Marco Masini e 30 anni di carriera in Arena

Giuliano Sangiorgi, Ermal Meta, Umberto Tozzi, Nek, Francesco Renga, Luca Carboni, Fabrizio Moro, Annalisa, Bianca Atzei, Giusy Ferreri, Rita Bellanza, Arisa e tanti altri ospiti. Tutti per festeggiare il 30 settembre i 30 anni di carriera di Marco Masini, con un concerto-evento in Arena. Il concerto sarà il recupero di quello programmato il 20 settembre 2020, e andrà a ripercorrere tutta la carriera del cantante fiorentino, autore di canzoni indimenticabili del panorama della musica italiana e che sono state, e continuano a essere, colonna sonora di più generazioni. La presentazione dell’evento è stata fatta dal sindaco Federico Sboarina, dall’amministratore delegato di Arena di Verona srl Gianmarco Mazzi e dallo stesso Masini. “Il palcoscenico areniano è oramai un simbolo internazionale e per questo siamo orgogliosi di ospitare concerti evento come questo – afferma il sindaco Sboarina -. Il salto di qualità nella nostra programmazione è oramai avvenuto e ben si inseriscono le celebrazioni delle grandi carriere di grandi artisti che hanno fatto la storia della musica italiana e non solo. Si conferma, ancora una volta, l’importanza del nostro anfiteatro. Dico sempre che abbiamo un grosso contenitore monumentale all’interno del quale devono andare solo grandissimi contenuti. Sono dunque contento perché sarà una bellissima serata di grande musica, con la partecipazione di importanti interpreti oltre che amici di Masini. Tornare finalmente ai concerti dal vivo significa godere dello spettacolo, della musica e poter assistere alla magia che si sprigiona solo dal palcoscenico”.

“Siamo qui per presentare una grande festa – spiega Mazzi – che abbia nell’Arena di Verona il suo teatro naturale. Masini è un pezzo importante della musica italiana, ma anche un compositore, un autore, music maker, già famoso nel mondo musicale prima ancora di esserlo presso il grande pubblico. È stato anche un collaboratore di Giancarlo Bigazzi, artefice di successi indimenticabili. Avremmo dovuto festeggiare lo scorso anno, siamo a 30 più 1, ma questa è veramente una grande occasione per ascoltare, anche grazie alla presenza di ospiti importanti, canzoni tra le più significative della musica italiana”.

“Ringrazio il sindaco e l’intera Verona per la possibilità di festeggiare questo traguardo – afferma Masini -. Non sono stato in grado di farlo l’anno scorso, e quella è stata una rinuncia difficile, che è piombata nella tristezza e nello sgomento generale di quel momento. Poter fare questo piccolo step ci permette di festeggiare, seppur con una platea diversa e seguendo certe norme di sicurezza, ma è comunque un abbraccio che vale molto di più rispetto ad un abbraccio virtuale a distanza. Ringrazio anche Gianmarco Mazzi perché mi ha seguito sempre, ascoltandomi e dandomi pareri anche nei momenti difficili. Nella musica, soprattutto con l’arrivo dei social e altre situazioni, purtroppo non danno tanta rilevanza alla meritocrazia, mentre altre canzoni vanno valutate diversamente, come ha fatto con me Gianmarco. Il 30 settembre sarò a Verona con tanti colleghi che sono però soprattutto grandi amici, con i quali ho realizzato un progetto discografico, che mi sono gustato in fase di realizzazione. E quest’anno avremo la possibilità di liberare su un palco importante, cosa che aspettavo da trent’anni. Anche se un anno dopo, ho la stessa sensazione, emozione e felicità, che sono ancora più grandi visto che lo posso fare con tanti colleghi e amici. Sarà una grande sorpresa, soprattutto l’inizio del concerto, che non svelo, ma che sarà d’impatto e spiazzerà tutti per la sua particolarità, l’ultima cosa che ci si aspetterebbe da un mio concerto”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

I fossili di Bolca candidati UNESCO

Dalla città di Verona a Bolca, attraverso un itinerario fotografico suggestivo, realizzato per valorizzare fascino, importanza ed unicità dei fossili della Val d’Alpone e della Valle del Chiampo, in corsa per la candidatura Unesco. È questo l’obiettivo della pubblicazione ‘I luoghi dell’Eocene marino. Val d’Alpone e Alta Valle del Chiampo’, realizzata dall’associazione temporanea di scopo ‘Val d’Alpone – faune, fiore e rocce del Cenozoico’, per supportare il dossier di candidatura ed accresce la comprensione di questo particolare territorio, sede dello straordinario patrimonio fossile conosciuto ed ammirato in tutto il mondo. Nel 2017, in virtù di tale obiettivo, si è costituita l’associazione temporanea, che si è occupata della stesura del dossier e della realizzazione, con il contributo della Regione Veneto, del report fotografico raccolto nella pubblicazione. All’associazione, rappresentativa di tutto il territorio interessato dai giacimenti di Bolca, aderiscono anche altre realtà ed enti che abbracciano il progetto, tra cui il Comune di Verona. Tappa cruciale del percorso di riconoscimento e momento conclusivo di un iter lungo e complesso, l’invio al Ministero dell’Ambiente, a fine febbraio 2021, del dossier di candidatura.

Il volume descrive con immagini e parole le terre al confine tra il veronese e il vicentino, che conservano preziosi reperti fossili. Lo fa partendo da Verona, città già riconosciuta Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2000, per arrivare a Bolca, luogo simbolo della paleontologia mondiale. Due sono i percorsi scelti per arrivare in questi luoghi; il primo attraversa la via Postumia, l’antica via consolare romana che fiancheggia l’abbazia benedettina/olivetana di Villanova di San Bonifacio, il secondo passa per gli alti pascoli della Lessinia, un altipiano iscritto nel Registro Nazionale dei paesaggi storici. Seguendo i due itinerari si giunge in un territorio meraviglioso e misterioso, che rimane legato ai valori della terra nel rispetto della natura.

