Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma. Sguardo al futuro

La Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma, prevista a Palazzo Venezia dal 1° al 6 Ottobre prossimi, e giunta alla sua nona edizione, inserendosi nel periodo della presidenza italiana del semestre europeo, si presenta in una veste tutta nuova che si focalizza su alcuni punti cardine: eccellenza, internazionalizzazione, innovazione. La novità più importante rispetto alle edizioni precedenti è sicuramente una selezione molto più rigida di espositori ed opere per assicurare ai visitatori una mostra di qualità elevatissima caratterizzata da oggetti rari e ricercati, adatti a collezionisti e antiquari più esigenti. L’allestimento si adatterà a questa nuova filosofia concedendo agli espositori spazi più ampi che permettono di dare la giusta importanza ad ogni opera esposta. La Biennale vuole anche garantire ai propri espositori un pubblico capace di apprezzare l’eccellenza della mostra e per questo ha deciso di allargare i propri orizzonti in ambito internazionale coinvolgendo, attraverso inviti diretti e azioni di comunicazione mirate, un target di alto profilo proveniente da tutta Europa e dai principali mercati extra-europei. In quest’ottica, inoltre, l’organizzazione della Biennale si sta già muovendo per assicurare il certificato di libera circolazione alle opere in mostra già prima dell’apertura del 1° Ottobre, comportando così maggiore semplificazione all’acquisto delle opere da parte della clientela estera. Grande spazio verrà dedicato all’innovazione tecnologica: il rinnovato sito web si affianca all’attivazione di una app realizzata ad hoc per la Biennale che, attraverso un sistema di QR code, renderà accessibile da telefonino, tablet e pc, in mostra ed online, tutte le informazioni relative a ciascuna opera esposta. Una novità assoluta in Italia, frutto della collaborazione con ArtNetWorth. Associato alla mostra di antiquariato, inoltre, un percorso fotografico permetterà ai visitatori di riscoprire la trasformazione dell’antico Palazzo di Venezia in Museo Nazionale, la sua genesi attraverso gli allestimenti degli anni 20 e 30, grazie alle immagini provenienti dai rari e preziosi scatti del Fondo Hermannin, ancora conservati presso l’Archivio Fotografico della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma. La Biennale di Antiquariato avrà nuovamente luogo nella splendida cornice di Palazzo Venezia scelto per la preziosità dei suoi interni ricchi di opere di inestimabile valore storico ed artistico e per la possibilità di contribuire al loro mantenimento. Anche quest’anno, infatti, la Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma si impegnerà nel recupero e nel restauro di una delle opere conservate a Palazzo Venezia: un olio su tavola del Giovan Francesco Maineri raffigurante Il Compianto di Cristo Morto e Donatori, restituendole la giusta visibilità ed il giusto prestigio nel panorama artistico mondiale.

Anna Casasola

Divina Bellezza. Il Pavimento del Duomo di Siena

 

Pavimento duomo di Siena

La magnifica Cattedrale di Siena, a partire dal prossimo 18 agosto, corso il Palio dell’Assunta, fino al 27 ottobre, “scopre” il suo Pavimento a commesso marmoreo straordinario, unico, non solo per la tecnica utilizzata, ma anche per il messaggio delle figurazioni, un invito costante alla Sapienza. Abitualmente, il prezioso tappeto di marmo è protetto dal calpestio dei visitatori e dei numerosi fedeli.

Si tratta del pavimento “più bello…, grande e magnifico”, che mai fosse stato fatto, secondo la nota definizione del Vasari, fra i più noti scrittori d’arte. È il risultato di un complesso programma iconografico realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento. La tecnica adoperata durante i secoli passati è quella del graffito e del commesso con marmi di provenienza locale come il broccatello giallo, il grigio della Montagnola, il verde di Crevole, ecc.

I cartoni preparatori per le cinquantasei tarsie furono disegnati da importanti artisti, quasi tutti “senesi”, fra cui il Sassetta, Domenico di Bartolo, Matteo di Giovanni, Domenico Beccafumi, oltre che da un pittore “forestiero” come l’umbro Pinturicchio, autore, nel 1505, del celebre riquadro con il Monte della Sapienza, raffigurazione simbolica della via verso la Virtù come raggiungimento della serenità interiore.

