Ferrara scelta come sede del Congresso Nazionale Lions 2022

Sarà Ferrara la sede del prossimo Congresso Nazionale Lions 2022, in programma dal 20 al 22 maggio 2022 alla Fiera di Ferrara. A presentare l’iniziativa e a valorizzare il fatto che questa manifestazione porterà a Ferrara un importante indotto di persone, martedì 5 ottobre 2021 si è tenuta una conferenza stampa nella residenza municipale.
“Un convegno importante che dà lustro alla città, come location che si sta dimostrando davvero attrattiva. È un’opportunità che valorizza la nostra fiera, che contribuisce a fare conoscere Ferrara e quindi anche un rilevante volano per il turismo”, ha sottolineato il sindaco Alan Fabbri.

“Un evento di caratura nazionale, ma con rilevanza internazionale che ci onora e onora la nostra città. Abbiamo già iniziato a collaborare per accogliere al meglio questo importante appuntamento, che diventa occasione per mostrare le bellezze di Ferrara. Fare rete è importante per portare sempre più indotto turistico, che è una risorsa fondamentale per la città”, ha detto l’assessore al Turismo Matteo Fornasini.

Il governatore del Distretto Lions 108 Tb Giordano-Bruno Arata ha spiegato che “l’appuntamento vedrà quattro candidati italiani che concorreranno per la terza vicepresidenza internazionale con circa 4mila soci coinvolti e impegnati nel sostegno ai loro candidati. Dopo due anni di congressi fatti in via telematica, non in presenza, si prospetta un congresso molto partecipato”.  Il I vice governatore Distretto Lions 108Tb Cristian Bertolini ha quindi ricordato che “nei giorni precedenti, a partire da mercoledì 18 maggio 2022, ci saranno gli incontri propedeutici ai lavori congressuali, che inizieranno invece venerdì 20 maggio alle 17 con l’inaugurazione ufficiale nel quartiere fieristico di Ferrara per proseguire fino a domenica 22 maggio 2022 all’ora di pranzo”.
Il II vice governatore Distretto Lions 108Tb e coordinatore del Comitato organizzatore Congresso Nazionale Giorgio Ferroni ha quindi ricordato che “sarà un’occasione importante per tutti i partecipanti per vedere e conoscere le bellezze di Ferrara”.
Per accogliere l’evento il presidente della Fiera Andrea Moretti ha anticipato che c’è “un progetto di allestimento dedicato, per un evento che va nella direzione di valorizzazione e crescita della nostra fiera” .

Si svolgerà a Ferrara il settantesimo Congresso Nazionale Lions, l’Associazione di Club di servizio più importante al mondo composta da oltre 1.400.000 soci, appartenenti a quasi 50.000 Club distribuiti in oltre 210 Paesi in tutti i continenti, che operano ogni giorno nelle loro comunità per migliorarne la salute e il benessere rendendole più forti e proteggendo i più vulnerabili dimostrando con orgoglio che “dove c’è un bisogno, lì c’è un Lions”.

Nella tre giorni congressuale tutti i Lions Club d’Italia, oltre 1300, si incontreranno per relazionare su quanto finora realizzato, stabilire i service ed i temi di studio di rilievo nazionale, eleggere i propri rappresentanti nazionali ed internazionali e progettare le attività future dei Lions Italiani riaffermando scopi ed etica di un’Associazione che nasce a Chicago (USA) nel 1917.

Ogni anno, attraverso migliaia di progetti locali, regionali, nazionali e mondiali, i Club Lions, sempre animati dal motto “We Serve”, portano un significativo aiuto a chi ne ha bisogno intervenendo, in particolare, con campagne sanitarie a tutela della vista, della salute pubblica, dell’ambiente e del soccorso in caso di calamità naturali.

Per Ferrara è una grande sfida ma anche una grande occasione dal punto di vista turistico. E’ infatti prevista la presenza di circa 3000 soci Lions delegati, oltre gli accompagnatori.
Ferrara Fiere e Congressi, nella persona del Presidente Andrea Moretti, ha da subito accettato la sfida e si è resa immediatamente disponibile per organizzare nei minimi dettagli questo importante Congresso. Inoltre, gli eventi istituzionali, che inizieranno il mercoledì mattina con incontri ristretti negli Imbarcaderi del Castello Estense, saranno affiancati da proposte culturali (visite guidate alla città e ai suoi dintorni) ed eno-gastronomiche.
L’intento è far si che tutti i partecipanti al Congresso Nazionale si sentano a casa loro, in ambienti perfettamente funzionali per i lavori, supportati da servizi perfetti, confortati da strutture alberghiere e di ristorazione di alta qualità.

Alessandro Zangara

Il Rally due Valli

Il ‘Rally due Valli’ riaccende i motori e questo fine settimana ritorna in piazza Bra. E’ stata presentata questa mattina in Sala Arazzi la 39^ edizione della storica manifestazione automobilistica e 16° Rally Due Valli Historic, che si svolgerà venerdì 8 e sabato 9 ottobre. L’evento è organizzato dall’Automobile Club Verona in collaborazione con ACI Verona Sport e numerosi partner.

Sono ben 181 le vetture al via che, in questa edizione, gareggeranno per il Campionato Italiano Rally Sparco, la Coppa Rally di Zona e il Trofeo Rally di Zona per auto storiche, con il Parco Assistenza al Parcheggio C dello Stadio Bentegodi e con la pedana finale davanti alla Gran Guardia, dove si terrà la cerimonia di premiazione a partire dalle 19.15 di sabato 9.

