Report LIPU 2013 – In crescita le attività di recupero faunistico e di educazione ambientale

Ci sono anche un capriolo, un istrice, qualche ghiro e un occhione, volatile piuttosto raro nel nostro territorio, tra i 1.333 animali di 91 specie diverse, quasi tutti uccelli, condotti nel 2013 al ‘pronto soccorso’ del Giardino delle Capinere, sede della sezione ferrarese della Lipu. Ma quello della raccolta e cura della fauna selvatica non è l’unica attività svolta dai 52 volontari dell’oasi di via Porta Catena, che con il sostegno di Comune e di Provincia di Ferrara, opera sia come Centro di Recupero Animali Selvatici sia come Centro Faunistico Didattico, impegnato in iniziative di educazione ambientale per scolaresche e famiglie, in visita ai propri ambienti naturali e all’ambulatorio veterinario. Un’attività, quella dell’accoglienza didattica, in continua crescita, come evidenziato anche dal Report 2013 di gestione del Centro, che il delegato provinciale Lipu Lorenzo Borghi ha presentato assieme ad alcuni degli attivisti che operano nell’oasi.

“Crediamo – ha sottolineato Borghi – che quella dell’educazione ambientale sia un’opera di fondamentale importanza, specie verso i più giovani. Per questo, nel 2013 abbiamo iniziato un ciclo di aperture domenicali del Giardino delle Capinere che ha riscosso un notevole successo, mentre per i prossimi mesi stiamo mettendo a punto un ampio progetto rivolto sia a bambini e ragazzi dai 6 ai 14 anni, sia a insegnanti, operatori sanitari e genitori, per favorire il riavvicinamento dei giovanissimi alla natura, con giochi e iniziative didattiche all’aperto ed escursioni nelle nostre oasi”.

“Quello svolto a Ferrara dalla Lipu – ha dichiarato l’assessore comunale all’Ambiente Rossella Zadro – è un lavoro di grande rilievo che negli anni ha portato alla trasformazione dell’area comunale di via Porta Catena in una vera oasi naturalistica divenuta punto di riferimento, a livello non solo locale, per il recupero degli animali selvatici e per le innumerevoli attività educative, sociali e ambientali. L’intento dell’Amministrazione comunale è quello di continuare a sostenere, assieme alla Provincia, l’impegno dei numerosi volontari che vi lavorano”.

Tra i tanti dati contenuti nel Report 2013, bisogna sottolineare le 9.116 ore di lavoro svolte dagli attivisti, i 3.991 visitatori giunti al Giardino della Capinere, oltre alle migliaia di visite da tutto il mondo alle pagine web e You Tube del Centro.

 

La Redazione

Gulietta rimossa dalla Casa

Con una delicata operazione di imbragamento, la statua di Giulietta è stata rimossa dal famoso cortile della Casa di Giulietta di via Cappello, a Verona, per essere trasportata alla Fonderia Brustolin, dove sarà utilizzata per realizzarne una copia. L’operazione si è resa necessaria a causa dell’usura della statua in bronzo, opera dello scultore Nereo Costantini. Presenti alle operazioni di rimozione il Sindaco Flavio Tosi, la direttrice dei Musei Civici Paola Marini con il curatore Ettore Napione, il presidente dell’Accademia di Belle Arti “G.Cignaroli” Stefano Pachera e Rodolfo Camatta, titolare della Fonderia Brustolin di Verona.

“Un evento unico per la nostra città – ha detto il Sindaco – visto che la statua di Giulietta rappresenta, insieme all’Arena, uno dei simboli di Verona più conosciuti al mondo. Ringrazio Cattolica Assicurazioni e quanti partecipano a questa impresa che, sono certo, contribuirà a dare ancora più risalto alla statua e alla sua storia, oltre che alla città che la ospita”. I lavori per la realizzazione del calco per la nuova statua dureranno una decina di giorni, dopodiché l’originale sarà ricollocato nel Cortile della Casa di Giulietta. L’intervento, finanziato dalla Società Cattolica Assicurazioni, sarà realizzato dalla Fonderia Brustolin con il supporto del maestro Novello Finotti; la nuova statua sarà creata a partire dal calco in silicone ricavato dall’originale, avvalendosi, per le lavorazioni di rifinitura, del gesso originale conservato dall’Accademia di Belle Arti dal 1978.

