Acceso a Verona il grande albero di Natale Bauli

Il sindaco Federico Sboarina, con l’assessore alle Attività produttive Nicolò Zavarise, ed Enrico Bauli hanno acceso il grande albero di Natale di Porta Nuova. Un momento simbolico che, anche quest’anno, ha dato inizio ufficialmente al periodo delle festività a Verona. Il grande abete illuminato è un omaggio che, ormai da undici anni, la famiglia Bauli fa alla città. Rimarrà acceso, assieme a quelli più piccoli che addobbano piazze e scorci di Verona, fino a dopo l’Epifania.

“Alla principale porta di accesso alla città, l’albero Bauli è la tradizione che dà il via al Natale veronese – ha detto il sindaco –. In questo anno tanto tragico, l’accensione è ancora più significativa per Verona perché la certezza di una delle nostre tradizioni più belle dà forza ai veronesi. Un particolare ringraziamento, quindi, va alla famiglia Bauli che, come sempre, regala alla nostra comunità una speciale atmosfera di festa. Con l’accensione di oggi voglio inviare un messaggio di speranza alla nostra città, tutti insieme con la serietà di cui siamo capaci supereremo anche questa prova”.

“Un bel momento che simboleggia l’inizio delle festività natalizie – ha sottolineato l’assessore Zavarise –, anche se in un panorama sempre più incerto a causa dell’emergenza che stiamo affrontando. Quest’anno sarà un Natale diverso, ma la città sarà comunque illuminata e decorata grazie anche al grande sforzo che stanno facendo i nostri commercianti e i nostri imprenditori, tra le categorie maggiormente colpite da questa crisi. L’albero Bauli rappresenta lo spirito natalizio che vogliamo tenere vivo anche in questo 2020”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Servo buono e fedele

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A – MATTEO 25,14-30

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

14. “Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni”. Il brano odierno presenta il tema della vigilanza come fedeltà nell’espletamento delle proprie responsabilità. La parabola, chiamata “dei talenti” è collocata verso la fine del Vangelo di Matteo, subito dopo la parabola chiamata delle “dieci vergini”.

Matteo ha l’intenzione di liberare dall’idea sbagliata di Dio, ritenuto dai giudei un giudice severo, che soppesa il merito acquisito nella vita. È un’idea sbagliata che potremmo avere anche noi, che ci impedisce di riconoscere Dio come Padre. Il protagonista principale della parabola è un uomo molto ricco, forse è un commerciante che si allontana per affari, forse un mercante che va a comprare o vendere le sue mercanzie. Costui consegna i suoi beni ai servi e parte, non si sa per quanto tempo. Si fida di coloro che conosce bene, ha fiducia nelle loro capacità, affida loro il suo patrimonio. Consapevoli di aver tutto ricevuto, noi cristiani siamo chiamati ad operare in modo da rendere fruttuoso quanto il Signore ha posto nella nostra vita. Non basta conservare i doni ricevuti, neppure fare finta di non aver ricevuto nulla per non lasciarci scomodare dall’impegno. Dobbiamo restituire a Dio, moltiplicati, i talenti di cui ci ha dotato per trasformare il mondo e cooperare con Lui alla creazione come co-creatori.

15. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo le capacità di ciascuno; poi partì. La somma che il padrone affida ai servi è molto rilevante: un talento corrisponde a diecimila denari. Il denaro è la paga di un giorno. Un talento, pertanto corrisponde alla paga di più di 27 anni di lavoro, supponendo che una persona lavori continuativamente tutti i giorni e che riceva tutti i giorni un denaro. Altra comparazione: un talento corrisponde a 34 chili d’oro. In entrambe le valutazioni si tratta di una fortuna!

Il padrone consegna i soldi in misura diversa ai tre servi, sulla base delle loro effettive capacità. Dà di più a colui che ha maggiori capacità. Ciascuno, però, dovrà rendere conto del proprio operato al ritorno del padrone.

16. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque.

17. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.

