In Arena trovata la prima sepoltura umana

Lo scheletro ritrovato in Arena

È la prima e unica sepoltura rinvenuta all’interno dell’Arena. Un ritrovamento davvero eccezionale quello nell’arcovolo 31 dell’anfiteatro, dove i lavori in corso hanno portato alla luce i resti di un corpo umano, perfettamente conservato e che sarà oggetto di un’importante valorizzazione.

Le analisi che verranno effettuate nelle prossime settimane saranno in grado di fornire con precisione tutti gli elementi utili per ricostruire l’epoca in cui è avvenuta la sepoltura e i caratteri dell’individuo ritrovato. Tuttavia gli esperti della Soprintendenza sembrano non avere dubbi: si tratta del corpo di una donna, la cui posizione con le braccia conserte e poste leggermente sotto il petto è tipica delle sepolture. Pure l’epoca sembra abbastanza chiara, e si evince dalla profondità del ritrovamento, che rimanderebbe al periodo tardo antico, compreso tra il terzo e il sesto secolo dopo Cristo.

Ma potrebbero esserci delle sorprese, come è successo per l’inaspettata scoperta, che ha lasciato a bocca aperta addetti ai lavori e non.

La scoperta. È avvenuta nell’ambito degli importanti lavori di restauro che si stanno realizzando all’interno dell’anfiteatro, con un cantiere articolato che prevede la riqualificazione completa degli arcovoli. È proprio all’arcovolo 31 che i ricercatori della Soprintendenza, al lavoro per il sopralluogo necessario al restauro, hanno trovato tracce di bruciatura tra le pareti. Si aspettavano di rinvenire i resti della fornace di un fabbro, come già accaduto durante altri scavi, invece si sono abbattuti su una sepoltura, sicuramente successiva al primo secolo dopo Cristo, epoca a cui risalgono i cocci rotti usati come selciato e spostati, più di 1500 anni fa, per fare spazio alla sepoltura.

Le analisi. Lo studio dettagliato dello scheletro avverrà una volta estratto dall’arcovolo e portato in laboratorio per gli esami e le analisi specifiche. Verrà usato lo strumento del carbonio -14, il metodo più utilizzato per le datazioni in archeologia e che porterà a definire con precisione non solo l’epoca a cui risale il reperto, ma anche a definire i caratteri dello scheletro, dall’età alla corporatura, fino alle cause della morte. Tempo un mese e si avranno tutte le informazioni utili per conoscere meglio questa straordinaria scoperta.

Il Sindaco e l’Assessore sul luogo del ritrovamento

Proprio per la sua straordinarietà, si pensa già a come valorizzarla e far sì che sia fruibile a cittadini e turisti. Il primo a voler vedere il ritrovamento è stato il sindaco Federico Sboarina, con l’assessore ai Lavori pubblici Luca Zanotto, il soprintendente Vincenzo Tinè, Brunella Bruno e Irene Dori rispettivamente archeologa e antropologa della Soprintendenza.

“Questo monumento non finirà mai di stupirci – ha detto il sindaco”.

“In questa fase del cantiere sono in corso i lavori per gli allacciamenti ai quadri elettrici e i passaggi dei sottoservizi – ha spiegato Zanotto-. Da qui la necessità si scavare su più punti, un lavoro che viene fatto con tecniche di precisione e rispettose del monumento e sei suoi materiali. La scoperta è inaspettata quanto bene accolta, rende l’Arena ancora più unica, un monumento davvero ricco di storia che abbiamo il dovere di conservare al meglio”. “È importante attirare l’attenzione di tutti di fronte a tale scoperta – ha aggiunto Tinè-. In archeologia, ritrovare degli scheletri è sempre emozionante, farlo all’interno dell’Arena è qualcosa di unico e davvero eccezionale. Abbiamo già scavato delle sepolture all’interno dell’anfiteatro, ma mai in questa posizione, dentro un arcovolo cieco. Non pensavamo di rinvenire livelli romani conservati in situ, riteniamo che questa sepoltura sia stata inserita in epoca Tardo Antica o Alto Medievale al massimo, tanto che crediamo meriti adeguata valorizzazione”.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Non temere Maria

