Inaugura la stagione del Teatro Regio di Parma

Michele Mariotti dirige “Ernani” nel 2020

Ad apertura d’anno e della nuova Stagione 2021 del Teatro Regio di Parma, martedì 12 gennaio 2021, alle ore 20.30, dalla platea del Regio, cuore pulsante della socialità musicale cittadina e luogo di ritrovo di generazioni di appassionati di musica e d’opera di tutto il mondo, si leveranno le note della Sinfonia n. 9, in re minore, op. 125, “Corale” di Ludwig van Beethoven nell’esecuzione di Michele Mariotti che ritorna sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani, su cui si staglierà un quartetto vocale composto da Christiane Karg, soprano, Veta Pilipenko, mezzosoprano, Francesco Demuro, tenore, Michele Pertusi, basso.

Lo spettacolo, trasmesso in diretta televisiva su 12 Tv Parma e in diretta streaming a pagamento sulla pagina di Facebook del Teatro Regio, al prezzo simbolico di € 1,09, è l’omaggio del Regio alla cittadinanza e a tutti coloro che non potranno raggiungere la città di Parma, cui il Teatro si rivolge proprio alla vigilia del santo patrono della Città, Sant’Ilario, data della consueta cerimonia d’inaugurazione della Stagione lirica.

Raggiungere il nostro pubblico cittadino e la platea degli appassionati di musica e d’opera dei cinque continenti, che attende con impazienza di poter venire o di tornare a trovarci a Parma, afferma Anna Maria Meo, Direttore generale del Teatro Regio, spalancando virtualmente le porte del Regio al mondo grazie alle nuove tecnologie, ci consente di proiettare nuovamente l’attività del Teatro in avanti, verso il prossimo orizzonte della nostra vera e propria riapertura al pubblico, che sembra in questo inizio di 2021 sempre meno lontano.  Ci auguriamo frattanto che il nostro debutto in streaming su di una piattaforma social come Facebook, dopo numerosi streaming su piattaforme specializzate e sul nostro sito istituzionale, ci permetta di conquistare nuove fasce di pubblico.

L’anno passato, tra dubbi e speranze, ci ha visto sprigionare “Scintille d’opera” in occasione della XX edizione del Festival Verdi. Oggi, è alla schilleriana “scintilla degli Dei”, la gioia, al suo potere “curativo” degli animi e alla sua capacità di affratellare gli esseri umani che ci appelliamo, ritrovando sul podio Michele Mariotti alla testa della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio, applauditi in Ernani al Festival Verdi, in un programma interamente dedicato alla Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven. Una scelta che travalica l’omaggio del Regio, in coda al 250° anniversario dalla nascita di Beethoven, che assume oggi un forte significato simbolico”.

Questo evento – sottolinea Alberto Triola, Sovrintendente e Direttore Artistico de La Toscanini – rappresenta un ulteriore ed importante segnale del rapporto di amicizia e collaborazione tra Fondazione Toscanini e Teatro Regio. È significativo che le due principali istituzioni musicali della città celebrino insieme la ricorrenza del Patrono Sant’Ilario con un programma dal grande valore artistico e musicale, arricchito dalla presenza sul podio di Michele Mariotti”.

Attorniati dalla scenografia trompe-l’oeil della camera acustica decorata da Giuseppe Carmignani (Parma, 1807-1852), una struttura storica originale del Teatro realizzata con pannelli di canapa montati su telai lignei in una struttura telescopica componibile, l’orchestra sarà disposta nel parterre della Sala, in cui sono state smontate e da cui sono temporaneamente state rimosse le sedute, a ridosso del palcoscenico, sul quale saliranno invece i membri del Coro del Teatro Regio di Parma, distanziati in base al protocollo in materia di sicurezza sanitaria attualmente in vigore. L’esecuzione del recitativo “O Freunde, nicht diese Töne” e del coro “Freude, schöner Götterfunken”, nel quarto movimento della Sinfonia, sarà accompagnata dallo scorrimento negli appositi schermi sovrastanti il boccascena di sottotitoli con la traduzione del testo originale di Friedrich Schiller.

Il “puzzle” della Nona Sinfonia inizia a prendere forma definitiva soltanto a partire dal 1822, sebbene molti suoi elementi musicali si possano individuare in lavori precedenti, oltre a comparire in forma di appunti e schizzi nei taccuini di Beethoven sin dal 1794 e che, si presume, l’idea di un componimento ispirato al famoso apostrofo di Schiller alla fratellanza universale trottasse nella testa di Beethoven sin dagli anni in cui, ancora giovane studente di filosofia all’Università di Bonn, ebbe l’opportunità di conoscere l’opera del poeta e quell’Ode An die Freude (scritta nel 1785 e pubblicata nel 1786) che era diventata un simbolo degli ideali dei giovani tedeschi. Il successo della sua prima esecuzione, al Theater an der Wien, il 7 maggio 1824, è registrato nella storia da un’immagine: quella della miriade di fazzoletti sventolati in aria dal pubblico in segno di apprezzamento dell’opera di un artista, ormai del tutto sordo, che volle nonostante tutto imprimere il suo sigillo interpretativo in veste di direttore, furiosamente gesticolante alla testa di un’orchestra condotta in porto dal primo violino, all’esecuzione dell’opera.

Il brano testimonia pienamente del potere intellettuale oramai detenuto da Beethoven di penetrare nel livello gestuale al di sotto della forma sonata, dove sapeva manipolare gli elementi di base dello stile della sonata in un modo più completo e meno formalistico che mai. In termini tecnici, lo sviluppo della sua forma sinfonica può essere visto come la proiezione dei principi alla base dello stile sonata sulla scala del lavoro totale in quattro movimenti, piuttosto che su quello del singolo movimento in forma di sonata. Il Beethoven della maturità si dimostra alle prese con i fondamenti musicali. E si avverte la stessa comprensione delle essenze quando isola un dettaglio melodico, armonico o ritmico di un tema e poi sembra “comporlo”, per spiegarne le implicazioni più avanti nel pezzo. L’attenzione si è definitivamente posata sul “processo”.