I protocolli anti Covid previsti da ACI Sport non prevedono la presenza di pubblico sul tracciato, ma gli appassionati potranno seguire la gara con collegamenti non stop sul sito www.acisport.it/CIR e su ACI Sport TV (CH 228 SKY), ma anche su RAI Sport (CH 57 Digitale Terrestre), sulle pagine Facebook @cirally, @acisporttv, @rallyduevalli e @automobileclubvr

Sono molte infatti le telecamere dislocate lungo i vari tracciati. Ben 9 nei due chilometri della prima prova speciale in discesa, venerdì alle 15.30, “Uprent – Grezzana Power Stage”, mentre sabato saranno 5 le telecamere che seguiranno la prova “Aleph – San Francesco”. Tanti altri collegamenti, interviste e immagini dal percorso sono previsti dalla “Tomasi Auto – Ca’ del Diaolo”, dal riordino/assistenza di metà giornata, la spettacolare e nuova “Banca Valsabbina – Orsara” per finire poi nella splendida cornice in piazza Bra. Da segnalare che l’accesso all’area d’arrivo sarà recintato ed accessibile solo allo staff registrato tramite Green Pass.

Imponente anche la squadra messa in campo dall’organizzazione. Per citare alcuni numeri, ci saranno 300 commissari di percorso, 42 cronometristi, 10 ambulanze con un medico ciascuna, 195 radio per i collegamenti tra commissari, 6 mezzi di de-carcerazione, 9 carri attrezzi, 5 fuoristrada per interventi rapidi, 5 vetture di sicurezza per il pubblico, 3 apripista, 2 vetture scopa e 80 estintori. Un grandissimo lavoro preparato nei minimi dettagli da gennaio per una manifestazione di altissimo livello che potrà essere seguita in tv dagli appassionati comodamente sul divano.

Per informazioni https://www.rallyduevalli.it/

Alla presentazione in Sala Arazzi sono intervenuti l’Assessore allo Sport Filippo Rando, il presidente dell’Automobile Club Verona Adriano Baso, il direttore Riccardo Cuomo e il direttore di gara Alberto Riva.

“E’ un importante evento, che ormai fa parte integrante dello sport veronese – afferma l’assessore Rando -. Questa 39^ edizione assume un significato particolare, perché dopo un anno e mezzo difficile, ritornare ad organizzare eventi sportivi di questo livello con ristrettezze e protocolli, dimostra quanto siano preparate le persone che si sono adoperate così come l’Aci di Verona. Va dunque ringraziato chi porta avanti da tanti anni un evento che si fonda benissimo della nostra città, soprattutto con l’arrivo finale in piazza Bra, che fa sempre piacere ai veronesi”.

“Come l’anno scorso purtroppo, anche questa edizione sarà senza pubblico, e questo ci rattrista molto, per questo è importantissimo che tutte le prove speciali siano seguite dal canale 228 Aci Sport di Sky – dice il presidente Baso -. Riguardo alla gara, sarà una bella lotta, con i primi tre in classifica, il veneto Giandomenico Basso, il pilota di Aci Sport Fabio Andolfi e il terzo incomodo Andrea Crugnola, si contenderanno la vittoria finale e sarà una bella lotta. Speriamo inoltre che anche il nostro Luca Hoelbling possa vincere la Coppa Rally di Zona”.

Roberto Bolis

Festival della Fotografia a Lodi

Fino al 24 ottobre Lodi torna a raccontare il nostro mondo nella XII^ edizione del Festival della Fotografia Etica. Un mondo in continuo e veloce cambiamento di cui la fotografia congela il momento e ci aiuta a capire. A Lodi, ad aprirci finestre su situazioni e storie a noi spesso sconosciute, saranno 80 fotografi da ogni parte del pianeta con oltre 20 mostre per coinvolgere il pubblico in totale sicurezza attraverso progetti inediti che saranno esposti in spazi all’aperto e nelle prestigiose location della città.

Cuore del Festival rimane il World Report Award-Documenting Humanity. Sei le sezioni che lo compongono, con i relativi vincitori scelti dalla Giuria composta da Svetlana Bachevanova, direttrice esecutiva della Fondazione FotoEvidence, Lauren Steel, co-fondatrice di Visual Thinking Collective, Gary Knight fotografo e direttore dell’agenzia fotografica VII, Alberto Prina e Aldo Mendichi, coordinatori del Festival della Fotografia Etica.

A partire dalla categoria MASTER, vinta dall’italiano Nicolò Filippo Rosso con Exodus, viaggio che documenta la lunga marcia di rifugiati e migranti dal Venezuela alla Colombia e dall’America centrale al Messico e agli Stati Uniti, in cerca di pace e libertà; la categoria SPOTLIGHT va al polacco Jędrzej Nowicki e al suo The Scars, resoconto di quella che oggi è considerata la più grande protesta antigovernativa nella storia della Bielorussia, iniziata nell’agosto 2020; la sezione SINGLE SHOT con lo scatto singolo del belga Alain Schroeder dal titolo Saving Orangutans, che denuncia il pericolo di estinzione dell’orangotango in Indonesia a causa della deforestazione incontrollata; la categoria SHORT STORY è stata anch’essa vinta dall’italiano Nicolò Filippo Rosso con Consumed by Grief, racconto del ritorno dei corpi di 13 migranti al loro villaggio natio in Guatemala, partiti pochi mesi prima in cerca di una nuova vita in Texas dove non fecero mai arrivo; la tedesca Jana Mai si è aggiudicata la categoria STUDENT con il lavoro The Descendants Of The Wolves, ossia la storia dei gagauzi, una minoranza turca di fede ortodossa cristiana che vive nell’area meridionale della Repubblica Moldova; infine la categoria FUTURE GENERATIONS, vinta dall’italiano Daniele Vita con Bathers, che ci porta a Catania sulle tracce dei giovani adolescenti dei “quatteri”, e della loro voglia di vita parallela spesso a scelte di criminalità e malavita.

