).

L’attore Armando De Ceccon leggerà poesie di Pietro Jahier, John McCrae, Carlo Delcroix, Eugenio Montale, Robert Skorpil, Giuseppe Ungaretti, Bonaventura Tecchi, Vann’ Anto’ e Anonimo. Poesie di Pietro Jahier, John McCrae, Carlo Delcroix, Eugenio Montale, Robert Skorpil, Giuseppe Ungaretti, Bonaventura Tecchi, Vann’ Anto’ e anonimi, frammenti di prosa di Emilio Lussu e Robert Musil, frammenti estratti da giornali d’epoca e scritti di Cadorna.

Il concerto è costituito da un percorso multimediale cui danno vita quattro compositori. Ciascuno di essi ha anche scelto i testi con cui la sua composizione dialoga Le immagini, scelte dall’artista visivo in collaborazione con i quattro compositori, tra foto e filmati della prima guerra mondiale, fungono da tessuto unificante, convogliando con immediatezza l’attenzione del fruitore sui punti cardine dell’intero percorso. Poesia e prosa con musica possono creare immagini percettive di straordinaria espressività, un mezzo ideale per costruire un percorso emotivo complesso, che vuole mettere in relazione a gli avvenimenti di allora con le sensibilità di oggi: le intenzioni eroiche di quel tempo, la tragicità, le sofferenze e gli orrori di quella e di ogni guerra con le conquiste ideali del ‘900 e l’Europa unita. Grandi poeti e scrittori, insieme a comuni cittadini e soldati, ci hanno lasciato straordinarie testimonianze della prima guerra mondiale. Fra queste si è scelto, cercando ancora le intersezioni fra l’oggi e l’allora, i momenti in cui si trascende il semplice documento di guerra per creare un’immagine che, a questa distanza, divenga significativa ed espressiva.

Le musiche fanno uso delle moderne tecnologie elettroniche oltre che degli strumenti acustici tradizionali. Per la prima volta si utilizzerà all’Università di Roma “Tor Vergata” una proiezione sonora dal vivo con 28 altoparlanti.

Biglietti E. 10,00, Ridotti E. 8,00, Studenti E. 5,00 in vendita all’Auditorium Ennio Morricone prima del concerto.

Mauro Mariani

Al via la sedicesima edizione del Premio Internazionale di Poesia “La Leonessa. Città di Brescia”

L’Associazione SIDUS

con il Patrocinio del Comune di Brescia

indice la sedicesima edizione del

Premio internazionale di Poesia

“LA LEONESSA. CITTÀ DI BRESCIA”

La scadenza dell’invio degli elaborati è fissata inderogabilmente al

30 aprile 2015

Gli elaborati dovranno essere inviati esclusivamente per e-mail all’indirizzo:

associazionesidus@virgilio.it

scrivendo come oggetto: PARTECIPAZIONE LA LEONESSA 16

e aggiungendo il nome della sezione di partecipazione.

I Poeti che dovessero essere impossibilitati ad inviare gli elaborati a mezzo elettronico, potranno utilizzare il seguente indirizzo postale, inviando esclusivamente lettere e plichi a mezzo posta prioritaria, pena l’esclusione:

ASSOCIAZIONE CULTURALE “SIDUS” Via dei Sanmicheli, 5 – 25124 Brescia.

Coloro che inviano a mezzo e-mail non dovranno inviare anche a mezzo postale e viceversa.

 La partecipazione al Premio si articola nelle seguenti sezioni:

Sezione Poesia Italiana a tema libero esclusivamente su uno dei seguenti argomenti: solidarietà, amicizia, partecipazione, ambiente e natura, lavoro; la poesia dovrà essere inedita, mai premiata o segnalata in altri concorsi. È ammesso inviare da una a cinque poesie.

Sezione Poesia Dialetto Italiano, inedita, mai premiata o segnalata in altri concorsi. È ammesso inviare da una a cinque poesie in uno dei dialetti italiani.

Sezione Poesia in Dialetto Bresciano, inedita, mai premiata o segnalata in altri concorsi. È ammesso inviare da una a cinque poesie.

Sezione Poesia in Lingua Straniera inedita, mai premiata o segnalata in altri concorsi. È ammesso inviare da una a cinque poesie.

Sezione a Tema: poesia inedita, mai premiata o segnalata in altri concorsi, dal seguente temaEXPOniamoci. Una poesia per la libertà di pensiero”. È ammesso inviare da una a cinque poesie, sia in lingua italiana che in lingua dialettale.

