Riccardo Zangelmi. Forever young

Il MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna, nell’ambito della VI edizione di RavennaMosaico 2019, Biennale di Mosaico Contemporaneo, grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e di Edison, presenta la mostra intitolata Riccardo Zangelmi. Forever young.

Riccardo Zangelmi, primo ed unico LEGO® Certified Professional italiano in un ristretto gruppo di sole 14 persone nel mondo, torna in questa occasione ad esporre negli spazi della Loggetta Lombardesca, presentando un evento personale per la prima volta in un museo pubblico, dopo essere stato già presente nella precedente edizione della Biennale con la sua opera Brickvision Fly, realizzata con 105.000 mattoncini, all’interno del percorso Montezuma, Fontana, Mirko. La scultura a mosaico dalle origini ad oggi.

La mostra è composta da 20 opere realizzate con quasi 800mila mattoncini colorati, e, secondo le intenzioni dell’artista, rappresenta un vero e proprio progetto creativo costituito da oggetti, ricordi e fantasie legati al mondo dell’infanzia, con l’obiettivo di far emergere il fanciullino che si nasconde ancora in ognuno di noi.

Siamo, infatti, guidati nel percorso da coinvolgenti sculture raffiguranti bambini, realizzate in questi ultimi mesi appositamente per l’appuntamento ravennate, che ci trascinano in un mondo e un tempo in cui noi stessi, grazie a quegli stessi mattoncini, avevamo la libertà di creare quello che la nostra fantasia ci suggeriva e di dare forma alla nostra immaginazione.

Opere bidimensionali, sculture e oggetti di design, che nascono da un rigoroso studio e da una puntuale progettazione scientifica, ma connotati da una giocosa vena di ironia, riproponendoci sotto una nuova luce il concetto di “assemblare” proprio del mosaico, permettendoci così, l’azzardo di accostare i mattoncini più famosi al mondo alle antiche tessere, in una versione Pop.

Dalle parole dello stesso artista percepiamo la poesia con la quale vuole condurci in questo viaggio a ritroso, per ritrovare oggi i bambini che eravamo ieri: “In questa mostra troviamo Hope, la speranza, la più preziosa tra le aspirazioni, innata in ogni bambino o Chiedilo alle stelle che raffigura un universo di sogni nel quale immergersi e cercare quello più importante e che racconta la mia storia di fanciullo perso fra i Lego, con la voglia di trovare una strada”.

Riccardo Zangelmi ha voluto celebrare la città che ospita la sua prima importante mostra museale e ha appositamente realizzato un’opera raffigurante Dante Alighieri che entrerà a far parte delle collezioni permanenti del MAR; a mostra inaugurata sarà inoltre possibile per i visitatori acquistare presso il bookshop del museo, in edizione limitata ed esclusiva, un’opera a tema dantesco costruita con i mattoncini più famosi al mondo.

Riccardo Zangelmi. Forever young

MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna

dal 5 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020

Francesca Boschetti – Daniele Carnoli

 

Monopoly Verona. Castelvecchio è la terza casella

Un altro luogo per rappresentare la bellissima città di Verona. La terza casella del Monopoly sarà dedicata a Castelvecchio. Per anni a difesa della città e teatro di tanti avvenimenti storici, oggi Castelvecchio ospita il Museo Civico di Verona, uno dei più importanti centri culturali di Verona.

Francesca Briani, assessore alla Cultura e al Turismo, spiega così questa scelta:
“Castelvecchio è uno dei luoghi del cuore di Verona. Antico maniero, un tempo residenza degli scaligeri, è oggi scrigno d’arte come museo cittadino e meta di migliaia di turisti impegnati a fotografarsi sul suo romantico ponte che attraversa l’Adige. La terza casella ufficiale di Monopoly Verona non poteva che essere Castelvecchio, monumento simbolo della nostra città e testimone di quello straordinario periodo storico che furono le Signorie.
Per altro il grande castello ha uno stretto legame con le due caselle già svelate: vanta uno dei due ponti storici della città, l’altro è ponte Pietra, e collega il centro con l’Arsenale asburgico”.

