Anche Ferrara partecipa alla Maratona Nazionale Erpetologica con le tartarughe marine

È stata dedicata alle tartarughe marine dell’alto Adriatico la conferenza di oggi al Museo civico di Storia Naturale di Ferrara (via De Pisis 24), nell’ambito della Maratona Nazionale Erpetologica ‘HerpeThon’.

Il ciclo di conferenze nazionale è organizzato dalla Societas Herpetologica Italica e ha come scopo principale quello di far conoscere al grande pubblico la bellezza e l’importanza di anfibi e rettili, descrivendone il comportamento e le peculiarità attraverso il racconto e la viva voce di ricercatori erpetologi impegnati sul campo e nei laboratori di musei ed università. Il Museo di Ferrara affronterà quest’anno le problematiche relative a popolamenti, minacce e misure di conservazione delle tartarughe marine in Alto Adriatico, con gli interventi di Valeria Angelini della Fondazione Cetacea onlus, e di Olga Sedioli ed Emanuele Cimatti della Regione Emilia-Romagna, Servizio Tutela e Risanamento Acqua, Aria ed Agenti Fisici.

Nel bacino dell’Adriatico la presenza di tartarughe marine risulta essere abbastanza numerosa in quanto è una zona di alimentazione molto importante per questi Rettili. La specie più frequente è Caretta caretta (Tartaruga marina comune); Chelonia mydas (Tartaruga verde) è sporadica nella zona a nord mentre nel sud e nel versante est la possibilità di incontro aumenta. Dermochelys coriacea (Tartaruga liuto) è molto rara.

I pericoli antropici in cui incorrono le tartarughe nelle acque adriatiche sono molteplici: inquinamento, traffico marittimo, attività di pesca. La raccolta di segnalazioni sugli spiaggiamenti di questi animali e sulle catture accidentali negli ultimi anni è diventata sempre più costante e accurata grazie alla costituzione di reti regionali per la conservazione delle tartarughe marine che vedono impegnati diversi Enti istituzionali e non, progetti nazionali ed europei che hanno implementato il monitoraggio, così da poter avere un quadro abbastanza realistico sulle problematiche di protezione delle tartarughe marine. La valutazione delle cause di morte, che può essere fatta in modo corretto e scientificamente rilevante ai fini statistici solo tramite le analisi necroscopiche, è però ancora carente.

 

Alessandro Zangara

 

Castello Estense di Ferrara: nel 2016 superata la quota di 168mila visitatori

Sono stati 168.090 i visitatori del Castello Estense nel 2016, l’11,8% in più rispetto al 2015.

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In dicembre gli accessi al museo sono stati 16.112, oltre il 52% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; moltissimi i gruppi che hanno scelto di visitare la mostra al Palazzo dei Diamanti ed il monumento simbolo di Ferrara. “L’anno di Ariosto, Bassani e Biagio Rossetti è stato anche l’anno d’oro del Castello Estense che continua ad essere il maggior attrattore turistico-culturale della nostra città – ha dichiarato l’assessore comunale alla Cultura e Turismo Massimo Maisto -. Da parte nostra continueremo a promuovere e vivacizzare le offerte del Castello per mantenere questo trend positivo che fa bene alla nostra economia”.

Comune di Ferrara

(anche per credit fotografico)

La Traviata dei record al Teatro Carlo Felice

Si è conclusa l’ultima replica di Traviata, l’opera inaugurale del Teatro Carlo Felice di Genova, che ha fatto registrare un’affluenza di oltre 1.600 persone a recita per un totale di 15.000 presenze ma non solo; a questo si aggiunge anche il pubblico virtuale che ha seguito l’opera in streaming con oltre 40.000 visualizzazioni provenienti da 50 Paesi di tutto il mondo. Oltre  ai consueti abbonati e al  pubblico, che segue regolarmente la stagione del Teatro, anche molti giovani e molti neofiti che per la prima volta  hanno deciso di assistere a uno spettacolo lirico.