I visitatori potranno inoltre “deambulare” intorno al coro e all’abside ove si conservano le tarsie lignee di Fra Giovanni da Verona, eseguite con una tecnica simile a quella del commesso, con legni di diversi colori, raffiguranti vedute urbane, paesaggi e nature morte.

Il percorso completo OpaSiPass permette, oltre alla visita del Pavimento in cattedrale, quella al Museo dell’Opera ove si potranno ammirare, nella Sala delle Statue, i mosaici con i simboli delle città alleate di Siena e le tarsie originali di Antonio Federighi con le Sette età dell’Uomo. Nella Sala dei Cartoni, il cui ingresso fiancheggia la magnifica Maestà di Duccio, è visibile la celebre pianta del Pavimento del Duomo delineata da Giovanni Paciarelli nel 1884, che permette di avere un quadro d’insieme delle figurazioni e dell’itinerario che, dall’ingresso, conduce fino all’altar maggiore. Il percorso integrato prevede anche l’accesso alla cosiddetta “Cripta”, sotto il Pavimento del Duomo e al Battistero.

Contemporaneamente, per chi volesse vedere il Pavimento anche dall’alto con la visita guidata, è possibile prenotare l’itinerario Opa Si pass Plus che, oltre all’accesso a tutti i siti museali del Complesso, permette la salita verso la Porta del Cielo. Continua infatti l’apertura straordinaria del magnifico percorso dei sottotetti della Cattedrale, in cui per secoli nessuno è potuto accedere, ad eccezione delle maestranze e degli addetti ai lavori. L’itinerario verso il ‘cielo’ della Cattedrale comincia da una scala a chiocciola inserita dentro una delle torri terminanti con guglie che fiancheggiano la magnifica facciata del Duomo.

Il nuovo “catalogo” relativo alla scopertura del Pavimento della Cattedrale, alla Porta del Cielo, dal titolo Virginis Templum (Siena, Cattedrale, Cripta, Battistero), pubblicato in cinque lingue, guiderà il visitatore all’interno del Complesso monumentale del Duomo. Il libro di Marilena Caciorgna contiene al suo interno un agile “percorso pavimento” graficamente segnato dai motivi ornamentali marmorei bianchi e verde scuro, una “guida” nella “guida”. Anche la pianta del Paciarelli, in maniera stilizzata, è rappresentata insieme alle altre che corredano il libro, quale utile strumento per il visitatore.

Tra i servizi offerti saranno inoltre disponibili visite guidate in cui professionisti del settore, in varie lingue, condurranno i visitatori alla scoperta di questo straordinario capolavoro.

La manifestazione, fortemente voluta dall’Opera della Metropolitana, è organizzata da Opera Gruppo Civita.

Cattedrale di Siena

18 agosto – 27 ottobre 2014

Orari di apertura

Dal lunedì al sabato 10:30 – 19:30

Domenica 9:30 – 18:00

Biglietti

Opa Si Pass all inclusive ticket €12,00

Cattedrale, Pavimento e Libreria Piccolomini

Intero € 7,00

Riduzione scuole € 3,00

Riduzione gruppi più di 15 pax € 5,00

Diritti di prenotazione € 1,00

Porta del Cielo più Pavimento e Libreria Piccolomini

Biglietti individuali € 25,00

Tariffa gruppi (intera fascia e/o 17 Pax) € 400,00

Opa Si Pass Plus (Porta del Cielo + Opa Si Pass all inclusive) € 30,00

Barbara Izzo e Arianna Diana

 

La rosa di fuoco

 

