Copiare la natura. Emanuela Del Dottore e le nuove frontiere della biorobotica

Giovedì 7 ottobre alle ore 21 al Teatro sociale, Emanuela Del Dottore, esperta di biorobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia, sarà sul palco di BergamoScienza per la conferenza Copiare la natura durante la quale dimostrerà come il mondo naturale sia pieno di soluzioni geniali ai problemi più disparati.

Ci sono veri e propri capolavori di ingegneria, nascosti in ogni angolo di ogni ecosistema, dal colore cangiante delle ali di una farfalla alla capacità delle piante di orientarsi verso la luce, dalla forma aerodinamica del becco di alcuni uccelli alla pelle degli squali, che permette loro di nuotare a straordinarie velocità… Gli scienziati stanno scoprendo sempre più che la risposta intelligente che stanno cercando, spesso, è già stata trovata. A dimostrarlo, le ultime conquiste della robotica bio-inspirata. Del resto, l’evoluzione naturale ci ha insegnato che non serve un progettista intelligente per produrre soluzioni intelligenti: è sufficiente un progettista cieco e milioni di anni.

Emanuela Del Dottore, da anni coinvolta in progetti di ricerca multidisciplinari, ha contribuito al consolidamento e alla crescita della robotica ispirata alle piante nella comunità scientifica, sviluppando strategie di controllo e decisionali per robot bioispirati.

BergamoScienza è il primo festival di divulgazione scientifica in Italia. Organizzato dall’Associazione BergamoScienza e giunto alla sua XIX edizione, animerà fino a domenica 17 ottobre le piazze e i teatri della città, combinando conferenze in presenza e contributi digitali di scienziati e intellettuali italiani e internazionali, per raggiungere in tutto il mondo gli appassionati di scienza.

Tutti gli incontri saranno trasmessi anche in streaming sul sito www.bergamoscienza.it.

Delos

Il tempo di Nolan a BergamoScienza

Domenica 3 ottobre alle ore 17 in Piazzale degli Alpini, l’astrofisico e divulgatore scientifico Luca Perri sarà sul palco di BergamoScienza insieme al regista e videomaker Mauro Zingarelli per l’incontro Il tempo di Nolan.

L’intera filmografia di Christopher Nolan ha come filo conduttore il tempo. Tre film in particolare analizzano il suo scorrere in situazioni apparentemente estranee dal nostro quotidiano: Interstellar, dove il tempo trascorre diversamente nelle profondità dello spazio rispetto alla Terra; Inception, in cui il tempo rallenta man mano ci si addentra nelle profondità della nostra mente; Tenet, in cui il tempo può scorrere in entrambe le direzioni, avanti e indietro. Ma queste sceneggiature rappresentano solo il genio di un visionario o nascondono profonde riflessioni sulla natura stessa del tempo? Analizzando i tre film e l’operato di Nolan, un regista esperto di effetti speciali risponderà alla domanda “Come ha fatto?”, mentre un astrofisico cercherà di capire perché lo abbia fatto.

BergamoScienza è il primo festival di divulgazione scientifica in Italia. Organizzato dall’Associazione BergamoScienza e giunto alla sua XIX edizione, animerà fino a domenica 17 ottobre le piazze e i teatri della città, combinando conferenze in presenza e contributi digitali di scienziati e intellettuali italiani e internazionali, per raggiungere in tutto il mondo gli appassionati di scienza.

Tutti gli incontri saranno trasmessi anche in streaming sul sito www.bergamoscienza.it.

Delos

“L’ortolano del Gamberone”, il romanzo di Moreno Po

Si sviluppa in un continuo alternarsi tra passato e presente, alla scoperta di un’antica vicenda nelle terre alla foce del Panaro, il romanzo di Moreno Po ‘L’ortolano del Gamberone’ che, martedì 28 settembre 2021 alle 17, sarà presentato nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via Scienze 17 Ferrara). Nel corso dell’incontro, dialogherà con l’autore il giornalista Sergio Gessi. In programma letture a cura di Simonetta Malaguti. Sarà presente l’editore Fausto Bassini (Faust Edizioni).

Deodato, un monaco medievale in odore di stregoneria. Una tomba scoperta nel 2014, a Bondeno, nella chiesa di San Giovanni. Clarissa Fordiani, detta Claire, una tenace giornalista locale che, seguendo i cantieri della ricostruzione post terremoto, inciampa in una storia antica e sorprendente, alle radici della sua terra appoggiata alla foce del Panaro.

