“L’alfabeto del Mondo”. Ecco di nuovo il Festival della Cultura Creativa

Immagine Festival della Cultura Creativa -2015L’alfabeto del Mondo. Leggiamo i segni intorno a noi e raccontiamo”. È questo il tema della seconda edizione del Festival della Cultura Creativa, promosso e realizzato dalle banche, anche grazie al coordinamento dell’Abi. La manifestazione, interamente dedicata alla cultura e alla creatività per ragazzi, si svolgerà nella settimana dal 16 al 22 marzo e, come già sperimentato nella prima edizione, si articolerà attraverso una ricca proposta di eventi, iniziative e laboratori diffusi sull’intero territorio nazionale. Coinvolgendo oltre 10 mila giovanissimi in tutta Italia, il Festival ha l’obiettivo di avvicinare bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni alla cultura e, in particolare, agli aspetti più “generativi” della creatività. Attraverso l’arte, l’archeologia, la musica, il canto, la lettura, il teatro, la fotografia, la robotica, le tecnologie digitali e altri percorsi figurativi e linguistici, i giovani protagonisti del Festival potranno così sperimentare le potenzialità della loro fantasia e costruire infiniti racconti.

“Il rafforzato impegno delle banche a investire nei giovani e nella cultura – ha dichiarato il Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli – rappresenta un’occasione importante data ai ragazzi per misurarsi con se stessi e le molteplici possibilità di partecipazione. Ciò che ci spinge a lavorare in sinergia con scuole, musei, associazioni culturali e biblioteche è la comune certezza che solo mettendosi in gioco e ‘allenandosi’ a diventare cittadini attivi, capaci di progettualità e di relazioni, avviene la formazione globale della persona, in grado quindi di costruire il proprio futuro e quello del Paese. Lo sviluppo delle proprie competenze è infatti alla base del progresso economico, della convivenza civile e della partecipazione alla vita democratica. In questo senso – ha concluso Patuelli – un ruolo di indirizzo deve essere svolto anche dalla comunità economica tutta, nella consapevolezza che attraverso la promozione della conoscenza anche presso i più giovani si possa realizzare un più diffuso senso di responsabilità, per una più ampia e duratura crescita dei nostri territori”.

L’importanza sociale e culturale della manifestazione è quest’anno testimoniata anche dalla media partnership della RAI. Che il servizio pubblico riconosca il valore educativo del Festival per i giovani è un contributo particolarmente significativo al rafforzamento dell’iniziativa.

Oltre 80 gli eventi culturali che si svolgeranno in tutta la penisola in 60 città. I laboratori e le altre attività proposte, coordinati dalle banche con la collaborazione di scuole, musei, biblioteche e operatori culturali, si svilupperanno attorno ad un unico tema ispiratore, declinato da ciascuna realtà con strumenti diversi e da punti di vista differenti, alla luce delle proprie specificità e di quelle del territorio di appartenenza.

Per questa seconda edizione del Festival è stato scelto come filo conduttore ideale di tutte le iniziative “L’alfabeto del Mondo”. Trarre ispirazione dalla natura, dall’opera dell’uomo e dalle proprie emozioni, imparare a riconoscere e a leggere i segni intorno a noi, spostare il punto d’osservazione e reinterpretare

le situazioni e i loro significati, capire come nasce il racconto, come si forma e con quali linguaggi e strumenti si può declinare, condividerlo per generare poi altre infinite narrazioni, ecco la sfida di quest’anno. Un tema estremamente attuale se si considera che, anche grazie alle nuove tecnologie, raccontare e raccontarsi è oggi un’attività che ci coinvolge sempre più. La proposta del Festival è quindi quella di creare dei percorsi per stimolare un approccio consapevole, pur rispettando la massima libertà espressiva dei bambini e dei ragazzi.

Due avvenimenti quest’anno affiancheranno il Festival.

