Pat Metheny in concerto con l’Orchestra del Teatro Carlo Felice

Pat Metheny, uno dei più grandi chitarristi viventi, è l’ospite d’eccezione del prossimo concerto della Stagione Sinfonica del Teatro Carlo Felice, martedì 19 novembre alle ore 21. Una serata unica nel suo genere, che fonde il sound tipico di un trio jazz (chitarra, contrabbasso e batteria) con le grandi sonorità dell’orchestra sinfonica. Metheny e due dei suoi musicisti di fiducia, il contrabbassista Darek Oleszkiewicz e il batterista Jonathan Barber, si esibiranno infatti insieme all’Orchestra del Teatro Carlo Felice diretta da Andrea Battistoni, giovane direttore e compositore la cui passione per il repertorio lirico-sinfonico tradizionale non gli impedisce di amare il jazz e il rock. Il partner ideale, insomma, per un concerto come questo, all’insegna dello sconfinamento tra i generi musicali.

Nato nel 1954 a Lee’s Summit, piccola città nella cintura urbana di Kansas City, Metheny ha incontrato la musica, di casa in famiglia, a otto anni, quando ha iniziato lo studio della tromba. Quattro anni dopo, l’incontro decisivo con la chitarra elettrica, di cui diventerà un grande virtuoso, rimanendo sempre attento, però, a unire la sua tecnica stupefacente con la ricerca di nuove sonorità. Metheny è stato uno dei primi a intuire le potenzialità dell’elettrificazione e delle nuove tecnologie applicate alla chitarra e alla musica in generale, scoprendo effetti e sonorità che hanno fatto scuola. Nel jazz ha suonato con mostri sacri come Gury Burton, Herbie Hancock, Ornette Coleman, Charlie Haden e ha sperimentato tutti i generi, dallo swing al free. Nel 2013 Metheny è stato inserito nella Hall of Fame, in cui, nella categoria chitarristi jazz, figurano, dal 1952 a oggi, solo altri tre chitarristi: Charlie Christian, Django Reinhardt e Wes Montgomery. Nel 2018 è stato insignito del NEA Jazz Master, il più alto riconoscimento degli Stati Uniti per un musicista jazz.

Il concerto al Teatro Carlo Felice di Genova non è il primo di Metheny con un’orchestra classica, ma è il primo inserito all’interno della stagione sinfonica di un grande teatro. Particolarità che aumenta l’attesa per la serata. Il programma, intitolato Missouri Skies and more, prevede brani notissimi di Metheny, in gran parte tratti dal disco Secret Story del 1992, ripensati dallo stesso chitarrista-compositore per trio e orchestra sinfonica.

Andrea Battistoni

Il concerto sarà preceduto, alle ore 19:00 in Sala Paganini, da un’introduzione del Maestro Battistoni riservata agli spettatori del concerto, a cura dell’Associazione Teatro Carlo Felice.

Programma (tutti brani di Pat Metheny, tranne ove diversamente indicato)

Our final hour

Rain River

Always and Forever

Precious Jewel (Roy Acuff)

A Map of the World/The Moon is a Harsh Mistress (Jimmy Webb)

Last Train Home

Farmer’s Trust

The Calling

Tell Her You Saw Me

Interval Waltz

Love may take a While

Song for Bilbao

Living is Easy with Eyes Closed/Make Peace

First Song (Charlie Haden)

 

Massimo Pastorelli (anche per la fotografia)

 

Le musiche che risuonavano nella Cappella Sistina rivivono con The Tallis Scholars

The Tallis Scholars, foto di Nick Rutter

La Cappella Sistina risplendeva non soltanto per gli affreschi dei più grandi pittori ma anche per le composizioni dei più grandi musicisti dell’epoca, che saranno i protagonisti del concerto dei Tallis Scholars diretti da Peter Phillips, sabato 16 novembre 2019 alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza (Piazzale Aldo Moro 5, Roma) per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti.

La polifonia cinquecentesca è uno dei culmini della musica di tutti i tempi, sia nel campo profano – a cui la IUC dedica in questa e nella prossima stagione il ciclo dei Madrigali di Gesualdo da Venosa – sia nel campo sacro, a cui è dedicato questo concerto, che offre una straordinaria panoramica sui maggiori compoasitori di musica da chiesa del tempo, che venivano convocati a Roma dall’Europa intera per fornire la musica alle funzioni celebrate nella Cappella Sistina dal papa in persona.