Moreno Po è nato a Pilastri di Bondeno nel settembre del 1953, la domenica del patrono. Vive a Bondeno. Nella sua più che quarantennale vita professionale di architetto ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulla protezione e valorizzazione del paesaggio, sulla pianificazione territoriale strategica, sull’utilizzo delle risorse UE per lo sviluppo dell’economia locale. Suoi brevi racconti sono già comparsi su due antologie dedicate al  Po (inteso come fiume). Con questo volume è al suo primo impegno narrativo individuale.

In questa fase, per l’accesso del pubblico alla Sala Agnelli (con capienza ridotta a 36 posti) è richiesto il rispetto di alcune prescrizioni previste dai protocolli anti Covid. In particolare, sarà necessario: esibire il Green Pass, indossare la mascherina, sanificare le mani all’ingresso e sottoporsi alla misurazione della temperatura corporea tramite ter­mo scanner.

Alessandro Zangara

Venezia sulle palafitte

Al Museo di Storia Naturale di Verona si può ammirare la Venezia delle palafitte, da cui ha preso forma quella che è diventata una delle città più caratteristiche al mondo.

L’appuntamento è per martedì 28 settembre alle ore 16, con la presentazione del volume ‘Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia’, ovvero il catalogo a cura di Federica Gonzato e Ivan Toluzzo che ripercorre la mostra allestita a Palazzo Corner Mocenigo, in San Polo a Venezia in programma fino al 31 ottobre 2021.

L’incontro, promosso in occasione delle celebrazioni per i 1600 Anni di Venezia e del Decennale dell’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità del sito seriale transnazionale “Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino” ripercorre le origini del capoluogo veneto. 

La Città di Venezia prendeva forma 1600 anni fa, innalzata su una fitta rete di pali infissi nel terreno limoso di alcune isole della Laguna. Più di due millenni prima, lungo l’intero Arco Alpino, le popolazioni del Neolitico e dell’età del Bronzo innalzavano su pali i loro piccoli agglomerati “urbani”. 10 anni fa, l’UNESCO riconosceva i Siti Preistorici Palafitticoli dell’Arco Alpino come Patrimonio dell’Umanità. Analogo riconoscimento aveva ottenuto nel 1987 la città di Venezia. Due “storie di pali”, lontane secoli e secoli di storia, ma vicine geograficamente e strutturalmente, che documentano come l’ingegno dell’uomo abbia saputo affrontare la sfida di vivere in un ambiente naturale tra terra e acqua.

Fino al 31 ottobre 2021 in Palazzo Corner Mocenigo, a Venezia, questa doppia storia è riunita nella mostra Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia, promossa dalla Direzione Regionale Musei del Veneto del Ministero della Cultura e dal Comando Regionale Veneto della Guardia di Finanza, che ha la propria sede nel nobile palazzo. Alla mostra hanno attivamente collaborato anche la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e il Museo di Storia Naturale di Verona.

Sono stati proprio gli insediamenti palafitticoli a creare l’occasione per il coinvolgimento del Museo di Storia Naturale di Verona, che raccoglie i rinvenimenti avvenuti nelle palafitte del Veronese sin dalla metà dell’Ottocento e ha rivestito nel Novecento un ruolo chiave nella ricerca degli insediamenti palafitticoli dell’Italia settentrionale. Tra le importanti e ricche collezioni di reperti da numerosi siti palafitticoli del Veneto e della Lombardia occidentale che ospita nei suoi depositi e nelle vetrine dell’esposizione, ci sono quelli dell’insediamento di Tombola di Cerea, uno dei siti palafitticoli iscritti nella lista dell’UNESCO.

Tra le opere scelte per raccontare gli aspetti salienti della vita in palafitta nella mostra veneziana ci sono 27 reperti provenienti dalle collezioni della Sezione di Preistoria del Museo di Storia Naturale: in particolare un gruppo di reperti di proprietà civica è presente nella sezione “Scambi, commerci, contatti” della mostra allestita a Palazzo Corner Mocenigo e dimostra che, ben prima di Venezia, gli scambi su lunghe distanze abbiano antecedenti già tra III e II millennio a.C. Altri oggetti preistorici delle collezioni veronesi, legati alla tessitura, sono stati selezionati per l’esposizione nella sezione “Costumi e mode nei secoli”.

