Anche Ferrara partecipa alla Run4hope 2021 con i militari dell’Esercito Italiano

È prevista per mercoledì 26 maggio alle 9 la partenza della tappa ferrarese della ‘Run4hope 2021’, il Giro d’Italia podistico a staffetta, promosso per raccogliere fondi a sostegno di AIRC per la lotta ai tumori infantili.

Alla partenza, prevista in piazza Trento Trieste, davanti alla Torre della Vittoria, sarà presente, per un saluto ai partecipanti, l’assessore comunale allo Sport Andrea Maggi assieme al gruppo podistico del Reggimento Genio Ferrovieri di Castel Maggiore (BO) che, con il Colonnello Emilio Giglio, comandante del Reggimento, saranno impegnati nella frazione podistica.

La tappa di Ferrara, organizzata con il supporto dell’Amministrazione comunale, vedrà infatti la partecipazione straordinaria dell’Esercito Italiano, che ha concesso il suo patrocinio alla nobile iniziativa, con la presenza degli uomini e delle donne del Reggimento Genio Ferrovieri, che percorreranno la frazione in partenza dal centro storico cittadino con arrivo a Molinella. I partecipanti raccoglieranno il testimone proveniente da Comacchio, portato (il giorno prima) dai podisti della Corriferrara, in una sorta di gemellaggio con la storica manifestazione podistica ferrarese.

A causa delle restrizioni dovute alla pandemia, la Run4hope 2021 si svolgerà lungo più percorsi all’interno delle diverse Regioni d’Italia, già partiti in contemporanea lo scorso 22 maggio e con conclusione prevista per domenica 30 maggio. Ogni giorno, in base al percorso individuato dai vari Comitati Regionali Run4Hope, sarà percorsa una tratta prestabilita che vedrà coinvolti i podisti del territorio (singoli o in gruppi sportivi, associazioni, o altro) chiamati a correre per sostenere AIRC- Fondazione Italiana Ricerca sul Cancro, nella lotta ai tumori infantili.

Il percorso emiliano romagnolo prenderà il via da Bologna, passando poi per Forlì, Ravenna, Comacchio, Ferrara, Molinella, di nuovo Bologna, Modena, Rubiera, Parma, Fiorenzuola e infine Piacenza.

Per la tappa ferrarese il Comune garantirà il proprio supporto logistico e organizzativo, oltre a un servizio di accompagnamento da parte del Corpo di Polizia Locale che, con una pattuglia motociclistica, scorterà i militari podisti lungo tutto il tratto nel territorio comunale.


Alessandro Zangara

I Giardini estensi, luoghi di incanto e di studio, raccontati da Francesco Scafuri

Giovedì 27 maggio 2021 alle 17 sarà trasmesso in diretta streaming dalla biblioteca “Lionello Poletti” dell’Accademia delle Scienze di Ferrara il convegno accademico di studi sul tema “Giardini estensi e semplici: aspetti estetici e nuove scoperte scientifiche”, organizzato dalla stessa Accademia delle Scienze in collaborazione con il Comune di Ferrara (Assessorato alla Cultura) e le associazioni De Humanitate Sanctae Annae Odv e Ferrariae Decus.

Dopo i saluti del Presidente dell’Accademia, Francesco Scutellari, seguirà la relazione di Francesco Scafuri (responsabile dell’Ufficio Ricerche Storiche presso il Servizio Beni Monumentali del Comune di Ferrara), che approfondirà, sulla base degli studi e delle ricerche condotte negli ultimi anni, alcuni temi relativi allo sviluppo dei giardini nella Ferrara del XV e XVI secolo. La conferenza sarà visibile in diretta streaming sul canale youtube al link diretto: https://youtu.be/mUJQM0D86IE

Scafuri si soffermerà in particolare sugli incantevoli giardini estensi, nei quali le siepi di bosso e le piante sempreverdi divenivano grazie all’ars topiaria elementi fondamentali di contemplazione estetica all’insegna della bellezza della primavera, giovandosi altresì della frequente presenza di fontane monumentali. Nel contempo, i giardini rappresentavano luoghi di studio in cui, oltre agli spazi dedicati agli alberi da frutto, rivestivano particolare importanza le piante medicinali (i cosiddetti“semplici“), considerate fondamentali per la cura delle malattie, di cui peraltro nel Rinascimento non si conosceva molto. Tuttavia, soprattutto nel corso del Cinquecento si riscontra da una parte un notevole sviluppo degli studi legati a queste piante particolari (per la maggior parte note o poco conosciute), dall’altra un largo interesse per particolari specie vegetali che cominciavano a giungere dalle Americhe, oltre che dall’Asia. Questo spirito nuovo che aleggiava sulla città, legato alla ricerca e alla conoscenza, porterà a nuove scoperte scientifiche, favorite dalla presenza a Ferrara di speziali, ma soprattutto di medici e botanici, come Nicolò da Lonigo detto il Leoniceno, Giovanni Manardo e Antonio Musa Brasavola, senza dimenticare il celebre frate Evangelista Quattrami da Gubbio, che verso la fine del XVI secolo fu al servizio di Alfonso II d’Este come erbarius (botanico) e Praefectus dell’orto ducale.

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

“Quando l’orbo ci vedeva bene”. Giancarlo Cerri opere 1960-2004

Dopo aver esposto nella primavera del 2019 “I quadri dell’orbo”, Giancarlo Cerri, artista ipovedente nato negli anni Trenta a Milano dove da sempre vive e lavora, dal 26 maggio al 26 giugno 2021 ritorna al Centro Culturale di Milano in Largo Corsia dei Servi 4 (ingresso libero lun-ven 10.00-13.00, 14.00-18.00; sab 15-19) con un’antologica dedicata interamente alla forza espressiva del bianco e nero dal titolo “Quando l’orbo ci vedeva bene”.

La mostra, nata in collaborazione con il Centro Culturale di Milano e che rappresenta anche un ulteriore segnale da parte della città di Milano di far ripartire la cultura in città dopo l’emergenza Covid-19, vuole essere un omaggio all’incanto del bianco e nero, ricerca dell’essenziale, le due estremità della tavolozza, i “non-colori”che sembrano incapaci di interagire con l’anima ma che invece, come nessun altro, determinano fortissime tensioni emotive.