Sezione Speciale 2015 dal titolo: “Le radiose giornate di maggio: l’Italia in guerra”, in occasione del centenario dell’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale. È ammesso inviare fino a cinque poesie, sia in lingua italiana che in lingua dialettale.

Sezione Speciale 2015 dal titolo: “L’Italia libera”, in occasione del settantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale. È ammesso inviare fino a cinque poesie, in lingua italiana.

Sezione Silloge: raccolta di venti poesie inedite, in lingua italiana o dialettale, e mai pubblicate in nessuna forma (nemmeno come lettura pubblica), nemmeno singolarmente; la silloge non deve mai essere stata presentata, premiata o segnalata in altri concorsi. Le poesie che si desidera inviare per la sezione silloge non devono essere inviate singolarmente alle altre sezioni.

Sezione Sms a tema libero: si partecipa inviando un testo di al massimo 160 caratteri, spazi e punteggiatura compresi, come se fosse scritto sul telefonino per l’invio a mezzo sms, dal titolo: “Milano nel piatto”.

Il bando completo è richiedibile soltanto per e-mail all’indirizzo: associazionesidus@virgilio.it.

 

 

Giornata della Memoria a Verona

Con l’esposizione in piazza Bra del carro ferroviario utilizzato per le deportazioni nei campi di sterminio, hanno preso avvio venerdì scorso le iniziative dedicate alla Giornata della Memoria, promosse dalla Prefettura e dal Comune di Verona fino al 21 febbraio.

Fino all’1 febbraio, Esposizione in Piazza Bra del “carro della Memoria” carro ferroviario utilizzato dal 1943 al 1945 per le deportazioni nei campi di sterminio. Fino al 30 gennaio, presso il Centro Culturale Polivalente di Santa Maria in Chiavica (via Santa Maria in Chiavica 7, vicino Arche scaligere) mostra documentaria “Oltre quel muro. La Resistenza nel campo di Bolzano 1944-45” a cura di Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi, promossa dalla Fondazione Memoria della Deportazione con l’Alto Patronato del Capo dello Stato e un contributo della Commissione Europea. Aperta al pubblico con ingresso gratuito. Orario 9.30-12.30/15-19.

Sempre fino all’1 febbraio, a cura della Comunità Ebraica di Verona, via Portici 3, sarà visitabile la mostra “1938-1945. La persecuzione degli ebrei in Italia”. Orari esposizione: dom. 25/01 e domenica 01/02 dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 18; da lun. 26 a ven. 30 dalle 9 alle 13; sabato chiuso.

Martedì 27 gennaio, si terrà la manifestazione istituzionale con la Cerimonia ufficiale in piazza Bra e Palazzo della Gran Guardia per ricordare il 70° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio del 1945. La giornata si aprirà alle ore 9 con la deposizione di una corona di alloro al monumento ai Deportati. Successivamente, nell’Auditorium della Gran Guardia, avrà inizio la cerimonia ufficiale: interverranno il Prefetto Perla Stancari, che consegnerà le onorificenze del Governo e il Sindaco Flavio Tosi, che consegnerà le medaglie della città; seguirà l’intervento dell’Oratore Ufficiale della manifestazione Anna Foa, docente di storia all’Università La Sapienza di Roma. Nel pomeriggio, alle ore 14.30, si terrà la cerimonia nel Cimitero Ebraico di via Badile, con la deposizione di una corona di alloro; alle ore 15.45 si terrà la cerimonia al Sacrario del Cimitero Monumentale. La Giornata della Memoria proseguirà nell’Auditorium della Gran Guardia, dove alle 17.30 si terrà la proiezione del film “Kapò” di Gillo Pontecorvo; presentazione a cura di Giancarlo Beltrame. In serata, alle 20.45, nell’aula magna dell’Istituto Aldo Pasoli di via Dalla Corte 15, a cura dell’Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti e dell’Associazione I Musici di Santa Cecilia, si terrà il Concerto, accompagnato da letture e riflessioni, “Non basta Ricordare”, con brani tratti dai requiem kv 626 di Mozart e Ein deutsches di Brahmas; direttore artistico Dorino Signorini.

