“Five versions of darkness” proposto da Emanuele Arciuli

Emanuele Arciuli (1)

“Five versions of darkness” è il titolo del concerto del pianista Emanuele Arciuli alla IUC, sabato 23 gennaio alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza. Questo programma, ideato specialmente per la IUC, è un viaggio nella notte, come la hanno sentita ed espressa cinque diversi musicisti, a partire dai romantici Schumann e Liszt – perché sono stati i romantici a scoprire il fascino misterioso e inquietante della notte – per arrivare al Novecento di Bartok e ai contemporanei Crumb (che a sua volta coinvolge nel proprio pezzo anche Thelonius Monk) e Sciarrino.

Emanuele Arciuli si è imposto come una delle voci più originali e interessanti della nuova scena concertistica. Il suo repertorio spazia da Bach alla musica d’oggi, di cui è considerato uno dei più convinti interpreti. Con molti compositori, soprattutto americani, ha stabilito un proficuo rapporto di stima e collaborazione. È professore ospite al College Conservatory of Music di Cincinnati, alla UCLA di Los Angeles e in altre università americane. È regolarmente ospite di prestigiose istituzioni musicali internazionali, fra cui Teatro alla Scala e Berliner Festwochen e suona con importanti orchestre, come quelle di Rotterdam, Bruxelles, Indianapolis, Vienna, San Pietroburgo, Rio de Janeiro e la Sinfonica Nazionale della RAI. Ha inciso numerosi cd, tra cui quello dedicato a musiche di Adams e Rzewski è stato votato dalla critica come miglior disco italiano del 2006. Nel 2011 gli è stato conferito dalla critica musicale italiana il Premio Abbiati come miglior solista dell’anno.

Arciuli apre il suo recital con i Gesänge der Frühe op. 133. Scritti nel 1853, sono una delle ultime composizioni di Robert Schumann, ormai affetto da gravi disturbi emotivi e mentali, che di lì a poco lo avrebbero condotto a un tentativo di suicidio e alla follia. Questi Canti dell’aurora non emergono dalla notte alla luce, nonostante il titolo, ma sono anzi irresistibilmente attratti dalle tenebre, in questo caso le tenebre della follia, che cominciavano ad avvolgere il compositore. Con questi cinque brevi pezzi dal tono intimo e semplice, ma anche sfuggenti e inafferrabili, Schumann dà dunque il suo addio alla luce e alla vita.

Seguono i Notturni nn. 1 e 3 del 1998 di Salvatore Sciarrino, il compositore italiano contemporaneo più eseguito nel mondo. Nella musica di Sciarrino, che si vanta di essere nato libero e di non appartenere a nessuna scuola, si avverte qualcosa di veramente particolare, che induce ad un diverso modo di ascoltare e ad un’emozionante presa di coscienza di sé e del mondo sonoro circostante. La sua musica, impalpabile come un sottile pulviscolo di suoni iridescenti, si spinge talvolta fino al confine tra suono e silenzio e i suoi titoli evocano spesso l’ombra e la notte.

Si torna all’Ottocento con Franz Liszt, che in Après une lecture de Dante del 1856 interpreta la “Divina Commedia” con un approccio iper-romantico. L’Inferno è qui rappresentato da un tema in cui appare ripetutamente la quinta diminuita, definita “diabolus in musica”, mentre il Paradiso è rappresentato da un mistico corale. E alla fine appaiono tre temi distinti ma uniti, che simboleggiano le tre teste del Satana dantesco.

Segue Eine kleine Mitternacht Musik dell’ottantesettenne Georg Crumb, uno dei padri fondatori della musica contemporanea americana, di cui Arciuli è considerato uno dei maggiori interpreti, non solo in Europa ma negli Usa stessi, come dimostra la nomination ai Grammy Awards del suo cd dedicato a Crumb. Il titolo di questo lavoro del 2001 allude chiaramente a una famosissima composizione di Mozart, ma in realtà non ha nulla a che vedere col compositore salisburghese: si tratta invece, secondo la definizione dell’autore stesso, di “ruminations around Round Midnight“, il famoso brano di Thelonius Monk.