Artista e grafico pubblicitario sin dagli anni Cinquanta, convinto da sempre che la pittura e la personalità di un pittore si esprimano “in parete”, Giancarlo Cerri ha attraversato appieno gli anni 60/70 dell’arte milanese conoscendone alcuni dei principali protagonisti.

Sebbene come artista abbia trovato il maggiore riscontro di notorietà a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, in realtà Cerri si era già fatto notare con due personali alla storica galleria Barbaroux di Milano, nel 1969 e nel 1972, ovvero in uno dei templi della grande pittura figurativa novecentesca, che lo aveva subito percepito come la “costola” di due suoi campioni, Carrà e Tosi.

A Milano Giancarlo Cerri presenta 43 opere, la maggior parte disegni a carboncino o inchiostro su carta, divise su quattro sezioni: 20 figure tra ritratti e nudi femminili, 9 tra paesaggi e nature morte, 8 sequenze e 6 dipinti di arte sacra. I lavori presenti a Milano, molti dei quali mai esposti sino ad ora, sono stati tutti realizzati tra gli anni Sessanta e il 2004, anno in cui la grave maculopatia ha costretto l’artista prima a rallentare e poi a fermare per oltre dieci anni la propria attività pittorica.

È dunque la consapevolezza del valore assoluto del disegno nel processo creativo che Giancarlo Cerri vuole rimarcare e che appare evidente nelle opere esposte, per ribadire – come sottolinea Elisabetta Muritti nel suo testo in catalogo – che il disegno è l’idea prima del colore, e di conseguenza è l’anima dell’opera, di ogni opera. Dopo il disegno, solo dopo, e solo eventualmente, ci potrà essere il “corpo a corpo” con il colore.

Il bianco e nero possono essere entrambi sinonimi di eleganza, assolutezza e purezza, oppure l’uno l’opposto dell’altro, luce e ombra, idea di unione versus idea di vuoto. Tuttavia, per Giancarlo Cerri c’è un colore onnipresente e onnipotente che lo ha sempre accompagnato nella sua crescita artistica, il nero, fondamentale per un pittore come lui che intende la pittura come energia.

Non solo. Nei suoi quadri l’artista mutua l’uso del nero a seconda dei soggetti, anche perché, come ha sempre sottolineato, per lui si deve parlare di Neri, al plurale, in quanto il nero viene di volta in volta rielaborato con l’inserimento dei colori primari rosso, blu e giallo.

Il corpo più ampio delle opere esposte a Milano sono 20 disegni su carta fra ritratti di donne e nudi femminili dove l’uso del nero, una volta scevro il campo dalla distrazione del colore, ne esalta la sensualità di una curva del corpo o semplicemente di uno sguardo.

Sara, Ester, Maddalena sono i nomi di volti e di corpi di giovani donne catturate con pochissimi, sicurissimi tratti, a racchiudere misteri e non detti di donne che erano l’espressione di una nuova femminilità che avanzava, evidente nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta, e che Giancarlo Cerri ha decisamente saputo imprimere sulla carta.

Il secondo gruppo di opere in mostra comprende 9 lavori di paesaggi e nature morte, tutti realizzati tra gli anni Sessanta e Ottanta, dei quali 7 su carta (5 paesaggi e 2 nature morte), e 2 studi su tela (1 cava e 1 foresta), dove è chiara la vocazione informale dell’artista e dove i segni agiscono in maniera forte e decisa sul sistema percettivo di chi guarda.

Le ultime due sezioni della mostra sono invece composte da 8 sequenze, disegni astratti su tela degli anni Novanta, sviluppo consequenziale delle ricerche naturalistiche del decennio precedente ed approdo all’astrazione pura, dove ciò che conta non è più il racconto ma l’immagine, e da 6 opere di arte sacra, cinque su tela e un disegno su carta applicato su tavola, nate da quell’11 settembre 2001 che ha cambiato per sempre l’Occidente.

Se negli studi delle Sequenze il nero mostra chiaramente come sarà la densità e la forza del quadro, nelle opere di arte sacra il nero, profondo come una crepa o una ferita, sommato all’assenza del colore, vuole sottolineare la gravità e allo stesso tempo la spiritualità di scene drammaticamente tragiche. Opere che nascono dalla visione di uomini e donne che, sperando di fuggire alle fiamme e alla morte certa, si lanciano nel vuoto a braccia aperte, come croci capovolte, nella vana fede di un destino differente.

La mano del Giancarlo Cerri “religioso”, lui che è da sempre laico, incide la tela con rigorosa sofferenza, riuscendo ugualmente a trasmettere i valori spirituali della misericordia e del senso di pace che si possono trovare anche nella tragedia.

Il catalogo della mostra presenta un approfondito contributo critico di Elisabetta Muritti.

A tutti i visitatori presenti il giorno dell’inaugurazione verrà dato in omaggio una copia del catalogo firmato dall’artista.

De Angelis (anche per le fotografie)

Dante 2021 a Verona per bambini e ragazzi

Passeggiate, visite guidate e laboratori per bambini e ragazzi. Tutto all’insegna di Dante e del suo legame con la città scaligera. In occasione delle celebrazioni veronesi per i settecento anni dalla morte del Sommo Poeta, il Comune propone diversi appuntamenti dedicati ai giovani, per avvicinarli, con attività didattiche pensate per le diverse età, alla figura Dante e anche per far conoscere loro la profonda vicinanza che ebbe con la nostra città. È il progetto ‘Dante per bambini e ragazzi’, che si sviluppa con un ampio programma di iniziative, che vanno da passeggiate alla scoperta della città e dei suoi luoghi danteschi a laboratori didattici nei Musei civici. È possibile prenotare anche per famiglie o piccoli gruppi, contattando le singole segreterie organizzative.