“La Rosa de Foc” per gli anarchici catalani indicava in codice, all’inizio del Novecento, il nome di Barcellona. Nome che evoca, allo stesso tempo, il fermento che a cavallo del secolo infiammava la vita politica, sociale e culturale della capitale catalana, ma anche i violenti attentati dinamitardi di cui fu teatro la città. A mutare volto e storia di Barcellona era stata, nel 1888, la grande Esposizione Universale che aveva introdotto dirompenti idee di modernità in una capitale ancora decentrata rispetto al cuore avanzato d’Europa. Nuovi modelli di vita, nuovo benessere e nuove visioni creative si accompagnavano all’espansione industriale ed economica della regione. In quegli anni a Barcellona il giorno continuava la notte e i caffè e i ritrovi lungo le Ramblas e nel Barrio Gotico pulsavano di gente e di incontri. I poeti, gli intellettuali, i pittori avevano base a Els Quatre Gats e da qui sciamavano per ogni dove, spesso approdando a Parigi. La crescita culturale ed economica della capitale catalana fu però accompagnata da marcate tensioni sociali che nel luglio del 1909, durante quella che venne chiamata la Settimana tragica, sfociarono in una serie di violente contestazioni e in una cruenta repressione che decretò la fine di questa irripetibile stagione. Di questi anni fecondi e inquieti e della colorata, sanguigna fucina di talenti che li animò dà conto “La rosa di fuoco”, la grande mostra con cui Palazzo dei Diamanti aprirà la stagione espositiva 2015-2016, firmata dalla direttrice dell’istituzione ferrarese, Maria Luisa Pacelli. “La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudì”, rispecchia perfettamente la cifra culturale dei Diamanti: mostre accuratamente selezionate, approfondite, particolari, mai banali. Rassegne che presentano in Italia artisti straordinari ma poco frequentati (tra i tanti Reynolds, Chardin, Zurbarán…) o snodi fondamentali della storia dell’arte da prospettive inedite. Anche in questa esposizione, infatti, i grandi protagonisti della storia dell’arte sono presentati da punti di vista meno scontati: è il caso del giovanissimo Picasso che, quantunque alle prime prove, nel giro di qualche anno conquista la scena artistica catalana e parigina, con il tratto graffiante del suo precoce talento. Accanto a nomi celebri, vengono proposti artisti che ai più risultano ignoti, ma sono ugualmente di altissimo livello. Pensiamo a Ramon Casas, Santiago Rusiñol o Isidre Nonell che, a differenza di Picasso, fecero ritorno in patria anziché diventare astri del palcoscenico parigino. Ne nasce una mostra di forti colori e forti emozioni. Si passa, non a caso, dal caleidoscopio delle tavolozze di fine Ottocento, ai colori acidi e brillanti delle effigi della moderna vita notturna, fino alla dominante blu dell’ultima sala della mostra. Poiché Picasso, e con lui altri animi inquieti, scelsero questo colore per esprimere il dolore e la solitudine che il progresso si lasciava dietro nella sua marcia trionfante. È una mostra che offre pittura bellissima ma che, con garbo, invita il visitatore a soffermarsi anche sulle altre arti. L’architettura di Gaudí, naturalmente, ma anche grafica, arredi, gioielli, ceramiche e sculture. Si tratta di aree di approfondimento circoscritte, rispetto alla ricchezza della proposta di dipinti, che offrono al visitatore preziose chiavi per far capire come tutte le arti siano state percorse da un medesimo fuoco di rinnovamento, nessuna esclusa. Palazzo dei Diamanti, Ferrara, dal 19 aprile al 19 luglio 2015

S. E.

 

 

Morandi-Longhi. Opere lettere scritti

La Fondazione Longhi propone in collaborazione con la Collezione Merlini, un raffinatissimo omaggio a Giorgio Morandi nel cinquantenario della sua scomparsa avvenuta il 18 giugno 1964. Sede di questo tributo non poteva che essere villa Il Tasso, a Firenze, la casa di Roberto Longhi, ora sede della Fondazione a lui intitolata. Qui, dal primo al 22 giugno, sarà allestita la mostra “Morandi Longhi. Opere Lettere Scritti”, curata da Maria Cristina Bandera, direttrice della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, a cui si devono mostre importanti di Morandi.

Longhi

Per rendere omaggio a Morandi e per verificare il giudizio lungimirante che Longhi espresse sull’artista, la Fondazione intitolata allo storico dell’arte apre le proprie stanze per esporre i Paesaggi e le Nature morte di Morandi appartenute a Longhi e da questi selezionati, accanto ai Fiori donati dal pittore al critico e alla moglie, la scrittrice Anna Banti.