Il volume ‘Vivere tra terra e acqua’. Dalle palafitte preistoriche a Venezia sarà presentato al Museo di Storia Naturale dai suoi curatori, Federica Gonzato e Ivan Toluzzo, che illustreranno il grande tema del costruire in ambienti umidi, utilizzando il legno come principale materiale, e il ruolo della Guardia di Finanza nella tutela del patrimonio culturale.

Attingendo alle più avanzate ricerche internazionali, Federica Gonzato (funzionario archeologo presso la Direzione regionale Musei Veneto, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Verona e Direttore del Museo Nazionale Atestino di Este) illustrerà il mondo palafitticolo e, in particolare, quello dei Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino riconosciuti dall’Unesco.Sono ben 111, localizzati sulle Alpi o nelle immediate vicinanze. Si trovano in Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia. Di questi ben 19 si trovano in Italia, di cui 4 in Veneto: Peschiera del Garda-Belvedere; Peschiera del Garda-Frassino; Arquà Petrarca-Laghetto della Costa e Cerea-Tombola. Una selezione di materiali da quest’ultimo sito è tuttora esposta nella Sala di Preistoria del Museo di Storia Naturale, frutto delle ricerche condotte negli anni ’50 del secolo scorso dall’allora direttore Francesco Zorzi.

Le ricerche condotte nei siti palafitticoli alpini, in Italia e negli altri paesi coinvolti (Svizzera, Francia, Germania, Austria e Slovenia) hanno permesso agli specialisti di ricostruire, come in nessun’altra regione del mondo, la vita nelle società di agricoltori e allevatori degli ultimi cinque millenni a. C.

In parallelo, il volume e la mostra analizzano la nascita “su pali” di Venezia. In questo caso i pali vennero infissi per rendere stabile la superficie su cui innalzare palazzi, chiese e case. Ivan Toluzzo (Tenente Colonnello Ufficiale di Stato Maggiore presso il Comando Regionale della Guardia di Finanza di Venezia e referente per il coordinamento delle iniziative congiunte tra il Corpo della Guardia di Finanza e la Direzione regionale Musei del Veneto, ha condotto accurate e approfondite indagini di polizia giudiziaria nell’ambito della tutela del mercato dell’arte) tratterà delle attività di tutela del Patrimonio della Guardia di Finanza attraverso il Comando Regionale Veneto, ma anche dell’attività di valorizzazione e condivisione del patrimonio culturale di cui è detentrice, col supporto del Museo Storico del Corpo, intrapresa dal 2012 con l’organizzazione di mostre tematiche, la partecipazione alla realizzazione di pubblicazioni e con l’opera di conservazione, recupero e valorizzazione architettonica delle proprie sedi in Laguna. Illustrerà, inoltre, il protocollo di intesa sottoscritto nel febbraio 2021 con la Direzione regionale Musei Veneto, che intende rafforzare la dialettica tra istituzioni pubbliche per la promozione della cultura. Nicoletta Martinelli del Museo di Storia Naturale illustrerà brevemente i reperti della sezione di Preistoria selezionati per l’allestimento della mostra veneziana.

Federica Gonzato, funzionario archeologo presso la Direzione regionale Musei Veneto, è Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Verona e Direttore del Museo Nazionale Atestino di Este. É membro del tavolo tecnico per Regione Veneto per i siti palafitticoli Unesco del Veneto. Ha condotto importanti campagne di ricerca in Italia e all’estero ed è autrice di oltre un centinaio di pubblicazioni scientifiche.

Prenotazione obbligatoria: Segreteria didattica dei Musei Civici di Verona Cooperativa Le Macchine Celibi, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16, il sabato dalle 9 alle 13, tel. 045 8036353 – 045 597140, segreteriadidattica@comune.verona.it (entro le ore 13 del 28 settembre). Ingresso consentito con Green Pass e mascherina.

Roberto Bolis

Visite didattiche per bambini e ragazzi alla scoperta del Museo Schifanoia

Nel mese di settembre l’associazione culturale Arte.Na presenta una serie di visite didattiche per bambini e ragazzi alla scoperta del Museo Schifanoia dal tema “Tutti al museo” e un’attività all’aperto sulle Mura di Ferrara, fra storia e scienza dal titolo “Zanzare a Ferrara?”, in collaborazione con l’associazione culturale Didò. Le iniziative si avvalgono del patrocinio del Comune di Ferrara.

