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Giovedì 21 luglio il palco dei Parchi di Nervi di Genova, Villa Grimaldi Fassio, ospita alle ore 21.15, nell’anno del 50° anniversario de I giardini di marzo, il concerto-racconto prodotto da Gianmarco Carroccia Emozioni. La mia vita in canzone. Il progetto nasce per valorizzare e diffondere l’opera di due dei più grandi artisti che il panorama della musica leggera italiana abbia mai presentato: Lucio Battisti e Mogol. Un’occasione per rivivere la magia di canzoni che hanno fatto sognare generazioni di italiani
20 brani che meglio descrivono il fortunatissimo sodalizio Battisti/Mogol, narrando una sorta di vera e propria biografia musicale e mettendo in risalto tutte le sfumature che si nascondono dietro ogni singola canzone.
Sul palco assieme a Giulio Rapetti Mogol che racconterà (svelerà) così aneddoti e significati legati ad ogni brano e a Gianmarco Caroccia (voce), un’orchestra di 16 elementi, che eseguirà ogni brano attenendosi il più possibile all’originale “versione disco”. Gli arrangiamenti sono ad opera del direttore d’orchestra e chitarrista Marco Cataldi e Gianmarco Carroccia.
Si terrà questo venerdì il primo dei tre appuntamenti musicali in programma nelle sale dell’esposizione di Caroto. L’iniziativa, rivolta ai visitatori della mostra, è un’opportunità per unire il piacere estetico della pittura con quello della musica. Un appuntamento particolare offerto dai Musei civici in collaborazione con la Società Amici della Musica.
Tre venerdì in musica, al via il 22 luglio, con l’esibizione del duo di chitarra Riccardo Cervato e Matteo Murari, con un repertorio di musiche rinascimentali.
Si prosegue il 12 agosto con brani di Georg Philipp Telemann e Wolfgang Amadeus Mozart interpretati da Lucia Campagnari al violino ed Elena Zavarise al flauto.
Terzo e ultimo appuntamento venerdì 26 agosto. Si esibirà il violoncellista Felipe Leon Rojas, con alcune suites di Johann Sebastian Bach.
Tutte le esibizioni avranno inizio alle ore 17.30.
Manifestazione di vespe storiche quella in programma per domenica 24 luglio 2022 con ritrovo in largo Castello, a Ferrara alle 8 e partenza alle 9.45 del giro turistico dedicato alle città terremotate del 2012. Il “16° Vespa Raduno Nazionale Città di Ferrara” è dedicato alle città colpite dal terremoto del 2012.
“Ferrara è felice di ospitare questo raduno – ha affermato l’assessore Matteo Fornasini nel corso dell’incontro di presentazione – perché da un lato promuove la bellezza e l’accoglienza della nostra città e di tutto il territorio, dall’altro sostiene la raccolta fondi finalizzata a un progetto sociale importante come l’Ambulanza Pediatrica a cura dell’Associazione Giulia e Voghiera Soccorso”.
Il Vespa Club Ferrara, quale organizzatore della manifestazione denominata “16° Vespa Raduno Nazionale Città di Ferrara”, fa presente che essa ha lo scopo di riunire in città gli appassionati e collezionisti dello scooter più famoso e venduto nel mondo e di far conoscere ai partecipanti provenienti da varie parti d’Italia, la bellezza della città rinascimentale, alla quale è stato riconosciuto dall’UNESCO il prestigioso riconoscimento di “Patrimonio dell’Umanità”. Con ciò si vuole contribuire a non limitare l’evento alla sola manifestazione sportiva, ma renderlo un momento di interesse turistico, culturale e sociale, dando modo agli intervenuti di vivere la Città e il suo territorio a 360°, regalando scorci unici come il Castello Estense, simbolo del capoluogo e del Vespa Club Ferrara, e vari palazzi monumentali tra i più belli del centro storico, creando in loro il desiderio di tornare nuovamente a Ferrara.
“2012+10” sarà il titolo della manifestazione di quest’anno. “In questa edizione vogliamo omaggiare il nostro territorio e tutti gli Emiliani nel decimo anniversario del Terremoto del 2012. Un evento che ci ha segnato inevitabilmente e profondamente e di cui portiamo ancora vivo il ricordo davanti ai nostri occhi ma soprattutto dentro di noi. Oggi come allora, con la forza ed il cuore che noi Emiliani abbiamo dimostrato avere già in quello spiacevole frangente, ripartiamo. Ripartiamo dopo due anni di immobilità e di incertezza che hanno congelato i progetti, ma non hanno fermato la voglia di ritornare alle abitudini e alla vita di prima ed è questo il significato che abbiamo voluto dare all’edizione 2022 del Vespa Raduno di Ferrara, per ricordare a tutti che dopo un momento buio si può e si deve ricominciare. Con l’itinerario pensato per il Raduno porteremo i partecipanti a rivivere fisicamente il ricordo del Terremoto; sarà infatti un percorso di 50 km che partendo dalla cornice del Castello di San Michele (conosciuto anche come “Castello Estense”) passerà attraverso i paesi della provincia di Ferrara che più hanno riportato le ferite del sisma: Poggio Renatico, Sant’Agostino, Buonacompra, per poi sconfinare a Finale Emilia per una breve sosta e concludersi infine, con il pranzo presso la Sala Polivalente di Casumaro di Cento .