Nella parabola non è spiegato come i primi due servi facciano a rendere fruttuoso il capitale ricevuto. “Servi”: si tratta di persone che hanno una certa importanza, non semplici esecutori di ordini. Sono fiduciari del padrone. Infatti, hanno la possibilità di maneggiare somme di denaro molto ingenti:

cinquantamila denari e ventimila denari. Il primo e il secondo servo rivelano di essere scaltri amministratori: ognuno dei due raddoppia il capitale. Notiamo che “subito” vanno: non tergiversano, non ritardano, non attendono.

18. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Il terzo servo pensa di mettere al sicuro il denaro del padrone, sotterrandolo. A quel tempo era usanza proteggere dai ladri o dai nemici, in tempo di guerra, le cose più preziose, sotterrandole, in attesa di poterle recuperare al momento opportuno.

19. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. “Dopo molto tempo”: Matteo allude al ritardo della parusia, della venuta gloriosa del Signore. Il padrone ritorna e chiede conto del patrimonio consegnato in gestione ai suoi servi. Su di loro aveva posto tutta la sua fiducia. Anche noi siamo chiamati a rendere conto alla nostra coscienza, prima, e poi a Dio, al momento dell’incontro con Lui, di come abbiamo agito con i doni da Lui ricevuti.

20. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco ne ho guadagnati altri cinque”. Il primo servo presenta al padrone il risultato del suo lavoro e del suo impegno. Sicuramente nel profondo del suo animo si attende la lode per il suo operato così soddisfacente. Anche noi vorremmo essere al suo posto: presentare a Dio al termine della nostra vita tanti frutti del nostro discepolato, del nostro apostolato…

21. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Per due volte il padrone parla di fedeltà: “fedele” e “fedeltà”. È ciò che ci chiede Dio: rispondere positivamente alle sue aspettative, non deluderlo nelle sue attese. Il premio è molto più grande di quanto il servo gli presenta: partecipare alla “gioia” del padrone vuol dire condividere in tutto il suo benessere, la sua felicità, ricompense molto più grandi del patrimonio raddoppiato, benché fosse enorme! “Gioia” significa anche “festa” del Regno di Dio nella lingua aramaica; pertanto il servo è entrato nella “festa” del padrone.

22. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnato altri due”. 23. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Il secondo servo aveva meno capacità, da quanto si evince nella prima parte della parabola. Aveva ricevuto due talenti, meno del suo collega, tuttavia ha raddoppiato il capitale, ha impiegato tutte le sue forze per rispondere alle esigenze dell’incarico ricevuto. Anche lui entra nella felicità del suo padrone.

Notiamo che i servi vanno a rendere conto del loro operato e, in realtà, escono arricchiti dei soldi ricevuti all’inizio e, in più, di quelli guadagnati.

24. Si presentò poi colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso.

25. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Giunge il terzo servo, con il suo solo talento, disseppellito. Confessa candidamente di averlo sotterrato per paura. Il rapporto con il suo padrone non era basato sulla comunione di intenti, ma su

una sottomissione dettata dalla paura. Per il terzo servo il padrone era sinonimo di severità, di durezza, di potere. Non volendo incorrere nelle ire del padrone, non ha voluto rischiare di perdere tutto, pertanto si è limitato a nascondere il capitale affidatogli. Agendo in questo modo ha conservato il capitale, ma non ha capito che non era la custodia che il padrone voleva, ma l’accrescimento. Non ha risposto alla fiducia riposta in lui e, nonostante tutto, ritiene di aver agito correttamente. Matteo vuole invitare la sua comunità, tiepida, rilassata, paurosa del rischio, a vincere le paure, a superare l’idea severa di Dio.

26. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso”; Il padrone conferma di essere duro ed esigente, ma proprio per questo il servo avrebbe dovuto darsi da fare ancora di più. La pigrizia gli ha impedito di essere fedele; la sua malvagità consiste nel non essere stato “buono” come i suoi colleghi, definiti “buoni” perché si sono industriati ad operare con impegno. Non dobbiamo avere paura delle sfide della vita: la paura paralizza, il timore della sconfitta non ci fa nemmeno partire, l’angoscia di non farcela ci impedisce di compiere il bene. Dobbiamo vincere le fondamentali paure del vivere: “la paura di avere paura”, “la paura di fare paura”, soprattutto “la paura di Dio”. Con l’aiuto dello Spirito Santo, liberiamoci e liberiamo dalla paura che ci schiaccia e ci immobilizza. Notiamo che non è giusto definire “duro” il Signore. Egli infatti non è un padrone aguzzino che rivuole indietro quello che ha dato: i doni di Dio sono irrevocabili, anzi, lascia ai primi due servi la somma iniziale, quella ottenuta con il loro operato e aggiunge anche la ricompensa.

27. avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Il padrone apre gli occhi al terzo servo dicendogli il minimo che avrebbe dovuto fare: affidare a persone competenti il denaro per avere almeno gli interessi per tutto il lungo tempo che il padrone è stato lontano da casa.

28. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché il padrone toglie il talento e lo dà al primo servo? Proprio perché è stato colui che ha dimostrato di avere le capacità imprenditoriali, manageriali, per far fruttificare il capitale. Il padrone ha premiato la sua creatività, il suo impegno, il suo senso di responsabilità. La frase afferma che “ha dieci talenti”: i soldi iniziali più quelli accumulati sono rimasti al servo, come dono e ricompensa del suo lavoro. Dio non affida i talenti per il suo tornaconto, ma per la felicità di chi li riceve.

29. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza, ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. Questo versetto sembra provenire da un altro contesto, ma spiega bene che il servo ha dimostrato poca fedeltà nel corrispondere alle attese del padrone e lo ha deluso al punto che gli viene tolta tutta la fiducia. Il padrone gli aveva dato una responsabilità commisurata alle sue potenzialità, ma il servo non ha corrisposto e perde tutto. Il nostro “rischio” è quello di perdere tutto perché non abbiamo il coraggio di “rischiare” tutto!

30. “E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore dei denti”». Viene apertamente dichiarato che il “servo” “non serve”, pertanto è inutile e non può partecipare alla felicità del suo padrone. Viene gettato fuori a patire la pena che deve subire per non essersi impegnato. Per Matteo “vigilare” in attesa del ritorno del Signore non vuol dire essere passivi, ma, al contrario, utilizzare il tempo compiendo il bene, facendo il miglior uso possibile dei doni ricevuti, che sono sia quelli naturali, ma anche il Vangelo, la Chiesa, i sacramenti, la famiglia, il creato… Siamo chiamati a dare gloria al Signore, non a consumare i giorni pigramente. Abbiamo il dovere di sfruttare i talenti per la missione che Dio ci ha affidato. L’incontro con il Signore deve essere preparato da una fede operosa e creativa, svincolata dalla ricerca del proprio tornaconto, impegnata nella carità, fiduciosa nel Dio della Vita, che ci ricolma di doni per la nostra gioia, senza nessun interesse da parte sua.

La parabola ci fa fare anche un’altra riflessione: se ognuno di noi mette a frutto i suoi talenti, tutta la comunità (famiglia, congregazione, parrocchia) si accresce. Nostro compito è dare ai fratelli la possibilità di esplicare i doni ricevuti, così ne avrà vantaggio non solo il singolo, ma anche l’intera collettività. Chiediamoci se abbiamo cura del fratello che ci vive accanto, se  riconosciamo i suoi doni, se lo sproniamo a dare il meglio di sé. Se lo facciamo permettiamo a Dio di ricevere maggiore gloria, quella gloria che risplende nei Santi: essi hanno saputo trafficare i talenti. S. Francesco di Assisi, S. Giovanni Paolo II, S. Teresa di Calcutta e tantissimi altro, conosciuti e sconosciuti, hanno accolto la chiamata di Dio e hanno saputo trafficare i talenti ricevuti, in modo straordinario, impossibile da realizzare umanamente. La loro esistenza rivela, così, la potenza di Dio. Forse non saremo fari di santità come loro, ma sicuramente possiamo diventare, nel nostro piccolo, piccole fiammelle. Nella fedele semplicità di tutti i giorni, possiamo accendere la vita di chi ci vive accanto.

Se ci troviamo difettosi come il terzo servo, coltiviamo la certezza che, se ci presenteremo a Dio con le mani vuote, ma con infinita fiducia in Lui, Egli ci accoglierà, non ci respingerà e ci dirà: “Vieni, non perché hai moltiplicato i talenti, ma perché hai avuto incrollabile fiducia nella mia misericordia”.