Mercoledì 28 gennaio, nel Palazzo della Gran Guardia alle ore 18, Sala convegni, si terrà un incontro pubblico per dialogare con i testimoni residenti a Verona sul rischio dell’oblio della Shoah alla scomparsa dell’ultimo testimone. L’incontro sarà condotto da Roberto Israel e Paola Sofia Baghini. Venerdì 30 gennaio, presso il Centro Culturale Polivalente di Santa Maria in Chiavica, a conclusione della mostra, alle ore 17, si terrà la presentazione del libro di Ada Buffulini “Quel tempo terribile e magnifico. Lettere clandestine da San Vittore e dal lager di Bolzano e altri scritti”, a cura di Dario Venegoni. L’iniziativa è promossa da ANED, ANPI, ANPPIA, Istituto veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

Domenica 1 febbraio In piazza Isolo, con inizio alle ore 11, si svolgerà la cerimonia di commemorazione davanti al monumento opera dello scultore Pino Castagna, che raffigura un nodo di filo spinato. Interverranno il Sindaco Flavio Tosi, il vicepresidente del Comitato monumento Dario Basevi, il Rabbino di Verona, il presidente dell’Aned Verona Gino Spiazzi, lo storico Carlo Saletti; seguirà un Canto ebraico eseguito dal tenore Angel Harkatz, accompagnato al violino dal Maestro Andrea Testa.

Presso l’Istituto Veronese per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, in via Cantarane 26, sabato 31 gennaio, alle ore 16.20, Bruno Maida presenta il suo libro “Il mestiere della memoria. Storia dell’Associazione nazionale ex deportati politici 1945-2010”, edizioni Ombre corte 2014, mentre sabato 14 febbraio, alle ore 16.20, Carlo Saletti presenta il libro di Pali Meller “Baci di carta. Lettere di un padre ebreo dalla prigione 1942/43”, Marsilio edizioni 2015. Sabato 21 febbraio, alle ore 16.20, sempre presso l’Istituto avverrà la presentazione della ristampa del volume “Aula IV: tutti i processi del tribunale speciale fascista” a cura dell’ANPPIA.

Roberto Bolis

Mendini al Centro Saint-Bénin di Aosta

MENDINI

La mostra “Alessandro Mendini. Empatie. Un viaggio da Proust a Cattelan”, un omaggio all’architetto e designer milanese tra i più celebri a livello internazionale, curata da Alberto Fiz, è organizzata dall’Assessorato Istruzione e Cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta, in collaborazione con l’Atelier Mendini, ad Aosta fino al prossimo 26 aprile.

L’Atelier Mendini ha ideato un allestimento spettacolare e coinvolgente composto da una serie di strutture verticali policrome, simili a paraventi, collocate nella navata centrale dell’ex-chiesa sconsacrata, in grado di modificare radicalmente la percezione dello spazio e la sua fruizione.

Sono oltre 80 le opere esposte tra dipinti, disegni, progetti, sculture, mobili, oggetti d’arredo creati dall’inizio degli anni Settanta sino a oggi in un percorso che si caratterizza per una serie di incontri e contaminazioni con grandi esponenti della letteratura, del design e dell’arte. Ne emerge un viaggio romanzesco quanto affascinante dove tra gli spazi del Centro Saint-Bénin fanno la loro comparsa i dialoghi con Marcel Proust, Ettore Sottsass, Kazimir Malevich, Alberto Savinio, Frank Stella e Maurizio Cattelan. Mendini si rivolge a ciascuno di questi autori considerandoli parte integrante del suo processo creativo. “Con questa esposizione dedicata ad Alessandro Mendini – dichiara l’Assessore Emily Rini – intendiamo presentare al pubblico un’iniziativa d’eccellenza nell’ambito dell’arte contemporanea, che costituirà il fiore all’occhiello della stagione culturale invernale ad Aosta. Personalità di caratura internazionale, Mendini ha ideato espressamente per il Centro Saint-Bénin di Aosta un progetto espositivo originale, di cui siamo particolarmente orgogliosi, che consente di rileggere il suo percorso creativo in chiave inedita e rappresenta un viaggio nella storia dell’arte moderna e contemporanea.” E, come afferma il curatore della mostra Alberto Fiz, “ Mendini, nella costruzione della sua famiglia allargata, riflette con ironia e leggerezza sugli stili creando un universo integrato dove Stella va a bracceto con Cattelan, Malevich conversa con Savinio, mentre Proust e Sottsass giocano con gli alfabeti Non ci sono veti o divieti in un progetto dove l’unico comune denominatore è rappresentato dalle continue disseminazioni del grande burattinaio che ogni volta si sviluppa una differente forma di empatia. ” Emblematico è il caso di Marcel Proust a cui è legata una delle opere più famose di Mendini la Poltrona Proust del 1978 proposta in mostra insieme a numerose altre declinazioni (lo è, ad esempio, la Poltrona Proust Geometrica del 2009) dove appare evidente come la ridefinizione dell’elemento di arredo passi attraversa la letteratura assumendo un aspetto mentale in un ricordo che si materializza intorno all’idea della decorazione puntinista di Georges Seurat e Paul Signac.