La capacità espressiva, dalla gamma ampliata e l’evidente intento radicale di quest’opera, che la distingue dalle sinfonie nella tradizione del XVIII secolo si assommano alla fascinazione suscitata dall’altro lato dell’ideale sinfonico che essa manifesta, non meno essenziale, la combinazione della sua dinamica musicale, ora estremamente potente, e suggestioni di extra-musicali, che conferisce ai suoi brani un’inconfondibile aura etica. Si manifesta qui anche il crescente interesse di Beethoven per la melodia popolare, cosa che non sorprende per chi ha arrangiato oltre 150 canti popolari per Thomson in questi anni. Il ciclo di canzoni An die ferne Geliebte op.98 (1816) segna forse l’approccio più vicino di Beethoven all’ideale di Goethe della Volksweise come base per la composizione della canzone. Semplici melodie evocative di canti e balli folcloristici sono costantemente presenti negli ultimi quartetti e in altra musica. Nel migliore spirito del primo romanticismo, Beethoven cercava un nuovo livello di base di contatto umano attraverso la semplicità della canzone, senza raffinatezza o artificio. Questi suoi toni, “più piacevoli e più gioiosi”, assieme alla sua invocazione all’unità, alla condivisione, alla fratellanza sono tra le ragioni del destino della composizione, scelta quale inno dal Consiglio d’Europa già nel 1972, e poi come Inno dell’Unione Europea nel 1985.

Paolo Maier (anche per le fotografie)

Vi battezzerà in Spirito Santo

BATTESIMO DEL SIGNORE – ANNO B – MARCO 1,7-11
In quel tempo, 7. Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali».
In questa Domenica celebriamo il Battesimo di Gesù. Il Vangelo di Marco ci presenta Gesù che si trova presso il fiume Giordano, prima dell’inizio della sua predicazione. Vive una fase di passaggio: passa dalla “vita nascosta” a quella “pubblica”. Prende coscienza della propria identità e del compito che il Padre gli ha affidato nella storia.
Dio scende nella nostra umanità per farsi vicino, farsi accanto a noi, per offrirci la comunione con Lui, abbassandosi alla nostra portata, mendicando il nostro amore, immergendosi nell’acqua del Giordano come segno della sua partecipazione alla nostra condizione umana.
Dio si abbassa per innalzarci, Dio si umilia per portarci alla gloria.
“Viene dopo di me colui che è più forte di me”: Giovanni dichiara apertamente di non essere il Messia e di somministrare un battesimo inferiore a quello che Cristo stesso porterà. Siamo chiamati ad attendere sempre, ogni momento, colui che ha promesso di venire.
“Io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali”: il Cristo che viene è talmente grande, tanto che il più grande dei profeti non è degno di compiere il servizio più umile nei suoi confronti.
8. «Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
All’epoca di Gesù venivano utilizzati bagni o abluzioni come pratica quotidiana, in particolare tra gli Esseni di Qumran. Giovanni Battista riprende le pratiche già in uso, utilizza l’immersione (una volta sola in vita) a significare l’impegno morale di un cambiamento radicale della propria esistenza vita. Insegna, però, che il suo battesimo è solo la preparazione per un incontro più forte con Dio, alla venuta del Messia.
“Battesimo”: significa immersione completa della persona nell’acqua come bisogno di purificazione. È implicito il riferimento al passaggio del Mar Rosso: dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà della Terra Promessa, dalla morte alla vita.
“Vi battezzerà in Spirito Santo”: Giovanni Battista annuncia il Cristo che ci immergerà nella vita stessa di Dio, grazie allo Spirito. Abbiamo un abissale bisogno di Dio e lo Spirito Santo viene a colmare il bisogno e il desiderio di Lui.
9. Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.
“In quei giorni”: si parla del tempo in cui Giovanni Battista annunciava il desiderio di conversione, di attesa del Messia liberatore.
“Gesù”: il nome significa “Dio salva” (nome comune all’epoca). Il termine corrisponde non solo a ciò che Lui è ma anche a ciò che Lui fa.
“Da Nazaret”: è un paese piccolo, sconosciuto, senza segnalazioni storiche o geografiche di rilievo. Dio ha scelto il nascondimento, la vita ordinaria, semplice, per rivelarsi: questa è la grandezza di Dio!
“Della Galilea”: è una regione di confine, abitata da gente proveniente da tante regioni pagane confinanti, di ogni lingua e religione, perciò ritenuta contaminata.
“Fu battezzato”: Marco invita ad aver fede in Gesù, il Figlio di Dio, che dobbiamo riconoscere anche se si mette in fila come tutti i poveri mortali, peccatori. Gesù si fa solidale in tutto, fuorché nel peccato. Non dobbiamo aver paura del giudizio di Dio perché Egli si spoglia di tutto, si fa servo, per salvarci.
Il battesimo di Gesù è figura della sua morte. Si immerge nel peccato e nella nostra condizione umana, per farci risorgere; si immerge nel nostro male per sconfiggerlo e per guarirci.
“Da Giovanni”: il precursore non avrebbe mai pensato di dover battezzare il suo Dio e Signore. Grande è stata la sua sorpresa. Dio è talmente potente che si fa impotente.
10. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba.
“Uscendo dall’acqua”: mentre l’immersione simboleggia la morte, l’emersione simboleggia la vita nuova, oltre la morte. L’amore di Dio è più forte della morte.
“Vide squarciarsi i cieli”: è scritto nel libro del profeta Isaia: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi” (Isaia 63,19). Il popolo ebreo attendeva che il Cielo, chiuso per l’uomo, venisse aperto dal Salvatore.
“Lo Spirito scendere”: lo stesso Spirito che aleggiava sulle acque all’inizio della creazione, scende su Cristo e dà inizio alla nuova creazione, alla salvezza. Testimonia, inoltre, che davvero Cristo è l’Inviato dal Padre.
“Come colomba”: la colomba richiama l’arca di Noè, segno di una vita salvata dalle acque; richiama lo Spirito di Dio che aleggiava sulle acque all’inizio della creazione; richiama la potenza di Dio che, come su ali possenti, ha portato Israele attraverso il mar Rosso. La colomba è anche simbolo di Israele (cfr. Cantico dei Cantici 1,15).
11. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Il Padre si rivela e si manifesta attestando che Gesù è veramente “il” Figlio.
“Una voce”: sta per rivelazione.
“Tu sei il Figlio mio”: il Padre conferma suo Figlio. Gesù è il Figlio che ama veramente con tutto se stesso. Gesù è il Figlio anche quando è in fila con i peccatori. Gesù è il Figlio perché “non si vergogna di chiamarci fratelli” (Eb 2,11). Gesù è il Figlio anche quando muore tra i malfattori (15,39). È Colui che dona la vita per ogni uomo e per ogni creatura, non solo per i santi, ma anche per gli atei, senza differenza di religione, di razza…
“L’amato”: Gesù è l’unico, così come unico era Isacco (cfr. Genesi 22,2) nell’Antico Testamento.
“In te ho posto il mio compiacimento”: il Padre ribadisce l’identità di Gesù che è Cristo e Figlio, Salvatore e Signore proprio in quanto sacrificato e a servizio dei fratelli. Egli manifesta la verità del Padre finora inaccessibile: “Chi vede me, vede il Padre” (Gv 14,9).
Con il Battesimo siamo divenuti “figli di Dio nel Figlio”. Dio Padre si compiace anche di noi e anche noi siamo i suoi “prediletti”.
Stimiamo la nostra grande dignità e approfondiamo il nostro rapporto con il Padre, con il Figlio e con lo Spirito Santo, per vivere immersi nel mistero d’Amore della Trinità.
Suor Emanuela Biasiolo

