Prima”. Raccolta poetica di Gabriella Cinti

All’interno delle iniziative organizzate durante la mostra di Alessandra Chiappini “Il pensiero del vento”, a cura di Roberto Borghi e aperta al pubblico sino al 7 dicembre (Spazio d’Arte Scoglio di Quarto, Via Scoglio di Quarto 4, Milano), giovedì 24 novembre alle ore 18 la poetessa e saggista Gabriella Cinti presenta la sua ultima raccolta di poesie dal titolo “Prima” (Puntocampo Editrice) dialogando con il poeta Giovanni Schiavocampo. L’ingresso è libero.

Alla serata partecipano inoltre Alessandra Chiappini e il critico d’arte Roberto Borghi.

Gabriella Cinti risale alle origini, cerca la continuità inabissandosi nel passato delle specie, collegando quel magma primordiale, di cui non restano che labili tracce, al nostro presente, alla nostra e alla sua stessa vita, alla ricerca di connessioni, fili che colleghino a noi quel caotico abisso di casualità, ipotesi, vicoli ciechi dell’evoluzione e deviazioni impreviste… Una eredità di affetti che, come un’onda, travalica i legami familiari e personali e arriva, infine, all’orizzontalità del nostro tempo e all’affratellamento fra gli umani e tutti gli esseri viventi (dalla Postfazione di Mauro Ferrari).

Gabriella Cinti, nata a Jesi, è italianista, grecista, poetessa, scrittrice, saggista, performer in greco antico. In poesia ha pubblicato: Suite per la parola (Péquod, 2008); Euridice è Orfeo (Achille e la Tartaruga, 2016); Madre del respiro, con la prefazione di Alberto Folin (Moretti e Vitali, 2017); La lingua del sorriso: poema da viaggio con il saggio introduttivo di Francesco Solitario (Prometheus edizioni, Milano).

Intensa è la produzione saggistica: Il canto di Saffo – Musicalità e pensiero mitico nei lirici greci (Moretti e Vitali, 2010); Emilio Villa e l’arte dell’uomo primordiale: estetica dell’origine (I Quaderni del Bardo editore, 2019, Ebook Amazon); All’origine del divenire. Il labirinto dei Labirinti di Emilio Villa con prefazione di Gian Paolo Renello (Mimesis edizioni, 2021).

La mostra “Il pensiero del vento” prende spunto dai paesaggi magici e intensi delle isole Skellig sulla costa atlantica dell’Irlanda del sud.

Le tele esposte sono un lavoro di sintesi quasi astratto, dove il paesaggio è ridotto a pochi, densi tratti riassuntivi.

L’esigenza interiore di abbracciare spazi più grandi spinge l’artista ad affidarsi a una pittura di impulso e gesto che aiuta la natura ad esprimersi in tutta la sua forza e grandezza: un’interpretazione dell’atto artistico che le fa scegliere – come “tele” sulle quali dipingere – vecchi teloni consunti in pvc di camion dismessi che recupera tagliandoli a strisce di oltre un metro e mezzo e appendendoli direttamente in parete con due semplici chiodi. Una scelta non casuale che per l’artista significa incorporare nell’opera un trascorso e un vissuto intangibile ma percepibile.

De Angelis

Ritrovato dai Carabinieri volume del 1804 delle Biblioteche veronesi

Il libro ‘La Storia Romana di Tito Livio’, storica pubblicazione del 1804 di proprietà delle Biblioteche comunali di Verona è tornato a casa. A riconsegnarlo in Municipio, nelle mani della vicesindaca Barbara Bissoli e dell’assessora alle Biblioteche Elisa La Paglia, il Maggiore Claudio Sanzò Comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Monza, accompagnato dall’Appuntato Lorenzo Caimmi. Presente anche la Responsabile del Museo Archeologico Teatro Romano, Museo Maffeiano e Conservatoria delle Biblioteche Margherita Bolla.

Il recupero del volume, che riporta al suo interno i timbri e il riferimento di catalogazione della Biblioteca comunale veronese, è frutto di un’operazione di perquisizione realizzata in provincia di Cremona dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Monza. L’obiettivo era il reperimento di un altro testo trafugato, che le Forze dell’Ordine avevano individuato nelle mani di un privato.