Un ulteriore conferma che l’Italia deve investire in cultura di alto profilo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Baby Tofana Land

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C’è una grande novità per le famiglie in vacanza a Cortina d’Ampezzo: la ski area Tofana-Freccia nel Cielo diventa #familyfriendly e dal periodo natalizio sarà in funzione a Ra Valles (2475 m) il nuovo asilo neve Baby Tofana Land! Il servizio si rivolge ai bambini dai 3 ai 10 anni che vengono accolti da due operatrici dell’infanzia in uno spazio dedicato e protetto all’interno di Capanna Ra Valles mentre i genitori possono sciare liberamente e godersi piacevoli momenti di relax. Ai piccoli ospiti sono proposti diversi momenti di svago, divertimento e rilassamento oltre ad attività ludico ricreative utili a favorire l’integrazione nel gruppo, la creatività e la socializzazione. Divertimento assicurato tra giochi di società, costruzioni, libri, colori, strumenti musicali e tanto altro ancora. Baby Tofana Land dispone anche di un’area esterna attrezzata per giocare sulla neve. Non si somministrano pasti, ma le famiglie possono mangiare insieme a Capanna Ra Valles, con un menù ricco di prelibatezze a misura di bambino, dai primi e secondi piatti alla pizza più alta delle Dolomiti, ampia selezione di hamburger e dolci.

L’asilo sulla neve Baby Tofana Land è situato dentro Capanna Ra Valles, al secondo tronco della funivia Tofana – Freccia nel Cielo a 2475 m. possiede un parcheggio gratuito in via Stadio 12, vicino alla partenza dell’impianto di risalita.

Il servizio viene offerto durante il periodo invernale, in concomitanza con l’apertura degli impianti sciistici, fino a Pasqua, da lunedì a domenica, festività incluse, con il seguente orario d’apertura: dalle ore 09,00 alle 16,00.

Il costo è di €. 12,00/ora.

 

ATCommunication

 

 

Rischio sismico: al via indagini nel sottosuolo di Ferrara con sistemi innovativi

Hanno preso il via in questi giorni e proseguiranno fino ad aprile 2017 le operazioni, a cura del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Ferrara, per la determinazione di parametri di risposta sismica del sottosuolo lungo alcuni tratti di strade cittadine. Le indagini rientrano nel progetto ‘Clara’ (già Smart Underground Cities) al quale il Comune di Ferrara ha aderito come ente sperimentatore. Finanziato dal Miur, il progetto è finalizzato allo sviluppo di sensori, tecnologie e sistemi innovativi finalizzati alla diagnostica non invasiva del sottosuolo per la mitigazione del rischio sismico e idrogeologico nei territori comunali di Ferrara, Matera ed Enna. Al momento sono già stati eseguiti alcuni profili nelle strade interne alla sede comunale di via Marconi e alla sede della Fiera. Mentre nei prossimi giorni le misurazioni saranno effettuate, in primo luogo, lungo una traccia che si sviluppa nella zona verde del sottomura, nel tratto che si estende all’incirca da via Rampari a San Giorgio; poi in corrispondenza di alcuni edifici comunali nel centro cittadino. La tecnica utilizzata si chiama MASW (Multy Channel Analysis of Surface Waves) e l’acquisizione dei dati sismici avverrà lungo ‘array’ lineari finalizzati all’analisi spettrale delle onde superficiali (onde di Rayleigh). Per accelerare la fase di acquisizione dati è stato costruito un sistema denominato “streamer” (v. foto a in allegato) composto da 24 geofoni verticali collocati su piastre in allumino che fungono da slitte per facilitare il trascinamento dell’array con un automezzo (v. foto c). Lo streamer ha una lunghezza di 90 m ed occupa 3-4 m di larghezza (carreggiata).

In alcuni tratti di strade del centro urbano, dove la viabilità esistente lo renda necessario, sarà limitata la sosta degli autoveicoli ed eventualmente anche la circolazione, per il tempo necessario alla esecuzione delle misure (1 o 2 giorni al massimo).