MENDINI ok

“L’oggetto deve produrre primariamente un pensiero ancor prima di una funzione in una progressiva ipotesi utopica destinata al raggiungimento di una sintesi possibile”, afferma Mendini che nello “spazio” Proust al Centro Saint-Bénin ha voluto proporre una serie di opere che si connettono direttamente con la celebre poltrona, come un grande dipinto astratto o persino un vassoio “proustiano” su cui fanno la loro comparsa i cavatappi di Anna G. e Alessandro M. creando, in tal modo, un girotondo imprevedibile di segnali e di messaggi. Lo stesso principio vale per il suprematista russo Kazimir Malevich la cui teoria del colore viene applicata da Mendini a Neo Malevic, una scultura in cartapesta dipinta a mano che ha le vaghe sembianze di un totem africano. La figura geometrica viene trasformata dal processo antropomorofo rendendo l’immagine ambigua e imprevedibile. Ma il desiderio irrefrenabile di sviluppare la componente tridimensionale della pittura investe anche Alberto Savinio che entra nella sfera dell’architettura senza per questo perdere la sua caratteristica visionarietà. Da un celebre dipinto realizzato dal pittore romano nel 1930 L’isola dei giocattoli, Mendini, nel suo fare rabdomantico, estrapola un arco monumentale che diventa lo scrigno delle cose segrete. Ma anche un luogo di passaggio tra realtà e utopia. L’Archetto domestico di 240 centimetri di altezza fa la sua incursione in mostra proponendo un dialogo inedito con un grande dipinto, in stile saviniano realizzato nel 1986. Se, come afferma Mendini “la mitologia è fonte infinita di utopie”, il percorso dell’esposizione prosegue attraverso la messa in scena di un altro colloquio particolarmente ricco d’implicazioni, quello con l’amico Ettore Sottsass con cui Mendini ha condiviso il desiderio di liberare il design da ogni ipotesi di funzionalismo restituendo agli oggetti un’anima scanzonata e ribelle. Sin dalla seconda metà degli anni settanta, fianco a fianco durante l’epoca di Alchimia, sono stati loro a dare un apporto fondamentale ad una nuova estetica, non più schiava del progetto ma libera da condizionamenti dove la composizione nasce da segni visivi adatti ad invadere ogni cosa scivolando su una specchiera o arrampicandosi su Clarabella, un grande mobile-totem verticale del 2013 alto oltre due metri in legno laccato dipinto a mano esposto al Centro Saint-Bénin. La mostra prevede anche l’incontro con Frank Stella, protagonista dell’arte americana e anticipatore del movimento minimalista da cui, in seguito, prenderà le distanze. Il fil rouge che unisce Mendini e Stella è il Groninger museum nella cittadina olandese di Groningen inaugurato nel 1994. L’edificio, che poggia sull’acqua come una nave e ha una straordinaria assonanza con l’Isola dei giocattoli di Savinio, è stato concepito da Mendini come un complesso polimaterico dove architettura, design e pittura trovano una nuova coniugazione. Per questo straordinario progetto ha collaborato anche Frank Stella che avrebbe dovuto realizzare il Padiglione di Arte Antica. Ma la sua proposta, troppo provocatoria e azzardata, caratterizzata da un tetto ondulato con due grandi foglie sovrapposte e da un pavimento inclinato, è rimasta sulla carta. Oggi il progetto utopico e visionario di Stella viene esposto in mostra in uno spazio dove compaiono elementi naturali stilizzati accanto ad una serie di sculture realizzate da Mendini che suggeriscono la forma della stella in un rimando sussurrato all’artista. E citando Friedrich Nietzsche si potrebbe affermare: “Da quali stelle siamo caduti per incontrarci qui?”. Di fronte ad un outsider come Frank Stella non poteva che trovare posto Maurizio Cattelan. Con lui Mendini (entrambi si sono fatti ritrarre con le mani conserte e il cappello da sombrero, quasi fossero una copia affiatata dei B movie) ha dato vita ad un duetto gustoso accostando la miniatura della sua celebre Scivolavo, la sedia inclinata verso terra del 1975, esempio emblematico del controdesign, con la reinterpretazione fotografica che ne ha fatto Cattelan utilizzando la Scivolavo come specchio conturbante e sensuale. Ma non c’è dubbio che la strana coppia (si conoscono da oltre vent’anni e Mendini ha collaborato con i suoi disegni al catalogo della mostra torinese Shit and Die curata da Cattelan) ha molti punti di contatto e osservando Corpo vincolato del 1975 con Mendini legato non si può che pensare ad un altro corpo vincolato, quello del gallerista di Cattelan appeso al muro con lo scotch in un lavoro del 1999. “Il paradosso è garanzia di pensiero”, afferma Mendini rivolgendosi a Cattelan ma forse anche a se stesso, come dimostrano i lavori fotografici realizzati dal designer negli anni settanta esposti in mostra come la lampada che non fa luce, il