Il concerto si conclude con Im Freien.Sz 81 (“All’aperto”) del 1926 di Bela Bartók. Il più noto e ampio di questi cinque brevi pezzi è il quarto – dedicato alla moglie del compositore e intitolato “Musica della notte” – dove sonorità pianistiche inedite ricreano in un’atmosfera sospesa e misteriosa i suoni notturni della natura.

 

Mauro Mariani

 

Due operine in un atto di Nino Rota: torna a Roma l’opera da camera

Fabio MaestriLe opere da camera sono un genere di teatro musicale che ha avuto molto fortuna, ma a Roma da anni non se ne vedono più. Pone fine a questo stato di cose la stagione di concerti di Roma Sinfonietta presso l’Università di Roma “Tor Vergata” (nell’Auditorium “Ennio Morricone” della Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) che ne propone diverse. Mercoledì 16 dicembre alle 18.00 saranno rappresentate due opere in un atto di Nino Rota, La scuola di guida e Lo scoiattolo in gamba, su testi rispettivamente di Mario Soldati ed Eduardo De Filippo, dirette da Fabio Maestri, con la regia di Cesare Scarton.

La fama di Rota come compositore di musica per i film di Federico Fellini, Francis Ford Coppola, Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Mario Monicelli, Lina Wertmüller, René Clement e altri grandi registi ha messo in ombra le sue musiche per le sale da concerto e i teatri d’opera, a cui il compositore milanese si dedicò sempre con passione, riversandovi il meglio della propria inconfondibile vena musicale. La sua opera più celebre è Il cappello di paglia di Firenze, ma forse la durata ridotta dell’atto unico era ancor più nelle sue corde. In particolare Scuola di guida e Lo scoiattolo in gamba, due atti unici del 1959, sono tra le sue opere più felici, grazie anche alla collaborazione con due librettisti letteralmente straordinari come Mario Soldati per la prima opera ed Eduardo De Filippo per la seconda.

La scuola di guida è un “idillio musicale” commissionato da Giancarlo Menotti per il Festival dei Due Mondi di Spoleto, dove fu rappresentato nel 1959 con la regia di Franco Zeffirelli. Rota e Soldati erano amici da molti anni, avendo già lavorato insieme a vari film, e questo propiziò il felice risultato di questa brevissima opera. L’azione si svolge interamente all’interno di un’automobile con due soli personaggi, Lui e Lei.-Lui sta dando la prima lezione di guida a Lei, romantica signora che ha deciso di imparare a guidare esclusivamente per conoscere colui che le fa battere il cuore.-Lei non è affatto versata per la guida e per di più è preda dell’emozione, col risultato che va a urtare contro un albero, fortunatamente senza conseguenze… tranne che Lei finisce tra le braccia di Lui e avviene l’inevitabile bacio, che è stato definito “il più lungo bacio della storia dell’Opera”!

Lo scoiattolo in gamba è un atto unico in quattro quadri, rappresentato per la prima volta al Teatro La Fenice nel 1959 nell’ambito del Festival Internazionale di Musica di Venezia. Eduardo De Filippo, con cui Rota aveva già scritto la musica di alcuni film, è l’autore del libretto di questa “favola lirica”, che narra la storia di un piccolo scoiattolo senza denti, cui il re promette una dentiera a patto che gli prepari un grande banchetto, pena la morte. Ma allo scoiattolo finalmente crescono i denti e allora divora lui tutto il pranzo e se ne va, lasciando scornato il re.

Queste due operine possono sembrare moto semplici ma riflettono perfettamente lo stile di Rota, che amava dire: “Soltanto ciò che è naturale ha grazia, e la grazia è tutto. Il resto mi fa orrore”.

Fabio Maestri dirige l’Orchestra Roma Sinfonietta e il Gruppo vocale “Giovanni Francesco Anerio”. Gli interpreti della Scuola di guida sono Elisa Cenni e Roberto Jachini, cui nello Scoiattolo in gamba si aggiungono Luca Bruno, Dario Ciotoli e Paolo Pernazza. Regia e scene di Cesare Scarton.

