Verso la 113ª edizione della rassegna dedicata all’agricoltura a Verona

Il 2016 è stato un anno a due velocità per i settori lattiero caseario e suinicolo. A rilevarlo è l’Osservatorio di Fieragricola, manifestazione dedicata all’agricoltura in programma dal 31 gennaio al 3 febbraio 2018 a Verona, con focus di specializzazione sulla meccanica, la zootecnia, i mezzi tecnici, vigneto e frutteto, la multifunzione del comparto primario.

In vista della 113ª edizione, che segna il traguardo dei 120 anni (è nata nel 1898), Fieragricola nel corso del 2016 ha organizzato dei tavoli di confronto con le principali aree che costituiscono i pilastri della manifestazione, con particolare attenzione alla zootecnia, dalla suinicoltura al settore avicolo, per arrivare alla mangimistica, nutrizione e benessere animale.

«Per il 2017 – ricorda il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – stiamo definendo un programma di roadshow in tutta Italia, inerenti non soltanto al settore zootecnico, sulla scorta di quanto già abbiamo fatto con successo in preparazione a Fieragricola 2016. Proseguiremo anche il dialogo ad alto livello con gli espositori, che restano insieme ai visitatori i nostri principali interlocutori».

Nel 2016 per la zootecnia luci e ombre. Rispetto a 12 mesi fa, le quotazioni del latte sono aumentate di oltre il 32%, superando i 41,25 €/100 kg sulla piazza di Verona lo scorso 12 dicembre, dopo aver toccato anche quota 43 euro (fonte: Clal.it). Un’accelerazione dovuta per effetto di un rallentamento delle produzioni dei principali Paesi europei, delle misure legate al Pacchetto Latte e della ripresa delle importazioni cinesi.

Anche per la suinicoltura le importazioni di Pechino, conseguenti a un piano di ristrutturazione della filiera verso una maggiore “industrializzazione” hanno rappresentato una variabile tutt’altro che trascurabile per il comparto. Ad approfittarne, in particolare, i suinicoltori di Spagna, Germania, Olanda e Danimarca, ma gli effetti sul prezzo si sono fatti sentire anche in Italia. I listini della Commissione unica nazionale dai valori di 1,133 €/kg dello scorso gennaio (scesi addirittura a 1,028 il 14 aprile, punto negativo) per i suini da macello destinati alle produzioni Dop sono saliti a quota 1,579 €/kg lo scorso 22 settembre, per poi assestarsi intorno a 1,4 euro e restituendo redditività alla fase di allevamento.

«Il 2017 rappresenta un anno importante per il futuro delle imprese agricole e zootecniche, anche perché è in calendario l’avvio della discussione della Politica agricola comune post 2020 – ricorda Mantovani – e le linee guida che potrebbero essere adottate dovrebbero assicurare attenzione ai giovani, al credito e contenere soluzioni per contenere la volatilità dei mercati a garantire il reddito del mondo agricolo».

In quest’ottica, anche la suinicoltura e l’avicoltura, finora grandi escluse dei contributi comunitari, vorrebbero trovare maggiore attenzione.

L’incognita cereali. Nel 2016/2017 le scorte di cereali a livello mondiale, secondo le previsioni dell’International Grain Council, potrebbero superare i 500 milioni di tonnellate, con una conseguente stabilità dei listini. Sarà effettivamente così? La Cina ha registrato dopo 13 anni una contrazione nella produzione dei cereali (-0,8%, fonte: National Bureau of Statistics), ne conseguirà un aumento dei prezzi? Un ruolo chiave potrebbe giocarlo, come in passato, il prezzo del barile. Resta dunque da capire quale effetto avrà la decisione dei giorni scorsi dell’Opec e degli altri Paesi produttori di petrolio di contenere l’estrazione giornaliera, finalizzata a un rialzo del greggio. Qualora l’operazione dovesse rilanciare i prezzi, non è esclusa una conseguente scossa rialzista alle commodity cerealicole.

 

Veronafiere

 

Valorizzazione dell’ex Arsenale di Verona

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La Giunta comunale ha approvato il progetto di recupero e valorizzazione dell’ex Arsenale di Verona, licenziandolo per il Consiglio comunale, che dovrà approvarlo a sua volta, dichiarandone il pubblico interesse.

Il Progetto, stimato in 45 milioni di euro, verrà realizzato utilizzando un modello di partnership Pubblico-Privata, secondo lo schema della Finanza di Progetto, con una durata della concessione pari a 50 anni.

Il Concessionario dovrà provvedere a sviluppare la progettazione definitiva ed esecutiva degli interventi, che verrà verificata e condivisa con l’Amministrazione e la Soprintendenza in via preventiva. Dovrà inoltre eseguire i lavori di bonifica, di recupero e riqualificazione dell’intero complesso, utilizzando il contributo pubblico disponibile, pari a 14.450.000 euro, nel rispetto del limite del 30% di cui al Nuovo Codice dei Contratti.

L’avvio dei lavori di riqualificazione è ipotizzato nel mese di ottobre 2018; ma già ad un anno dall’avvio dei lavori, ad ottobre 2019, si prevede la consegna all’Amministrazione comunale degli edifici ad utilizzo diretto da parte del Comune, adibiti a Spazi Museali e Scuola per l’Infanzia e Nido.

L’avvio della gestione dell’intero complesso è ipotizzata a partire dal gennaio 2021.

Il Progetto

Esistono luoghi nelle città che hanno una storia di relazione tra il proprio “paesaggio” e l’uso di questo da parte dell’uomo. Spesso sono stati protetti perché presidiati da funzioni che ne hanno salvaguardato la dimensione spaziale e i vuoti che spesso li caratterizzano. L’Arsenale di Verona è uno di questi.