Le passeggiate

Passeggiata nella Verona di Dante e Cangrande
Il Sommo Poeta passeggiò per le stesse strade che oggi i veronesi e i turisti calpestano e sono molti i riferimenti a Dante che si possono trovare camminando per le vie della città.
L’incontro si svolgerà all’aperto, si partirà da piazza dei Signori per poi proseguire fino alle Arche Scaligere, luogo di riposo dei signori di Verona. Punto d’arrivo sarà Castelvecchio, emblema della dinastia scaligera, per poi rientrare a scuola (per le scuole secondarie di primo e secondo grado).

Come coloro che corrono il drappo verde…alla scoperta di Verona con Dante
Un “viaggio” nella Verona medievale: l’itinerario permetterà agli studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado di scoprire i luoghi meno conosciuti della città e di osservare con occhi nuovi i più noti, come la casa di Giulietta. Partendo da Porta Borsari, sotto cui passava la corsa del “Palio del drappo verde”, si scopriranno le principali evidenze di epoca scaligera, come Corte Sgarzerie, piazza delle Erbe e quei luoghi che direttamente intrecciano la Signoria con il soggiorno di Dante, testimoni del rapporto dell’Alighieri con la cultura del tempo. L’itinerario terminerà presso la Galleria d’Arte Moderna dove alcune delle mostre dedicate al Poeta saranno occasione di approfondimento.

Dante e gli Scaligeri
È un progetto destinato alle scuole secondarie di primo e di secondo grado, a settembre: una lezione di tre ore con Mirco Cittadini, cultore di Dante, che condurrà gli studenti in una passeggiata dalla chiesa di San Zeno alle Arche Scaligere. Verona detiene l’onore della dedica che Dante fece a Cangrande della Scala del Paradiso. Ma la storia che lega il Poeta alla città scaligera si estende, in realtà, per tutta la trama della Commedia e l’Alighieri non manca di spendere parole di dissenso verso alcuni membri della famosa casata, come ad esempio l’attacco che muove ad Alberto della Scala nel girone degli accidiosi nella seconda Cantica. Il progetto vuole offrire agli studenti e alle studentesse uno sguardo ampio e sistematico sulla Commedia, indagandone luoghi e personaggi, soprattutto quelli legati alla città di Verona.

Un’altra occasione di esplorare la città e i suoi luoghi più legati al Poeta è offerta dal corso di fotografia per ragazzi e ragazze dai 14 ai 19 anni ‘Scatti… infernali’: lezioni teoriche e pratiche per conoscere meglio il fantastico mondo della fotografia, con la guida e i consigli del fotografo Gianluca Stradiotto.

I laboratori.

Dante botanico: “Il Divin Erbario”
Il Museo di Storia Naturale propone una visita guidata alternativa all’interno delle sue sale, creando suggestioni emozionanti grazie all’unione di scienza e letteratura. Partendo da alcuni passi della Divina Commedia, si analizzerà la figura del “Dante botanico”, prendendo a esempio i versi del Poema che trattano di flora. L’obiettivo è quello di presentare Dante sotto altra veste, non solo come poeta, ma anche come attento osservatore della natura. De Visiani, famoso botanico dell’Ottocento, scrisse che in un’opera tanto astratta era necessario servirsi di «quanto di grande e di bello è nella natura…». La visita, rivolta agli studenti delle scuole primarie e delle scuole secondarie di primo grado, si suddividerà in quattro parti: una propedeutica alla comprensione del legame tra Dante Alighieri e la botanica; una legata alle fonti scientifiche a cui Dante fece riferimento per i suoi studi; una in cui si spiega il collegamento con il Museo di Storia Naturale, grazie alla presenza dell’erbario Zangheri (naturalista la cui collezione di botanica è conservata nelle sale del museo) e una quarta parte, di laboratorio, dove gli studenti potranno creare il proprio erbario personale.

Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona
Nel mese di giugno prende il via l’attività didattica della mostra, allestita alla GAM, che verte sulle due emblematiche figure di Dante e Shakespeare, poste in relazione grazie a opere che spaziano dalla prima metà del XIV fino al XIX secolo. L’esposizione è concepita secondo due filoni tematici, uno dedicato all’eredità trecentesca nella città scaligera e all’incontro tra Dante e Cangrande; l’altro incentrato sulla fortuna iconografica tra Verona e il Veneto del mito di Dante, del mito di Shakespeare e di Giotto, con un’attenzione particolare all’iconografia della Commedia nelle arti figurative del Risorgimento, momento di riscoperta del mito di Dante e della sua diffusione internazionale.
Tutte le scuole potranno accedervi con visite guidate ad hoc e nel corso dei mesi estivi saranno proposti mini-laboratori per i bambini dai 4 agli 11 anni, due volte alla settimana.
I laboratori prevedono la realizzazione di alcuni manufatti ispirati alle raffinate arti medievali: piccoli gioielli e frammenti di stoffe decorate prenderanno vita tra le mani dei ragazzi grazie all’applicazione di tecniche antiche.

Dante negli archivi. L’inferno di Mazur
Un workshop al Museo di Castelvecchio, pensato per le scuole secondarie di primo e secondo grado, per approfondire l’esposizione delle 41 stampe ispirate all’Inferno dantesco, realizzate dall’artista americano Michael Mazur e accostate ai versi del poeta Robert Pinsky, amico dell’artista. Una sequenza di opere di forte impatto, che illustra il viaggio di Dante da un punto di vista nuovo e potente: Mazur descrive infatti in prima persona la discesa nei gironi infernali, senza la tradizionale raffigurazione di Virgilio come guida. Il workshop è suddiviso in due parti: una “osservativa” in cui, partendo da estratti della Commedia, i ragazzi potranno osservare come l’artista abbia trasformato le parole in immagini; una “esecutiva”, nella quale a ciascuno studente sarà fornito un foglio di carta stagnola, che potrà ricoprire di tempera colorata per poi tracciarvi disegni con un cotton fioc. Con l’ausilio di un mattarello, quindi, si trasferiranno i disegni su un foglio bianco.