Agli iscritti verrà consegnato un depliant con il percorso corredato di immagini a testimonianza di quanto c’era prima e di cosa il Terremoto ha causato. I grandi risultati raggiunti con la ricostruzione visibili oggi, potranno essere apprezzati personalmente.
Il raduno, con il passaggio sulle strade della nostra Provincia e nel Centro Storico di Ferrara, vuole creare un momento molto suggestivo da far vivere non solo ai partecipanti, ma prima di tutto ai cittadini Ferraresi. Una manifestazione che non vuole essere una competizione, bensì una operazione per fare memoria di una cultura meccanica e tecnologica che, da sempre, vede l’Italia come modello unico nel mondo. Infatti il Raduno che non è né una gara di regolarità né una passerella nostalgica, ma è una sensibile e rispettosa riscoperta storica di un passato tecnologico, che tra mille difficoltà ci ha portato ai giorni nostri, creando per tutti la straordinaria avventura di essere liberi di viaggiare, di conoscere persone e luoghi lontani ma soprattutto fare cultura. Cultura e tradizione motoristica che oggi sono viste sempre più come importante esempio dell’Italian Style. Non è semplicemente un’occasione per guardare al passato, magari con spirito di nostalgia, ma per riproporre ai nostri giorni questo patrimonio di conoscenza tecnologica e di evoluzione dello stile, come opportunità concreta di promozione turistica del territorio”.
“Chi possiede una Vespa non è il proprietario di un veicolo, ma il custode di un pezzo di storia”.
“Vespa Raduno Nazionale Città di Ferrara” è un evento ripetitivo, con svolgimento annuale dal 2004 sul territorio provinciale e si è sempre valso del Patrocinio della Regione Emilia Romagna, Comune di Ferrara e Vespa Club d’Italia a cui è affiliato. Il Vespa Club Ferrara nell’anno 2009 ha ottenuto dalla Provincia di Ferrara la licenza all’uso del marchio “Ferrara terra e acqua”. Ha portato a Ferrara oltre 500 partecipanti, provenienti da varie parti d’Italia e dall’estero, con larga eco positiva su stampa e TV.
Domenica Mantovani nacque nel 1862, in un momento cruciale per l’Italia. La lotta per l’Indipendenza aveva portato il Regno di Sardegna a farsi promotore di un’unità che costituiva una vera novità per la penisola a forma di stivale, piccolo Paese dalle mille risorse che attirava da secoli ogni forma di impresa militare e di conquista.
Intestazione del proclama del Re del 23 marzo 1848
Il riassunto dei moti di ribellione, più o meno forti e più o meno organizzati, si ebbe tra il 1848 e il 1849, con quella che viene ricordata come prima guerra d’Indipendenza, e nel 1859 con la seconda guerra per quell’Indipendenza che libererà di fatto soltanto la Lombardia dalla dominazione austriaca, ma che vedeva già innescate numerose fattive attività di italianizzazione del Paese. Infatti, nel 1861 nascerà quel Regno d’Italia sotto la corona Savoia che diventerà ben presto faro di novità, così come anche di ingiustizie. Tuttavia l’operazione libertaria stava dando i suoi frutti e quegli scavezzacollo che venivano anche spregiativamente chiamati garibaldini, saranno poi ricordati come gli eroi che avevano scelto Giuseppe Garibaldi come condottiero da amare e obbedire per la realizzazione non soltanto dell’unione territoriale, quanto di quegli ideali di indipendenza e di libertà, per sé e per gli altri, che sono innati nell’uomo, se sono in grado di sgorgare dai cuori anche disabituati a vivere queste due imprescindibili caratteristiche umane.
Domenica Mantovani sarà inconsapevole testimone di un lungo corso storico, che porterà a breve alla famosa Breccia di Porta Pia, alla fine di quel potere temporale dei papi che instraderà il Vaticano alla gestione prevalentemente spirituale di una Chiesa alla quale la stessa Mantovani apparteneva.
Le famiglie Zamperini, della mamma, e Mantovani, del papà, erano profondamente cattoliche e in quella fede educarono i figli, mantenendo una tradizione che vedeva sacerdoti e appartenenti ad associazioni e congregazioni religiose vari membri dell’ampio parentado.