Al Contrario!

Un nuovo appuntamento conclude il palinsesto di Resistenze TEATRALI, la Rassegna virtuale promossa dal Centro Teatrale Bresciano che ha raccolto e portato in evidenza vari segmenti del lavoro artistico e produttivo in corso di realizzazione, nonostante i teatri chiusi al pubblico.

Il Centro Teatrale Bresciano offre al pubblico un ulteriore contributo online del percorso dedicato alla drammaturgia contemporanea.

Sabato 9 gennaio 2021, dalle ore 15:30, sarà infatti disponibile la registrazione della lettura scenica di Al Contrario!, testo di straordinaria forza di cui il Centro Teatrale Bresciano, con questa iniziativa, presenta il debutto non solo nazionale ma internazionale, non avendo avuto il testo, fino a oggi, allestimenti o letture pubbliche.

Già previsto nel programma di Teatro Aperto di questa Stagione, Al Contrario! della pluripremiata autrice catalana Lluïsa Cunillé, tra le maggiori autrici per il teatro europee, nella traduzione di Davide Carnevali, vedrà l’interpretazione di Elisabetta Pozzi – direttrice artistica della rassegna –, Fabrizio Martorelli, Eva Cambiale e Francesca Ciocchetti. Un testo di sorprendente attualità, scritto nel 2013, il cui sfondo è rappresentato da un teatro chiuso per debiti e poi dato alle fiamme. Tra gli eccentrici protagonisti della storia, la direttrice del teatro, lo scenografo suo marito, l’amante di lui, la sindaca e, per un sorprendente finale, Ibsen in persona

Girato all’interno del Teatro Sociale di Brescia, il video sarà arricchito da una clip di presentazione dell’autrice a cura di Davide Carnevali, tra i più importanti drammaturghi italiani ed europei e traduttore del testo.

La videoregistrazione sarà disponibile gratuitamente e senza obblighi di registrazione dal sito http://www.centroteatralebresciano.it, sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Centro Teatrale Bresciano, e rimarrà fruibile in seguito per 30 giorni.

Con questo nuovo tassello che si aggiunge all’articolato programma virtuale messo in campo, il Centro Teatrale Bresciano vuole offrire un’ulteriore occasione al proprio pubblico di continuare a trovare spunti di speranza e resistenza umana e civile grazie all’arte teatrale, in attesa di ritornare presto nei Teatri, per emozionarsi insieme.

V.V.