Roberto Bolis

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La famiglia reale del Belgio in visita alla mostra “Liberty”

Nella giornata di mercoledì 5 marzo scorso, si è recata in visita strettamente privata alla mostra “Liberty. Uno stile per l’Italia moderna”, promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì presso i Musei San Domenico, la famiglia reale del Belgio, ovvero Alberto II, sesto re dei Belgi (dal 1993 al 2013 allorché ha abdicato in favore del figlio) e la consorte Paola Ruffo di Calabria. La regina Paola è molto legata alla Romagna, in quanto il padre, Fulco Ruffo di Calabria, fece parte della “Squadriglia degli Assi” comandata da Francesco Baracca, di cui prese quindi il comando alla morte dell’aviatore lughese. Una decisione, quella di visitare la mostra forlivese, maturata all’ultimo momento, per l’interesse del tema. Bruxelles ha aperto da pochi giorni un museo dedicato all’arte belga di fine secolo.

Alberto II e la consorte si sono fermati a lungo (all’incirca tre ore) nella sale dell’esposizione, ammirando e complimentandosi per la qualità delle opere per l’insieme del percorso espositivo. Tra le opere più ammirate: La Sirena di Sartorio, il Ritratto della moglie di De Carolis, le due opere di Boldini e la Primavera classica di Chini. Oltre al percorso espositivo, i reali del Belgio hanno avuto parole di elogio per il recupero dell’intero complesso dei Musei San Domenico e per la Pinacoteca civica. “Raramente ho visto una mostra così completa e ben allestita”, è stato il commento finale della regina Paola; “Raramente – ha aggiunto sorridendo Alberto II – ci siamo trattenuti tre ore ad un’esposizione”.

Articolo di S. E.

 

Intervista impossibile a Chopin

Sul palco un pianoforte grancoda e un salottino moderno con due poltrone. Entrano, Leone Magiera e il famoso anchorman Philippe Daverio.

Leone Magiera, celebre pianista, tra i più apprezzati interpreti chopiniani, direttore e didatta, sul palcoscenico impersonifica il pianista romantico per eccellenza, Frédéric Chopin, del quale si sono appena celebrati i duecento anni della nascita.

E’ in atto una specie di “intervista impossibile” a Chopin/Magiera che racconta del suo immenso amore per la musica del grande polacco che apparve nel panorama musicale della prima metà dell’Ottocento come la stella più luminosa del Romanticismo musicale.

Daverio parla del Romanticismo declinato nelle varie arti, della sua nascita (Sturm und Drang) e del suo affermarsi, intrecciando il suo dire con gli esempi musicali e le notazioni di Magiera, che esplicita con il pianoforte i primi evidenti segni del movimento già nella musica di Mozart; molto più evidenti in Beethoven e finalmente in Chopin e nei compositori a lui contemporanei (Schumann, Schubert…). Magiera sottolinea come il movimento romantico giunga fino quasi ai tempi nostri. Puccini stesso è debitore a Chopin di diversi temi, rintracciabili chiaramente nella sua opera; l’ultimo tempo della Sonata chopiniana in si bemolle, con quella mancanza di una precisa tonalità, pare aver dato spunto anche alla rivoluzione dodecafonica di Schonberg.

Magiera interpreta al piano brani di Clementi, Beethoven e Chopin.

In un crescendo di battute sulla storia della musica, l’anchorman Philippe Daverio intrattiene gli spettatori. A fine serata, chissà, forse, Magiera e Daverio  suonano insieme a quattro mani.

LEONE MAGIERA

La personalità artistica di Leone Magiera  è senz’altro una delle più originali e poliedriche della vita musicale italiana ed internazionale degli ultimi decenni.