Tutte le mostre del World Report Award sono raccolte e visitabili in Palazzo Barni.

FUJIFILM Italia, in qualità di Award Sponsor del WRA, sarà inoltre presente alla prossima edizione del Festival di Fotografia Etica come official partner, ruolo che ricopre da 8 anni. Con il suo supporto, avvalora e incoraggia il grande impegno che il Festival mette ogni anno in campo per celebrare la fotografia.

Nello Spazio Approfondimento, ex Chiesa dell’Angelo, ritorna a Lodi dopo 10 anni un maestro del fotogiornalismo mondiale, l’americano Eugene Richards, che ci porterà nell’America profonda tra Mississippi e Arkansas per vedere quali promesse erano state fatte 50 anni fa alla comunità afroamericana, e quante di quelle si vedono realizzate oggi. Storie che raccontano la povertà endemica, il razzismo, la violenza e la lunga strada ancora da percorrere per raggiungere l’uguaglianza, in una mostra assolutamente inedita in Italia.

Tra le belle novità di quest’anno c’è sicuramente lo Spazio Outdoor, che coinvolgerà i Giardini di Lodi portandovi nientemeno che la notissima fotografa americana Ami Vitale con A Daring Giraffe Rescue, cronaca del salvataggio drammatico e pirotecnico al tempo stesso di un gruppo di giraffe di Rothschild dall’isola di Longicharo, un pinnacolo roccioso di lava nel mezzo del lago Baringo, nel Kenya occidentale. Queste mostra sarà gratuita, uscendo dai palazzi e dalle sedi espositive per incontrare il pubblico a cielo aperto.

Grande attenzione, come sempre, sarà per la sezione Uno Sguardo sul Mondo, visitabile presso il Palazzo della Provincia, che propone due percorsi realizzati in collaborazione con Agence-France Press attraverso lo sguardo di diversi fotogiornalisiti che raccontano La democrazia americana messa alla prova. Una nazione divisa, e Siria: dieci anni di conflitto; l’iraniano Farshid Tighehsaz, invece, con la sua The New Name of Death racconta l’impatto dell’attuale pandemia in una nazione complessa come l’Iran.

Il Festival della Fotografia Etica accoglierà anche una tappa del progetto RESET di Sistema Festival Fotografia, di cui fa parte assieme ai principali festival di fotografia nazionali, con tre mostre a Palazzo Modignani. La prima sarà del fotografo Francesco Andreoli con (Un)Vaxxed, foto-inchiesta iniziata ancora prima della pandemia  che affronta il tema delle vaccinazioni; la seconda vede protagonisti Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni con il progetto Questa terra è la mia terra, che racconta l’epidemia della Xylella Fastidiosa nella penisola salentina negli ultimi sette anni; infine Mattia Marzorati con La terra dei buchi, che racconta di industrie inquinanti, discariche e cave che hanno rappresentato una enorme risorsa per il business dell’interramento dei rifiuti.

Un delicato progetto verrà esposto nello spazio Corporate for Festival,  un’area in cui ospitiamo progetti di responsabilità sociale d’impresa in collaborazione con aziende che vogliono sostenere efficacemente la cultura e sensibilizzare il pubblico su tematiche d’impatto etico e sociale. La mostra firmata da Silvia Amodio dal titolo Io ero, sono, sarò ha lo scopo di attirare l’attenzione sul tumore al seno e sulla prevenzione e sarà visitabile presso il bellissimo chiostro del Museo Gorini. Il progetto è reso possibile grazie al supporto di Coop Lombardia, azienda che da sempre sostiene i progetti culturali, che torna per il secondo anno al Festival.

Continua l’appuntamento con il Premio Voglino, sezione Fotografia Etica, che quest’anno è stato assegnato ad Alfredo Bosco e al suo Forgotten Guerrero, reportage che documenta l’attuale situazione politica e sociale dello stato messicano di Guerrero, un posto caratterizzato da violenza e i disordini a causa della guerra per la droga del paese. Lo spazio espositivo sarà quello della Banca Centropadana.

Contemporaneamente al Festival si svolgerà FFE – OFF, un circuito di mostre fotografiche, esposte in negozi, bar, ristoranti, gallerie, circoli culturali e aree pubbliche della città. Lo scopo di FFE – OFF è quello di valorizzare e diffondere le opere di chiunque voglia proporre le proprie realizzazioni. Per questo motivo non ci sono vincoli tematici o di genere, in quanto FFE – OFF non è un’estensione del programma principale del Festival della Fotografia Etica.

Il team educational del Festival proporrà le consuete visite guidate per le scolaresche su prenotazione dal lunedì al venerdì. Ha inoltre lavorato a un Kit Didattico Digitale gratuito per i docenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, elaborato insieme al Festival Fotografia Europea, nell’ambito del progetto RESET Sistema Festival.

Le mostre saranno inoltre arricchite da contenuti multimediali accessibili attraverso appositi QR code inseriti nei percorsi espositivi che permetteranno di scoprire le storie dietro le immagini, informazioni utili su come muoversi in città durante le giornate dell’evento e cenni storici alle bellezze di Lodi.

Infine, sarà possibile incontrare alcuni degli autori dei reportage proposti, farsi autografare il libro del fotografo preferito acquistato presso il bookshop del Festival della casa editrice Emuse.

Le mostre, nelle sedi espositive al chiuso, saranno accessibili solo se si è in possesso di biglietto acquistabile online, o in loco, e del green pass – Certificazione verde COVID-19.