The Tallis Scholars, foto di Nick Rutter

The Tallis Scholars sono stati fondati nel 1973 dal loro direttore Peter Phillips e sono il complesso vocale di musica polifonica più celebre al mondo. Grazie all’attento lavoro sull’intonazione e sulla fusione delle voci sono in grado di raggiungere una purezza e una chiarezza di suono assolute, presto divenuta la loro cifra stilistica. Tengono circa 70 concerti l’anno nelle maggiori sale, chiese e festival d’Europa, America del Nord e del Sud, Australia ed Estremo Oriente. Con la musica scritta per la cappella Sistina hanno un legame speciale, tanto che nel 1994 sono stati invitati a cantare per inaugurare i restaurati affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina. Pochi mesi prima avevano celebrato il quarto centenario della morte di Palestrina con un concerto nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, ove Palestrina era stato maestro di cappella. Ma hanno collaborato anche con Sting e Paul McCartney.

Il più universalmente noto dei maestri della Sistina è indubbiamente Giovanni Pierluigi da Palestrina, che costituisce l’asse portante di questo concerto: invece di eseguire un’intera sua Messa, i Tallis hanno avuto l’originale idea di mettere insieme la musica di una Messa attingendone le varie parti da cinque diverse Messe di Palestrina, che durante il concerto saranno intercalate da altri brani composti da altri maestri. Il primo in ordine cronologico è Josquin Des Prez, il più grande rappresentante della scuola fiamminga, che prestò servizio presso la Sistina alla fine del Quattrocento e incise il suo nome su un muro della cappella, dove si può ancora leggerlo. Sempre seguendo l’ordine cronologico, dopo di lui vengono il francese Elzéar Genet detto Carpentras – oggi è pressoché dimenticato, ma le sue Lamentationes Jérémie, di cui verrà eseguita la prima parte, erano uno dei brani musicali più famosi del Cinquecento – e lo spagnolo Cristóbal de Morales, quindi finalmente Costanzo Festa, il primo italiano in grado di rivaleggiare con i grandi polifonisti d’oltralpe. L’ultimo in ordine cronologico è Gregorio Allegri, che intorno al 1630 compose un brano destinato a restare leggendario per secoli, il Miserere, di cui i papi erano talmente gelosi da proibire severamente di farne copie e portarle fuori dalla Sistina, finche Mozart, dopo averlo ascoltato una sola volta, fu in grado di trascriverlo per intero a memoria!

Questi compositori fanno corona al “principe della musica”, il Palestrina, emblema e modello della musica sacra non solo cattolica ma anche delle chiese riformate. Ancora oggi lo stile “alla Palestrina” influenza i compositori di musica corale sacra. È il caso dei brani di due giovani compositori proposti dai Tallis Scolars. Sono Miserere mei dell’inglese Alexander Campkin, che passa disinvoltamente dal balletto alla musica sacra, e Quae est ista – in prima esecuzione romana – dell’inglese di origini italo-armene Justine Zara Rapaccioli, che nel suo brano riprende l’uso del doppio coro, antica tradizione della basilica di San Marco a Venezia, di cui è attualmente la vicedirettrice musicale.

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

Fabrizio Bosso & Javier Girotto Latin Mood “Vamos”

Ultimo appuntamento per Spoleto Jazz Season, la rassegna organizzata da Visioninmusica con la direzione artistica di Silvia Alunni orientata a presentare e far conoscere le ultime novità del panorama jazz contemporaneo. Stasera, venerdì 15 novembre alle ore 21.00, presso il Teatro Nuovo Giancarlo Menotti di Spoleto (Largo Beniamino Gigli), sarà protagonista la formazione “Latin Mood”, organico guidato dal trombettista Fabrizio Bosso e dal sassofonista Javier Girotto che proporranno il meglio dei loro album con un repertorio di brani originali, insieme a Natalio Mangalavite al pianoforte, Luca Bulgarelli al basso, Lorenzo Tucci alla batteria e Bruno Marcozzi alle percussioni.
Creato in occasione di un’edizione del “Brianza Open Jazz Festival”, l’ensemble “latin mood” è un sestetto che propone, nel terreno fertile dell’improvvisazione e del jazz, estetiche apparentemente lontane: l’hard bop di cui Bosso è interprete di primissimo ordine e le atmosfere latine e le ritmiche sudamericane di Girotto. In realtà entrambi gli artisti hanno spesso dimostrato affinità e interessi nei reciproci ambiti musicali, riuscendo a realizzare e ad esprimere, proprio all’interno di questa formazione, una sintesi sonora completa che mescola abilmente linguaggi sonori differenti. Il frutto di questa collaborazione si è concretizzato in più di un lavoro discografico, da “Sol” (addirittura impreziosito dalla presenza di Raul Midón) all’ultimo “Vamos”. Musica coinvolgente, a tratti ballabile, da cui si viene presto contagiati e di cui è facile innamorarsi.

