Tato futurista. Inventore dell’aereopittura

“Caproni 100 in acrobazia”, 1928/29

Fino al 6 dicembre, la Camera dei Deputati (Palazzo Valdina, Roma) apre le porte al pubblico che potrà ammirare la mostra dedicata a Guglielmo Sansoni, in arte Tato (Bologna 1896 – Roma 1974) artista futurista italiano, inventore e padre dell’aeropittura.

L’esposizione, curata da Salvatore Ventura su progetto e coordinamento curatoriale di Cornelia Bujin, coglie l’occasione dell’importante ricorrenza dei cento anni dell’incontro di Tato con Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista. In tal senso la volontà di comunicare, attraverso la visione di alcune opere selezionate di aeropittura di Tato, quell’entusiasmo, quell’emotività e quella forza visionaria di un’epoca, grazie allo sguardo sensibile e geniale di uno dei suoi principali artisti.

Con circa ventisei opere tra oli su tela, tempere su carta, dipinti su ceramica e foto originali d’epoca, incentrati sulla visione emozionale del paesaggio italiano visto da nuovi e inesplorati punti di vista come gli aerei in volo, la mostra pone l’accento proprio sul ruolo primario dell’avanguardia italiana nel fermento degli albori del Novecento, individuando il ruolo del collezionismo d’autore e dello studio scientifico, come custode del patrimonio della memoria storica e punto nodale dei nuovi processi di fruizione del “bene condiviso”.

L’avanguardia artistica italiana è uno dei più sensibili specchi della grande rivoluzione della modernità dove il dinamismo, l’aeropittura e la sperimentazione, comunicano perfettamente le inquietudini, lo stupore, le emozioni di chi per la prima volta sente il brivido della velocità, del suono registrato e vede lo spazio urbano e la terra dall’alto.

L’aeropittura si colloca in questo senso nell’ambito del secondo futurismo iniziando tuttavia ad affermarsi negli anni successivi alla prima guerra mondiale e trovando in D’Annunzio eroe-aviatore, un indubbio precursore.

“Sensazioni di volo -Terzo tempo”, 1929

L’aeropittura e il suo manifesto entusiasmo per il volo e la velocità aerea, scandisce le immagini per piani di colore riproponendo luoghi e paesaggi italiani in prospettiva aerea.

Il tema pittorico della “veduta” tra natura e modernità, si lega così al racconto delle trasformazioni dello spazio tra ruralità e urbanizzazione di un’Italia in evoluzione. Un viaggio ininterrotto agli albori del XX secolo attraverso gli occhi sensibili di Tato nella visione esaltante di un paesaggio in cui, il dinamismo di strade e ferrovie, si intreccia con la staticità metafisica d’insondabili labirinti meccanici.

Tra le opere in esposizione “Sorvolando in spirale il Colosseo (Spiralata)” 1930 esposto al Guggenheim Museum di New York nel 2014 in occasione della mostra ItalianFuturism, 1909–1944: Reconstructing the Universe, “Aeroplani + Metropoli” 1930, “Paesaggio in velocità – scivolamento d’ala” 1930, “Sport” 1930, “Avvitamento” 1930, “Sorvolando Sabaudia” 1934, “Spiralata” 1936, “ Volo notturno” 1936, “Atterrando” 1937, “Sensazioni di volo II tempo” 1929, “Il dirigibile Italia al polo Nord” 1928, “Alba futurista” 1926.

La mostra è organizzata da Civita. Il catalogo è edito da Palombi.

 

Barbara Izzo (anche per le fotografie)

 

 

 

I concerti al Museo del Saxofono

Prende il via al Museo del Saxofono una stagione di concerti, masterclass ed eventi speciali per celebrare una location unica al mondo e che ha l’obiettivo di promuovere ed avvicinare giovani, appassionati e cittadini alla musica dal vivo, con particolare riguardo verso il saxofono e gli strumenti a fiato. Cittadini, musicisti ed appassionati potranno così visitare il Museo, straordinariamente aperto anche di sera, dalle 19.30 alle 24.00, ed usufruire di un ricco programma di spettacoli dal vivo.

Dopo la masterclass ed il concerto tenuti da Max Ionata lo scorso 9 novembre, che hanno anticipato la rassegna creando numerosi consensi anche da parte di un pubblico non esperto ma curioso, aprirà la stagione musicale, sabato 23 novembre, il gruppo THE JAZZ RUSSELL, una formazione capitanata da Filippo Delogu che ha l’ambizione di portare nel repertorio del jazz tradizionale l’approccio più libero del jazz contemporaneo.