TUTTI AL MUSEO – Appuntamento con quattro incontri di “Tutti al museo” sabato 11 e domenica 12 settembre (“Un’impresa da duca”) e sabato 18 e domenica 19 settembre 2021 (“Art safari”) alle 17 al nuovo allestimento di palazzo Schifanoia per bambini e ragazzi dai 5 ai 12 anni, con visite didattiche tematiche al Salone dei Mesi. Al termine della visita, della durata di circa 45 minuti, verrà consegnato il materiale didattico per poter svolgere a casa una parte pratica.

L’iniziativa è riservata a bambini e ragazzi dai 5 ai 12 anni. Il costo è di 4 euro a partecipante. Gli accompagnatori adulti che vorranno intervenire dovranno effettuare il pagamento del biglietto di ingresso al museo.

È richiesta la prenotazione: ferrara@associazioneartena.it – 328 4909350

ZANZARE A FERRARA? – Appuntamento sulle Mura di Ferrara a Porta degli Angeli venerdì 10 e venerdì 17 settembre 2021 alle 17.30 con per andare alla scoperta del territorio, della sua evoluzione e dei suoi ‘abitanti’. L’attività per bambini e ragazzi accompagnati da un adulto è a partecipazione gratuita.

In attesa del sopraggiungere della sera esamineremo antiche mappe e parleremo del territorio un tempo paludoso, delle prime opere di bonifica estensiva realizzate dagli Estensi e racconteremo un’interessantissima storia naturalistica sugli “ospiti indesiderati della città “, ovvero le zanzare tigre. Scopriremo chi sono questi “insopportabili coinquilini” che ci fanno compagnia tutte le estati e impareremo anche come difenderci dalla loro continua invasione. L’attività è finanziata nell’ambito del progetto regionale “Contrasto alla diffusione della zanzara tigre”

È richiesta la prenotazione: ferrara@associazioneartena.it  – 328 4909350

Alessandro Zangara

Musica, teatro e cori al Castello del Buonconsiglio


Il Castello del Buonconsiglio, offre anche nel mese di settembre appuntamenti da non perdere e mostre da visitare in totale sicurezza.   
Martedì 7 settembre ore 21.00 | Castello del Buonconsiglio  Concerto
Di scena il Quartetto Prometeo (Giulio Rovighi e Aldo Campagnari violini, Danusha Waskiewicz viola, Francesco Dillon violoncello) e la viola di Lorenzo Bertoldi. In programma il Quintetto (due violini, due viole e violoncello) in Mi bem magg. di Beethoven (una rarità) e il famosissimo Quartetto per archi in Fa magg. di M. Ravel.
Venerdì 10 settembre ore 18.30 e 20.45 | Castello del Buonconsiglio | visite teatralizzate LA PITTORESSA ALLO SPECCHIO Una accattivante pièce teatrale itinerante, a cura de “Il Funambolo” che prende le forme di un racconto fantastico e, attraverso le opere in mostra – dalle nature morte, ai ritratti, alle pale d’altare, ai costumi teatrali realizzati con il padre Nunzio –, permette di scoprire lo straordinario personaggio di Fede Galizia, artista barocca capace di affermarsi in un’epoca in cui le donne-artiste di successo sono assai rare.
Domenica 12 settembre ore 17.00 | Castello del Buonconsiglio inCANTOaCASTELLO
Ultimo concerto della rassegna InCanto a Castello organizzata in collaborazione con la Federazione Cori del Trentino con il Coro Polifonico “V. Gianferrari” di Trento e il Coro e Voci del Bondone di Sopramonte.

 Buonconsiglio

Le origini delle guerre civili: tre incontri con Alessandro Barbero al Festival della Mente di Sarzana

Appuntamento imprescindibile per i frequentatori del Festival della Mente di Sarzana è quello con la trilogia dello storico Alessandro Barbero, che chiude ciascuna giornata del festival, come di consueto, in Piazza Matteotti alle ore 22.45. Il fil rouge della XVIII edizione del festival, che si terrà dal 3 al 5 settembre, è l’origine, concetto che Barbero riprende in chiave storica, mettendo in luce i momenti salienti delle più celebri e sanguinarie guerre civili della storia.