I controlli effettuati nella sua abitazione, in una collezione di oltre 9 mila libri, hanno poi portato alla scoperta di altri due volumi antichi, tra cui la pubblicazione storica di proprietà della Biblioteca civica veronese.

“La felice occasione legata allo speciale ritrovamento – ha evidenziato la vicesindaca Bissoli – mette in evidenza l’importanza della catalogazione come strumento di tutela dell’ampio e diversificato Patrimonio Culturale italiano. Uno strumento fondamentale che, anche a distanza di tempo, ha consentito il riconoscimento della proprietà del bene che, in questo caso specifico, è risultata la Biblioteca comunale veronese”.

“Un particolare ringraziamento ai Carabinieri dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Monza – ha sottolineato l’assessore La Paglia – per il complesso e fondamentale lavoro di ricerca e di garanzia portato avanti in favore di tutti i beni culturali italiani. La restituzione di oggi è un esempio di questo straordinario servizio, che ha consentito di riportare a ‘casa’ un volume storico parte delle collezioni delle Biblioteche cittadine”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Dudu Dada

È dedicato agli adulti che hanno nostalgia dell’infanzia il laboratorio creativo dal titolo ‘Dudu Dada’, in programma mercoledì 16 novembre 2022 alle 17, alla biblioteca comunale Bassani di via Grosoli 42 (zona Barco, Ferrara). Condurrà l’incontro Augusta Calzolari.

L’appuntamento è riservato agli adulti. Per i genitori che dovessero riscontrare difficoltà nel non portare i figli con sé, la biblioteca ha previsto uno spazio di gioco, lettura e accoglienza per i bambini.
Il laboratorio è gratuito ed è obbligatoria la prenotazione chiamando allo 0532797414-477 o scrivendo a info.bassani@comune.fe.itSperimentiamo assieme il piacere che deriva dall’immersione nei nostri ricordi, attiviamo l’immaginazione e diamo via libera alla creatività giocando e costruendo un oggetto che ci riporti ai momenti dell’infanzia in cui avevamo bisogno di conforto.
Riscopriamo il piacere del gioco tornando un po’ bambini e trasformiamolo come un dadaista dandogli dignità artistica facendolo diventare un’opera d’arte.
Alessandro Zangara

Luigi Pericle. Il Maestro ritrovato

In occasione della recente pubblicazione del libro Luigi Pericle. Il Maestro ritrovato (Nino Aragno Editore), sarà presentato ufficialmente alla stampa e al pubblico il volume che ripercorre la riscoperta, la vita e le opere di uno dei protagonisti più misteriosi e affascinanti del panorama artistico del Novecento.

L’iniziativa avrà luogo Giovedi 17 novembre 2022 alle ore 18:30, presso il Centro Svizzero di Milano, nell’ambito di BookCity Milano, in collaborazione con il Consolato generale di Svizzera a Milano,

Darà il benvenuto la Console generale, Sabrina Dallafior.

A introdurre e illustrare il libro e i suoi contenuti ci saranno gli scrittori che hanno contribuito alla nascita del volume: il presidente dell’Archivio Luigi Pericle e curatore del volume Andrea Biasca-Caroni, la critica d’arte e curatrice Bianca Cerrina Feroni, il critico d’arte Angelo Crespi e il giornalista e scrittore Luigi Mascheroni.

Il volume di 168 pagine, in doppia lingua italiano e inglese, raccoglie saggi di storici e critici dell’arte, filosofi, artisti e accademici di tradizione ermetica e costituisce, a oggi, lo studio il più completo e aggiornato di un “Maestro” a lungo dimenticato, oggi al centro di un grande progetto di recupero critico e filologico. Luigi Pericle, in un percorso intellettuale assolutamente unico e originale, costruì un mondo sapienziale poliglotta tra letteratura, arti visive, meccanica, religioni e scienze esoteriche.