 

Biglietti: E. 10,00 – Ridotti E. 8,00 – Studenti E. 4,00

Acquistabili anche all’Auditorium “E. Morricone” da un’ora prima dell’inizio del concerto

 

Mauro Mariani

 

A Roma Gilles Apap, “il vero violinista per il ventunesimo secolo”

gilles apap ridottoFinalmente debuttano a Roma il violinista francese d’origine algerina Gilles Apap e i suoi straordinari partner di The Colors of Invention: Ludovit Kovac al cimbalom, Myriam Lafargue alla fisarmonica e Philippe Noharet al contrabbasso, che suonano sabato 12 dicembre alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza (piazzale Aldo Moro 5) per la IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti).

“L’essenza distillata del fare musica, così Gilles Apaap descrive “Sans orchestre” (Senza orchestra), il progetto anche discografico che propone da anni in giro per il mondo con inarrestabile successo e con cui si presenta ora per la prima volta a Roma.

L’ossatura è costituita da alcuni noti capolavori del repertorio sinfonico e cameristico soprattutto novecentesco, trasposti in una veste strumentale (violino, fisarmonica, cimbalom e contrabbasso) dai seducenti impasti timbrici e in grado di non far perdere per strada la ricchezza, la varietà e la stratificazione delle partiture originali. Si ascolteranno così la Danza Spagnola da “La vida breve” di Manuel De Falla e la Tzigane di Maurice Ravel, la Marcia da “L’Amore delle tre melarance” di Sergej Prokof’ev, la Berceuse da “L’uccello di fuoco” di Igor Stravinskij e ancora Ravel con il Tombeau de Couperin. Ma, in un ordine che Gilles Apap spesso varia per meglio adattarlo al modo in cui il pubblico risponde e partecipa al concerto, ci saranno anche Fritz Kreisler (uno dei più grandi virtuosi di sempre del violino) con il suo brillantissimo Preludio e Allegro nello stile di Pugnani, e Wolfgang Amadeus Mozart con Adagio e Rondò , anch’esso originariamente per violino e orchestra. Gilles Apap farà poi assaggiare al pubblico qualche estratto dalla sua straordinaria versione delle Stagioni di Antonio Vivaldi, un altro progetto “senza orchestra” che da anni entusiasma le platee di mezzo mondo.

Il programma non si esaurisce con le proposte che provengono dal repertorio cosiddetto “classico”, perché parte essenziale della serata sono le irresistibili e virtuosistiche incursioni di Gilles Apap nel repertorio tradizionale. Apap ha avuto infatti una formazione classica ma il suo ideale artistico e umano è “all music is created equal” e si è interessato con passione alle più diverse tradizioni musicali di tutto il mondo, che ha assimilato in profondità nella convinzione che il ruolo del musicista sia oggi anche quello di mantenerle vive e renderle attuali con lo stesso amore e serietà di intenti con cui ci si avvicina alla grande eredità musicale classica.

Accanto ai capolavori “classici”, si ascolteranno dunque in un ordine imprevedibile molti brani di musica tradizionale, a cominciare dall’amatissimo bluegrass americano, che ha le proprie radici nelle musiche tradizionali delle isole britanniche e che incorpora anche elementi tipici del jazz, come il passaggio della “responsabilità” solistica e improvvisativa tra i diversi strumenti presenti. Gilles Apap e i suoi compagni dei Colors of Invention faranno inoltre ascoltare, scegliendoli al momento dal loro vasto repertorio e alternandoli alle composizioni di derivazione classica, trascinanti brani delle tradizioni balcanica, klezmer, gitana, iralndese, scozzese e inglese, in un continuo di sorprese tutte da scoprire nel corso del concerto.

Yehudi Menuhin, uno di più grandi violinisti di tutti i tempi, ha definito Gilles Apap “il vero violinista per il ventunesimo secolo”, perché con il suo virtuosismo, la sua musicalità e la sua comunicatività sa superare le barriere e parlare a tutti gli ascoltatori, reinventando i capolavori del passato e cancellando gli anni che li separano da noi.

Il concerto fa parte della rassegna “Sapienza in musica” con il sostegno della Regione Lazio.