Ponte Pietra, Arsenale e Castelvecchio sono quindi le tre scelte sicure, per il gioco da tavolo che tutti i veronesi stanno aspettando!

Chissà se prima delle vacanze Mr. Monopoly ci riserverà qualche altra sorpresa.

Roberto Bolis (anche per la foto)

La Nazionale di parapendio in Macedonia

È sbarcata a Kruscevo nella Macedonia del nord la nazionale che rappresenterà l’Italia alla 16.a edizione dei Campionati del Mondo di parapendio organizzata sotto l’egida della FAI, Fédération Aéronautique Internationale.

Fanno parte del team azzurro la milanese Silvia Buzzi Ferraris, Christian Biasi di Rovereto (Trento), Marco Busetta di Paternò (Catania), Joachim Oberhauser di Termeno (Bolzano), Alberto Vitale pilota ragusano trapiantato a Bologna e Alberto Castagna di Cologno Monzese (Milano) in veste di CT.

Tutti francesi i titoli da difendere a partire da quello a squadre e poi quelli individuali con Pierre Remy il maschile e Seiko Fukuoka Naville il femminile. Li avevano conquistati in Italia nel 2017. Ci proveranno le 48 nazioni iscritte per un totale di 146 piloti, comprese 21 donne. L’Italia si presenta come vice campione d’Europa a squadre, titolo conquistato lo scorso anno in Portogallo. La manifestazione si chiuderà il 18 agosto.

Kruscevo, posta a 1350 metri di altitudine e a 159 km dalla capitale macedone Skopje, è la città più alta dei Balcani. I piloti utilizzeranno principalmente due siti di decollo, uno a 1420 metri di altitudine esposto verso la valle della Pelagonia e l’altro molto vicino al primo a 1440 metri. Da qui i piloti spiccheranno i voli lungo percorsi che potrebbero toccare distanze prossime ai 100 km. Sono previsti dieci prove, una al giorno meteo permettendo, inframezzate da un giorno di riposo. Sommando i risultati di queste sarà compilata la classifica finale per eleggere i nuovi campioni del mondo di volo in parapendio.

Nel frattempo, dopo i mondiali di deltaplano che hanno visto l’ennesimo trionfo azzurro, i cieli del Friuli ospiteranno fino al 15 agosto la tappa italiana della Coppa del Mondo di volo acrobatico in parapendio AcroMax. Sette giorni con i migliori piloti di questa disciplina che coloreranno il cielo sopra il Lago dei Tre Comuni (Udine) cosiddetto dai paesi che vi si affacciano, Cavazzo, Bordano e Trasaghis, una cinquantina di piloti stranieri e nostrani si sfideranno per la conquista della Coppa del Mondo di volo acrobatico in parapendio. Organizza la manifestazione con epicentro a Trasaghis il Volo Libero Friuli che ha anche in calendario il campionato del mondo 2020 di questa specialità.

Gustavo Vitali (anche per la foto)

Il Castello Estense non va in ferie e propone “Bello di notte”

Si intitola “Bello di notte” il ciclo di aperture notturne del Castello estense di Ferrara, che offrirà la possibilità di visite guidate, aperitivi e piccole escursioni panoramiche anche nelle serate di mercoledì 14 e 21 agosto 2019 con riapertura nella seconda parte della giornata dalle 19.30 alle 23.30 (chiusura biglietteria 22.45).

Per l’occasione, durante le serate sarà possibile visitare il Castello alla tariffa speciale di 2€ (+ 2€ per la salita facoltativa alla Torre) e cogliere l’opportunità di partecipare a visite guidate, attività didattiche, iniziative musicali e teatrali.

Per partecipare alle iniziative, a pagamento, è necessaria la prenotazione, telefonando allo 0532 299233 o scrivendo una e-mail a castelloestense@comune.fe.it fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Durante le serate sarà aperta ad entrata libera la Caffetteria del Castello al piano nobile.