Maestro di una ricerca pittorica su forme, colori, materia e segni in relazione a contesti e riflessioni inerenti a discipline da lui studiate – astrologia, misticismo, teosofia, alchimia, omeopatia, ufologia, mitologia, calligrafia e filosofie orientali, tanto per citarne alcune – Luigi Pericle inseguì per un’intera vita il sogno di una sintesi universale dei saperi.

Svizzero di origini italiane, classe 1916, Pericle è un artista al di fuori dai canoni, mode e correnti artistiche: illustratore, scrittore, studioso di teosofia e dottrine esoteriche, e soprattutto pittore, intraprese un nuovo percorso verso l’astrattismo informale e originali tecniche sperimentali esponendo negli anni ’60 nei musei inglesi e accanto ai grandi artisti della propria epoca come Karel Appel, Sam Francis, Asger Jorn, Antoni Tàpies, Jean Dubuffet, Jean-Paul Riopelle e Pablo Picasso.

Stimato da figure di spicco del panorama internazionale, come Sir Herbert Read, consigliere per Peggy Guggenheim e cofondatore dell’Institute of Contemporary Arts di Londra, il collezionista Peter G. Staechelin, Peter Cochrane e Martin Summer della Arthur Tooth & Sons Gallery di Londra,  alla fine del 1965, all’apice della carriera decise di ritirarsi dal sistema dell’arte, di rinunciare alla mondanità e dedicarsi unicamente alla sua ricerca artistica e agli studi misterici ritirandosi a vita privata con la moglie “Nini”, in eremitaggio volontario, nella sua casa di Ascona, a Monte Verità.

La casa dell’artista, rimasta abbandonata per quindici anni e acquistata nel dicembre del 2016, rivela oggi il meticoloso e sistematico lavoro di ricerca espressiva, un corpus di quasi 4000 opere inedite comprendenti tele, masoniti e chine, un vivace carteggio con vari intellettuali dell’epoca, una ricca biblioteca, taccuini di studio, e un romanzo inedito Bis ans Ende der Zeiten (Fino alla fine dei tempi), una summa del pensiero universale catalogata da Pericle con rigore monastico.

Il piano di studio, restauro, conservazione, catalogazione del suo patrimonio artistico – tutelato dall’Associazione no profit Archivio Luigi Pericle di Ascona creata nel 2019 – si inserisce all’interno di un articolato percorso di valorizzazione di cui questa pubblicazione ne è parte centrale.

Elisabetta Castiglioni

“Entrando nella Storia. L’età del Ferro nel Veronese”. Inaugurazione delle nuove sale espositive

Il nuovo Museo Archeologico Nazionale di Verona, accolto nell’ex Carcere Asburgico di San Tomaso, dal prossimo 26 ottobre si arricchisce di una nuova, ampia sezione interamente riservata all’Età del Ferro.

Andrà ad aggiungersi a quella dedicata alla Preistoria e Protostoria, “Agli albori della creatività umana”, con la quale il museo era stato inaugurato lo scorso 17 febbraio. In quell’occasione, alla presenza del Direttore Generale del Ministero della Cultura, Massimo Osanna, era stata annunciata una tabella di marcia che prevedeva per questo autunno l’apertura della successiva sezione, impegno che è stato puntualmente mantenuto.

La nuova sezione, curata sotto il profilo scientifico da Giovanna Falezza, direttrice del Museo, e da Luciano Salzani, già funzionario della Soprintendenza veronese, è stata allestita da Chiara Matteazzi, in continuità con il precedente allestimento museale.

Il criterio è quello cronologico, con una serie di focus su oggetti e rinvenimenti di particolare interesse. Ad essere documentata è la storia del territorio veronese,  luogo di incontri e contatti che qui si intrecciarono tra Veneti, Etruschi e Reti.

L’Età del Ferro si sviluppò nel corso del primo millennio a.C., volgendo al termine con le prime manifestazioni dell’arrivo dei Romani, all’incirca nel II secolo a.C.