La qualità e il livello degli interpreti è fuori discussione: sia che ci si trovi di fronte al clima suggerito da Bosso o alle atmosfere tipiche di Girotto, il creativo ed eccellente ensemble, formato da ottimi solisti, funziona a meraviglia. Struggenti sono gli assolo dei due fiati, ma incredibile è anche l’energia e il divertimento che permea l’intero lavoro e ancor di più il trascinante set dal vivo!

In corso d’opera, gli scenari si moltiplicano e trovano spazio forme e generi propri della tradizione musicale argentina: tango, milonga, chacarera e candombe. Nessun esotismo è gratuito: tutte le ritmiche risplendono in chiave jazzistica, vivificate dall’intervento colmo di amore e curiosità per un idioma, quello latino, che da sempre qualifica l’arte dei protagonisti di questo concerto.

FABRIZIO BOSSO • tromba e flicornoJAVIER GIROTTO • sassofoni e percussioni
NATALIO MANGALAVITE • pianoforte
LUCA BULGARELLI • basso
LORENZO TUCCI • batteria
BRUNO MARCOZZI • percussioni

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Il duo italo-russo Nordio-Lidskin in tre Sonate stasera alla IUC di Roma

Domenico Nordio, violinista italiano acclamato in tutto il mondo, e il pianista russo Mikhail Lidsky sono i protagonisti del concerto di stasera, sabato 9 novembre, alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti. In programma musiche di Mendelssohn, Beethoven e Prokof’ev.

Domenico Nordio è stato un bambino prodigio, ha dato il suo primo concerto a dieci anni, a sedici ha vinto il prestigioso Concorso Internazionale “Viotti” e a diciassette il Gran Premio dell’Eurovisione, che lo ha lanciato a livello internazionale. Ora è un artista maturo che si esibisce nelle più importanti sale del mondo, come Carnegie Hall di New York, Salle Pleyel di Parigi, Teatro alla Scala di Milano, Barbican Center di Londra, Suntory Hall di Tokyo, Concertgebouw di Amsterdam, Teatro Colon di Buenos Aires e ancora a Mosca, San Pietroburgo, Istanbul, Mumbai, São Paulo, Melbourne e Shanghai. Incide per Sony Classical.

Anche Mikhail Lidsky è stato molto precoce, esibendosi per la prima volta come solista con un’orchestra tredici anni. A ventuno anni ha vinto il primo premio all’ All-Russia Piano Competition, iniziando da allora una carriera internazionale che lo ha portato­ – oltre che in Russia – in Belgio, Germania, Italia, Francia, Finlandia, Turchia, Taiwan, Giappone e altri paesi ancora, spesso in duo con celebri strumentisti.

Sarà forse perché sono stati entrambi così precoci che iniziano il loro recital con la Sonata in fa maggiore composta nel 1820 dall’undicenne Felix Mendelssohn, che fu un fanciullo prodigio non meno straordinario di Mozart. È veramente difficile immaginare che questa Sonata in tre movimenti, dalla solida forma classica e dalla felice invenzione melodica, sia stata composta a soli undici anni!

Nordio e Lidsky passano poi a un brano composto nel 1812 daLudwig van Beethoven nel pieno della sua maturità artistica, la Sonata in sol maggiore op. 96, decima e ultima delle sue Sonate per questo duo strumentale. Messa in ombra dalla famosissima Sonata “a Kreutzer”, la cui celebrità è dovuta anche a fattori extramusicali, come il romanzo di Tolstoj dallo stesso titolo, questa Sonata è in realtà il capolavoro di Beethoven in questo genere musicale: qui i due strumenti sono messi sullo stesso piano e valorizzati al massimo delle loro possibilità, dando vita a un dialogo serrato e apparentemente libero, ma governato dalle regole di chiarezza ed equilibrio proprie dello stile classico.