“I più importanti reperti fossili della Val d’Alpone – dichiara l’assessore ai rapporti con l’UNESCO Toffali – si trovano al Museo di Storia Naturale. Più di 9 mila quelli provenienti dai giacimenti di Bolca, un altro migliaio dal monte Costale e dagli altri siti della vallata. Un patrimonio unico e straordinario, che fa del Museo e della città di Verona un punto di riferimento per tutta la comunità scientifica mondiale. Un valore bene documentato anche nella pubblicazione, che rappresenta uno dei tanti lavori di ricerca realizzati per la candidatura. Un viaggio fotografico affascinante, che mostra tutta la bellezza ed importanza di un territorio dal grandissimo valore scientifico, storico e paesaggistico”.

“Un progetto fotografico realizzato per supportare il dossier di candidatura presentato lo scorso febbraio – spiega il presidente dell’associazione Bochese –, per far meglio conoscere la bellezza e le particolarità di questi luoghi, riserva straordinaria di un patrimonio paleontologico unico al mondo. Un tesoro di inestimabile valore che abbiamo la responsabilità di salvaguardare e valorizzare per trasmetterlo integro alle generazioni future. Il libro è solo l’ultima fatica di un percorso lungo cinque anni, durante i quali l’associazione ha lavorato per sensibilizzare e responsabilizzare l’intero territorio, in modo che prendesse consapevolezza dell’inestimabile valore paleontologico che possiede”.

Roberto Bolis

Dante. Gli occhi e la mente. Un’Epopea POP

Al MAR di Ravenna una mostra racconta l’epopea popolare di Dante Alighieri e del suo poema. Una narrazione di parole, suoni e immagini, dal cinema alle canzoni, dalla pubblicità ai fumetti, dal writing alla miriade di oggetti che ne riproducono la celebre icona, fino alle visioni dell’arte contemporanea con nomi della scena internazionale. Un’Epopea POP, dal 25 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 al MAR di Ravenna, è curata da Giuseppe Antonelli, docente di linguistica italiana all’Università di Pavia, nota firma del Corriere della sera, conduttore e ospite di trasmissioni radiofoniche e televisive, prima ispiratore, col suo Il museo della lingua italiana pubblicato nel 2018 da Mondadori, e ora coordinatore del progetto MULTI. Museo multimediale della lingua italiana, finanziato dal MIUR.

Intersecato alla mostra un percorso d’arte contemporanea a cura di Giorgia Salerno, responsabile del coordinamento culturale e conservatrice del MAR.

Dopo Inclusa est flamma e Le Arti al tempo dell’esilio, Un’Epopea POP conclude il ciclo espositivo “Dante. Gli occhi e la mente”, promosso dal Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, organizzato dal MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna e realizzato con il prezioso sostegno e patrocinio della Regione Emilia-Romagna, Dante 2021, del Comitato Nazionale per la Celebrazione dei 700 anni – Ministero della Cultura, con il fondamentale contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e della Camera di Commercio di Ravenna e con il patrocinio della Società Dantesca Italiana.

La fortuna popolare di Dante comincia già nel Trecento e arriva fino a quell’universo culturale che chiamiamo genericamente «pop». I suoi versi più celebri, entrati nel linguaggio comune degli italiani, sono stati riprodotti in tutto il mondo negli almanacchi e nei calendari, nei poster e nelle magliette; li vediamo scritti nei muri; li riconosciamo nelle pubblicità e nelle canzoni.

L’immagine del poeta è divenuta un’icona internazionale, dai monumenti nelle piazze, alla miriade di oggetti che la riproducono. Le storie e i personaggi del poema, soprattutto le atmosfere infernali, hanno generato le più svariate manifestazioni creative.

La Commedia, tradotta in un centinaio di lingue, si è diffusa attraverso migliaia di edizioni popolari illustrate, commenti e riassunti, riduzioni cinematografiche e parodie televisive, album di figurine, giochi da tavolo, storie a fumetti e cartoni animati.

C’è il Dante simbolo dell’identità culturale italiana ed europea, la cui effigie passa dalle lire agli euro. C’è l’immagine di Dante usata – già da tempo – come marchio commerciale e in chiave pubblicitaria come la celebre affiche di Olivetti, scelta come immagine della mostra. C’è il Dante personaggio che ritorna nelle trame di libri, film, giochi e videogiochi, fino alla “fortuna mnemonica” dei versi della Commedia, ripercorsa attraverso alcuni episodi chiave che vanno dal Trecento ad oggi.  

La mostra si articola in diverse sezioni, individuate da Giuseppe Antonelli e dai suoi collaboratori, Giovanni Battista Boccardo e Federico Milone (assegnisti di ricerca presso l’Università di Pavia): La memoria di Dante, Dante e l’immagine, Dante e la pubblicità, La divina parodia, Dante personaggio, Dante e Beatrice, con più di un centinaio di opere e oggetti tra i più disparati. Numerosissimi i contributi audio e video, anche interattivi. Una mostra dal carattere multimediale, in larga parte accompagnata dalla voce dei grandi interpreti che si sono cimentati nella lectura Dantis.

Intrecciato all’intero progetto espositivo, si snoda un percorso d’arte contemporanea a cura di Giorgia Salerno. Una voce fuori campo che vedrà il dialogo fra le opere di artisti internazionali scelte per reinterpretare idealmente alcuni temi danteschi che faranno da guida al pubblico. 

Per ogni tema scelto- le anime, le figure femminili, il sogno, il viaggio e la luce – sono stati individuati uno o più artisti e, ad aprire il percorso, con il tema delle anime, si troverà nel chiostro cinquecentesco del MAR una grande architettura di Edoardo Tresoldi che rileggerà idealmente il Nobile Castello o Castello degli Spiriti Magni, luogo emblematico che Dante cita nel quarto canto dell’Inferno.

All’interno della sezione dedicata alle figure femminili saranno Letizia Battaglia, Tomaso Binga, Irma Blank, Rä di Martino, Maria Adele Del Vecchio, Giosetta Fioroni, Elisa Montessori e Kiki Smith a reinterpretare, attraverso le loro opere, le donne di Dante.

Il percorso espositivo proseguirà con il tema del sogno e a rappresentarlo non potevano mancare le 34 tavole dell’Inferno di Robert Rauschenberg, artista fra i principali esponenti della pop art americana, e a raccontare il viaggio saranno, invece, le opere del padre della Land Art, Richard Long.

La mostra si chiuderà con un’opera delle collezioni del MAR, Stella-acidi di Gilberto Zorio, come rimando al tema della luce e alle stelle, tanto care a Dante e alle quali lascia il compito di concludere ogni cantica e tutta la Commedia.