tavolo di vetro a forma di bara, il bicchiere da cui non si può bere, la pacifica Armatura per violino e violinista o il Monumentino da casa dove la sedia domestica diventa un trono nell’esaltazione ironica dell’oggetto banale. Ma cos’è un’opera d’arte? Secondo Cattelan “è la vita con le parti noiose tagliate”. Un’affermazione che Mendini è pronto a sottoscrivere e lo conferma anche il fumetto dedicato ai due da Massimo Giacon. L’esposizione è accompagnata da un ampio catalogo monografico in italiano e francese edito da Silvana Editoriale con interventi di Andrea Branzi, Germano Celant, Alberto Fiz, Daria Jorioz e una raccolta di testi di Alessandro Mendini. Architetto, designer e artista, Alessandro Mendini è nato a Milano nel 1931. L’architettura non era un suo sogno di ragazzo. In realtà desiderava fare il cartoonist o forse anche il pittore, fatto sta che nel 1959 si ritrova laureato in architettura. Lo Studio Nizzoli Associati è il suo primo luogo di lavoro. Nel 1970 abbandona la progettazione architettonica per dedicarsi al giornalismo specializzato in architettura e design. Dirige la rivista Casabella dal 1970 al 1976 e l’anno successivo fonda Modo che guida fino al 1979. E’ Giò Ponti, quello stesso anno, a consegnargli la direzione di Domus incarico che prosegue sino al 1985. A distanza di 25 anni, da marzo 2010 riprende per dodici mesi e dodici numeri la direzione della rivista. Negli anni settanta Mendini prende parte a gran parte delle esperienze di radical design che vedono la luce in questo periodo. Nel 1973 è tra i fondatori di Global Tools, un gruppo che fa parte del controdesign e si oppone con forza alla tradizione proponendo tematiche nuove come il corpo, la nuova edilizia, la comunicazione sociale e individuale. I membri del movimento si riuniscono nella redazione di Casabella. Nel 1979 gli viene assegnato il Compasso d’Oro per la sua attività di approfondimento teorico. In questi anni pubblica anche libri che raccolgono le sue idee: Paesaggio Casalingo (1978), Addio Architettura (1981) e Progetto Infelice (1983). Nel 1979 entra nello Studio Alchimia, fondato nel 1973 da Alessandro Guerriero, che punta alla creazione di oggetti con riferimenti alla cultura popolare e al kitsch, al di fuori della produzione industriale e della loro funzionalità. Una sfida nei confronti dei principi progettuali per inseguire il sogno alchimistico, per trasformare anche il materiale più povero in oggetti di valore. Con lui lavorano, tra gli altri, Ettore Sottsass e Michele De Lucchi. Nel 1981 vince con Alchimia un altro Compasso d’Oro per la realizzazione del Mobile Infinito. Nel 1989 apre, con il fratello Francesco, l’Atelier Mendini a Milano. Realizza oggetti, mobili, ambienti, pitture, installazioni, architetture. Collabora con compagnie internazionali come Alessi, Philips, Cartier, Bisazza, Swatch, Hermès, Venini ed è consulente di varie industrie, anche nell’Estremo Oriente, per l’impostazione dei loro problemi di immagine e di design. E’ membro onorario della Bezabel Academy of Arts and Design di Gerusalemme, è Chevaler des Arts et des Lettres in Francia, ha ricevuto l’onorificenza dell’Architectural League di New York e la Laurea Honoris Causa al Politecnico di Milano. E’ stato professore di design alla Hochschule fur Angewandte Kunst a Vienna ed è professore onorario all’Academic Council of Guangzhou Academy of Fine Arts in Cina. Ha organizzato diverse esposizioni e seminari in Italia e all’estero. I suoi lavori si trovano in vari musei, nella collezione permanente del Gilmar Paper Company, al Museo d’Arte Moderna di New York, negli archivi dell’Università di Parma e al centro Pompidou di Parigi. Con l’Atelier Mendini ha operato in diversi paesi progettando, tra l’altro, le fabbriche Alessi a Omegna, la nuova piscina olimpionica a Trieste, alcune stazioni della metropolitana e il restauro della Villa Comunale a Napoli, il Byblos Art Hotel-Villa Amistà a Verona, i nuovi uffici di Trend Group a Vicenza, il recupero di tre aree industriali con edifici destinati a spazi commerciali, uffici, residence e abitazioni a Milano Bovisa, la passeggiata a mare di Catanzaro Lido; una torre a Hiroshima in Giappone; il Museo di Groningen in Olanda; un quartiere a Lugano in Svizzera; il palazzo per gli uffici Madsack ad Hannover e un edificio commerciale a Lörrach in Germania, e altri edifici in Europa e negli Stati Uniti. In Corea l’Atelier Mendini ha progettato la sede della Triennale di Milano a Incheon, e a Seoul sviluppa vari lavori di architettura, di interni e di design. Quest’anno gli è stato conferito il suo terzo Compasso d’Oro, alla Carriera, l’European Prize for Architecture 2014 a Chicago e la Laurea Honoris Causa dall’Accademia di Belle Arti di Wroclaw in Polonia.