La seconda parte è interamente dedicata a Sergej Prokof’ev, russo come Lidsky. Si ascolteranno due dei brani più rappresentativi della sua musica per violino e pianoforte. Le Cinque Melodie op. 35 bis sono il suo primo importante lavoro per violino e pianoforte, composto nel 1925: in realtà non si tratta di pezzi originali, ma di trascrizioni delle sue Cinque Melodie senza parole eseguite per la prima volte nel 1921 New York dalla cantante Nina Kochitz e da Prokof’ev stesso al pianoforte. Sono cinque brevi brani in forma libera e di umore sempre mutevole, ora meditativo, ora malinconico, ora misterioso, ora appassionato, ora scherzoso. Segue la Sonata n. 2 in re maggiore op. 94 bis: è anch’essa una trascrizione di un precedente lavoro, la Sonata per flauto e pianoforte del 1943, ma è profondamente diversa dalle Cinque melodie per la sua ampia architettura in quattro movimenti, che si rifà allo stile classico. Questa trascrizione fu fatta da Prokof’ev su richiesta del grande violinista David Oistrach, in piena seconda guerra mondiale, quando il compositore ebbe a dichiarare: “Quello che ora occorre fare è della grande musica, cioè della musica che tanto nella forma quanto nel contenuto risponda alla grandezza dell’epoca: non è facile trovare il linguaggio giusto, ma è certo che esso dovrà essere espresso con una melodia chiara e semplice”.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Da novembre ad aprile “Un’ora di musica”con il quartetto Maffei

Al via la nuova stagione concertistica “Un’ora di musica”, dal 9 novembre al 4 aprile all’Hotel Due Torri e a Palazzo Camozzini. Sono dieci gli appuntamenti con il Quartetto Maffei di Verona, la formazione cameristica che, da qui a primavera, proporrà un ampio repertorio di musica classica nei suoi diversi stili.

Vent’anni di attività e oltre cinquecento concerti. Per festeggiare l’importante  traguardo, quest’anno il quartetto veronese ha deciso di realizzare in prima persona tutti gli spettacoli in cartellone.

Per l’appuntamento inaugurale il gruppo propone le melodie di Mozart, Shostakovic e Villa Lobos. Seguono i concerti del 23 novembre con la musica di Brahms e di Shostakovic, del 14 dicembre con Haydn e Tchaicovski e dell’11 gennaio con Schubert e ancora Mozart.

La rassegna continua il 25 gennaio con le note di Mozart e Beethoven, il 15 febbraio con Dvorak e Ravel e il 29 febbraio con Haydn e Debussy.

La stagione si concluderà in primavera con tre appuntamenti: il 14 dedicato a Schumann e Brahms, il 28 marzo sulle musiche di Mozart e Schumann e infine il 4 aprile con Haydn e Beethoven.

L’iniziativa è organizzata da Doc Live, con la direzione artistica del Quartetto Maffei, con il patrocinio del Comune di Verona e il sostegno di Agsm.

Il costo dell’ingresso è di 10 euro, il ridotto 8 euro e per i ragazzi fino ai 12 anni è gratuito. È possibile acquistare i biglietti il giorno del concerto a partire dalle 16.45.

Per ulteriori informazioni contattare il numero 045 8230796 o mandare un’e-mail a info@docservizi.it.

 

Roberto Bolis

Moncalieri Jazz Festival 2019

Ventiduesima edizione per il Moncalieri Jazz Festival, che quest’anno si svolgerà fino al 16 novembre tra Moncalieri e Torino. La storica rassegna, che si pregia di far parte della neonata Federazione Nazionale “Il Jazz Italiano” attraverso l’Associazione “I-Jazz”, che raggruppa i più importanti Festival di Jazz in Italia, dedicherà i suoi appuntamenti musicali del 2019 al genio di Leonardo da Vinci, in occasione del cinquecentenario. Come di consueto, la manifestazione si svilupperà su due filoni principali: Aspettando Il Festival con la Notte Nera del Jazz – che quest’anno sarà “La Notte di Leonardo” – e darà il via ufficiale agli appuntamenti musicali; e il Festival vero e proprio, che nelle serate conclusive vedrà avvicendarsi grandi nomi del jazz nazionale ed internazionale.