Servizio Ambiente Comune di Ferrara

Simposio su tecniche antiterrorismo a Verona

Si terrà dal 17 al 28 ottobre a Verona “Law Enforcement Tactical Ops and Swat Team Tactics – Simposio comparato USA-Italia su tecniche e tattiche di antiterrorismo ed emergenza sanitaria applicate dalle Forze di Polizia”. L’evento, organizzato dall’International Police Association esecutivo locale di Verona – I.P.A., in collaborazione con il Gruppo Interforze ed il patrocinio del Comune di Verona, è stato presentato dall’assessore ai Rapporti patrimoniali con le associazioni Edoardo Lana insieme al presidente dell’I.P.A. Cataldo Russo. “Un appuntamento formativo – spiega Lana – che punta ad accrescere le capacità d’intervento degli uomini delle Forze di Polizia in situazioni di emergenza, che mettono a rischio l’incolumità dei cittadini e la loro”.

Il simposio, organizzato per gli associati I.P.A. appartenenti alle Forze di Polizia, si articola in più giornate pratiche che prevedono: dal 17 al 20 ottobre, al Movieland di Lazise, una sessione dedicata alle dimostrazioni pratiche per interventi all’interno di centri urbani con presenza anche di ostaggi; dal 22 al 23 ottobre, a Vicenza, una sessione dedicata alla dimostrazione di interventi e bonifica di zone degradate ed edifici abbandonati; dal 25 al 28 ottobre, al poligono di Caprino, una sessione dedicata al tiro operativo rapido e dinamico con armi da fuoco.

Programmato nella giornata di lunedì 24 ottobre, dalle 9 alle 18, al Cineteatro Peroni di San Martino Buon Albergo, un seminario in cui saranno illustrate: tecniche di bonifiche ambientali, di fermo e controllo in sicurezza di veicoli, di antiterrorismo, autosoccorso sanitario da adottare in caso di ferite da armi da fuoco, da taglio, da ustioni e da agenti chimici e biologici, tecniche di respirazione e controllo dello stress.

Per informazioni è possibile contattare l’International Police Association – Sezione Italiana – 5ª Delegazione Regionale Veneto, al numero 0458078447

 

Roberto Bolis

Premi Amnesty al Giffoni

Nel corso della 46esima edizione del Giffoni Film Festival una giuria composta da attivisti campani di Amnesty International ha selezionato i film che hanno meglio rappresentato il tema dei diritti umani. Il Premio Amnesty 2016 al Giffoni Film Festival è stato assegnato a “Dreaming of Denmark” di Michael Graversen con la seguente motivazione: “Per la capacità e la discrezione con cui il regista ha raccontato una storia che ci rende consapevoli delle difficoltà di essere un richiedente asilo nell’Europa di oggi. Per aver saputo esprimere compiutamente il desiderio di una vita normale dei tanti ragazzi che con grande coraggio ed estrema difficoltà arrivano in Europa e si vedono respinti a causa di una burocrazia ottusa che non tiene conto dei diritti dei minori una volta diventati adulti. Per la scelta di narrare una storia vera, nella quale è facile immedesimarsi e provare le stesse forti emozioni del protagonista.” La giuria ha voluto dedicare il premio a Wasiullah, il ragazzo protagonista del film, nella speranza che un giorno possa esaudire tutti i sogni della sua vita. La settima edizione del Premio Amnesty Corto 2016 ha visto vincitore il film di animazione “Ploty” di Natalia Krawczuk. Questa la motivazione del premio: “Per aver posto l’accento sul tema del diritto alla libertà e sulle conseguenze che la sua limitazione comporta in un momento storico come questo in cui si ergono sempre più barriere. Le barriere, come i confini, impediscono di conoscere realmente chi vediamo diverso, anche soltanto per adesione a un pensiero omologato e spesso indotto da strumentali politiche di massa. Tuttavia, una volta rimossi i ‘recinti’ che danno il titolo all’opera, ci si rende conto che la diversità è essenzialmente fittizia, figlia di una società incattivita dalla politica della paura e contraria all’idea dell’accoglienza. Una società pronta a implodere sotto il peso della propria chiusura.” Durante il Giffoni Film Festival, Amnesty International Italia ha invitato giurate e giurati a partecipare alle iniziative dell’azione “Canali sicuri per i rifugiati” attraverso attività di gioco e sensibilizzazione sulla tematica. Nelle precedenti edizioni, il premio Amnesty Giffoni Film Festival è stato assegnato a “The Wooden Camera” di Ntshaveni Wa Curuli (2004), “Innocent Voices” di Luis Mandoki (2005), “Zozo” di Josef Fares (2006), “Rosso Malpelo” di Pasquale Scimeca (2007), “Heart of Fire” di Luigi Falorni (2008), “Skin” di Anthony Fabian (2009), “The story of me” di Luiz Villaça (2010), “Lost in Africa” di Vibeke Muasya (2011), “Stay” di Lourens Blok (2012), “Mike says goodbye!” di Maria Peters (2013), “Lucky Devils” di Verena Endtner (2014) e “Fatima” di Philippe Faucon (2015). Nelle scorse edizioni il premio Amnesty Corto Giffoni Film Festival è stato assegnato a “DisAbili” di Angelo Cretella (2010), “Hai in mano il tuo futuro” di Enrico Maria Artale (2011), “Heimatland” di Loretta Arnold, Andrea Schneider, Marius Portmann e Fabio Friedli (2012), “Hollow Land” di Uri Kranot e Michelle Kranot (2013), “Feathers” di Adriano Giotti (2014) e “Beach Flags” di Sarah Saidan (2015).
Amnesty International Italia