“Questa mostra, come l’intero complesso delle celebrazioni dantesche a Ravenna – commenta il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale – incarna perfettamente il fatto che Dante sia di tutti e per tutti, ‘pop’ nel senso che appartiene all’intera comunità, ravennate, nazionale e internazionale. È stato sempre così, fin da quando era in vita. E il passare degli anni non fa che accrescere la popolarità di Dante, perché con le nuove tecnologie aumentano esponenzialmente le modalità di fruizione e approccio a tutto quanto è legato alla sua figura e al suo lascito. Nelle forme più diverse, Dante è nella nostra vita ogni giorno. E che tali forme assumano i contorni più disparati è solo un motivo di arricchimento; perché è talmente grande la potenza del suo messaggio che nessuna reinterpretazione, nemmeno quella più leggera o irriverente, può neanche lontanamente scalfirla, ma solo amplificarla. Ecco perché non poteva mancare, nell’ambito delle celebrazioni, un evento espositivo dedicato a Dante in quanto icona, impreziosito da un percorso di arte contemporanea di riferimento concettuale dantesco, che si lega a tutti gli altri appuntamenti passati e futuri di questo settimo centenario nel segno della fortissima empatia e della grandissima emozione che Dante suscita sempre in ciascuno di noi.”

Mentre l’Assessora alla Cultura del Comune di Ravenna Elsa Signorino dichiara: “Malgrado le numerose difficoltà di programmazione causate dalla pandemia, l’anno dantesco, che ha preso avvio a Ravenna alla presenza del Presidente Mattarella, è stato ricco di eventi espositivi. Abbiamo inaugurato il ciclo “Dante. Gli occhi e la mente” nel settembre 2020 con Inclusa est flamma. la prima mostra dedicata al VI centenario della morte di Dante, tra Croce e D’Annunzio, col fascismo alle porte. Lo scorso maggio, dopo la chiusura prolungata dei luoghi di cultura, abbiamo aperto la seconda mostra del ciclo, Le Arti al tempo dell’esilio, quelle che Dante vide e conobbe e che furono di ispirazione per la sua Commedia. Il prossimo settembre concluderemo il percorso con Un’Epopea Pop. In questo centenario il tema della fortuna popolare di Dante è stato variamente ma spesso superficialmente trattato. La mostra curata da Giuseppe Antonelli, con il suo ricco catalogo, ha l’ambizione di mettere ordine in una materia vasta e sfuggente, accettando con rigore la sfida della sua irritualità. Centinaia di oggetti, immagini e parole, a volte immediatamente riconoscibili, ma spesso anche sorprendenti, racconteranno la loro storia, ampliando, come dovrebbe fare ogni mostra, le conoscenze di tutti, con un’attenzione speciale a giovani e giovanissimi.”

La mostra è realizzata con la preziosa collaborazione della Biblioteca Classense e di numerosi prestatori istituzionali e privati come la Biblioteca Nazionale Centrale (Firenze), la Biblioteca Nazionale Marciana (Venezia), la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce (Napoli), il Museo del Precinema (Padova), la Civica Raccolta delle Stampe A. Bertarelli (Milano), delle gallerie d’arte contemporanea Monica De Cardenas (Milano), Tiziana Di Caro (Napoli), Lorcan O’Neill (Roma), P420 (Bologna) e di tutti gli artisti coinvolti. http://www.mar.ra.it

Francesca Boschetti – Daniele Carnoli

BergamoScienza. XIX edizione, 2-17 ottobre 2021

Il festival di divulgazione scientifica tornerà, da sabato 2 a domenica 17 ottobre, ad animare la città di Bergamo, con un’edizione che fa tesoro dell’esperienza dello scorso anno e combina sapientemente conferenze in presenza e contributi digitali, per raggiungere in tutto il mondo gli appassionati di scienza (www.bergamoscienza.it).

BergamoScienza, primo festival scientifico nato in Italia, ogni autunno trasforma Bergamo nel palcoscenico della scienza, chiamando le voci più rappresentative a livello mondiale, tra cui, a oggi, ben 31 Premi Nobel. Coinvolge un pubblico di tutte le età, in sedici giorni di conferenze, laboratori, spettacoli e tour virtuali alla scoperta del mondo che cambia: 2.355.921 le presenze in 18 edizioni, realizzate grazie anche all’aiuto di 39.849 volontari e con 482 scuole protagoniste.

In attesa della XIX edizione del festival, i C.O.S.I. (Comitato Organizzativo Scienza e Innovazione) hanno ideato anche quest’anno un seguitissimo Pre Festival, da giugno a settembre, con dirette streaming ogni giovedì sui canali social dell’Associazione.

Il palinsesto 2021 prevede un’anteprima speciale venerdì 1 ottobre con il concerto Piano Variations on Jesus Christ Superstar del compositore e pianista Stefano Bollani in Piazzale degli Alpini (organizzato con il festival Contaminazioni Contemporanee) e 16 conferenze in Piazzale degli Alpini (nel weekend del 2-3 ottobre), al Teatro Sociale (nella settimana 4-10 ottobre) e al Centro Congressi (nella settimana 11-17 ottobre).

Tanti gli appuntamenti che si potranno seguire a distanza, sul web: 60 laboratori (30 a settimana); 10 spettacoli di divulgazione scientifica (riservati alle scuole); inoltre tour virtuali in luoghi di cultura e in aziende che fanno dell’innovazione e della ricerca avanzata la loro cifra distintiva.

L’inaugurazione ufficiale sarà sabato 2 ottobre con il geografo e giornalista ambientale Emanuele Bompan e la ricercatrice ambientale Marirosa Iannelli, Presidente del Water Grabbing Observatory, che parleranno di Ecosostenibilità e acqua, approfondendo il fenomeno delle “guerre” per l’acqua a livello mondiale: entro il 2030, secondo le Nazioni Unite, il 47% della popolazione mondiale vivrà in zone «a elevato stress idrico» e la Cia ha affermato che le questioni idriche sono sostanzialmente una questione di stabilità mondiale.