Antologia 2021. Arte moderna e contemporanea


Tornabuoni Arte presenta l’Antologia 2021. Arte moderna e contemporanea, l’appuntamento annuale che, come di consueto, offre un’accurata selezione di opere, frutto dell’importante lavoro di ricerca che la galleria ha svolto nell’arco dell’ultimo anno. In questo particolare momento, dovuto all’emergenza Covid, che ha portato alla chiusura momentanea dei musei e delle gallerie pubbliche, l’esposizione visitabile da dicembre nelle due sedi italiane di Milano e Firenze, acquista un grande valore. È un’opportunità unica non solo per i collezionisti ma per il pubblico in genere per poter visitare una mostra che ripercorre i momenti più significativi della storia dell’arte dagli inizi del XX secolo ad oggi, attraverso i capolavori di alcuni dei suoi principali protagonisti.
Sarà possibile visitare la mostra a Milano (Via Fatebenefratelli, 36) per tutto il 2021.
Tornabuoni Arte si conferma, anche in questa occasione, come un luogo dedicato alla cultura e non solo al mercato. Lo testimonia anche il volume, puntuale e completo, che accompagna l’esposizione con il testo introduttivo Viaggio al termine della forma firmato da Sonia Zampini. Una preziosa guida con un ricco apparato fotografico e testuale, uno strumento di riferimento anche da un punto di vista strettamente didattico.
Il percorso espositivo inizia con una prima sezione che rappresenta l’arte figurativa del XX secolo, a partire dall’opera Versailles, la Galleria degli Specchi, dipinta da Giovanni Boldini intorno al 1871, durante il suo periodo parigino, realizzato a Versailles luogo simbolo dell’Ancien Regime, la cui particolare atmosfera riecheggia lo sfarzo voluto dalla monarchia di Luigi XIV. E prosegue seguendone l’evoluzione attraverso una carrellata di opere straordinarie di maestri come Balla, Campigli, Carrà, Casorati, de Chirico, De Pisis, Guttuso, Magnelli, Marini, Paresce, Prampolini, Rosai, Savinio, Severini, Sironi, Soffici, Tozzi e Viani.
In questa sezione non poteva mancare di certo Giorgio Morandi, tra le figure più emblematiche del panorama artistico del primo Novecento, con una Natura morta del 1930, a testimoniare come la sua pittura sia riuscita a ridisegnare i confini del mondo fisico attraverso la rappresentazione di umili oggetti del nostro vissuto quotidiano che Morandi celebra in modo solenne.
Pablo Picasso con il suo Tasse et paquet de tabac del 1922 segna il passaggio tra la prima e la seconda parte di questa antologia. Picasso, protagonista delle prime avanguardie, contribuisce in modo determinante alla rivoluzione della figurazione pittorica con un nuovo linguaggio che mette in discussione la pittura da cavalletto e che “…interessera` inizialmente l’immagine – come scrive Sonia Zampini – per poi coinvolgere, nel progressivo affermarsi dell’arte contemporanea, i materiali, i contenuti ed infine i luoghi stessi dell’arte”.
La mostra prosegue con opere dal secondo dopoguerra ad oggi e si apre con la figura di una grande artista italiana, Carla Accardi, presente nel volume con alcune importanti opere tra cui un imponente lavoro del 1967, Senza titolo, caratterizzato dall’uso del sicofoil, la cui trasparenza consente di mostrare il telaio che diventa, insieme all’essenzialità del segno, parte fondamentale della struttura visiva. Una sezione densa di tasselli significativi in questo spaccato di storia dell’arte che vede numerose sperimentazioni come Concetto spaziale del 1955 di Lucio Fontana – presente in catalogo anche con altre opere – interprete dello Spazialismo che si allontana ancora di più dalla concezione classica della pittura. Ci sono: una Combustione del 1960 dove Alberto Burri riveste la materia di un ruolo primario; due grandi tele di Hans Hartung, dipinte entrambe nel 1962; il disegno preparatorio di Running Fence, progetto tra i piu` celebrati di Christo e Jeanne-Claude dove una recinzione continua, di circa quaranta chilometri, si estende nella campagna californiana a nord di San Francisco, chiaro esempio di quello che è stata la Land art.

A rappresentare il movimento surrealista, troviamo Jaon Mirò e Sabastian Matta mentre l’Arte Povera, teorizzata sapientemente da Germano Celant, ha, in questa sede, indubbi testimoni come Boetti, Kounellis, Pascali, Pistoletto, Zorio. Il Portrait of Bronka Weintraub, 1986, introduce alla Pop art americana e ai ritratti seriali di Andy Warhol. Molti altri ancora gli artisti che si potranno ammirare: Adami, Afro, Alviani, Angeli, Baj, Calzolari, Capogrossi, Castellani, Ceroli, Chia, Colombo, Crippa, Dadamaino, De Maria, Dorazio, Mambor, Manzoni, Paladino, Pamiggiani, Pomodoro, Mimmo Rotella, Paolo Scheggi, Mario Schifano, Antoni Ta`pies, Joe Tilson, Giulio Turcato, Victor Vasarely e Vedova.
Tra le opere più recenti ricordiamo Libro rosso per la Divina Commedia, 2018, e Oristano, 2010, di Emilio Isgrò, uno dei nomi italiani più conosciuti a livello internazionale, la cui ricerca nasce da diverse discipline, poesia, arte, teatro e letteratura. Isgrò ha il merito di aver creato un nuovo linguaggio attraverso la teorizzazione della cancellatura della parola stessa che restituisce ai testi un nuovo significato.
MILANO, Via Fatebenefratelli 36
Lunedì: 15.00-19.00. Martedì-Sabato: 10.00-13.00 / 15.00-19.00
FIRENZE, Lungarno Benvenuto Cellini 3
Lunedì-Venerdì: 9.00-13.00 / 15.00-19.00. Sabato: 09.00-13.00

S.E.

Il giovane Boccioni

Numerose sono le mostre che negli ultimi decenni hanno indagato la figura e l’opera di Umberto Boccioni. Poche, tuttavia, sono quelle che hanno ripercorso con rigore scientifico la fase giovanile e formativa dell’artista calabrese, in cui lo studio del passato si lega alla volontà irrefrenabile di conoscere il presente e di sperimentare il futuro. A questo periodo -ricco di suggestioni- è dedicata la mostra “Il giovane Boccioni”, con la quale Galleria Bottegantica inaugura la stagione espositiva 2021.

Curata dalla storica dell’arte Virginia Baradel, tra i più accreditati studiosi di Boccioni prefuturista, la rassegna propone una accurata selezione di opere eseguite da Boccioni tra il 1901 e il 1909. Anni nei quali il pittore, allora ventenne, rafforza la sua vocazione artistica attraverso esperienze di studio condotte a Roma, Padova, Venezia e Milano, intervallate dall’importante soggiorno parigino del 1906 e dal successivo viaggio in Russia.
L’influenza delle diverse correnti figurative europee e l’interesse per la tradizione classica e rinascimentale, affiorano ripetutamente nelle opere del periodo e trovano, soprattutto nella produzione grafica, un valido laboratorio di analisi sperimentale, di invenzione e di verifica stilistica che Boccioni conduce in parallelo rispetto alla pittura.