“Coloriamo Verona”, concorso per writers. Domande entro il 15 settembre

L’Amministrazione comunale, in collaborazione con Rfi SpA Direzione Territoriale Produzione Verona, promuove la quarta edizione del concorso Writers-Street art “Coloriamo Verona”, per la presentazione di idee e progetti finalizzati alla riqualificazione estetica di alcuni luoghi cittadini. Quest’anno gli spazio individuati da dipingere saranno, come per lo scorso anno, ulteriori tre tratti del muro di cinta dell’ex Scalo merci di stradone Santa Lucia, per circa 300 metri complessivi.

Scopo del concorso è dare spazio alla creatività e all’espressione artistica dei giovani writers veronesi in spazi idonei, educando al pieno rispetto della proprietà altrui e del patrimonio storico-artistico-monumentale cittadino e, nel contempo, migliorando esteticamente i luoghi della città bisognosi di intervento. Una commissione sceglierà tra i progetti pervenuti i tre vincitori, ai quali verrà assegnato un premio di 3.000 euro ciascuno (al lordo delle ritenute di legge), comprensivo delle spese per l’acquisto dei colori e materiali necessari. Per partecipare al concorso è necessario inviare la domanda di adesione e il bozzetto in scala dell’opera entro il 15 settembre al seguente indirizzo: Comune di Verona, Direzione Generale, piazza Bra 1, 37121 VERONA . Tutte le informazioni utili -bando di concorso, domanda di partecipazione, fotografie e planimetrie dei luoghi individuati- possono essere reperite sul portale http://www.comune.verona.it, alla pagina Direzione Generale-comunicazioni e avvisi.

Nelle precedenti edizioni del concorso le opere grafiche vincitrici sono state realizzate nel territorio della 5^ Circoscrizione, nei sottopassi ciclopedonali di viale Piave, in un tratto di muro dell’ex Scalo merci di stradone Santa Lucia; sulle pareti del cavalcavia ferroviario di Corso Milano–Croce Bianca; sul fianco sud dell’edificio Agec di piazza Brodolini 1.

 

 

Roberto Bolis

 

 

The Floating Piers – aggiornamenti

Si consiglia ai lettori che volessero visitare il bellissimo lavoro artistico di Christo sul lago d’Iseo, di informarsi poco prima di raggiungerlo circa le decisioni prese per ragioni di ordine pubblico sulle fermate dei treni e delle navette; per ragioni di manutenzione del telo che riveste il ponte, sugli orari di apertura e su ogni altro dettaglio utile alla visita. Vengono decisi, infatti, blocchi o sospensioni a seconda del flusso di visitatori, piuttosto che delle condizioni meteo.

Gli orari notturni, ad esempio, vedono attualmente le visite della passerella sospese. Da oggi, 24 giugno, al 3 luglio, infatti, la passerella verrà chiusa dalle 24.00 alle 6.00, con accesso all’opera artistica fino alle ore 22.00 (questo quanto comunicato ad oggi, salvo ulteriori modifiche).