LUCA 1,26-38
In quel tempo, 26. l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 27. a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Per introdurci al Natale, così vicino, la liturgia della quarta Domenica di Avvento ci offre la meditazione del brano tratto dal Vangelo di Luca, anziché uno del Vangelo di Marco, come sarebbe consuetudine nell’anno B.
L’angelo Gabriele annuncia a Maria di Nazareth che l’Altissimo ha posto il suo sguardo su di lei. Solo il suo “Sì” può consentire la realizzazione del mistero dell’Incarnazione. Maria è il modello dell’attesa e dell’accoglienza, che siamo chiamati a seguire, perché la nostra vita sia irradiazione della presenza di Dio nel mondo. Abbiamo tutti la possibilità di esercitare la libertà di accogliere o di respingere il Salvatore nella nostra storia personale.
Questo brano è in parallelo con quello della nascita del Battista, collocato precedentemente, per cui consideriamo:
• due annunci: nascita di Giovanni Battista e nascita del Figlio di Dio;
• messaggero: angelo Gabriele in entrambi gli episodi;
• luoghi: il tempio, per Zaccaria, in un momento solenne; la casa, per Maria, nella quotidianità;
• tempo: (indicato nella parte omessa del primo versetto) sesto mese dal concepimento di Giovanni Battista;
• destinatari: Zaccaria, scettico; Maria, accogliente nella fede;
• due nascituri: Giovanni, precursore; Gesù, il Salvatore, il Figlio di Dio.
I protagonisti di questo brano sono: l’angelo Gabriele, inviato da Dio; Maria, “sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe”.
Il luogo dell’evento è sconosciuto, piccolo e ignoto. È citato nella Bibbia solo in questo brano: Nazareth (Luca lo chiama “città”). Si trova in una terra ai margini della Palestina, territorio dei lontani e degli impuri, in un villaggio insignificante, in una casa semplice e sconosciuta.
Dio è talmente grande che sceglie un luogo insignificante. Lui, l’Onnipotente, si fa mortale. Lui, il Forte, si fa debole. Lui il Divino, si fa terrestre. “Colui che era Dio svuotò se stesso, diventando uomo” (cf. Filippesi 2,6-7). Lui, il Vicino, si accosta ai lontani, agli emarginati dalla società.
Il primo protagonista dell’episodio è l’angelo Gabriele che, nel libro di Daniele, è presentato come colui che annuncia il tempo della salvezza (cfr. Daniele 8,16-17; 9,21-27); precedentemente aveva annunciato a Zaccaria la nascita di Giovanni (cfr. Luca 1,19; cfr. Tobia 12,15).
Sconosciuta è la destinataria dell’annuncio, una giovane donna, legalmente già sposata con Giuseppe. Secondo l’usanza ebraica doveva intercorrere del tempo prima che gli sposi vivessero insieme. In greco il termine “vergine” indica semplicemente una giovane ragazza. Più avanti, al v. 34, verrà esplicitamente dichiarato che è “vergine”.
Dio opera le sue scelte tra persone che non fanno parlare di sé, che abitano luoghi insignificanti, che vivono in modo semplice e umile. Ciò che attira lo sguardo di predilezione di Dio è l’umiltà e la fede accogliente della sua azione, vera, reale, tangibile attraverso i segni.
28. Entrando da lei, disse: “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te”. 29. A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo.
“Entrando da lei”: l’espressione indica che l’angelo è entrato nella casa di Maria, non in un tempio solenne e prestigioso, ma nella dimora usuale, nella quotidianità. Anche a noi Dio parla attraverso le normali attività del vivere, senza effetti straordinari, nel comune dipanarsi del tempo, nello scorrere ripetitivo e monotono della vita semplice di ogni giorno.
“Rallegrati” (cfr. Sofonia 3,14 e Zaccaria 9,9): l’angelo rivolge a Maria un saluto non convenzionale, un invito alla gioia. È la gioia del Vangelo, del lieto annuncio, che pervade Maria. Anche noi, discepoli del Signore, possiamo essere pieni di gioia e rallegrarci perché il Suo sguardo è su di noi e la sua Presenza rallegra la nostra vita.
“Piena di grazia”: l’angelo non chiama Maria per nome, ma “piena di grazia”. Maria è colmata di grazia da parte di Dio, è beneamata, è “amata per sempre”, così come ognuno di noi, divenuto figlio di Dio nel Battesimo.
“Grazia”: il termine indicava il favore del re (Cantico dei Cantici 8,10; Ester 2,17; 8,5).
“Il Signore è con te!”: l’angelo si rivolge a Maria ricalcando il genere letterario dell’annuncio vocazionale rivolto ai grandi personaggi biblici.
“Fu molto turbata”: Maria riceve un saluto speciale, da un personaggio speciale, in modo molto speciale. Non può che essere turbata, ma, a differenza di Zaccaria, cerca di penetrare il significato di ciò che le sta avvenendo. Ella già vive un rapporto di grande fede e disponibilità a Dio, per cui desidera comprendere ciò che Egli desidera da lei (cfr. Luca 1,34 e 2,19).
30. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”.
“Non temere”: in tutto l’Antico Testamento, quando Dio chiama una persona ad un particolare compito, la rassicura, le dice di non avere paura, perché Egli è il suo sostegno e la sua forza. Maria supera il timore con una illimitata fiducia nel Suo Signore.
“Gesù”: “il Signore salva”. Colui che nascerà è pertanto il Salvatore, il Messia promesso.
Scrive nelle “Orazioni” san Bernardo di Chiaravalle: “Hai sentito [o Maria] che concepirai e partorirai un figlio; hai sentito che ciò avverrà senza concorso di uomo, bensì per opera dello Spirito Santo. L’angelo aspetta la risposta: è ormai tempo che a Dio faccia ritorno colui che egli ha inviato. Anche noi aspettiamo, o Signora, la parola di misericordia, noi cui pesa miserevolmente la sentenza di condanna. Ecco che ti si offre il prezzo della nostra salvezza; se acconsenti, saremo liberati sul momento”.
32. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33. e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.