Nato a Modena, è cresciuto alla scuola pianistica di Lino Rastelli, Giorgio Vidusso e Alberto Mozzati. Enfant prodige, già a 12 anni si esibiva nei primi concerti, si è diplomato con lode e menzione speciale al Conservatorio di Parma, ma i casi della vita lo hanno portato a percorrere molti altri sentieri musicali, affermando in ciascuno di essi una personalità forte ed originale.

E’ stato Maestro del coro nei teatri di Bologna, Genova e alla Scala. Poi collaboratore di Maestri come Giulini, Abbado, Solti, Kleiber e von Karajan con cui ha avuto un rapporto artistico di particolare intensità.

Molto ampia e prestigiosa la sua attività di pianista in duo con molti dei più importanti artisti del panorama internazionale. Si è infatti esibito in centinaia di recitals, oltre che con Luciano Pavarotti a cui è stato legato da un lungo sodalizio artistico, con Piero Cappuccilli, Renata Scotto, Mirella Freni, Ruggero Raimondi, Raina Kabaivanska, Lucia Valentini Terrani, Katia Ricciarelli, Nicolai Gedda, Shirley Verret, in tutte le sale internazionali più prestigiose: tra tutte il Musikverein di Vienna, la Grosse Festspilhause di Salisburgo,  la Salle Pleyel di Parigi, il Bolshoi di Mosca, il Metropolitan di New York, il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro San Carlo di Napoli, la Fenice di Venezia, l’Auditorium dell’Accademia di Santa Cecilia. La discografia di questa sua attività, con prestigiose case quali la Decca, l’Emi, la DDG, è immensa.

Come direttore d’orchestra è stato alla testa delle più importanti compagini orchestrali tra cui i Berliner Sinphoniker, la Philharmonia di Londra, la Bayerisher Rundfunk, l’Orchestra del Teatro alla Scala, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e decine di complessi nord e sud americani. Con queste orchestre ha realizzato importantissimi concerti sinfonici, spesso registrati o ripresi dalle televisioni di tutto il mondo, tra cui ricordiamo quelli dal Central Park di New York, da Hyde Park di Londra e dalla Torre Eiffel di Parigi che hanno avuto un pubblico planetario.

Ha anche eseguito decine di opere del grande repertorio dell’’800 e del ‘900, da Verdi fino a Strawinski ottenendo grandi successi alla Staatsoper di Berlino e di Amburgo, al Colon di Buenos Aires, al Liceu di Barcellona, al Festival di Bilbao, al Filarmonico di Verona e al Carlo Felice di Genova.

Di assoluto rilievo la sua attività didattica. Ha insegnato canto al Conservatorio G.B. Martini di Bologna per molti decenni,  al Festival di Glyndebourne e di Salisburgo. Herbert von Karajan, reputandolo il maggior preparatore di cantanti lirici, per la profonda conoscenza del repertorio operistico italiano, francese e mozartiano, lo ha  chiamato, per molti anni,  a formare artisti giovani o già affermati prima del debutto sul grande palcoscenico del Festival di Salisburgo. Fra i tanti allievi divenuti celebri ricordiamo Luciano Pavarotti, Mirella Freni, Peter Glossop, Ruggero Raimondi e, più recentemente, Carmela Remigio

Possiede anche una grossa esperienza nel campo dell’organizzazione teatrale avendo ricoperto importanti cariche dirigenziali al Teatro alla Scala di Milano (segretario artistico) e al Maggio Musicale fiorentino (direttore della programmazione).

Per molti anni è stato direttore artistico e consulente musicale dell’ associazione concertistica “Settembre Musicale” di Modena e dell’Associazione romana del Club Orpheus, di cui ha curato la stagione concertistica nel settore vocale.

Leone Magiera ha scritto e scrive di cose musicali: per le edizioni Ricordi, ha pubblicato i tre volumi: Metodo e Mito dedicati a Luciano Pavarotti , Mirella Freni e Ruggero Raimondi. Un quarto volume, Pavarotti visto da vicino, pubblicato dalla Ricordi da pochi mesi, ha suscitato un notevole interesse anche a livello internazionale.

Nonostante questa intensa e prestigiosa attività in altri ambiti, è rimasto sempre fedele al pianoforte e le sue apparizioni alla tastiera destano ogni volta l’interesse degli appassionati per la brillantezza della tecnica e l’originale profondità interpretativa.