Per questa occasione tornerà ‘a casa, anche se solo temporaneamente, il Cortile di via Fondazza, 1935, appartenuto per lungo tempo a Longhi, poi donato al proprio medico curante, ora nella raccolta Merlini. La tela sarà accompagnata da altre opere della medesima collezione: due dipinti Natura morta, 1948 (già appartenuta a Emilio Jesi dove fu selezionata da Morandi per la propria sala alla IV Biennale del Brasile del 1957 per la quale ottenne il Gran Prix per la pittura) e Fiori, 1957 e da un acquerello, Natura morta, 1956, dall’importante storia espositiva.

La presenza, inoltre, di tre incisioni donate da Morandi a Longhi, restaurate per questa occasione da Mariella Gnani, curatrice della collezione Merlini, esposte ora per la prima volta, permetterà di ripercorrere il lungo tratto di cammino artistico del grande pittore attraverso le tecniche privilegiate in cui si espresse. L’esposizione di alcune lettere autografe di Morandi indirizzate allo storico dell’arte e di appunti manoscritti di Longhi dedicati al pittore farà di questa mostra un unicum.

Nelle sale espositive sarà proiettata la registrazione della trasmissione “l’Approdo” in cui Longhi, nel giugno di cinquant’anni fa, ricorda Morandi davanti alla porta d’accesso del proprio studio, affiancata, allora come oggi,

da una pianta di oleandro.

Quelle del pittore e dello storico dell’arte, entrambi nati il 1890, furono quasi due vite parallele, tanto furono accomunate da interessi giovanili, da incontri e scambi d’opinione in età matura a Bologna, dove l’uno viveva e l’altro insegnò dal 1934. Anzi, proprio nella sua prolusione all’università felsinea in cui ripercorreva i Momenti della pittura bolognese, Longhi consacrò ufficialmente il pittore eleggendolo “uno dei migliori pittori viventi d’Italia”. Da quel tempo ebbe inizio il loro lungo sodalizio improntato a una profonda e reciproca ammirazione.

Frequentazione intellettuale e vicinanza di pensieri, quella tra il pittore e il suo critico, che continuarono anche nei trent’anni a venire, com’è attestato dalle lettere che si scambiarono quando Longhi nel 1939 si trasferì a Firenze prendendo casa a Il Tasso, sulle colline che circondano Firenze.

Corrispondenza che si intensificò negli anni Quaranta, quando la guerra, è Longhi a ricordarlo, diradò, poi addirittura interruppe la consuetudine quasi quotidiana” delle “tornate critiche” bolognesi.

Dopo il blackout degli eventi bellici, per dare il “bentornato “a Morandi e come “segno di solidale sollecitudine per la sua sorte incerta”, Longhi organizzò una mostra alla galleria Il Fiore che si inaugurò nella Firenze appena liberata il 21 aprile 1945, accompagnandola con un testo che rimane un viatico imprescindibile per comprendere l’arte del grande artista.

Infine spetterà a Longhi ricordare “il grande pittore” al momento della sua scomparsa per la trasmissione televisiva “L’Approdo”, registrata nel giugno 1964. Alle parole commosse per la perdita di un grande “Amico”, rafforzate dalla certezza che non vi sarebbero più stati “altri, nuovi dipinti di Morandi”, il critico non fa mancare la propria vis polemica. Sottolinea, infatti, come “una nemesi capricciosa ma non priva di significato” avesse voluto “che Morandi uscisse di scena il giorno stesso in cui venivano esposti a Venezia i prodotti della pop art”. Ma soprattutto Longhi, con parole quasi profetiche, imprimerà una sorta di energia a questo saluto proiettando la figura di Morandi nel futuro, assegnandogli un ruolo da protagonista: “Voglio dire che la statura di Morandi potrà, dovrà crescere ancora, dopo che questo ultimo cinquantennio sarà stato equamente ridimensionato”, dopo di che “ben pochi resteranno a contarsi, forse sulle dita di una sola mano; e Morandi non sarà secondo a nessuno”. La mostra sarà affiancata da un volume a cura di Maria Cristina Bandera che in esso ripercorre le vicende dei due protagonisti e delle opere di Morandi della collezione Merlini. I saggi saranno accompagnati dall’antologia critica, nota e meno nota, dei testi di Longhi dedicati a Morandi e dalla pubblicazione del carteggio inedito intercorso tra il pittore e lo storico dell’arte. Inoltre, Mariella Gnani dedicherà uno studio, dal carattere innovativo e supportato da analisi scientifiche, sulla tipologia delle tele usate da Morandi. Il volume, in italiano e in inglese, sarà edito da Silvana editoriale.