 

Alessandro Zangara

 

Grande successo con proroga fino a gennaio 2020 per la mostra di Fiorese alla GAM

Grande successo con proroga fino a gennaio 2020 per l’esposizione “Mauro Fiorese. Treasure Rooms (2014-2016)”.

Oltre 24 mila visitatori in circa 100 giorni di apertura che, dal 5 aprile di quest’anno, primo giorno della mostra, hanno fatto visita all’esposizione in programma alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti – GAM, di Verona.

Un’alta affluenza che ha spinto gli organizzatori a prorogare l’esposizione, che resterà aperta al pubblico fino al 26 gennaio 2020.

“Cittadini turisti ed appassionati – spiega l’assessore alla Cultura Francesca Briani –, avranno la possibilità di poter ammirare, per ulteriori 4 mesi, la chiusura era infatti prevista per il 22 settembre, lo splendido ultimo lavoro dell’artista veronese Mauro Fiorese. Un’esposizione che dall’apertura ha già registrato oltre 24 mila visitatori, confermando non solo l’alta qualità artistica degli scatti di Fiorese, prematuramente scomparso nel 2016, ma anche il positivo percorso intrapreso da questa Amministrazione nel complessivo rilancio della qualità espositiva del sistema museale veronese”.

Attraverso ventisei scatti, prodotti da Fiorese dal 2014 al 2016, i depositi dei maggiori musei italiani, in tutto tredici, si mostrano per la prima volta al pubblico in tutta la loro bellezza. Una finestra aperta sulle più preziose collezioni d’arte, sapientemente custodite negli archivi del Museo di Castelvecchio a Verona, della Galleria degli Uffizi, della Galleria Borghese, del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, di Capodimonte, del Museo Correr e del MART di Rovereto. Le immagini fotografichein grande formato sono state messe a disposizione dalla Galleria Boxart di Verona, curatrice del progetto artistico.

La mostra, oltre a presentare per la prima volta la serie completa Treasure Rooms di Mauro Fiorese, invita il visitatore a riflettere sulle funzioni chiave dei depositi, in un omaggio alla straordinaria storia dell’arte italiana e al grande lavoro svolto dietro le quinte dei musei d’eccellenza.

 

Roberto Bolis

Rapporto di Amnesty International sulle Filippine

In un rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha denunciato che l’ondata di omicidi di polizia scatenati tre anni fa dall’assassina campagna contro la droga del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte continua a distruggere vite umane e a devastare intere comunità.
L’organizzazione per i diritti umani ha sollecitato le Nazioni Unite ad avviare immediatamente un’indagine sulle gravi violazioni dei diritti umani e sui possibili crimini contro l’umanità commessi nel contesto della “guerra alla droga”.
Le forze di polizia operano nella totale impunità uccidendo persone delle zone più povere delle Filippine i cui nomi compaiono su “liste di sorvegliati” redatte al di fuori di qualsiasi procedura giudiziaria.
Il governo filippino ha riconosciuto almeno 6600 uccisioni da parte della polizia ma molte migliaia di altri omicidi commessi da sconosciuti sarebbero probabilmente collegati alle forze di polizia.
Dopo il trasferimento di una serie di alti funzionari di polizia dalla regione metropolitana di Manila, l’epicentro della campagna di omicidi è ora la provincia di Bulacan, nella regione di Luzon centrale.
Il presidente Duterte ha più volte difeso la “guerra alla droga” parlando di “criminali” la cui uccisione è “giustificabile”.
Il rapporto odierno aggiorna una precedente ricerca pubblicata da Amnesty International nel gennaio 2017, dalla quale era emerso che la polizia prendeva sistematicamente di mira le persone più povere e indifese del paese mettendo loro addosso le “prove”, assoldando sicari, rubando i beni personali delle persone uccise e falsificando rapporti ufficiali.
Amnesty International ha esaminato 20 casi, in cui sono state uccise 27 persone, avvenuti nella provincia di Bulacan tra maggio 2018 e aprile 2019.
“Essere poveri nelle Filippine di Duterte è molto pericoloso: per finire assassinati basta un’accusa non provata di uso, acquisto o vendita di droga. Ovunque ci siamo recati per svolgere le nostre ricerche abbiamo incontrato gente terrorizzata. La paura è ora penetrata a fondo nel tessuto sociale del paese”, ha dichiarato Nicholas Bequelin, direttore per l’Asia orientale e sudorientale di Amnesty International.
Molti omicidi, lo stesso modello
In ciascuna operazione di polizia esaminata da Amnesty International, la polizia ha citato la stessa giustificazione preconfezionata: una retata di spacciatori in cui si è costretti a ricorrere alla forza letale a causa della reazione armata dei fermati.
Le famiglie delle vittime e i testimoni oculari hanno smentito questa versione dei fatti sostenendo che la vittima non aveva mai avuto un’arma o era troppo povera per possederne una; oppure che essa prima era finita nel nulla e, a cadavere rinvenuto, era stata immediatamente definita uno spacciatore.
Secondo un’esperta della scientifica consultata da Amnesty International, i rapporti ufficiali della polizia non rispettano gli standard minimi di plausibilità: “Sono uno uguale all’altro. Più che rapporti, sembrano dei facsimile”.
In un caso la polizia ha affermato che Jovan Magtanong, 30 anni e padre di tre figli, aveva aperto il fuoco contro gli agenti e che sulla scena del crimine erano stati trovati un sacchetto contenente droga e una pistola calibro 38. I testimoni oculari hanno descritto tutta un’altra scena: quando è stato chiamato alla porta di casa e poi colpito stava dormendo insieme ai suoi bambini, non aveva una pistola e non si drogava da oltre un anno.
Dalle liste dei sorvegliati alle liste della morte