 

Suor Emanuela Biasiolo

Moncalieri Jazz 2020 Vive!

Dalla Chiesa agli studi televisivi allestiti in pochissimi giorni dentro un capannone con ben 4 telecamere a riprendere i concerti in programmazione del Moncalieri Jazz Festival. Così un’intera comunità cittadina ha aiutato il suo direttore artistico, Ugo Viola, a incarnare ugualmente in tempi di pandemia e lockdown il suo sogno di continuità nella tradizione del grande jazz e a registrare nei primi tre giorni di concerti oltre diecimila utenti collegati alla visione.

“Siamo felicissimi del grande trasporto che ha portato i moncalieresi ad unirsi per la musica e siamo ancora increduli di questo eccezionale record di presenze virtuali – afferma Viola – visto e considerato che in Epoca Covid, un live ci avrebbe concesso un massimo di 100 presenze in sala negli spazi che avevamo concepito inizialmente. Le previsioni sono andate dunque ogni oltre aspettativa, ma siamo soprattutto orgogliosi di aver sostenuto i musicisti e le maestranze concedendo loro il diritto di poter continuare a svolgere la propria attività con la stessa passione ed entusiasmo di sempre, oltre che al valore aggiunto di poter disporre di una eccellente e professionale regia tecnica. Ci auguriamo comunque di poter tornare presto allo spettacolo dal vivo!”

Cosi, se l’afflato emotivo di un evento dal vivo è mancato, è stata centuplicata la possibilità di visione di una rassegna che da ben 23 anni ha sempre dedicato un grandissimo spazio a qualità e creatività musicale, vedendo per la prima volta segnare il debutto del festival simbolicamente da una Chiesa, anziché del Palazzo Municipale, come era consuetudine.

È stato infatti il sassofonista Dario Cecchini, dall’altro del campanile della Collegiata Santa Maria della Scala, ad aprire gli eventi: “Anime jazz”, un progetto che unisce il jazz alla sfera religiosa tramite letture ispirate all’opera della santa mistica Ildegarda di Bingen, è proseguito nella stessa Chiesa, intrecciando parole, performance e musica sul tema della “visione”, grazie alle performance di Luca Allievi, Silvia Furlan, Albert Hera, Gavino Murgia e Fabio Giachino.

Le successive serate, svoltesi negli spazi della EGAUDIOVISIVI snc allestiti ad hoc con perfette scenografie, strumentazioni musicali e tecniche di ripresa, hanno ospitato finora i duetti dei “giovani talenti” Jacopo Taddei e Luigi Nicolardi, Emilia Zamuner e Massimo Moriconi, e “The Bird”, omaggio a Charlie Parker, in occasione del centenario della sua nascita, interpretato dal quartetto piemontese composto da Claudio Chiara, Luigi Tessarollo, Aldo Mella  ed Enzo Zirilli.

Poi il tributo a Renato Carosone ad opera di Daniele Sepe.

Gran finale oggi, 15 novembre, con lo specialissimo omaggio al centenario dalla nascita di uno dei nostri più grandi maestri del nostro cinema italiano, Federico Fellini: “Amarcord…ricordando cento anni di Federico Fellini” è una suite musicale scritta dal Maestro Andrea Ravizza, in veste di arrangiatore e direttore, che vuole celebrare degnamente la figura del grande regista italiano famoso in tutto il mondo. Un progetto che prevede l’interpretazione di colonne sonore di film come “La dolce vita”, “8 ½”, “La strada”, “Amarcord”, “Ginger e Fred” e molti altri. I brani saranno eseguiti da un ensemble creato ad hoc per il festival con Fulvio Chiara alla tromba, Albert Hera alla voce e sax soprano, Fabio Giachino al pianoforte, Federico Marchesano al contrabbasso, Alessandro Minetto alla batteria, il Quartetto d’Archi di Torino composto da Edoardo de Angelis, Umberto Fantini, Andrea Repetto e Manuel Zigante.  Per l’occasione, per la prima volta, suonerà al Moncalieri Jazz Festival, il Direttore Artistico Ugo Viola alla fisarmonica. In questo concerto verranno unite 3 arti: cinema, musica e anche arte, grazie all’illustratrice Giorgia Molinari, che durante il concerto darà vita ad illustrazioni grafiche ispirate ai film in programma. Salirà sul palco per l’occasione Francesca Fabbri Fellini, nipote ed unica erede del grande Maestro, che con racconti e le fotografie dei suoi ricordi, ripercorrerà la vita dello zio raccontando aneddoti legati al set e all’importanza che la musica ha avuto all’interno dei suoi film.