Proprio al lavoro su carta la mostra dedica particolare interesse attraverso una selezione di disegni che coprono gli anni dell’apprendistato del giovane Boccioni. A un primo nucleo di opere -di forte impronta scolastica- risalente al periodo in cui fu allievo di Giacomo Balla e frequentò le scuole di disegno pittorico e di nudo a Roma, se ne affianca un altro -più copioso e diversificato- riconducibile agli anni immediatamente successivi, nei quali il tratto acquista sicurezza nel restituirci precise visioni architettoniche, ritratti curiosi -alcuni dei quali rasentano la caricatura- e figure umane di estrema sintesi formale. Anche le copie da museo appartengono a questo periodo di apprendistato.

Altro aspetto su cui la mostra focalizza l’attenzione riguarda le tempere commerciali che Boccioni dipinge in questi anni per ragioni perlopiù economiche.

La foga di apprendere e di affinare le proprie capacità artistiche caratterizza anche il periodo veneziano dell’artista, durante il quale sperimenta, sotto la guida del pittore Alessandro Zezzos, la tecnica incisoria, i cui esiti, davvero interessanti, sono ben documentati nella rassegna milanese.

Il percorso espositivo della mostra si conclude, come del resto quello formativo dell’artista, con il trasferimento di Boccioni a Milano, nel settembre del 1907. L’interesse per le opere di Giovanni Segantini, Carlo Fornara e di Gaetano Previati, ammirate pochi mesi prima alla Biennale di Venezia, orientano il giovane verso la ricerca di uno stile capace di conciliare la modernità positivista con l’idealità nell’ambito dell’illustrazione e della cartellonistica. La coeva produzione pittorica trova espressione in piccole vedute di paesaggi lombardi che dimostrano tuttavia un superamento della trama impressionista ancora presente nelle tele di periodo veneziano. Nel versante del ritratto, dove il pennello diventa febbrile nella sua urgenza di restituire sulla tela la singolarità di un volto, di una espressione o di un carattere.

In mostra questi temi sono testimoniati da opere di pregio, come Paesaggio lombardo e La madre malata del 1908. Altre documentano invece la parentesi simbolista del 1908-1910, che trova ne Il lutto il suo esito più straziante e esoterico. Altrettanto interessanti sono i bozzetti per il manifesto dell’Esposizione di pittura e scultura promossa dalla Famiglia Artistica a Brunate (maggio-giugno 1909): sintesi perfetta delle diverse cifre stilistiche fin qui acquisite da Boccioni, dal divisionismo, alla pennellata larga e sintetica di matrice postimpressionista, agli echi del modernismo. Accompagna la mostra un importante catalogo, edito da Bottegantica edizioni, con contributi di Virginia Baradel, Ester Coen e Niccolò D’Agati, regesto dei disegni e delle grafiche a cura di Niccolò D’Agati.

Il giovane Boccioni, dal 5 marzo al 5 maggio 2021, Milano, Galleria Bottegantica

Orari: da martedì al sabato 10-13; 15-19

Ingresso libero

S.E.

Selezione borsisti all’Accademia di Francia

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici ha il piacere di annunciare l’apertura del concorso di selezione dei borsisti 2021-2022, che saranno ospitati a Villa Medici a Roma a partire da settembre 2021 per una residenza di creazione, di sperimentazione o di ricerca della durata di 12 mesi.

Il concorso si rivolge ad artisti, creatori e creatrici, ricercatori e ricercatrici già affermati, francofoni, senza criteri di nazionalità. È possibile candidarsi in tutte le discipline della creazione artistica e dei mestieri dell’arte, così come in storia e teoria delle arti, in restauro di opere d’arte o monumenti.

I borsisti beneficiano di una borsa di residenza assegnata mensilmente e dispongono di un appartamento individuale ammobiliato, oltre che di uno spazio di lavoro (atelier o ufficio in funzione delle discipline e delle disponibilità). Villa Medici è inoltre dotata di una biblioteca che conta circa 37.300 volumi con un fondo antico, in particolare musicale, di una sala proiezioni (100 posti a sedere) e di un laboratorio fotografico.

Il numero massimo di borse di residenza attribuite per il periodo 2021-2022 è fissato a sedici. Possono essere ospitati a Villa Medici anche i coniugi e i figli dei borsisti, nei limiti delle capacità di accoglienza dell’Accademia.

Le candidature devono essere presentate sotto forma di una nota che illustri un progetto preciso e descriva i temi di ricerca, la natura dei lavori e le motivazioni del soggiorno a Villa Medici. Sono ammesse le candidature collettive; in tal caso, ogni membro del collettivo riceve una borsa mensile.

Villa Medici, luogo di vita e di lavoro dei borsisti, è situata sulla collina del Pincio, nel centro storico di Roma. Villa del XVI secolo con un giardino di sette ettari, è circondata da un lato dal parco di Villa Borghese e dall’altro dal convento di Trinità dei Monti. Ancorata nel cuore di una grande capitale europea e artistica che non smette di ispirare tutte e tutti coloro che accoglie, la residenza dell’Accademia di Francia a Roma offre ai suoi borsisti uno spazio-tempo interamente dedicato alle loro pratiche e ricerche, in un luogo di sperimentazione al crocevia delle discipline artistiche e in risonanza con altre istituzioni culturali internazionali.

La presenza di sedici borsisti a Roma è un momento propizio per gli incontri e gli scambi, tra i borsisti stessi e con l’equipe dell’Accademia, ma soprattutto con il pubblico e gli attori della scena culturale e artistica romana, italiana ed europea: curatori, artisti invitati, responsabili di istituzioni, ricercatori, galleristi, collezionisti, operatori della rete francese a Roma come l’Institut français Italia o l’École française de Rome, e le Accademie straniere (diciassette a Roma).Per tutta la durata del soggiorno, i borsisti beneficiano del supporto artistico e tecnico dell’équipe dell’Accademia, e sono incoraggiati a partecipare alla vita dell’istituzione e agli eventi che fanno parte del programma artistico e culturale seguendo un approccio interdisciplinare. Tra le iniziative tradizionali in calendario, la Notte Bianca in autunno, l’esposizione annuale dei borsisti in estate, manifestazioni diversificate durante tutto l’anno e il festival ¡Viva Villa! in Francia.