“Già a partire dal IX secolo a.C., nel Veronese, sia in pianura che in collina, sorgono numerosi abitati, anche di rilevanti dimensioni:  ad esempio il centro veneto di località Coazze di Gazzo Veronese, che si estendeva su una superficie di oltre 60 ettari, con ampie aree di insediamenti abitativi accanto ad aree artigianali. Oltre, naturalmente, alle estese necropoli, dalle quali provengono oggetti particolari, venuti da lontano e con lavorazioni raffinatissime, a testimoniare la ricchezza dei contatti di cui il nostro territorio è teatro in questo periodo ”. Ad anticiparlo è la direttrice Giovanna Falezza.

Sono soprattutto i ricchissimi materiali rinvenuti negli scavi delle necropoli ad fornire i contenuti della nuova sezione. Sepolture di uomini e donne ma anche di cavalli: i cavalli veneti, citati da fonti latine e greche per la loro agile bellezza. Nel percorso museale, uno dei due “Cavalli delle Franchine”, necropoli in territorio di Oppeano. Un maschio, morto a 17-18 anni, 135 cm al garrese, sepolto in una piccola fossa coricato sul fianco destro, con le gambe ripiegate.

Sicuramente emoziona la tomba del “Principe bambino”, una delle 187 della necropoli celtica di Lazisetta a Santa Maria di Zevio, unica per la ricchezza del corredo funebre. È la sepoltura di un bambino di 5-7 anni, le cui ceneri vennero deposte assieme ad un sontuoso carro da parata (di cui restano gli elementi metallici quali mozzi delle ruote, timone, un cerchione di ruota, due morsi dei cavalli che lo trainavano) e ad un ampio corredo tipico solitamente dei guerrieri adulti (spada, lancia, giavellotto e scudo), oltre a vasellame ceramico e bronzeo, monete, attrezzi agricoli e strumenti per il banchetto (spiedi, coltelli, alari e un graffione di ferro). All’interno di alcuni vasi erano residui di ossa di maiale, resti del banchetto funebre.

L’attento studio del contesto ha permesso agli archeologi di ricostruire il rituale con cui questo giovane “principe” fu sepolto: dopo essere stato cremato insieme ad alcune offerte, le sue ceneri furono raccolte in un contenitore in materiale organico (stoffa o cuoio) e deposte nella fossa assieme al resto del corredo; al di sopra fu collocato il carro, capovolto e parzialmente smontato; infine, dopo un parziale interramento, fu acceso un secondo grande fuoco rituale. Alla fine la tomba fu probabilmente coperta da un tumulo che segnalava l’elevato stato sociale del defunto.

Non meno curiosa una tomba (VII sec. a.C.), rinvenuta in una delle tre necropoli di Oppeano.  Appartenne ad una bambina di pochi anni. All’interno dell’urna, al di sopra delle ossa combuste, oltre ad alcuni elementi di corredo sono stati deposti alcuni elementi molto particolari: delle conchiglie, di cui una forata, legate forse alla sfera del gioco; un astragalo, probabilmente un amuleto; infine un uovo di cigno, uccello acquatico ritenuto sacro. Proprio quest’ultimo assume un significato rituale molto importante, interpretabile come simbolo di rinascita e rigenerazione.

 “Con l’allestimento delle sale dell’Età del Ferro abbiamo voluto anche inserire due esperienze immersive e alcune postazioni multimediali, destinate ad arricchire la narrazione dei reperti presentati nel percorso museale” – aggiunge Chiara Matteazzi. “L’uso delle tecnologie in campo museale consente infatti di migliorare con nuovi linguaggi la comprensione di tematiche complesse legate ai reperti esposti, utilizzando tecniche di storytelling per stimolare la curiosità del visitatore e amplificare il coinvolgimento cognitivo ed emozionale.  L’obiettivo è quello di trasferire al visitatore, in maniera adeguata, non solo informazioni ma anche emozioni, rendendolo partecipe e coinvolgendolo nella narrazione”.

“I lavori sono proseguiti senza soluzione di continuità da febbraio e con ottimi risultati”, conclude il dirigente della Direzione regionale Musei Veneto, dottor Daniele Ferrara. “Terminato l’intero terzo piano del museo,  contiamo ora di avviare molto presto il cantiere per la sezione romana, che i veronesi (e non solo) attendono da molti anni”.