Il suo recupero vuole affermare l’Importanza pubblica per la città sia per  la valorizzazione delle volumetrie esistenti sia per quella degli spazi esterni dell’Arsenale, proponendo di costruire un sistema di sequenze di spazi pubblici (giardini, boulevard, corti, ecc.) che trovano al centro dell’Arsenale, identificandosi con esso, la realizzazione di un Parco dell’Arte Contemporanea.

La volontà della proposta è quella di trasformare l’Arsenale in un luogo di destinazione e non un luogo di solo attraversamento. Un luogo dove sia possibile incontrare l’arte contemporanea in dialogo con le migliori esperienze europee (la Reggia di Versailles, la Reggia di Venaria Reale, il Mamo de l’Unitè d’Habitation di Marsiglia, i Kensington Gardens della Serpentine Gallery, ecc.) .

L’azione fondativa di questa proposta si basa sulla realizzazione di una pensilina/copertura nella corte centrale, opera d’arte essa stessa, concepita  secondo una sequenza di profili che rimandano ad alcuni profili compositivi dell’Arsenale (il timpano di ingresso) e si piega, seguendo una geometria variabile e asimmetrica, come un foglio che varia nella sua natura, da completamente trasparente  a parzialmente coperta, attraverso inserti differenti come foglie di ceramica e losanghe di vetro.

Un tappeto di foglie leggero, sostenuto da elementi puntuali si distende sopra un sistema di folies, atte ad ospitare funzioni pubbliche di servizio per il parco,  e sostiene un percorso che si muove longitudinalmente e trasversalmente a quote differenti creando una promenade percettiva sull’Arsenale, sul parco, sulla città, volgendo lo sguardo finale sul fiume e la città storica.

I movimenti delle persone saranno lenti (rampe) e veloci (scale) , sincopati (passerelle) e variabili (cambi di direzione), individuali (point d’appel)  e collettivi (il prato). Il tutto si potrà collegare con i percorsi delle mura e costituire un nuovo modo di scoprire e conoscere la città.

L’Arsenale diventerà il Parco d’Arte Contemporanea di Verona, e saprà così essere un luogo di riferimento per gli eventi e la cultura, creando dei momenti di incontro di richiamo internazionale. Saprà essere un luogo per la città di Verona, un nuovo importante spazio pubblico articolato tra le funzioni e gli spazi all’aperto e in diretta connessione con la città storica.

Le funzioni

Funzioni principali: attività museali, espositive, congressuali, culturali, formative e ricreative;

Funzioni complementari: attività commerciali, esercizi pubblici e servizi direzionali.

Palazzina di Comando (Edificio 1)

Il progetto prevede: al piano terra un piccolo auditorium di circa 450 posti, due sale grandi e tre sale piccole per attività congressuali, un’area bookshop, una caffetteria con ristorante; al piano primo spazi per attività espositive ed eventi speciali (il salone d’onore con 100 posti, il salone delle colonne, un altro grande salone e due sale più piccole.

Corte Centrale (Edifici 2 e 3)

La Corte Centrale viene valorizzata come piazza-giardino parzialmente coperta che si offre come spazio speciale per eventi culturali all’aperto per l’Arte Contemporanea. La nuova architettura di vetro diventerà l’elemento qualificante della Corte Centrale per far diventare l’Arsenale una “destinazione”, un grande attrattore nella città antica. Gli edifici 2 e 3 ospiteranno spazi per piccole attività commerciali ed esercizi pubblici (caffetterie e ristoranti).

Corte Est (Edifici 20, 21, 22 e 23-24)

La Corte Est ospiterà una Scuola per l’Infanzia costituita da un Nido per 20 bambini (parte nord Edificio 20) e da una Materna per 60 bambini (Edificio 21) e spazi per attività culturali ed espositive (Edificio 20 – parte rimanente) e negli altri corpi di fabbrica (Edifici 22 e 23-24) attività ricreative e socio-culturali: l’idea è quella di realizzare “la città dei bambini e dei ragazzi”. Una parte dell’edificio 23-24 e l’edificio 22 saranno destinati a servizi di bar-ristorazione ed attività commerciali integrati.

I volumi interni alla corte saranno demoliti e al centro dello spazio verde sorgerà un padiglione di legno e vetro.

Corte Ovest (Edifici 10, 11, 12 e 13)

La Corte Ovest sarà dedicata a spazi museali per il Museo di Scienze Naturali (Edificio 12); Gli edifici 10, 11 e 13 ospiteranno attività complementari (servizi direzionali).

Gli spazi aperti

Tutti i cortili interni alle mura dell’Arsenale saranno riqualificati come spazi verdi: un grande parco pubblico, che potrà ospitare eventi estemporanei come concerti, feste, mostre e mercatini, come ulteriore offerta di occasioni culturali ed eventi per la città.

 