Venerdì 3 settembre, con il primo incontro Le origini delle guerre civili. La guerra civile inglese, lo storico ripercorre i sei anni di guerra intestina nata dalle velleità assolutistiche del re Carlo I e dalle divisioni religiose che laceravano l’Inghilterra. Si concluse con la decapitazione del sovrano e con l’affermazione, per la prima volta nella storia, che i re regnavano al servizio del popolo e, se non obbedivano alla sua volontà, erano colpevoli di alto tradimento.

Sabato 4 settembre con Le origini delle guerre civili. La guerra civile americana, Barbero narra della secessione degli stati del sud dagli Stati Uniti. La vittoria di Abraham Lincoln alle elezioni presidenziali americane del 1890 fu la causa scatenante di una guerra civile, nella quale morirono più americani che in tutte le guerre del Novecento. Le ragioni profonde del conflitto vanno però ricercate nelle crescenti differenze economiche e culturali fra il Nord e il Sud.

Si chiude il festival domenica 5 settembre con la lezione Le origini delle guerre civiliLa guerra civile francese, che vede lo storico ripercorrere la soppressione sanguinosa della Comune di Parigi, avvenuta esattamente centocinquant’anni fa: la prima guerra civile a vedere in campo un movimento operaio sovversivo e comunista contro i difensori della legge e dell’ordine, della religione e del capitalismo.I numerosi appassionati di storia che non riusciranno a essere presenti a Sarzana, potranno seguire gratuitamente in live streaming le tre conferenze di Alessandro Barbero.                              

Delos

Padri e maestri

Nell’ambito della XVIII edizione del Festival della Mente, lo scrittore e insegnante Eraldo Affinati dialoga con l’autore e giornalista Alessandro Zaccuri sul tema dell’origine, concetto centrale nella ricerca narrativa di entrambi. La loro conferenza, dal titolo Padri e maestri, si svolgerà in piazza Matteotti sabato 4 settembre alle ore 17.15.

Affinati ha esplorato, nella sua opera, l’intreccio tra i drammi del Novecento e la sua storia familiare e continua a misurarsi con il topos dell’origine nella sua esperienza di educatore e insegnante. Sulla stessa traiettoria si muove l’indagine di Alessandro Zaccuri, che nei suoi libri si è spesso interrogato sul mistero della paternità e della maternità.

A Sarzana, sul palco del festival, i due scrittori, partendo da alcuni esempi della tradizione letteraria italiana, ricostruiranno una loro personalissima genealogia intellettuale, nella quale spiccano i nomi di Dietrich Bonhoeffer, don Lorenzo Milani e Alessandro Manzoni. Fino al maestro per eccellenza, Gesù di Nazareth: un’altra origine da riscoprire, forse la più sorprendente nell’attuale contesto di sradicamento.

Eraldo Affinati, scrittore e insegnante, vive e lavora a Roma dove è nato nel 1956. Insieme alla moglie, Anna Luce Lenzi, ha fondato la Penny Wirton, una scuola gratuita di italiani per immigrati. Fra i suoi libri, pubblicati da Mondadori, ricordiamo La Città dei Ragazzi (2008), Elogio del ripetente (2013), Vita di vita (2014), Tutti i nomi del mondo (2018), Via dalla pazza classe (2019). È autore del manuale Italiani anche noi (con Anna Luce Lenzi, Il Margine, 2011, 2015). Il suo nuovo libro è Il Vangelo degli angeli, pubblicato da HarperCollins (2021). 

Alessandro Zaccuri è nato a La Spezia nel 1963. Vive a lavora a Milano. Inviato del quotidiano Avvenire, è narratore e saggista. i suoi libri più recenti sono Come non letto. 10 classici + 1 che possono ancora cambiare il mondo (Ponte alle Grazie, 2017), Nel nome (NNE, 2019) e La quercia di Bruegel (Aboca, 2021).