Le visite guidate

Mostra diffusa per il progetto Dante a Verona 1321-2021
Visite guidate in città per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, lungo il percorso definito dalla mappa creata appositamente per la mostra diffusa. Questa mappa comprende 21 luoghi tra cui Castelvecchio e Palazzo della Ragione, sedi museali che ospitano tre sezioni espositive di approfondimento: alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti la mostra dedicata all’autore del monumento ottocentesco, intitolata La mano che crea. La Galleria pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919) scultore, collezionista e mecenate e l’esposizione Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona. Al Museo di Castelvecchio, in sala Boggian, è invece allestita Dante negli archivi. L’Inferno di Mazur.

Informazioni e prenotazioni: 045 8036353 – 045 597140 – segreteriadidattica@comune.verona.it.

In viaggio con Dante

Altre attività per i più piccoli sono proposte dalla Biblioteca Civica, nel progetto In viaggio con Dante. Piste narrative dai ragazzi per i ragazzi, che comprende varie iniziative per giovani e giovanissimi.
I romanzi biografici e le riscritture della Commedia della Biblioteca Civica Ragazzi sono stati letti e recensiti da un gruppo di studentesse e studenti del Liceo Classico statale Educandato agli Angeli di Verona nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro, che li ha visti coinvolti anche nella catalogazione di diversi libri antichi della Sala Dantesca della Biblioteca Civica.

In viaggio con Dante consiste in una ricca bibliografia, scaricabile dal catalogo online delle biblioteche (https://bit.ly/3tFQq8k), che presenta, attraverso schede e mini-recensioni, alcuni dei libri più belli ai bambini e ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie di primo grado.

In viaggio con Dante è anche una narrazione in quattro video, curata dai volontari del Servizio Civile Universale e da CoopCulture, che racconta il viaggio di Dante sulla Terra e nei tre Regni della Commedia attraverso i libri della Biblioteca Ragazzi.
Sul canale YouTube della Biblioteca Civica di Verona, sono già disponibili: il trailer – lanciato in occasione del Dantedì – e i video, Dante sulla Terra e Dante all’Inferno. Seguiranno, Dante in Purgatorio (8 maggio); Dante in Paradiso (22 maggio).

In ultimo, In viaggio con Dante è anche un percorso di lettura animata offerto dai volontari in diretta streaming dalla Sala Teologia alle scuole, organizzabile per la scuola primaria su richiesta.

Nel periodo estivo saranno programmate letture animate all’aperto nel chiostro della Biblioteca Civica, per le famiglie e per piccoli gruppi.

Informazioni e prenotazioni: 045 8079700 – bibliotecacivica.ragazzi@comune.verona.it.

On the Road Verona 2021.
Dal 14 giugno al 10 settembre, i ragazzi e le ragazze che hanno aderito al progetto On the Road Verona 2021, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, animeranno le vie della città su un caratteristico triciclo con carrettino giallo, carico di materiale informativo sui luoghi danteschi.
L’iniziativa, giunta alla XX edizione, è sostenuta dall’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Verona e organizzata dal CTG Centro Turistico Giovanile di Verona: un’opportunità per gli studenti veronesi delle scuole superiori di frequentare un percorso formativo, finalizzato alla creazione di una figura professionale specializzata nell’accoglienza e comunicazione turistica.
Saranno almeno 50 i ragazzi impegnati, per tre mesi, in uno stage dedicato all’attività di accoglienza e informazione turistica itinerante nei luoghi nevralgici della città.
Gli studenti saranno coinvolti nella creazione di brevi filmati, podcast o video in lingua italiana e straniera, per promuovere il patrimonio storico-artistico della città e dei luoghi danteschi più significativi.

Informazioni: Comune di Verona – 045/8079630 – politiche.giovanili@comune.verona.it
CTG – 3479881377 – segretario@ctg.verona.it

Tutte le iniziative sono su prenotazione.

Roberto Bolis

La via delle forme. Viaggio tra i mestieri di Parma

Nel programma ufficiale di Parma Capitale della Cultura 2020+21 prende avvio il progetto multimediale e interattivo LA VIA DELLE FORME. Viaggio tra i mestieri di Parma, mostra curata da Giancarlo Gonizzi, Chiara Canali e Camilla Mineo, ideata da Antica Proietteria e promossa da Parma 360 Festival della creatività contemporanea in collaborazione con il Gruppo Imprese Artigiane.

Parma eredita una grande tradizione artigiana dai secoli passati grazie alla presenza di una Corte ducale che ha favorito nel tempo la nascita di professionalità di alto livello.

Oggi l’artigianato e la piccola impresa di Parma si raccontano attraverso i mestieri del presente e del futuro, mostrando ciò che sanno fare e ciò che sanno immaginare. E lo fanno, emblematicamente, nel programma di Parma Capitale italiana della Cultura 2020+21, raccontando la “cultura del fare”, per condividere quel grande patrimonio di saperi che le imprese hanno da sempre.

Mani operose ricche di esperienza ma capaci di disegnare il futuro. Antichi mestieri aperti all’innovazione che sanno tenere sempre l’uomo al centro. La cultura del fare si racconta attraverso un percorso interattivo allestito alla Galleria San Ludovico di Parma, dove lo spettatore sarà guidato alla scoperta di forme inattese del presente e del passato.

Sei personaggi della storia di Parma – il pittore manierista Parmigianino, l’architetto di Corte Ennemond Alexandre Petitot, il re dei tipografi Giambattista Bodoni, il compositore Giuseppe Verdi, il regista Bernardo Bertolucci, le stiliste Sorelle Fontana – guidano il visitatore in un viaggio alla scoperta dell’artigianato parmense, che si dipana tra le sezioni dedicate all’enogastronomia, all’architettura, all’editoria, ai trasporti e alla logistica, alle lavorazioni tecnologiche e al mondo della moda. Una experience attraverso innovativi sistemi multimediali e interattivi, ideati da Antica Proietteria, in grado di immergere il pubblico in uno storytelling corale.

La storia della tipografia in pillole: dalla nascita del carattere Bodoni passando dalla tipografia tradizionale a quella digitale. Grafica e tipografia “tenute insieme” dall’arte della legatoria.

Giuseppe Verdi ci mostra il mondo della logistica e del trasporto attraverso la sua melodia: illustrazioni di mezzi che al tocco si animano illuminandosi e colorandosi.