 

Mauro Mariani

 

 

Il tango di Gardel, Piazzolla e Bacalov danzato da Pablo Moyano e Roberta Beccarini

Beccarini-MoyanoIl concerto di mercoledì 2 dicembre alle 18.00 della stagione di Roma Sinfonietta e Musica d’Oggi presso l’Auditorium “Ennio Morricone dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea di Lettere e Filosofia – via Columbia 1)  è un appuntamento veramente speciale. Non solo si potranno ascoltare le musiche dei più grandi autori argentini di tango eseguite dall’Ensemble Musica d’Oggi, ma si potranno anche vederle danzate da una coppia di bravissimi (e bellissimi) ballerini, l’argentino Pablo Moyano e l’italiana Roberta Beccarini. Togliere al tango la danza significa infatti privarlo di una buona parte del suo fascino.

La musica è dei quattro più grandi compositori di tango.

Angel Villoldo fu uno dei pionieri di questa danza bonairense, tanto da essere chiamato “il “padre del tengo”: il suo tango più famoso è indubbiamente El choclo.

Carlos Gardel morì in un incidente aereo esattamente ottanta anni fa ed entrò immediatamente nella leggenda: ancora oggi la sua tomba è meta di pellegrinaggi ed è ricoperta da ex voto e  viene tenuta sempre accesa la sigaretta che la sua statua stringe tra le dita. Fu uno dei primi a portare il tango in Europa (tournées in Spagna, Francia, Italia, Inghilterra, Germania, Austria) e Usa, e non solo nella sale da ballo ma anche in teatri prestigiosi come l’Opéra di Parigi e il Goya di Barcellona, trasformando così questa malfamata danza argentina in un fenomeno raffinato e alla moda. Nel 2003 la sua voce è stata proclamata Patrimonio Culturale dell’Umanità dall’Unesco.

Nel 1934 il giovanissimo Astor Piazzolla conobbe a New York Carlos Gardel, che gli propose di unirsi al suo gruppo. I genitori non vollero e forse così gli salvarono la vita, perché nel successivo giro di concerti Gardel morì con tutti i suoi musicisti in un incidente all’aeroporto di Medellin. Piazzolla era destinato a diventare il più famoso autore di tango, che egli trasformò con elementi presi dal jazz e con l’introduzione di moderne armonie dissonanti. Creò così il “nuevo tango”, attirandosi le critiche dei tradizionalisti, che giunsero a definirlo “el asesino del Tango”.

Luis Bacalov, argentino naturalizzato italiano, è noto principalmente come compositore di musiche da film per registi quali Pasolini, Fellini, Damiani, Scola e Tarantino. Ha vinto anche un Oscar per Il Postino. Ha scritto anche di opere liriche, di balletti e della celebre Messa tango, ma la sua passione è il tango.

Pablo Moyano e  Roberta Beccarini sono ballerini professionisti di tango salon e tango escenario e si caratterizzano per uno stile elegante, essenziale, raffinato, esplosivo ed espressivo. Lavorano nei più importanti teatri italiani e in eventi artistici di prestigio di livello internazionale. Sono coppia solista della prestigiosa compagnia “Tango x2” di Miguel Angel Zotto e hanno lavorato con importanti ballerini come Raffaele Paganini. Tengono stabilmente corsi di tango a Roma.

 

Mauro Mariani

 

 

 

Pietro De Maria alla Sapienza suona Schumann e Chopin

De Maria 2013 3Martedì 1 dicembre alle 20.30 nell’Aula Magna della Sapienza (Piazzale Aldo Moro 5) concerto del pianista Pietro De Maria per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti. In programma musiche di Robert Schumann, Frédéric Chopin e György Ligeti.

Dopo aver ricevuto il Premio della Critica al Concorso Ciajkovskjj di Mosca nel 1990, Pietro De Maria ha vinto il Primo Premio al Concorso Internazionale Dino Ciani di Milano (1990 e al Géza Anda di Zurigo (1994). Da allora la sua intensa attività concertistica lo vede solista con prestigiose orchestre e con direttori quali Roberto Abbado, Myung-Whun Chung, Daniele Gatti e Alan Gilbert. La critica ha detto di lui: “un poeta del suono e un mago della tastiera” (Süddeutsche Zeitung), “ha sbalordito per la sua tecnica infallibile e un senso innato del respiro musicale” (Le Monde de la Musique), “un vero virtuoso, che ha le risorse pianistiche per fare qualunque cosa voglia, senza esibire la sua tecnica” (Boston Globe)), “un’incredibile lucidità e una così compiuta maestria nel tocco che ci hanno ricordato il giovane Pollini” (Frankfurter Allgemeine Zeitung).

