“Barocco 2020. Vitaliano VI. L’invenzione dell’Isola Bella”

L’Isola Bella

In questo particolare anno, palindromo, bisestile e carico di incognite, si sommano gli anniversari importanti, molti dei quali centenari. Nella cornice affascinante, emozionante e un po’ magica delle Isole Borromee, sul lago Maggiore, si celebra il Barocco piemontese e, con una bella mostra, l’artefice della maestosità dell’Isola celebrata, invidiata e frequentata da molti letterati e personaggi di calibro, l’Isola Bella. Quattrocento anni di interessanti opere e affascinanti realizzazioni, oggi a disposizione del pubblico sia per la visita, sull’Isola Bella, di Palazzo Borromeo, sia per la visita dei superbi giardini all’italiana.

Palazzo Borromeo: l’ala del Salone che ospita la mostra

Si accede al Palazzo Borromeo in modo ordinato e nel rispetto delle norme vigenti, quindi si arriva a visitare l’interessante mostra “Vitaliano VI. L’invenzione dell’Isola Bella”, allestita nell’ampio e ben illuminato salone ultimato dal discendente di Vitaliano VI, Vitaliano IX, nel 1956, e del quale è esposto il modello ligneo, accanto ai progetti non solo del palazzo, ma anche dei giardini dell’Isola Bella.

Modello ligneo del Palazzo

Il conte Borromeo Vitaliano VI, nella seconda metà del Seicento, in pieno stile barocco dell’Italia nord-occidentale, era stato protagonista della fortuna rinnovata della famiglia Borromeo, e lo si può ammirare attraverso dipinti, busti di terracotta e di marmo, documenti esposti per la prima volta al pubblico, dopo avere attraversato circa metà sale del Palazzo, con importanti arredi e fregi e decorazioni originali ancora. La bellezza superba dell’Isola, non era soltanto un vezzo estetico: il progetto politico che sottende era chiaro all’artefice del progetto. Vitaliano VI ben sapeva che creare un sorprendente scenario per i propri importanti ospiti avrebbe sostenuto le strategie della famiglia Borromeo, assicurando prestigio e importanti incarichi agli eredi di San Carlo e di Federico Borromeo. Vitaliano VI e Giberto III, che era cardinale alla corte papale, riescono a tessere una rete di alleanze tra le più importanti corti europee come Madrid, Vienna e la stessa Roma, in modo da allargare gli scenari di una famiglia imparentata con tutte le corone più in vista. Il piccolo “stato” dei Borromeo, antica famiglia di origine feudale, sul lago Maggiore, sarebbe stato famoso ben oltre i confini, ma si sarebbe avvalso di potentissimi legami: imparentarsi con gli Odescalchi, ad esempio, grazie al matrimonio di Carlo IV Borromeo con la nipote del papa Innocenzo XI Odescalchi: la festa nuziale verrà organizzata proprio sul lago Maggiore, nel 1677.

Busto di Vitaliano VI Borromeo, Carlo Simonetta

Vitaliano VI è ricordato con busti celebrativi (quello di Carlo Simonetta è l’unico prodotto mentre il conte era ancora vivo) e ritratti, accanto a quadri che riproducono altri appartenenti all’illustre famiglia. Quindi, ecco i progetti della trasformazione di uno scoglio lacustre in un eccelso esempio di raffinatezza, già agognato dal padre di Vitaliano VI, Carlo III. I documenti risalgono al 1660-1665, artefice principale l’architetto Andrea Biffi: accanto alle modificazioni della dimora, con la creazione delle grotte, ad esempio, ecco il terrazzamento e la realizzazione dei giardini, di cui sono esposte in mostra 24 carte originali del 1686. L’Isola Bella diventa tappa obbligata del Gran Tour e la sua trasformazione continuerà anche dopo la morte di Vitaliano VI, avvenuta nel 1690.

La mostra è visitabile fino al primo novembre prossimo nell’ambito del percorso di vista di Palazzo Borromeo all’Isola Bella, Stresa, sul lago Maggiore. Apertura dalle 10 alle 17.30, con biglietto che permette di visitare anche i giardini.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

“Musiche del maestro Ennio Morricone” a Ferrara

Sarà dedicato alle “Musiche del maestro Ennio Morricone” il concerto della Banda Filarmonica comunale Ludovico Ariosto in programma per lunedì 17 agosto 2020 alle 21 nell’ambito della rassegna gastronomica “100 Giorni della Tavola Rotonda” organizzata dalla Contrada Borgo San Giovanni all’interno del Centro sociale Il Parco (via Canapa 4, Ferrara).