WWW – KnoW the World with Words” si terrà nel giorno di apertura del Festival, lunedì 16 marzo a Napoli. Presso il Museo d’Arte contemporanea Donnaregina (MADRE), l’artista di fama internazionale Michelangelo Pistoletto sarà l’ospite d’eccezione di un evento per ragazzi, a cura del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea in collaborazione con MADRE, e Cittadellarte Fondazione Pistoletto. Un esempio della forza del network tra musei, istituzioni culturali e banche accomunati da progetti e visioni condivisi nel tempo, capacità di sinergia che il Festival della Cultura Creativa incentiva.

Venerdì 20 marzo a Roma presso la sede dell’Abi, le antiche Scuderie di Palazzo Altieri ospiteranno l’incontro Reinventare l’apprendimento – Cultura e creatività tra linguaggi, metodi e azioni. Parteciperanno, tra gli altri: Aldo Tanchis, comunicatore e autore del libro Bruno Munari; Anna Pironti, Responsabile Dipartimento Educazione Museo Castello di Rivoli; Alessandra Falconi, referente del Centro Alberto Manzi; Carlo Infante, Presidente di Urban Experience; Fiorella Operto, Presidente della Scuola di Robotica; Hubert Jaoui, esperto di creatività applicata; Ruggero Poi, Vice Presidente esecutivo della Fondazione Montessori Italia.

L’immagine identificativa della seconda edizione del Festival porta la firma di Eva Montanari, illustratrice e artista di fama internazionale.

La manifestazione – che ha il Patrocinio dell’UNESCO e del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – ha ottenuto nella prima edizione la Medaglia del Presidente della Repubblica. Il Festival si inserisce nel più ampio e articolato piano d’azione a sostegno dell’arte e della cultura messo a punto dall’Abi con le banche per dare il proprio contributo di settore alla tutela e alla condivisione dell’immenso patrimonio storico-artistico nazionale.

 

Delos

 

I cento anni dall’entrata in guerra dell’Italia ricordati con un concerto multimediale dall’Università Roma Tor Vergata

“Suoni, parole e immagini a cento anni dalla prima guerra mondiale”: questo il titolo del concerto multimediale di mercoledì 11 marzo alle 18.00 nell’Auditorium “Ennio Morricone” della Facoltà di Lettere e Filosofia (via Columbia 1) per la stagione di concerti dell’Università di Roma Tor Vergata, con l’organizzazione artistica di Roma Sinfonietta, il contributo del Mibact e il sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Roma.

Proiezioni e testi si alterneranno alla musica. Sono in programma brani che combinano strumenti e musica elettronica. Di Danilo Santilli si ascolterà Mia Cara Lucia, per voce registrata, suoni di sintesi e suoni campionati, in prima esecuzione assoluta. Di Giovanni Costantini Traccia sospesa, per pianoforte, tracce sonore e live electronics, in prima esecuzione assoluta. Di Riccardo Santoboni Lucis Side Edge, per violoncello, live electronics e live video. Di Giorgio Nottoli Intreccio policromo, per pianoforte, gong e live electronics. Interpreti Marco Simonacci (violoncello) e Francesco Prode (pianoforte).

L’attore Armando De Ceccon leggerà poesie di Pietro Jahier, John McCrae, Carlo Delcroix, Eugenio Montale, Robert Skorpil, Giuseppe Ungaretti, Bonaventura Tecchi, Vann’ Anto’ e Anonimo. Poesie di Pietro Jahier, John McCrae, Carlo Delcroix, Eugenio Montale, Robert Skorpil, Giuseppe Ungaretti, Bonaventura Tecchi, Vann’ Anto’ e anonimi, frammenti di prosa di Emilio Lussu e Robert Musil, frammenti estratti da giornali d’epoca e scritti di Cadorna.