S.E.

Alla scoperta del dialetto ferrarese con i poeti del territorio

Sarà tutto dedicato al dialetto ferrarese e alle sue tante sfumature l’incontro in programma giovedì 13 ottobre 2022 alle 16,30 nella sala auditorium della biblioteca comunale Bassani di via Grosoli 42 (zona Barco, Ferrara). Organizzato dal Cenacolo dialettale ferrarese “Al Tréb dal Tridèl”, in collaborazione con la stessa biblioteca, l’appuntamento vedrà la partecipazione di poeti, lettori e cantastorie provenienti da varie zone del ferrarese per un confronto tra la città e i suoi dintorni.

Interverranno poeti e un cantastorie della zona dell’alto ferrarese:
Oriano Tommasini (dialetto bolognese con influenze modenesi), Fabio Meloncelli, (dialetto di Casumaro), Laura Lodi (dialetto di Finale Emilia), Nerina Ardizzoni, (dialetto di Renazzo), Giulio Aleotti, (dialetto di Finale Emilia, cantore dialettale).
Ferrara risponderà con poeti del dialetto della città e dei dintorni, soci de “Al Tréb dal Tridèl” e altri. Poeti: Dugles Boccafogli, Silvano Ferrari, Luciano Montanari, Maurizio Musacchi, Claudio Natati, Edoardo Penoncini, Bruno Pirani, Bruno Zannoni. Attori-lettori: Roberto Gamberoni, Mario Montano, Sandro Mingozzi. Presenterà Claudio Natati.

La partecipazione è libera e gratuita.

Alessandro Zangara

“L’enigma di corso Riviera”: le nuove indagini di Claire Fordiani raccontate da Moreno Po

Si muovono sullo sfondo della cittadina padana di Torraltéra le nuove indagini di Claire Fordiani raccontate da Moreno Po nel romanzoL’enigma di corso Riviera’, che martedì 20 settembre 2022 alle 17 sarà presentato nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via Scienze 17 Ferrara). Dialogherà con l’autore Davide Bertasi.
L’incontro potrà essere seguito anche in diretta video sul canale youtube Archibiblio web.

Febbraio 2021. La piccola cittadina padana di Torraltéra, già stressata dall’angoscia della infinita pandemia, si risveglia con l’orrore di un fatto di sangue, avvenimento rarissimo per quella comunità ma non per le cronache nazionali che debbono registrare, purtroppo, l’ennesimo femminicidio in quel terribile inizio d’anno…

Dopo la buona accoglienza ricevuta dal suo romanzo d’esordio (“L’Ortolano de Gamberone”), Moreno Po ritorna con una nuova indagine di Clarissa ‘Claire’ Fordiani, giornalista a contratto e insegnante precaria, appassionata di enigmi e di storie della sua terra. Tra suggestioni letterarie e racconti di fiumi vagabondi, anche questa volta per lei arriverà un finale inatteso.

Moreno Po è nato a Pilastri di Bondeno nel settembre del 1953, la domenica del patrono. Vive a Bondeno. Nella sua più che quarantennale vita professionale di architetto ha pubblicato numerosi saggi e articoli sulla protezione e valorizzazione del paesaggio, sulla pianificazione territoriale strategica, sull’utilizzo delle risorse UE per lo sviluppo dell’economia locale. Suoi brevi racconti sono già comparsi su due antologie dedicate al Po (inteso come fiume). Nel luglio del 2021 ha visto la luce “L’Ortolano del Gamberone” (Faust Edizioni).

Alessandro Zangara

“La lista. Salvare l’arte: il Capolavoro di Pasquale Rotondi” a Cividate Camuno

Sarà il Parco Archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno ad accogliere, sabato 27 agosto con inizio alle ore 20.30, il secondo appuntamento del nuovo Festival Voci Umane. Musei e teatro di narrazione, organizzato dalla Direzione regionale Musei Lombardia, diretta da Emanuela Daffra, e affidato alla direzione artistica di Maria Grazia Panigada.