Gli appuntamenti sono in diretta streaming sul canale ufficiale della manifestazione: www.moncalierijazz.com

 

Elisabetta Castiglioni (anche per l’immagine)

Alla Biblioteca Civica i progetti dell’architetto Giacomello realizzatore negli anni ’60 di molte chiese veronesi

Donato alla Biblioteca civica l’archivio dell’architetto veronese Gelindo Giacomello, curatore negli anni ’60 della progettazione e della realizzazione di molte chiese veronesi.

Grazie alla disponibilità del figlio Gian Pietro, è stato infatti acquisito l’archivio dell’architetto, uno dei più importanti progettisti di architetture sacre nel nostro territorio, molto attivo negli anni del rinnovamento dettato dal Concilio Vaticano II.

Di Giacomello una decina di chiese costruite nel veronese tra le quali: la chiesa della Madonna di Lourdes, di Forette – Vigasio (1957-1968), di San Pio X – Verona (1961-1962), di Gesù Divino Lavoratore – Verona (1964-1968), del Santissimo Nome di Maria – Azzano/Castel d’Azzano (1963-1966), della Sacra Famiglia – Verona (1964-1972) e di San Martino Vescovo – Povegliano (1965-1966).

La salvaguardia dell’archivio Giacomello è inserita all’interno di un più ampio progetto di valorizzazione degli archivi dei tecnici veronesi attivi nel sec. XX, iniziativa coordinata dall’Associazione AGILE – all’interno del progetto ARCOVER (Archivi del Costruito del Territorio Veronese in Rete) realizzato con il contributo di Fondazione Cariverona – in stretta sinergia con la Biblioteca civica e la rivista ArchitettiVerona. Questa donazione fa seguito a quella avvenuta nel novembre del 2018 dell’archivio dell’architetto Ottorino Tognetti, sempre in favore della Biblioteca civica.

 

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Il Teatro Carlo Felice per celebrare il 50° Anniversario dell’Instaurazione delle Relazioni Diplomatiche tra l’Italia e la Cina

In occasione della Celebrazione del 50° Anniversario dell’Instaurazione delle Relazioni Diplomatiche tra l’Italia e la Cina, il Ministero della Cultura e del Turismo Cinese e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo della Repubblica Italiana, in collaborazione con il Forum Culturale Italia-Cina, hanno organizzato la manifestazione artistica on line dedicata allo spettacolo dal vivo (https://www.youtube.com/watch?v=gZf4bMU_TYQ), con la partecipazione di prestigiose compagini artistiche cinesi e italiane, tra cui il Teatro Carlo Felice di Genova.

“Il Teatro Carlo Felice – dichiara il Sovrintendente Claudio Orazi – esprime viva gratitudine al Governo italiano e della Repubblica Popolare Cinese per la scelta di presentare, nell’ambito di tale significativo appuntamento per la diplomazia culturale tra i due paesi, il concerto in forma scenica Le creature di Prometeo, prodotto dal Teatro Carlo Felice-Festival Internazionale della Musica e del Balletto/Nervi 2020 e dal Festival dei Due Mondi di Spoleto la scorsa estate. Il progetto, realizzato in occasione del 250° anniversario della nascita di Beethoven, ha particolarmente colpito per l’originalità della proposta che ha combinato una grande pagina musicale con il genio creativo di Roberto Capucci nel contesto di due straordinari luoghi di interesse artistico ed ambientale come i Parchi di Nervi di Genova e Piazza Duomo di Spoleto. Dopo lo straordinario successo conseguito durante le due serate e sulla spinta della partecipazione televisiva al citato evento, il Teatro Carlo Felice conta di riprendere questa fortunata produzione la prossima estate in alcuni luoghi dell’arte italiani.