L’iniziativa, con finalità di beneficenza a favore dell’associazione “Opera Matteo”, è stata presentata dall’assessore alle Politiche Sociali Cristina Coletti e dal presidente dell’Ente Palio di Ferrara Nicola Borsetti.

“A nome dell’Amministrazione comunale esprimo gratitudine – ha affermato l’assessore Coletti – per quello che la contrada del Borgo di San Giovanni sta facendo per la nostra città. La beneficenza è un aspetto importante che unisce le persone per raggiungere obiettivi utili e in questo momento abbiamo bisogno che la città si stringa attorno agli aspetti di fragilità che emergono”.

“Abbiamo bisogno di azioni e iniziative come queste – ha sottolineato il presidente dell’Ente Palio Borsetti – in una periodo come questo. Le contrade si sono rimboccate le maniche e stanno operando egregiamente su tanti fronti, una reazione che riempie tutti di orgoglio e soddisfazione”

Nel corso del concerto verranno presentati e interpretati dalla Banda Filarmonica comunale Ludovico Ariosto i brani più belli e conosciuti composti dal maestro Morricone recentemente scomparso. L’ingresso alla serata musicale organizzata nella sede del Centro sociale Il Parco è gratuito e parte dell’incasso della serata relativo ai punti ristoro verrà devoluto all’associazione Opera Matteo.

 

Alessandro Zangara

 

 

 

Assegnato il titolo italiano di parapendio

Grazie a una settimana benedetta dal bel tempo e una meteorologia che sembrava creata apposta per volare in parapendio, non ci sono stati problemi ad assegnare il titolo italiano 2020 di questa disciplina.

Nei cieli sopra i comuni di Cuorgnè e Chiesanuova (Torino) un’ottantina di piloti, compresa una manciata di stranieri, si sono affrontati lungo sei percorsi, uno al giorno, tra i 52 e oltre 107 km. Quindi un campo di gara esteso dalla pedemontana piemontese fino alla pianura e ai laghi di Viverone e Candia. Organizzazione: Aero Club Lega Piloti con la collaborazione dell’associazione locale Volo Libero Santa Elisabetta e il patrocinio di FIVL.

Dopo alterne vicende ha prevalso il campione del mondo in carica, Joachim Oberhauser, altoatesino di Termeno (Bolzano). A contendergli il titolo Marco Busetta, geologo siciliano Christian Biasi di Rovereto (Trento), e il pilota di casa Marco Littamè. Occuperanno alla fine rispettivamente la seconda, terza e quarta posizione.

Titolo femminile a Silvia Buzzi Ferraris, pilota milanese facente parte della nazionale vincitrice del titolo mondiale di parapendio lo scorso anno in Macedonia.

Sono stati assegnati anche gli scudetti nelle classi Serial e Sport, cioè piloti che volano con parapendio meno performanti di quelli utilizzati da Joachim e compagni.

Nella prima lo ha vinto Alberto Castagna, seguito da Daniele Belvilaqua ed Alessandro Fuzzi. Nella Sport titolo a Valerio Marchetti davanti a Riccardo Marchetto ed Alessandro Pompei.

Contrariamente a quello di parapendio, il Campionato Italiano di volo in deltaplano è incappato in una settimana di vento eccessivo le cui raffiche hanno spazzato il comprensorio del Monte Cucco sopra Sigillo in Umbria, sede prevista per la manifestazione.

Agli organizzatori (Aero Club Lega Piloti con il supporto dell’associazione Volo Libero Monte Cucco) non è rimasta altra decisione che tenere con i piedi a terra i circa 60 piloti da 16 nazioni già presenti in loco. Infatti, grazie alla formula open è permessa la partecipazione anche agli stranieri che avrebbero concorso al trofeo Piero Alberini, ma non se ne è fatto nulla neppure di questo.