Il concerto è costituito da un percorso multimediale cui danno vita quattro compositori. Ciascuno di essi ha anche scelto i testi con cui la sua composizione dialoga Le immagini, scelte dall’artista visivo in collaborazione con i quattro compositori, tra foto e filmati della prima guerra mondiale, fungono da tessuto unificante, convogliando con immediatezza l’attenzione del fruitore sui punti cardine dell’intero percorso. Poesia e prosa con musica possono creare immagini percettive di straordinaria espressività, un mezzo ideale per costruire un percorso emotivo complesso, che vuole mettere in relazione a gli avvenimenti di allora con le sensibilità di oggi: le intenzioni eroiche di quel tempo, la tragicità, le sofferenze e gli orrori di quella e di ogni guerra con le conquiste ideali del ‘900 e l’Europa unita. Grandi poeti e scrittori, insieme a comuni cittadini e soldati, ci hanno lasciato straordinarie testimonianze della prima guerra mondiale. Fra queste si è scelto, cercando ancora le intersezioni fra l’oggi e l’allora, i momenti in cui si trascende il semplice documento di guerra per creare un’immagine che, a questa distanza, divenga significativa ed espressiva.

Le musiche fanno uso delle moderne tecnologie elettroniche oltre che degli strumenti acustici tradizionali. Per la prima volta si utilizzerà all’Università di Roma “Tor Vergata” una proiezione sonora dal vivo con 28 altoparlanti.

Biglietti E. 10,00, Ridotti E. 8,00, Studenti E. 5,00 in vendita all’Auditorium Ennio Morricone prima del concerto.

Mauro Mariani

“Il Gioco dell’Opera” con “Il Trovatore” per i bambini a Parma

Il Teatro Regio di Parma si apre ai bambini delle suole dell’infanzia con Il Gioco dell’Opera, il progetto de Il Regio per i più piccoli dedicato al pubblico dei bambini dell’età prescolare, realizzato con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Parma, Fondazione Monte di Parma e in collaborazione con il Laboratorio creativo per bambini “Zazì” e il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma. Martedì 17 marzo 2015, alle 9.00 e alle 10.30 pupazzi, marionette, educ-attori, cantanti e musicisti faranno vivere ai più piccini, in un’esperienza unica e coinvolgente, la magia dell’opera nel segno della musica verdiana, in una appassionante rivisitazione de Il trovatore. Lo spettacolo tornerà in scena il 18 novembre 2015, sempre con doppio spettacolo alle 9.00 e alle 10.30.

L’amore di Leonora per il prode Manrico, la tragica storia della zingara Azucena sono raccontate al pubblico dei più piccoli da Veronica Ambrosini (Azucena), che firma anche la regia ed è autrice dei testi, accanto a Antonella Altieri (Leonora), Emanuela Dall’Aglio (Ines), Massimiliano Sacchetti (Il conte di Luna), Luca Monesi (Manrico), Giulia Ferrari. A interpretare arie e duetti dall’opera, gli allievi delle Classi di Canto del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma Haruka Takahashi, Letizia Egaddi, Wang Seungwon e Hasuk Lee, accompagnati al pianoforte da Simone Savina e coordinati da Donatella Saccardi.

“Far vivere un’esperienza unica e indimenticabile ed emozionare raccontando una storia in musica a piccoli grandi spettatori, questa la sfida de Il Gioco dell’Opera – spiega Veronica Ambrosini. La grandezza della Musica, il mondo dell’Opera, i linguaggi del Teatro stimolano l’ascolto e l’educazione al sentire, l’attenzione ai suoni e rumori della vita: una grande occasione per vivere un’esperienza “sentimentale”: il melodramma, dove anche i piccoli spettatori possono ritrovare i grandi temi dell’animo umano rappresentati con serietà e semplicità”.

Paolo Maier

 

A Genova le “Pietre d’Incontro” per Paganini

La Genova di Niccolò Paganini omaggia il suo più grande musicista con la posa delle “Pietre d’Incontro”, dodici targhe di pietra e ottone numerate sistemate come piastrelle sul piano strada di fronte ai siti monumentali e storici della città a lui legati.

L’iniziativa è dell’associazione Amici di Paganini, in collaborazione con la Regione Liguria e il Comune di Genova, Municipio Centro Est.