Il 7 dicembre è poi la volta di ANCESTRAL, un progetto del raffinato musicista Renato Vecchio che vede protagonisti i suoni ancestrali di strumenti a fiato di diverse etnie come il duduk, la zurna, ethnic flute, chalumeau, accompagnati da loop machine e sequenze.

Sabato 14 dicembre è di scena il  LUCA VELOTTI 4TET, l’ancia elegante del jazz italiano. Si tratta di un evento di prestigio che prevede una masterclass del leader storico dell’orchestra di Paolo Conte e, a seguire, un concerto del suo ensemble. Un viaggio musicale dalle pigre atmosfere di New Orleans fino alle notti di New York, dai blues di Chicago alle suggestioni caraibiche e sudamericane di coro ed habanera.

La prima parte della rassegna, a conclusione del 2019, termina il 21 dicembre con il concerto SAXOCHRISTMAS che vede protagonisti il direttore e fondatore del Museo Attilio Berni, con alcuni dei più rari ed inusuali strumenti del Museo del Saxofono ed il Concorde Choir diretto dall’artista norvegese Nina Pedersen. Un fascinoso connubio, affatto scontato, tra voci ed ance attraverso i classici del jazz classico e gli standard natalizi più famosi.

Prima dei concerti (ingresso € 10) alle ore 19.30 circa, gli ospiti potranno sempre godere di un buffet di intrattenimento (€ 5).

Sabato 23 novembre

Ore 21:00

CONCERTO

THE JAZZ RUSSELL

“Quando la ritmica tradizionale si fa solista contemporaneo…”

Filippo Delogu (chitarra-direzione), Alfredo Romeo (batteria), Light Palone e Fabrizio Montemarano (contrabbasso), Andrea Nuzzo (Hammond, Rhodes).

Sabato 7 dicembre

Ore 21:00

ANCESTRAL

“Suoni ancestrali e moderne suggestioni…”

Renato Vecchio (duduk, zurna, ethnic flute, chalumeau, accompagnati da loop machine e sequenze) con la partecipazione di Michele Simoncini (keyboards)

Sabato 14 dicembre

Ore 17.00

MASTERCLASS

Un approccio risolutivo per imparare ad improvvisare il jazz

Ore 21.00

CONCERTO

LUCA VELOTTI QUARTET

“L’ancia elegante del jazz classico italiano”

Luca Velotti (clarinetto, sax tenore, sax soprano), Michele Ariodante (chitarra 7 corde, voce), Gerardo Bartoccini (double bass), Carlo Battisti (batteria)

Sabato 21 dicembre

Ore 21:00

CONCERTO

SAXOCHRISTMAS  

ATTILIO BERNI & NINA PEDERSEN  Swing e classici natalizi

Attilio Berni (saxofoni), Alessandro Crispolti (pianoforte), Alfredo Romeo (batteria), Christian Antinozzi (contrabbasso)

Concorde Choir diretto da Nina Pedersen

Museo del Saxofono, via dei Molini snc (angolo via Reggiani) 00054 – Maccarese, Fiumicino (RM)

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Il quartetto Emerson in musiche di Beethoven, Dvorak e Bartok alla IUC

Martedì 19 novembre 2019 alle 20.30 per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti torna nell’Aula Magna della Sapienza (P.le Aldo Moro 5) torna a Roma il Quartetto Emerson, uno degli ensemble da camera di maggior prestigio degli ultimi decenni, vincitore di nove Grammy, di tre Gramophone Awards, del Richard J. Bogomolny National Service Award (la più alta onorificenza statunitense nell’ambito della musica da camera) e del Premio Avery Fisher, nonché premiato come “Ensemble of the Year” da Musical America e insignito di vari riconoscimenti internazionali. Nel 2016 la Universal ha dedicato all’Emerson per il 40° anniversario un box di ben 52 CD con tutte le sue registrazioni effettuate per una delle case discografiche più prestigiose in ambito classico, la Deutsche Grammophon.

Formatosi a New York, l’Emerson è quartetto in residence dello Smithsonian Institution di Washington D.C. e i suoi quattro componenti insegnano alla Stony Brook University: è dunque l’espressione della raffinata cultura delle più prestigiose istituzioni e università della east coast americana. I membri del quartetto sono i violinisti Eugene Drucker e Philip Setzer, il violista Lawrence Dutton e il violoncellista Paul Watkins, subentrato nel 2013. Un loro tratto distintivo è che i due violinisti si alternano nella parte di primo e secondo violino.