Tutto ciò si è reso possibile grazie alla volontà e al contributo del Comune di Genova e della Regione Liguria, che hanno fortemente sostenuto le attività del Teatro durante la scorsa estate.”

 

Massimo Pastorelli

Rimandato Mototematica

MotoTematica, Rome Motorcycle Film Festival, la rassegna dedicata a cinema e motocicletta, posticipa la sua programmazione a causa dell’attuale emergenza pandemica: le proiezioni delle opere a tema in concorso e la successiva cerimonia di premiazione, non avranno più luogo a novembre, ma in primavera, rispettivamente alla Casa del Cinema e sul palco dell’Eternal City Custom Show. La monografia della terza edizione del festival sarà sempre dedicata a Steve Mc Queen e a “On Any Sunday”, opera che ottenne la nomination all’Oscar nel 1972  per il miglior film documentario.

Nel frattempo, la direttrice artistica di “MotoTematica, Benedetta Zaccherini, rende noti i lavori selezionati in questi giorni per la terza edizione della rassegna. Si tratta di:

Categoria miglior lungometraggio documentaristico

The diaries of the young Don – Diarios de Don Quixote di Walter Schmuck (Germania)

972 BREAKDOWNS – On The Landway to New York di Daniel von Rüdiger (Germania)

Bañeza Grand Prix di Oscar Falagán (Spagna)

Transiberiana. Venezia – Hiroshima di Raffaele Brunetti (Italia)

Categoria miglior corto documentaristico

Holland Tunnel di Michael Amter (USA)

SCOTLANDERS di Fulvio Terminellie e Jacopo Grilli (Italia)

Ray Tauscher: America’s Forgotten World Champion Motorcycle Racer di Ned Thanhouser (USA)

Best Man Corner di Jaremey McMullin (Gran Bretagna)

Italian Sporting Bikes of the 70’s di Roberto Serrini (USA)

Drawing machine Inspired by the Triumph bike di Jun-su LEE (Corea)

Fizzy Boys di Christine Bullock (Gran Bretagna)

Categoria miglior cortometraggio

Ö-Movie di Pekka Poramo (Finlandia)

SCOTLANDERS di Fulvio Terminellie e Jacopo Grilli (Italia)

Reappear di Tommy Clarke (Gran Bretagna)

The Unbearable Lightness of Crashing di James J. Butler, Charles Austin Muir (USA)

Neuga Budapest di Mauro Talamonti (Ungheria)

Novità in programma per la corrente edizione del festival è anche la collaborazione con il portale Moto.it, sulla cui piattaforma sarà possibile visionare dai giorni successivi le opere candidate e seguire la diretta streaming della serata finale.

MotoTematica – Rome Motorcycle Film Festival è una rassegna cinematografica interamente dedicata al mondo della motocicletta. Obiettivo della manifestazione è incoraggiare i filmmaker stimolati dalla passione per le due ruote a promuovere le loro opere ispirate a  sogni, avventure e storie di centauri in forme diversificate. Le opere presentate non hanno limiti come anno di produzione e possono essere film anche non disponibili online purché abbiano come parte integrante e sostanziale del materiale creativo i motori e le motociclette e siano sottotitolate in lingua italiana. Sono ammessi registi di ogni generazione, compresi i minorenni (con genitori garanti e presenti).

Sito ufficiale: http://www.mototematica.com

Infoline: mototematicafilm@gmail.com

 

Elisabetta Castiglioni

Cerimonie e iniziative a ricordo degli anniversari dell’Eccidio Estense del 1943 e dell’Eccidio del Doro del 1944

A seguito dell’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del Covid-19, su indicazione del ‘Comitato per le Onoranze’ di Ferrara avverranno in forma sobria e ridotta le cerimonie previste per domenica 15 e martedì 17 novembre 2020, volute per celebrare l’anniversario degli eccidi fascisti e nazisti a Ferrara del 15 novembre 1943 (Eccidio Estense) e del 17 novembre 1944 (Eccidio del Doro).

Previsti a cornice domenica 15 novembre in corso Martiri della Libertà l’esposizione della mostra dell’Istituto di Storia Contemporanea “Per non dimenticare” e durante il mese di novembre un programma online di iniziative di cultura storica messo a punto dall’Istituto di Storia Contemporanea in collaborazione con la Scuola d’Arte Cinematografica “Florestano Vancini”.