L’angelo Gabriele ora spiega a Maria tutto ciò che riguarda la nascita di Gesù.
“Figlio dell’Altissimo”: il termine ricorda la promessa che il profeta Natan fa al re Davide, di una discendenza eterna (2 Samuele 7,12-16; Salmo 2,7; 89,27), perché da lui nascerà il Messia.
“Dell’Altissimo”: nell’Antico Testamento l’espressione viene usata per indicare Dio. Colui che nascerà, pertanto, è il Figlio di Dio.
“Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre”: Davide si era stabilito nella sua casa di cedro e sentiva il bisogno di costruirne una anche per il suo Dio, in sostituzione della tenda, in segno di amore e di nobile dedizione al suo Signore. Tuttavia è Dio che costruirà una casa a Davide nel senso che il suo nome durerà per sempre, grazie al fatto che dalla sua discendenza nascerà Gesù, il Cristo. Egli sarà la vera Casa di Dio, il vero Tempio.
“Egli regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe”: all’inizio sembra che il Salvatore regnerà solo su Israele, ma più avanti verrà detto che il suo è un regno universale ed eterno.
Gesù viene presentato con vari titoli per annunciare che in lui si compiono davvero le promesse di Dio.
34. Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”.
Maria riceve un annuncio straordinario, che nessuna donna non ha mai ricevuto e mai riceverà dopo di lei. Si chiede come possa avvenire, dal momento che non è possibile umanamente concepire e rimanere vergine. Anche noi possiamo porre domande a Dio, utilizzando tutta l’intelligenza, ma dobbiamo accettare di non comprendere appieno un disegno che va oltre la nostra capacità di comprensione. Nel rapporto con Dio è necessaria una incrollabile fiducia, nella certezza che Egli è la Verità e che mantiene ciò che promette.
35. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio”.
Nella risposta, l’angelo afferma che Dio è talmente potente da intervenire in modo prodigioso. Utilizza l’immagine dell’“ombra”, che richiama la presenza di Dio (cfr. il racconto di Esodo 33,7-11): dopo la costruzione della tenda del convegno, una nube scendeva sull’arca dell’alleanza (cfr. Esodo 40,45; Numeri 9,18.22). Maria ora sta per diventare la nuova arca dell’alleanza, la nuova dimora dell’Altissimo.
Lo Spirito Santo agisce in Maria come aveva agito nella creazione (cfr. Genesi 1,2; Salmo 104,30) per generare la vita sulla terra. Ora Egli ricopre come ombra Maria, con la sua Presenza. È lo stesso Spirito che dovrà investire il Messia, secondo Isaia 11,1-6. Maria diventa il “luogo” in cui Dio raggiunge l’uomo, generando suo Figlio quale “Figlio nato da donna” (cfr. Galati 4,4).
“Sarà Santo”: la santità consiste nella totale appartenenza a Dio. Il termine indica la divinità di Gesù.
“Figlio di Dio”: non solo Gesù è il Messia, ma ha un rapporto del tutto particolare con Dio, essendo il Figlio. È dichiarata ancora una volta la divinità di Gesù.
36. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37. nulla è impossibile a Dio”.
In tutti gli annunci speciali dell’Antico Testamento viene dato un segno perché l’eletto abbia conferma della sua missione. Maria viene confermata con l’annuncio della nascita di Giovanni Battista da Elisabetta, sua parente.
“Nulla è impossibile a Dio”: Dio interviene in modo sorprendente e prodigioso, manifestando la sua Onnipotenza. Solo Dio poteva darci un Uomo che non è frutto della volontà umana o generato da una coppia.
Gesù è un dono che solo Dio poteva darci. Questo evento inaudito e impossibile per noi esseri umani, è avvenuto perché “tutto è possibile a Dio”.
38. Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.
“Serva del Signore”: come per tutti i personaggi biblici dell’Antico Testamento, è un titolo di gloria essere servo del Signore (cfr. Rut 3,9; 1 Samuele 25,41). La serva del re è la prima dopo il re, la persona di fiducia. Quindi Maria ha la dignità di colei che collabora all’azione creatrice di Dio.
“Avvenga per me secondo la tua parola”: Maria accetta con umiltà, fede e amore il suo essere scelta da Dio con predilezione particolare per portare a compimento il disegno di salvezza di Dio. Conoscendo la Bibbia, sa che ogni eletto va incontro ad una vita difficile e aperta alla fatica. Obbedisce nella fede, diventando modello per noi, discepoli del Signore, chiamati ogni giorno a lottare per scegliere la realizzazione del progetto di Dio, anziché il nostro.
Chiediamo a Dio di seguire l’esempio di Maria, perché anche noi possiamo accogliere il Cristo Salvatore con gioia grande, per donarlo al mondo. Rispondiamo al dono di amore che Dio concede a
ciascuno di noi con un “amen”, un sì disponibile, sull’esempio di Maria. Ella si consegna senza riserve a Dio che riconosce essere il Tutto per la sua vita.
Siamo chiamati a rimanere fedeli alle promesse fatte anche quando la prova tenta di spegnere il fuoco vibrante di amore che ha incendiato il nostro cuore, almeno per un momento nella vita. Siamo chiamati ad accogliere il Figlio di Dio. Ciò che è avvenuto duemila anni fa continua ad avvenire, perché il tempo è inserito nell’eternità di Dio, nel continuo “oggi”.
La nostra persona può diventare la casa in cui Gesù viene ad abitare, la Betlemme di Giudea, la dimora del Figlio dell’Altissimo. Contempliamo la grandezza e l’umile piccolezza della Sua Presenza in noi e in coloro che ci vivono accanto.
Accogliamo l’”Emmanuele” che desidera adagiarsi sulla povera paglia del nostro cuore. Diveniamo sua mangiatoia, pronti a lasciarci coinvolgere dal suo disegno d’amore, nell’umile dipanarsi del nostro quotidiano, abitato da Dio.
“Nulla è impossibile a Dio”! Egli può trasformarci in gioiosi annunciatori della salvezza, Egli può fare di noi la Sua dimora. Apriamoci a Lui, come Maria, senza timore, con illimitata fiducia.