Suoneranno musiche di Dvorak, Bartok e Beethoven. Di Antonin Dvorak il Quartetto n. 12 op. 96 “Americano”: è il più bello e più noto dei quartetti del compositore ceco ed ha una stretta relazione col paese da cui proviene l’Emerson, dato che fu scritto in America negli anni in cui Dvorak dirigeva il Conservatorio di New York. Il compositore amava moltissimo la musica popolare, non solo quella della sua terra ma tutta la musica popolare, però qui non cita letteralmente temi tradizionalii americani ma piuttosto evoca alcune caratteristiche di quella musica o – per meglio dire – di quelle musiche, quella degli immigrati europei, quella degli afroamericani e quella dei nativi.

Anche l’ungherese Bela Bartok era un attento studioso della musica popolare, ma nel suo Quartetto n. 5 del 1934 i riferimenti al folclore, seppure presenti, passano in secondo ordine rispetto alle, sonorità taglienti e alle furiose ebbrezze ritmiche di questo brano del periodo dell’espressionismo.

Infine di Ludwig van Beethoven il Quartetto op. 59 n. 2, che fa parte dei tre dedicati al conte Rasumowsky, ambasciatore di Russia a Vienna e grande appassionato del quartetto, al punto da fondarne uno egli stesso, in cui suonava la parte del secondo violino. Nel 1806 commissionò tre Quartetti a Beethoven, ponendo come condizione che usasse alcuni temi popolari russi: dunque pure qui c’è un aggancio con la musica popolare, con la citazione di una famosa melodia russa nel terzo movimento. Contemporaneo della Sinfonia “Eroica” e della Sonata “Appassionata”, questo Quartetto si collega a quei due capolavori per l’ampiezza e l’audacia della forma, per i toni appassionati, per la continua tensione drammatica, appena interrotta da brevi oasi contemplative.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Puglia, a way of life… che piace. Workshop

Alberobello

La Puglia piace e fa registrare un trend in crescita di tutti gli indicatori del settore turistico.

Negli ultimi cinque anni, gli arrivi sono aumentati del 27,5% con una crescita dall’estero del 71%. A salire è anche il gradimento verso la regione: nell’ultimo anno, le recensioni online (+46%) palesano un sentimento positivo di oltre l’86%.

Un successo, questo, che è frutto di investimenti, interventi mirati e una promozione che hanno valorizzato il territorio al punto da farlo divenire una top destination.

Questo il tema del workshop ‘Puglia, a way of life’ che avrà luogo venerdì 15 novembre a partire dalle ore 10:00, a Roma, presso la sala conferenze della Stampa Estera in Italia.

La Puglia è nota per il suo straordinario patrimonio paesaggistico, architettonico, culturale e si caratterizza anche per la sua forte vocazione identitaria, per la sua creatività, per la storica ospitalità che contraddistingue le sue comunità. Tutto ciò si traduce in uno stile di vita – a way of life, appunto – autentico e genuino, in grado di accogliere il visitatore e fargli vivere una esperienza unica.

Rappresentanti delle Istituzioni e autorevoli esperti illustreranno il modello virtuoso del brand Puglia in grado di generare valore sociale ed economico, nonché la sua rilevanza nel contesto nazionale e sullo scenario internazionale.

Ad aprire i lavori sarà Aldo Patruno, Direttore del dipartimento Turismo della Regione Puglia. Seguiranno gli interventi di Giorgio Palmucci, Presidente ENIT, Guido Guerzoni, docente dell’Università Bocconi, Vincenzo Bellini, Presidente Distretto produttivo Puglia Creativa, Fabio Viola, Coordinatore area gaming Scuola Internazionale Comics di Firenze. Concluderà i lavori della mattina l’Assessore regionale al Turismo, Loredana Capone.  A moderare il dibattito la giornalista di La7 Paola Moscardino.

Dopo un buffet a base di specialità pugliesi, spazio alla sessione pomeridiana dedicata alle testimonianze ed esperienze dirette.