Dal primo al 22 giugno, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18

Fondazione Longhi: via Benedetto Fortini 30, Firenze

Articolo di S. E.

 

The Duke Ellington Orchestra

A quarant’anni dalla scomparsa del “Duca” Edward Kennedy Ellington, la jazz band da lui fondata e diretta e che tuttora lo rappresenta in tutto il mondo si esibirà in tre date e in esclusiva in Italia. Il 30 Aprile a Roma, alla Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, in occasione della “giornata mondiale del jazz” promossa dall’UNESCO, il 1° Maggio al Teatro Europauditorium di Bologna e il 3 Maggio all’Auditorium La Verdi di Milano, la formazione di 18 elementi diretta da Tommy James, darà vita ad uno spettacolo musicale che ripercorrerà una selezione del miglior repertorio ellingtoniano, dagli storici hit It Don’t Mean a Thing if it Ain’t Got That Swing e Take the A train alle più morbide melodie di Mood Indigo e Satin Doll. Il patrimonio culturale di Ellington, composto da opere universalmente riconosciute, conta più di duemila brani prodotti e innumerevoli concerti in giro per il mondo in tour con la sua Big Band. La storica Orchestra nata negli anni Venti e diretta dal suo fondatore fino alla morte, nel 1974, ha continuato ad esibirsi nel panorama internazionale dapprima con la conduzione del figlio di Duke, Mercer (anch’egli compositore, arrangiatore e trombettista), in seguito col nipote Paul (attualmente produttore cinematografico e sostenitore attivo dell’orchestra) e, dal 2010, con il pianista Tommy James, in organico dal 1987 (su diretto invito di Mercer) che, con la DEO, ha registrato dischi come Only God Can Make A Tree (1996) e Third Generation (2009).

30 APRILE 2014 ROMA: AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA SALA SINOPOLI ORE 21.00 INFOLINE: http://www.auditorium.com

1° MAGGIO 2014 BOLOGNA: TEATRO EUROPAUDITORIUM ORE 21:00 INFOLINE: http://www.teatroeuropa.it

3 MAGGIO 2014 MILANO: AUDITORIUM LA VERDI ORE 21.00 INFOLINE: http://www.laverdi.org

Elisabetta Castiglioni
 

 

 

Pronto il modello della statua dedicata a Salgari a Verona

Salgari

Il sindaco Flavio Tosi ha visitato nel pomeriggio di ieri la fonderia artistica Fratelli Folla a Dossobuono di Villafranca, dove è stato realizzato il modello della statua dedicata allo scrittore veronese Emilio Salgari. Presenti i componenti dell’associazione Fantasia Claudio Gallo, Emanuele Delmiglio, Armando Pisani e Enrico Boni promotori dell’iniziativa, il titolare della fonderia Silvano Folla e lo scultore autore dell’opera Sergio Pasetto. “Emilio Salgari – ha detto il sindaco Tosi – è tra gli scrittori di romanzi d’avventura più conosciuti nel mondo. La scultura a lui dedicata, una volta completata, potrebbe trovare la giusta collocazione vicino a Porta Borsari, dove lo scrittore ha abitato. In considerazione dell’importanza di questa illustre figura per la nostra città, l’Amministrazione comunale si attiverà con le istituzioni cittadine per reperire i fondi necessari alla realizzazione dell’opera, affinché Verona, come è nelle intenzioni dei promotori dell’iniziativa, possa essere riconosciuta oltre che come città dell’amore anche dell’avventura”.