Pertanto titolo nazionale e trofeo non sono stati assegnati e giustamente perché il volo libero in deltaplano e parapendio è fortemente legato alle condizioni del tempo. Dovere di chi organizza le competizioni è quello di badare alla sicurezza dei piloti prima ancora di assegnare qualunque medaglia che non vale mai il correre imprudenze.

 

Gustavo Vitali

A Verona il primo Murafestival

Prende forma il primo MuraFestival 2020, l’iniziativa voluta dall’Amministrazione per fornire occasioni di svago ai cittadini durante l’estate, valorizzando il patrimonio difensivo delle mura e dei suoi valli e facendoli vivere dalla mattina alla sera, occasioni di svago in sicurezza dati gli ampi spazi aperti.

Ad accendersi per primo di luce e numerose proposte di intrattenimento è il bastione di San Bernardino, tra Porta Palio e San Zeno. Dall’ultima settimana di agosto e per tutto il mese di settembre, l’area ospiterà iniziative sportive, ludiche, teatrali e musicali, in grado di soddisfare le esigenze di tutti, dai bimbi e le loro famiglie, dagli appassionati di yoga e pilates agli amanti della musica e del cibo, che sarà assicurato dalla presenza di food truck a tema.

Tutto sarà all’insegna della sostenibilità e dell’impatto zero, nel rispetto di un’area che è patrimonio Unesco e come tale va tutelata.

Le vecchie panche lasceranno quindi spazio ai plaid stesi direttamente sull’erba, al posto delle seggiole ci saranno le balle di fieno e una pedana in legno sarà il palco per spettacoli e concerti.

La maggior parte degli eventi sarà gratuita, circa il 60 per cento, per una manifestazione a costo zero per il Comune e che si sovvenziona con gli introiti delle somministrazioni e dello sbigliettamento delle iniziative a pagamento.

Saranno inoltre garantite tutte le misure anti Covid-19.

L’idea, come richiesto dall’Amministrazione, è quella di far vivere il bastione durante tutta la giornata, con iniziative pensate in base agli orari e concentrando le attività per bambini e famiglie nel weekend. Tempo permettendo, il festival potrà essere prolungato anche nel mese di ottobre.

“E’ il primo passo del percorso che stiamo portando avanti per valorizzare questo patrimonio, bene dell’umanità – ha dettol’assessore Toffali -. Un sogno che si avvera e che si inserisce a pieno titolo nel calendario delle proposte promosse quest’anno dal Comune per i 20 anni dal riconoscimento di Verona quale patrimonio mondiale Unesco. L’attenzione dei veronesi per questi luoghi non convenzionali è molto alta, puntiamo a valorizzarli con iniziative mai fatte prima in città. Se l’interesse sarà alto potremo non solo farlo diventare un appuntamento fisso ma anche allargarlo ad altri tratti della cinta muraria”.

Roberto Bolis

 

 

A “D’estate al Chiostro” Cabra e Campironi

D’estate al Chiostro. Sette letture sceniche per ricominciare la rassegna estiva del Centro Teatrale Brescianosi conclude questa settimana con l’ultimo degli appuntamenti che hanno visto alcuni dei più grandi artisti della scena teatrale italiana – legati al CTB e alla città da lunga collaborazione e amicizia, protagonisti delle produzioni dello Stabile bresciano della Stagione 2020-2021 Gli infiniti mondi – alternarsi sul palcoscenico allestito nel Chiostro Santa Chiara.

Giovedì 6 e venerdì 7 agosto, alle ore 21.30, il Chiostro del Teatro Mina Mezzadridi Brescia (Contrada Santa Chiara 50/A) ospiterà l’attore bresciano di caratura nazionale Fausto Cabra e la compositrice e musicista Mimosa Campironi, protagonisti dell’appuntamento intitolato Il grande inquisitore. Una lettura in jazz.

Fausto Cabra rilegge le vertiginose pagine sul Grande Inquisitore da I fratelli Karamazov. Al suo fianco, in un esperimento di improvvisazione e contaminazione tra le voci di numerosi strumenti e la parola, è la musicista Mimosa Campironi.