Nel contesto del Teatro e dell’Anfiteatro romano del Parco Archeologico, Laura Curino farà conoscere la vicenda di un uomo ordinariamente straordinario, Pasquale Rotondi, cui il mondo dell’arte e della cultura dovrebbe rendere quotidianamente omaggio.

La lista. Salvare l’arte: il Capolavoro di Pasquale Rotondi è il titolo dello spettacolo con di e con Laura Curino, che si avvale della collaborazione alla messa in scena di Gabriele Vacis, di Alessandro Bigatti (scelta musicale e tecnico di scena). La locandina della serata cita anche, per le ricerche storiche e l’assistenza alla drammaturgia, Beatrice Marzorati e, per le ricerche storiche e l’organizzazione, Federico Negro. Ideazione, produzione e distribuzione: Silvia Brecciaroli e Paola Cimatti – Formula Servizi per la Cultura.

Pasquale Rotondi, un uomo “Corretto. Scrupoloso. Una bella famiglia, cui cerca far ritorno ogni sera. Una moglie bellissima cui regala sempre – tra tanti gesti gentili – un mazzo di violette il primo giorno di primavera. Due bimbe che non devono sentir parlare di lavoro, ma essere allegre e diligenti”. Sotto questo quadretto di normalità quotidiana si nasconde l’uomo che ha salvato quasi 10.000 preziosissime opere d’arte italiane dalla rapacità nazista e dalla distruzione bellica. Il tutto nel più grande segreto.

Lo si deve a lui se i nazisti non sono riusciti a mettere le mani sui Giorgione, Tintoretto, Piero della Francesca, Lotto, Mantegna, Donatello, Correggio, Caravaggio, Tiepolo e tanti altri capolavori delle Marche, del Veneto e della Lombardia, di Roma e di Napoli. È un racconto di avventura, di luoghi preziosi (Palazzo Ducale di Urbino, Rocca di Sassocorvaro, Residenza del Principe di Carpegna), di opere di immenso valore portate in salvo da un pugno di persone senza denaro e senza strumenti. Solo l’intelligenza e la capacità organizzativa di un uomo come Rotondi poteva farcela, contro tutto e contro tutti. È una storia che dà coraggio, fa riflettere sul significato della parola “responsabilità”.

Riascoltare questa vicenda in un luogo che negli ultimi decenni ha visto il proprio volto e la propria identità riplasmata grazie alle scoperte dell’archeologia ne svela tutta la potente attualità.

Palcoscenico della messa in scena è un Parco Archeologico tra i più interessanti a nord del Po. Il Parco Archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno è collocato nel cuore dell’antico centro romano di Civitas Camunnorum. Il sito offre un eccezionale spaccato della città antica vantando i resti di un anfiteatro, riportato interamente alla luce nelle strutture perimetrali, e di un teatro, oggi visibile per un terzo del totale. Appartiene al complesso anche una serie di strutture e di ambienti di servizio, tra i quali un sacello e delle piccole terme. La posizione degli edifici è splendida, sia dal punto paesaggistico che funzionale: addossati al colle del Barberino, teatro e anfiteatro si appoggiano al pendio naturale.

Parco Archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro – Via Mosè Tovini, 1 – Cividate Camuno (BS). Il costo del biglietto è di euro 5.00. In caso di pioggia l’iniziativa si terrà nell’Auditorium parrocchiale di Cividate Camuno.

Il museo sarà visitabile gratuitamente, secondo gli orari di apertura previsti, presentando il biglietto dello spettacolo il giorno stesso della rappresentazione o entro la settimana successiva.

Info e contatti: Tel. 02 80294405/ +39 340 60 64 866

federicamaria.pennisi@cultura.gov.it

S.E.

Gli spettacoli del Festival della Mente di Sarzana

Nel weekend dal 2 al 4 settembre, nell’ambito della XIX edizione del Festival della Mente di Sarzana, sul palco del Teatro degli Impavidi saliranno il cantautore e scrittore Vasco Brondi, la pianista Frida Bollani Magoni e la poetessa Mariangela Gualtieri. Il tema del 2022 è il movimento.