Nell’ambito della sterminata discografia ricordiamo le incisioni dei 24 Studi e delle Sonate di Chopin per Cime-Zyc, della Petite Messe Solemnelle di G. Rossini per la Decca, Al Chiaro di luna per le edizioni Papageno e, recentissimo, il CD con le Sonate di Muzio Clementi per le edizioni Bongiovanni. Di prossima pubblicazione il CD con i 24 Studi di Chopin.

PHILIPPE DAVERIO

Philippe Daverio è nato il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, in Alsazia. Dal 1961 al 1967 ha frequentato il Liceo scientifico francese. Tornato in Italia per gli studi universitari, ha frequentato il corso di laurea in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano.

Nel capoluogo lombardo ha avuto inizio la sua attività di mercante d’arte. Quattro le gallerie d’arte moderna da lui inaugurate: due a Milano, le altre a New York.

Specializzato in arte italiana del XX secolo, ha dedicato i suoi studi al rilancio internazionale del Novecento. Come gallerista ed editore – nell’81 ha inaugurato una casa editrice e nell’84 una libreria, sempre a Milano – ha pubblicato una cinquantina di titoli (tra cui: Catalogo ragionato dell’opera di Giorgio De Chirico fra il 1924 e il 1929; Catalogo generale e ragionato dell’opera di Gino Severini, Fillia e le avanguardie fra le due guerre).

Assessore a Milano dal 1993 al 1997 nella giunta Formentini, con le deleghe alla Cultura, al Tempo Libero, all’Educazione e Relazioni Internazionali, si è occupato del rilancio di Palazzo Reale di Milano, del suo restauro, e del riposizionamento del sistema museale nell’insieme del patrimonio civico. E’ stato fra i promotori delle fondazioni (Fondazione Teatro alla Scala, Fondazione Pierlombardo, Fondazione dei Pomeriggi Musicali) intese quali strumento di autonomia e di osmosi tra pubblico e privato nelle istituzioni culturali, ed ha promosso e seguito alcuni lavori pubblici significativi, tra cui il completamento del Piccolo Teatro e del Teatro dell’Arte in Triennale.

Consulente per la casa editrice Skira, Philippe Daverio si è sempre definito uno storico dell’arte. Così infatti lo ha scoperto il pubblico televisivo: nel 1999 in qualità di “inviato speciale” della trasmissione di Raitre Art’è, e nel 2000 come conduttore della trasmissione Art.tù, sempre su Raitre.

Attualmente è autore e conduttore di Passepartout, programma d’arte e cultura su Raitre e del nuovo programma Emporio Daverio per RAI 5.

Inoltre si occupa di strategia ed organizzazione nei sistemi culturali pubblici e privati, e svolge attività di docente presso atenei ed istituti di diverse città: è incaricato di un corso di Storia dell’arte presso lo IULM di Milano, laurea in Comunicazione e gestione dei mercati dell’arte e della cultura, di corsi di Storia del design presso il Politecnico di Milano, e dei corsi di Sociologia dei Processi Artistici e Design degli Eventi presso la facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo.

Un attore da Oscar al teatro “Santa Chiara Mina Mezzadri” di Brescia fino al 16 marzo

Tempo fa, in un’intervista, disse che in molti sarebbero stati disposti a fare carte false pur di entrare nel cast de “La grande bellezza”, film italiano che ieri, alla notte degli Oscar è stato premiato come ‘miglior film straniero’. Chi parlava, augurandosi che il film conquistasse il meritato riconoscimento, era Dario Cantarelli scelto da Sorrentino per sostenere la parte dell’assistente della Santa che a Roma incontra Jep Gambardella – interpretato da Toni Servillo – giornalista e scrittore sulla cresta dell’onda. E ora che la statuetta è arrivata, la soddisfazione di Cantarelli, interprete accanto a Laura Curino, Luca Micheletti e Claudia Scaravonati dello spettacolo “La Metamorfosi”, da Kafka, per la regia di Luca Micheletti, in scena al teatro Santa Chiara Mina Mezzadri nel ruolo del padre di Gregor Samsa, è grande. L’attore cremonese che ho interpretato molto ruoli importanti nei film di Nanni Moretti, e alterna la sua attività tra cinema e teatro, è quindi al teatro Santa Chiara fino al 16 marzo, per poi proseguire la tournée dello spettacolo alle Passioni di Modena, dal 18 al 30 marzo 2014.