Nel 2010, anno del bicentenario di Chopin, è stato invitato a suonare la musica del compositore polacco nelle più importanti sedi internazionali, come Berlino, Parigi, Varsavia, Zurigo, Roma, Pechino e Singapore. È l’unico italiano ad aver inciso l’integrale di Chopin (affidatagli da Decca), che ha ricevuto importanti riconoscimenti dalla critica internazionale, tra cui i premi di Diapason, International Piano e Pianiste. Dal 2012 è impegnato in un progetto bachiano con l’esecuzione e la registrazione delle Variazioni Goldberg e dei due libri del Clavicembalo ben temperato.

Il concerto si apre con Schumann, di cui De Maria esegue la rara prima versione del 1838 di Kreisleriana, uno dei capolavori del più romantico dei musicisti romantici, che per quest’opera si ispirò ad un personaggio del suo scrittore più amato, E.T.A. Hoffmann.

Naturalmente Chopin, l’autore di culto di De Maria, ha una parte da protagonista, con tre Mazurke (in fa minore op. 7 n. 3, in do maggiore op. 24 n. 3 e in do diesis minore op. 63 n. 3) e lo Scherzo n. 2 in si bemolle maggiore op. 31.

Completano il programma – pensato per mettere in rilievo tutte le qualità del pianista veneziano – tre brani dell’ungherese György Ligeti (1923-2006), tra i più significativi compositori della seconda metà del ventesimo secolo. Sono tre Studi, intitolati rispettivamente Fém, Arc-en-ciel e L’escalier du diable: quest’ultimo è un pezzo di alto virtuosismo ed è uno dei rari casi di musica contemporanea per pianoforte ad avere immancabilmente un grande effetto sul pubblico.

 

Mauro Mariani

Sulle ali della Musica

Oramai è diventato un appuntamento classico della domenica all’Auditorium Pollini di Padova, con protagonista il Maestro Claudio Scimone, il concerto che dirige con la proverbiale verve i Solisti Veneti, gruppo da lui fondato 55 anni fa.

Volano le note, come si sfogliano le pagine di un libro, se poi, il protagonista assieme ai musicisti è il Maestro di un certo Bach, ne dobbiamo dedurre che il concerto della domenica è sensazionale. Vivaldi, è infatti il vero prototipo della musica veneta che ne riflette a pieno i colori di pittori illustri come il Tintoretto. Così il tempo scorre veloce, fra le note dei concerti che vedono protagonisti solisti di livello eccelso, accompagnati da un’orchestra collaudata che segue attentamente la bacchetta impeccabile del suo Direttore. L’incontro musicale è interamente dedicato ai concerti del prete rosso. Si possono apprezzare le sonorità del gruppo da camera che ci riportano all’antico splendore delle ville venete, con un tocco inconfondibile di modernità tutta italiana. Introduce l’ascolto del secondo libro del Maestro veneziano, il concerto in re minore n. 7 per violino che viene contrassegnato fra l’altro dall’interpretazione sottile e inebriante di Chiara Parrini, un modo elegante per apprezzare la musica barocca.Ma il solista che ha lasciato un ricordo intenso e veramente emozionante è stato sicuramente Paolo Grazia che ha offerto una delle sue migliori prestazioni nell’interpretazione del concerto n. 9 in re minore per oboe  sempre parte dell’opera Il Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione, opera spesso poco conosciuta al grande pubblico.

Le raffinatezze esecutive di questo concerto non sono di certo terminate, è stato infatti il turno di Clementine Hoogendoorn Scimone che interpretava in maniera esemplare il concerto in la minore RV 108 per ottavino, archi e basso continuo, senza sbavature. Le sonorità brillanti dell’ottavino dialogavano in simbiosi perfetta con l’orchestra.