Lunedì 4 novembre avrà luogo il secondo concerto dedicato al genio vinciano: Leonardo e il foglio perduto, un’opera jazz, presentata in prima assoluta, composta e diretta da Stefano Fonzi e ispirata a due grandi opere di Leonardo conservate nei Musei Reali di Torino, “Il Codice del Volo” e “L’Autoritratto”. L’opera racconta il grande sogno (mai realizzato) di Leonardo, il volo, che per tutta la vita ha accompagnato i suoi studi: la macchina per volare che, completa, non compare nel Codice del Volo ma è disseminata tra gli appunti, i calcoli, gli schizzi.

Un racconto di fantasia avvincente dentro una cornice storica rigorosa. Il concerto, scritto in esclusiva per il Moncalieri Jazz Festival, si avvale anche di tecnologie all’avanguardia, che vedranno la proiezione di immagini, ottenute grazie alla concessione dei Musei Reali di Torino, rappresentanti l’Autoritratto e Il Codice del Volo, messi in relazione con altrettante foto e video del Pop.Up Next (Drone come mezzo di trasporto volante senza conducente) e la nuova auto gran turismo elettrica disegnata e realizzata nel 2019 con il nome “Da Vinci” in occasione del Cinquecentenario di “Leonardo da Vinci” disegnati e realizzati dall’Italdesign. Il prototipo è stato ideato, disegnato, progettato e costruito negli stabilimenti di Moncalieri. Per l’ingegneristica del genio italiano, la “Da Vinci” viene realizzata con una particolare apertura delle portiere ad “ali di gabbiano” collegandola ancora una volta al sogno del volo leonardesco. Gli interpreti d’eccezione, coinvolti in questo meraviglioso progetto, sono il solista jazz Paolo Fresu alla tromba e il vocalist Albert Hera, accompagnati e sostenuti da la Filarmonica Teatro Regio Torino e dalla Torino Jazz Orchestra. I testi dell’opera, scritti da Giommaria Monti, saranno letti ed interpretati da Pino Insegno.

Anche per questa edizione verranno toccati dei punti “sensibili” per la città, organizzando degli eventi con fini di divulgazione musicale per categorie deboli, nei quali verranno coinvolti in forma attiva gli stessi disabili. Sarà appunto il circuito “Il Jazz che Cura” a coinvolgere 4 strutture della città: R.S.A. Casa di Cura e di Riposo per Anziani Ville Roddolo”, il Centro di recupero psichiatrico e dipendenze, “Il Porto” e la “ Casa Famiglia Piergiorgio Frassati” una struttura moncalierese che ospita 10 utenti disabili fisici in cui viene offerta anche l’assistenza nelle esigenze quotidiane rispetto ai bisogni di cura, sostegno, relazione, mantenimento e recupero abilità. Grazie al patrocinio dell’Assessorato dei Servizi Sociali e attraverso l’Unione dei Comuni di: Moncalieri – Trofarello e La Loggia il circuito si allargherà anche al Centro Diurno Colombetto di Moncalieri con il progetto “Jazz & Ben-Essere” e le sue Circle Activities nei quali l’attività corale, ha il compito di dare forza alla relazione e all’attenzione del rispetto dell’essere.

Si conferma anche il progetto “Il Jazz va a Scuola”, con Lezioni/Concerto dedicate ai “Cartoons in Jazz” e ai protagonisti del Grande Jazz dalla nascita ad oggi. Quest’anno in particolar modo grazie al patrocinio dell’Assessorato all’Istruzione di Moncalieri e dell’Associazione Nazionale verrà organizzato anche un Work Shop per la Scuola Media ad Indirizzo Musicale “P. Canonica di Moncalieri” e il Liceo Classico ad indirizzo Musicale “Cavour di Torino”, che, per una giornata intera, vedrà gli studenti interagire con un Quintetto Jazz di Professionisti ed esibirsi insieme in un concerto.