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Gianfranco Giustina premiato dalla Royal Horticultural Society

La comunicazione della Royal Horticultural Society, a firma del suo Presidente sir Nicholas Bacon , è giunta a Palazzo Borromeo sull’Isola Bella in questi giorni. E ha, ovviamente, fatto piacere innanzitutto al mastro giardiniere di Casa Borromeo, Gianfranco Giustina, appunto. Ma anche ai Principi che gli hanno affidato da anni la direzione tecnica dei loro magnifici giardini sull’Isola Bella e sull’Isola Madre.

Il 10 aprile, alle 15 e 30, a Londra nella Lindley Hall, sede della RHS Awards Ceremony, Gianfranco Giustina sarà insignito della RHS Veitch Memorial Medal che, annualmente, viene assegnata alla persona che ha contributo maggiormente, nel mondo, ai progressi delle conoscenze scientifiche in orticoltura, anzi più esattamente all’Avanzamento dell’arte, della scienza o della pratica dell’orticoltura. Va detto che la traduzione di Horticultural in orticoltura” è limitativa. Nel linguaggio del settore non si fa riferimento all’orto ma più estesamente al giardinaggio.

Nel novero dei Premi del settore al mondo i RHS Awards sono considerati equivalenti ai Nobel che si assegnano per altre discipline. Va anche notato come raramente uno di questi riconoscimenti sia stato assegnato ad un italiano. Particolarmente interessante il percorso di nomina, molto simile a quello che porta all’assegnazione dei Premi Oscar. Ogni anno, i membri della Royal Horticultural society procedono a formulare le loro nomination. I candidati che hanno ottenuto più segnalazioni entrano nella fase finale e da questa ulteriore, durissima selezione esce il nome del vincitore.

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“Sono naturalmente onorato di essere stato scelto per questo importante riconoscimento” afferma Gianfranco Giustina. “Lo considero mio quanto della Famiglia Borromeo che in questi anni mi ha consentito di gestire i giardini delle Isole Borromeo con assoluta libertà. È un Premio che dedico ai miei collaboratori, persone di grande professionalità con cui ho condiviso ogni momento del mio lavoro. Sono davvero molte le esperienze che qui ho vissuto in queste meravigliose isole. Prima fra tutte il salvataggio di quello che è stato popolarmente definito come il “Grande Vecchio dell’Isola Madre”, l’esemplare pluricentenario di Cipresso dell’Himalaya che, completamente deradicato 8 anni fa da un fortunale, è stato riposizionato con l’aiuto di elicotteri, curato con flebo e trattamenti diversi e che ora è considerato fuori pericolo.
Mi fa piacere ricordare anche la recente acclimatazione sul Lago Maggiore delle proctee, i cosiddetti fiori del fuoco, di origine sudafricana, delle quali offriamo ai nostri visitatori una collezione che non ha pari in Italia”.
Gianfranco Giustina, originario di Borgomanero, tra il lago d’Orta e il lago Maggiore, è nato in una famiglia di origine contadine. Il bisnonno materno durante l’inverno lavorava nei giardini delle ville di Stresa, dove ebbe modo di conoscere molte rare varietà di piante. Il nonno materno, emigrato in Francia, al ritorno portava con sé fiori e piante sconosciute.