Settantasettesimo Anniversario dell’Eccidio Estense 1943/2020

-domenica 15 novembre 2020 (alle 10.30) cerimonia di commemorazione al Muretto del Castello Estense (corso Martiri della Libertà) con deposizione della corona da parte del prefetto Michele Campanaro, del sindaco di Ferrara Alan Fabbri, del presidente della Comunità ebraica Fortunato Arbib e del rabbino capo Luciano Caro.

(al muretto del Castello – corso Martiri della Libertà esposizione della mostra “Per non dimenticare” a cura dell’Istituto di Storia Contemporanea)

-domenica 15 novembre 2020 (alle 15) deposizione della corona alle lapidi esterne della Sinagoga di via Mazzini da parte del prefetto Michele Campanaro, del sindaco di Ferrara Alan Fabbri, del presidente della Comunità ebraica Fortunato Arbib e del rabbino capo Luciano Caro.

Settantaseiesimo Anniversario dell’Eccidio del Doro 1944/2020

-martedì 17 novembre 2020 (alle 10) cerimonia di commemorazione al Cippo di Caffè del Doro di via Padova con deposizione della corona da parte del prefetto Michele Campanaro e del sindaco di Ferrara Alan Fabbri.

In occasione degli anniversari degli eccidi fascisti e nazisti del 15 novembre 1943 e del 17 novembre 1944, l’Istituto di Storia Contemporanea con la collaborazione della Scuola d’arte cinematografica “Florestano Vancini” ha posto in essere per tutto il mese di novembre un programma on line di iniziative di cultura storica. Il programma, che si potrà seguire sui social dell’Istituto (Sito: www.isco-ferrara.com; Facebook: Isco Ferrara; Instagram: @isco.fe; Twitter: @iscoferrara; YouTube: istituto di storia contemporanea di Ferrara) contiene interventi di storici, proiezione di filmati, letture e interventi degli studenti della scuola di arte cinematografica “Florestano Vancini”.

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

Guardalalunanina. Quarant’anni di carriera di Mario Castelnuovo

 

Anticipazione gustosa per i 40 anni di carriera di Mario Castelnuovo. Esce per Azzurra Music il suo primo DVD–concerto, registrato poco prima del lockdown il 2 febbraio 2020, presso la Dogana Veneta di Lazise, nell’ambito della rassegna “Lazise – Canzoni d’Autore”. Si tratta di una documentazione esclusiva che contiene alcuni dei “must” della sua importante attività autoriale che lo ha visto firmare brani come Oceania, Sette Fili Di Canapa e Nina. Il video è integrato da un CD con due nuovi brani rappresentativi dello stile dell’artista romano: il primo, Guardalalunanina, è un omaggio alla figlia nell’incantevole racconto dell’atto del suo parto e della donna che l’ha messa al mondo in una suggestiva Città eterna, la stessa che l’ha visto ispirare le più belle canzoni del suo repertorio; il secondo è un inedito dal titolo Stanotte ho fatto un sogno, dedicato ai suoi indispensabili genitori, grazie ai quali gli è stato permesso di volare e sognare senza mai alcun impedimento.

Come afferma il cantautore, “certi ricordi, con gli anni, non si sfrangiano nemmeno sui bordi come fanno certe vecchie foto. Ho voluto immaginare mio padre e mia madre nell’occasione più semplice e quotidiana, in cucina, con quel pudore e quella delicatezza che penso li abbiano sempre caratterizzati. Gli odori che avvertiamo sono quelli struggenti e sorridenti di un tempo “protetto” dalla loro presenza.”

La copertina del progetto è stata disegnata dallo stesso Castelnuovo, abile artista del pennello come già dimostrato nella sua attività giovanile e come restituito nelle opere mnemoniche del libro che ha accompagnato il suo precedente progetto, un diario indicativo dei sogni e delle stazioni della vita da lui attraversate in molteplici percorsi musicali segnati da una casta semplicità e una fervida immaginazione. Come afferma Vincenzo Mollica nella prefazione del volume, “Castelnuovo è un grande narratore di piccole storie, un favolista che sa giocare con i sogni. Le sue storie si possono considerare dei frammenti cinematografici perché della settima musa hanno quella capacità misteriosa di ammaliare lo spettatore.”