Suor Emanuela Biasiolo

L’opera Pagliacci al Teatro Carlo Felice rimandata a data da destinarsi

Alla luce del DPCM del 24 ottobre 2020, art. 1, comma 9, lettera m, concernente “la sospensione degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto”, e dei successivi DPCM del 3 novembre e del 3 dicembre 2020, il Teatro Carlo Felice di Genova rinvia a data da destinarsi la messa in scena dell’opera Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, prevista in cartellone dal 22 dicembre 2020 al 3 gennaio 2021, e annulla il Concerto sinfonico del 1 gennaio 2021.

Per ulteriori informazioni scrivere a: voucher.biglietteria@carlofelice.it

Massimo Pastorelli

Ancona nella shortlist delle città candidate a Capitale Italiana della Cultura 2022

Ancona è tra le dieci città finaliste per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2022.

Delle 28 città che si sono proposte per ottenere l’ambito riconoscimento, la Giuria incaricata dal MiBACT ha decretato la rosa dei 10 progetti di candidatura migliori: Ancona; Bari; Cerveteri (Roma); L’Aquila; Pieve di Soligo (Treviso); Procida (Napoli); Taranto; Trapani; Verbania; Volterra (Pisa).

Una di queste città, entro il 18 gennaio 2021, si vedrà attribuire il titolo.

L’articolato progetto che ha portato Ancona a distinguersi tra le finaliste ha come tema La cultura Tra l’Altro.

Il gruppo di lavoro che ha partecipato al Dossier di Candidatura è composto da chi negli ultimi anni ha contribuito a tracciare i percorsi culturali della città: aziende, enti, associazioni pubbliche e private, istituzioni del territorio che, assieme a un team di giovani, hanno sviluppato 84 progetti originali, cui si aggiungono iniziative di artisti e pensatori della cultura nazionale che hanno deciso di scommettere sulla città dorica. Un percorso di collaborazione corale e sinergico con l’intento di avviare un progetto per il territorio, nel quale la cultura ha un ruolo da protagonista nella metamorfosi della città e delle zone limitrofe. La candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2022 significa, per Ancona, la costruzione di una grande rete partecipata, pubblica e privata, destinata a crescere nel tempo e che affida alla leva culturale le grandi trasformazioni sociali, economiche ed urbanistiche in atto.

Il gruppo ha individuato nell’incontro, nel rapporto con l’Altro, il tema della candidatura.

«Essere finaliste è un onore e una responsabilità, nei confronti soprattutto del territorio regionale» dichiara Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona «Vogliamo essere al servizio di tutta la comunità, come è giusto che sia. Tre cose sono certe: il fatto che la nostra corsa è una corsa di tutto il territorio; il fatto che abbiamo lavorato con concretezza, senza fare il passo più lungo della gamba, e siamo pronti a realizzare tutto quello che abbiamo scritto nel dossier; e infine, il fatto che il lavoro svolto sino ad oggi per la candidatura ha accelerato tante dinamiche e tanti processi culturali da fornire un grande slancio per il domani, comunque vada».

«Per candidarci abbiamo scelto il tema dell’Altro» commenta Paolo Marasca, assessore alla cultura del comune di Ancona «Un tema che è fondamentale per la cultura di ogni tempo, ed è vitale per una città come Ancona, nata, cresciuta e quasi distrutta per mano dell’Altro. Un tema, anche, che oggi assume una valenza ulteriore, e con il quale ci mettiamo a disposizione del Paese per trovare risposte nell’universo complesso delle relazioni, dei legami, degli incontri, ma anche della diffidenza e della distanza. La città ha partecipato con grande impegno e creatività, sviluppando progetti unici e originali, generativi. Sappiamo quanto ve ne sia bisogno».

Il processo partecipato della candidatura di Ancona prende il via dalla consapevolezza che oggi più che mai la cultura ha un ruolo sociale: l’identità, l’inclusione, l’uguaglianza, la coesione sociale, la difficoltà insita in ogni forma di relazione sono i temi delle arti e del pensiero contemporaneo e la cultura è la membrana attraverso cui i cambiamenti, gli avvenimenti e le risposte fornite dalla tecnica sono filtrati e guadagnano così un senso, per migliorare l’individuo e la collettività. Il tema dell’Altro è il sistema di legami, relazioni, conflitti, traumi che si compiono tra uomo e uomo, tra uomo e pianeta, tra uomo e tecnica.

Ad Ancona, città di mare, ciò è quanto mai evidente: partenza e approdo, scambio e mercato, viaggio ed esplorazione sono nel DNA di Ancona, che è profondamente segnata, in positivo e in negativo, dal rapporto con le altre genti. La città sorge sul mare, su un promontorio a forma di gomito: da qui viene il suo nome, attribuitole dai Greci di Siracusa, che la fondarono nel 387 a.C. Il promontorio protegge naturalmente il più ampio porto naturale dell’Adriatico centrale, segnando il destino della città: sede di un grande porto romano; rivale di Venezia e Ragusa in Adriatico; Repubblica marinara, assediata, controllata da imperatori, papi, eserciti e mercanti; roccaforte militare dopo il Risorgimento; focolaio anarchico; repubblica indipendente.

Ma l’incontro con l’Altro è stato anche, più volte, ingovernabile: nei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, nel disastroso terremoto del 1972 e nella frana del 1982.

Il tema dell’Altro è declinato in tre grandi sezioni nel Dossier: Altro come Incontro, Altro come Trauma, Altro come Cura.

L’Altro come Incontro racchiude progetti che mettono al centro la relazione e la scoperta dell’altro nell’esistenza individuale e collettiva: mostre, occasioni sociali, concerti, spettacoli con grande interazione con il pubblico, pensati da grandi personaggi della cultura italiana, tra i quali Marco Baliani, Manuel Agnelli e Mauro Ermanno Giovanardi.