“Un modo per ricordare, con un segno duraturo, la presenza di Paganini nella sua città e non solo a Genova”, spiega il presidente del sodalizio Enrico Volpato che insieme con la Regione Liguria sta condividendo il progetto con Nizza, dove Niccolò Paganini ha soggiornato, si è esibito ed è morto, il 27 maggio 1840. Anche nella città della Costa Azzurra verrà realizzato un percorso paganiniano con le “Pietre d’Incontro”.

Le pietre sono poste davanti ai siti: Teatro Carlo Felice, Teatro del Falcone annesso a Palazzo Reale, primo palcoscenico genovese; la Chiesa di San Filippo, Palazzo Tursi con la Sala Paganiana, la chiesa delle Vigne, il Palazzo Pammatone, Palazzo Ducale-Torre Grimaldina, la Chiesa di San Donato, il Teatro della Tosse (Teatro di Sant’Agostino), la Chiesa di San Salvatore e Villetta Di Negro. Per l’assessore al Turismo e alla Cultura della Regione Liguria, Angelo Berlangieri, l’aver inserito la città francese nel progetto “potrà contribuire a far conoscere sempre di più la vita del sommo musicista genovese”. “Questa iniziativa lega la figura di Niccolò Paganini ai luoghi della città che lui ha amato e che lo hanno visto protagonista”, afferma Maria Carla Italia, assessore del Municipio Centro Est. E di “un nuovo tassello nella valorizzazione della figura del grande violinista, dopo l’inaugurazione, lo scorso anno, a San Biagio di Valpolcevera, nella casa appartenuta ai Paganini, di un monumento commemorativo” parla l’assessore al Turismo del Comune di Genova Carla Sibilla. Il clou paganiniano a Genova, dove è custodito il celebre il famoso violino “Cannone”, sarà poi il 54° Premio Paganini, il prestigioso concorso internazionale che ha laureato artisti straordinari come Salvatore Accardo e Leonidas Kavakos. Le domande pervenute sono ben 101 e la conclusione delle prove per i sei finalisti Medjaniks Dainis, Menzel Albrecht, Mohri Fumika, Pasko Diana, Suh Elly, Yang In Mo è proprio in queste ore. Le pietre di Paganini sono state realizzate dall’azienda Luigi Busellato, “storico” produttore genovese di targhe.

Marina Chiappa

Il Centro Teatrale Bresciano Teatro di Rilevante Interesse Culturale

È arrivato da Roma l’atteso riconoscimento di Teatro di Rilevante interesse culturale per il Centro Teatrale Bresciano.

Il neodirettore Gian Mario Bandera esprime piena soddisfazione per l’ottenuta qualifica: “Il riconoscimento di TRIC è motivo d’orgoglio per la città di Brescia, e vede confermate le nostre aspettative. Il Ministero ha voluto premiare una storia teatrale importante ed un progetto artistico e produttivo valido: da domani, forti della professionalità che ci è stata riconosciuta, lavoreremo ancora più per aumentare il pubblico, rafforzare l’offerta culturale e la nostra presenza sul territorio. Non abbiamo intenzione di sederci sugli allori: questa nuova qualifica è un grande sprone al cambiamento ed alla crescita”.

Si associa alle dichiarazioni del direttore la presidente Carla Boroni: “Dopo due mesi di traversata nel deserto, tra improvvise dimissioni di Angelo Pastore, incognite sulla presentazione dell’istanza e revisioni statutarie, arriva questa meravigliosa e attesa notizia per il CTB e soprattutto per la città: sono davvero contenta. Anche personalmente sono ripagata di questo periodo difficilissimo durante il quale ho dovuto farmi carico di competenze e ruoli non miei per garantire la sopravvivenza dello Stabile. Ma quello che conta davvero in questo momento è il risultato: il CTB ha dimostrato ancora una volta di essere una realtà di peso nazionale capace di raccogliere e vincere le importanti sfide al cambiamento che questa riforma aveva posto.

Voglio ricordare che se siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo è anche merito del fondamentale supporto arrivato dagli Enti fondatori e del tenace lavoro del personale dello Stabile: un ringraziamento sincero a tutti”.