Il workshop ‘Puglia, a way of life’ si svolge nell’ambito della rassegna ‘All Routes lead to Rome’, il meeting nazionale del turismo lento e del patrimonio culturale che gode dell’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo ed è inserito nel Partenariato globale delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Dolci tradizionali ottomani

L’Istituto Yunus Emre, Centro Culturale Turco di Roma in collaborazione con il Comune della città di Ordu e la provincia Ünye, con Çatom (ONG locale) e l’Associazione delle donne imprenditrici di Ünye, è lieto di presentare alla stampa e pubblico italiano una parte della tradizione culinaria turca. Martedì 12 novembre alle ore 18:00, all’interno dei prestigiosi spazi di Palazzo Lancellotti a Roma, dove ha sede l’Istituto, avrà luogo un’iniziativa dedicata in particolare ai “Dolci tradizionali ottomani”, dalle pietanze più antiche alle preparazioni sulla tavola dell’attuale cucina turca.

Aperto al pubblico, ma su prenotazione obbligatoria, l’evento si articolerà in una mostra fotografica, un’esposizione degli accessori di cucina e di tavola, una conferenza per raccontare l’importanza e le funzioni dei dolci nei rituali, occasioni, abitudini del popolo turco, e uno show cooking di due delle ricette dolci più rinomate in Turchia, operato da uno chef pasticcere professionista. A seguire, verranno offerti in degustazione alcuni dei dolci turchi preparati dallo stesso chef e appositamente illustrati da rappresentanti di aziende locali.

L’iniziativa è sostenuta dall’Associazione delle donne imprenditrici della provincia di Ünye, dal comune di Ünye e Ordu, un territorio ubicato nella regione dei Mar Nero della Turchia e famoso per la nocciola, il tè, i formaggi e i tessuti manufatti.

All’evento, introdotto dalla Direttrice dell’Istituto Yunus Emre Sevim Aktaş, parteciperanno il deputato della città di Ordu Mustafa Hamarat, il sindaco di Ünye Hüseyin Tavli, la presidentessa dell’Associazione delle donne imprenditrici e dell’ONG CATOM Selma Hasdemir, il direttore del Museo di Unye Ihsan Akbulut e uno chef, in rappresentanza della città, delle sue caratteristiche locali e della cultura tradizionale turca. La suddetta delegazione, invitata dall’Istituto Yunus Emre Centro Culturale Turco di Roma, ha in programma anche due visite istituzionali ad Ascoli Piceno e all’Isola Burano di Venezia, due comuni che parimente a Ordu sviluppano il proprio artigianato sui tradizionali merletti, per presentare, proprio attraverso il Centro Culturale Turco, una proposta di gemellaggio tra le città e considerare una comune collaborazione sul festival dell’artigianato dell’Istituto Yunus Emre di Roma, un progetto organizzato dal medesimo istituto e in programma nei prossimi anni sia in Turchia che in Italia.

La Fondazione Yunus Emre è un’organizzazione pubblica istituita il 5 maggio 2007 che ha lo scopo di diffondere la lingua turca, la storia, la cultura e l’arte della Turchia, mettere a disposizione del mondo le relative informazioni e documenti, fornire servizi all’estero a coloro interessati a seguire un corso di formazione nel campo della lingua, della cultura e dell’arte turca, incrementare e sviluppare lo scambio culturale fra la Turchia e gli altri Paesi.

L’Istituto Yunus Emre Centro Culturale Turco di Roma è stato inaugurato nel 2014 come 33esima filiale dell’Istituto e fino ad oggi ha realizzato numerose attività quasi in tutti i campi: dall’arte alla musica, dalla scienza alla letteratura, dallo spettacolo al cinema, non solo a Roma ma anche in altre città d’Italia. L’Istituto organizza anche corsi di lingua turca per stranieri presso la sede situata in Via Lancellotti, nelle vicinanze di Piazza Navona.

L’istituzione di cultura turca Yunus Emre Enstitüsü, che protegge le principali civiltà anatoliche e cerca di portare il patrimonio culturale di queste terre nei vari angoli del mondo, svolge un ruolo importante nel far conoscere la voce antica della lingua turca nel mondo e nell’introdurre il  patrimonio storico e culturale della Turchia.

L’Istituto, che prende il nome dal mistico anatolico Yunus Emre rappresentante dei valori umani, dell’amore dell’uomo e della pace sociale, continua a fare passi per promuovere non solo la lingua, ma con diverse scuole estive tematiche come “cinema turco, letteratura turca, archelogia e storia” accoglie in Turchia centinaia di studenti da tutto il mondo attraverso le sue 58 sedi internazionali.