“Alessandro Mendini. Empatie. Un viaggio da Proust a Cattelan”, Aosta, Centro Saint-Bénin, Via Festaz 27, fino al 26 aprile 2015. Ingresso € 6,00 intero, € 4 ridotto, gratuito per i minori di 18 anni.

S. E.

 

Valorizzazione delle parti monumentali della galleria Giuseppe Siri e recupero del Caffè del Teatro Carlo Felice

Il Teatro Carlo Felice, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze per l’Architettura della Scuola Politecnica dell’Università di Genova, ha presentato il progetto di valorizzazione delle parti monumentali della galleria Giuseppe Siri.

Il 7 aprile 1828 veniva inaugurato a Genova il Teatro Carlo Felice, su progetto dell’architetto Carlo Barabino. Intorno al grande edificio pubblico si compone, negli anni a seguire, il nuovo centro della città, le cui vicende si intrecciano, da allora, con quelle del teatro. Insieme vedono nascere e svilupparsi la fortuna ottocentesca del melodramma italiano e insieme subiscono le distruzioni belliche del Novecento.

I resti dell’edificio neoclassico sono il punto di partenza per i progetti della ricostruzione nel secondo dopoguerra. Al termine di una lunga stagione di ipotesi e progetti, nel 1981, un gruppo di architetti coordinato da una coppia di eccellenza, Ignazio Gardella e Aldo Rossi, presenta la proposta che risulterà vincitrice del concorso-appalto bandito dalla municipalità.

Costruito sull’area dell’antico Carlo Felice, il nuovo teatro recupera due idee già presenti nei progetti irrealizzati dell’architetto veneziano Carlo Scarpa: la creazione di una piazza coperta (oggi dedicata al cardinale Giuseppe Siri), dove il teatro sia collegamento ideale tra galleria Mazzini e piazza De Ferrari, e il recupero del grande pronao marmoreo esastilo dorico che costituiva l’accesso separato per il principe di Savoia, sormontato da un timpano triangolare che aveva sulla sommità la statua del “Genio dell’Armonia”.

Il monumento urbano rinasce e regala al suo autore, Aldo Rossi, il massimo riconoscimento mondiale: quel Pritzker Architecture Prize che vince, primo architetto italiano, nel 1990.