A conclusione dell’incontro musicale, Lucio Degani interpretava il concerto per violino con la solita maestria e la pulizia del fraseggio. La sua esecuzione, lasciava quel velo di magia che solo la musica barocca può regalare all’ascoltatore.

Da ultimo, sottolineerei come, la logica infallibile che fa tutt’uno con quella della dimensione orchestrale, magistralmente dominata da Claudio Scimone,  hanno come sempre,  comunicato la sintesi del vero barocco.

 

Bruno Bertucci

 

 

 

Un quartetto vincente

Il fascino della musica da camera è spesso sottovalutato da molti e per questo la bellezza e la raffinatezza dei toni presentati dal Quartetto di Cremona, sabato 21 novembre nell’Aula Magna dell’Università “La Sapienza” di Roma è risultato così intrigante.

Il concerto,  carico di attese che non andranno deluse, inizia con l’esecuzione del Quartetto in fa maggiore op. 18 n. 1 del musicista tedesco,  da subito creava quell’atmosfera così particolare, come solo pochi gruppi da camera riescono a comunicare al pubblico. Sia nell’interpretazione dell’adagio di raro lirismo propriamente beethoveniano, sia nell’”Allegro” conclusivo, l’esecuzione era praticamente perfetta e ammaliava il pubblico presente.

Oggi sappiamo che il Beethoven della prima maturità non era certamente meno ricco musicalmente di quello delle ultime opere.

I pizzicati e le armonie del Quartetto in si bemolle maggiore op. 130 rendevano l’interpretazione dell’“adagio ma non troppo” e della famosa “cavatina” veramente struggente e allo stesso tempo travolgente. La musicalità del gruppo era semmai impreziosita da un consolidato affiatamento che riusciva a far gustare anche quelle sfumature così profonde del Maestro di Bonn.

Si potevano apprezzare la straordinaria duttilità espressiva degli strumentisti ad arco che esprimevano un fraseggio e una tecnica completi. In particolare, ciò veniva evidenziato nei cromatismi del quartetto op. 130 precursore e contemporaneo della letteratura dell’epoca romantica e quindi non compreso in toto al tempo di Beethoven.

I musicisti rendevano  ogni esecuzione sempre brillante e lasciavano il pubblico piacevolmente sorpreso dopo così tante  emozioni che non sempre, purtroppo, si avvertono in tutte le sale da concerto.

I solisti, concludevano la serata proponendo all’ascolto come bis un tempo di un Quartetto di Mozart.

 

Bruno Bertucci

Bostridge, Allegrini e Drake insieme in una prima italiana

Bostridge 1 ridotta Sim Canetty-ClarkeIan Bostridge è uno dei tenori oggi più famosi in tutto il mondo e un interprete di culto del Lied e della musica vocale da camera. Ha cantato nei più importanti teatri e sale da concerto con le più illustri orchestre e i più celebri direttori, ma dà il meglio di sé nella dimensione più raccolta della musica da camera. Con l’inseparabile pianista Julius Drake, da anni suo affiatatissimo collaboratore, è il protagonista del concerto della IUC di sabato 28 novembre alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza. A loro si unisce Alessio Allegrini, attualmente primo corno solista dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia e in precedenza dell’Orchestra della Scala (scelto da Riccardo Muti), della Luzern Festival Orchestra e dell’Orchestra Mozart (scelto da Claudio Abbado, che l’ha voluto anche per l’incisione dei quattro Concerti per corno di Mozart).

Insieme questi tre grandi solisti eseguiranno in prima italiana la versione integrale di The Heart of the Matter di Benjamin Britten il terzo dei suoi cinque Canticles su testi di ispirazione religiosa, scritto nel 1956 su poesie di Edith Sitwell. È un’originale alternanza di parti cantate, parti recitate e brevi interludi strumentali ed è considerato uno dei capolavori di Britten, che rivela qui alcuni aspetti intimi e riservati della sua personale concezione religiosa, raggiungendo momenti di forte emozione.

Bostridge e Drake aprono il concerto con Liederkreis op. 24 di Robert Schumann, uno dei momenti più alti della liederistica romantica. Composto nel 1840, poco prima del matrimonio con Clara, si basa su nove poesie di Heinrich Heine, l’autore preferito dal compositore, che canta qui le speranze, le gioie e anche le sofferenze di un giovane innamorato.