Roberto Bolis

“Picasso” a Verona dal 15 ottobre

presentazione_mostra_picassoUn’opera per ogni anno della vita di Pablo Picasso nell’arco temporale che va dal 1906 fino all’inizio degli anni ‘70: questa la novità assoluta della grande mostra che aprirà ad AMO Arena Museo Opera di Verona il 15 ottobre. Dopo anni dall’ultima retrospettiva milanese dedicata al più eclettico degli artisti del Novecento, tornano per la prima volta in Italia 90 opere tra le quali Nudo seduto (da Les Demoiselles d’Avignon del 1907), Il Bacio (la piccola e struggente tela del 1931) e La Femme qui pleure e il Portrait de Marie-Thérèse entrambe del 1937, solo per citare alcuni dei capolavori tra i molti concessi in prestito dal Musée national Picasso – Parigi. Opere di pittura, scultura e arti grafiche creano un percorso capace di raccontare la metamorfosi a cui l’artista sottopone la rappresentazione del corpo umano, mentre la sua arte attraversa le fasi del pre-cubismo, del Cubismo, l’età Classica e il Surrealismo, fino a giungere agli anni del dopoguerra, superando le barriere e le categorie di “ritratto” e “scena di genere” per giungere sempre a un nuovo concetto di “figura”: quella che rese Picasso costruttore e distruttore al tempo stesso di un’arte solo sua, dal fascino inesauribile. L’evento è stato presentato a palazzo Barberi dal Sindaco Flavio Tosi; presenti il direttore di AMO Francesco Girondini, il presidente di AGSM Fabio Venturi e Iole Siena e Sergio Gaddi per Arthemisia Group. «Un’occasione irripetibile che la città ha saputo cogliere, grazie ad Arthemisia Group e alla collaborazione con il Museo Picasso di Parigi, che ha scelto Verona per ripercorrere la vita di uno dei più grandi interpreti/artisti del Novecento, attraverso la selezione di 90 opere fra i suoi capolavori» – commenta il Sindaco Flavio Tosi. «Grazie a questa esposizione» – prosegue il Sindaco -, «Verona riconferma dunque la sua statura internazionale di città europea dell’arte e della cultura. Siamo certi che questa grande mostra, oltre ad attrarre un altissimo numero di visitatori, saprà consolidare il prestigio e la fama di Verona, valorizzando ulteriormente la ricchezza artistica e monumentale della nostra città. Questo evento, infine, è la dimostrazione che il sistema-cultura di una città come la nostra, che racconta i suoi duemila anni di storia in ogni angolo di chiesa, piazza e museo, è in grado di intrattenere relazioni proficue con i più grandi centri culturali del mondo e di offrire al pubblico prodotti di altissimo livello artistico. Ci aspettiamo numeri di visitatori molto alti, visto che sarà una delle più belle mostre presenti in Italia nel periodo invernale”. «Sono trascorsi più di venticinque anni, era il 1990, dall’ultima mostra veronese interamente dedicata a quel genio dell’arte che è stato Pablo Picasso e che oggi ritorna a Palazzo Forti, all’Arena Museo Opera in una grande esposizione dal titolo “Picasso – Figure 1906-1971”» – commenta Francesco Girondini direttore di AMO Arena Museo Opera di Verona. «La mostra di allora, “Picasso in Italia”, fu realizzata grazie all’intuizione, e alla costante ricerca critica, del compianto direttore della Galleria d’Arte Moderna di Verona, Giorgio Cortenova. L’attuale esposizione è stata invece resa possibile grazie alla fattiva collaborazione avviata con la società Arthemisia Group e riafferma, se ancora ce ne fosse bisogno, il ruolo centrale assunto da AMO nella produzione di mostre di alto livello nell’ambito di una programmazione iniziata con la retrospettiva dell’artista Tamara de Lempicka e proseguita con la mostra dedicata a Maria Callas». «Il Gruppo Agsm ha deciso di sostenere, dopo la bellissima mostra su Maria Callas, anche l’esposizione ad AMO di Pablo Picasso» – commenta Fabio Venturi, presidente del Gruppo Agsm – «e ne vado molto orgoglioso. La cultura, in questo caso sotto forma di pittura e addirittura con un nome così importante come quello di Picasso, è un valore aggiunto che la nostra società vuole offrire al territorio. Noi non pensiamo solo ai profitti ma vogliamo regalare a Verona delle opportunità di crescita e di approfondimento con questi importanti eventi. E poi speriamo che il nome di un pittore prestigioso come Picasso possa richiamare nella nostra città un ampio numero di appassionati e non, così da rendere Verona conosciuta non solo per le meraviglie storiche e architettoniche che offre ma anche per le sue possibilità culturali».

Con il patrocinio del Comune di Verona, la mostra Picasso. Figure (1906-1971) è organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con il Musée national Picasso – Parigi ed è curata da Emilie Bouvard, conservatrice del Musée national Picasso – Parigi. La mostra vede il fondamentale contributo del Gruppo AGSM main sponsor dell’iniziativa.

LA MOSTRA Il viaggio nel processo creativo picassiano, attraverso le sei sezioni di mostra, porta a scoprire il perché delle produzioni in serie e del riprendere sempre lo stesso soggetto da parte del Maestro, per riprodurlo nel corso degli anni (e cavalcando le diverse epoche e stili) al fine di raccontare quanto fosse ossessivo per lui il ripetersi, nelle proprie creazioni, della figura umana e dei ritratti. Tra foto e filmati d’epoca che accompagnano il visitatore alla scoperta del vissuto dell’artista, la mostra abbraccia l’arco temporale della sua produzione che va dal 1906 fino agli anni inizi degli anni ‘70 e racconta – oltre all’entourage intellettuale e letterario e agli studi sul movimento – anche la ricerca durante il primo dopoguerra di un nuovo primitivismo attraverso il disegno infantile, le fonti preistoriche e quel desiderio di liberarsi dalle forme che durerà fino agli anni ‘40.

Orario apertura Lunedì dalle 14.30 alle 19.30 Dal martedì a Domenica dalle 9.30 alle 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Roberto Bolis

Giovanni Dal Ponte. Protagonista dell’Umanesimo tardogotico

fig-1-giovanni-dal-ponteLa grande mostra del 2016 della Galleria dell’Accademia di Firenze, voluta dal nuovo direttore del museo, Cecilie Hollberg,è ormai da mesi in fase di intenso studio e preparazione.

Si tratta della prima rassegna monografica dedicata al pittore fiorentino Giovanni di Marco (1385-1437), più noto con il soprannome di Giovanni dal Ponte, dovuto all’ubicazione della sua bottega in Piazza di Santo Stefano al Ponte a Firenze.

Nell’ambito degli studi sulla pittura fiorentina del cruciale momento di passaggio tra la cultura tardogotica e quella rinascimentale era attesa da tempo una mostra come questa, in grado di offrire un bilancio critico aggiornato sull’attività di questo protagonista di primo piano nel panorama artistico fiorentino del primo quarto del secolo XV.