Per tutte le informazioni sui biglietti visitate il sito del Festival www.festivaldellafotografiaetica.it. Per rispettare le norme su l’assembramento, si suggerisce il più possibile l’uso della prenotazione tramite la biglietteria online, onde evitare code.

S.E.

I migliori giovani pianisti del mondo in gara a Verona

È uno dei più importanti concorsi a livello internazionale per giovani pianisti, con l’obiettivo di far conoscere e sostenere i più talentuosi interpreti del pianoforte. Da giovedì 7 a domenica 10 ottobre si svolgerà la nona edizione del ‘Verona International Piano Competition’, concorso organizzato dall’“Associazione Musicale Liszt 2011” nonché uno degli avvenimenti più importanti e attesi del panorama musicale veronese.

Saranno 35, su 66 iscritti, i giovani artisti partecipanti che hanno superato le preselezioni effettuate in modalità mista, anche in video collegamento per questioni legate alla pandemia, e che rappresentano ben ventitré i Paesi, tra cui oltre l’Italia anche la Corea del Sud, il Giappone, la Cina, Hong Kong e la Tailandia. Ad attestare il grande livello dell’edizione è inoltre la presenza tra loro di artisti che si sono già aggiudicati premi internazionali di prestigio.

Anche la giuria presente sarà composta da nomi prestigiosi come il pianista svizzero Jean-François Antonioli, il fondatore e direttore artistico della manifestazione e pianista Roberto Pegoraro, dall’argentino Daniel Rivera e dagli italiani Salvatore Spanò e Edoardo Strabbioli.

Teatro del concorso sarà la Gran Guardia, con le prove eliminatorie presso la Sala Buvette giovedì 7 e venerdì 8 dalle ore 13.30 alle 19. Sabato 9, dalle 10 alle 19, otto pianisti disputeranno le prove semifinali presso l’Auditorium, da cui usciranno i tre finalisti che si contenderanno la vittoria finale domenica 9 ottobre alle ore 17.

Il concorso è sostenuto dal Comune di Verona, dalla Fondazione Cattolica, dalla Regione Veneto, AGSM-AIM e Valpolicella Benaco Banca. Da quest’anno inoltre è riconosciuto dall’Unione Europea, che gli ha assegnato l’egida di evento “Sotto l’Alto patrocinio del Parlamento Europeo”.

Per informazioni www.concorsopianisticoverona.com e/o scrivendo all’indirizzo di posta elettronica press@concorsopianisticoverona.com


Roberto Bolis

Lasciate che i bambini vengano a me

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B – MARCO 10, 2-16
In quel tempo, 2. alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie.
Il Vangelo di questa domenica ci propone due riflessioni: una sul matrimonio nelle sue negatività (divorzio e adulterio) e una sui bambini. Il filo conduttore fra i due temi è la necessità di superare i legalismi e abbandonarsi con fiducia a Dio, con l’atteggiamento semplice di un bambino.
La scena avviene in Giudea, al di là del Giordano, nella zona della Perea. Gesù parte da Cafarnao e si dirige a Gerusalemme per l’ultima tappa del suo viaggio. Subisce espressamente controversie da parte dei farisei, preludio della sofferenza che incontrerà successivamente a Gerusalemme. “Per metterlo alla prova”: i farisei pongono a Gesù volutamente una domanda trabocchetto sulla questione dell’adulterio. È un chiedere per tentare, è un atteggiamento che viene dal maligno.
Probabilmente il problema dell’adulterio era molto sentito nella comunità dell’evangelista Marco, ma posta in questi termini la questione era evidentemente tesa a cogliere in fallo il Maestro.
“Se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie”: era scontato presso molti popoli che la donna venisse comprata dalla sua famiglia, come si comprava qualsiasi altro bene. Essa diveniva proprietà dell’uomo, che ne poteva disporre a piacimento e anche disfarsene in qualsiasi momento. Non era e non è questo il disegno di Dio.
3. Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. 4. Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla”. I farisei chiedono se è lecito ripudiare la moglie con l’intento di aggirare la legge. Gesù corregge il discorso ponendo un’altra domanda: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. C’è molta differenza tra chiedere se è permesso commettere adulterio oppure stare al comandamento dato da Dio a Mosé:
“Quando un uomo ha preso una donna e ha vissuto con lei da marito, se poi avviene che ella non trovi grazia ai suoi occhi, perché egli ha trovato in lei qualche cosa di vergognoso, scriva per lei un libello di ripudio e glielo consegni in mano e la mandi via dalla casa” (Deuteronomio 24,1). Si contrapponevano due correnti di pensiero. Il rabbino Shammaj (rigorista) riteneva che la donna avrebbe commesso peccato di lussuria sposando un altro uomo, dopo essere stata ripudiata. Dichiarava che non si potesse, pertanto, ripudiare. In questo modo tutelava la donna. Il rabbino Hillel, invece, era più permissivo ed ammetteva il ripudio da parte del marito, anche per futili mancanze commesse dalla donna nei confronti del consorte (per esempio una minestra bruciata). In questo caso la donna era abbandonata e diveniva oggetto di possesso di un altro uomo.
5. Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.
La legge mosaica mirava a mitigare le conseguenze del divorzio, per renderle meno nefaste. La legge non sempre è espressione di una volontà divina, ma può essere proiezione di una durezza di cuore, può essere una legge contro l’uomo. Siamo chiamati a essere fedeli allo spirito della legge, che è la salvezza della persona. Dio non vuole contrapposizione tra il cuore o la legge, vuole l’armonia nella libertà e nella gioia dei suoi figli. “Per la durezza del vostro cuore”: in questo versetto viene utilizzato il termine “durezza” o sclerocardia. Ha il significato di cuore indurito, segno di una fissità che impedisce a sé e agli altri di giungere a Dio. Ne parlano i profeti, che invitano il popolo di Israele ad ascoltare la voce del Signore. Gesù supera la legge: fa un miracolo di sabato (cfr. Marco 3,5); affronta la durezza dei discepoli e la loro incapacità di capire il fatto della moltiplicazione dei pani (cfr. Marco 6,52) e di credere alla risurrezione del Signore (Marco 16,14). “Egli scrisse per voi questa norma”: Mosé aveva regolamentato il divorzio per limitare i danni e non per legittimare una situazione di male.