BergamoScienza si concluderà domenica 17 ottobre con il Premio Nobel per la Medicina 2001, Sir Paul Nurse. Il genetista e biologo cellulare britannico, celebre per i suoi studi sul ciclo cellulare e l’attività delle cicline, terrà la lectio La vita come proprietà emergente. Sir Paul Nurse è stato insignito di oltre 60 lauree honoris causa e riconoscimenti da università e istituzioni di tutto il mondo. Già Presidente della Rockefeller University e della Royal Society, è attualmente direttore del Francis Crick Institute di Londra, il più grande centro di ricerca biomedica d’Europa.

Nell’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, la studiosa di letteratura italiana Elisabetta Tonello dialogherà con l’astrofisico e divulgatore scientifico Amedeo Balbi, del comitato scientifico di BergamoScienza, su Dante divulgatore.

Barbara Mazzolai, direttrice del Centro di Micro-BioRobotica dell’IIT, ripercorrerà, nell’incontro Biomimetica: imparare dalla natura, i suoi studi sui robot: prendendo ispirazione dalla natura, la biologa ha creato il “Plantoide”, un robot che emula il mondo vegetale, un bonsai hi-tech.

L’astrofisico Luca Perri, coordinatore scientifico dell’Associazione BergamoScienza, illustrerà al pubblico La scienza di Nolan, un viaggio nelle grandi questioni della scienza intessute nella trama dei film del regista e sceneggiatore britannico Christopher Nolan, tra cui Interstellar, Inception, Tenet.

In video-collegamento dagli Stati Uniti, il biologo americano Michael Levin, direttore del prestigioso Allen Discovery Center presso la Tuft University di Boston, ci spiegherà l’inatteso ruolo dell’elettricità nel coordinare i processi di sviluppo e rigenerazione dei tessuti.

Quali sono le Tecnologie spaziali per costruire città intelligenti? Risponderà a questa domanda Stefano Ferretti, del programma di osservazione della Terra dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea).

Alberto Mantovani, l’immunologo italiano più citato al mondo, e Christopher Huber, professore emerito di ematologia e co-fondatore di BioNTech – l’azienda che ha sviluppato uno dei più efficaci vaccini contro Covid-19 – parleranno della tecnologia rivoluzionaria alla base dei vaccini a RNA messaggero e del loro potenziale per lo sviluppo del primo vaccino terapeutico contro il cancro.

Cercheremo di capire meglio Cosa succede su Marte insieme alla chimica e astrofisica Teresa Fornaro, la prima italiana scelta dalla Nasa per guidare uno dei tre gruppi di ricerca che analizzerà i dati di Perseverance, la sonda che con la missione “Mars 2020” si è posata sul Pianeta Rosso.

L’antropologa e paleobiologa americana Nina Jablonski – nota per le sue ricerche sull’evoluzione del colore della pelle negli esseri umani e impegnata nella divulgazione sull’evoluzione e la diversità umana e contro il razzismo – spiegherà al pubblico Il significato culturale e biologico del colore della pelle.

Dario Menasce, fisico e ricercatore dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), specializzato in fisica delle particelle elementari, che ha lavorato presso il Fermi Laboratory di Chicago per oltre 25 anni, ci racconterà dei muoni, particelle elementari prodotte dallo scontro di radiazioni cosmiche, e di come queste particelle potrebbero aiutarci a scoprire nuova fisica, oltre il modello standard.

Ci parlerà di intelligenza animale Giorgio Vallortigara, neuroscienziato e appassionato divulgatore. Partendo dalle sue ricerche sulle capacità cognitive di piccoli organismi come api e mosche, Vallortigara si interrogherà sull’origine di coscienza e intelligenza negli esseri umani e negli animali, sfidando una volta di più le nostre convinzioni antropocentriche.

Carola Frediani, scrittrice ed esperta di cybersicurezza, privacy, sorveglianza e diritti digitali, rifletterà sul tema delle cosiddette Guerre di rete, condividendo la sua esperienza professionale, che l’ha resa nota a livello internazionale.

Il programma sarà disponibile dagli inizi di settembre su: www.bergamoscienza.it

Delos

Perugino. Il maestro di Raffaello

Dopo la mostra Raffaello e Baldassare Castiglione, il Palazzo Ducale di Urbino dedica una nuova rassegna di alto profilo a un maestro del Rinascimento italiano, Pietro Vannucci detto il Perugino (Città della Pieve, 1448 circa – Fontignano, 1523), con la mostra Perugino, il maestro di Raffaello. L’esposizione celebra la sua arte raffinata, che seppe fondere con straordinaria armonia le migliori prerogative della pittura centro-italiana della seconda metà del XV secolo ed esercitò una grande influenza sul giovane Raffaello. «Continua il centenario raffaellesco (1520) mentre ci si avvia al centenario di Perugino (1523). A Urbino, in Palazzo Ducale, nel nome del padre Giovanni Santi, si celebra il maestro di Raffaello, che fu appunto il Perugino. Ma si illumina soprattutto, attraverso alcuni capolavori, quel momento, fra 1470 e 1500, in cui, dopo l’arrivo della Pala di Piero della Francesca per la Chiesa di San Bernardino, mausoleo dei duchi, gli artisti tra Umbria, Marche e Toscana cercano una strada nuova, una lingua di emozioni e sentimenti che nessuno saprà interpretare meglio di Raffaello.

Giannicola di Paolo, San Giovanni Evangelista e la Madonna dolente Santa Maria Maddalena e san Sebastiano, 1510-1513

Ma a ispirarlo e a indirizzarlo fu proprio Perugino», evidenzia Vittorio Sgarbi, curatore della mostra. «La mostra Perugino, il maestro di Raffaello è in logica continuità con le celebrazioni del quinto centenario dalla morte di Raffaello – dichiara l’Assessore regionale alla Cultura Giorgia Latini – ne rappresenta il compimento, oltre che un ulteriore momento di riflessione. Grazie al percorso narrativo curato da Vittorio Sgarbi entriamo non solo nell’opera di Pietro di Cristoforo Vannucci ma anche in quella del giovane urbinate e degli artisti del contesto storico precedente e successivo al Perugino. Con questa mostra, sostenuta dalla Regione, si fa inoltre luce su un altro aspetto molto interessante. Quello della formazione del genio di Raffaello, capace di una grazia e di uno stile che sono sì dotazione di natura, ma anche apprendimento. Credo, anche in relazione al mio attuale impegno di assessore regionale alla cultura e all’istruzione, che questo sia un contenuto rilevante che va pienamente recuperato anche oggi. E’ nella bottega che vengono scoperti e crescono i grandi geni. In termini più attuali scuola e formazione sono le linee guida per una società che vuole prendersi cura dei suoi talenti per prendersi cura di se stessa».