Sollecitiamo quindi a contattare i numeri di riferimento di cui ne diamo alcuni puramente indicativi:

Brescia Mobilità tel. 030 3061200 (anche http://www.bresciamobilita.it); per i gruppi tel. 030 3061018.

http://www.trenord.it

Polizia Municipale di Iseo tel. 030 980093

 

 

Il progetto scientifico per il nuovo allestimento del Museo Archeologico al Teatro Romano di Verona

Il progetto scientifico – di Margherita Bolla, curatrice del Museo dal 1994 – intende valorizzare opere di grande pregio, ma per carenza di spazi mai esposte al pubblico o esposte solo per brevi periodi, in occasione delle sedici mostre allestite fra il 1997 e il 2013. La riqualificazione dell’ex-convento dei Gesuati, sede del Civico Museo Archeologico da circa un secolo, ha permesso di usufruire di nuovi spazi coperti, arrivando ad esporre oltre seicento manufatti, nella cui distribuzione è stato necessario tener conto dell’articolazione dell’edificio e di fattori dimensionali e statici.

L’epoca trattata è quella romana, in cui Verona fu considerata una grande città, con numerose e importanti testimonianze sopravvissute ai duemila anni di storia successiva. L’esposizione risulta complementare a quanto visibile in altri musei cittadini: materiali del periodo preromano sono nel Museo di Storia Naturale, mentre documenti di altre civiltà antiche (greca, etrusca, veneta) si trovano nel Museo Maffeiano; sono state anche evitate possibili sovrapposizioni con il futuro Museo Archeologico nazionale (in cui saranno esposti i reperti dagli scavi recenti), concentrando l’attenzione su alcune tematiche, in rapporto alla peculiare collocazione del convento-museo civico, che sorge dal Quattrocento a picco sopra il teatro romano, cui è strettamente collegato, avendo inglobato alcune parti del complesso architettonico antico.

L’elemento paesaggistico è una componente fondamentale della visita e lo splendido panorama del teatro e della città dall’alto consente di mettere immediatamente in relazione ciò che si vede nel Museo con il contesto esterno.

La struttura del complesso permette percorsi differenti, ma quello privilegiato inizia dal piano superiore del convento, con una sintetica introduzione alla Verona romana e alle residenze che vi si trovavano, spesso dotate di arredi lussuosi, come una pregiata fontanella in marmo ornata da teste di Tritoni, esseri acquatici fantastici. A fronte, una digressione nella “città dei morti”, con una visione delle necropoli poste al di fuori dell’impianto urbano, secondo il rito funerario seguito: dapprima la cremazione, che comprende fra l’altro la nota “tomba del medico” rinvenuta nel 1910 e caratterizzata appunto dalla presenza di strumenti chirurgici, poi l’inumazione, dove – oltre a materiali da sepolture veronesi – si presentano i resti di una cassa in piombo rinvenuta a pochi chilometri dalla città, in cui al defunto erano state date come viatico monete d’oro, invece delle usuali in bronzo.

Si ritorna alla città con i suoi monumenti pubblici, iniziando dall’Arco dei Gavi, che sulla via Postumia (fuori porta Borsari) segnava il confine fra abitato e necropoli. L’Arco è rappresentato da vari documenti e da un plastico realizzato agli inizi dell’Ottocento, pochi anni dopo la demolizione e in vista della ricostruzione, avvenuta poi solo nel 1932 a poca distanza dal sito originario, a fianco di Castelvecchio.

Le sezioni successive del piano superiore sono dedicate agli edifici da spettacolo. Il grandioso anfiteatro (Arena) è illustrato da uno splendido plastico del tardo Settecento, dalle sculture in bronzo e marmo che vi sono state ritrovate e da un mosaico in cui sono raffigurate – come in una fotografia ante litteram – scene di combattimenti gladiatori che vi si svolsero.