Nella maggior parte dei casi esaminati da Amnesty International, i nomi delle persone uccise erano inclusi in liste di sorvegliati per motivi di droga compilate dalle autorità al di fuori di qualsiasi procedura giudiziaria.
È su queste liste che la polizia si basa per compiere arresti o uccidere. I funzionari locali, sono sotto pressione per mostrare risultati attraverso la raccolta dei nomi di presunti “consumatori”, “spacciatori”, “finanziatori” e “protettori” nella loro zona di competenza. Secondo Amnesty International, queste liste sono illegali, ingiustificabili e inverosimili e costituiscono un’ulteriore prova dell’accanimento del governo contro le comunità povere e marginalizzate.
Gli attivisti per i diritti umani, i funzionari locali e altre persone ascoltate da Amnesty International hanno confermato che non c’è modo per essere tolti da queste liste, che dunque creano un sistema di sorveglianza e rischio permanenti.
“Il governo Duterte ha creato una lotteria mortale in cui le autorità possono manipolare e controllare le liste, a prescindere se le persone elencate siano o meno consumatori o spacciatori. È un sistema ingordo e cinico che premia l’obbedienza cieca e l’assassinio”, ha commentato Bequelin.
Le responsabilità della polizia
L’enorme incremento delle uccisioni illegali nella provincia di Bulacan è stato preceduto da una serie di trasferimenti ai vertici della polizia. Comandanti precedentemente in servizio nella regione metropolitana di Manila, in cui precedentemente si contava il maggior numero di vittime, sono stati promossi a incarichi più elevati nella provincia e in tutta la regione di Luzon centrale.
Uno di loro è l’Alto sovrintendente Chito Bersaluna, capo della polizia della città di Caloocan quando, nell’agosto 2017, venne ucciso il 17enne Kian delos Santos. A seguito dell’attenzione suscitata dal caso, Bersaluna è stato posto per un certo periodo in “congedo amministrativo” e tre suoi sottoposti sono stati condannati.
È giunto il momento di un’indagine delle Nazioni Unite
Con la sola eccezione degli agenti condannati per l’omicidio di Kian delos Santos, le autorità filippine non hanno svolto indagini credibili per processare i responsabili delle uccisioni illegali e delle esecuzioni extragiudiziali nel contesto delle operazioni di contrasto alla droga.
Il nuovo rapporto di Amnesty International va ad aggiungersi alle sempre più numerose prove che le violazioni dei diritti umani commesse durante la “guerra alla droga” costituiscono crimini contro l’umanità.
Finora il governo delle Filippine ha cercato di respingere ogni tentativo di indagare a livello internazionale. Quando, nel febbraio 2018, il Tribunale penale internazionale ha lanciato un esame preliminare della situazione, il presidente Duterte ha subito annunciato che il paese si sarebbe ritirato dallo Statuto del tribunale, cosa poi accaduta nel marzo 2019.
Il rapporto di Amnesty International mette anche in evidenza la clamorosa inadeguatezza dei programmi di riabilitazione e dei trattamenti antidroga. Il contrario di ciò che servirebbe, per ridurre i rischi e i danni associati all’uso di droghe e soprattutto per porre fine all’attuale campagna di violenza e paura.
L’organizzazione per i diritti umani ha chiesto al Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani di avviare immediatamente un’indagine indipendente, imparziale ed efficace sulle violazioni commesse durante la “guerra alla droga”, inclusi i crimini di diritto internazionale.
Analogamente, Amnesty International chiede all’ufficio della Procuratrice del Tribunale penale internazionale di accelerare l’esame della situazione e aprire una piena e completa indagine.
Il rapporto è online all’indirizzo:
https://www.amnesty.it/filippine-la-guerra-alla-droga-ha-fatto-almeno-6600-morti-amnesty-international-sollecita-uninchiesta-delle-nazioni-unite/