All’interno del grande progetto di ricostruzione Aldo Rossi – disegnatore di oggetti simbolo del design del Novecento – progetta in ogni dettaglio un piccolo, prezioso caffè del teatro, rivolto alla piazza e alla città, che fino al 2007, anno in cui viene smantellato, si colloca, con la propria atmosfera centro-europea, nella ristretta lista mondiale di locali d’autore.

Oggi – grazie al lavoro di ricerca svolto per conto della Fondazione Teatro Carlo Felice dal Dipartimento di Scienze per l’Architettura della Scuola Politecnica dell’Università di Genova e coordinato da Carmen Andriani e Valter Scelsi – si giunge al recupero di disegni esecutivi, inventari degli oggetti, immagini fotografiche e di gran parte degli arredi originali, ed è possibile realizzare il progetto di ricostruzione del caffè.

Fondazione Carlo Felice e Università compiono questo lavoro di conoscenza volta al recupero nel quadro di garantire a tutti la piena e soddisfacente esperienza delle parti monumentali nelle quali il teatro accoglie i flussi quotidiani che animano il centro, nella convinzione che il modo migliore per interpretare lo spirito del luogo e per innescare un processo generale di riqualificazione e messa in valore degli spazi esterni del teatro, è quello di accendere le luci di questa straordinario pezzo della storia di Genova.

 

Marina Chiappa

A Verona la trentunesima Rassegna Internazionale del Presepio

Fino a domenica 25 gennaio prossimo, negli arcovoli dell’Arena, si terrà la 31ª Rassegna internazionale del Presepio nell’arte e nella tradizione, organizzata da Verona per l’Arena in collaborazione con Comune e Provincia di Verona, Regione Veneto, Camera di Commercio, Conferenza Episcopale Italiana e Diocesi di Verona. La mostra, che è stata inaugurata sabato 29 novembre scorso, è stata presentata dal Sindaco Flavio Tosi. Presenti l’ideatore della rassegna Alfredo Troisi con il presidente di Verona per l’Arena Giorgio Pasqua di Bisceglie e il vicario episcopale per la Cultura della Diocesi di Verona monsignor Giancarlo Grandis. “Una rassegna molto importante per la nostra città – spiega il Sindaco Tosi – perché, oltre a promuovere il vero significato del Natale, i valori cristiani e la famiglia, rappresenta anche un importante indotto turistico nei mesi invernali, notoriamente più deboli da questo punto di vista. Quella di quest’anno potrebbe essere l’ultima edizione con queste modalità dato che, per qualche anno, grazie al contributo di 14 milioni di euro da parte di Fondazione Cariverona e Unicredit, gli spazi dovranno essere prioritariamente occupati dal cantiere finalizzato al ripristino del monumento. In considerazione dell’importanza della rassegna per Verona – prosegue Tosi – l’Amministrazione comunale ha già avviato un confronto con il Ministero per la stesura del nuovo protocollo che stabilisca l’inserimento della rassegna tra gli eventi dell’Arena. Nel periodo di durata del cantiere, insieme a Verona per l’Arena cercheremo una soluzione per dare comunque continuità alla manifestazione”. La rassegna presenterà un quadro artistico completo della tradizione presepista intercontinentale grazie ad un’esposizione di 400 presepi ed opere d’arte ispirati al tema della Natività, provenienti da musei, collezioni, maestri presepisti e appassionati di tutto il mondo. All’esterno non mancherà la stella cometa ideata da Alfredo Troisi e progettata da Rinaldo Olivieri. L’esposizione sarà aperta da opere in cartapesta realizzate dall’artista pugliese Francesco Invidia, che torna in Arena con una rappresentazione della Sacra Famiglia, simbolo di questa edizione e si concluderà con i Diorami di artisti campani (Ulisse D’Andrea, Franco D’Avella, Nicola Sarnicola): vere e proprie “scatole magiche”, in cui il gioco delle luci dilata ampiamente la visione frontale fino ad ottenere raffinate illusioni di prospettiva. Ogni regione italiana sarà presente all’interno della Rassegna con le proprie tradizioni presepistiche. Le opere esposte rappresentano le peculiarità tipiche delle tradizioni locali e contribuiscono ad arricchire il patrimonio artistico nazionale. La rassegna rimarrà aperta tutti i giorni, festivi compresi, dalle 9 alle 20. Costo del biglietto: 7 euro intero; 6 euro ridotto per le comitive di almeno 20 persone, per bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni e per adulti di età superiore ai 60 anni; 4 euro speciale scuole. E’ inoltre previsto uno speciale “sconto famiglia”, che prevede la gratuità a partire dal secondo figlio.