Fin da piccolo Giustina ha ereditato dalla madre e dai suoi avi questa passione. Ha frequentato il biennio della Scuola di Giardinaggio di Solcio di Lesa (Lago Maggiore) e ha poi conseguito la maturità presso la Scuola di Floricultura “Domenico Aicardi” di San Remo dove si è perfezionato, visitando assiduamente i più bei giardini della Riviera e della Costa Azzurra.
Giustina lavora per la Famiglia Borromeo sin dagli anni successivi al termine dei suoi studi essendo entrato all’Isola Madre come giardiniere con incarico temporaneo, ed essendo giunto in appena due anni dopo ad esserne capo giardiniere.
Questa posizione gli ha consentito di venire in contatto con i più grandi botanici d’Europa e approfondire le sue conoscenze internazionali.
Dal 2006 è diventato ufficialmente Curatore dei giardini Borromeo (Isola Bella ed Isola Madre). Al suo enorme lavoro di ricerca e innovazione si deve l’inserimento delle Isole Borromee, sul Lago Maggiore, nel prestigioso circuito della RHS – Royal Horticultural Society che, quest’anno, hanno deciso appunto di premiare Gianfranco Giustina con il prestigiosissimo conferimento della RHS Veitch Memorial Medal.

Articolo di S. E.

 

Gianni Rufini nuovo direttore generale di Amnesty Italia

Gianni Rufini e’ il nuovo direttore generale di Amnesty International Italia.

Gianni Rufini e’ nato e vive a Roma, e’ sposato, ha due figli. Dal 1985 ha lavorato come esperto di diritti umani e aiuto umanitario in Africa, Medio Oriente, Asia, Balcani e America Latina. Dal 1997 al 2001 e’ stato direttore del coordinamento europeo delle Ong umanitarie ‘VOICE’, con sede a Bruxelles. Ha lavorato per numerose Ong italiane e straniere, per diverse agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali. Dal 1996 e’ Senior Associate della Post-war Reconstruction and Development Unit dell’Universita’ di York. E’ stato direttore di ricerca per il CeSPI e coordinatore di corsi presso l’ISPI a Milano. Insegna in numerose universita’ italiane e internazionali ed e’ autore di varie pubblicazioni. ‘Sono grato ad Amnesty International Italia per avermi offerto l’opportunita’ di dirigere l’organizzazione che, in quasi 30 anni di lavoro internazionale nel campo dei diritti, e’ stata per me un punto di riferimento fondamentale’ – ha dichiarato Gianni Rufini. ‘Il mondo nei prossimi anni subira’ trasformazioni straordinarie e radicali sotto la pressione congiunta del cambio climatico, della globalizzazione e della migrazione: trasformazioni il cui esito dipendera’ in buona parte dalla nostra capacita’ di guidarle nella direzione dei diritti, della giustizia e della pace, in contrapposizione a quanti ritengono e affermano che i diritti, soprattutto in tempi di crisi, bisognerebbe invece limitarli o cancellarli’.

Articolo di Amnesty International Italia

Al via il premio Andrea Parodi

Al via il nuovo bando dell’unico concorso italiano di world music, il “Premio Andrea Parodi”, organizzato per il settimo anno dall’omonima Fondazione e la cui fase finale è prevista a Cagliari il prossimo autunno, con la direzione artistica di Elena Ledda.

All’edizione 2013 saranno dedicati a breve degli speciali su Radiouno Rai e Popolare Network, a conferma del prestigio sempre maggiore della manifestazione, che è stata vinta nell’ultima edizione dai siciliani Unavantaluna davanti a Francesca Incudine (anch’essa siciliana, a cui è andato il Premio della critica) e Rusò Sala (catalana).

Il concorso del “Premio Andrea Parodi” intende valorizzare le nuove tendenze nell’ambito della musica dei popoli o “World Music”, ovvero proposte che attingono alle tradizioni culturali ma le rinnovano e contaminano. Le domande di iscrizione al concorso dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 luglio 2013, tramite il format presente su http://www.fondazioneandreaparodi.it (per informazioni: fondazione.andreaparodi@gmail.com ).

Dovranno contenere:

  • 2      brani (2 files mp3, provini o registrazioni live o realizzazioni      definitive);
  • testi ed eventuali      traduzioni in italiano dei due brani;
  • curriculum artistico del      concorrente (singolo o gruppo);
  • copia del documento di identità      del concorrente se artista singolo o del rappresentante del gruppo.

Per iscriversi occorre essere maggiorenni e autori o coautori del brano in gara. Il concorso è aperto ad artsti di tutto il mondo.