Silvia Vittoriano

Disorient Express in scena a Roma

Uno spettacolo che racconta la confusione generata da una forma di democrazia virtual-virale alla quale eravamo impreparati: milioni di persone che improvvisamente, grazie alle infinite opportunità di espressione offerte dalla tecnologia e dalla virtualità, parlano, esprimono opinioni e aggiungono informazioni. Siamo disorientati da un vento di contraddizioni che ci spettina tutti i pensieri… Questo è il perno del racconto plasmato dall’intelligente e diretta ironia di una predicatrice, previsionista e affabulatrice comica che si immedesima – tra battute, gag e copioni tratti dalla nostra vita quotidiana – nella mente confusa di ognuno di noi. Si intitola DISORIENT EXPRESS, il nuovissimo lavoro di Cinzia Leone scritto a quattro mani con Fabio Mureddu e prodotto da Cristian Di Nardo, in scena fino al 22 marzo al Teatro Ghione di Roma. “Non è la storia di un treno che non sa dove andare – preannuncia l’attrice che dichiara essersi ispirata dai milioni di input che la giungla tecnologica ci offre – “è una fotografia di gruppo in cui ci siamo tutti e tutti abbiamo un’espressione visibilmente disorientata.

Siamo disorientati, sì. Ci aggiriamo nel mondo con l’espressione di nonna nella foto di Natale, scattata dopo che l’hanno rimbambita cercando di farle ricordare i nomi di tutti e trentasei i nipoti.

E come può non essere disorientata un’umanità travolta ogni minuto da un cambiamento? Come possiamo essere sicuri di noi stessi e della realtà che ci circonda se ad ogni notizia sentita in televisione possiamo trovare contemporaneamente la smentita su Internet?

Come possiamo accontentarci anche solo di un lavoro qualunque, in un momento in cui, qualunque sia il lavoro non ti pagano e il massimo che puoi farci è mettertelo nel … curriculum?

Come possiamo rilassarci con lo zapping, se, anche potendo scegliere tra centinai di canali, troviamo ovunque la stessa cosa: gente che canta o che cucina?” Per raccontare tutto questo in una sola rappresentazione, che la vede interagire sul palco insieme allo stesso Mureddu e ad una serie di proiezioni, Cinzia affronta i contenuti provando ad aggiornarli in tempo reale, esattamente come avviene nei programmi in diretta, come se ci fosse una redazione costantemente connessa al mondo esterno in tutte le sue inaspettate varianti.

“Credetemi sulla parola, la realtà vista così è destabilizzante e comica allo stesso tempo perché i cambiamenti e le contraddizioni continue la rendono invisibile. E’ per questo che siamo disorientati, proprio come treni che viaggiano senza un binario e che non sanno dove andare…” DISORIENT EXPRESS, come di consueto al Teatro Ghione (Via Delle Fornaci, 37 – 00165 Roma), avrà una replica speciale per le persone non vedenti ed ipovedenti domenica 22 marzo; un’iniziativa in collaborazione con Isiviù Cultura Accessibile.

Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17. Lunedì riposo.

Elisabetta Castiglioni

 

 

 

 

 

Non tutto lo “Spam” è da buttare

Nell’ambito di “Brescia Contemporanea”, prima rassegna di teatro contemporaneo, al Teatro Santa Chiara di Brescia è andato il scena il lavoro “Spam” per la regia di Rafael Spregelburd con Lorenzo Gleijeses, su loro progetto, prodotto da Napoli Teatro Festival Italia, Festival delle Colline Torinesi TiConZero in collaborazione con Ambasciata Argentina in Italia Gitiesse Artisti Riuniti, Fondazione TPE.

Musiche originali eseguite dal vivo e video project di Alessandro Olla, spazio scenico di Roberto Crea, light designer Gigi Ascione, movimenti coreografici Marco Mazzoni (aiuto regia Manolo Muoio, area tecnica Rosario D’Alise); apparizioni in video di Maria Alberta Navello, Laura Amalfi, Pino e Patrizia Frencio, Manolo Muoio.