Un racconto delle architetture della città, guidati dall’architetto Petitot, che ci racconta i materiali che la caratterizzano, illustrando lo stato dell’arte delle costruzioni architettoniche e la descrizione dei materiali.

Un viaggio tra le lavorazioni artigianali che incarnano la sapienza parmense nella produzione di eccellenze alimentari attraverso le opere del Parmigianino che da sempre hanno fatto da cornice al territorio emiliano.

Lavorazioni meccaniche si fondono con frame della cinematografia in realtà aumentata. Attraverso l’app lo smartphone dei visitatori diventa una sorta di lente magica che una volta puntato sui fotogrammi cinematografici permette di vedere fasi di produzione degli oggetti e spezzoni dai film di Bernardo Bertolucci.

La moda maschile contemporanea si confronta con la moda classica femminile delle Sorelle Fontana e si racconta attraverso bozzetti disegnati a mano e abiti di alta sartoria “virtuale”.

Alle sei sezioni si unisce una grande videoinstallazione finale ambientata nell’abside della cappella di San Ludovico e intitolata “Parola d’imprenditore”, che reinterpreta il patrimonio imprenditoriale parmense alla luce di un dizionario di parole distintive che scandiscono i tempi del lavoro, i valori, le esperienze, i progetti, le visioni e le prospettive del “saper fare” italiano di oggi e di domani.

Sostenuta e messa in opera con il contributo di Unione Europea – Fondo Sociale Europeo e Orientamente, l’esposizione racconterà a ragazze e ragazzi delle scuole di Parma l’evoluzione dei mestieri: da antichi oggetti alle nuove tecnologie per narrare la storia dell’artigianato parmense.

La mostra, inserita all’interno di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea diretto e curato da Camilla Mineo e Chiara Canali, ha ricevuto il patrocinio e il contributo del Comune di Parma e Parma Capitale italiana della cultura 2021, il contributo del Comitato Parma 2020 e Fondazione Cariparma e il sostegno del GIA Gruppo Imprese Artigiane e di tutti i soci che hanno creduto nel progetto.

Per visitare la mostra durante il week end, prenotazione obbligatoria (entro il giorno precedente) tramite App Parma 2020.

LA VIA DELLE FORME. VIAGGIO TRA I MESTIERI DI PARMA

Galleria San Ludovico, Borgo del Parmigianino 2, Parma fino all’8 agosto 2021

Lunedì – venerdì 15 – 19.30. Sabato, domenica e festivi 11.00 – 19.30. Martedì chiuso

Apertura per gruppi la mattina su appuntamento. Ingresso gratuito

Delos

“I Like Parma. Un patrimonio da vivere”

In occasione delle Giornate Fai di Primavera, sabato 15 e domenica 16 maggio 2021, l’assessorato alla Cultura del Comune di Parma organizza, in collaborazione con la Delegazione FAI di Parma e con il sostegno di MIC – Ministero della Cultura e “Parma, io ci sto!”, la quinta edizione di “I Like Parma. Un patrimonio da vivere” con un ricco programma di aperture straordinarie e gratuite di palazzi, conventi, chiese, chiostri e spazi culturali di eccezionale valore storico-artistico, un’occasione unica per visitare luoghi nascosti e generalmente poco conosciuti e guardare con occhi nuovi la città designata Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2020 + 2021.

“Siamo soddisfatti – ha esordito l’assessore alla Cultura Michele Guerra – di poter riavviare in sicurezza, dopo il difficile periodo di emergenza sanitaria, il progetto “I Like Parma”, una collaborazione virtuosa del Comune con Fai, il Ministero e “Parma, io ci sto!” che fa di Parma una delle città più visitate della nazione e che quest’anno ha come fiore all’occhiello di questa quinta edizione la Camera di San Paolo, la cui gestione è di recente passata al Comune. Siamo ancora dentro l’anno di Capitale Italiana della Cultura e questo ci permetterà di avere, nel fine settimana di I Like Parma, ben 21 mostre aperte tra città e provincia”.

“I Like Parma è ormai un appuntamento fisso e molto atteso dai cittadini – ha detto l’assessore alle Politiche di Pianificazione, Sviluppo del territorio e Opere Pubbliche Michele Alinovi – il programma di questa edizione è particolarmente sapiente, perché articolato attraverso luoghi “in divenire”, dove le importanti operazioni di recupero e riqualificazione danno la misura dell’impegno e dello sforzo del pubblico e del privato in questo senso. Le Amministrazioni devono riuscire a avere e alimentare una prospettiva ampia sulla visione dei luoghi cittadini: ne sono esempio lampante il San Paolo e l’Ospedale Vecchio, luoghi identitari e prestigiosi, oggetto di importanti e lungimiranti percorsi di rigenerazione che ne arricchiranno l’attrattività e la fruibilità”.

“La formula che coniuga le Giornate Fai e I Like Parma – ha detto Giovanni Fracasso, presidente della Delegazione FAI Parma – è sempre stata un grande successo e, anche se questa edizione sarà contenuta dal punto di vista delle presenze e organizzata nel massimo rispetto delle norme di sicurezza, abbiamo voluto strenuamente dare un segnale di volontà di fare e di riprendere. Il progetto rappresenta infatti una cabina di regia che è importante ci sia e si rinnovi, pur nelle differenze che contraddistingueranno questa ultima edizione dalle prime, nella quale saranno comunque aperti 7 luoghi Fai e almeno 6 dall’Amministrazione Comunale: un risultato insperato che ci rende orgogliosi”.