Amnesty International Italia

Vivaldi. La mia vita, la mia musica

“Vivaldi. La mia vita, la mia musica” è il titolo della mostra in programma a Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni di Bologna fino al 3 novembre prossimo. Prodotta da Emotional Experiences Srl e da Genus Bononiae. Musei nella città, la mostra-show intende raccontare Antonio Vivaldi ad un vasto pubblico, sia agli appassionati di musica classica sia a quelli che vorranno esplorare la vicenda umana ed artistica dell’autore de “Le Quattro Stagioni”.

Un percorso immersivo in musica, parole, immagini e spettacolari videomapping che porta lo spettatore dentro la straordinaria vicenda artistica ed umana del Prete Rosso – così chiamato per via della sua chioma fulva -, dall’infanzia al sacerdozio, dagli anni di insegnamento di musica presso l’Ospedale della Pietà di Venezia, dove erano ospitati gli orfani della città, ai successi internazionali sino all’oblio che inghiottì per quasi due secoli la sua figura e la sua musica.

Ad accompagnare attraverso l’audioguida il visitatore è la voce inconfondibile di Giancarlo Giannini, attore e indimenticabile doppiatore delle star hollywoodiane, che interpreta Vivaldi. Un Vivaldi ormai anziano che giunto al termine della sua vita si racconta in una confessione amicale ed intima, tra ricordi e nostalgia, ma soprattutto dichiara il suo amore verso la musica, compagna di tutta la vita.

Il percorso si snoda attraverso le sale del Piano Nobile di Palazzo Fava: dalla Sala Carracci, in cui ad accompagnare lo spettatore è una suggestione della memoria raccontata attraverso le immagini di un Vivaldi bambino, al cuore del furor creativo, dal sacerdozio agli anni di insegnamento alle orfanelle. La Sala Rubianesca ospita la ricostruzione di un teatro d’epoca, durante l’esecuzione delle opere: ad essa succede la Sala Giasone, ultima tappa del percorso, che lascia spazio ad un trionfo di musiche e spettacolari immagini fino all’acme del finale.

Un percorso che sarà fruibile anche dai più piccoli: sono infatti a disposizione audioguide ad hoc con testi adattati, che permetteranno anche ai bambini di intraprendere il viaggio alla scoperta delle musiche immortali di uno dei più grandi compositori di tutti i tempi.

“Vivaldi. La mia vita, la mia musica”

Palazzo Fava, via Manzoni 2, Bologna. Orari: Lunedì chiuso; da Martedì a Domenica: 10-19

 

G.B.