6. Ma dall’inizio della creazione (Dio) li fece maschio e femmina;
Per comprendere l’importanza della relazione uomo-donna è necessario fare riferimento al progetto originario di Dio Creatore, che ha voluto l’uomo come persona sessuata: maschio e femmina (Genesi 1,27); esseri simili e diversi nello stesso tempo. Due esseri che trovano la loro pienezza nella relazione. La relazione è pensata per l’aiuto fra i coniugi, per la fecondità e per la procreazione, non per il possesso né per lo sfruttamento. È questo il messaggio che Gesù trasmette e che fa superare ogni tipo di casistica farisaica. Ci ricorda che il matrimonio alla luce della fede è unico e indissolubile e l’uomo non deve dividere quello che Dio ha congiunto.
7. per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. 8. Così non sono più due, ma una sola carne. 9. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». I legami naturali con la famiglia di origine (il marito lasciava la sua famiglia e si univa al clan della moglie) sono superati dalla vocazione a diventare una carne sola (Genesi 2,24), che non è soltanto l’unione fisica dei corpi, ma anche condivisione della stessa vita, della coabitazione, della progettualità comune, dell’educazione dei figli, delle gioie e dei dolori, del sostegno nella malattia: tutti aspetti che iniziano con il patto matrimoniale. Oltre a tutto questo, il matrimonio è un mistero che si esprime pienamente nell’amore assoluto per Dio, in cui l’uomo realizza se stesso. “L’uomo lascerà suo padre e sua madre” (Genesi 2,24): nel linguaggio mistico, i Padre della Chiesa hanno visto il Cristo che abbandona il Padre, lascia la sua dimora, le sue prerogative, viene sulla terra e assume una carne umana, in condizione di servo. Egli realizza il progetto di Dio dopo il fallimento di Adamo. “I due diventeranno una carne sola”: il riferimento è sempre al libro della Genesi. L’uomo e la donna sono in relazione, si accolgono vicendevolmente. Sono immagine della Trinità, perché sono distinti, ma uniti da un unico amore. Dio, nel Figlio, ha sposato la nostra umanità e ciascuno di noi. Per questo motivo è necessario che il vincolo matrimoniale sia unico e indivisibile, a testimonianza
dell’amore indissolubile di Dio che, in Gesù, è fedele fino alle estreme conseguenze, fino alla morte di croce.
“Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”: congiungere significa porre sotto lo stesso giogo (in greco synezeuxen, in latino coniugare). Un giogo è una trave di legno che si lega al collo di due buoi unendoli tra di loro e al carico che devono trainare. Per camminare insieme devono avere lo stesso passo e la stessa direzione. Così gli sposi cristiani vanno verso Cristo aiutandosi a vicenda, in un comune progetto, in una stessa direzione. Il divieto di divorzio nasce dalla volontà di Dio che vuole gli sposi in una relazione indissolubile: non si può camminare da soli nella vita dal momento in cui si è contratto un impegno con un’altra persona. Così ogni cristiano deve accettare di porsi sotto il giogo che Cristo, come condivisione della sua stessa sorte e partecipazione alla sua stessa vita. Non sappiamo la reazione dei farisei alle affermazioni del Maestro. Sappiamo, però, che anche in seguito cercheranno nuovi capi d’accusa contro di Lui per arrestarlo.
10. A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. 11. E disse loro: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; 12. e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”.
I discepoli sono persone che desiderano capire bene l’insegnamento del loro Maestro e nell’intimità della comunità chiedono spiegazioni, come si fa con una persona verso la quale si nutre grande confidenza. La particolarità dell’insegnamento di Gesù sta nel fatto che non solo il marito poteva ripudiare la moglie (mentalità ebraica), ma anche la moglie poteva ripudiare il marito (mentalità greco-romana). Non è possibile, tuttavia, a nessuno dei due ripudiare l’altro coniuge, in quanto, contraendo una nuova unione, si esporrebbe se stessi e l’altro ad una situazione di grave adulterio.

Suor Emanuela Biasiolo

La festa degli orti a Ferrara

Un concerto con un “repertorio ricco di emozioni” quello che la Filarmonica di Tresigallo propone per domenica 3 ottobre 2021 alle 16 al Centro sociale Il Parco (via Canapa 4, Ferrara) nel contesto della “Festa degli orti” con ingresso a offerta libera da devolvere a favore della Fondazione Ado onlus che si occupa dell’assistenza domiciliare oncologica. La storica orchestra Filarmonica di Tresigallo è composta da una quarantina di elementi e si esibirà in un repertorio vario, con arrangiamenti di musica pop, brani tipici per bande e qualche brano di disco music.

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Ferrara, è stata presentata venerdì 1 ottobre nella residenza municipale. All’incontro con i giornalisti sono intervenuti l’assessore alle Politiche sociali Cristina Coletti, la presidente Fondazione Ado Onlus Gisella Rossi, l’operatrice e musicista della Filarmonica di Tresigallo Roberta Fogli Iseppe Cavalieri e il presidente del Centro di promozione sociale Il Parco Gian Paolo Chiodi.