SPAM malesiaIl monologo dal titolo “Spam” è scritto in forma di Sprechoper, opera parlata, con musiche originali dal vivo. Nato nel 2010 dall’incontro tra uno dei più importanti drammaturghi della scena mondiale, Rafael Spregelburd e l’attore e regista italiano Lorenzo Gleijeses, il lavoro teatrale “Spam” è la storia di un professore universitario che, rispondendo ad una e-mail, scivola in un complicatissimo intrigo internazionale che coinvolge banche, conti su Pay Pal e uno zio assassino a Kuala Lumpur.

È il dramma risibile di un uomo perduto, in una rete culturale tanto quotidiana quanto assurda. È l’epopea di un uomo che, soffrendo di una temporanea amnesia, prova a ricostruire la propria identità a partire dalle tracce lasciate nel pc: tra bambole cinesi contraffatte e smoking di James Bond.

Si tratta di 31 brevi scene, sorteggiate dall’attore in ordine casuale, utilizzando un marchingegno simile a quello classico dell’estrazione dei numeri del Lotto. La composizione d’ensemble di Alessandro Olla, in collaborazione con l’argentino Zypce, si basa sulla sperimentazione elettronica e l’ibridazione acustica, tramite l’uso di strumenti non convenzionali, rumori di macchine industriali, video documentari e paesaggi sonori con diversi gradi di virtualità.

La vita quotidiana contemporanea è dipinta da “Spam” senza giri di parole, con flash di luci e musiche che hanno il ruolo dell’interprete di teatro e fanno del lavoro un buon mezzo per fermarsi a pensare il presente. La bravura di Gelijeses si mette a nudo in questa difficile e divertente commedia, che porta lo spettatore ad essere parte stessa del lavoro, eppure esterno quando non capisce nemmeno se stesso nel ritrovarsi nel testo. Ciascuno di noi può essere lo smemorato invischiato per mille ragioni nel sistema, e fuori dal sistema allo stesso tempo, con riflessi sulla vita personale e sulla psiche simili al contrasto di un vinile sotto la mano sapiente e impietosa, allo stesso tempo, di un bravo dj. Chi siamo alla fine? Siamo gli attori di una trama complicata scritta da noi e che noi stessi non sappiamo più comprendere, oppure siamo un rifiuto che non ritroviamo più nel nostro cestino svuotato della posta elettronica? E dove stiamo andando in un tempo così elettronicamente comodo e avanzato che anche noi possiamo diventare vittime del nostro profilo sui social network, della nostra banale corrispondenza, di ciò che è vero e di ciò che sembra quando la nostra esistenza è osservata da qualcun altro, come la polizia ad esempio? Tutti noi possiamo essere un’altra vita, come possiamo avere tante vite e nessuna, tramutando quel povero protagonista in scena in un mix di “Uno, nessuno, centomila” e Mattia Pascal, qualcuno che vuole soltanto cancellarsi per ritornare ad essere se stesso. Oppure per cominciare ad esserlo. Un lavoro divertente e profondamente atto a fare riflettere.

Da vedere.

Alessia Biasiolo

 

“Chi non diventa pazzo non è normale!”. Goran Bregovic al Festival del Vittoriale

“Chi non diventa pazzo non è normale!” è il nuovo concerto che Goran Bregovic porterà al Festival del Vittoriale giovedì 16 luglio prossimo alle ore 21.15. Il repertorio spazierà dai suoi grandi successi, agli ultimi album (Alkohol e Champagne for Gypsies), con qualche anticipazione di brani del nuovo album in uscita il prossimo anno.

Goran Bregovic sarà accompagnato dalla sua storica formazione, la Wedding & Funeral Band (fiati, percussioni e voci bulgare).

Le composizioni di Goran Bregovic mescolano le sonorità di una fanfara tzigana, le polifonie tradizionali bulgare, la chitarra elettrica e le percussioni tradizionali dando vita ad una musica che ci sembra istintivamente di riconoscere.

Nato a Sarajevo da madre serba e padre croato, Goran Bregovic crea i suoi primi gruppi rock a sedici anni. Per compiacere i suoi genitori, Bregovic si impegna a proseguire i suoi studi di filosofia e sociologia che lo avrebbero portato ad insegnare, se l’enorme successo del suo primo disco non avesse deciso altrimenti.