La residenza annuale a Villa Medici è un’esperienza globale che si nutre delle diverse attività dell’Accademia come istituzione poliedrica, rivolta all’Europa e al Mediterraneo allo stesso tempo: luogo di grande patrimonio, laboratorio di creazione e di ricerca, centro d’esposizione e di performance, casa di ricercatori in storia dell’arte e giardino rinascimentale eco-responsabile aperto ai visitatori.

Le candidature possono essere presentate da martedì 5 gennaio alle ore 12.00 a venerdì 5 febbraio 2021 alle ore 12.00 (Central European Time) esclusivamente sulla piattaforma dematerializzata dedicata al concorso, accessibile a questo link:

https://www.villamedici.it/concorso-di-selezione-per-i-borsisti-2021-2022/

I candidati e le candidate devono avere più di diciotto anni il giorno della scadenza per la presentazione delle candidature. Le fasi di preselezione, audizione e selezione saranno effettuate da una giuria composta da personalità qualificate nominate dal Ministero della Cultura. Al termine delle audizioni, la giuria delibera e redige la lista dei candidati di cui propone la nomina alla ministra della Cultura. I borsisti sono nominati per decreto della ministra della Cultura per un periodo massimo di 12 mesi.

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Nasce Utopia SIS dedicata alle Life Sciences

Fondazione Golinelli e Fondazione di Sardegna presentano il progetto Utopia, la prima Società di Investimento Semplice (SIS) in Italia nel settore delle Life Sciences, che ha in corso il processo di formale autorizzazione (presso Banca d’Italia). L’obiettivo di Utopia sarà quello di favorire gli investimenti nei progetti di ricerca ad alto tasso di crescita in ambito medico-scientifico. Con questo progetto nasce una partnership pluriennale di ampio respiro tra le due Fondazioni, dedicata all’education, al trasferimento tecnologico e alla trasformazione della ricerca scientifica in impresa.

In un contesto problematico come quello attuale, il progetto Utopia può essere considerato un’operazione di innesco per sostenere, con un modello nuovo, l’economia del Paese.

La ricerca italiana infatti ha un elevato grado di produttività, classificandosi all’ottavo posto al mondo per la qualità delle pubblicazioni nel campo, ma siamo ancora inferiori alla media europea per il carente sostegno a investimenti in nuove imprese innovative.

Il comparto delle Scienze della Vita rappresenta il settore ad alta tecnologia in cui l’Italia vanta una leadership globale e per questo può contribuire significativamente allo sviluppo economico del Paese. Le fasi iniziali di sviluppo di progetti in questo ambito sono frenate da un drammatico deficit di finanziamento che ne condiziona la crescita: Utopia rappresenta un’opportunità unica per sostenere le start up a più alto contenuto innovativo che stanno esplorando le nuove frontiere del settore.

Andrea Zanotti, Presidente di Fondazione Golinelli, e Antonello Cabras, Presidente di Fondazione di Sardegna, faranno entrambi parte della governance di Utopia, a testimonianza di come i due promotori istituzionali credano fortemente nel progetto; con loro anche Antonio Falcone, esperto del settore, anch’egli promotore dell’iniziativa.

Il team d’investimento, sarà composto da figure di alto profilo con competenze differenti e complementari nel settore Life Science, oltre che nel venture capital, e avrà il supporto di un comitato tecnico-scientifico formato dai massimi esperti dei settori di riferimento, tra cui Sergio Abrignani, Direttore scientifico dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare.

La sede legale e operativa della SIS Utopia sarà all’Opificio Golinelli, nell’ala nuova – all’interno dei suoi 14.000 mq. – dedicata a industria a ricerca.

Dichiara Andrea Zanotti: «Fondazione Golinelli mette a disposizione del Sistema-Paese Opificio Golinelli e l’ecosistema per l’innovazione sviluppato in questi anni: una filiera integrata di educazione, formazione, ricerca, trasferimento tecnologico, incubazione, accelerazione e venture capital. L’Opificio ha già un’intera ala dedicata alle imprese, che ospita, tra gli altri, G-Factor, l’Incubatore-Acceleratore di start up della Fondazione e il Competence center di Industria 4.0 Bi-Rex. La Fondazione ha dunque arricchito, con Utopia, il suo assetto organizzativo, avviato con il piano di sviluppo pluriennale Opus 2065, e ha trovato in Fondazione di Sardegna, ente che da sempre sostiene l’innovazione e mira a elevare il livello scientifico della collettività nel suo territorio, il partner ideale per un’azione congiunta a livello nazionale.»

«Fondazione di Sardegna conferma, con l’accordo con Fondazione Golinelli, la scelta strategica di investire nel venture capital, nell’innovazione e nella ricerca, come testimoniano la nostra collaborazione ormai ultra-decennale con le Università di Cagliari e di Sassari e la nascita della società dedicata all’innovazione Innois – afferma Antonello Cabras. La situazione che stiamo attraversando a livello globale ci spinge a investire ancora di più sulle Life Sciences, che rappresentano il settore con le maggiori prospettive di crescita futura. Lo facciamo con un partner prestigioso, che ha la peculiarità di nascere da una grande storia imprenditoriale, impegnandoci sia con Utopia per dare uno stimolo agli investimenti, sia con le attività di sostegno all’educazione e formazione, all’innovazione e alla imprenditorialità giovanile».