Il primo appuntamento sarà venerdì 2 settembre alle 21.15 con Vasco Brondi, che porterà in scena Viaggi disorganizzati. Agitarsi cercando la pace: uno spettacolo in cui alternerà momenti musicali e letture di viaggiatori e scrittori come Folco Terzani ed Erri De Luca e rifletterà sull’immobilità e sul desiderio di spostarsi. Il tema del movimento – nella sua accezione interiore e in quella di viaggio – è sempre stato centrale nella sua produzione artistica. Sul palco insieme a Brondi: Angelo Trabace al pianoforte, Andrea Faccioli alle chitarre e Daniela Savoldi al violoncello.

Dopo la conclusione del progetto artistico/musicale Le Luci della Centrale Elettrica, nel 2021 Vasco Brondi è uscito con il primo album a suo nome, Paesaggio dopo la battaglia, che ha conquistato il terzo posto nella classifica FIMI dei dischi più venduti. Ha pubblicato cinque libri, scritto canzoni per il cinema e prestato la sua voce per due audiolibri (La società della stanchezza di Byung-Chul Han e Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli). È in libreria con Paesaggio dopo la battaglia (La Nave di Teseo), diario di lavorazione dell’omonimo disco.

Sabato 3 settembre alle ore 21.30 la pianista Frida Bollani Magoni incanterà il pubblico con In concerto. Piano e voce, una tracklist che ripercorrerà i suoi interessi musicali, da quelli condivisi con i genitori Petra Magoni e Stefano Bollani – come Lucio Dalla, Leonard Cohen, Franco Battiato – fino all’interesse per artisti cari alla sua generazione, da Ariana Grande a Britney Spears.

Frida Bollani Magoni, figlia d’arte e ipovedente dalla nascita, comincia a studiare pianoforte classico all’età di 7 anni, imparando la notazione musicale in Braille. Si è spesso esibita come ospite a sorpresa nei concerti dei genitori, sia in Italia sia all’estero. Ha partecipato come cantante nei musical The Adventures of Peter Pan e Jesus Christ meets the Orchestra. Ha suonato e cantato come solista in quasi 30 concerti, calcando palchi prestigiosi e registrando sempre il tutto esaurito. In occasione delle celebrazioni del 2 giugno 2021 si è esibita al Quirinale di fronte al Presidente della Repubblica.

A chiusura del festival, domenica 4 settembre alle ore 21.30 si terrà l’incontro Cattura del soffio con la poetessa e drammaturga Mariangela Gualtieri, che rifletterà sul movimento primario – il soffio, appunto – che ci tiene appesi alla vita, mentre tutto attorno si muove. La poetessa darà voce a ciò che fa vibrare le nostre vite: l’amore, il dolore, il mistero, i figli, la morte, la riconoscenza, il perdono, la cura degli altri, la natura.

Mariangela Gualtieri è cofondatrice, insieme al regista Cesare Ronconi, del Teatro Valdoca. Fin dall’inizio ha curato la consegna orale della poesia, dedicando piena attenzione alla voce e al sodalizio fra verso poetico e musica dal vivo. Fra i testi pubblicati: Antenata (Crocetti ed., 1992 e 2020); Bestia di gioia (Einaudi, 2010); Caino, (Einaudi, 2011); Le giovani parole (Einaudi, 2015); Voci di tenebra azzurra (Stampa 2009, 2016); Beast of Joy. Selected poems (Chelsea Editions, New York, 2018). È coautrice di Album dei Giuramenti e Tavole dei Giuramenti di Teatro Valdoca (Quodlibet, 2019) e autrice di Quando non morivo (Einaudi, 2019), Paesaggio con fratello rotto (Einaudi, 2021), L’incanto fonico. L’arte di dire la poesia (Einaudi, 2022).

Delos

“Kohlhaas” a Palazzo Besta di Teglio

È Palazzo Besta a Teglio ad accogliere, domenica 28 agosto con inizio alle 20.30, il terzo appuntamento del nuovo Festival Voci Umane. Musei e teatro di narrazione, organizzato dalla Direzione regionale Musei Lombardia, diretta da Emanuela Daffra, e affidato alla direzione artistica di Maria Grazia Panigada.