Tenore e pianista eseguono poi Frühlingssehnsucht, Kriegers Ahnung, Ständchen, Abschied di Franz Schubert: nostalgie, serenate, addii sono gli argomenti di questi quattro commoventi Lieder su poesie di Rellstab e Heine, tratti da Schwanengesang, una raccolta scritta nel 1828, l’ultimo anno di vita del compositore. La presenza di Allegrini permette di ascoltare anche Auf dem Storm, anch’esso composto da Schubert nel 1828 su testo di Rellstab. Questo Lied, pur essendo un capolavoro, è molto raramente eseguito proprio perché oltre alla voce e al pianoforte richiede anche l’intervento del corno, che gli conferisce un colore insolito e suggestivo.

Allegrini e Drake da soli eseguono inoltre Adagio e Allegro in la bemolle maggiore op. 70 di Robert Schumann e Lied e Humoreske op. 28 di Leone Sinigaglia, che visse a lungo a Vienna e fu uno dei primi compositori italiani a trascurare il melodramma a favore della musica da concerto, sotto l’influsso di Brahms.

Il concerto fa parte della rassegna “Sapienza in musica” con il sostegno della Regione Lazio.

Venerdì 27 alle 18.00 Ian Bostridge incontra il pubblico presso la libreria La Stanza della Musica (via dei Greci 36) per presentare l’edizione italiana del suo libro “Il Viaggio d’inverno di Schubert. Anatomia di un’ossessione”. Introduce Franco Piperno, professore di musicologia all’Università La Sapienza. Ingresso libero.

 

Mauro Mariani

Interpretazione originale del grande Barocco

I concerti dell’Aula Magna all’Università la Sapienza in Roma non deludono mai. È il caso dell’esecuzione, sabato 7 novembre, da parte dell’Accademia degli Astrusi, diretta in maniera impeccabile dal M°. Federico Ferri, con la voce inconfondibile e penetrante di Sara Mingardo.

Il barocco di questi tempi non è sempre eseguito in maniera limpida e senza fronzoli. Purtroppo spesso ascoltiamo cattive esecuzioni anche di gruppi blasonati, mentre l’occasione, o per meglio dire l’offerta musicale di questo concerto, ha permesso di apprezzare in toto la valenza dei tre grandi compositori italiani barocchi che sovente vengono dimenticati anche in stagioni importanti.

Il trittico presentato per l’occasione ha invece esaltato al meglio i fraseggi di una musica gradevole all’ascolto e, per questo, immortale.

I brani della musica barocca presentavano in maniera esemplare la duttilità dell’ensemble senza lasciare nulla al caso. Da sottolineare, ad esempio, il primo di questi, un Adagio molto, che presenta un tema dalla dolce e affettuosa melodia.

Proprio Il “Prete Rosso” inaugura il concerto, seguito dalla composizione di Pergolesi, che richiama, senza tema di smentita, il lirismo tipico della Scuola napoletana.

L’orchestra, sotto la bacchetta del maestro Ferri, riusciva a trasmettere una lettura barocco-contemporanea, nell’esecuzione avvincente del brano scelto di Galuppi dove si può rilevare l’embrione delle prime sinfonie di Haydn. In questa composizione, i ripieni orchestrali erano eseguiti in tutta la morbidezza tipica del compositore partenopeo.

Sonorità ammalianti infatti, si confondono con durezze timbriche anche nelle più intime sfumature nel sublime adagio per archi, colori delicati e forti, insomma, un misticismo di sogno ha tenuto dolcezze appese a tremolii d’archi appena percepibili.

Un pomeriggio straordinario e veramente impedibile per l’ascoltatore che ami la buona musica.

 

Bruno Bertucci

 

La Resurrezione di Gustav Mahler al San Carlo di Napoli

Dopo il consenso riscosso il 30 ottobre scorso, con l’esecuzione della Quinta Sinfonia di Gustav Mahler, Fabio Luisi, direttore principale dal 2011 alla Metropolitan Opera House di New York, ritorna al Teatro di San Carlo, per dirigere i complessi artistici del Massimo napoletano, con la Sinfonia n.2 in do minore di Gustav Mahler (1860 – 1911), oggi sabato 21 novembre, alle ore 20.30 e domani, domenica 22 novembre 2015, alle ore 18.00, terzo appuntamento della stagione sinfonica 20XV/ XVI.