L’Altro come Trauma riflette sulle cicatrici, i conflitti, le complessità, le intrusioni che, sempre, derivano dall’incontro con l’Altro. Trauma è conflitto, ma anche gestione del conflitto, confronto che permette a una comunità di crescere, nella coscienza della differenza: tra i pensatori che porteranno i loro contributi, il filosofo Federico Leoni.

L’Altro come Cura comprende i progetti animati da un forte spirito sociale, che si impegnano per la riqualificazione di spazi e che cercano di ricucire un tessuto sociale sfibrato, animati da personalità come lo psicoanalista Massimo Recalcati. Prendersi cura – dell’Altro, della comunità, della propria città, del Pianeta – è ciò che determina una civiltà.

Ancona si immagina Capitale della Cultura progettando non solo una città, ma un sistema culturale nuovo. Questo impianto progettuale si lega al Piano strategico pluriennale, ideato nel 2013 per aiutare la città a uscire dalla crisi, attualizzato per monitorare la sostenibilità in modo coerente con l’Agenda ONU 2030, e articolato attorno a tre punti focali: Città-Mare, che valorizza la sua posizione nell’Adriatico e l’elemento naturale che le è proprio; Città-Mole perché ad Ancona si trova uno dei più affascinanti complessi monumentali del Paese, la Mole Vanvitelliana, dell’architetto Vanvitelli; Città-Capoluogo, per rivendicare un ruolo centrale nel territorio.

La crisi del 2020 colpisce, dunque, un’Ancona in trasformazione, impegnata in un cambiamento a livello sociale, economico e urbanistico, che affida alla cultura la costruzione di significati nuovi nel tessuto sociale.

Una Capitale di cultura deve interrogarsi sui tre grandi temi emersi con la pandemia: il ruolo della Città oggi, in un’epoca di radicale trasformazione delle relazioni sociali e personali; il ruolo del Corpo e dell’incontro tra corpi, oltre la mera prospettiva tecnico-scientifica; il ruolo della Cultura. Per rispondere a questi interrogativi, Ancona ospita già dal 2021 un processo di formazione biennale a Palazzo Camerata, nel cuore del centro storico: enti di formazione, festival, soggetti scientifici e culturali danno vita ad un centro estemporaneo di formazione per giovani, con incontri, workshop, percorsi didattici e laboratoriali di filosofia, scienza, tecnologia digitale, scienze sociali, arte, per dare un senso e un’intensità al percorso di candidatura e alle iniziative in programma per il 2022.

E, assieme alle persone, anche la città prosegue il suo cammino di preparazione, con importanti interventi di rigenerazione urbana: si concluderà il restauro della Mole Vanvitelliana, con l’apertura di una nuova ala di 6.000 mq, che porta il complesso monumentale a raggiungere i 22.000 mq totali.

Anche lo spazio esterno della settecentesca Mole si trasforma, per l’anno della cultura: i vecchi binari in disuso saranno coperti dal prato e da allestimenti e il mare e le barche ormeggiate nello specchio d’acqua che circonda il monumento diverranno scene per attività ed eventi e per la comunità. Si riallaccia così il legame tra Ancona e il Porto Antico, che diventerà la grande arena per spettacoli all’aperto. La linea della costa torna ad essere unita, in un paesaggio che parla di arte, di archeologia, di lavoro, di scambio e confine: una realtà unica, pedonale e ciclabile, collegata attraverso mezzi pubblici sostenibili, protesa nel mare eppure allacciata senza soluzione di continuità al centro cittadino.

Accanto a questo grande centro di cultura lungo il mare, si lavora in parallelo per rivitalizzare, attraverso la cultura, le periferie: le istituzioni, i festival, le associazioni e i grandi progetti urbanistici ricostruiscono le identità e gli spazi di incontro, riconnettendo le periferie al centro città.

E ancora: il progetto di Ancona si estende oltre i suoi confini. Sono stati rafforzati legami virtuosi e sviluppate idee con altre città marchigiane, a sostegno della candidatura del capoluogo: Loreto con la Santa Casa; Macerata, città del celebre Sferisterio; Recanati, città di Leopardi; Senigallia; Camerano e anche Fano, candidata anch’essa a Capitale della Cultura e pronta ora a lavorare con Ancona per il territorio marchigiano.

Delos (anche per le fotografie)

Il Concerto di Natale con la Big Band

Anche il Natale 2020 avrà il suo tradizionale concerto. Senza pubblico dal vivo, ma in streaming e quindi accessibile a tutti. Oggi, mercoledì 23 dicembre, alle 21, dal Teatro Camploy, la Big Band Ritmo Sinfonica Città di Verona si cimenterà con le più famose canzoni della tradizione leggera americana del secolo scorso. L’evento, voluto dal Comune di Verona e diretto dal maestro Marco Pasetto, sarà trasmesso sul canale Youtube della Big-Band e sulla pagina facebook dell’Altro Teatro. Il video integrale verrà poi pubblicato anche sul sito del Comune di Verona.

In un periodo come questo – sottolinea l’assessore alla Cultura Francesca Briani – non abbiamo voluto rinunciare agli auguri in musica che da anni caratterizzano la programmazione natalizia offerta alla nostra comunità. Certo, come tutti ci siamo dovuti adeguare ai tempi della pandemia e gli spettatori invece che sulle poltroncine del Camploy saranno seduti sui divani di casa, ma questo non cambierà il calore che i brani, scelti dalla Big-Band per celebrare le feste, sapranno infondere in tutti noi”.