Giovanni dal Ponte fu dotato di un linguaggio al tempo stesso assai individuale ed estroso, nonché aggiornato sull’attività dei maggiori artisti operanti in quel tempo nel capoluogo toscano: da Lorenzo Ghiberti, Lorenzo Monaco e Gherardo Starnina, a Masolino e al Beato Angelico e Paolo Uccello, a Masaccio. Tutti questi artisti di altissimo livello saranno presenti in mostra per illustrare l’ambiente artistico in cui si svolse la formazione del pittore.

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La produzione di Giovanni dal Ponte sarà accuratamente documentata in ogni fase del suo percorso artistico non soltanto grazie ai prestiti ottenuti dall’Italia, ma in particolare per le numerose opere che giungeranno dall’estero.

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Sono davvero in numero ragguardevole le prestigiose istituzioni museali di varie parti del mondo che hanno voluto assicurare la loro partecipazione all’iniziativa della Galleria dell’Accademia di Firenze, soprattutto considerandola comprensibile e ben nota difficoltà a concedere i preziosi e assai fragili dipinti di quest’epoca. Tra le altre, si possono ricordare la National Gallery di Londra, il Museo del Prado a Madrid,il Museum of Art di Filadelfia, il Fogg Art Museum di Cambridge (U.S.A.), o il Museo Jacquemart-André di Parigi.Da quest’ultimo giungerà un importante e raro cassone dipinto, ancora integro nella sua struttura originale, che sarà restaurato per l’occasione. Preme rimarcare in maniera particolare i numerosi e importanti restauri che saranno portati a termine in previsione dell’esposizione e che ne costituiranno un ulteriore punto di merito oltre a rappresentare un contributo non marginale sul versante fondamentale della tutela e della conservazione.

Il progetto scientifico, così come la cura della mostra e del catalogo a corredo,si devono ad Angelo Tartuferi, responsabile del settore dipinti dal Duecento al Quattrocento della Galleria dell’Accademia di Firenze e grande conoscitore dell’argomento,e Lorenzo Sbaraglio del Polo museale regionale della Toscana,che ha approfondito in anni recenti lo studio delle opere di Giovanni dal Ponte.

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Il catalogo della mostra, edito da Giunti, offrirà, tra l’altro, un repertorio completo dei dipinti oggi riferibili al pittore e un regesto di tutti i documenti sin qui noti che lo riguardano. Grazie agli studi e alle indagini di archivio svolte per l’occasione emergeranno numerose e importanti novità rispetto alla provenienza originale di alcune opere-chiave dell’artista, con riflessi importanti anche sulle datazioni.

Giovanni dal Ponte (1385-1437)

Protagonista dell’Umanesimo tardogotico

Galleria dell’Accademia di Firenze

22 novembre 2016 – 12 marzo 2017

 

Uf. St. (anche per credits foto)

 

Maya. Il linguaggio della bellezza in mostra a Verona in autunno

I Maya sono una delle civiltà più ricche di storia e di mistero.

Tra il 2000 a.C. e il 1542 d.C. essi inventarono e svilupparono sistemi matematici, calendari, spirito artistico, misurazioni del tempo e molto altro ancora: tra le civiltà più ricche di storia e colme di misteri mai svelati, nonostante gli sforzi dei grandi storici e dei maggiori esperti, la loro cultura resta ancora colma di enigmi che affascinano l’intero genere umano.

La mostra I Maya. Il linguaggio della bellezza di Verona, una delle più grandi ed esaustive che siano mai state prodotte a livello internazionale, approda a Palazzo della Gran Guardia con oltre 300 opere provenienti dai principali musei del Messico, a partire dall’8 ottobre 2016 fino al 5 marzo 2017.

Resa possibile grazie al generoso e fondamentale intervento dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH), la mostra è promossa dal Comune di Verona con il supporto di Arena Museo Opera (AMO), ed è prodotta e organizzata da Arthemisia Group e Kornice.

Siamo orgogliosi di poter presentare a Verona questo tributo a una delle civiltà più misteriose e affascinanti della storia del genere umano. Grazie a uno straordinario concorso di forze – dichiara Flavio Tosi, Sindaco di Verona, che ha visto unirsi il nostro Paese con i più prestigiosi istituti culturali del Messico, Verona avrà la possibilità di godere di questa opportunità irripetibile, che certamente saprà attrarre nella nostra città migliaia di visitatori. Un particolare ringraziamento a tutti coloro che, a diverso titolo, hanno reso possibile questa memorabile occasione”.

La mostra di Verona curata da Antonio Aimi e Karina Romero Blanco affronta per la prima volta il tema della cultura di questo antico popolo attraverso le parole e i testi degli stessi Maya, utilizzando – come mai è avvenuto in passato – la più grande rivoluzione antropologica dell’ultimo secolo: la decifrazione della loro scrittura.

Parallelamente, l’esposizione offre uno sguardo nuovo, innovativo e sorprendentemente attuale sull’arte maya a partire dall’individuazione dei maestri, delle scuole e degli stili: finalmente si ha la possibilità di rapportarsi alle opere attraverso una lettura storico-artistica e non solo archeologica.

I tre grandi periodi – preclassico, classico e postclassico – che dal 2000 a.C. al 1542 d.C. hanno visto fiorire questo popolo, sono spiegati attraverso straordinari capolavori dell’arte maya come il Portastendardi, pregiata scultura risalente all’XI secolo realizzata da un maestro di Chichen Itza (complesso archeologico a nord della penisola dello Yucatan, inserito nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo moderno) che senza dubbio rappresenta la migliore opera di una tipologia tipica di molte città del Periodo Postclassico; la Testa raffigurante Pakal il Grande che visse dal 603 al 683 dopo Cristo e fu il più importante re di Palenque (oggi tra i più importanti siti archeologici maya situato nello stato messicano del Chiapas); la Maschera a mosaico di giada raffigurante un re divinizzato tipico esempio di maschera funeraria, fondamentale per il defunto per raggiungere il mondo sotterraneo; e infine come l’Adolescente di Cumpich, imponente scultura risalente al periodo tardo classico ritrovata nel sito archeologico di Cumpich.