Roberto Bolis                                                                                                  Gruppo e Salgari

Il recupero del Museo Archeologico presso il Teatro Romano di Verona

L’Amministrazione comunale ha avviato già da tempo, in sinergia con Fondazione Cariverona, un progetto generale di riqualificazione del colle di San Pietro che prevede oltre alla rifunzionalizzazione della ex Caserma da adibire a sede museale, l’inserimento dell’ascensore (ex funicolare) per agevolare la salita al colle, la realizzazione di un parco archeologico e da ultimo la riqualificazione del Museo Archeologico presso il Teatro Romano.

Per tale ultimo intervento ha beneficiato di un contributo regionale di € 3.499.860,00 assegnato ai sensi del Programma Operativo Regionale (POR).

La scelta è stata dettata dalla volontà di uniformare gli interventi nel più ampio e articolato obiettivo di rivitalizzazione e riqualificazione del colle di San Pietro attraverso l’attivazione di una serie di funzioni culturali in sinergia tra pubblico e privato e di azioni complesse per il recupero e l’ammodernamento delle strutture esistenti, tale da rendere il Museo Archeologico al Teatro Romano più competitivo nei confronti di siti internazionalmente noti e meglio attrezzati.

Fondazione CariVerona ha offerto la propria disponibilità a farsi carico della parte restante dei costi dell’intervento (€ 1.199.940,00) a fronte di una spesa complessiva di € 4.999.800,00 e ha designato alla redazione della progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva dell’intervento in argomento, gli stessi professionisti già incaricati del nuovo polo museale a Castel san Pietro, fornendo all’amministrazione il progetto per l’appalto.

L’amministrazione ha integrato il finanziamento per la parte mancante (€300.000,00) e coordinato tutte le conseguenti procedure tecnico-amministrative, ivi compresa la Direzione Lavori.

L’intervento è stato progettato da un gruppo di lavoro cui fanno parte l’arch. Stefano Gris per la componente architettonica, l’ing. Claudio Modena – SM Ingegneria S.r.l. per la componente strutturale, lo Studio Giunone Termotecnici Associati per la componente impiantistica, professionisti tutti coordinati dal responsabile dell’edilizia monumentale del comune. Da citare il contributo del Coordinamento Musei per la risoluzione delle problematiche relative ai percorsi espositivi; la scelta dei temi e delle opere per l’allestimento è a cura di Margherita Bolla.

Il progetto è così articolato:

Palazzo Fontana

L’ingresso del Museo Archeologico al Teatro Romano è situato in “Palazzo Fontana”. L’edificio di origine rinascimentale, a blocco su tre piani (più un piccolo scantinato) dalla classica pianta veneta con saloncino centrale e ambienti laterali, è collocato nella porzione sud-est del settore scenico del Teatro Romano e costituisce l’unico elemento conservato della cortina in fregio al Lungadige demolita tra il 1904 e il 1914.

Il progetto prevede di riqualificare l’intero edificio con l’obiettivo di renderlo accessibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria collegando i vari piani mediante l’inserimento di un ascensore e di dotarlo di tutti quei servizi che caratterizzano un museo moderno.

Date le condizioni di conservazione dell’edificio, si rendono necessarie opere di restauro e consolidamento anche in funzione di un miglioramento sismico. Saranno inoltre integralmente rifatte tutte le componenti impiantistiche.

Museo Archeologico – Ex Convento dei Gesuati

Il Museo Archeologico è costituito da un corpo di fabbrica a corte orientato parallelamente all’Adige, articolato verso monte in due cortili a tamponamento del terrazzo intagliato nel tufo. Edificato sui ruderi del Teatro Romano di cui rettifica la porzione centrale della cavea, si sviluppa su sei livelli inglobando anche la retrostante intercapedine romana scavata a tutta altezza (18 metri) a protezione dell’impianto.

In sezione i livelli si dilatano progressivamente salendo di quota occupando, via via, superfici sempre più consistenti dell’invaso conico del colle. Al quarto livello l’impianto è conventuale e si articola attorno al Chiostro che da un lato confina con la Chiesa, dall’altro con il Refettorio. Oltre, verso est, il convento è oggi di proprietà privata.