In questa indimenticabile parabola sul ritorno di Cristo in terra, riconosciuto e condannato a morte dalla Chiesa, è racchiusa una delle più alte meditazioni sulla libertà e sul rapporto tra fede e potere. Un duello tra due visioni del mondo che culmina nell’enigmatico, sconvolgente gesto finale di Cristo, in cui si racchiude tutta la sua sovrumana, insondabile e incompresa misericordia.

La rassegna estiva del Centro Teatrale Bresciano ha registrato il tutto esaurito in tutti gli appuntamenti.

Gli artisti hanno presentano pezzi per solisti o a due voci in coinvolgenti letture, con nuove drammaturgie o elaborazioni originali di grandi testi letterari e teatrali che, grazie alla loro straordinaria bravura, hanno preso vita tra le arcate del chiostro illuminato dalle suggestive luci di Cesare Agoni.

Una rassegna ad alta temperatura culturale, concepita e realizzata nel rispetto di ogni misura di sicurezza per il pubblico, pensata per riallacciare dopo la lunga pausa degliscorsi mesi il rapporto unico e speciale tra spettatori e artisti, e per vivere l’estate in città in compagnia delle emozioni insostituibili del teatro.

 

V.V. (anche per le fotografie)

 

 

 

 

Baluardo dell’Amore: a Ferrara apre un parco archeologico nei luoghi dell’antica porta cittadina lungo le Mura sud

Dopo quattrocento anni Ferrara riporta alla luce il Baluardo dell’Amore offrendo al pubblico un itinerario di visita che ricalca fedelmente i percorsi originariamente tracciati dagli Estensi. Il nuovo Parco archeologico realizzato dal Comune di Ferrara nel tratto sud delle mura cittadine, in corrispondenza dell’antica Porta d’amore, è stato aperto ufficialmente al pubblico.

“Siamo soddisfatti – ha affermato l’assessore ai Lavori pubblici Maggi – per l’apertura alla fruizione di cittadini e turisti di un nuovo bene monumentale, uno spazio recuperato con grande cura che racconta la storia antica, le origini della nostra città. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questo importante risultato, aumentando il fascino e l’attrattività delle nostre Mura storiche”.

Il Baluardo dell’Amore è integrato nel tratto di mura meridionale della città che costituiva la cortina militare più attrezzata per la difesa; si colloca circa a metà della via dei Baluardi e rappresenta il focus prospettico per chi percorre via Porta d’Amore in direzione mura.

Su tale baluardo si ergeva dal 1936 un fabbricato adibito a scuola materna (Scuola Bianca Merletti), dal disegno fedele al periodo d’origine. La scuola occupava una superficie in pianta di circa mq.500 e si affacciava con due piani fuori terra su via dei Baluardi.

Alla destra dell’edificio scolastico si trovava un piccolo fabbricato in mattoni a vista e copertura in coppi, utilizzato come deposito.

I lavori di demolizione dei manufatti e le opere di messa in sicurezza del baluardo dell’Amore, così come previsto dal I Lotto Funzionale del progetto di “Demolizione della Scuola Bianca Merletti e Riqualificazione del Baluardo dell’Amore”, sono iniziati in data 04/08/2007 e terminati in data 19/02/2008; durante questi lavori ed a seguito dell’esecuzione di saggi statici sulla superficie del baluardo, vennero alla luce alcuni ritrovamenti architettonici storici che necessitavano quantomeno di un approfondimento conoscitivo.

Accogliendo le indicazioni espresse dalla allora Soprintendenza BB.AA.PP., la predisposizione del progetto esecutivo del II lotto riguardante il Recupero e Valorizzazione del Baluardo dell’Amore, doveva essere anticipato da opere di scavo e di indagine archeologica per la ricerca di strutture interrate, da concordare con la competente Soprintendenza per i Beni Archeologici.

La campagna di scavi archeologici eseguita fra il 2013 e 2014, all’interno del II Lotto Funzionale – I Stralcio, ha messo in luce i resti dell’antica Porta d’Amore del 1451 e nella parte centrale del baluardo dell’Amore, i resti di un piccolo bastione in muratura, denominato “rivellino”, mai ultimato completamente. Quest’ultimo, realizzato nel 1557 per volere di Ercole II d’Este in difesa della quattrocentesca Porta dell’Amore, era un tipico baluardo cinquecentesco a forma di freccia, cioè “alla moderna”. Tale fortificazione venne solo in parte demolita e per il resto inglobata nell’attuale baluardo dell’Amore.