La civiltà maya è spiegata anche attraverso la ricostruzione di antiche architetture, utensili della vita di tutti i giorni che hanno cavalcato millenni come collane, orecchini, strumenti musicali, vasi e incensieri, tutti provenienti dai più importanti musei messicani quali il Museo Nacional de Antropología (Città del Messico) che coi suoi due milioni di visitatori è il primo museo di antropologia del mondo, il Museo Regional de Antropología Palacio Cantón (Mérida, Yucatán), il Museo Arqueológico del Camino Real de Hecelchakán (Hecelchakán, Campeche) e dai tanti siti archeologici delle più importanti città maya come Calakmul, Chichen Itza, Palenque e Uxmal.

A 18 anni di distanza dalla mostra del 1998 sui Maya di Venezia, torna in Italia il racconto della storia di un popolo che non cessa di affascinarci per le sue conoscenze matematiche, per i suoi raffinatissimi sistemi calendariali e per le sue realizzazioni artistiche.

Inoltre la tappa italiana della mostra svela i risultati delle ultime ricerche scientifiche sui Maya e consente ai lettori di leggere direttamente i loro testi, senza sfuggire a temi intriganti come le profezie, la fine del tredicesimo baktun (caduta il 21 dicembre 2012) e i segreti del Conto Lungo, un ciclo di 5125,3661 anni che aveva cominciato a “girare”, il giorno della creazione, che per questo popolo era avvenuta il 6 settembre del 3114 a.C.

Sculture dalle forme umane e animali, oggetti d’uso comune, maschere e urne funerarie, fregi e architravi che ricostruiscono antichi ambienti, frammenti di testi, mappe, simboli di potere e molto altro ripercorrono duemila anni di storia attraverso le sei sezioni tematiche della mostra che racconteranno la cultura maya, la decorazione dei corpi (i Maya erano molto attenti alla bellezza e per questo ornavano il corpo con interventi temporanei o permanenti come pitture corporali, elaborate pettinature, tatuaggi e decorazioni dentali); gli abiti e gli ornamenti utilizzati per indicare lo stato sociale, il loro rapporto con gli animali simbolo delle forze naturali, dei livelli del cosmo, degli eventi dei miti cosmogonici; le diverse divinità ed entità sacre adorate da questo popolo, i sacerdoti che le rappresentavano, i paraphernalia dei rituali; l’arte a partire dalla tematica delle attribuzioni e dalla gerarchia delle opere: per la prima volta si presenta l’arte maya a partire da rigorose e specifiche analisi storico-artistiche che sviluppano la tematica  delle attribuzioni e arrivano a individuare i grandi artisti della pittura e della scultura.

Palazzo della Gran Guardia, Verona

Dall’8 ottobre 2016 al 5 marzo 2017

 

Adele Della Sala

 

 

Il Grande Teatro a Verona

Dall’8 novembre 2016 al 2 aprile 2017 – per complessive quarantotto rappresentazioni – è in programma al Nuovo la rassegna IL GRANDE TEATRO 2016-2017 organizzata dal Comune di Verona e dal Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale con Unicredit come main partner.

«Un cartellone di alto livello – dichiara il responsabile artistico della rassegna Gianpaolo Savorelli – in grado di esprimere per autori individuali, per interpreti di straordinario talento e per originali allestimenti, che incrociano tradizione e contemporaneità, le caratteristiche proprie di una stagione di Grande Teatro».

«Con questo programma – aggiunge Massimo Ongaro, direttore del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale – confermiamo la vocazione del Teatro Stabile del Veneto a selezionare proposte di grande qualità, affermando in modo ancora più chiaro la capacità di un teatro nazionale di essere efficace partner culturale per la città di Verona e per il suo territorio».

«Ci eravamo dati un obiettivo nel presentarci come Teatro Nazionale: essere all’altezza del ruolo – dice a sua volta Angelo Tabaro, presidente del Teatro Stabile del Veneto – con offerte che dimostrino il ruolo del Veneto nella tradizione teatrale Italiana e internazionale. La programmazione 2016/2017 del Teatro Stabile del Veneto dimostra che siamo in linea con l’obiettivo».

Inaugura la rassegna invernale di prosa, dall’8 al 13 novembre, una produzione del Teatro Stabile del Veneto e del Teatro Stabile di Torino: Smith & Wesson di Alessandro Baricco, autore che non scrive testi per il teatro, bensì spettacoli che a volte si trasformano in qualcos’altro: come è accaduto con Novecento. Smith & Wesson non è il nome di una pistola, è quello di una coppia sgangherata: un meteorologo (Natalino Balasso) e un pescatore (Fausto Russo Alesi). In un mondo popolato da truffatori e falliti, i due vengono avvicinati da una giornalista alla caccia di una storia memorabile. Come quella di T.D. Lemon Novecento, non a caso portata in scena sempre da Gabriele Vacis.

Dopo Baricco un altro autore italiano prestato al teatro: Gianfranco Bettin che con la sua scrittura tagliente affianca Marco Paolini nel nuovo lavoro dell’attore bellunese: Numero primo in scena dal 13 al 18 dicembre prodotto da Jolefilm. Insieme raccontano la storia di un futuro probabile, fatto di cose, di bestie e di umani rimescolati insieme come le carte di un mazzo prima di giocare. Al più noto e apprezzato esponente del teatro di narrazione italiano il compito di rendere credibili sulla scena cose possibili domani, ma che oggi appaiono ancora del tutto inverosimili.