Nel 1877 arrivò a Castelletto un prete, tale don Giuseppe Nascimbeni, che incrocerà la vita di Domenica fino a diventarne indissolubile figlia e sorella, avendolo accompagnato nell’avventura di vita che diverrà nota in ogni angolo del mondo. Domenica, dall’intelligenza pronta e sveglia, tendenzialmente dedita al prossimo ed alla parrocchia, proferì i voti di verginità nelle mani del prete e poi decise di farsi suora. Il percorso, che potrebbe sembrare semplice per quei tempi, in realtà era irto di regole severe, soprattutto della verifica dell’idoneità della ragazza alla vita religiosa che tanto desiderava abbracciare. Non soltanto doveva essere verificato il suo reale desiderio di dedicarsi ad una vita di privazioni e di gioie soprattutto spirituali, ma anche la sua capacità di reggere un sistema di regole principalmente patriarcale e spesso maschilista, che certo assomigliava molto a quello societario, ma che non transigeva in quelle effusioni affettive che spesso nelle famiglie erano usuali. Pertanto la caparbietà e la determinazione di Domenica non soltanto deponevano per il suo reale desiderio di dedicare la propria esistenza a Dio, ma anche di poter essere una delle prime suore di un nuovo ordine religioso che don Nascimbeni intendeva fondare, su esortazione dei superiori, per garantire quella cura delle anime benacensi che a lui stavano tanto a cuore. Tanto quanto l’implementazione delle strutture e dei servizi per una zona trascurata e povera che certo non aveva avuto molti benefici né dalla dominazione straniera, né dal nuovo Regno, almeno nelle imminenze dei rivolgimenti storico-territoriali. E così ecco che ancora una volta la nostra Domenica, che tra poco si chiamerà Maria, sarà testimone di rivolgimenti e novità dei quali farà anche parte.
Nello stesso 1877 nascerà a Salò l’Osservatorio meteorologico e la stazione sismica Pio Bettoni, personaggio che sistematizzerà i dati sui terremoti che da sempre interessavano il lago di Garda, sia nella sua Salò, sia e soprattutto sulla sponda veronese, dal momento che la presenza del Monte Baldo, di origine vulcanica, aveva da tempo molto lontano portato sconvolgimenti nella zona dei quali senz’altro la Mantovani aveva avuto esperienza: il Baldo sovrasta Castelletto. Infatti, negli appunti Bettoni troviamo già al 12 febbraio 1806 una fessurazione profonda 18 centimetri e lunga circa duecento metri nella piazza di Malcesine, seguita ad una fortissima scossa di terremoto. Molto spesso le scosse di quella zona venivano percepite anche intensamente sulla riva bresciana del Benaco. Durante la vita di Domenica, l’11 agosto 1866 alle 11.55, iniziò una serie di scosse telluriche che portarono danni a Malcesine e che continuarono fino al mese di novembre in successione discretamente rapida. Quindi terremoti a Malcesine o immediati limitrofi vennero registrati nel 1868, 1870, 1872, 1873, 1876, 1877, 1879, 1882. Dati che appaiono significativi perché di certo mettevano la popolazione davanti all’ineluttabilità della vita, alla necessità di affidarsi a Qualcuno che potesse scongiurare per sé e i propri cari di perire all’improvviso, “senza motivo”.
Negli anni del nuovo Regno d’Italia le leggi Coppino per la scuola e De Pretis per la riforma elettorale cambiarono un po’ le cose nel Paese, allargando la platea elettorale e scolastica, ma anche le decisioni a favore di una vita più equa, le attività di bonifica, la nascita di attività mutualistiche, la nascita delle fabbriche, contribuiranno a cambiare rapidamente l’aspetto dell’Italia, pur se l’epoca vittoriana che si stava vivendo non aveva sulle donne una valenza solo positiva come si poteva pensare al tempo.
Sarà poi del 1882, quando Domenica aveva solo vent’anni, la stipula di uno strano accordo per il Regno d’Italia: nasce infatti la Triplice Alleanza, con quell’Austria che deteneva ancora alcuni territori italiani e che era stato il nemico giurato fino al 1866. Alleanza che il nuovo re Vittorio Emanuele III, succeduto al padre Umberto I assassinato nel 1900 da Gaetano Bresci, non vedeva di buon occhio e che infatti decise di rompere con il Patto di Londra del 1915. Sarà la firma che deciderà per l’interventismo dell’Italia in guerra a fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia.
Cartolina di guerra
Sull’Alto Garda era il fronte detto immobile di guerra, con le trincee pronte a Dosso Merlo ad esempio, costruite dai soldati italiani proprio in territorio di Malcesine, ad un pugno di chilometri da Castelletto. Le trincee erano pronte in caso di seconda linea, cioè di sfondamento delle difese italiane da parte del nemico austriaco, e Dosso Merlo fu ripetutamente bombardato dall’artiglieria pesante durante la guerra. Sul Garda era in azione anche la Marina, perché naturalmente i combattimenti potevano avvenire anche sul lago. La congregazione delle Piccole Suore della Sacra Famiglia voluta da don Nascimbeni coadiuvato da suor Maria Mantovani, per tutte poi Madre Maria, era ampiamente impiegata in attività infermieristiche sia per il soccorso alla popolazione, che negli ospedali. La caratteristica delle Piccole Suore era l’amore e la dedizione, ma anche lo studio e l’approfondimento, la cura. Venivano mandate in missione in Italia e poi anche all’estero suore preparate, addestrate alla temperanza, alla pazienza, alla santità proprio da Madre Maria. Anche quando non era affatto semplice. L’Istituto possedeva una casa anche a Trento, infatti, dal 1904, ma venne poi acquistato un terreno alle spalle del castello simbolo della città, il Buonconsiglio, dove prese avvio la scuola elementare nel 1911, mentre nel 1912 si avviò il laboratorio di maglieria. Lo scoppio della Grande Guerra costrinse a rimandare dai parenti o in orfanotrofi le orfane che venivano accudite dalla suore, mentre alcune suore italiane (cioè nate fuori dai confini austriaci) vennero arrestate e inviate in un carro bestiame a Innsbruck, quindi raggiunsero Rossbach, in Boemia, dove vennero impiegate come operaie o nei campi o in cucina o in altre mansioni. Altre suore vennero internate a Katzenau, nei pressi di Linz. Lì si occupano di dispensare il latte, avendo poco da mangiare (il pane era confezionato con segatura di tiglio, ad esempio) e condizioni di vita assolutamente precarie, tanto che ben presto dovettero diventare le infermiere del campo. La casa trentina venne trasformata in un ospedale militare.