«Sono estremamente felice di far parte di questo innovativo progetto di sviluppo unico per il sistema paese, dichiara Antonio Falcone. Un progetto che unisce per formazione, impresa e finanza etica. In questo momento l’emergenza sanitaria Covid ha dimostrato, purtroppo, quanto sia importante e fondamentale per il sistema Italia, puntare sulla ricerca e l’innovazione del settore Health. Questi mesi hanno evidenziato ancora di più l’importanza di unire le forze migliori per un fine comune».

A livello globale l’healthcare sarà nei prossimi anni il settore che avrà il più grande investimento in ricerca: si stima che tra il 2019 e il 2024 saranno investiti nel settore 1.000 miliardi di dollari a livello globale.

In Italia il settore delle Scienze della Vita – che include l’industria farmaceutica, quella biotecnologica, quella della produzione di dispositivi biomedici e i servizi sanitari – rappresenta uno degli ambiti di punta ad alta tecnologia in cui siamo specializzati, e può contribuire significativamente allo sviluppo economico nazionale, attraendo quote crescenti delle risorse finanziarie che ogni anno sono investite in ricerca e sviluppo a livello internazionale e che possono tradursi in investimenti e creazione di posti di lavoro.

La ricerca infatti ha un elevato grado di produttività, classificandosi all’ottavo posto al mondo per la qualità delle pubblicazioni nel campo, ma siamo ancora inferiori alla media europea per il carente sostegno a investimenti in nuove imprese innovative.

La SIS Utopia ha come obiettivo quello di colmare tale divario e di investire nei migliori progetti ad alto tasso di crescita ampliando l’ecosistema medico-scientifico italiano; di fornire il capitale di sviluppo che spesso manca per sostenere la ricerca; di offrire anche una struttura che risponda alle necessità degli innovatori italiani, carenti per know-how imprenditoriale e per il network di ingresso nel mercato.

Le società target saranno supportate per il rafforzamento del team, la validazione del proprio modello di business e la valorizzazione della proprietà intellettuale.

I focus settoriali di Utopia sono: i disease modifying drugs, farmaci sperimentali innovativi in grado di modificare in modo radicale il decorso delle malattie e offrire un’alternativa terapeutica a bisogni medici; i dispositivi medici – chirurgici, diagnostici e terapeutici – che possano offrire una radicale innovazione nella gestione delle patologie; gli strumenti diagnostici e biomarcatori per migliorare la gestione terapeutica di patologie particolarmente critiche e caratterizzare pazienti finora non identificati; l’impiego dell’intelligenza artificiale in campo medico.

Delos

Il “Cristo benedicente” donato dalla famiglia Mezzelani

Da Alessandria d’Egitto all’Etiopia, passando da Capo di Buona Speranza per tornare in Italia, prima a Viareggio, poi a Genova e infine a Verona. Tra una guerra mondiale e l’altra. Il ‘Cristo Benedicente coronato di spine’, opera attribuita a Francesco di Bosio Zaganelli, ha un’incredibile storia da raccontare. Quella della famiglia Mezzelani che l’ha acquistato a fine ‘800, portandolo con sé di viaggio in viaggio. E non appena i musei riapriranno tutti potranno vederla, perché la tavola ora ha trovato dimora a Castelvecchio. I fratelli Paolo, Margherita ed Eleonora l’hanno donata alla città. “Verona ci accolse con la sua bellezza tanti anni fa, dopo lungo peregrinare. Ora vogliamo lasciare questo capolavoro della nostra famiglia al Museo di Castelvecchio, uno degli spazi espositivi più belli d’Italia”. L’opera su tavola databile tra il XV e il XVI era stata acquistata dal nonno materno, medico di bordo nel Mediterraneo. Ereditata dalla madre e, infine, dai tre fratelli cresciuti assieme al dipinto che, fino a qualche giorno fa, troneggiava nella sala da pranzo della casa di famiglia. E ora, impreziosisce la sala del Bellini.

Il dipinto, dalle contenute dimensioni, raffigura il Cristo con la mano destra alzata nel gesto benedicente, mentre la sinistra è elegantemente appoggiata al busto. Il volto giovanile è contornato da lunghi capelli ondulati e da un’impalpabile barba. L’alta fronte è rigata da gocce di sangue provocate dalle ferite inferte dalla corona di spine che cinge il capo, ma l’espressione del Cristo, dal sereno sguardo e dalle labbra dischiuse, non lascia trasparire emozioni di dolore. Sullo sfondo costruzioni turrite e agglomerati urbani sono immersi in un paesaggio naturale che sfuma in lontananza in una cerulea tonalità.

Un dono meraviglioso alla città – ha detto Sboarina -. Ricevere un Cristo Benedicente in questo momento complicato e incerto ha un valore simbolico inestimabile, oltre che artistico e culturale. Il nostro Museo si arricchisce di un’opera che porta con sé una storia incredibile, quella della famiglia Mezzelani. Ringrazio per questo tutti i fratelli che, separandosi da questo dipinto, l’hanno voluto regalare per sempre alla città e a tutti i visitatori che, speriamo quanto prima, torneranno numerosi. Si tratta dell’ennesima donazione che riceviamo, gesti di grande generosità perché lasciano dei veri e propri capolavori in eredità al patrimonio culturale dell’umanità”.

Un segno di grande attenzione alla città che ha accolto la famiglia Mezzelani tanti anni fa e di riconoscimento al valore inestimabile del nostro patrimonio museale – ha detto Briani -. In questo momento i musei sono chiusi ma stiamo lavorando incessantemente per far pulsare il loro cuore e mantenerli vivi e attivi, pronti a riaprire non appena sarà possibile. La cultura non si ferma e Verona oggi si arricchisce di un capolavoro”.

Un’opera ancora da studiare – ha concluso Rossi -, sarà infatti interessante approfondire la ricerca sull’autore e sulla tavola, che potrebbe far parte di una composizione. Affianco al dipinto racconteremo la sua storia, in modo che tutti la conoscano e ne apprezzino il valore non solo artistico, ma anche di vita vissuta nel corso dei secoli”.