Seguono quindici anni di collaborazione con il suo gruppo White Button con tredici album venduti in 6 milioni di copie. Tour interminabili in cui Bregovic diventerà l’idolo della gioventù jugoslava. Alla fine degli anni 80, Bregovic si libera del suo ruolo sfibrante di “star” e si isola in una piccola casa sulla costa adriatica, realizzando un vecchio sogno d’infanzia.

Qui compone le musiche del terzo film di Emir Kusturica “Il Tempo dei Gitani”. Cresciuti nello stesso ambiente, appartenenti alla stessa generazione, Goran Bregovic e Emir Kusturica formano un tandem di complicità che non ha bisogno di parole per esprimersi.

Dopo “Il Tempo dei Gitani” Goran compone per Kusturica la colonna sonora di “Arizona Dream”. Il risultato è pari al film: lirico, innovatore e commovente. Comporrà poi delle musiche maestose dagli accenti rock per Patrice Chereau che gli affida “La Regina Margot”, Palma d’Oro 1994 al Festival di Cannes, Goran compone Anche le musiche di “Underground” di Emir Kusturica, Palma d’Oro 1995 al Festival di Cannes sono firmate Bregovic.

Goran compone le musiche klezmer del film “Train de Vie” di Radu Mihaelanu, presentato con grande successo ai festival di Venezia, San Paolo, Berlino e, con grande successo di pubblico, nei cinema di numerosi paesi. Poi si consacra all’interpretazione della propria musica e comincia una seconda carriera sulle scene internazionali.

Marco Guerini

Counting Crows al Vittoriale

La band di San Francisco ha scelto il Festival del Vittoriale dell’estate prossima come prima data della tournée italiana ed è pronta a presentare in un trascinante live i brani del loro ultimo disco “Somewhere Under Wonderland” (Universal Music) e i loro più grandi successi, da “Mr. Jones” a “Round here”, hit che li hanno resi uno dei gruppi simbolo degli Anni ’90.

“Somewhere Under Wonderland”, settimo album dei Counting Crows, ha debuttato alla posizione n.6 della classifica americana, ricevendo commenti entusiastici dalla critica. Il disco, composto da 9 tracce inedite (11 nella versione deluxe), è stato anticipato dai brani “Scarecrow” e “Palisades Park”.

Sono considerati tra i gruppi che hanno riportato in auge il rock americano classico caratteristico degli anni sessanta. Si formano nel 1991 a San Francisco facendosi subito notare con la pubblicazione dell’album “August and Everything After”, considerato uno dei migliori dischi alternative rock degli Anni Novanta; la popolarità della band ha avuto inizio nel 1993, anno dell’uscita del singolo Mr. Jones, presente, poi, nell’album d’esordio August and Everything After.

I Counting Crows sono Adam Duritz (voce), Jim Bogios (batteria), David Bryson (chitarra), Charlie Gillingham (piano), David Immergluck (chitarra), Millard Powers (basso) e Dan Vickrey (chitarra).