“Un’iniziativa molto coinvolgente, in cui si attiva al meglio quella sinergia tra diverse realtà del territorio – ha sottolineato l’assessore Cristina Coletti – che sono tutte impegnate nell’ambito sociale e che trovano nella ‘Festa degli orti’ l’occasione per mettere in campo le migliori energie di ciascuno. La mia presenza alle iniziative di Ado è costante, perché è un punto di riferimento importante per il territorio, con un’attenzione socio-sanitaria fondamentale”.

Il concerto – come hanno spiegato la presidente Fondazione Ado Gisella Rossi, insieme con Roberta Fogli Iseppe Cavalieri della Filarmonica di Tresigallo e con il presidente del Centro di promozione sociale Il Parco Gian Paolo Chiodi – segnerà il culmine della giornata dedicata alla “Festa degli orti”, che si aprirà domenica 3 ottobre 2021 alle 12.30 con l’inaugurazione della mostra fotografica “Com’era il Centro e… com’è ora”, seguita dal buffet e quindi dal grande concerto all’aperto, sul palco del giardino di via Canapa, con la Filarmonica di Tresigallo e un repertorio pensato per coinvolgere in una chiave più leggera il pubblico con evocazioni pop, bandistiche e ritmate.

Concerto con ingresso a offerta libera e richiesta di green pass. 

La Filarmonica di Tresigallo è una realtà storica e importante: nata nel 1853, si è consolidata passo dopo e passo e vive da quasi centosettant’anni grazie all’impegno, passione e dedizione dei suoi componenti, spinti dalla grande e comune passione per la musica e per il proprio territorio. Passione sfociata, nel 1976, nell’istituzione della Scuola di Musica di Tresigallo, oggi Associazione Musicale Arianna Alberighi – Scuola di Musica Filarmonica di Tresigallo. La Scuola di Musica conta oggi circa 150 allievi distribuiti su 13 corsi musicali e può vantare la costituzione di una formazione giovanile che funge da vivaio e trampolino per la più blasonata Filarmonica.

La Filarmonica di Tresigallo, formazione dell’omonima Scuola di Musica, è un’orchestra di fiati composta da circa quaranta elementi che propone un repertorio che spazia da composizioni originali per banda da concerto alle musiche da film, dalla tradizione swing delle Big Band degli anni ’30 ad arrangiamenti per strumenti solisti e orchestra.
La grande caparbietà dei volontari che ruotano attorno all’associazione permette ad essa di essere un esempio di tradizione e motivazione. Ogni occasione è quella giusta per fare musica e concertare, nel giusto spirito comunitario che è stato motore di questa meravigliosa realtà tresigallese dal 1863 ad oggi. Anche per fare del bene e aiutare gli altri, come confermato dall’esibizione del 3 ottobre a sostegno della Fondazione ADO.

Programma del concerto di domenica 3 ottobre 2021 ore 16
–  Fofxfire (Ed Huckeby)
–  Copacabana (Manilow-De Mey)
–  A tribute to Nino Rota (Arrangiamento: Lorenzo Bocci)
–  Abba on Broadway (Arr. Michael Brown)
–  Coldplay on stage (Arr. Michael Brown)
–  Clark County Celebration (James Swearingen)
–  Oye Como va (Tito Puente – Arr. Michael Brown)
-The Blues Brothers Reveue (Jay Bocook)
–  Queen in concert (Jay Bocook)
–  Happy (Pharrell Williams – Arr. Michael Brown

Ingresso a offerta libera con green pass.

Alessandro Zangara

Il tempo di Nolan a BergamoScienza

Domenica 3 ottobre alle ore 17 in Piazzale degli Alpini, l’astrofisico e divulgatore scientifico Luca Perri sarà sul palco di BergamoScienza insieme al regista e videomaker Mauro Zingarelli per l’incontro Il tempo di Nolan.

L’intera filmografia di Christopher Nolan ha come filo conduttore il tempo. Tre film in particolare analizzano il suo scorrere in situazioni apparentemente estranee dal nostro quotidiano: Interstellar, dove il tempo trascorre diversamente nelle profondità dello spazio rispetto alla Terra; Inception, in cui il tempo rallenta man mano ci si addentra nelle profondità della nostra mente; Tenet, in cui il tempo può scorrere in entrambe le direzioni, avanti e indietro. Ma queste sceneggiature rappresentano solo il genio di un visionario o nascondono profonde riflessioni sulla natura stessa del tempo? Analizzando i tre film e l’operato di Nolan, un regista esperto di effetti speciali risponderà alla domanda “Come ha fatto?”, mentre un astrofisico cercherà di capire perché lo abbia fatto.

BergamoScienza è il primo festival di divulgazione scientifica in Italia. Organizzato dall’Associazione BergamoScienza e giunto alla sua XIX edizione, animerà fino a domenica 17 ottobre le piazze e i teatri della città, combinando conferenze in presenza e contributi digitali di scienziati e intellettuali italiani e internazionali, per raggiungere in tutto il mondo gli appassionati di scienza.

Tutti gli incontri saranno trasmessi anche in streaming sul sito www.bergamoscienza.it.

Delos

Opera: il palcoscenico della società

Nell’ambito di Parma Capitale Italiana della Cultura 2021, a Palazzo del Governatore di Parma, è aperta al pubblico la mostra Opera: il palcoscenico della società, che sarà visitabile fino a giovedì 13 gennaio 2022.

L’esposizione, curata dalla storica dell’arte Gloria Bianchino e dallo studioso verdiano Giuseppe Martini, su progetto di allestimento scenografico a cura di Margherita Palli Rota, è prodotta da Comune di Parma e realizzata da Casa della Musica, in collaborazione con la Fondazione Teatro Regio di Parma.