Gli interventi previsti consistono sostanzialmente:

– Sostituzione dell’attuale ascensore con arrivo alla quota del quinto livello (piano superiore del Chiostro, oggi non servita) e partenza dalla quota della precinzione superiore dell’antico Teatro.

–   al quarto livello la realizzazione di un nuovo pianerottolo di sbarco dell’ascensore, della chiusura della piccola corte a est con una copertura leggera in vetro, delle nuove strutture di allestimento e la realizzazione dei necessari servizi igienici (ad oggi non esistenti al piano) in corrispondenza di alcuni ambienti del Chiostro in precedenza adibiti a laboratori fotografico e di manutenzione reperti;

–   ristrutturazione e allestimento del quinto livello del Chiostro al fine di aumentare considerevolmente la superficie espositiva del museo;

–   risistemazione del sesto livello – che ospita gli uffici del personale – per dare superficie ai laboratori scientifici (fotografico e di manutenzione reperti).

Completate le installazioni dei ponteggi e dei mezzi di movimentazione, sono ora in corso le demolizioni, i consolidamenti puntuali delle parti murarie oltreché il restauro degli intonaci e dei paramenti in pietra.

La data prevista per la conclusione dei lavori è il 2 gennaio 2015.

Il Rup dell’intervento è l’ing. Sergio Menon – Dirigente del Coordinamento Edilizia Monumentale.

La Direzione Lavori è affidata dall’arch. Costanzo Tovo – Dirigente del Coordinamento Progettazione dell’Area Lavori Pubblici del Comune di Verona.

Eataly a Verona tra due anni

Entro due anni, all’interno dell’area della ghiacciaia all’ex Magazzini generali, su una superficie complessiva di 11 mila metri quadrati, sarà aperto a Verona un nuovo spazio enogastronomico di Eataly, del gruppo fondato Oscar Farinetti. L’hanno annunciato questa mattina il Sindaco Flavio Tosi insieme al vicesindaco con delega all’Urbanistica Stefano Casali e al direttore della Fondazione Cariverona Fausto Sinagra. “Un progetto importante per Verona – spiega Tosi – che garantirà, grazie all’accordo già stipulato tra Farinetti e Fondazione Cariverona, proprietaria dell’area, l’apertura in breve tempo sul nostro territorio di una prestigiosa realtà imprenditoriale italiana che, oltre ad essere una sicura opportunità economica in termini di investimenti e di nuovi posti di lavoro, assicurerà la completa riqualificazione dell’area dell’ex ghiacciaia con l’inserimento di una struttura enogastronomica e culturale di alto profilo e di particolare importanza storico-architettonica per la nostra città. Un intervento di pregio, su progetto dell’architetto svizzero Mario Botta, che ha già ricevuto il parere favorevole da parte della Soprintendenza e della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto”. Per il vicesindaco Casali, si tratta “di un investimento di alto profilo nazionale ed internazionale, proposto in una modalità di valorizzazione di questa zona della città, con un progetto che, entro 18-24 mesi dalla sua approvazione, punta non solo alla realizzazione di una nuova importante attività commerciale ma all’apertura nell’area di spazi culturali a disposizione di tutta la città. Il Veneto è l’area dell’agroalimentare più importante d’Italia e Verona è sempre di più la capitale italiana della cultura dei prodotti alimentari ed enologici – precisa Casali – un dato che ha sicuramente rappresentato un’attrattiva interessante per questo gruppo e per la scelta di allargamento dell’attività imprenditoriale sul nostro territorio”. “Stiamo parlando del coinvolgimento economico di un gruppo italiano importantissimo – dichiara Sinagra – che ha già realizzato progetti imprenditoriali di pregio in primarie città italiane come Roma, Milano, Torino e Firenze ed estere come New York, Toronto, Chicago e Boston e che ora, con il coinvolgimento della Fondazione, ha richiesto l’acquisizione in locazione dell’edificio ‘La Rotonda’ agli ex Magazzini generali, al fine di realizzavi il più importante punto vendita italiano, attrattivo nei confronti di Veneto, Trentino e Friuli”.