A margine della conferenza stampa il presidente di “Parma, io ci sto!” Alessandro Chiesi ha dichiarato: “fin dalla sua nascita “Parma, io ci sto!” è impegnata in iniziative di valorizzazione delle eccellenze del nostro territorio per farne apprezzare la ricchezza culturale ed artistica. Per questo motivo per la quinta edizione consecutiva siamo a fianco di “I Like Parma”, una manifestazione originale che offre la possibilità di scoprire e apprezzare tanti luoghi del patrimonio artistico cittadino attraverso aperture straordinarie e visite guidate per l’intero weekend e in concomitanza con le “Giornate FAI di Primavera”. E non vediamo l’ora di visitare nuovamente la Camera di San Paolo che, grazie ad un grande lavoro di squadra, viene finalmente restituita alla cittadinanza e a cui la nostra associazione è particolarmente legata avendo contribuito qualche anno fa a rivitalizzarla con alcuni interventi specifici. E’ sicuramente un’icona di Parma che ci auguriamo possa essere rilanciata ancora di più nell’ambito di Parma Capitale Italiana della Cultura 2021”.

Il programma di aperture straordinarie promosso dalla Delegazione FAI di Parma per le Giornate di Primavera 2021 offre al pubblico la visita a ben sette luoghi di ineccepibile bellezza, a partire dall’elegante Villa Picedi, denominata comunemente anche «Villa del Vescovo» poiché nell’Ottocento il Vescovo di Parma Francesco Magani era solito soggiornarvi durante l’estate, i cui interni sono riccamente affrescati, passando per uno dei complessi monumentali più importanti della città, l’Ospedale Vecchio con la visita alla Crociera Grande, al Palazzo dell’Agricoltore, edificio dal grande valore storico e architettonico nato nel 1940 con uno stile modernista, a Palazzo Tarasconi, splendido esempio d’architettura rinascimentale recentemente restaurato, all’Orto Botanico di Parma con il suo storico giardino per finire con l’Antica Farmacia di San Filippo Neri in cui sangue di drago, alambicchi e antichi volumi rievocano il passato della Congregazione di Carità.

Tra le novità di questa edizione, a fianco dei luoghi proposti dal FAI, il Comune di Parma propone altre sei aperture straordinarie tra cui spiccano la riapertura gratuita della splendida Camera di San Paolo, situata all’interno dell’ex Monastero, con la sua volta ad ombrello magnificamente affrescata dal Correggio ad inizio Cinquecento con una decorazione illusionistica a tralci vegetali in cui si aprono finti ovati con putti, alla cui base si trovano lunette a monocromo con soggetti mitologici di stampo classico e la visita al Convento della Chiesa della Santissima Annunziata, gioiello del Quartiere Oltretorrente, con il suo maestoso e silenzioso chiostro dedicato a Padre Lino Maupas e la ricchissima biblioteca.

Dopo il successo e l’apprezzamento ottenuto nelle ultime edizioni vengono riproposte anche la riapertura del Chiostro della Fontana del Complesso del San Paolo – il cui intervento di riqualificazione è stato co-finanziato dalla Regione Emilia-Romagna con fondi POR FESR – dove il pubblico potrà ammirare il ciclo delle 26 lunette tardo cinquecentesche – seicentesche del porticato per poi salire, attraverso lo scalone storico principale, al loggiato superiore e della Chiesa di San Giuseppe che si presenta oggi nell’aspetto barocco donatole dalla ricostruzione di fine Settecento su disegno di Antonio Brianti.

Inoltre nella Chiesa di Sant’Antonio Abate, perla del barocco, progettata nel 1712 dall’architetto Ferdinando Galli Bibiena, grazie ad un video appositamente realizzato, il pubblico sarà accompagnato alla scoperta dei lavori di restauro delle volte e degli affreschi della chiesa.

Tra le aperture di “I like Parma” si segnala anche l’Oratorio di Sant’Ilario, situato sotto i Portici dell’Ospedale Vecchio, dove il pubblico potrà ascoltare un audio-guida che racconterà la storia edificio.

Per arricchire l’offerta culturale di questa edizione il Comune ha indetto un avviso pubblico a sostegno delle guide turistiche e ambientali accreditate della Regione Emilia – Romagna che si è chiuso con l’approvazione di sedici percorsi turistici alla scoperta di luoghi insoliti della città, per un totale di trentaquattro visite guidate gratuite, condotte en plein air tra cui alcuni bike tour ed itinerari speciali dedicati a bambini e famiglie.

Infine per il weekend del 15 e 16 maggio tante mostre aperte accoglieranno il pubblico con un biglietto ridotto speciale per I like Parma tra queste: “Ligabue & Vitaloni. Dare voce alla natura” a Palazzo Tarasconi, “Mode nel mondo. I vestiti raccontano la vita dei popoli. Dal kimono al burqa” e “Tribes. The last breath on earth di Arturo Delle Donne” al Museo d’arte cinese ed etnografico, “Attraverso le avanguardie. Giuseppe Niccoli/visione e coraggio di una Galleria”, “I colori degli affetti. Ritratti familiari nelle collezioni Amedeo Bocchi e Renato Vernizzi della Fondazione Monteparma” e “Parma la città del PROFUMO. L’evoluzione e la modernità” all’APE Museo, “Antelami a Parma – il lavoro dell’uomo, il tempo della terra” al Battistero, “Design! Oggetti, processi, esperienze” all’Abbazia di Valserena, “Renato Brozzi e la scultura animalista italiana tra Otto e Novecento” al Museo Renato Brozzi e “Amedeo Modigliani. Opere dal Musée de Grenoble” alla Fondazione Magnani Rocca.

A tutti i piccoli visitatori di “I like Parma” sarà regalato l’inedito “Gioco dell’Oca di Parma” realizzato ad hoc per questa edizione.

Tutte le aperture e le visite saranno organizzate con prenotazione obbligatoria e nel rispetto delle norme sanitarie e di sicurezza. L’iniziativa è realizzata dal Comune di Parma con la collaborazione della Delegazione FAI Parma, con il sostegno del MIC – Ministero della Cultura e di “Parma, io ci sto!”.

Luoghi I Like Parma e Visite guidate per la città: ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria tramite APP Parma 2020 + 21 (entro le ore 18 del giorno precedente alla visita). Info generali e supporto alle prenotazioni: 0521/218297 0521/218252 (da lunedì a venerdì 10-13 e 15-18, sabato 15 maggio 10-18).