Uno spazio considerevole è ovviamente destinato al teatro nei suoi vari aspetti: la struttura architettonica, i documenti sugli spettacoli e i reperti dagli scavi, le sculture che celebravano personaggi eminenti; poi la grande varietà di raffinate sculture decorative, destinate in parte alla sospensione in parte a integrare l’architettura.

Fra le prime si segnala un elemento ornato su una delle due facce dal raro motivo della Sfinge con i resti scarnificati di coloro che non riuscirono a sciogliere il suo indovinello, fra le seconde una bellissima serie di quattro erme (coronamenti di balaustra), una delle quali – di satiro adolescente – ha ispirato il logo del Museo. Per la collocazione di alcune sculture sono state utilizzate, con effetti suggestivi, cavità praticate dai monaci nella roccia del colle di San Pietro, cui il Museo è addossato.

Conclude il percorso al piano superiore una sezione dedicata al santuario dove erano venerate le divinità di origine egizia Iside e Serapide, situato nella zona del complesso teatrale; di particolare interesse i frammenti di sculture in pietre pregiate originarie dell’Egitto (sienite di Aswan, basanite), che contribuivano a creare l’atmosfera esotica del luogo di culto.

Scendendo una scala che ricalca in parte un percorso romano si raggiunge il piano principale del convento, con la sezione dedicata alla scultura che ornava i luoghi pubblici della città. Elementi in bronzo e marmo sono esposti in uno spazio in precedenza scoperto e ora dotato di un tetto trasparente, mentre nel vasto Refettorio del convento sono collocate imponenti statue, oltre a un bel mosaico inserito nel pavimento in un allestimento novecentesco e rispettato in quello attuale.

Si prosegue con l’esposizione delle sculture appartenenti alle raccolte nel tempo pervenute al Comune; non provengono da Verona ma ad essa sono legate in quanto testimonianza del gusto collezionistico, della passione per l’antico e dell’amore per la propria città di personaggi eminenti, come i Giusti, Francesco Muselli, Gaetano Pinali; di quest’ultimo, che contribuì alla scoperta del teatro e fu per qualche tempo proprietario del palazzetto Fontana, si espone – in un ambiente che sul teatro si affaccia – il grande “Oratore” integrato da Antonio Canova.

Una sezione di questa sala è destinata alle esposizioni temporanee; quella di apertura è dedicata all’Egitto.

Sul corridoio di collegamento fra l’ambiente ora citato e il Refettorio si aprono tre celle monastiche, in cui sono esposti oggetti di piccole dimensioni, provenienti dal territorio e di collezione: bronzetti preromani e romani, di grande valore didattico per lo studio dei culti antichi e per la conoscenza degli arredi delle domus (il Museo possiede una raccolta di bronzi fra le maggiori dell’Italia settentrionale); oggetti legati alla vita quotidiana, come vetri dai meravigliosi colori, lucerne, recipienti.

La visita prosegue nel chiostro del Museo dove sono state risistemate iscrizioni e stele, con numerosi esempi di scultura funeraria, opera di botteghe di lapicidi che in epoca romana lavoravano il calcare locale, tratto dalle cave site in Valpolicella. Dal chiostro si entra nella chiesa del convento (con affreschi e un pregevole soffitto ligneo cinquecentesco), che ospita la sezione dedicata ai mosaici, in bianco e nero e policromi, da Verona e dai dintorni.

Dalla chiesa si passa alla Grande Terrazza, riaperta al pubblico nel 2002 con un allestimento che è rimasto invariato; vi sono esposte, all’aperto, lapidi funerarie (nell’area verso il colle) ed elementi architettonici (nell’area verso il teatro), a integrazione di quanto visto all’interno del Museo.

La visita termina con la sala inferiore, che accoglie are e lapidi dedicate agli dei romani venerati nel Veronese ed elementi architettonici di grande raffinatezza. Ma non si deve dimenticare che anche altrove, nel teatro, è possibile vedere esposti reperti romani.

In concomitanza con la riapertura del Museo è stato pubblicato da Cierre Edizioni un agile volume (M. Bolla, Il teatro romano di Verona, 2016) che illustra il complesso monumentale romano e gli edifici che su di esso sorsero nel tempo, fino ad arrivare al nuovo allestimento.

 

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