Voci Umane. Musei e teatro di narrazione si svilupperà sino al 7 settembre, facendo interagire i diversi luoghi (tutti sedi museali), le loro memorie, i loro spiriti con artisti come Marco Paolini, Laura Curino, Marco Baliani, Silvia Giulia Mendola, Lucilla Giagnoni, Alessandro Albertin, Antonio Catalano.

Ma veniamo all’originale appuntamento in Palazzo Besta, a Teglio. Qui a rivivere saranno le storie e le atmosfere di Heinrich von Kleist. Da un suo racconto, Kohlhaas, Marco Baliani e Remo Rostagno hanno tratto un testo che sarà portato sul palcoscenico da Marco Baliani, con la regia di Maria Maglietta; produzione Casa degli Alfieri.

“Nel mio racconto orale è come se avessi aggiunto allo scheletro osseo riconoscibile della struttura del racconto di Kleist, nervi muscoli e pelle che provengono non più dall’autore originario ma dalla mia esperienza, teatrale e narrativa, dal mio mondo di visioni e di poetica.

Così ad esempio tutta la metafora sul cerchio del cuore paragonato al cerchio del recinto dei cavalli, che torna più volte nella narrazione, come luogo simbolico di un senso della giustizia umanissimo e concreto, è una mia invenzione, nel senso etimologico del termine, qualcosa che ho trovato a forza di cercare una mia adesione al racconto di Kleist”, anticipa Baliani.

Accade nell’arte del racconto orale che per cercare personaggi interiori occorra compiere lunghi percorsi, passare attraverso storie di altre storie, sentirsi stranieri in questo mondo dopo aver tanto peregrinato, fino a trovare quel punto incandescente capace di generare a sua volta nell’ascoltatore un mondo di visioni, non necessariamente coincidenti con le mie.

L’arte sta nel non nominare troppo, nel cogliere il cuore di un’esperienza con pochi tratti lasciando molto in ombra, molto ancora da compiersi.

Kohlhaas è considerato fra i massimi capolavori del teatro di narrazione in Italia con alle spalle più di 1400 repliche. È la storia di un sopruso che, non risolto attraverso le vie del diritto, genera una spirale di violenze sempre più incontrollabili, ma sempre in nome di un ideale di giustizia naturale e terrena, fino a che il conflitto generatore dell’intera vicenda, cos’è la giustizia e fino a che punto in nome della giustizia si può diventare giustizieri, non si risolve tragicamente lasciando intorno alla figura del protagonista una ambigua aura di possibile eroe del suo tempo.

Perfetto scenario per questo racconto di grandezze e miserie, di visionarietà e soprusi è Palazzo Besta, tra le più interessanti e meglio conservate dimore rinascimentali lombarde. Il Palazzo accoglie, proprio in questi mesi, il ritratto dell’Imperatore Carlo V, attribuito a Tiziano.

Situato nel cuore della Valtellina, conserva al suo interno numerosi cicli pittorici a carattere mitologico e biblico, tra cui gli affreschi nel cortile ispirati agli episodi dell’Eneide, le storie della Genesi nella Sala della Creazione e il ciclo dell’Orlando Furioso nel Salone d’Onore. Fu dimora della famiglia Besta, che patrocinò cultura e arte in particolare nel Cinquecento, periodo di grande fermento per la storia politica, economica e religiosa del territorio a lungo conteso tra Milano e i Grigioni, tra cattolici e riformati. Il piano terreno ospita l’Antiquarium Tellinum, raccolta di stele incise dell’Età del Rame.

Palazzo Besta – via Fabio Besta, 8 – Teglio (SO)

Biglietti: Il costo del biglietto è di euro 5.00. In caso di pioggia l’iniziativa si terrà nell’Auditorium parrocchiale della chiesa S. Eufemia a Teglio. In occasione dello spettacolo il Palazzo sarà visitabile gratuitamente, secondo gli orari di apertura previsti, presentando il biglietto dello spettacolo il giorno stesso della rappresentazione o entro la settimana successiva.

S.E.