Pietro Vannucci il Perugino, Predica del Battista (dalla predella del Polittico di Sant’Agostino), 1502-1523

«Con questa bella mostra dedicata al Perugino – afferma il sindaco di Urbino Maurizio Gambini– Urbino completa idealmente le celebrazioni dedicate a Raffaello. Nel 2020 Urbino è stata fra le poche realtà che ha rispettato i programmi approvati dal Comitato nazionale per i 500 anni dalla morte del grande genio del Rinascimento, e assieme alla Regione Marche ha realizzato un gran numero di iniziative dedicate al proprio concittadino più famoso. Con questo appuntamento espositivo si chiude quindi un ciclo che aveva come scopo raccontare al grande pubblico il “mondo” di Raffaello: l’ambiente dove era nato, il contesto culturale che lo aveva circondato, ciò che ne aveva influenzato l’opera, i personaggi, come Baldassarre Castiglione, a lui legati in età adulta. Oggi, soffermandoci sul lavoro del Perugino, parliamo della formazione di Raffaello. Scopriamo il grande talento di colui che ne fu il celebre maestro. Abbiamo un esempio delle abilità con cui il Perugino ha suggestionato Raffaello e gli ha insegnato il mestiere. E considerato che Raffaello era un “genio assoluto”, il Perugino ha dovuto accettare la punizione più amara: vedere l’allievo surclassare il maestro. Ringrazio Vittorio Sgarbi per aver ideato questa nuova mostra, così come ringrazio la Regione Marche per aver creduto e sostenuto questo ulteriore progetto espositivo. A nome della città ringrazio inoltre la Direzione della Galleria Nazionale delle Marche e la Direzione della Galleria Nazionale dell’Umbria per la strettissima collaborazione. Un grazie va a tutti i prestatori, alle Istituzioni pubbliche e private, e a tutte le persone che hanno lavorato intensamente per rendere possibile la bella proposta culturale che oggi inauguriamo».

Eusebio di San Giorgio, Madonna con il Bambino tra i santi Giovanni Battista e Benedetto (Madonna degli Alberelli), 1508-1509 fino al 1536

Frutto della collaborazione tra la Regione Marche e il Comune di Urbino, curata da Vittorio Sgarbi e organizzata da Civita Mostre e Musei e Maggioli Cultura, la mostra completa idealmente le celebrazioni per il quinto centenario della morte di Raffaello e anticipa il quinto centenario della morte di Perugino che si celebrerà nel 2023. La mostra affronta, attraverso una ventina di opere, uno dei momenti più alti nella storia dell’arte rinascimentale. Perugino è uno dei maggiori maestri del suo tempo e dopo aver guidato il cantiere della Cappella Sistina, è in assoluto il più quotato. Ma la mostra intende cogliere un momento particolare della sua vicenda artistica, quando gli equilibri del Quattrocento sono ormai alle spalle e Perugino è all’apice della carriera, quando emerge nella sua stessa bottega il genio precoce del giovane Raffaello. La rassegna si apre con le opere di alcuni artisti umbri e marchigiani, tra cui Giovanni Boccati e Bartolomeo Caporali, per richiamare il contesto figurativo del secondo Quattrocento, dove si sentono ancora i bagliori del tardogotico e nel quale si muove la prima formazione artistica di Perugino. Ma il suo orizzonte si sposta presto a Firenze, nella bottega di Andrea del Verrocchio, a quel tempo frequentata dai talenti più promettenti della pittura fiorentina, tra cui Leonardo, Botticelli e Ghirlandaio. Fu proprio in virtù di questo prestigioso apprendistato che Perugino acquisì quell’invidiabile scioltezza del disegno che sarà poi alla base della sua arte. A Firenze era inoltre possibile ammirare i capolavori dei più celebrati maestri fiamminghi, che Perugino tentò sempre di emulare, specialmente nei suoi paesaggi luminosi e smaltati. Non meno importante per la sua formazione fu l’incontro con Piero della Francesca, che gli trasmise un più misurato senso compositivo e una perfetta competenza prospettica. Nel 1481 fu chiamato a dirigere, insieme ad altri artisti, la decorazione della Cappella Sistina, un’impresa che segnerà un punto di svolta decisivo per la sua carriera. Il maestro riuscì a godere per almeno due decenni di un successo incontrastato e ad attirare commissioni da ogni parte d’Italia, al punto da tenere ben due botteghe a Firenze e a Perugia. La rassegna, con prestiti dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, dal Museo di Arte Antica e di Arte Sacra di Sutri, dal museo del tesoro della Basilica di San Francesco di Assisi e dalla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, si snoda in un percorso narrativo articolato in sezioni allestite nelle Sale del Castellare. La sezione iniziale, dedicata agli artisti che hanno preceduto Perugino, mette in evidenza la straordinaria unità di linguaggio artistico tra i due “versanti” dell’Appennino umbro e marchigiano, segno di un tempo in cui la montagna non era una barriera ma piuttosto un fattore di unità nell’arte e non solo. Nella seconda sala espositiva l’opera di Perugino viene evocata attraverso le opere di suoi “colleghi” come Giovanni Santi, Bartolomeo della Gatta, Pinturicchio e Signorelli, questi ultimi in parte anche suoi allievi.