Nell’area oggetto di studio sono state scoperte, infine, altre costruzioni, parti integranti dell’intera fortificazione, come un locale “casamattato” con volta a botte, importanti aperture nei fianchi del baluardo alfonsiano, antiche pavimentazioni e persino un piccolo ma evocativo oratorio; tali ritrovati ricoprono un’area di circa mq.650.

Lo stato generale delle murature ritrovate, evidenziarono porzioni decoese a causa del collassamento delle malte, in particolar modo sulle creste delle stesse murature e localizzati problemi strutturali come sulla volta lato est (collegamento parco archeologico-vallo); le pavimentazioni ritrovate, a causa di avvallamenti evidenti, presentavano ristagni di acqua.

A seguito degli interventi previsti ed eseguiti all’interno del II Lotto – I Stralcio del progetto di riqualificazione ed in linea con le prescrizioni della Soprintendenza per i Beni Archeologici, le murature sono state completamente consolidate e restaurate, le pavimentazioni protette e ricoperte da teli e successivo strato di stabilizzato così come sono state rivestite provvisoriamente le murature in elevazione con teli di “tessuto non tessuto”; di fatto, si trattava di un’area archeologica “congelata”, in attesa di un progetto di completamento di riqualificazione paesaggistica ed architettonica finalizzato anche alla ricucitura del percorso sopra mura ed alla permeabilità pedonale della cinta muraria, fra città e vallo sottomura.
A seguito del completamento degli scavi archeologici e dell’esecuzione delle opere di restauro e consolidamento dei ritrovati nell’ambito del II Lotto I Stralcio, sono state eseguite le indagini archeologiche mirate ad esplorare la sequenza stratigrafica dei paramenti murari e dei pavimenti oltre che i rilievi architettonici dell’intera area interessata mediante laser-scanner; ciò ha permesso di rappresentare fedelmente lo stato di fatto e di ricostruire la storia del luogo dal quattrocento ad oggi.

Sulla base di queste conoscenze ha preso forma il progetto per la realizzazione del Parco Archeologico del Baluardo dell’Amore che, nel rispetto della conservazione dei ritrovati, prevedeva la valorizzazione del bene al fine di “raccontare” al visitatore una parte di storia estense fra le più importanti della Ferrara antica.

Si potranno ammirare dopo circa 400 anni le strutture originarie, tombate per disposizioni papali attorno al 1630 e ricalcare le orme dei predecessori estensi del XV e XVI secolo, attraversando la piazza d’armi, passando sotto ed all’interno del I livello della Porta dell’Amore, piuttosto che salire sulle antiche cannoniere per immaginarsi scene belliche difensive e ritrovare gli originari coni ottici delle guardie estensi.

L’esigenza di un intervento funzionale volto alla ricucitura del percorso sopra mura ed alla permeabilità pedonale della cinta muraria, fra città e vallo sottomura, hanno presentato l’occasione per disegnare i percorsi di visita del Parco Archeologico ricalcando fedelmente i percorsi degli estensi.

L’accesso al Parco Archeologico è allestito su via Baluardi tramite un cancello in ferro interposto fra le due cortine di recinzione dell’area realizzate tramite una composizione di gabbie metalliche con il sistema del terreno rinforzato al fine di riconsegnare verso l’esterno la continuità del terrapieno verde delle mura. Il visitatore in entrata si troverà di fronte una cortina muraria, costituita dai resti della cinta borsiana e della Porta dell’Amore (XV sec.) che, “estrusa/riallestita” verso l’alto, con l’uso di una struttura metallica, si innalzerà riproponendo le volumetrie originarie degli stessi manufatti. Sopra tale cortina, è stata installata la passerella di ricucitura del percorso mura, al centro della quale si trova il livello superiore della Porta dell’Amore; ripristinando così la continuità della promenade cittadina, si permetterà di osservare il Parco Archeologico dall’alto a 360° nonché di entrare, proprio come facevano gli Estensi, all’interno del livello superiore dell’antica torre, riproposto spazialmente.Il visitatore potrà addentrarsi nel Parco, passando sotto la Porta, grazie all’apertura ad arco “ricostruito” e dopo aver osservato i ritrovati interni alla torre, fra i quali una rampa di scale in cotto che raggiungeva il livello superiore, potrà uscire per osservare i manufatti di un diverso periodo storico: il XVI secolo. Si troverà di fronte al rivellino a forma di freccia del 1557, restaurato e consolidato, all’interno del quale sono visitabili due piccoli ambienti con volte a botte, uno al centro adibito in origine a deposito armi, e l’altro, sull’asse nord-ovest, adibito a piccolo oratorio. Sulla muratura del piccolo baluardo sono ben visibili linee d’imposta, conci e chiavi di volte che rievocano il sistema di copertura della “galleria” interposta fra le mura di Borso ed il rivellino; sulle estremità opposte, a nord-ovest ed a sud-est, si aprono i varchi che permettono l’uscita al vallo sottomura, aperti, consolidati e restaurati durante i precedenti lavori.