Comune di Parma (anche per l’immagine del Chiostro della SS. Annunziata)

A settembre i Mondiali di Pesca a Verona

Dopo 23 anni, Verona torna capitale della pesca. L’appuntamento è per il prossimo settembre, con la macchina organizzativa che si è già messa in moto. Si terranno infatti dal 6 al 12 settembre i Campionati mondiali di pesca al colpo, nelle acque dolci del Mincio di Peschiera e Valeggio.

Slittata di un anno a causa della pandemia, la manifestazione è ora certo che si farà. Con la cerimonia inaugurale già programmata in piazza Bra.

Lo ha annunciato il presidente della sezione veronese della Federazione nazionale pesca sportiva attività subacquee e nuoto pinnato, Tiziano Begal, rieletto da poco, durante l’incontro in municipio con l’assessore allo Sport Filippo Rando.

“Dopo lo stop forzato a causa della pandemia, Verona è pronta a tornare protagonista indiscussa del mondo sportivo – afferma Rando -. Per noi è motivo di soddisfazione ospitare l’inaugurazione dei giochi, che faremo in modo diventi un momento di festa da condividere con tutta la città. Chi pratica la pesca è abituato a non farsi molta pubblicità e a godersi il silenzio che caratterizza questa pratica sportiva. In realtà è uno sport in crescita, soprattutto nella bassa veronese, che abbonda di corsi d’acqua adatti alla pesca. I miei complimenti a Tiziano Begal, da poco rieletto presidente, la giusta riconoscenza dell’impegno e del lavoro fatto in questi anni”.

Roberto Bolis

Giacomo Puccini. Il poeta del lago

Nato con la camicia di Euterpe, dotato di un istinto teatrale spiccatissimo, una vera e propria star internazionale fin dal suo tempo, Giacomo Puccini è il protagonista del quarto volume della collana I miti dell’Opera dedicata dal Teatro Regio di Parma all’infanzia, per condividere e tramandare di generazione in generazione il patrimonio della grande tradizione lirica. Scritto da Cristina Bersanelli e illustrato da Patrizia Barbieri, il volume Giacomo Puccini. Il poeta del lago è in vendita da oggi al Bookshop del Teatro Regio e nello e-store del teatro sul sito teatroregioparma.it. Il libro (formato 24 x 24 cm con copertina cartonata) è, come gli altri volumi, corredato da illustrazioni da colorare e, in questo caso, da una triade di indovinelli ispirati ai leggendari enigmi di Turandot.

I miti dell’Opera sono libri concepiti e scritti per l’infanzia con protagonisti “straordinari”, capaci di divertire e affascinare i più piccoli, grazie alla capacità affabulatoria delle loro autrici e della potenza narrativa di storie bellissime, realmente vissute da personaggi indimenticabili. Dopo Giuseppe Verdi. Il Cigno di Busseto, Maria Callas. La Divina e Gaetano Donizetti. Un musicista coi baffi la collana si arricchisce di un quarto titolo.

Dario De Micheli, responsabile editoriale della collana: “Capaci di conquistare anche nonni e genitori, che possono assaporare le nostre storie assieme ai bambini, aggiungendo magari ricordi personali e anche accompagnando la lettura con ascolti musicali, I miti dell’Opera sono stati pensati con Cristina Bersaneli anche per dare luogo a progetti di approfondimento culturale destinati all’utenza scolastica; com’è il caso del volume Giuseppe Verdi. Il Cigno di Busseto che è stato posto al centro di un percorso di conoscenza del compositore e della sua musica destinato alle scuole elementari, dove viene letto, accompagnato da un video illustrativo recitato dall’attrice Sabina Borelli e da un video didattico progettato con l’autrice”.

A questo volume seguiranno il quelli dedicati a Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini, Wolfgang Amadeus Mozart e, di nuovo, ai grandi interpreti come Arturo Toscanini, Carlo Bergonzi, Luciano Pavarotti, Renata Tebaldi, a compimento di un progetto editoriale volto alla conoscenza dei grandi miti dell’opera e alla trasmissione della conoscenza della storia del teatro d’opera alle giovani generazioni.

Tenuto musicalmente a battesimo dal padre nella natia Lucca, dopo i primi passi nel mondo della musica e gli anni di studio al Conservatorio di Milano sotto la guida di Antonio Bazzini e Amilcare Ponchielli, Giacomo Puccini raggiunge i primi successi con l’opera Le Villi, la cui prima rappresentazione nel 1884 gli presenta l’occasione d’incontrare l’editore Giulio Ricordi, con cui stabilisce un rapporto fruttuoso, lungo una vita. La legittimazione della storia d’amore, discussa e tumultuosa, con Elvira Bonturi si intreccia agli anni del consolidamento della sua fama, grazie al successo di Manon Lescaut e poi de La Bohème, i cui lauti guadagni gli permettono tra l’altro di acquistare la sua villa di Torre del Lago, località ribattezzata dopo di lui “Torre del Lago Puccini” e oggi sede della sua casa museo. Ed è questa l’epoca della nascita di un altro sodalizio d’importanza capitale ai fini dello sviluppo della sua carriera: quello con i librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Saranno loro a firmare i libretti di Tosca e Madama Butterfly con cui la parabola pucciniana raggiunge l’apice: Puccini diventa il compositore più celebre e ricco del suo tempo e le sue opere reclamate e rappresentate a New York a Buenos Aires, a Budapest e a Londra, a Milano e a Parigi. L’epopea pucciniana tuttavia è ricca di contrasti e d’ombre che, nella narrazione della Bersanelli, a misura di bambino, conferiscono al personaggio storico la giusta profondità e veridicità, perché – come ama commentare l’autrice – “i bambini hanno bisogno di sapere che anche nelle vite più straordinarie ci sono dei fallimenti o comunque delle difficoltà e che ogni medaglia ha suo il rovescio”.  E così sono narrate anche le sue passioni per le auto, le case, nonché per i sigari toscani; passione quest’ultima che gli costò la salute e infine anche la vita, a un soffio dal portare a compimento il suo capolavoro forse più grande: Turandot.

Paolo Maier (anche per la fotografia)

Un nuovo Museo per la Valle Camonica romana

Dall’11 giugno, la Valle Camonica romana – una delle realtà archeologiche più sorprendenti dell’intero arco alpino – avrà un nuovo museo di riferimento, in una più grande e adeguata sede.