Gli altri sei titoli vedono in scena attori davvero straordinari che con il loro talento hanno fatto la storia del teatro italiano. Figurano infatti nello stesso cartellone contemporaneamente Glauco Mauri, Gabriele Lavia, Eros Pagni, Umberto Orsini, passando per i più giovani Elio De Capitani, Massimo Popolizio e Luca Lazzareschi. L’occasione è unica per confrontare interpretazioni e approcci ai testi da parte di artisti che, con la loro concezione del teatro, hanno accompagnato generazioni intere di spettatori, emozionandoli, commuovendoli, coinvolgendoli nel piacere di ascoltare recitare un “maestro” nel vero senso della parola.

Torna a Verona (col terzo spettacolo in programma dal 17 al 22 gennaio) anche la tragedia classica con Edipo – il mito, progetto fortemente voluto da Glauco Mauri. Accanto a lui il giovane e talentuoso regista Andrea Baracco e lo storico compagno di viaggio Roberto Sturno. Lo spettacolo è incentrato su due capolavori di Sofocle: Edipo Re e Edipo a Colono. Due opere fondamentali nella storia del teatro, per gli interrogativi che pongono alla mente e per la ricchezza di umanità che contengono. Uno stimolo per il pubblico di oggi, a trovare nelle radici del nostro passato il nutrimento necessario per immaginare il nostro futuro. Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia Mauri Sturno e dal Teatro della Toscana.

In occasione delle celebrazioni per i quattrocento anni dalla morte di William Shakespeare, Luca De Fusco firma Macbeth, uno dei supremi capolavori del Bardo in programma dal 31 gennaio al 5 febbraio. Il testo narra la vicenda del vassallo di re Duncan di Scozia che, divorato dall’ambizione e dalla brama di potere, porta a compimento il regicidio per salire al trono. L’interpretazione di Luca Lazzareschi domina un allestimento che viaggia sul confine tra teatro e video, citando il cinema di Stanley Kubrick e la pittura di Salvador Dalí. Lady Macbeth è Gaia Aprea. Coproduttori dello spettacolo il Teatro Stabile di Napoli, il Teatro Stabile di Catania Fondazione Campania dei Festival e Napoli Teatro Festival Italia.

Dopo le prime quattro rappresentazioni, grande spazio viene riservato al 900 nella seconda parte della rassegna che propone tre autori simbolo del secolo passato: Arthur Miller, Luigi Pirandello e Thomas Bernhard.

Di Arthur Miller il quinto spettacolo in programma dal 21 al 26 febbraio: Morte di un commesso viaggiatore, la sua opera più conosciuta e rappresentata al mondo. Il celebre dramma sarà proposto dal Teatro Elfo Puccini in un’appassionata versione diretta e interpretata da Elio De Capitani assieme all’affiatatissimo gruppo di attori del Teatro dell’Elfo. Un classico degli anni Cinquanta, che parla del nostro presente, raccontando l’ultimo giorno di vita di Willy Loman, commesso viaggiatore pronto a tutto per vendere e per vendersi. In un andare e venire fra realtà e sogno, in cui si mescolano armoniosamente il piano del presente e quello del passato, prende forma uno spettacolo commovente, profondo e umanissimo.

Dal 7 al 12 marzo sarà in scena L’uomo dal fiore in bocca, piccolo capolavoro del teatro pirandelliano che Gabriele Lavia dirige e interpreta con precisione chirurgica. In questa efficace messa in scena, il breve atto unico è stato integrato da brani di novelle che affrontano il tema del rapporto tormentato tra marito e moglie, visto col distacco di un’ironia che rende i personaggi estremamente contemporanei. L’allestimento è della Fondazione Teatro della Toscana.

Il più grande attore tedesco del dopoguerra, Minetti, dà il proprio nome alla commedia dell’austriaco Thomas Bernhard, qui diretta da Marco Sciaccaluga, in programma dal 14 al 19 marzo. Nella notte di Capodanno, in attesa di chi gli ha offerto di ritornare sulla scena nel ruolo di Re Lear, il protagonista s’interroga sull’arte dell’attore come riflesso di un mondo grottesco, assediato da una metaforica tempesta di neve. È il ritratto di un artista da vecchio reso alla perfezione da Eros Pagni. Tra il comico e il tragico, la realtà s’intreccia alla trasfigurazione poetica. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Genova.

A firma di Miller anche lo spettacolo che chiude la rassegna dal 28 marzo al 2 aprile: Il prezzo (The Price) opera di Miller meno nota, almeno in Italia: un testo che indaga il rapporto tra responsabilità individuale e collettiva alla luce degli effetti della crisi del ’29 sulla società americana. A incarnare questa dicotomia una famiglia borghese dilaniata da contrasti interni da cui tenta di difendersi per salvaguardare le apparenze. Umberto Orsini e Massimo Popolizio mettono il loro sconfinato talento al servizio di questo dramma avvincente ed ironico – proposto dalla Compagnia Umberto Orsini – che ha il sapore della riscoperta.

INFORMAZIONI tel. 0458006100

PREZZI BIGLIETTI SINGOLI SPETTACOLI

platea                  € 25,00

balconata           € 22,00

galleria                € 15,00

seconda galleria         € 9,00

 

Enrico Pieruccini

 

 

 

Trasporto cargo: Save scommette su Brescia

Il Gruppo Save scommette sull’aeroporto di Brescia per potenziare il trasporto cargo e di riuscire nei prossimi anni ad affiancare a Malpensa e Fiumicino il nome di Brescia. «Abbiamo un piano di investimenti, che presenteremo nei prossimi mesi all’Enac, sicuramente entro quest’anno».

Lo ha detto Giovanni Rebecchi, direttore della pianificazione strategica e lo sviluppo del business aviation di Save, la società quotata al mercato telematico azionario di Borsa Italiana, che opera nella gestione degli aeroporti, fra cui Venezia, Treviso e Charleroi, in Belgio, e che da ottobre 2014 detiene il 40,3% del capitale della Aeroporto Valerio Catullo di Verona spa.