Tra le canzoni in scaletta, All the Things You Are, My Favorite Things, Blue Moon, My Funny Valentine, tratte da celebri musical scritti da autori e compositori come Irving Berlin, George Gershwin, Cole Porter, Jerome Kern, Richard Rodgers e William Hurt. Sono brani diventati nel tempo dei classici del jazz, cantati e suonati dai più grandi interpreti della musica afroamericana. Il concerto si concluderà con White Christmas, scritto da Berlin e diventato uno dei più popolari temi natalizi.

La serata si inserisce nella rassegna ‘La Città del Jazz’, giunta alla sesta edizione.

Roberto Bolis

Rinnovato il Castello di Montorio

Escavatori, plinti e tubolari d’acciaio, le mura del Castello di Montorio si preparano ad essere messe in sicurezza. Pronte, non appena possibile, ad accogliere associazioni, feste e manifestazioni, ma soprattutto a far rivivere il cortile. La Giunta comunale ha approvato il progetto definitivo per rendere totalmente fruibile l’area esterna del Castello, salvaguardandone i reperti archeologici ed evitando eventuali cadute. Lungo le mura verranno realizzati dei parapetti in ferro, con una particolare attenzione al limitare nord-ovest. Verrà inoltre ripristinata la copertura del Mastio, la torre scoperchiata dal nubifragio dello scorso 23 agosto. L’intervento, del valore di 100 mila euro, inizierà con l’anno nuovo, dopo l’approvazione dell’esecutivo e la gara lavori. È dal 2012 che il Castello di Montorio non viene interessato da alcuna manutenzione.

Il nuovo parapetto sarà costituito da piantoni speciali in lamiera tagliata e saldata, bordati con doppia cornice e corrimano superiore in acciaio. Tutti adeguatamente verniciati in colore corten in modo da armonizzarsi con il contesto ambientale. Per la posa in opera del parapetto verranno realizzati singoli plinti di fondazione. Essendo l’area sottoposta a vincolo archeologico, le operazioni di scavo saranno condotte da un archeologo. Il disegno del parapetto riproporrà la forma di quelli già realizzati lungo la cinta muraria della città, ad esempio al Bastione delle Maddalene, ai giardini Lombroso e alla rondella di San Zeno in Monte.
La copertura del Mastio, invece, sarà fatta con lamine di piombo ancorate alla sottostante cappa preventivamente dotata di elementi lignei, seguendo l’andamento irregolare sia delle murature che della volta. Gocciolatoi sagomati verranno realizzati lungo il perimetro sommitale, in modo da garantire un sufficiente allontanamento delle acque meteoriche al fine di evitare dilavamenti delle superfici.

Il Castello di Montorio rappresenta una testimonianza ‘documentale’ di straordinaria eccezionalità, sia per le caratteristiche costruttive, che per l’importanza archeologica dei manufatti e del contesto paesaggistico. Le imponenti rovine del XII secolo, integrate in età scaligera e poi inglobate nelle difese esterne ottocentesche, si presentano come una struttura ricchissima di tracce stratigrafiche di epoche diverse. Inoltre, è un luogo importante dal punto di vista turistico e culturale, sede di manifestazioni, eventi e iniziative soprattutto estive di richiamo per centinaia di persone.

In passato erano stati effettuati degli interventi di consolidamento. Nel 2004 il restauro delle torri e delle creste sommitali di una parte di mura. Negli anni 2005-2008 il completamento del risanamento del complesso. Nel 2009 erano state ultimate le operazioni relative ad un primo stralcio progettuale, riguardante il restauro e la rifunzionalizzazione della polveriera di epoca austriaca, nonché di un tratto di cinta muraria e di una torre, lavori conclusi nel 2012.

Con questo intervento mettiamo in sicurezza e quindi restituiamo ai veronesi uno degli spazi più amati e vissuti, soprattutto durante l’estate quando il Castello di Montorio si anima di concerti, iniziative e manifestazioni – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Luca Zanotto -. In vista di tornare presto ad una normalità, creeremo dei parapetti lungo tutte le mura, valorizzandone i reperti archeologici, e sistemeremo la copertura del Mastio in modo da essere pronti per la riapertura. Un’opportunità per valorizzare un altro tassello delle nostre fortificazioni e per individuare un’unica tipologia di parapetto che potrebbe caratterizzare e accomunare tutti i nostri antichi sistemi difensivi, siano essi forti, cinta magistrali o porte. Visto il momento che stiamo vivendo, non vediamo l’ora di poter dare il via ai lavori e tornare a rivivere questo spazio urbano tutti insieme”.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Parma Capitale Italiana della Cultura: visite virtuali alle mostre di Parma2020+21

Parma, 12/12/2020: Palazzo Tarasconi. Ligabue / Sgarbi

Con la Parma Card al prezzo lancio di 5 Euro sarà possibile visitare le mostre di Parma 2020+21 in un’esperienza immersiva accompagnati da guide d’eccezione. Il periodo complesso che stiamo vivendo dall’inizio di quest’anno non ha fermato il motore di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 e, nonostante musei, siti storici, archivi, teatri e tutte le altre sedi non possano accogliere pubblico e visitatori, le grandi mostre di Parma apriranno le loro porte virtualmente sul portale parma2020.it e sull’App di Parma 2020+21, ai possessori di Parma Card tramite l’iniziativa Cultura Aperta.

Grazie a una tecnologia immersiva 360° all’avanguardia, sarà possibile muoversi nelle prestigiose sale dei luoghi della cultura parmigiani accompagnati dalla presentazione di guide d’eccezione, come Arturo Carlo Quintavalle, Leonardo Sangiorgi, Stefano Roffi, Vittorio Sgarbi, che racconteranno le storie e i segreti delle opere esposte durante il primo anno di Capitale Italiana della Cultura.