Pietro Vannucci il Perugino, Arcangelo Gabriele (dal Polittico di Sant’Agostino) 1502-1512

La terza sezione presenta il nucleo più importante delle opere di Perugino, realizzate tra il XV e il XVI secolo, prima che Raffaello si trasferisca a Firenze e per Perugino inizi invece una stagione più ripiegata verso il suo territorio. La sala finale è dedicata all’eredità di Perugino e quindi agli artisti che hanno interpretato la sua lezione dando vita ad una maniera che si è diffusa anche oltre i confini umbro marchigiani. Perugino ha infatti creato un linguaggio nazionale (anticipando in questo Raffaello e per la prima volta dopo Giotto) da cui deriva una sorta di “manierismo” peruginesco che determina la sua fortuna “italiana”. Il percorso narrativo è arricchito da due contributi video. Il primo filmato mette a confronto lo Sposalizio della Vergine di Perugino, dipinto nei primi anni del Cinquecento per la cattedrale di Perugia e oggi nel Musée des Beaux Arts di Caen in Normandia con lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, la tavola dipinta nel 1504 per la chiesa di San Francesco a Città di Castello e oggi nella Pinacoteca di Brera. Partendo dalla Consegna delle chiavi, affrescata da Perugino nella Cappella Sistina tra il 1481 e il 1482 e dagli affreschi nel Collegio del Cambio di Perugia, il filmato mette in luce il “debito” verso Perugino e nello stesso tempo il “sorpasso” già compiuto dal giovane Raffaello. Un secondo video consente ai visitatori di ripercorrere la produzione artistica della maturità di Perugino attraverso una selezione di venti capolavori. La mostra è infine accompagnata da un catalogo scientifico edito da Maggioli Cultura.

Apertura fino al 17 ottobre 2021 illunedì 10,00 – 14,00; da martedì a domenica 10,00 – 18,00. E’ previsto un biglietto d’ingresso. Info http://www.perugino.vieniaurbino.it

Ombretta Roverselli (anche per le fotografie)

La statua di Dante restaurata a Verona

Difficile ritrovare, nella memoria di gran parte dei veronesi, un’immagine della statua di Dante così bella, completamente ripulita e risanata, in un luminoso e omogeneo colore bianco tipico del marmo di Carrara. Presente da oltre 150 anni in piazza dei Signori, la monumentale statua di Dante è di nuovo visibile al pubblico al termine di un ampio intervento di restauro conservativo, che ne ha permesso la valorizzazione, in occasione delle celebrazioni per il 700° anniversario della morte del Sommo Poeta.

L’intervento conservativo, effettuato dal Comune di Verona – Edilizia Monumentale e Direzione dei Musei Civici, è stato reso possibile grazie al generoso contributo dello sponsor Zalando, che ha sostenuto interamente il costo dell’opera.

Per la prima volta dalla sua collocazione nella piazza, avvenuta nel maggio del 1865, la statua è stata infatti oggetto, dallo scorso febbraio, di un complessivo intervento di sistemazione, che ha portato, in particolare, alla sanificare delle parti marmoree danneggiate in molti anni. L’opera fu realizzata dal giovane scultore Ugo Zannoni, che vinse il concorso indetto dalla Società di Belle Arti dell’Accademia di Agricoltura e Scienze, in occasione della celebrazione del sesto centenario della nascita del poeta.

La statua fu inaugurata alle quattro del mattino, nella notte tra il 13 e il 14 maggio del 1865, per scongiurare la reazione degli Austriaci, allora al governo della città scaligera, che vedevano in questo monumento il valore simbolico di italianità e di agognata libertà dallo straniero. Il monumento, di altezza totale pari a circa 7 metri, di cui 3 metri della sola statua, è realizzata in marmo di Carrara su basamento di marmo rosso di Verona. Prima del restauro l’intero monumento presentava i danni tipici dei manufatti esposti all’aperto, tra cui: erosione della superficie, fessurazioni della pietra, formazione di incrostazioni nere nelle parti rientranti del modellato. Il colore della pietra, oggi brillante ed omogeneo, appariva fortemente alterato. Il marmo di Carrara, inoltre, presentava punti di erosione nelle superfici maggiormente esposte.

L’attività di restauro ha riguardato: asportazione dei depositi di polvere; preconsolidamento della superficie lapidea, laddove necessario, con silicato di etile; trattamento biocida per la rimozione di colonie di microrganismi e muschi con l’ausilio, in un secondo tempo, di spazzolini, spugne, bisturi; pulitura con acqua a bassa pressione nelle zone meno degradate; impacchi desolfatanti con carbonato/bicarbonato d’ammonio in soluzioni; trattamento consolidante con etilsilicato su tutto il monumento; stuccatura delle fratture lapidee con malte di calce aerea e inerti selezionati per imitare la colorazione e la texture delle superfici originali circostanti; protezione finale della pietra per prolungare nel tempo gli effetti dell’intervento di risanamento.

“Il restaurato monumento di Zannoni – precisa l’assessore Briani – rappresenta il simbolo delle celebrazioni dantesche e il punto di partenza dell’ampia programmazione di eventi previsti nel corso di quest’anno nella città scaligera. Tante occasioni per scoprire il legame intercorso fra Verona ed il Sommo Poeta e, in particolare per i veronesi, per poter visitare luoghi della città mai visti prima”.

Roberto Bolis

Dante e Lovere

Presso l’Accademia Tadini di Lovere, in omaggio al settecentesimo anniversario della morte del poeta Dante Alighieri, sono esposte due versioni settecento-ottocentesche del celeberrimo libro, la “Commedia”. Si tratta di due testi che il conte Luigi Tadini aveva scelto per arricchire la sua prestigiosa biblioteca, parte delle collezioni che raccontano del suo gusto e che si può avere occasione di ammirare approfittando della visita all’amena cittadina del lago d’Iseo, in occasione dell’esposizione dei due pregevoli testi a stampa. Il conte scrisse nella premessa al libro “Salmi inni e cantici cristiani” (poi posti in musica dai maestri Giuseppe Gazzaniga e Stefano Pauesi) pubblicato nel 1818 presso Antonio Ronna, la sua scelta dedicata alla “Commedia”: “L’Inferno, il Paradiso, il Purgatorio formano il poema del Divino Dante, e la Gerusalemme liberata quello del Tasso: poeti, che in carattere diverso sono i modelli della sublime epopea”. Data la sua attenzione per Dante, Tadini acquistò due edizioni del più famoso libro del poeta fiorentino. Una curata dal frate francescano Baldassarre Lombardi, pubblicata presso Antonio Fulgoni a Roma dal 1791; l’altra curata da Luigi Fantoni, pubblicata a Roma presso Casa Fantoni nel 1820. Scopo del conte era procurarsi un testo filologicamente corretto, basato su una fonte attendibile, o considerata tale. Nel caso del lavoro curato da Lombardi, la fonte era un’edizione a stampa detta Nidobeatina, pubblicata a Milano nel 1478; nel caso di Fantoni, ultimo erede della casata di famosi intagliatori, era un manoscritto del Trecento che sembrava coincidere con una trascrizione autografa curata da Giovanni Boccaccio, e data in dono a Francesco Petrarca che vi avrebbe aggiunto delle annotazioni. L’acquisto dei testi testimonia anche un rinnovato interesse per Dante che si riproponeva ciclicamente nel tempo. Oltre ai testi scritti, in esposizione si può ammirare un busto in gesso di Alighieri, copia dell’opera di Vincenzo Vela di cui sono note alcune varianti. Il sommo Poeta è ritratto in meditazione sui destini della patria, Firenze. Il busto dantesco, assieme ai ritratti di Alessandro Manzoni e di Gaetano Donizetti, era stato donato dallo scultore Daniele Capitanio al Museo del Risorgimento di Lovere che si stata costituendo. Dante così veniva accostato a coloro che volevano la costituzione dell’Unità d’Italia.