Roberto Bolis

 

La nascita di MAGNUM. Robert Capa Henri Cartier-Bresson George Rodger David Seymour

La mostra allestita a Cremona, presso il Museo del Violino (Piazza Marconi, 5) dal titolo “La nascita di Magnum. Robert Capa Henri Cartier-Bresson George Rodger David Seymour”, esplora la nascita della più celebre agenzia fotografica del mondo, la Magnum Photos. E lo fa, fino all’8 febbraio 2015, attraverso le immagini di coloro che di quella nuova, grande avventura furono i primi protagonisti. Il 22 maggio del 1947, dopo alcune riunioni presso il ristorante del Museum of Modern Art di New York, viene iscritta al registro delle attività americane la Magnum Photos Inc, nome che prendeva spunto dalla celebre bottiglia di champagne. A firmare erano Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandivert. Nasceva così una realtà che era concretizzazione di una lunga riflessione avviata da Robert Capa durante la guerra civile spagnola e che, negli anni, era stata estesa anche ai fotografi che frequentava. Un progetto che si fondava sulla tutela del lavoro del fotografo e sul rispetto degli associati diritti fotografici. Attraverso la formula della cooperativa, i fotografi diventavano proprietari del loro lavoro, prendevano decisioni collettivamente, proponevano autonomamente alle testate i propri lavori per non rimanere assoggettati alle esigenze editoriali delle riviste, e rimanevano proprietari dei negativi, garantendo così un pieno controllo sulla diffusione delle immagini. Un controllo che si estendeva anche ad un minuzioso controllo dei testi delle didascalie associate alle foto e al perentorio divieto di manipolare le immagini. Con questi presupposti, e con la qualità del lavoro dei suoi soci, Magnum diventa ben presto un riferimento nel mondo del fotogiornalismo. Magnum rappresentava così una diretta conseguenza del grande sviluppo nella stampa illustrata e delle agenzie fotogiornalistiche che era avvenuto durante i due conflitti mondiali. Fin dai suoi esordi viene prevista, per ogni fotografo, una suddivisione geografica dove operare: Henri Cartier-Bresson in Oriente, David Seymour in Europa, William Vandivert in America, George Rodger il Medio Oriente e l’Africa e Robert Capa piena libertà d’azione nel mondo. Gli esordi dell’avventura di Magnum vengono raccontati al Museo del Violino da un corpus di ben centodieci fotografie che rappresentano una vera eccezionalità: per la prima volta infatti i primi reportage dei fondatori di Magnum vengono raccolti assieme permettendo di costruire uno straordinario spaccato sull’avvio dell’agenzia. Inoltre è occasione per avviare una riflessione sul ruolo del fotogiornalismo e sulle trasformazione che Magnum innescò in questo settore. Ad introdurre il percorso espositivo è una sezione dedicata a Robert Capa prima di Magnum, con celebri immagini della guerra civile spagnola, di quella del conflitto fra Cina e Giappone e della seconda guerra mondiale. A seguire, quattro selezioni legate ai primi reportage realizzati di Rodger, Cartier-Bresson, Seymour e dallo stesso Capa per Magnum. Si tratta del reportage di Capa dedicato alla nascita dello stato di Israele con una particolare attenzione ai campi di rifugiati, il reportage di George Rodger dedicato alla tribù dei Nubas in Sudan, il lavoro di Henri Cartier-Bresson dedicato all’India con le ultime fotografie scattate a Gandhi prima che fosse assassinato nel gennaio del 1948, ed infine le fotografie di David Seymour incentrato sulle conseguenze del secondo conflitto mondiale in Europa, con una particolare attenzione al dramma degli orfani di guerra. La mostra sarà arricchita da una serie di iniziative dedicate ad approfondire il lavoro di ognuno di questi grandi fotografi, ma contemporaneamente offrire occasioni di riflessione sul ruolo del fotogiornalismo. Il catalogo, firmato Silvana Editoriale, raccoglie una serie di interviste ad importanti figure del mondo della fotografia a livello internazionale incentrate sul ruolo del fotogiornalista. Apertura: dal martedì al giovedì dalle 10.00 alle 18.00; dal venerdì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00. Lunedì chiuso. Chiuso il 25 di dicembre e il 1 di gennaio.