Per lanciare a livello nazionale e rendere il più possibile fruibile questa innovazione, dal mese di dicembre e fino al 28 febbraio 2021, la Parma Card sarà messa in vendita al prezzo simbolico di 5,00 Euro.

I possessori di Parma Card, infatti, oltre a godere, durante l’anno 2021, di tutti i vantaggi legati agli accessi scontati nei luoghi della cultura, alle offerte esclusive negli esercizi commerciali convenzionati e al trasporto pubblico gratuito, potranno accedere sulla piattaforma di Parma 2020+21 (sito e App) alle visite immersive 360° delle principali mostre previste nel cartellone 2020.

«Le nuove tecnologie sono una straordinaria occasione di valorizzazione e conoscenza del nostro patrimonio e delle nostre attività culturali. Mai avremmo desiderato né pensato di dovervi ricorrere perché impossibilitati a vistare una mostra o un museo, ma oggi è nostro dovere consentire al pubblico di continuare ad aver accesso ai luoghi della cultura nonostante la pandemia. I tour virtuali delle splendide mostre di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 rappresentano il giusto incontro tra il potenziale tecnologico, che ci immerge negli spazi e tra gli oggetti esposti, e l’irriducibile desiderio di tornare ad osservare in presenza ciò che in questi mesi ci è stato così dolorosamente sottratto» dichiara l’Assessore Michele Guerra.

«Con l’iniziativa Cultura Aperta, Parma Capitale Italiana della Cultura riapre al pubblico i cancelli virtuali dei suoi grandi eventi riportandosi in una posizione di assoluta avanguardia nel panorama dell’offerta culturale in tempo di lockdown. Nessuna altra realtà, italiana o internazionale, è infatti oggi in grado di offrire la possibilità di fruire di un così vasto pacchetto di esperienze in realtà immersiva a 360°. In Italia e in Europa solo Brera – con il video multimediale sullo Sposalizio della Vergine di Raffaello – e la National Gallery di Londra – con il video su Artemisia Gentileschi – hanno offerto contenuti simili a questa iniziativa che il Comitato per Parma 2020, sostenuto dai suoi sponsor, è riuscito a realizzare. Anche in tempi di totale shutdown dell’offerta culturale, Parma si riconferma come “il luogo in cui essere”, anche solo virtualmente» commenta Ezio Zani, Direttore del Comitato per Parma 2020.

«Con la nostra piattaforma, che TIM ha messo disposizione di Parma 2020, come già con Expo Milano nel 2015, siamo in grado di garantire – in tempi complessi come quelli che stiamo vivendo – un’innovativa esperienza di visita ai luoghi d’interesse, alle mostre e agli eventi di Parma e della sua provincia, a chiunque e dovunque, da Tokio a Barletta» spiega Francesco Meneghetti, CEO di Fabbrica Digitale che ha sviluppato per TIM la piattaforma di Parma 2020+21.

Grazie alla piattaforma digitale di cui Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 si è dotata per meglio supportare gli utenti nella visitors experience del patrimonio culturale, nella ricerca delle informazioni di eventi e luoghi d’interesse della provincia parmense, sarà offerta l’occasione, prima del viaggio, di immergersi nella città, nei suoi musei e nelle mostre, grazie a tour virtuali 360° disponibili sull’applicazione mobile e sul sito ufficiale tramite l’accesso dedicato alla sezione tematica Cultura Aperta che ospiterà le mostre immersive, oppure attraverso il Virtual Tour interattivo dei luoghi della cultura presente sul sito ufficiale (www.parma2020.it/virtualtour).

Per gli utenti registrati alla piattaforma e i possessori di una qualsiasi delle Parma Card, sarà possibile, sia da app che da web, accedere a esclusivi contenuti virtuali e vivere un’esperienza unica, immersiva ed esclusiva alla scoperta del patrimonio culturale di Parma e di alcune delle più importanti esposizioni realizzate nell’anno 2020.

Le prime mostre virtuali saranno disponibili dal 22 dicembre 2020, ma l’elenco sarà progressivamente aggiornato fino ad arrivare a oltre dieci mostre virtuali entro gennaio 2021.

1. Hospitale – Il futuro della memoria

La più grande installazione di Parma 2020, scaturita dall”immaginario di Studio Azzurro e raccontata dalle parole del curatore Leonardo Sangiorgi.

Il tour virtuale dell’Ospedale Vecchio permette di muoversi all’interno di una vera e propria installazione che racconta, attraverso un percorso animato dalle nuove tecnologie, la storia dell’Hospitale nato dalle acque – i suoi canali, i mulini, le alluvioni – per accogliere i malati, poveri, orfani, famiglie in difficoltà, pellegrini che transitavano per la via Emilia e la via Francigena.

2. L’ultimo Romantico. Luigi Magnani il signore della Villa dei Capolavori

Stefano Roffi, critico d’arte e direttore della Fondazione Magnani Rocca, accompagna i visitatori attraverso la mostra omaggio a Luigi Magnani, musicologo-collezionista che amò e promosse con determinazione il dialogo tra pittura, musica e letteratura.

La visita immersiva permetterà di scoprire una ricca esposizione di opere che indaga i rapporti più sottili e segreti tra le espressioni artistiche, ne riconosce l’unità fondamentale e riflette sui numerosi possibili interscambi, trasferendo la pittura nel tempo e la musica nello spazio. Oltre cento magnifiche opere che raccontano l’amore congiunto di Magnani per la pittura, la musica, la letteratura, attraverso i suoi interessi e le grandi personalità di ogni tempo che frequentò o alle quali si appassionò.