L’istituto Yunus Emre di Roma, attivo da 5 anni nel territorio italiano, ha contributo anche a creare molte collaborazioni con diversi enti e aziende pubbliche locali in tutto il territorio italiano. E’ membro anche dell’EUNIC (European Union National Institute for Culture). La direttrice attuale, presente fin dall’apertura del Centro, è Sevim Aktas.

Mostra, conferenza, presentazione e degustazione

Martedì 12 Novembre 2019 – Ore 18:00

Yunus Emre Enstitüsü (Centro Culturale Turco), Palazzo Lancellotti, Via Lancellotti, 18 – 00186 – Roma

Ingresso libero su prenotazione obbligatoria.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per l’immagine)

Il duo italo-russo Nordio-Lidskin in tre Sonate stasera alla IUC di Roma

Domenico Nordio, violinista italiano acclamato in tutto il mondo, e il pianista russo Mikhail Lidsky sono i protagonisti del concerto di stasera, sabato 9 novembre, alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti. In programma musiche di Mendelssohn, Beethoven e Prokof’ev.

Domenico Nordio è stato un bambino prodigio, ha dato il suo primo concerto a dieci anni, a sedici ha vinto il prestigioso Concorso Internazionale “Viotti” e a diciassette il Gran Premio dell’Eurovisione, che lo ha lanciato a livello internazionale. Ora è un artista maturo che si esibisce nelle più importanti sale del mondo, come Carnegie Hall di New York, Salle Pleyel di Parigi, Teatro alla Scala di Milano, Barbican Center di Londra, Suntory Hall di Tokyo, Concertgebouw di Amsterdam, Teatro Colon di Buenos Aires e ancora a Mosca, San Pietroburgo, Istanbul, Mumbai, São Paulo, Melbourne e Shanghai. Incide per Sony Classical.

Anche Mikhail Lidsky è stato molto precoce, esibendosi per la prima volta come solista con un’orchestra tredici anni. A ventuno anni ha vinto il primo premio all’ All-Russia Piano Competition, iniziando da allora una carriera internazionale che lo ha portato­ – oltre che in Russia – in Belgio, Germania, Italia, Francia, Finlandia, Turchia, Taiwan, Giappone e altri paesi ancora, spesso in duo con celebri strumentisti.

Sarà forse perché sono stati entrambi così precoci che iniziano il loro recital con la Sonata in fa maggiore composta nel 1820 dall’undicenne Felix Mendelssohn, che fu un fanciullo prodigio non meno straordinario di Mozart. È veramente difficile immaginare che questa Sonata in tre movimenti, dalla solida forma classica e dalla felice invenzione melodica, sia stata composta a soli undici anni!

Nordio e Lidsky passano poi a un brano composto nel 1812 daLudwig van Beethoven nel pieno della sua maturità artistica, la Sonata in sol maggiore op. 96, decima e ultima delle sue Sonate per questo duo strumentale. Messa in ombra dalla famosissima Sonata “a Kreutzer”, la cui celebrità è dovuta anche a fattori extramusicali, come il romanzo di Tolstoj dallo stesso titolo, questa Sonata è in realtà il capolavoro di Beethoven in questo genere musicale: qui i due strumenti sono messi sullo stesso piano e valorizzati al massimo delle loro possibilità, dando vita a un dialogo serrato e apparentemente libero, ma governato dalle regole di chiarezza ed equilibrio proprie dello stile classico.

La seconda parte è interamente dedicata a Sergej Prokof’ev, russo come Lidsky. Si ascolteranno due dei brani più rappresentativi della sua musica per violino e pianoforte. Le Cinque Melodie op. 35 bis sono il suo primo importante lavoro per violino e pianoforte, composto nel 1925: in realtà non si tratta di pezzi originali, ma di trascrizioni delle sue Cinque Melodie senza parole eseguite per la prima volte nel 1921 New York dalla cantante Nina Kochitz e da Prokof’ev stesso al pianoforte. Sono cinque brevi brani in forma libera e di umore sempre mutevole, ora meditativo, ora malinconico, ora misterioso, ora appassionato, ora scherzoso. Segue la Sonata n. 2 in re maggiore op. 94 bis: è anch’essa una trascrizione di un precedente lavoro, la Sonata per flauto e pianoforte del 1943, ma è profondamente diversa dalle Cinque melodie per la sua ampia architettura in quattro movimenti, che si rifà allo stile classico. Questa trascrizione fu fatta da Prokof’ev su richiesta del grande violinista David Oistrach, in piena seconda guerra mondiale, quando il compositore ebbe a dichiarare: “Quello che ora occorre fare è della grande musica, cioè della musica che tanto nella forma quanto nel contenuto risponda alla grandezza dell’epoca: non è facile trovare il linguaggio giusto, ma è certo che esso dovrà essere espresso con una melodia chiara e semplice”.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