Il Festival sempre attento alla valorizzazione delle bellezze architettoniche e culturali della città proporrà un grande doppio concerto nella sala della Regina, all’interno del Castello Reale di Moncalieri. Nella prima parte si esibirà un quartetto di giovani talenti di cui fanno parte due musicisti italiani ma che risiedono e frequentano il Jazz Campus di Basilea in Svizzera: si tratta del gruppo “Ibraelia 4et”: Giovanni Vicari chitarra e voce, Francesca Gaza al pianoforte e voce, Naday Erlick al contrabbasso ed Jordi Pallares alla batteria. Saranno loro a rappresentare il grande valore jazzistico dei nostri connazionali residente all’Estero attraverso il Patrocinio del Consolato d’Italia in Basilea e del Comites di Basilea (Svizzera). Il secondo “Emanuele Cisi 4et”, grande saxofonista torinese di nascita, che invece rappresenterà il nostro jazz italiano. Lo stesso Cisi è un musicista apprezzato a livello internazionale da tutto il mondo jazzistico e non. Porterà al MJF 2019 il progetto dedicato a Lester Young “NO EYES – Looking at Lester Young” per il quale quest’anno ricorreranno i 60 anni della sua morte e i 110 della nascita. In tale occasione, Cisi, sarà accompagnato da un trio d’eccezione riconosciuto da tutto il pubblico del mondo jazzistico: Dino Rubino al pianoforte e flicorno, Marco Micheli al contrabbasso ed Adam Pache alla batteria.

Le tre serate finali della XXII edizione del Moncalieri Jazz Festival 2019, intitolate “Dal Jazz Rock al Progressive” partiranno giovedì 14 novembre con “AREA ARTI&MESTIERI”, un doppio concerto per due grandi gruppi che vedrà esibirsi gli Arti&Mestieri in Essentia e gli Area in Open Project.

La serata di venerdì 15 novembre sarà invece divisa in due parti: la prima dedicata al cinquantesimo anniversario della Pro Loco di Moncalieri, che sarà anche l’occasione per dare un Premio Speciale alla carriera ad un ospite speciale nel genere musicale del Progressive, Vittorio Nocenzi, fondatore del Banco del Mutuo Soccorso; la seconda parte vederà protagonisti in concerto i Quintorigo.

Sabato 16 novembre il festival si concluderà con il concerto di James Senese Napoli Centrale, musicista che, in 50 anni di carriera, ha attraversato trasversalmente la canzone italiana, passando per i seminali Showmen, i Napoli Centrale e collaborazioni con l’amico indimenticabile Pino Daniele.

 

Elisabetta Castiglioni

“Bestemmia d’amore”, concerto-spettacolo di Pippo Delbono e Enzo Avitabile

I quattro interpreti del concerto-spettacolo

Pippo Delbono ed Enzo Avitabile protagonisti martedì 5 novembre 2019 alle 20.30 all’Aula Magna della Sapienza per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti.

Questo concerto-spettacolo del regista e attore ligure e del cantante e polistrumentista napoletano, intitolato “Bestemmia d’amore”, sfugge ad ogni definizione: “È un canto un concerto – così lo descrive Pippo Delbono – dove le parole diventano musica. Per parlare di questo tempo volgare e sacro, nero e luminoso, duro e dolce. Per parlare ancora dell’amore. Dell’ amore bestemmiato, ferito, affogato, ucciso, rinato, ucciso ancora, ancora vivo”.

Musica e parole che si fondono per dare vita e corpo alle infinite contraddizioni del nostro tempo, della vita, degli uomini, dell’amore. Proprio nella dicotomia si anima l’interazione dei due artisti che – partendo dalle radici più profonde della nostra cultura, anche quelle cattoliche, sebbene Delbono sia buddista da venticinque anni – esplorano temi apparentemente contrastanti, che trovano una perfetta armonia nel suono e nelle parole. Ed ecco che è messo in scena l’equilibrio degli opposti: amore e odio, volgare e sacro, nero e luminoso, duro e dolce. Ciò che sembra antitetico diventa complementare e inscindibile.

È un’altra tappa del viaggio artistico che da diverso tempo Delbono sta facendo insieme ad Avitabile, un musicista unico nella sua capacità di coniugare la tradizione del blues, del jazz, del funky, del rock con il classico e il barocco, fino ad abbracciare l’antica tradizione popolare e napoletana, per arrivare però ad una musica sua, originale e unica.

Con la sua “musica del mondo” Avitabile affronta temi etici e sociali, scavando nelle miserie del mondo con la precisa volontà di diffondere un messaggio: ogni essere umano è degno di abitare lo spazio terrestre, senza distinzioni, senza razze, senza barriere.