I lavori per il nuovo museo sono ormai completati a Cividate Camuno, l’antica Civitas Camunnorum, per iniziativa del Comune e della Direzione Regionale Musei Lombardia, con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia e il contributo di Regione Lombardia e della Comunità Montana di Valle Camonica.

“Il nuovo museo, fortemente voluto da Stefano L’Occaso che mi ha preceduto, si estende su spazi quadruplicati rispetto alla vecchia sede – anticipa Emanuela Daffra, Direttore regionale Musei Lombardia del Ministero della Cultura – e potrà accogliere in modo finalmente adeguato i reperti già esposti a partire dal 1981 in un primo Museo Archeologico, oggi troppo angusto, oltre che dare spazio ad un patrimonio in continua crescita, confermando la ricchezza vitale della ricerca archeologica e il dinamismo dei musei che la raccontano.”

La nuova sede del museo sorge nel centro storico di Cividate Camuno, nell’immobile già sede dell’Incubatore d’Imprese, di fronte alla Chiesa Parrocchiale, nel cuore della Civitas romana e dell’abitato medioevale.

“La missione del Museo – evidenzia Serena Solano, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Bergamo e Brescia, direttore dei Parchi della Valle Camonica romana e curatore scientifico del progetto del nuovo museo – è quella di raccontare l’incontro fra Camuni e Romani, illustrando i cambiamenti e le novità insieme agli aspetti di sovrapposizione e continuità. La Valle Camonica infatti esemplifica in maniera straordinaria la romanizzazione di un territorio alpino, attraverso siti ed evidenze archeologiche, anche di carattere monumentale, che consentono di declinare il processo nei suoi molteplici aspetti, dalla trasformazione del territorio, allo sfruttamento delle risorse, ai culti, agli insediamenti, agli aspetti della vita quotidiana, agli spazi pubblici, alla sfera funeraria. Il nuovo museo, con rimandi anche ai luoghi vicini, contestualizza i ritrovamenti della Valle Camonica nel quadro più ampio dell’arco alpino, ponendosi così come un museo della romanizzazione delle Alpi.”

Nelle otto sezioni del nuovo Museo, realizzato su progetto architettonico e di allestimento dello Studio di Architettura Volta di Brescia, sono proposti i materiali di età romana trovati a Cividate Camuno e nel territorio: una ricca collezione epigrafica, importanti elementi architettonici e scultorei e ricchi corredi funerari dalle necropoli, con pendenti e amuleti anche in oro e argento, non solo preziosi ma anche carichi di valenze simboliche.

Dalla modestia quotidiana all’enfasi monumentale il museo raccoglie oggetti d’eccezione: la porta carbonizzata in legno risalente al II-I secolo a.C., ritrovata a Pescarzo di Capo di Ponte, una delle meglio conservate per il periodo di tutto l’arco alpino, la statua della dea Minerva dal santuario di Breno, in marmo greco, e un pregevole ritratto maschile in nudità eroica dall’area del foro di Cividate Camuno in marmo locale di Vezza d’Oglio.

A rimarcare il legame tra museo e storia del luogo una piccola area archeologica, di recente valorizzata cortile interno dell’edificio, offre uno sguardo sulla città antica.

Il Museo è perciò cuore, punto di partenza e di arrivo del percorso della Valle Camonica romana che a Cividate Camuno, antica Civitas Camunnorum, ha come altre tappe l’area del foro e il Parco Archeologico del teatro e dell’anfiteatro e non lontano, attraverso un piacevole percorso ciclo-pedonale lungo fiume, il Parco Archeologico del Santuario di Minerva in località Spinera di Breno.

La visita al Museo e alle aree e ai Parchi della Valle Camonica romana, nel cuore della Valle dei Segni, caratterizzata dalla millenaria tradizione dell’incidere sulle rocce, è un viaggio alla scoperta di uno degli itinerari archeologici più affascinanti di tutto l’arco alpino.

S.E.

“Favolacce”

In occasione dei David di Donatello 2021 e delle numerose candidature ottenute dall’opera seconda dei fratelli D’Innocenzo, Artdigiland pubblica Conversazioni su Favolacce, a cura di Ludovico Cantisani, un volume che ripercorre e indaga la creazione del film-rivelazione del 2020 attraverso una serie di conversazioni e un esteso saggio del curatore. Uscito il 10 maggio, il libro è disponibile presso i rivenditori on line (per il momento ebook), sul sito dell’editore: www.artdigiland.com (cartaceo, in offerta speciale fino al 31 maggio) e ordinabile in libreria presso l’editore.

A discutere con Cantisani (e Alain Parroni nel caso dei registi) la propria esperienza del film sono: Fabio e Damiano D’Innocenzo, l’autore della fotografia Paolo Carnera, la montatrice Esmeralda Calabria, le scenografe Emita Frigato e Paola Peraro, il costumista Massimo Cantini Parrini, i produttori Agostino e Giuseppe Saccà (Pepito Produzioni), i direttori di casting Davide Zurolo e Gabriella Giannattasio, il colorist Andrea “Red” Baracca, e gli attori Barbara Chichiarelli, Ileana D’Ambra, Federico Majorana, Max Malatesta, Lino Musella, Max Tortora. Nella loro ricchezza e varietà, queste conversazioni, insieme all’analisi critica del curatore, rivelano e mettono a fuoco le intuizioni narrative e registiche e quella serie di originalità che hanno fatto di questo film un caso nel panorama cinematografico italiano.

Questo straordinario percorso conoscitivo del linguaggio cinematografico è illustrato da alcune immagini di scena e, soprattutto, da materiali iconografici d’eccezione: le foto di set e i disegni preparatori delle inquadrature dei fratelli D’Innocenzo. Queste foto delineano un percorso ulteriore per scoprire la lavorazione di Favolacce ma soprattutto costituiscono un corpus d’autore che, attraverso un altro linguaggio, offre una chiave di lettura aggiuntiva dell’opera dei D’Innocenzo.

Elisabetta Castiglioni