L’Accademia Tadini è un vero gioiello. Nata da una triste storia familiare, di cui ben raccontano le ottime guide della Fondazione Tadini, sia della famiglia d’origine del conte, sia per la propria, funestata dalla morte dell’unico figlio, riunisce opere di Antonio Canova (la “Stele Tadini”), di Jacopo Negretti, meglio noto come Palma il giovane di cui la bellissima “Sacra conversazione” del 1580 circa, oltre ad esempio a “Ritratto di uomo con boccale” di Giacomo Cerutti – il Pitocchetto -, la “Madonna con il Bambino” nota anche come “Madonna Tadini” di Jacopo Bellini, olio su tela trasportato su tavola intorno al 1450, il “Ritratto di patrizio veneziano” di Domenico Tintoretto, lavori di Vincenzo e Francesco Hayez, pezzi risorgimentali e di arte moderna. E tanti altri gioielli tutti da scoprire.

Alessia Biasiolo

Nuove scoperte archeologiche: una tomba di famiglia

Nuove scoperte archeologiche all’interno dell’anfiteatro Arena, che non smette di stupire.

La donna sepolta in Arena nel periodo tardo antico, i cui resti sono stati ritrovati a dicembre nell’arcovolo 31, non è l’unica ad aver riposato per secoli all’interno del monumento. Gli archeologi della Soprintendenza hanno infatti rinvenuto altri resti umani all’arcovolo 10, tre scheletri che ora verranno estratti e portati in laboratorio per gli esami e le analisi specifiche.

Nulla esclude che sia una sorta di ‘tomba di famiglia’, ipotesi che troverebbe conferma nelle informazioni al momento a disposizione, che presumono una sepoltura di gruppo non casuale, bensì pianificata in virtù di un probabile legame di sangue tra le tre persone. Stando alle prime analisi, i tre scheletri sono riconducibili ad un adulto e a due adolescenti sui 16 anni. L’età dei più giovani si evince, anche ad occhio nudo, non solo dalla diversa lunghezza degli arti, che sono più corti rispetto a quelli dello scheletro adulto, ma anche dallo spessore delle ossa che risultano più minute, tant’è che solo verso i 18 anni arrivano ad assumere la loro forma definitiva. Quanto al sesso, lo scheletro più maturo era senza dubbio maschio, uno degli scheletri più giovani era femmina, resta da definire il terzo.

Di certo l’uomo adulto è vissuto nel dodicesimo secolo, una certezza che proviene da alcune monete rinvenute in una sorta di borsellino attaccato alla fibbia circolare. Le analisi numismatiche già effettuate confermano che si tratta di denari enriciani, una monetazione della Zecca di Verona che era l’unica in circolazione nel XII secolo, periodo in cui ha conosciuto la sua massima espansione arrivando fino a Venezia e nel Tirolo.

Esami più approfonditi saranno poi in grado di rivelare l’anno di sepoltura dei corpi e, eventualmente, la distanza tra una e l’altra. Gli archeologi fanno infatti notare che lo scheletro di uno dei due ‘adolescenti’ è in posizione meno  ribassata rispetto agli altri due, ma ciò potrebbe dipendere anche dalla scelta di scavare di meno per fare minor fatica. I corpi sono stati ritrovati in una grande fossa centrale squadrata, la giovane donna con la testa a sud, il maschio adulto con la testa a sud e il giovane di sesso da definire con la testa a nord. La donna è stata manomessa probabilmente a causa di una riapertura della tomba.

La scoperta èavvenuta nell’ambito degli importanti lavori di restauro che si stanno realizzando all’interno dell’anfiteatro, con un cantiere articolato che prevede la riqualificazione completa degli arcovoli. Dopo i ritrovamenti della della prima sepoltura a dicembre, la Soprintendenza ha disposto ulteriori approfondimenti archeologici per verificare se anche altri piccoli e stretti arcovoli interni fossero destinati a usi funerari come avvenuto per l’arcovolo ‘gemello’ interno numero 31. Si tratta di arcovoli di piccole dimensioni, chiusi e inutilizzati da decenni se non saltuariamente come deposito, che la Soprintendenza ha ben inteso potessero custodire importanti sorprese.

L’anfiteatro sta diventando un museo a cielo aperto, un mix di storia, cultura e spettacolo che deve essere valorizzato. In questo senso si rafforza l’ipotesi di realizzare in Arena un vero e proprio percorso museale, per rendere visibile ai visitatori il restauro e la storia del monumento, compresa la più recente funzione di teatro all’aperto per gli spettacoli di lirica e di musica pop. Nel frattempo il restauro finanziato con l’Art Bonus va avanti, procedendo in parallelo sulla parte conservativa e sull’opera ingegneristica con la realizzazione ex novo degli impianti idrico, fognario ed antincendio.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Il Premio Gian Maria Volontè a Donatella Finocchiaro

“Fisico antico, irrequietezza moderna, Donatella Finocchiaro è una di quelle attrici così dotate che rischia a ogni passo di diventare un’icona, facendo ombra alla sua stessa bravura”… Ecco parte della motivazione del “Premio Gian Maria Volonté 2021” all’attrice catanese. Con una serie di ruoli collezionati dall’esordio con Roberta Torre nel 2002 ad oggi, la Finocchiaro non ha mai smesso di mettersi alla prova, come dimostrano in particolare i suoi due ultimi personaggi interpretati per Emma Dante sul grande schermo in “Le sorelle Macaluso” e per Mario Martone, sul palcoscenico, con “Il filo di mezzogiorno”, nel ruolo di Goliarda Sapienza. Il Premio all’eccellenza artistica, una barca in rame realizzata dall’artista Umberto Cervo, le verrà consegnato il 31 luglio nella cornice della Fortezza I Colmi, sull’isola di La Maddalena, in Sardegna, direttamente dalla figlia di Volonté e di Carla Gravina, Giovanna, insieme a Pif, al critico Fabio Ferzetti e al Professor Fabrizio Deriu, conduttori anche di tutte le serate e degli incontri che si svolgeranno durante la rassegna. Una speciale occasione per festeggiare i suoi quasi vent’anni di carriera. 