L’ultimo ricordo di Fabio Luisi, sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro di San Carlo, risale alla stagione 1987/1988, in occasione de I Puritani di Vincenzo Bellini con Lucia Aliberti, Rockwell Blake, Ambrogio Riva, Mario Luperi, Vinson Cole, Mario Ferrara.

La Resurrezione, capolavoro unanimemente riconosciuto, richiese sei lunghi anni di gestazione, dal 1888 al 1894, e trovò titolo e forma definitivi dopo i funerali del direttore d’orchestra Hans von Bülow, avvenuti ad Amburgo il 29 marzo 1894, durante i quali Gustav Mahler rimase folgorato dal corale Risorgere di Friedrich Gottlieb Klopstock (1724 – 1803). Di lì a pochi anni (1897) iniziò il processo di conversione del compositore, dall’ebraismo al cattolicesimo.

I dilemmi, i drammi interiori di un uomo ‘tre volte senza patria, boemo tra gli austriaci, austriaco tra i tedeschi, ebreo in tutto il mondo, ovunque un intruso, uno straniero’ emergono anche in questa sinfonia, la prima in cui si innesta il canto, e la prima per la quale il compositore attinge al testo Des Knaben Wunderhorn (Il corno magico del fanciullo); i contrasti, le dimaniche accese, i forti chiaro-scuri, le complesse architetture sonore prendono vita fin dal primo movimento Totenfeier (celebrazione della morte) -inizialmente il titolo immaginato dall’autore per l’intera sinfonia- e si dischiudono in una soluzione continua, che trascina l’ascoltatore fino alla rivelazione finale, ad una corale piena di empatia e all’ultimo movimento Im Tempo des Scherzo (Wild herausfahrend – Langsam), quasi a ricordare le suggestioni impresse dal Die Auferstehung di Klopstock.

Dopo diverse traversie, giudizi contrastanti, molti ripensamenti, (anche dopo una parziale esecuzione, dei primi tre movimenti, avvenuta nel 1895, per volontà di Richard Strauss), solo nel 1901, a Dresda il capolavoro venne compreso in tutta la struttura e per la forte unitarietà.

Riportiamo un estratto di una lettera, indirizzata ad Alma Mahler il 15 dicembre 1905, in cui l’autore rende partecipe l’amata dell’imminente esecuzione:

Dilettissima! Ecco! L’ultima stazione (questa volta sono state stazioni della Via Crucis). Ti sono di nuovo materialmente più vicino. Sono attirato irresistibilmente verso di te! So che quando sabato ti terrò tra le mie braccia sarà il momento più felice della mia vita! Oggi dunque c’è l’esecuzione della Seconda, Almschi mia! […]; e più che mai di quest’opera che è così unitaria, così chiusa in se stessa a formare un sol tutto, e che non si può spiegare, come non si spiega il mondo. Infatti sono persuaso che se si invitasse Dio a esporre il suo programma del ‘mondo’ che ha creato, neanche Lui potrebbe farlo.”

 

Il programma

Teatro di San Carlo

Sabato 21 novembre 2015, ore 20.30

Domenica 22 novembre 2015, ore 18.00

Gustav Mahler

Sinfonia n. 2 in do minore

per soprano e contralto soli, coro misto e orchestra Resurrezione

Anni di composizione: 1888-1894

Allegro maestoso (Mit durchaus ernstem und feierlichem Ausdruck)

Andante moderato (Sehr gemächlich)

In ruhig fliessender Bewegung (Scherzo)

Urlicht (Sehr feierlich, aber schlicht)

(testo tratto da: “Des Knaben Wunderhorn”)

Im Tempo des Scherzo (Wild herausfahrend – Langsam)

(testo tratto da: Die Auferstehung, di Friedrich Gottlieb Klopstock, con aggiunte di Gustav Mahler)

Durata: 80 minuti circa