La meccanica della vita a Palazzo Farnese

 

Nell’ambito dei “Dialoghi del Farnese”, nuovo appuntamento del ciclo MONDO MACCHINA MONDO VIVENTE. Omaggio a Leonardo, inserito nell’ambito dei “Dialoghi del Farnese”, incontri italo-francesi organizzati dall’Ambasciata di Francia in Italia e Institut français per la divulgazione culturale, storica e scientifica di argomenti legati al genio vinciano nella sua influenza sul progresso contemporaneo: lunedì 28 ottobre alle ore 18:30 nel Salone d’Ercole di Palazzo Farnese, si parlerà della Meccanica della Vita in un incontro sui rapporti tra vivente e macchina, vita animale e automazione, divenuti sempre più oggetto di studio in settori disciplinari che spaziano dalla fisica alla robotica, fino all’arte in tutti i suoi molteplici linguaggi.

L’applicazione delle metodologie della scienza ai comportamenti dei sistemi biologici ha, con l’apporto delle nuove tecnologie, ampliato considerevolmente la conoscenza dei meccanismi fondamentali del vivente. In un proficuo e costante gioco di trasposizione dei concetti e degli strumenti, specialisti dei vari campi del sapere indagheranno questo compenetrarsi dei due mondi che si arricchiscono a vicenda e portano a invenzioni e nuovi modi di rappresentazione. A dibattere sull’argomento saranno infatti l’artista Nicolas Darrot, i fisici Irene Giardina e Jean-François Joanny e la biorobotica Barbara Mazzolai. A moderare gli interventi sarà il giornalista Gabriele Beccaria.

L’ingresso è riservato alle persone prenotate.

 

Elisabetta Castiglioni

 

Notre-Dame sei mesi dopo. Lo stato dei lavori raccontato a Roma

Dopo circa sei mesi dall’incendio che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame e considerando la sfida che costituisce la ricostruzione di tale patrimonio universale, è arrivato il momento di fare un bilancio dei lavori, avviati lo scorso aprile.

Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia a Roma, lunedì 21 ottobre alle 18:30 avrà la fortuna di ricevere due protagonisti nel lavoro di sicurezza e pre-diagnosi, Carlo Blasi e Charlotte Hubert, architetti presenti sul cantiere di Notre-Dame dall’inizio dei lavori di messa in sicurezza della storica Cattedrale. Si tratta di un evento eccezionale dal momento che la comunicazione sull’avanzamento del cantiere di Notre-Dame è stata finora soggetta alle regole di assoluta riservatezza da parte di coloro che vi operano. L’iniziativa, organizzata da Institut Francais Italia e realizzata nell’ambito dei “Dialoghi del Farnese“, rappresenta anche un significativo esempio di cooperazione franco-italiana su un progetto che ha spostato il mondo.

Nell’incontro si esamineranno i metodi e le tecniche specifiche per il restauro di edifici fragili e si cercherà di comprendere le operazioni complesse di cui ha bisogno una struttura singolare come Notre-Dame.

In particolare, Charlotte Hubert, presidente della compagnia dei Capo architetti di monumenti storici che ha fatto parte del team di prime contractor per il restauro durante i primi 4 mesi dopo l’incendio ed è stata la portavoce dei lavori, affronterà l’argomento raccontando in particolare la fase imperiosa dell’urgenza durante i primi tempi; Carlo Blasi affronterà invece l’aspetto delle questioni poste dopo la situazione di “crisi” fino ad oggi, con problemi di sicurezza e pre-diagnosi; insieme a loro ci sarà  Bernardino Chiaia, che disserterà sulla resistenza delle strutture agli incendi, una delle specialità del Centro di ricerca e intervento che dirige al Politecnico di Torino.

Un’occasione unica per conoscere da vicino la realtà di ricostruzione di uno dei simboli del patrimonio culturale mondiale. L’ingresso è riservato agli iscritti.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Luci della storia su Porta Pia. Sesta edizione

Riflettori accesi sul Risorgimento, riflettori accesi su Roma Capitale, dal 17 al 22 settembre. Martedì 17 settembre 2019, alle ore 20.30, si apre la rassegna “Luci della storia su Porta Pia”. Sesta edizione per la manifestazione rievocativa della storica “breccia” ad opera del Corpo dei Bersaglieri. Centoquarantanove anni fa, riconsegnavano le chiavi della città di Roma al Regno d’Italia sottraendola allo Stato Pontificio.