In quei tristi frangenti faceva riflettere la posizione del papa Benedetto XV che aveva definito la guerra una “inutile strage”, delineando chiaramente la sua contrarietà non soltanto all’interventismo italiano, ma a quella carneficina europea. Di certo altrettanto importante fu la figura di don Luigi Sturzo che, nel 1919, fu fautore di una democrazia nel Regno italiano ispirata a principi cattolici e cristiani più in generale, fondatore poi del partito cattolico. Intorno alla Madre delle Piccole Suore erano in atto rivolgimenti che cambieranno completamente l’Italia e mantenere il corretto vedere la realtà di tutti i giorni non era di certo facile, tra mancanza di cibo, disoccupazione, orfani e vedove. L’avvento del nuovo partito, che diverrà il partito unico del Paese, condusse altri cambiamenti che dovettero essere affrontati anche dalla Chiesa, e dalle suore, per il nostro discorso.
Lo scontro che c’era stato tra i cattolici durante la prima guerra mondiale, nel dibattito su cosa fosse giusto fare e quale fosse la posizione corretta, con personalità del calibro di don Primo Mazzolari e padre Agostino Gemelli per citare solo alcuni esempi, permané anche durante gli anni che videro l’Italia diventare un regime.
Madre Maria lasciò la vita terrena nel 1934, avendo tracciato una giusta via per le Piccole Suore alle quali aveva insegnato non soltanto i primi passi, ma aveva dato anche l’età per poter continuare le scelte che renderanno sempre più grande e santo l’Istituto.
Dopo lo stop forzato a causa della pandemia, i deltaplani tornano a volare nel cielo del Monte Cucco, sito considerato la culla per volare con questo mezzo senza motore inventato dagli australiani Bill Moyes e Bill Bennet nei lontani anni ‘60. Pioniere in Europa è stato Alfio Caronti che il 4 novembre del 1971 spiccò per primo il volo dal monte Murelli per atterrare nelle acque del lago di Como.
I mezzi che utilizzeranno i piloti della ventina di squadre nazionali d’Europa per conquistare il titolo continentale ovviamente sono ben diversi dal prototipo utilizzato da Caronti. Quello era una specie di aquilone più che un deltaplano, efficienza quasi inesistente contro la possibilità di reggersi in aria per centinaia di chilometri dei deltaplani di oggi a velocità che in picchiata possono sfiorare i 200 km/h. Il tutto sfruttando le masse d’aria ascensionali, dette termiche, prodotte dall’irraggiamento solare del suolo, il “motore” più ecologico che si possa immaginare.
Foto d’archivio del Monte Cucco di Ignazio Bernardi
Il sito del Monte Cucco, sopra Sigillo (Perugia), è per questa disciplina tra i più generosi in un paese come l’Italia che conta dorsali montuose dove si generano condizioni ottimali per il volo libero come da nessun’altra parte. Infatti ha già ospitato quattro edizioni dei campionati europei e tre dei mondiali.
Quest’anno dal 10 al 23 luglio la competizione ufficiale riconosciuta dalla FAI (Federazione Aeronautica Internazionale) si dipanerà in un ampio territorio che dall’Umbria lambirà anche Toscana e Marche. Le giornate di gara saranno dieci con altrettanti percorsi che i piloti dovranno chiudere nel minor tempo possibile. La somma dei risultati dei singoli voli, o di quelli che la meteo consentirà di eseguire, daranno le classifiche finali a squadre e individuali. La nazionale italiana si presenta come detentrice in contemporanea dei titoli europeo e mondiale che ha vinto rispettivamente quattro e dieci volte.
Un ricco programma di eventi e spettacoli, dal titolo “Notti in Volo”, accompagnerà per l’intera durata la manifestazione alla quale si legano.
Come vedono il mondo le persone con disabilità visiva? Come vedono la natura, le persone, gli animali, la città chi ha problemi con la vista e a causa di una patologia vede il mondo offuscato o con un quadro visivo limitato? A raccontarlo, attraverso le immagini, è l’artista Beatrice Pavasini che il 23 luglio dalle 9 alle 20 sarà protagonista a Lierna, nel lecchese sul lungo lago Castiglioni, della mostra “Io ti vedo così”.