Delos

“Thanks to” alla GAM

La ricostruzione del Ponte della Vittoria vista con gli occhi del pittore veronese Albano Vitturi. L’opera, datata 1925, è l’ultima tra quelle donate al Comune ed è stata scelta per inaugurare il nuovo spazio appositamente dedicato alle donazioni, allestito all’interno della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, dal titolo ‘Thanks to’. Un progetto espositivo voluto dalla direzione Musei civici, per evidenziare il contributo di collezionisti e artisti che, con la loro generosità e passione per l’arte e i musei, contribuiscono ad accrescere e valorizzare il patrimonio pubblico. Uno spazio speciale, arricchito anche dal quadro di Vitturi ‘Progetto per il Ponte della Vittoria, 1925’, donato quest’anno ai Musei civici dalla collezionista Cristina Fraccaroli Tantini. L’opera fu realizzata dall’artista in occasione del concorso nazionale bandito negli anni ’20 dal Comune di Verona per la costruzione di un ponte monumentale, che doveva esaltare la Vittoria e il ricordo dei caduti della Grande Guerra. Al concorso parteciparono 40 progetti e si aggiudicò il primo premio la proposta presentata dall’architetto Ettore Fagiuoli e dall’ingegnere Ferruccio Cipriani.

“Un nuovo ed importante esempio di come il sistema Verona, fortemente sostenuto da questa Amministrazione – sottolinea il sindaco – sia stato compreso e apprezzato dai cittadini veronesi, che ogni giorno, con una crescente partecipazione civica, si impegnano a collaborare con il Comune in favore della città. Questa donazione rappresenta la volontà di condividere con un’intera comunità un bene privato prezioso, per arricchire la cultura cittadina e per ampliare le risorse artistiche disponibili ai Musei civici veronesi.
Un gesto di generosità importante, che accogliamo con entusiasmo, ringraziando la collezionista Fraccaroli Tantini per aver voluto omaggiare la città con questo speciale dipinto”.

“La donazione di Fraccaroli Tantini – precisa l’assessore Briani – è stata appositamente scelta per inaugurare il nuovo spazio espositivo delle donazioni allestito alla Gam. Un progetto dei Musei civici, per mettere in risalto il contributo di collezionisti e artisti che, con la loro generosità e passione per l’arte e i musei, contribuiscono ad accrescere e valorizzare il patrimonio pubblico. Ringraziamo sentitamente la collezionista per la sensibilità e l’attenzione dimostrata. L’opera di Vitturi fu realizzata per concorrere ad un bando nazionale promosso dal Comune di Verona per la costruzione di quello che oggi conosciamo come il Ponte della Vittoria, realizzato proprio per esaltare la Vittoria e il ricordo dei caduti della Grande Guerra”.

“Il progetto di Vitturi puntò su una scenografia esuberante, una sorta di fantasia ‘gotico-futurista’ – spiega la direttrice Rossi – dove tra le forme acute della slanciata architettura appare una sfilata di cavalieri armati, che rievocano il glorioso medioevo veronese delle conquiste degli Scaligeri. Animata da sensibilità civica e da una profonda passione per la cultura artistica del Novecento veronese, la donatrice Tantini ha inteso, con questo gesto, partecipare attivamente ai progetti sviluppati dalla direzione della GAM, che pongono al centro anche questi importanti contributi artistici offerti ai Musei civici dalle collezioni private”.

“Vitturi ha raffigurato la Verona del futuro, la città che non c’è, nel doppio senso della città che sarà ma anche di quella che potrà non esserci” dichiara Cristina Fraccaroli Tantini, che ha donato l’opera affinché sia valorizzata nella Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, nel filone dell’iconografia visionaria della città di Verona e in particolare in rapporto alle opere di Ettore Beraldini e Baldassare Longoni.

Albano Vitturi (1888-1968). La produzione del pittore veronese, contemporaneo di Trentini, Zamboni, e molti altri protagonisti del primo Novecento locale, costituisce un corpus assestante dal punto di vista formale e culturale. Il suo stile non viene mai interessato appieno dalla lezione divisionista, né dal Simbolismo, o dal cosiddetto “realismo magico”, ma si condensa nella ricerca di una pacata tangibilità delle figure, in impianti luminosi a tutto campo. Vitturi è influenzato dalla pittura di Cézanne che ha modo di ammirare nella Biennale veneziana del 1920. Il pittore veronese intende trasporre sulle proprie tele una posata tranquillità plastica, una sicurezza d’impianto che mutua dal linguaggio cézanniano. L’artista non cerca la rottura con la tradizione, ma al contrario tenta di inserirsi nell’alveo della ricerca figurativa con un linguaggio organico e unitario, le cui tipologie derivano da un interessante intreccio tra brividi modernisti e nuovi ritmi plastici. Dai dipinti degli episodi di guerra in Albania ai primi ritratti, dalla solarità delle spiagge adriatiche alla visione senza confine del contesto urbano e dei paesaggi collinosi attorno a Verona, si può cogliere tutta l’attenzione dell’artista alla coeva pittura francese, ma anche, da artista legato alle vicende del proprio territorio, agli echi secessionisti di Monaco e Vienna, sino alla sensibilità coloristica della Scuola Romana. La sua poetica si condensa in una pittura libera, senza forzature, intenta a riflettere sulla costruzione dell’opera per piani e blocchi in una visione oggettiva solida e sintetica.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Dante e Lovere