Operavuole esplorare il rapporto biunivoco fra opera e società: 514 i pezzi esposti tra quadri, volumi antichi, stampe, fotografie, libretti, riviste, documenti d’archivio, costumi, oggetti di scena e materiali audiovisivi e sonori, provenienti da 75 prestatori pubblici e privati.

Francesco Hayez, I Vespri siciliani, Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea, Roma (immagine sottoposta a Copyright)


Tra le opere in mostra: i quadri di Francesco Hayez I vespri Siciliani (1846) dalla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, e Papa Urbano II sulla piazza di Clermont predica la prima Crociata (1835) dalla Collezione della Fondazione Cariplo di Milano; il dipinto Au théatre di Federico Zandomeneghi (1885-1895) dall’Istituto Matteucci di Viareggio; una sezione di ritratti di Lina Cavalieri, tra cui il Ritratto di Lina Cavalieri di Cesare Tallone (1905) dalla Galleria Campari di Milano, e la serie di fotografie di Francesco Paolo Michetti da Archivio Alinari di Firenze; il lacerto ‘W Verdi’ dai Musei Civici di Treviso; il libretto originale dell’Orfeo di Monteverdi dalla Biblioteca Teresiana di Mantova; abiti di scena e da sera, tra cui un pezzo di Balenciaga da Tirelli Costumi di Roma.

Nonostante per secoli il suo pubblico sia appartenuto all’aristocrazia, l’opera è divenuta nel tempo sinonimo di passione popolare, riuscendo a valicare la dimensione del divertimento e dello spettacolo per diventare non solo memoria collettiva, ma rappresentazione dell’identità di una nazione. Lungo 20 sale del Palazzo del Governatore si apre un percorso articolato in tre sezioni che indaga l’influenza dell’opera sugli usi e costumi del tempo e sullo scenario politico: un vero e proprio viaggio attraverso l’universo operistico nel suo legame con i processi di autonomia nazionale, i valori civili della comunità e la riflessione sulla propria identità e sul proprio passato.

Il mondo dell’opera è presentato sotto vari aspetti: il suo pubblico e il modo di stare in teatro; le strade che il melodramma ha intrapreso per avvicinarsi a un pubblico più ampio e i mezzi che gli hanno permesso di scendere dal palcoscenico per farsi conoscere fuori dal teatro; l’influenza esercitata sulla cultura e sull’immaginario collettivo; il suo dialogo con la politica, tra arte di regime, protesta e censura; il contributo all’ampliamento delle conoscenze linguistiche attraverso i libretti; e infine i cambiamenti delle modalità di ascolto, dagli organetti meccanici fino al disco, e il rapporto con vecchi e nuovi strumenti di comunicazione, dalla radio alla televisione e al web.

Francesco Hayez, Papa Urbano II sulla piazza di Clermont predica la prima crociata, Collezione Cariplo, immagine sottoposta a Copyright

A partire dal territorio di Parma – ricco di tradizione e nomi che hanno fatto la storia quali Giuseppe Verdi e Arturo Toscanini – i visitatori possono scoprire nel percorso espositivo il segreto della longevità dell’opera che si rivela al tempo stesso plasmabile al mutamento dei tempi e conservatrice dei riti del vivere insieme, dall’abbigliamento alla gastronomia, in particolar modo a Parma, dalla gestualità fino all’immaginario visivo. In mostra anche locandine, cartoline e caricature su riviste e calendari che nel corso degli anni hanno cambiato il modo di rappresentare l’opera, i suoi personaggi e i momenti scenici più popolari.

Le prime otto sale dell’esposizione (Stanze 1 e 2 Dalla nascita alla maturità – Stanza 3 Censura – Stanza 4 Protesta politica – Stanze 5 e 6 Opera e regimi – Stanze 7 e 8 Opera, politica e contemporaneità) si soffermano sull’influenza reciproca tra opera e sistema politico. È stato proprio il suo successo ad assicurare al genere una continua osservazione da parte dell’autorità politica, sia per orientare il consenso e disciplinare la morale, sia per controllare che non si veicolassero contenuti pericolosi per il potere. Parallelamente, la storia dell’opera è una continua lotta contro l’autorità, in nome della libertà artistica del compositore. Il teatro è stato spesso scelto come luogo fisico di protesta, ma la contestazione è avvenuta anche attraverso le opere messe in scena, come nel caso dei moti risorgimentali e dei regimi del Novecento.

Stare all’opera(Stanza 10), inoltre, è un’attività sociale articolata: lo spettacolo non è solo una rappresentazione a cui assistere, ma diventa pretesto per stabilire relazioni sociali mangiando, sorseggiando, chiacchierando e ostentando il proprio ruolo attraverso riti codificati.

La mostra prosegue, in altre cinque sale, analizzando l’influenza dell’opera sui diversi aspetti della società (Stanza 11 Figure della memoria– Stanza 12 Opera e parole– Stanza 13 Il gesto è il personaggio– Stanza 14L’opera è donna– Stanza 15La passione per l’opera). Il teatro è memoria del singolo, dei personaggi, degli spettacoli, memoria collettiva di un sogno civile, ma è anche strumento che ha contribuito a rendere la figura femminile sovrana del palcoscenico. Importante è il contributo apportato dall’opera alla lingua italiana e alla letteratura: i libretti sono stati veicoli per accrescere il vocabolario non solo degli appassionati, e far conoscere grandi autori stranieri quali Hugo, Shakespeare, Dumas. Inoltre l’opera, inizialmente esclusiva dell’aristocrazia, ha aperto le sue porte a un pubblico più ampio, che la riconosceva come rappresentazione dell’identità di un territorio e della nazione intera. In questo contesto si sono diffuse nuove iconografie del genere che sono presto entrate a far parte dell’immaginario popolare: tra queste la gestualità dei cantanti, inizialmente vista con ilarità ma presto riconosciuta come codice visivo con cui poter identificare i protagonisti delle opere.