Una mostra fotografica itinerante proposta dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS di Lecco con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Lierna. Una carrellata di immagini che mostrano il mondo così come lo percepiscono le persone con disabilità visiva. Una mostra che nasce da un lavoro svolto all’interno del gruppo di sostegno mensile del Centro Regionale di Ipovisione dell’Unità Oculistica di Cesena, insieme alla sezione territoriale dell’Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Forlì.
La mostra della Pavasini comprende una carrellata di pannelli fotografici che riproducono figure umane, elaborate e modificate dalla stessa artista, che mostrano come vedono gli occhi di chi è ipovedente. Il tutto corredato da didascalie che spiegano la patologia e che problemi provoca alla vista. Un modo non solo per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione, ma anche per abbattere barriere e pregiudizi nei confronti di chi ha problemi visivi. Perché, solo vedendo come vede una persona con disabilità visiva, ci si rende conto degli ostacoli che ogni giorno questa persona deve affrontare. Una mostra allestita anche per celebrare il 25esimo anniversario dell’UICI di Lecco e per ricordare alla popolazione di imparare a vedere con occhi diversi chi, per malattia o per un trauma, non vede perfettamente. Perché la disabilità visiva resta ad oggi, purtroppo, una disabilità che isola e rende la persona invisibile. Anche se queste persone hanno affinato un modo tutto personale per “osservare” e conoscere il mondo.
“Le persone che vedono bene hanno una scarsa conoscenza dei problemi che nella vita di tutti i giorni deve affrontare una persona con un serio deficit visivo – commenta Paola Vassena presidente UICI di Lecco -. Questo può a volte determinare diffidenza nei confronti di chi non vede o vede poco. Si è quindi sentita l’esigenza di sensibilizzare e informare i cittadini attraverso un’esperienza che possa risultare di forte e immediato impatto visivo ed emotivo”.
La presidente Paola Vassena e Angela Gianola (referente del gruppo ipovisione del Consiglio regionale lombardo UICI) invitano non solo i lecchesi a vivere questa intensa esperienza di “indossare gli occhiali” di chi non vede.
XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C – LUCA 9, 51-62 51. Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme In questa tredicesima domenica del tempo ordinario, il Vangelo di Luca ci presenta il viaggio di Gesù verso Gerusalemme e le esigenze della sequela di Cristo. Sta per concludersi la missione terrena di Gesù. Lo attende la morte, il suo innalzamento sulla croce e il suo ritorno al Padre, che Luca chiama elevazione, assunzione (rapimento). Nel testo originale, la decisione di Gesù di partire per Gerusalemme è espressa letteralmente con le parole “rese duro il suo volto per partire verso Gerusalemme”, citando il terzo canto del Servo di Jahvé: “rendo la mia faccia dura come pietra sapendo di non restare deluso” (Isaia 50,7). Gesù è determinato ad andare fino in fondo nel suo destino di sofferenza, in modo fermo e irrevocabile, pur di essere fedele al Padre. Così anche noi dobbiamo “indurirci”, essere determinati nella scelta di seguire Cristo, la sua umiltà, la sua donazione, il suo essere tutto del Padre e tutto degli uomini. In questo contesto, “indurimento” non è egoismo e durezza di cuore, ma fortezza nel perseguire gli ideali e la scelta di vita a cui Cristo ci chiama. “In cammino verso Gerusalemme”: a Gerusalemme si compirà la missione e Gesù è il Pellegrino che torna alla Casa del Padre, il Samaritano che, dopo aver soccorso l’umanità ferita, raggiunge la meta del suo viaggio. 52. e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. 53. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Fra i due percorsi possibili per raggiungere Gerusalemme, Gesù sceglie di attraversare la Samaria, anche se è una regione ostile, invece di costeggiare il fiume Giordano. Gesù manda i suoi discepoli ad annunciare il suo arrivo nei villaggi, in modo che si possa radunare la gente. I samaritani, considerati pagani (provengono da popolazioni straniere che hanno ripopolato la regione durante la prima deportazione del popolo di Israele in Babilonia), non vogliono accogliere Gesù, trattando male sia lui che i discepoli, così come facevano abitualmente con tutti i pellegrini diretti a Gerusalemme. “Mandò messaggeri”: richiama Malachia 3,1: “Ecco, io vi mando il mio messaggero, che spianerà la via davanti a me”, dove si parla dell’angelo inviato a preparare il giorno del Signore. Anche il Battista è stato inviato per preparare l’accoglienza a Gesù: “E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade” (Luca 1,76). “Villaggio di Samaritani”: Gesù si è presentato come il Buon Samaritano e, invece, proprio dai Samaritani, gli esclusi dal popolo di Israele, viene respinto e allontanato. Aveva assunto un samaritano come esempio nella sua parabola del “Buon Samaritano”, invece proprio dai Samaritani riceve l’opposizione. 54. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. 55. Si voltò e li rimproverò. 