La Commissione artistica istituita dalla Fondazione selezionerà, in maniera anonima, dieci finalisti, e, per ciascuno di essi, sceglierà il brano in gara tra i due proposti; i finalisti si esibiranno al festival “Premio Andrea Parodi” 2014, davanti a una Giuria Tecnica (addetti ai lavori, autori, musicisti, poeti, scrittori e cantautori) e a una Giuria Critica (giornalisti). Entrambe le giurie, come negli scorsi anni, saranno composte da autorevoli esponenti del settore.

Il premio consiste in una somma in denaro erogata a copertura di tutti i costi di masterclass, eventuale acquisto o noleggio di strumenti musicali, corsi e quant’altro il vincitore sceglierà per la propria crescita artistica e musicale, per un importo massimo di 2.500 euro. Un ulteriore premio è la realizzazione professionale del videoclip del brano in concorso, a spese della Fondazione Andrea Parodi. Inoltre, verrà offerta al vincitore l’opportunità di esibirsi alle edizioni 2015 del Premio Andrea Parodi, dell“European jazz expo” di Cagliari e del Negro Festival di Pertosa (SA).

La manifestazione è nata per omaggiare un grande artista come Andrea Parodi, passato dal pop d’autore con i Tazenda a un percorso solistico di grande valore e di rielaborazione delle radici, grazie al quale è diventato un riferimento internazionale della world music, collaborando fra l’altro con artisti come Al Di Meola e Noa. Le precedenti edizioni sono state vinte nel 2012 da Elsa Martin (Friuli), nel 2011 da Elva Lutza (Sardegna), nel 2010 dalla Compagnia Triskele (Sicilia), nel 2009 da Francesco Sossio (Puglia).

Articolo di Monferr’Autore

 

 

Bilancio del Festival areniano del centenario

Un incasso totale di 28.760.311 euro, con un incremento del 27 per cento rispetto al 2012; 483.778 spettatori complessivi, il 13 per cento in più rispetto all’anno precedente, per 58 serate di spettacoli con 6 titoli d’opera e 4 gala. Questi, in sintesi, i numeri più significativi del Festival del Centenario dell’Arena di Verona, iniziato il 1° giungo con il gala “Lo spettacolo sta per iniziare” e conclusosi domenica 8 settembre con l’Aida nell’allestimento storico del 1913. Il bilancio del festival areniano2013 è stato presentato in Sala Arazzi dal Sindaco e presidente della Fondazione Arena Flavio Tosi, insieme al Sovrintendente Francesco Girondini. Erano presenti il direttore artistico della Fondazione Arena Paolo Gavazzeni, i consiglieri di amministrazione Paolo Ambrosini, Sergio Cinquetti, Mattia Galbero e, in rappresentanza del main sponsor, Carla Mainoldi responsabile sponsorizzazioni di Unicredit.

“Ringrazio la Fondazione Arena, le categorie economiche, gli sponsor e quanti hanno collaborato per la realizzazione di un Festival di grande successo – ha detto il Sindaco – pensato per festeggiare il centenario dell’Arena ma anche per fare da volano per le stagioni liriche dei prossimi anni. In tempi in cui la maggior parte delle Fondazioni liriche versa in situazioni di gravi crisi – ha aggiunto Tosi – la Fondazione Arena rappresenta, insieme alla Scala di Milano, un’eccezione positiva, come dimostrano i bilanci sempre attivi degli ultimi sei anni e il fatto di essere riuscita a ripianare il pesante debito che si trovava all’insediamento di questa Amministrazione”. “Una stagione lunghissima e molto impegnativa – ha detto Girondini – che ha registrato un grande successo di pubblico e di incasso, superiore non solo all’anno precedente ma anche alle edizioni passate; in un anno in cui la crisi economica è fortemente sentita – aggiunge Girondini – questi numeri sono motivo di orgoglio per tutta la città, chiamata a fare sistema per promuovere ed esaltare un patrimonio unico al mondo, che crea un indotto economico a vantaggio di tutto il territorio”.

Articolo di Roberto Bolis