L’intera superficie di calpestio dell’area interna al Parco, è costituita da una nuova pavimentazione che lavorata e disegnata “cita” le originarie pavimentazioni ritrovate, già adeguatamente protette secondo le indicazioni impartite dalle Soprintendenze preposte.

Importo complessivo dell’opera: 420.000 euro, finanziato in parte con risorse regionali POR FESR 2014-2020 Asse 5 – “La Grande Cornice Verde” (per 300.000 euro) e in parte con risorse comunali (per 120.000 euro).

Alessandro Zangara (anche per le fotografie)

 

Rodolfo Zanchetta corre la mezza maratona all’eta’ di 87 anni

Rodolfo Zanchetta e il sindaco di Verona Sboarina

Correre mezza maratona all’età di 87 anni non è da tutti. Farlo in poco più di tre ore è un’impresa straordinaria. A portare a casa il grande risultato è il veronese Rodolfo Zanchetta, che il 1° marzo a Londra ha partecipato all’Half Maraton vincendo nella categoria ‘senior’.

soddisfazione che fin da subito ha voluto condividere con la sua città e con il sindaco Federico Sboarina, con il quale ha intrattenuto una corrispondenza via mail durante il Covid.

Finalmente poi l’incontro a palazzo Barbieri, durante il quale il maratoneta ha consegnato al sindaco il suo libro, ‘Diario di un marciatore europeo’.

“Normalmente penso ai nostri anziani come ad una risorsa insostituibile – ha detto il sindaco -, per il ruolo che hanno avuto in passato e per ciò che rappresentano nella società di oggi. Rodolfo Zanchetta va oltre tutto ciò, lui è l’eccezionale che non smette mai di stupire. La sua ultima impresa sportiva a Londra ne è la dimostrazione, ha corso i 21 chilometri con un tempo da far invidia ad atleti ben più giovani. Sono davvero contento di averlo incontrato, è un esempio non solo per le persone più anziane ma per tutti noi. Costanza e determinazione fanno raggiungere risultati straordinari”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Santarosa Pastry Cup 2020

Quest’anno avrebbe spento nove candeline il Santarosa Pastry Cup, la kermesse gastronomica dedicata al dolce che fu realizzato per la prima volta nel 1700 nell’omonimo monastero a picco sul mare di Conca dei Marini. Utilizziamo volutamente il condizionale perché, dopo mesi di silenzio, in seguito a lunghe riflessioni e confronti, mossi da un profondo senso di responsabilità, comunichiamo ufficialmente al nostro pubblico la decisione unanime di rimandare al 2021 la IX edizione del Santarosa Pastry Cup.

Una scelta sicuramente sofferta ma, a nostro avviso, l’unica strada percorribile nella situazione di incertezza che stiamo ancora vivendo. Avremo, quindi, più tempo a disposizione per organizzare una manifestazione che renda merito a un capolavoro della pasticceria campana, consolidando il successo di un evento che, negli anni, ha saputo ritagliarsi una sua identità.