56. E si misero in cammino verso un altro villaggio. Lo stile mite e umile di Gesù è in contrasto con quello irruento dei discepoli che vogliono intervenire, sull’esempio di Elia: egli aveva invocato il fuoco per divorare due drappelli di cinquanta uomini che il re Acazia aveva mandato per rapirlo e farlo condannare (cfr. 2 Re 1,10). Non così fa Gesù. Egli vuole salvare tutti, anche i nemici. “Giacomo e Giovanni”: i due discepoli sono gli stessi che vogliono i primi posti accanto a Gesù. Attendevano un Messia rivoluzionario, si trovano davanti a un Messia mite ed umile, che perdona e salva, che attende e pazienta, che sceglie l’ultimo posto e non il primo. L’ideologia ebraica voleva un Messia glorioso e nazionalista. Gesù, invece, è un Messia Servo. “Vuoi che diciamo”: i discepoli vogliono in qualche modo difendere il Maestro, ma non hanno capito che Egli sceglie la mitezza e non la potenza, l’umiltà e non l’arroganza, la debolezza e non la forza. “Si voltò”: questo verbo indica che Gesù cammina davanti ai discepoli. “Li rimproverò”: entrare nella logica di Gesù significa lasciare da parte quella umana, basata sulla vendetta, sul regolamento dei conti, sulla ripicca. Il rimprovero di Gesù non è ira, ma è l’accorato appello di un educatore, di una madre, di un padre: vuole far tornare sulla retta via i propri discepoli. “Verso un altro villaggio”: Cristo non si blocca di fronte al rifiuto, continua e persevera nel suo cammino. Cambia solo il luogo di annuncio. È forte nelle prove e non si sgomenta quando subisce incomprensioni. 57. Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”. 58. E Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Inizia l’elenco delle disposizioni che è necessario avere per seguire Gesù. Vengono presentati tre diversi casi. La prima persona si dichiara pronta a seguire Gesù dovunque vada, ma si rende disponibile senza essere chiamata. Solo l’elezione da parte di Gesù consente di divenire discepoli. Egli è senza dimora, senza sicurezza, è perseguitato e senza appoggi. La sua condizione di precarietà è peggiore di quella degli animali, che, almeno, sanno dove potersi rifugiare. Gesù proclama con chiarezza le difficoltà del cammino del discepolo. Non vuole “reclutare”, non cerca di raccogliere numeri ingenti di discepoli, non illude e presenta chiaramente la durezza del cammino da intraprendere. Chi vuole seguirlo prima di tutto deve essere chiamato, poi deve accettare la povertà, l’insicurezza, la croce, l’incomprensione, l’umiliazione, il fallimento. Solo così realizzerà il progetto del Padre. Dobbiamo dare ragione della nostra fede, ponendo la nostra sicurezza in Dio, la nostra fiducia nella sua continua presenza accanto a noi, il nostro coraggio nella sua forza, la nostra gioia nella sua beatitudine. 59. A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. Il secondo personaggio è chiamato da Gesù stesso, è sua l’iniziativa. L’interlocutore tergiversa, chiede una proroga per poter seguire i genitori. Uno dei doveri più sacri del popolo ebreo è quello di pensare ai genitori fino alla loro morte, come espressione del quarto comandamento. 60. Gli replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio”. Gesù utilizza un linguaggio molto esigente e radicale per scuotere e per mettere davanti al discepolo la centralità del Regno di Dio, davanti alla quale tutto cade in secondo piano. Siamo chiamati a lasciare il passato, a non fermarci alle ferite che ci hanno segnato, a non farci bloccare dai condizionamenti esterni. I doveri verso i propri familiari passano in secondo ordine; non perché non siano importanti, ma perché ci sono delle priorità. 61. Un altro disse: “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. 62. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio”. Un terzo personaggio chiede di andare a salutare i genitori, forse intendendo un periodo di tempo, ma Gesù non ammette ritardi. Nella sequela è necessario superare la nostalgia, lasciare da parte quei legami che potrebbero impedire di essere totalmente disponibili per il Regno. “Nessuno che mette mano all’aratro”: il versetto si riferisce alla vocazione di Eliseo, chiamato mentre stava arando con dodici paia di buoi. Egli brucia subito il suo aratro e sacrifica i buoi per seguire la chiamata di Dio: “Allontanatosi da Elia, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con gli attrezzi per arare ne fece cuocere la carne e la diede alla gente, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio” (1Re 19,21). Gesù è in continuità con la parola dei profeti, ma è più esigente. Siamo chiamati a vivere intimamente la sua vita, a seguire le sue orme, fino alla morte. Egli ci vuole dietro a sé per condividere il progetto del Padre, per vivere il mistero pasquale nella sua totalità, dalla passione alla resurrezione. Per far questo dobbiamo utilizzare con libertà i beni materiali e le certezze passeggere, allo scopo di conseguire obiettivi che non vengono meno. “Si volge indietro”: per arare un terreno il contadino non può girarsi, distrarsi, altrimenti rovina il lavoro e il solco diventa storto. Altro esempio è anche alla moglie di Lot, in fuga da Sodoma in fiamme: ella si voltò indietro, contrariamente al divieto di farlo, e rimase di sale: “Il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale” (Genesi 19,24-26). “Adatto per il regno di Dio”: se abbiamo attaccamenti a cose, persone o al proprio io; se cerchiamo altre sicurezze, se vogliamo la gloria del mondo, non possiamo essere testimoni credibili del Regno. Saremmo come sale senza sapore (cfr. Luca 14,34). Se superiamo la tentazione di tergiversare, di stare attaccati al nostro passato, di ancorarci alle nostre cose, saremo associati al cammino di Gesù. “Se qualcuno vuol venire dietro me rinneghi se stesso” (Luca 9,23). Questo è possibile solo in un rapporto di grande comunione con il Signore, che ci fa sentire il suo amore e ci appaga nell’intimo. Potremo così vincere il nostro “io”, nonostante ogni tendenza e resistenza contraria. Gesù è il Figlio obbediente al Padre, che viene a redimere gli uomini. Chiamati a seguire Cristo, impariamo da Lui a essere fermi nella decisione di cercare il progetto di Dio, costi quello che costi. Se scegliamo il Signore, Lui deve essere veramente “il Signore” della nostra vita, non un appiglio a cui aggrapparsi solo nel bisogno. “Mio Dio, mio Tutto”, diceva San Francesco. Sia veramente Dio il nostro Tutto, la nostra Vita, la nostra Felicità. Appagati dal Suo Amore, vivremo donando amore. Suor Emanuela Biasiolo
Grande attesa per la XIX^ edizione del festival La Valigia dell’attore, che si svolge ogni anno sull’isola di La Maddalena (SS), quest’anno in programma dal 26 al 30 luglio. In tale ambito il prestigioso Premio Gian Maria Volonté sarà assegnato per la prima volta a due interpreti.
Il 28 luglio salirà a ritirarlo, sul palco della Fortezza I Colmi, l’attrice Alba Rohrwacher. Fiorentina di origine e diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha lavorato con registi del calibro di Carlo Mazzacurati, Marco Bellocchio, Daniele Luchetti, Pupi Avati, Nanni Moretti, Paolo Genovese, Emma Dante, con numerose incursioni anche nel cinema internazionale al fianco di Doris Dorrie, Nicolas Saada, Arnaud Desplechin Jonathan Nossiter, Chloé Mazlo e Maggie Gyllenhaal.
Alba Rohrwacher
Il 30 luglio il Premio Volonté verrà invece conferito a Renato Carpentieri, per la sua lunga carriera artistica ricca di ricerca espressiva culturale in ogni ambito, dal teatro al cinema, lavorando con i più grandi registi di entrambi i settori. Il suo debutto sul grande schermo fu nel 1990 con Gianni Amelio nella trasposizione cinematografica di un romanzo di Leonardo Sciascia, Porte aperte: su quel set conobbe Gian Maria Volonté con il quale ebbe una forte intesa professionale e umana e che, per il ventennale della sua scomparsa, volle omaggiare rimettendo in scena Tra le rovine di Velletri, l’ultimo spettacolo scritto e diretto da Volonté e Angelica Ippolito nel 1994. Carpentieri sarà anche il conduttore del ValigiaLab 2022, in programma dall’1 all’8 agosto sull’isola di Caprera.
Renato Carpentieri in La filosofia di Bertrando Spaventa – ph Salvatore Pastore
Dopo il grande successo dei primi due eventi dell’estate 2022, “Uain” e “Rio Latino”, arriva nella splendida location del Lungofiume Nuova Darsena di Ferrara, l’ottava edizione di MANGIAFEXPO, evento dedicato alla ristorazione di Ferrara e Provincia organizzata dall’Associazione Culturale Ugualetrentadue ETS, con il supporto di Dodicieventi di Stefano Zobbi. L’evento è Patrocinato dal Comune di Ferrara, con il supporto di Confesercenti Ferrara e con l’affiancamento a Visit Ferrara. Saranno 12 le aree di ristorazione, per l’occasione saranno 12 ormeggi, che per 4 settimane, dal 28 giugno al 24 luglio 2022, allieteranno i nostri palati con tante proposte, da quelle della tradizione a quelle più gourmet.
“Ringrazio gli organizzatori per questa importante iniziativa collocata nel nuovo spazio cittadino della Darsena che promuove il nostro territorio dal punto di vista culturale e imprenditoriale con eccellenze culinarie – ha affermato nel corso della conferenza stampa l’assessore Angela Travagli. –È una bella occasione per associare cultura e cibo Ringrazio anche Marco Simoni per aver accettato di presentare il 6 luglio in questo contesto significativo per la città l’iniziativa di presentazione del docufilm dedicato a un vino delle nostre terre”.
Sarà definito mano a mano un calendario di iniziative aggiornate sul sito dell’evento alla voce “iniziativa” e fra queste spicca certamente l’evento accennato: mercoledì 6 luglio alle 20 è infatti in programma una serata istituzionale che vedrà protagonista la prima proiezione Italiana del docufilm diretto e realizzato da Marco Simoni, un’opera che tra la fine di giugno e i primi giorni di luglio verrà trasmesso in prima TV su un canale cinese dedicato all’agroalimentare italiano e prodotto dalla redazione Italo-cinese Wine Channel s.r.l. Il Docufilm girato tra Ferrara e Comacchio nel febbraio scorso è stato dedicato al progetto di valorizzazione dell’antico vitigno autoctono ferrarese Russiola salvato dall’estinzione da una squadra di lavoro di cui lo stesso Simoni fa parte con Cantina Mattarelli oltre all’azienda Colombi e Fogli. Oltre al progetto Russiola il Docufilm metterà in luce uno spaccato a 360* del settore agroalimentare ferrarese e comacchiese.