L’appuntamento, promosso dall’Associazione Nazionale Bersaglieri sezione Roma Capitale, in collaborazione con il Museo Storico dei Bersaglieri e con il sostegno dello Stato Maggiore dell’Esercito, si svolgerà interamente nel cortile cinquecentesco di Porta Pia, sede del Museo Storico dei Bersaglieri.

Una settimana di musica, storia e cultura, rigorosamente ad ingresso gratuito, dedicata agli appassionati del nostro Tricolore ma con un obiettivo più ambizioso: “fare memoria” in tempo di pace. Rinnovare la consapevolezza della nostra identità di cittadini italiani, ancora prima che cittadini del mondo attraverso la conoscenza della Storia Patria, chiave di accesso alla comprensione del nostro presente.

La sesta edizione della rassegna “Luci della storia su Porta Pia” avrà come focus una serie di anticipazioni dell’itinerario storico-culturale – in vista delle celebrazioni del 150esimo anniversario della Presa di Roma in programma per il 2020 – che il nostro Paese ha percorso, dalla vittoriosa battaglia in cui Roma fu annessa al Regno, all’Italia di oggi e ai giorni che ci separano dal 20 settembre 2020.

Aspettando la data del 20 settembre 2020, saranno molte le anticipazioni culturali in forma di saluto, intervista e narrazione che alterneranno, ogni sera dalle 18.00 alle 23.00, il ricco calendario di concerti e ospiti speciali. Si parlerà del valore dello sport con Francesco Moser, di storia dell’istruzione scolastica italiana con Mario Rusconi, presidente dell’Associazione Nazionale Dirigenti e con Alte Professionalità della Scuola, di relazioni internazionali con autorevoli ambasciatori, di emancipazione femminile e di evoluzione del costume e della società con Flavia Marzano, Assessora del Comune di Roma, sempre con riferimento agli ultimi 150 anni da quella “breccia” che fu e rimane presidio indelebile della storia d’Italia.

A fare da moderatrice con gli ospiti, la giornalista Carmen Lasorella insieme all’ideatore della rassegna Gen. Nunzio Paolucci.

Martedì 17 settembre, alle ore 20.30, si comincia con lo scrittore e storico Paolo Volpato.  Il suo intervento avrà come tema la situazione politica del 1870 con riferimenti a leggi, decreti, aneddoti e curiosità inedite. A seguire, alle ore 21.00, la Banda della Guardia di Finanza eseguirà un concerto che spazierà dalla musica classica ai brani di marce militari, per approdare alle più celebri colonne sonore del cinema italiano.

Intenso il carnet dei concerti dal martedì alla domenica in programma alle ore 21.00: fanfare dei Bersaglieri, delle bande militari dell’Esercito, compresa la Scuola Trasporti e Materiali, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Granatieri di Sardegna, e della Polizia Municipale di Roma Capitale.

Un omaggio alla “breccia” con le “Musiche e Poesie Romane” aprirà la serata celebrativa del 20 settembre. Un’immersione nella tradizione poetica, musicale e teatrale della Città Eterna con versi satirici, comici, drammatici e canzoni dei più autorevoli esponenti della romanità. Un progetto a cura di Angelo Blasetti e Dante Di Giacinto.

Esteso alla tradizione popolare italiana sarà il viaggio nella musica dei Folk Rose, in concerto il 22 settembre. Dal Sud al Nord, percorrendo le tradizioni più antiche, la band proporrà un repertorio di tarantelle, pizziche, saltarelli, valzer e canzoni che parlano di vita quotidiana, di eroi e di immancabile amore.

Spazio al Gospel, protagonista assoluto con il Coro Polifonico “Le mille e una Nota” diretto  dal Maestro Silvia Scicolone, in programma il 18 settembre.