«Abbiamo in questo momento un sistema di quattro aeroporti nel Nord-Est – ha specificato Rebecchi -. Quello di Brescia è posizionato perfettamente al centro di un’area produttiva molto importante, con un’operatività di dogana in grado di coprire 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno. Il sito bresciano è inoltre inserito in un tessuto infrastrutturale connesso a una rete importante di autostrade e può contare, su 2.000 metri cubi di celle a temperatura controllata».

L’obiettivo è quello di «posizionare l’aeroporto di Brescia in modo complementare rispetto a Malpensa, di gran lunga il più importante scalo cargo in Italia». Secondo Rebecchi, «le linee di business sono tre: courier, general cargo e traffico passeggeri».

Con la rete aeroportuale del Nord Est Save può contare su un traffico di oltre 13 milioni di passeggeri e quasi 100.000 tonnellate di merci. «È questo il sistema che vogliamo sviluppare», ha rimarcato Rebecchi. Senza alcuna volontà di penalizzare il Catullo. «Pensiamo di poter crescere su entrambi gli aeroporti di Brescia e Verona. Così come siamo cresciuti storicamente su Venezia e su Treviso», ha assicurato.

L’agroalimentare potrà giocare un ruolo strategico nell’operazione. «È in questo comparto che vediamo le prime opportunità, dove abbiamo dei deal potenziali – ha spiegato. A noi manca molto la parte di import e dovremo in qualche modo reperirlo, perché il tema del bilanciamento del carico è molto importante».

Nell’ottica del potenziamento del commercio internazionale, Verona è un’area di primaria importanza. Non ha dubbi il prof. Luca Lanini, docente di Logistica e supply chain management all’Università Cattolica di Piacenza-Cremona. «Verona è un sistema territoriale straordinario, non solo perché è la capitale delle fiere agroalimentari – ha detto – ma perché qui come in Veneto e in gran parte dell’Italia c’è un’ottima produzione, un ottimo sistema commerciale con validi importatori ed esportatori e commercianti di ortofrutta, c’è uno straordinario sistema di trasporto refrigerato, c’è un sistema logistico efficiente che è quello dell’interporto Quadrante Europa. Inoltre, intorno a Verona ci sono delle importanti aziende industriali che lavorano nella catena del freddo».

La sfida, secondo Lanini, «non è più interna al solo mercato comunitario, ma è l’export extraeuropeo e la conquista dei mercati internazionali che necessita di sforzi ulteriori, che dovranno portare l’Italia ad accrescere il proprio posizionamento strategico e competitivo nello scenario mondiale. Verona ha le carte in regola per emergere e per essere la porta per l’Europa e i mercati orientali e occidentali più lontani». A partire dalla Russia, che dal prossimo luglio potrebbe ritornare un mercato aperto, grazie alla fine dell’embargo.

 

 

Veronafiere

 

Dal 9 al 16 luglio la settimana dello sport in Val di Zoldo

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 Canyoning, gite a cavallo, ferrate, arrampicate e trekking accompagnato: sono queste le numerose attività previste dalla Settimana dello Sport in Val di Zoldo, un evento dedicato interamente all’outdoor in programma dal 9 al 16 luglio 2016, mix irresistibile di natura e avventura, nello spettacolare scenario delle Dolomiti, Patrimonio Naturale Unesco.

Le proposte si rivolgono sia ai gruppi/nuclei familiari che ai singoli, dai neofiti della montagna, a chi ha un’esperienza medio-alta, e prevedono la presenza in ogni escursione delle Guide Alpine della Val di Zoldo e degli istruttori di Zoldo Mountains, per garantire la possibilità di divertirsi e godere l’esperienza in totale sicurezza.

Il grado di difficoltà delle diverse attività sarà differenziato in base alle età dei componenti e la prenotazione può essere sia nominativa che di gruppo, in quest’ultimo caso però ogni attività potrà essere svolta solo da un componente alla volta, se non verranno acquistate ulteriori singole uscite, in aggiunta alla prenotazione del blocco di attività.

In corrispondenza delle date della manifestazione, si potrà soggiornare in strutture ricettive convenzionate con un’offerta dedicata.

U.S.

 

Parole ghiaccianti in Marmolada

I011345-Marmolada_museo-Grande-GuerraLa Città di Ghiaccio si scioglie in versi. Da sabato 16 luglio fino a domenica 9 settembre 2016 nei luoghi più emblematici della Marmolada prenderà forma uno straordinario itinerario di parole, frammenti di poesie, metafore dei pensieri e dei sentimenti di coloro che hanno vissuto, e purtroppo vivono ancora oggi, la tragedia della guerra.

Parole Ghiaccianti, questo il titolo della mostra, perché come la guerra anche la parola è un’arma: esplode, spara, brucia, ferisce e a volte uccide. E proprio con le parole si è voluto dare vita ad un’emozionante viaggio di memorie e sensazioni, versi come segnali, schegge, frammenti di un tutto, che raccontano di sofferenza e paura, speranza e fratellanza.

Parole e versi di autori e poeti, gente “del posto” e gente lontana. Contenuti scritti in varie lingue a ricordare che la guerra è una minaccia alla libertà di tutti i popoli.

Una mostra open air che costituisce anche una sorta di prefazione alla visita del museo Marmolada Grande Guerra 3000 m situato all’interno della stazione di arrivo della funivia a Serauta, a pochi passi dalla Zona Monumentale Sacra dove migliaia di soldati italiani e austro-ungarici si affrontarono in condizioni climatiche proibitive e vicino alla leggendaria Città di Ghiaccio scavata nella roccia e nel ghiaccio della Marmolada.

U.S.

(in fotografia, il Museo della Grande Guerra della Marmolada; immagine fornitaci con l’articolo)

L’edizione numero 73 del Tour de Pologne UCI World Tour è stata ufficialmente presentata a Varsavia.