In ordine di numerazione, partendo dall’entrata della rotonda Darsena/Corso Isonzo, sono collocati: Ormeggio 1 – Osteria degli Ulivi, con proposte pugliesi e cucina mediterranea Ormeggio 2 – Castello di Fossadalbero, con Cucina Insolita, Pesce e tanto altro Ormeggio 3 – Koisushi, con Sushi e cibo orientale Ormeggio 4 – Trattoria La Romantica – il Tipico e il Moderno Ormeggio 5 – Orco Bacco – Tapas di Carne, Pesce e Champagne Ormeggio 8 – Big Hop – Birre Artigianali e Arrosticini Abruzzesi Ormeggio 9 – Street Burger Gourmet, Hamburgheria Artigianale e Birra Artigianale Ormeggio 10 – Nonna Ines, Pasta Fresca, Tradizione e Gastronomia Ormeggio 11 – Fraschetta a Roma se magna così, Cucina Romana Ormeggio 12 – XI Comandamento, Hamburgheria e Birra Ormeggio 13 – Lungofiume, Cocktail & Wine Ormeggio 14 – Balebuste, Fresche note estive
Sul sito ufficiale di MangiaFexpo sarà possibile vedere e consultare i Menù di tutti i ristoranti e attraverso il QR CODE che sono collocati in giro per l’evento e in tutti i gazebo della ristorazione.
Tante le iniziative corollario della manifestazione, che permetteranno di mettere in luce il fiume e le attività del territorio.
Al via la terza edizione della rassegna FAI BEI SUONI! al Museo del Saxofono di Fiumicino, che si svolgerà nei fine settimana del mese di luglio. Il titolo della manifestazione parafrasa il famoso libro “Fai bei sogni” di Massimo Gramellini, “un libro dedicato a chi nella vita ha perso qualcosa, un amore, un lavoro, un tesoro e si è smarrito…” ma che poi, dopo una lotta incessante, ha saputo riconquistare la serenità. Nel periodo del lockdown, la musica ci ha aiutato a mantenere il filo dei nostri contatti con gli altri e con le nostre emozioni e “Fai Bei Suoni” intende, ancora una volta, celebrare il “riavvio” alla normalità con la potenza e l’importanza delle arti perché una vita senza arte e musica è solo una vita sbiadita…
Grande varietà di generi musicali per il festival che intende celebrare all’aria aperta il popolare strumento offrendo un ventaglio di proposte musicali di alta qualità. Attilio Berni, grande collezionista di saxofoni e direttore del Museo, ha pensato di diversificare il calendario con una serie di concerti serali, sul palco esterno della location che ospita la più grande collezione di saxofoni al mondo. Si inizia Sabato 2 luglio con lo spettacolo Jazz & Cabaret di Pablo & Pedro unitamente al concerto dixie della Continental Jazz Band. Domenica 3 luglio sarà la volta dei del Duo Camilletti, nell’ambito degli eventi dedicati a “I giovani virtuosi della musica”. Venerdì 8 luglio andrà in scena AcCordeOn di Stefano Indino e Michele Ascolese, prima del concerto di domenica 10 luglio con la RusticaXBand, ensemble di 25 giovani ragazzi vincitore dell’European Jazz Award e diretto dai Pasquale Innarella.
Sabato 16 luglio il Vittorio Cuculo Quartet, formato da Vittorio Cuculo ai saxofoni, Gegè Munari alla batteria, Danilo Blaiotta al pianoforte e Enrico Mianulli al contrabbasso sarà l’unicum della settimana mentre il sabato successivo, 23 luglio sul palcoscenico sarà in azione il Dixie Summit, ovvero il Gotha del jazz tradizionale italiano, con Red Pellini al sax alto, Luca Velotti al clarinetto, Giorgio Cùscito al sax tenore, Gino Cardamone al banjo e Gianluca Galvani al sousaphone.
In conclusione della rassegna, sabato 30 luglio, l’esibizione del Pathorn SRIKARANONDA Quartet, unica tappa italiana del tour europeo del celebre saxofonista tailandese e ultima performance prima della pausa estiva, in attesa di settembre e della prossima edizione del Fiumicino Jazz Festival.
I concerti del Museo del Saxofono, saranno anticipati da gustose apericene (facoltative) che avranno inizio alle ore 20:30 al costo di €15:00. I biglietti per i concerti, con inizio alle ore 21:30, sono acquistabili in loco o sul sito Liveticket. E’ consigliata la prenotazione.
Museo del Saxofono, via dei Molini snc (angolo via Reggiani), 00054 – Maccarese, Fiumicino (RM)