Tutto questo si sposa alla perfezione con il percorso artistico di Delbono, che vi aggiunge il suo desiderio di portare in scena la vita reale per renderla qualcosa d’altro, farla diventare arte. Tale messaggio viene veicolato scegliendo testi del mistico spagnolo Juan de La Cruz, di Rimbaud, di Pasolini – immancabile nel lavoro del regista – e di altri ancora.

Insieme alla voce di Pippo Delbono, che recita e canta, e al canto di Enzo Avitabile, che suona anche l’arpina, il tamburo e il sax sopranino, saranno la chitarra napoletana di Gianluigi Di Fenza e i tamburi di Carlo Avitabile.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

“Dentro le note” con Roberto Prosseda

Nell’ambito della stagione della IUC il pianista Roberto Prosseda è il protagonista di un piccolo, ma importante ciclo di due concerti intitolato “Dentro le note”.

Stasera, martedì 29 ottobre, alle 20.30, nell’Aula Magna della Sapienza (P.le Aldo Moro 5 a Roma) dedicherà la prima puntata a Wolfgang Amadeus Mozart, di cui ha appena inciso tutte le Sonate per Decca, dandone un’interpretazione molto radicale, che rompe con una certa tradizione interpretativa basata sulla morbidezza di fraseggio e sulla ricerca di un bel suono fine a se stesso: “Filologia e fantasia restituiscono un Mozart dinamico, pieno di contrasti, imprevedibile”, ha scritto Repubblica.

Prosseda parte dall’intuizione che ogni musica scritta è in realtà infinite musiche e l’interprete ce ne restituisce una: la sua o, meglio, quella che sente sua in un determinato momento del proprio percorso artistico. Obiettivo di questo ciclo “Dentro le note” è guidare l’ascoltatore a scoprire come un interprete, a partire dall’analisi del testo musicale e dalla sua contestualizzazione storica e stilistica, arriva a costruire la propria interpretazione. Generalmente un pianista entra, si siede, suona, si alza, si inchina, se ne va. Questi concerti sono diversi. Prevedono una prima parte di circa 40 minuti, in cui il pianista illustrerà i brani in programma, con particolare attenzione alle soluzioni interpretative che scaturiscono dal testo musicale, e una seconda parte, dopo l’intervallo, nella quale esegue per intero i brani precedentemente illustrati, che saranno la Fantasia in do minore K 475 e la Sonata in do minore K 457 di Mozart.

Ascoltare la musica è sempre un’emozione, ma entrare dentro la musica, guidati da un interprete che prima di suonarla ne spiega i segreti con le parole e gli esempi musicali, è un’esperienza molto più profonda e coinvolgente. Tanto più se si è accompagnati da un pianista come Prosseda, che prima di mettere le dita sul pianoforte si pone il problema di capire ciò che suona, andando oltre quel che si crede di sapere su un autore e che spesso non è che una serie di pigri luoghi comuni depositatisi come uno strato di polvere sullo spartito.

Roberto Prosseda è andato a consultare i manoscritti originali delle Sonate di Mozart e – come racconta egli stesso – ha potuto osservare la grande quantità di indicazioni di Mozart spesso disattese dagli interpreti e ha deciso di seguirle attentamente, anche se la tradizione ci ha abituati a sonorità più morbide e a contorni più smussati.

Conoscendo l’acume e la chiarezza di cui Prosseda è capace non solo quando suona ma anche quando parla, si può essere sicuri che questo viaggio “dentro la musica” di Mozart sarà una rivelazione.

Roberto Prosseda suona regolarmente con alcune delle più importanti orchestre del mondo, tra cui London Philharmonic, New Japan Philharmonic,  Moscow State Philharmonic, Santa Cecilia, Filarmonica della Scala, Gewandhaus di Lipsia. Ha guadagnato una vasta notorietà internazionale anche in seguito alle incisioni Decca dedicate alle integrali della musica di Mendelssohn (10 cd) e delle Sonate di Mozart (6 cd).

Domani, mercoledì 30 ottobre, alle ore 11.00, sempre nell’Aula Magna della Sapienza, Prosseda inaugura il ciclo “Musica pouparler” dedicato principalmente agli studenti delle scuole medie e superiori. Il concerto si svolge con la stessa formula del giorno precedente, prima un’introduzione e poi l’ascolto: questa volta l’autore eseguito è Ludwig van Beethoven, con la Sonata op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna” e la Sonata op. 90.