Una delle caratteristiche del Santarosa Pastry Cup è sempre stata quella di regalare piacevoli sorprese e anche quest’anno, nonostante tutto, saremo lieti di annunciarne una molto piacevole. A presto…

Tiziana Carbone, Nicola Pansa, Antonio Vuolo

La Toscanini Next in concerto “Fra America ed Europa”

“Fra America ed Europa”: questo il tema del concerto de La Toscanini Next diretta da Roger Catino in programma per  mercoledì 5 agosto 2020 alle 21.15 nel Cortile del Castello Estense (largo Castello 1 Ferrara). L’appuntamento è inserito all’interno della rassegna “Tempo d’estate a Ferrara”. I biglietti sono disponibili sul sito del Teatro Comunale di Ferrara, all’indirizzo http://www.teatrocomunaleferrara.it. Ingresso posto unico: 10 euro.

Colonne sonore e canzoni, balli e ballate, remix d’opere. Praticamente un gioco pirotecnico all’insegna della contaminazioni degli stili accostandoli senza pudore anzi osando con prepotenza. Così “Fra America ed Europa” rappresenta uno straordinario, sorprendente viaggio tra le due sponde dell’Atlantico e si comincerà con “Tango para mi Hermana” di Andrea Coruzzi e si proseguirà con capolavori quali l’immortale “New York, New York” di John Kander, “Take five” di Paul Desmond, “The entertainer” di Scott Joplin (colonna sonora del film “La stangata” con Paul Newman e Robert Redford), “Oblivion” di Astor Piazzolla, “Lady Be Good” di George Gershwin e “La dolce vita” di Nino Rota. Musica di compositori che hanno segnato la storia musicale del secolo scorso ma anche musica popolare ad altissimo livello, come “Sous le ciel de Paris” scritta da Hubert Giraud per Edith Piaf e poi interpretata da Yves Montand, “Adios nonino” di Astor Piazzolla, “Fou Rire” di Richard Galliano, la “Carmen Fantasia” dal capolavoro di Georges Bizet, “Cumparsita” di Gerardo Matos Rodriguez ed infine la “Czarda” di Vittorio Monti. Svariate proposte portano in scena o meglio rovesciano sul pubblico un’infinità di stati d’animo, sentimenti ed emozioni come solo sa fare la musica, capace di riunire in un’unica voce lingue e linguaggi all’insegna di un sentire comune o, meglio, universale.

Ad eseguirlo l’ensemble de La Toscanini Next che comprende quattro sax, fisarmonica, violino, pianoforte, contrabbasso, flauto, oboe, clarinetto e fagotto.
La Toscanini NEXT – La Toscanini NEXT è un progetto innovativo de La Toscanini in collaborazione e con il sostegno della rete culturale della regione Emilia-Romagna. Nata per dare una formazione trasversale e un’opportunità di lavoro a giovani musicisti, è un’orchestra formata da 51 musicisti under 35 che nasce e si sviluppa in Emilia-Romagna, con un’impronta nazionale, al servizio della comunità. Il suo è un percorso di Alta Formazione, fatto di teoria e pratica, con docenti d’eccellenza, che si fonde con l’attività concertistica. Tale percorso è mirato alla crescita, qualificazione professionale e innovazione, mentre l’interazione e commistione tra generi e stili, la cifra di riconoscimento della sua attività produttiva. In questo senso l’orchestra ricerca nuovi repertori, new note, in grado di coinvolgere generi e stili differenti, dal jazz al contemporaneo, dal musical all’elettronica. Unisce sonorità classiche al pop sinfonico; offre ai giovani orchestrali la possibilità di confrontarsi con il repertorio sinfonico e cameristico più impegnativo, affascinante e popolare della musica classica contribuendo alla sua diffusione e valorizzazione. Si apre anche al cinema, alla magia della musica per le immagini, alle funzioni drammaturgiche del suono con un repertorio di colonne sonore da Oscar. Suo intendimento è di portare la musica nelle piazze, nei teatri, nei luoghi della cultura e della memoria, entra nel tessuto connettivo del territorio avvicinandosi al pubblico. Con la Toscanini NEXT nasce il primo campus musicale che unisce l’Emilia, il Centro di Produzione Musicale “Arturo Toscanini” di Parma, alla Romagna con la Scuola di Musica “Giuseppe Sarti” di Faenza. Due esempi di spazi riconvertiti, il complesso ex Salesiani di Faenza e la nuova casa della Toscanini, riqualificati e affidati allo sviluppo culturale della società.

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)