L’ultima sezione della mostra illustra il materiale che si è raccolto nel tempo attorno alla comunicazione dell’opera (Stanza centrale L’opera appesa– Stanza 17 Opera da leggere, opera da ridere– Stanza 18 L’opera fuori dal teatro– Stanza 19 Il mito dell’opera– Stanza 20 L’opera riprodotta).Verso la fine dell’Ottocento iniziano a circolare riproduzioni grafiche di scene d’opera sugli spartiti, immagini fotografiche, e vario materiale iconografico dell’universo operistico, sotto forma di cartoline, calendarietti, figurine, e poi nelle riviste, su giornali, locandine e manifesti. A questi si aggiungono le prime recensioni, parodie e brani degli spettacoli riproposti da forme più popolari, come la musica delle bande e il teatro di burattini, per citarne alcuni. I media di massa del Novecento hanno poi cambiato il mondo del melodramma, permettendo di accedere sempre più facilmente al consumo dello spettacolo operistico, moltiplicandone la conoscenza in modi mai vissuti prima e dimostrando come l’opera sia sempre stata capace di adattarsi al nuovo.

Arricchisce l’esposizione una serie di iniziative collaterali che offre diverse occasioni di approfondimento sulla mostra. In calendario concerti a tema proposti dalle principali istituzioni concertistiche di Parma con programmi musicali sulle più importanti opere dell’Ottocento; attività di laboratorio per famiglie e scuole, con l’obiettivo di formare e coinvolgere un nuovo giovane pubblico; incontri sui temi scelti dalla mostra con ospiti a direttori di teatri e di canali televisivi, presidenti di associazioni musicali, registi d’opera per la TV e per il cinema, e amministratori d’ambito culturale.

Per info mostra e biglietti: opera@comune.parma.it – Casa della Musica 0521.031170

Delos (anche per le immagini)

KUM! Festival. Curare, educare, governare

Da venerdì 15 a domenica 17 ottobre si tiene, alla Mole Vanvitelliana di Ancona, l’edizione 2021 di KUM! Festival,manifestazione con la direzione scientifica dello psicoanalista Massimo Recalcati e il coordinamento scientifico del filosofo Federico Leoni, organizzata dal Comune di Ancona e dal Fondo Mole Vanvitelliana, con il patrocinio del Ministero della Cultura e con il sostegno della Regione Marche e della Fondazione Cariverona e con la cura di Jonas Ancona per le attività sul territorio. Tutti gli eventi sono gratuiti, in presenza, e trasmessi anche in live streaming, per raggiungere un pubblico più ampio possibile (www.kumfestival.it).

Come ripartire. Cantieri è il titolo dell’edizione 2021 di KUM!: anche quest’anno il festival propone un’edizione speciale, con l’obiettivo di interpretare con fiducia e reinventare creativamente il tema della ripartenza. Dopo aver esplorato, lo scorso anno, il trauma causato dalla pandemia, è ora il momento di indagare come superare le difficoltà del presente. Per farlo, 47 relatori tra filosofi e teologi, psichiatri e psicoanalisti, economisti e politici, sociologi e antropologi, scrittori e artisti, storici dell’arte e scienziati si confrontano in veri e propri Cantieri, intesi come officine aperte, a più voci: contesti di costruzione comune, momenti di condivisione e sperimentazione. Non solo luoghi di diffusione del sapere, quindi, ma impegni collettivi per trovare risposte concrete alle emergenze sociali, politiche, economiche, ambientali e culturali che la pandemia ha sollevato. Non occasioni in cui chiederci in astratto: che cosa dobbiamo sapere? ma invece, in concreto: come possiamo fare?

«Il titolo di quest’anno nomina il nostro essere in bilico su un crinale altissimo» dichiarano Massimo Recalcati e Federico Leoni «C’è qualcosa di vertiginoso in questo oscillare tra la resistenza e la ripartenza. Ognuno di noi, il festival stesso, l’intera società è impegnata nel passaggio più enigmatico, quello che porta dall’aver resistito e continuare a resistere, giorno per giorno, a una crisi senza precedenti, verso la reinvenzione di una vita individuale e collettiva da troppo tempo sospesa in un limbo senza tempo e senza progetto. Di reinvenzione si tratta, appunto. Nessuna illusione di ritorno al passato, di ripristino della vita precedente, di restaurazione di una normalità impallidita alle nostre spalle. La cosiddetta normalità è una delle concause della crisi. Non sarà col vecchio che potremo costruire il nuovo. Il nuovo si costruisce col nuovo. Ogni resistenza esige ripartenza, ogni ripartenza esige reinvenzione».

Tutti gli incontri di KUM! si svolgono alla Mole Vanvitelliana, uno dei più affascinanti complessi monumentali del Paese. La Mole è un cantiere aperto, in continuo divenire: polo culturale della città – oggetto di importanti interventi di rigenerazione urbana con l’apertura di una nuova ala di 6.000 mq, che porta la struttura a raggiungere i 22.000 mq totali – e luogo della Cura, perché nata nel Settecento come lazzaretto. È dunque casa ideale del festival, che amplifica la vocazione simbolica dei suoi spazi: il sottotitolo di KUM! infatti, Curare, Educare, Governare – i tre mestieri impossibili secondo Freud – amplia il campo dell’analisi della Cura a tutti i differenti volti della sofferenza: del malato, della Polis, della Terra e di noi stessi.

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