L’opera viene attribuita a Francesco di Bosio Zaganelli (Cotignola, 1460 – Ravenna 1532), sulla base di confronti tra il piccolo olio su tavola e altre opere dell’artista, in cui si possono riscontrare simili stilemi e ductus pittorico, in particolare negli sfumati e nella resa dei volti. Attivo nella nativa Cotignola, Zaganelli inizia la sua produzione in stretta collaborazione con il fratello Bernardino, con cui conduce una bottega fino ai primi anni Dieci del Cinquecento, periodo in cui Francesco risulta risiedere a Ravenna. Mentre Bernardino si mantiene entro i binari di un’educazione ferrarese-bolognese, Francesco fu spirito inquieto, sollecitato dalle più disparate tendenze pittoriche del tempo, dal venetismo romagnolo divulgato da Palmezzano, Carrari e Rondinelli ai primi esperimenti grafici di origine nordica, elaborando le sue composizioni in una promiscuità di scuole e stili diversi.
L’opera è stata collocata al secondo piano della Reggia scaligera, accanto ad altri capolavori della seconda metà del Quattrocento di scuola veneta come quelli di Giovanni Bellini e a dipinti di pittori attivi agli esordi del Cinquecento in area padana, come Girolamo da Cotignola e Cristoforo Canozi da Lendinara.


Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Carnevale veronese 2021 posticipato a maggio

Il Carnevale 2021 si farà, con la grande festa del venerdì gnocolar fissata per il 7 maggio. L’ampio programma di eventi prenderà infatti il via in primavera, a partire dall’11 aprile. Una tabella di marcia posticipata di qualche mese rispetto alle date tradizionali che, per quest’anno, prevedevano il venerdì gnocolar nella giornata del 12 febbraio.

Una proposta alternativa, che punta a realizzare anche per il 2021 il Carnevale veronese e, in particolare, nonostante le incertezze collegate alla pandemia, la consueta e amata sfilata dei carri per le vie del centro storico.

Programma 491° Bacanal del Gnoco. Primo appuntamento previsto per l’11 aprire, alle ore 11, con la cerimonia della posa della statua del Papà del Gnoco.

Sabato 24 aprile, alle ore 17, le maschere si ritroveranno alla Basilica di San Zeno per la consueta Santa Messa. Da sabato 1° maggio a domenica 10 maggio, in piazza San Zeno sarà allestito il ‘Villaggio del Carnevale’, dove, domenica 2 maggio, dalle ore 8 alle 23, sarà effettuata l’elezione del 491° Papà del Gnoco.

Lunedì 3 maggio, ore 19,30, incoronazione del Sire del Carnevale alla Gran Guardia.

Il 7 maggio, con la tradizionale sfilata di carri, Verona festeggerà per le vie cittadine il venerdì gnocolar. Nella mattinata, il papà del Gnoco, accompagnato dalle principali maschere della tradizione, si incontrerà con Presidente della Provincia, Prefetto e Sindaco. Dalle 13.45, con avvio da corso Porta Nuova, partenza del corteo.

Domenica 9 maggio, alle ore 14, Cavalcata storica di Can Francesco della Scala. Martedì 11 maggio, ore 19.30, ultimo di carnevale con festa in maschera in Gran Guardia.

La sfilata notturna dei carri, invece, si terrà sabato 29 maggio, a partire dalle ore 20.

Sabato 11 settembre, alle ore 19.30 in piazza San Zeno, evento di chiusura del Carnevale con il ‘Maccheronicum convivio Gnocolarum’.

Novità 2021. Distribuzione dell’album del Carnevale ‘Veronesi Tutti Mati’. Realizzato con una struttura simile ai famosi album delle figurine, tanto amati dai giovani di ieri e di oggi, l’album conterrà una particolareggiata descrizione delle origini della tradizione del Carnevale, con la presentazione dei suoi costumi e personaggi più rappresentativi.

Inoltre, come simbolo delle difficoltà vissute nell’anno appena passato e le tante speranze per il futuro, in occasione del Carnevale 2021 sarà realizzata una speciale miniatura, di circa 40 centimetri, del papà del Gnoco.

Il programma del Carnevale è stato illustrato questa mattina dall’assessore al Turismo Francesca Toffali insieme al presidente del Comitato Carnevale Bacanal del Gnoco Valerio Corradi.

L’obiettivo è quello di non saltare l’anno – ha sottolineato l’assessore –, perché venga data l’opportunità di garantire, anche in un contesto di difficoltà, la continuità del Carnevale veronese, fra le più antiche tradizioni popolari italiane e la cui maschera è la più vecchia d’Italia. Sarebbe un peccato ‘mortale’ non sostenerne la realizzazione anche nel 2021. Il suo svolgimento è il segale di una ritrovata normalità. La speranza è che si riprenda quanto prima tutte le nostre normali attività, per superare definitivamente questo lungo periodo di incertezza. Sarà un’edizione per molti aspetti rinnovata che, per la prima volta, non rispetterà le tradizionali tempistiche temporali. La stagione carnevalesca di quest’anno, infatti, si svolgerà in piena primavera, fra i mesi di aprile e maggio. Una nuova sfida che l’Amministrazione sostiene con grande forza e convinzione”.

Il Carnevale popolare veronese non si ferma – ha dichiarato Corradi –. Si tratta di una delle nostre più importanti tradizioni, che vogliamo resti un grande appuntamento di festa e spensieratezza per tutti. Per questo ci siamo impegnati nella stesura di una programmazione che, anche per quest’anno, garantisca la realizzazione di tutti i tradizionali eventi collegati al Carnevale, con qualche novità. Un impegno che vogliamo mantenere e per il quale i comitati carnevaleschi veronesi stanno lavorando tutti insieme, con la massima volontà ed entusiasmo”.

Roberto Bolis