Marco Guerini

Dopo il silenzio, la dignità contro la mafia

Nell’ambito della rassegna teatrale “Altri Percorsi”, inserita nella stagione di prosa del Teatro Sociale di Brescia, anche domani, giovedì 5 marzo, andrà in scena alle 20.30 il lavoro di Francesco Nicolini e Nicoletta Rubino tratto dal libro di Pietro Grasso “Liberi tutti”, per la regia di Alessio Pizzech, dal titolo “Dopo il silenzio”, con Sebastiano Lo Monaco, Mariangela D’Abbraccio e Turi Moricca. Un lavoro intenso, coraggioso, di Sicilia Teatro, Spoleto56 Festival dei 2Mondi, Teatro “Tina di Lorenzo” di Noto, con scene di Giacomo Tringali, musiche di Dario Aricidacono, luci di Luigi Ascione e costumi di Cristina Da Rold. “Il silenzio è mafia” è il perfetto slogan dello spettacolo, uno spaccato della storia e delle ragioni profonde di un fenomeno che potrà essere sconfitto, destinato come tutti i fenomeni umani a finire, soltanto se combattuto dal di dentro, da coloro che dovranno liberarsi dal giogo della mafia, quel sistema di pensiero che è diventato fenomeno di costume e di potere sugli uomini, di alcuni uomini su altri. A partire dalla storia, recitata ad arte per convincere i sicari della giustezza delle sentenze da loro compiute e per assoldare facilmente coloro che si lasciano imbonire dalle belle parole, dell’origine dei mafiosi nientemeno che dai Cavalieri Templari, fino all’appoggio talvolta poco velato della Chiesa, fino a quando non è diventata paladina di giustizia contro il potere della Cupola. La mafia come fenomeno che si intride di ignoranza, di credulità. La lotta di un’insegnante che, durante il pomeriggio, cercava di tenere lontani i ragazzi dalle strade del facile assoldamento per portarli ad avere un’opinione, un’istruzione, un potere fatto di rispetto di sé e da parte degli altri per quello che si vale, non per ciò che si rappresenta. La professoressa racconta di come, in trent’anni, le coscienze siano cambiate, dalle mogli capaci di denunciare i mariti mafiosi, allo scuotimento di coscienze dopo avere saputo dei bambini sciolti nell’acido, dei giudici morti ammazzati, del sangue di decine di agenti morti in servizio. Piano piano tutto è cambiato, anche sulle parole, pesanti come macigni, di Filippo Tomasi di Lampedusa, mai perdonato per quello che aveva saputo scrivere nel suo romanzo capolavoro, “Il Gattopardo”. Il teatro racconta di padre Puglisi e di Peppino Impastato, diventa cassa di risonanza, testimone del cambiamento, eppure valvola di sfogo per qualcosa che sembra semplice realizzare, ma allo stesso tempo così lento, in un clima che appare ancorato da catene invisibili e fortissime. Chi racconta è l’ex procuratore nazionale antimafia, oggi Presidente del Senato, impersonato da Lo Monaco, mentre Moricca è un ragazzo di mafia tormentato dai sensi di colpa e dalle domande. D’Abbraccio è la donna silenziosa e attiva, dalla voce prorompente e dalla decisione più forte degli ordini dei maschi. Quando le donne siciliane decidono di prendere in mano la propria vita, riescono a cambiare davvero non soltanto se stesse, ma la società siciliana tutta, intrisa di rispetto per la donna, ma a patto che resti nel suo posto onorato e silente. Ora parlano le donne, eccome, anche se poi si gettano dal balcone (forse gettate?) come dopo la morte di Borsellino farà la giovane testimone e accusatrice di mafia. Il silenzio uccide più di mille e mille pallottole, ma anche la solitudine. Quella della vedova del poliziotto di scorta ucciso; quella della giovane diseredata dalla famiglia, rinnegata dalla madre; quella della moglie che decide di non stare più a guardare inerte il marito comandare assassinii. Lo spettacolo merita l’ora e mezza di partecipazione di pubblico, con un interessante fondale che diventa muro dove scrivere la verità, con stralci di giornale, volti, musiche e parole in sottofondo. Il rumore è quello delle centinaia di ragazzi che arrivano in Sicilia con la nave della legalità, il rumore è quello del proprio cuore che non può tollerare l’indifferenza del cervello. È il rumore della brava gente, capace di fermare gli omicidi, di fermare il connubio mafia-Stato-potere. Diventa il modo di vivere onestamente, pulito, quello che relega lo sfavillio dei gioielli, delle pistole, dell’ossequio molto lontano dalla propria attenzione e diventa compassionevole per il dolore che deve cessare, per la schiavitù del male che deve essere fatta finire, una volta per tutte. Il ruolo del teatro è stato bene appreso e molto bene accolto dal pubblico bresciano che ha salutato gli attori con un lungo, caloroso applauso. Tra la commozione degli attori sul palco. Da non perdere. Alessia Biasiolo