Elisabetta Castiglioni

Teatro Spritz a Verona

Fino al 16 settembre, nell’ora dell’aperitivo, mini spettacoli teatrali on the road, animeranno vie e piazze del centro storico di Verona per favorire il flusso di visitatori. Si tratta del ‘Teatro Spritz’ tra le 18.30 e le 20, in corso Santa Anastasia e via Stella, con le rappresentazioni delle compagnie veronesi Casa Shakespeare e Modus.

L’iniziativa è ideata dall’assessore al Bilancio e Turismo Francesca Toffali, per riempire la città di eventi nell’estate della ripartenza. L’impegno era stato preso in aprile con la destinazione dell’avanzo di bilancio 2020 per destinare risorse a sostegno della ripresa di vari settori: dalle attività commerciali al comparto teatrale dei professionisti di Verona, entrambi fortemente colpiti e penalizzati dalla pandemia.

Cinque compagnie teatrali professioniste veronesi hanno aderito al progetto, che si svolgerà nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì. Ad esibirsi saranno Teatro Scientifico, Modus, Casa Shakespeare, Fondazione Aida e Ippogrifo produzioni, con performance in varie luoghi, dal Liston a Veronetta, da Sottoriva a San Zeno per intrattenere gli avventori dei locali, i veronesi e i turisti.

“Gli attori – spiega l’assessore al Turismo Francesca Toffali – reciteranno in spazi pedonali, nei luoghi dove ci sono bar e locali frequentati per l’aperitivo serale, senza scena e senza impianti. Portiamo il teatro gratuitamente fra la gente, una novità popolare per incuriosire le persone. La città, fino al 16 settembre, sarà animata da oltre 70 mini spettacoli on the road, proposti dalle cinque compagnie teatrali professioniste della città, in collaborazione con il Comune. Proseguono così le tante iniziative volute dall’Amministrazione per rendere ancora più attrattiva Verona e agevolare il rilancio economico della città”.

Ecco i Programmi delle singole compagnie.

Casa Shakespeare, spettacolo ‘SHAKE SPRITZ – Shakespeare ad alto tasso alcolico’. Appuntamenti: 3 agosto, via Nizza; 4 agosto, piazzetta Pescheria; 5 agosto, Arche Scaligere; 11 agosto, via Filippini; 12 agosto, via Roma; 17 agosto, Liston di piazza Bra; 18 agosto, via Valverde; 19 agosto, Sottoriva; 7 settembre, piazza Santa Toscana; 9 settembre, davanti alla Biblioteca Frinzi; 14 settembre, corte Sgarzarie; 15 settembre, Porta Borsari; 16 settembre, via Stella.

Modus, spettacolo ‘AH!’. Appuntamenti: 27 luglio, Porta Borsari; 3 agosto, corso Santa Anastasia; 17 agosto, corte Sgarzarie; 18 agosto, piazza San Zeno; 19 agosto, piazza Santa Toscana; 24 agosto, piazza Corrubio; 26 agosto, piazzetta Pescheria; 7 settembre, via IV novembre; 8 settembre, piazza Erbe; 14 settembre, piazza Isolo.

Teatro scientifico/Teatro laboratorio. Spettacolo ‘Vida’. Appuntenti: 28 luglio, piazza Isolo; 11 agosto, corso Santa Anastasia; 12 agosto, via Leoni; 17 agosto, via Stella; 18 agosto, via Roma; 19 agosto, piazza Corrubbio; 31 agosto, Sottoriva; 1 settembre, via Arche Scaligere; 8 settembre, piazza Santa Toscana; 9 settembre, piazzetta Pescheria; 14 settembre, davanti la Biblioteca Frinzi; 15 settembre, Liston di piazza Bra; 16 settembre, via Marconi.

Fondazione Aida, spettacolo ‘Bukowski da marciapiede’. Appuntamenti: 27 luglio, piazza Erbe; 28 luglio, via Stella; 3 agosto, corso Portoni Borsari; 4 agosto, Corte Sgarzerie; 10 agosto, San Zeno; 11 agosto, piazza Corrubio; 17 agosto, via Leoni; 18 agosto, piazzetta Santa Toscana; 31 agosto, via Nizza; 1 settembre, piazzetta Pescheria; 7 settembre, piazza Isolo; 8 settembre, via Arche Scaligere; 14 settembre, via San Fermo, via Filippini; 15 settembre, Sottoriva.

Ippogrifo Produzioni. Appuntamenti: 31 agosto, piazza San Zeno, ore 18.30, spettacolo ‘Olè’; 31 agosto, piazza Corrubio, ore 19.15, spettacolo ‘El Bechin’; 1 settembre, Santa Anastasia, ore 18.30, ‘El Bechin’; 1 settembre, Ponte Pietra, ore 19.15 ‘Olè’; 2 settembre, Liston di piazza Bra, ore 18.30, ‘Olè’; 2 settembre, Portoni Borsari, ore 19.15, ‘El Bechin’; 7 settembre, piazza Erbe, ore 18.30, ‘Gushi’; 8 settembre, via Cappello c/o Biblioteca Civica, ore 18.30, ‘Gushi’; 9 settembre, via Stella ore 18.30, ‘Gushi’; 14 settembre, via Roma, ore 18.30, ‘Mr. Ping Pong’; 15 settembre, Porta Leoni, ore 18.30, ‘Mr. Ping Pong’. 

Roberto Bolis