Roberto Bolis

Abbagnato e Mannoia saranno “Tener-A-Mente” al Vittoriale

Abbagnato

Continuano le anticipazioni rispetto all’edizione 2014 del Festival del Vittoriale tener-a-mente. Dopo il successo dei primi ospiti (Paolo Conte, Pat Metheny, Burt Bacharach, Damon Albarn e The National), arrivano  i nomi di due protagoniste femminili: mercoledì 2 luglio sul palcoscenico gardesano salirà Fiorella Mannoia, l’interprete più raffinata della scena musicale nazionale. Reduce dal successo del suo ultimo disco “A te”, omaggio a Lucio Dalla, l’artista romana –  sessant’anni ad aprile, per la cui inconfondibile voce da contralto hanno scritto i più importanti autori italiani, da Ivano Fossati a Enrico Ruggeri, e che ha all’attivo collaborazioni con musicisti di spessore internazionale come Caetano Veloso e Gilberto Gil – sul palcoscenico gardesano sarà accompagnata dalla sua band, composta da Carlo Di Francesco (percussioni e direzione musicale), Diego Corradin (batteria), Luca Visigalli (basso), Davide Aru (chitarre), Fabio Valdemarin (pianoforte) e proporrà il meglio del suo repertorio.

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Spazio invece alla grande danza internazionale, sabato 19 luglio, con il graditissimo ritorno, a tre anni di distanza, di Eleonora Abbagnato, che nel 2011 inaugurò il Festival “tener-a-mente” con un intenso omaggio a D’Annunzio. Prima ballerina italiana a essere stata nominata, il 27 marzo scorso, étoile dell’Opera di Parigi, la Abbagnato danzerà con le altre stelle dell’Opéra, tra cui i colleghi Nicolas Le Riche e Clairemarie Osta.

Lo spettacolo, con la supervisione artistica della stessa Eleonora Abbagnato e a cura di Daniele Cipriani, sarà quindi un’occasione speciale per assistere a una rappresentazione in cui la tradizionale magia delle recite “en plein air” si unirà alla brillante tecnica coreutica dei protagonisti, impegnati in un programma  in cui la danza viene declinata nelle sue più avvincenti  interpretazioni odierne. In programma anche un passo a due, Odyssée, creazione di Nicolas Le Riche: un balletto ‘interiore’ in cui il cammino della vita – i suoi amori, la sua solitudine –  diventa azione coreografica che vede protagonisti lo stesso Le Riche con Clairemaire Osta.

 

Parmadanza 2014

Torna sul palcoscenico del Teatro Regio di Parma dal 9 al 25 maggio 2014 il festival internazionale ParmaDanza.

Sylvie Guillem e Russel Maliphant saranno i protagonisti di PUSH nella serata inaugurale. Le stelle dell’Opéra di Parigi affiancheranno Eleonora Abbagnato nel Gala in scena il 12 e 13 maggio. Il balletto classico  Giselle sarà  portato in scena dal Balletto di Maribor in prima nazionale il 17 e 18 maggio e  sarà riproposto in una nuova lettura coreografica dalla Compagnia Junior Balletto di Toscana il 21 e 22 maggio. Chiuderà l’undicesima edizione di ParmaDanza, il 24 e 25 maggio, la Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto con Certe notti.

Prelazioni dal 15 al 25 marzo, nuovi abbonamenti dal 26 al 29 marzo, biglietti dal 1 aprile e online su teatroregioparma.it dal 2 aprile. Promozioni e agevolazioni dedicate ai giovani fino a 30 anni, alle scuole di danza e ai lavoratori in stato di disoccupazione, cassa integrazione e mobilità.

Il Teatro Regio di Parma è sostenuto da Comune di Parma, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Major partner Fondazione Cariparma. Il Teatro Regio di Parma è sostenuto anche da Camera di Commercio di Parma, Fondazione Monte di Parma. ParmaDanza è realizzata in collaborazione con ATER.

Il Teatro Regio di Parma ringrazia Luca Barilla per il prezioso sostegno allo spettacolo inaugurale di ParmaDanza 2014.

Paolo Maier