Festa del Torrone di Cremona a novembre

L’edizione del 2017 della Festa del Torrone di Cremona si prepara ad essere letteralmente la più dolce che mai!

Da sabato 18 a domenica 26 novembre, ben 9 giorni di festa che trasformeranno Cremona nella capitale nazionale dell’intrattenimento e del dolce star bene!

Il tema della prossima edizione sarà “La gola”, e non potrebbe essere più azzeccato di così, vista la città della Festa, famosa in tutto il mondo sicuramente per il torrone, ma che annovera tra le sue eccellenze una cucina ricca e saporitissima. Si dice spesso che chi mangia bene è anche ricco di buonumore, e infatti a Cremona è difficile trovare qualcuno che non sia sorridente e gioviale.

Molti saranno quindi gli appuntamenti speciali che esalteranno l’anima golosa e ghiottona di Cremona, che dal dolce al salato non teme confronti con nessun’altra città del mondo. Un vero e proprio girone dantesco, ma nella sua versione paradisiaca!

Obiettivo della società che organizza l’evento, è di superare se stessa e il grande successo degli ultimi anni. Nel 2016 sono state 300mila le presenze in 9 giorni, 70 tonnellate di torrone venduto, oltre 300 pullman arrivati in città, 400 camper da tutta Italia, ristoranti e locali della città assediati dai visitatori. E per farlo punterà su molte conferme, ma altrettante novità. Non mancheranno infatti le costruzioni giganti di torrone, la rievocazione del matrimonio tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti e il Torrone d’oro, ad esempio, ma entreranno anche iniziative di carattere storico, di animazione e intrattenimento. Dal 18 al 26 Novembre, quindi, non è da perdere l’occasione di andare a Cremona.

 

Simone Raddi

A San Mauro Pascoli si festeggia il bovino romagnolo

 

Negli allevamenti di Villa Torlonia di San Mauro Pascoli (FC) nell’800 è “rinata” la razza bovina romagnola, una razza adatta all’agricoltura del tempo e oggi una delle grandi carni di qualità. Per celebrare la ricorrenza, il Comune di San Mauro Pascoli, CheftoChef emiliaromagnacuochi, la Regione Emilia-Romagna e il Consorzio Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale, organizzano la seconda edizione della “Festamercato del bovino romagnolo”. Una Festamercato che vede l’alleanza fra produttori, chef e gourmet per rilanciare sulle migliori tavole della regione, e oltre, un prodotto territoriale di grande qualità. Appuntamento a Villa Torlonia sabato 23 settembre dalle ore 15 alle 22.

Ricco e articolato il programma della giornata che propone la mostra mercato con produttori, cantine e artigiani.

Alle ore 15.30 prenderà vita il convegno dal titolo “Distribuire Cultura, una produzione di qualità per consumi identitari”. Presenta Luciana Garbuglia, Sindaco di San Mauro Pascoli; coordina Enrico Vignoli, Segretario CheftoChef. Intervengono: Stefano Mengoli, Presidente Consorzio di Tutela del Vitellone Bianco Appennino Centrale, Guido Zama, Direttore Confagricoltura Emilia-Romagna, Massimiliano Poggi, Chef Ristoratore, Davide Cassi, Professore Università di Parma. Le conclusioni saranno affidate a Simona Caselli, Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna. Saranno inoltre presenti le Aziende Cem  di Cesena e Selecta di Occhiobello.

Dalle ore 16 alle 22 “Cibo di Strada Gourmet” grazie alla presenza di: Fabrizio Mantovani, Chef “FM” – Faenza, Marco Cavallucci, Chef Consultant/”Casa Spadoni” – Faenza, Massimiliano Poggi, Chef “Massimiliano Poggi Cucina” – Bologna, Matteo Salbaroli, Chef “Osteria L’Acciuga” – Ravenna.

Alle ore 18 per il progetto “iSensi” ci sarà una degustazione guidata e un’analisi sensoriale con abbinamento cibo a base di bovino romagnolo e vino. Conducono l’appuntamento lo chef Massimiliano Poggi e il Professor Davide Cassi dell’Università di Parma. Posti limitati, euro 15.

Pierluigi Papi (anche per credit fotografici)

 

 

Frutti dimenticati e Marroni a Casola Valsenio

Nel doppio finesettimana cad animare l’evento ci saranno: vari punti ristoro con specialità autunnali e a base di marroni e frutti dimenticati, mercato dei Presidi Slow Food e dei frutti dimenticati, degustazioni di frutti e vini, mostre, laboratori, esposizione di animali dimenticati, dimostrazioni di cucina, spettacoli di strada per grandi e piccini.

Piante spontanee o coltivate negli orti e nei frutteti di casa per il consumo domestico fin dal tardo Medioevo, i frutti dimenticati sono perlopiù caratteristici della stagione autunnale e rappresentavano una preziosa scorta di cibo da conservare con cura per l’inverno. Salvati dall’estinzione e recuperati per la gioia di chi li ha conosciuti e per chi li vede per la prima volta, ecco tanti bei frutti profumati, dai colori caldi e dai nomi spesso originali: giuggiole, pere spadone, corniole, nespole, mele cotogne, corbezzoli, azzeruole, sorbe, pere volpine, uva spina, senza dimenticare noci, nocciole, melagrane e ovviamente i Marroni.

La ripresa d’interesse verso i frutti di un tempo è rivolta anche al recupero di antichi metodi di conservazione, lavorazione e consumo alimentare. Per questo, nel corso della festa si svolge un concorso di marmellate e uno di dolci al Marrone, mentre i ristoranti della zona propongono per tutto l’autunno la “Cucina ai frutti dimenticati”. Si tratta di piatti che utilizzano i prodotti tradizionali del territorio, sia secondo la consuetudine sia in modo moderno, proponendo una cucina gradevole, naturale e dal forte potere evocativo. Fra le ricette a base di questi frutti ricordiamo: la salsa di rovo e di gelso, le composte di corniole e di cotogne, la torta di mele selvatiche e i dessert con protagoniste le pere volpine, le castagne, l’alkermes, il vino e il formaggio. Un gruppo di frutti dimenticati serve per preparare un antico piatto tipico, il “migliaccio”, che richiede mele cotogne, pere volpine, mele gialle, cioccolato, pane, raffermo grattugiato, canditi, riso e, secondo l’antica ricetta, sangue di maiale in aggiunta.

A Casola Valsenio, infine, i frutti dimenticati si sposano perfettamente con le piante aromatiche del locale Giardino delle Erbe e danno vita a piatti straordinari come le insalate di sedano, ribes bianco e rosso in agrodolce, o di finocchio selvatico con tarassaco, cerfoglio e salsa di melagrana, ottime se condite con l’olio extravergine Brisighello. Nei menù dei ristoranti del paese compaiono i risotti di pere volpine, l’arrosto di arista con castagne e lamponi o il rotolo di vitello alla melagrana, la crostata di marmellata di sorbe, le prugnole ripiene di noci e zabaione, il sorbetto alle corniole.

Informazioni per il pubblico: tel. 0546 73033.

Pierluigi Papi (anche per credit fotografici)