La seconda puntata di “Dentro le note” si svolgerà il 10 marzo 2020 e sarà dedicata a Chopin.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Il piano di Giuseppe Albanese in fantasie e danze al chiaro di luna

Giuseppe Albanese

Recital di Giuseppe Albanese, sabato 26 ottobre alle 17.30 per la IUC nell’Aula Magna della Sapienza (Piazzale Aldo Moro 5).

Giuseppe Albanese, uno dei migliori e più affermati pianisti italiani di questi anni, eseguirà capolavori dell’Ottocento (Beethoven e Schumann) e del Novecento (Stravinskij, Debussy, Ravel), alcuni dei quali sono stai da lui incisi nel concept album intitolato “Fantasia”, pubblicato dall’etichetta discografica più prestigiosa in ambito classico, Deutsche Grammophon.

Di Ludwig van Beethoven eseguirà la famosissima Sonata “Quasi una fantasia” op. 27 n. 2, più nota col titolo apocrifo “Al chiaro di luna”. Di Robert Schumann la Fantasia op. 17, che, come l’opera di Beethoven che la precede, è in realtà un ibrido tra una Fantasia e una Sonata. La seconda parte del concerto flirta invece con la musica di balletto e la danza. Prima una suite dal balletto “L’uccello di fuoco” di Igor Stravinskij nella trascrizione per pianoforte di Guido Agosti. Poi la “Suite Bergamasque” di Claude Debussy e in chiusura “La Valse”, uno dei brani più famosi e travolgenti di Maurice Ravel. Il compositore stesso descrisse quel suo “poema coreografico” con queste parole: «Nubi tempestose lasciano intravedere, a sprazzi, delle coppie che danzano il valzer: quando lentamente si diradano, si distingue un’immensa sala popolata da una folla volteggiante. La scena s’illumina progressivamente, finché, raggiunto il fortissimo, si accendono i grandi lampadari. La scena si svolge alla corte imperiale, verso il 1855».

Dopo aver vinto giovanissimo il “Premio Venezia” 1997 e il Premio speciale per la miglior esecuzione dell’opera contemporanea al “Busoni” di Bolzano, Giuseppe Albanese si aggiudica nel 2003 il primo premio al “Vendome Prize”, un evento definito da Le Figaro “il concorso più prestigioso del mondo attuale”. Ora ha quarant’anni ed è tra i più richiesti pianisti della sua generazione, invitato per recital e concerti con orchestra da autorevolissime ribalte internazionali, quali – tra gli altri – il Metropolitan Museum e la Rockefeller University di New York, l’Auditorium Amijai di Buenos Aires, il Cenart di Mexico City, la Konzerthaus di Berlino, la Laeisz Halle di Amburgo, il Mozarteum di Salisburgo, St.Martin in-the-fields e la Steinway Hall di Londra, la Salle Cortot di Parigi, la Filarmonica di San Pietroburgo,la Filarmonica Nazionale di Varsavia, la Gulbenkian di Lisbona. In Italia ha suonato con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI e in ben undici delle le principali fondazioni lirico-sinfoniche Albanese è un pianista-filosofo: si è laureato in Filosofia col massimo dei voti e la lode ed è stato docente di “Metodologia della comunicazione musicale” presso l’Università di Messina.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

 

Spoleto Jazz Season

Gran finale venerdì 15 novembre (ore 21) per “Spoleto Jazz Season” con una formazione capeggiata da due mostri sacri del panorama jazzistico contemporaneo, Fabrizio Bosso & Javier Girotto che al Teatro Nuovo si esibiranno in formazione “Latin mood”. Un sestetto che rappresenta una sintesi sonora completa capace di mescolare abilmente linguaggi sonori differenti. Il frutto di questa collaborazione è una musica coinvolgente da cui si viene presto contagiati e di cui è facile innamorarsi.

Brani originali firmati da Javier Girotto, Natalio Mangalavite e Fabrizio Bosso. Al basso elettrico ci sarà Luca Bulgarelli; completano l’organico la batteria di Lorenzo Tucci e le percussioni di Bruno Marcozzi.

 

Elisabetta Castiglioni