Presso l’Accademia Tadini di Lovere, in omaggio al settecentesimo anniversario della morte del poeta Dante Alighieri, sono esposte due versioni settecento-ottocentesche del celeberrimo libro, la “Commedia”. Si tratta di due testi che il conte Luigi Tadini aveva scelto per arricchire la sua prestigiosa biblioteca, parte delle collezioni che raccontano del suo gusto e che si può avere occasione di ammirare approfittando della visita all’amena cittadina del lago d’Iseo, in occasione dell’esposizione dei due pregevoli testi a stampa. Il conte scrisse nella premessa al libro “Salmi inni e cantici cristiani” (poi posti in musica dai maestri Giuseppe Gazzaniga e Stefano Pauesi) pubblicato nel 1818 presso Antonio Ronna, la sua scelta dedicata alla “Commedia”: “L’Inferno, il Paradiso, il Purgatorio formano il poema del Divino Dante, e la Gerusalemme liberata quello del Tasso: poeti, che in carattere diverso sono i modelli della sublime epopea”. Data la sua attenzione per Dante, Tadini acquistò due edizioni del più famoso libro del poeta fiorentino. Una curata dal frate francescano Baldassarre Lombardi, pubblicata presso Antonio Fulgoni a Roma dal 1791; l’altra curata da Luigi Fantoni, pubblicata a Roma presso Casa Fantoni nel 1820. Scopo del conte era procurarsi un testo filologicamente corretto, basato su una fonte attendibile, o considerata tale. Nel caso del lavoro curato da Lombardi, la fonte era un’edizione a stampa detta Nidobeatina, pubblicata a Milano nel 1478; nel caso di Fantoni, ultimo erede della casata di famosi intagliatori, era un manoscritto del Trecento che sembrava coincidere con una trascrizione autografa curata da Giovanni Boccaccio, e data in dono a Francesco Petrarca che vi avrebbe aggiunto delle annotazioni. L’acquisto dei testi testimonia anche un rinnovato interesse per Dante che si riproponeva ciclicamente nel tempo. Oltre ai testi scritti, in esposizione si può ammirare un busto in gesso di Alighieri, copia dell’opera di Vincenzo Vela di cui sono note alcune varianti. Il sommo Poeta è ritratto in meditazione sui destini della patria, Firenze. Il busto dantesco, assieme ai ritratti di Alessandro Manzoni e di Gaetano Donizetti, era stato donato dallo scultore Daniele Capitanio al Museo del Risorgimento di Lovere che si stata costituendo. Dante così veniva accostato a coloro che volevano la costituzione dell’Unità d’Italia.

L’Accademia Tadini è un vero gioiello. Nata da una triste storia familiare, di cui ben raccontano le ottime guide della Fondazione Tadini, sia della famiglia d’origine del conte, sia per la propria, funestata dalla morte dell’unico figlio, riunisce opere di Antonio Canova (la “Stele Tadini”), di Jacopo Negretti, meglio noto come Palma il giovane di cui la bellissima “Sacra conversazione” del 1580 circa, oltre ad esempio a “Ritratto di uomo con boccale” di Giacomo Cerutti – il Pitocchetto -, la “Madonna con il Bambino” nota anche come “Madonna Tadini” di Jacopo Bellini, olio su tela trasportato su tavola intorno al 1450, il “Ritratto di patrizio veneziano” di Domenico Tintoretto, lavori di Vincenzo e Francesco Hayez, pezzi risorgimentali e di arte moderna. E tanti altri gioielli tutti da scoprire.

Alessia Biasiolo