Ed è proprio alla breccia che si ispira il Premio “Oltre la Breccia”, istituito dall’Associazione Nazionale Bersaglieri, in virtù di quell’azione compiuta dal corpo nel 1870 che valse, spingendosi oltre, la riconquista di Roma.  Il premio sarà riconosciuto al Campione mondiale paraolimpico di Salto in Lungo, Roberto La Barbera  e a due organismi: l’Associazione Sentire le Voci, rappresentata da Cristina Contini e la Fondazione Cultura e Arte, rappresentata da Emanuele F. M. Emanuele, presidente onorario.  Realtà che nel 2018 si sono distinte per le loro azioni responsabili, significative e repentine, al fine di perseguire il bene comune senza fermarsi di fronte agli ostacoli; con animo e grinta da “Bersagliere” sono riuscite a trasformare i vincoli in opportunità, mantenendo saldi i principi e costruendo ponti per il futuro.

Programma

Martedì 17 settembre
Ore 21:00
Concerto inaugurale
Banda musicale della Guardia Finanza

Mercoledì 18 settembre

Ore 18:00
Concerto Banda musicale Scuola Tramat

Ore 21:00
Concerto Coro polifonico “Le mille e una nota”

Giovedì 19 settembre
Ore 18:00
Concerto Banda musicale della Polizia locale di Roma Capitale

Ore 21:00
Concerto Banda musicale dei Carabinieri

Venerdi 20 settembre
Ore 18:00
“Omaggio alla Breccia”
Musiche e Poesie romane a cura di Angelo Blasetti e Dante Di Giacinto

Ore 21:00
Concerto Banda musicale Granatieri di Sardegna

Sabato 21 settembre
Ore 18:00
Concerto Fanfara dei Bersaglieri “P.Treboldi” Cremona

Ore 21:00
Concerto Fanfara Bersaglieri di Roma “Nulli Secundus”

Domenica 22 settembre
Ore 18:00
Viaggio nella musica tradizionale italiana con la Band “Folk and Rose”
Ore 21:00
Serata finale
Concerto Banda musicale dell’Esercito

Ogni giorno dalle ore 20:30 introduzione storico-culturale sui 150 anni della “Breccia” a cura di Carmen Lasorella

Elisabetta Castiglioni (anche per la foto)

Arpa e violoncello a “Classica al tramonto” della IUC

Augusta Giraldi

I concerti all’aria aperta “Classica al tramonto” organizzati dalla IUC in collaborazione con Arte2o nel giardino dell’associazione “Largo Venue” in Via Biordo Michelotti 2 (Roma, zona Prenestina) iniziano stasera, martedì 16 luglio alle 20.30 (ingresso a partire dalle 19.30 per chi vuole godersi il fresco sorseggiando un aperitivo) con un insolito abbinamento tra arpa e violoncello, affidato a due giovani e bravissime musiciste, Augusta Giraldi (arpa) e Chiara Burattini (violoncello).

Augusta Giraldi, romana, è la nuova star dell’arpa, premiata in diversi concorsi nazionali ed internazionali. Richiesta dalle orchestre d’Italia e d’Europa, ha suonato sotto la guida di molti importanti direttori, tra cui Pappano, Gergiev, Maazel, Mehta e Barenboim. È stata scelta da Ennio Morricone, sotto la cui direzione ha suonato in Italia, Europa, Asia e Americhe e ha registrato le sue musiche da film. Ma non basta, ha collaborato anche con star della musica rock e del jazz come Dee Dee Bridgewater e Dianne Reeves.

Chiara Burattini è nata ad Ancona nel 1989 ed ha iniziato lo studio della musica all’età di cinque anni. E’ vincitrice di diversi premi nazionali e svolge una notevole attività concertistica in formazioni cameristiche ed orchestrali presso i più importanti teatri e sale da concerto in Italia (Scala di Milano, Teatro Olimpico di Vicenza, Teatro Argentina di Roma) e in Germania (Philharmonie e Konzerthaus di Berlino), Austria, Slovenia, Francia, Spagna e Palestina. Ha suonato sotto la direzione di Muti, Gatti, Oren e altri grandi maestri.

Il loro concerto inizia con un Notturno di Bellini, non però Vincenzo, l’autore della Norma, ma il meno noto Fermo, per proseguire con i romantici Schubert e Schumann. In programma anche due grandi del Novecento storico, Bloch con Preghiera e Villa-Lobos con Canto do Cysne Negro. Non manca un salto nella contemporaneità con Igiul di Giovanni Sollima, virtuoso del violoncello e compositore che conquista ogni ascoltatore, dagli estimatori della classica ai giovani “metallari” e agli appassionati del rock.

“Classica al tramonto” prosegue il 23 luglio con l’ensemble I Bassifondi, il 25 con The Sound Pills e il 30 con Ialsax Quartet.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)