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Online e gratuito il Festival di Mezzo del Cinema Africano di Verona

Quanto mai inedito il Festival di Mezzo del Cinema Africano di Verona, che coinvolgerà, purtroppo solo online, il pubblico del Festival fino al 15 novembre. Modalità nuove per tempi nuovi, che vedono aumentare le restrizioni senza però spegnere la passione per il cinema che viene dall’Africa.

Dovevano essere 40 quest’anno gli anni da celebrare per il Festival di Cinema Africano… ma la pandemia ha costretto a rimandare i festeggiamenti al 2021.

Per questo novembre 2020, il FCA presenta un programma che cerca di rispondere a esigenze diverse e tenere conto delle nuove norme. Lo farà senza rinunciare a essere presente tutti i giorni, solo online ma gratuitamente nella SALA VIRTUALE di Eventi Cinema con la Top Ten Africa Short, dove vengono messe in onda le puntate con protagonisti cortometraggi della miglior cinematografia africana degli ultimi anni.

Corti che saranno affiancati da approfondimenti e interventi dei registi.

Per i dettagli si può consultare il sito del FCA https://www.cinemafricano.it/sala-virtuale/

 

Jessica Cugini

Il Teatro Carlo Felice di Genova su Rai 5 per la seconda settimana consecutiva

Da martedì 10 a venerdì 13 novembre, per la seconda settimana consecutiva, Rai 5 dedica la propria programmazione operistica al Teatro Carlo Felice di Genova. Quattro opere e un concerto sinfonico-corale, per un arco di tempo che va dal 2001 al 2011, con protagonisti grandi nomi del teatro d’opera e della musica classica: Lele Luzzati, Daniele Abbado, Jonathan Miller, Alberto Gazale, Daniela Dessì, Fabio Armiliato, Bruno Bartoletti, Gary Bertini e molti altri. Ecco il palinsesto completo:

Martedì 10 novembre, ore 10:00: W. A. Mozart, Il flauto magico (2011).

Con Andrea Mastroni, Blagoj Nacoski, Valdis Jansons, Naoyuki Okada, Zinovia Zafeiriadou, Eva Mei, Enrico Salsi, Sophie Gordeladze. Direttore: Johannes Wildner. Regia: Daniele Abbado, ripresa da Boris Stetka. Scene: Lele Luzzati. Costumi: Santuzza Calì.

Mercoledì 11 novembre, ore 10:00: G. Verdi, Nabucco (2004).

Con Alberto Gazale, Susan Neves, Yasu Nakajima, Orlin Anastassov, Annamaria Popescu, Alberto Rota, Sabrina Modena, Alessandro Cosentino. Direttore: Riccardo Frizza. Regia: Jonathan Miller. Scene e costumi: Isabella Bywater.

Mercoledì 11 novembre, ore 21:15: G. Puccini, Tosca (2010).

Con Daniela Dessì, Fabio Armiliato, Claudio Sgura, Nikolay Bikov, Paolo Maria Orecchia, Max De Angelis, Angelo Nardinocchi, Roberto Conti, Luca Arrigo. Direttore: Marco Boemi. Scene: Adolf Hohenstein.

Giovedì 12 novembre, ore 10:00: R. Leoncavallo, Pagliacci; P. Mascagni, Cavalleria rusticana (2007).

Con Svetla Vassileva, Salvatore Licitra, Alberto Gazale, Juan Francisco Gatell, Roberto De Candia, Susan Neves, Paola Gardina, Vittorio Vitelli, Ambra Vespasiani. Direttore: Bruno Bartoletti. Regia: Sebastiano Lo Monaco. Scene: Gianfranco Padovani. Costumi: Gianfranco Padovani, Giuseppe Avallone.

Venerdì 13 novembre, ore 10:00: W. A. Mozart, Messa in do minore per soli, coro e orchestra K. 427 (2001).

Con Annick Massis, Susana Poretsky, Jörg Schneider, Jochen Kupfer. Direttore: Gary Bertini.

 

Massimo Pastorelli