Tour de POlogne

Tante le novità per un Tour de Pologne che nel 2016 anticipa e raddoppia. Anticipa perché la corsa a tappe polacca andrà in scena dal 12 al 18 luglio per andare incontro alle esigenze del calendario olimpico di Rio 2016. Raddoppia perché quest’anno, per la prima volta, ci sarà anche il Tour de Pologne Women, in programma con tre tappe dal 19 al 20 luglio, subito dopo la corsa maschile.

L’edizione 2016 della corsa a tappe polacca evidenzia la modernità di un evento in continua evoluzione e crescita a livello internazionale che si combina in stretta sinergia con la tradizione storico culturale di una grande nazione come la Polonia.

“Il Tour è un evento che rappresenta tutta la Polonia e il suo popolo. Oltre alla competizione come da tradizione anche l’edizione 2016 avrà un tema di fondo. Il titolo che abbiamo scelto è Tour de Pologne “Szlakiem Historii” che significa “percorso storico”. Attraverso la bicicletta, e i luoghi toccati dalla corsa, verranno ricordati infatti alcuni dei momenti e dei personaggi diventati il simbolo della storia, della cultura e della tradizione, anche religiosa, della Polonia” spiega il direttore generale del Tour de Pologne Czeslaw Lang.

7 le tappe in programma; si parte martedì 12 luglio dalla capitale Varsavia, con una tappa in linea, per arrivare fino alla crono conclusiva di Cracovia, capitale storico-culturale della Polonia, lunedì 18 luglio dopo un totale 1168 km. 12/07 Tappa I, RADZYMIN – WARSZAWA, 138 KM

13/07 Tappa II, TARNOWSKIE GÓRY – KATOWICE, 128 KM

14/07 Tappa III, ZAWIERCIE – NOWY SACZ, 240 KM

15/07 Tappa IV, NOWY SACZ – RZESZÓW/PODKARPACKIE, 218 KM

16/07 Tappa V, WIELICZKA – ZAKOPANE, 225 KM

17/07 Tappa VI, BUKOVINA RESORT – BUKOWINA TATRZANSKA, 194 KM

18/07 Tappa VII, KRAKÓW – KRAKÓW, 25 KM

“Abbiamo disegnato un percorso misto e bilanciato, in linea con quello 2015, con l’auspicio che possa contribuire a rendere la corsa emozionante, spettacolare, incerta e combattuta fino all’ultimo metro come nelle ultime edizioni. Si comincia dando spazio ai velocisti con i circuiti di Varsavia e di Katowice. Nelle tappe a seguire, per esempio sui traguardi di Nowy Sacz e Rzeszow, ci sarà terreno adatto per gli attaccanti e le fughe da lontano, poi tra Zakopane e Bukowina toccherà a scalatori e uomini di classifica uscire allo scoperto, con la crono finale di Cracovia chiamata a dare il verdetto finale” continua a spiegare Lang.

Presentate le maglie 2016. Skandia si conferma il title sponsor della maglia gialla che contraddistingue il leader della classifica generale e Tauron si conferma il title sponsor della maglia ciclamino dei gran premi della montagna. Hyundai invece, già fornitore ufficiale di tutte le macchine della carovana del Tour de Pologne, diventa anche il title sponsor della maglia bianca della classifca degli sprinter. Inoltre per il vincitore del Tour de Pologne ci sarà come premio una Hyundai Tucson e per la vincitrice del Tour de Pologne Women la nuova Hyundai Elantra.

Tra gli sponsor anche il Trentino, da dove il Tour de Pologne è partito nel 2013, conferma il suo ruolo importante. Trentino Marketing (Società di Marketing Territoriale del Trentino) infatti, nel 2016 è in per il settimo anno consecutivo partner ufficiale del Tour de Pologne.

“Il Tour de Pologne non è solo un evento sportivo di livello internazionale ma diventa, attraverso la visibilità data dai media nel periodo della gara e oltre, un’importante vetrina, sotto tutti i punti di vista, della Polonia nel mondo. Ci tengo a sottolineare inoltre la grande valenza a livello sociale ed educativo di un evento come il Nutella Mini Tour de Pologne, votato a coinvolgere i bambini e le loro famiglie” sottolinea il ministro dello sport e del turismo Witold Banka. Anche quest’anno la corsa dei prof sarà affiancata dall’evento per i più piccoli del Nutella Mini Tour de Pologne che propone ancora, sull’onda del grande successo delle ultime edizioni, per sei giorni il doppio appuntamento con la gara per i bambini dagli 8 ai 12 anni e quella per i ragazzini dei club di 13-14 anni. “Quest’anno siamo all’edizione numero 9. Nel 2015 sono stati coinvolti complessivamente oltre 2000 bambini. Sono numeri importanti che ci danno grande soddisfazione e ci fanno lavorare con grande passione e impegno a questo evento che si conferma, per numeri e qualità organizzativa, come un modello, possiamo affermare unico nel suo genere, a livello europeo. Chiaramente tutto questo non sarebbe possibile senza la proficua e sinergica collaborazione con il Tour de Pologne del quale Ferrero, con il brand Nutella, è partner da tanti anni” dice Enrico Bottero General Manager di Ferrero Polska. Tour de Pologne per i bambini e anche per amatori e cicloturisti con il Tour de Pologne Amatorow che anche quest’anno propone l’immancabile appuntamento con la gara che porterà gli appassionati a pedalare sul circuito dei prof a Bukowina.

Tour de Pologne Women. Infine la grande novità delle donne con la prima edizione del Tour de Pologne Women, inserito nel calendario internazionale dell’UCI, in programma dal 19 al 20 luglio. 3 le tappe presentate, sotto gli occhi attenti della campionessa Katarzyna Niewiadoma, decima classificata nella Ronde Van Vlaanderen femminile e faro del movimento professionistico femminile polacco.

Martedì 19 luglio ci sarà la prima tappa sul circuito di Zakopane. Mercoledì 20 luglio doppio appuntamento, anche per le donne sul duro circuito di Bukowina Tatrzanska, con tappa in linea al mattino e crono al pomeriggio.

U.F.