3. Antelami a Parma: il lavoro dell’uomo, il tempo della terra

Il racconto dello storico e critico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle accompagna i visitatori a toccare quasi con mano le statue dei Mesi e delle Stagioni di Benedetto Antelami.

Una conversazione a tu per tu tra due grandi maestri per osservare da vicino e comprendere le opere che nell’anno di Parma Capitale hanno lasciato la loro storica collocazione sul loggiato interno del Battistero per mostrarsi ai visitatori, vicine come mai prima. Il Ciclo dei Mesi e delle Stagioni racchiude un potente messaggio attraverso il loro valore simbolico-religioso e racconta di un’epoca di pieno equilibrio tra uomo e ambiente, tra natura e cultura.

4. Ligabue e Vitaloni. Dare voce alla natura

Un viaggio immersivo nella poetica di Ligabue attraverso un confronto tra la sua pittura e le sculture di Vitaloni, una mostra che indaga la parte animale e istintuale dell’essere umano.

Vittorio Sgarbi accompagna i visitatori attraverso le maestose sale sotterranee di Palazzo Tarasconi per indagare la particolare empatia verso il mondo animale che accomuna Antonio Ligabue e Michele Vitaloni, i quali, narrandone le meraviglie, indagano la natura dell’uomo.

Delos (anche per la fotografia)

La storia e i segreti di piazza Ariostea di Ferrara online

Piazza Ariostea agli inizi del ‘900, cartolina

Ripercorrono la storia di piazza Ariostea, con curiosità, notizie inedite e tanti richiami cinematografici, i dieci filmati online sul canale youtube del Comune di Ferrara. A parlare sono gli storici, esperti e amministratori ferraresi che nei mesi scorsi avrebbero dovuto partecipare a una giornata di alti studi interamente dedicata proprio a piazza Ariostea, ideata dal Comune di Ferrara (con il proprio ufficio Ricerche Storiche) e dall’associazione De Humanitate Sanctae Annae, poi annullata a causa dell’emergenza sanitaria. Tutti gli interventi in programma per quell’occasione, sono ora visibili, grazie alla disponibilità professionale di Carlo Magri, sulla pagina https://www.youtube.com/user/comuneferrara, nella playlist dedicata alla giornata di studi (https://bit.ly/PiazzaAriosteaPL).

Piazza Ariostea oggi

Ad aprire gli interventi è l’assessore ai Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune di Ferrara Andrea Maggi con una introduzione sul tema “Piazza Ariostea: storia, restauri e lavori pubblici”. L’assessore definisce la piazza come il luogo del cuore per tanti ferraresi, legato ai tanti ricordi che ciascuno si porta dentro, uno spazio rinascimentale che il Comune ha recentemente riqualificato, guardando anche al suo valore storico e urbanistico. I vari aspetti legati alla piazza sono poi sviluppati dai vari relatori, tra cui illustri docenti, tecnici ed esperti come Francesco Scafuri (responsabile Ricerche Storiche presso il Servizio Beni Monumentali del Comune), autore di un intervento sulle vicende storiche che hanno caratterizzato la piazza dalla fine del Quattrocento ai giorni nostri. L’architetto Benedetta Caglioti, progettista e direttrice dei lavori di restauro della colonna e della statua dell’Ariosto, si sofferma invece sulle fasi che hanno portato al recupero dell’intero monumento. A seguire, il dirigente del Settore Opere Pubbliche del Comune Luca Capozzi illustra alcuni aspetti significativi del progetto “Ducato Estense”, che ha consentito la realizzazione di diverse opere di riqualificazione e restauro, tra le quali quelle di Piazza Ariostea, i cui complessi lavori, promossi dal Comune e ultimati nel febbraio scorso, sono analizzati dall’architetto Angela Ghiglione. Le conclusioni di questa prima sessione sono affidate al professor Alessandro Ippoliti, che mette in relazione gli interventi di restauro e valorizzazione del sito con lo straordinario contesto urbano. Arricchiscono gli interventi tante suggestive immagini, oltre a curiosità, notizie poco conosciute o inedite.

Nell’introduzione alla seconda sessione, l’assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Marco Gulinelli, grande appassionato di cinema, parla del ruolo di Piazza Ariostea nel mondo delle immagini come set cinematografico all’aperto, che Carlo Magri ha saputo abilmente sintetizzare grazie alle due proiezioni che vengono presentate nell’ambito di questa iniziativa, ulteriore testimonianza dell’impegno dell’Amministrazione nel campo della valorizzazione di Ferrara come città del cinema. Il presidente di De Humanitate Santae Annae OdV Riccardo Modestino ricorda, poi, i numerosi eventi realizzati negli ultimi anni dal Comune e dall’associazione culturale sulla storia e la cinematografia legate alla città, come quelli su Corso Ercole I d’Este e sul Castello Estense, con uno sguardo alla pittura metafisica di Giorgio de Chirico, legata anche alla nostra piazza.

Seguono, in conclusione, i due filmati di Carlo Magri, della lunghezza di venti minuti ciascuno, con i quali viene delineato un itinerario per una valorizzazione cineturistica del luogo: il primo video propone la piazza nei documentari e nelle cronache televisive, mentre il secondo la vede scenario ideale nella cinematografia e nei grandi film. Il pubblico potrà assistere così alla visione di piccoli brani, tratti da numerose opere cinematografiche, pazientemente selezionate, tagliate e rimontate da Magri per le parti girate in piazza Ariostea, il quale, grazie al suo vasto archivio audiovisivo, ha realizzato proiezioni particolarmente ricche di citazioni: non solo da opere di grandi registi che hanno fatto la storia del cinema italiano, ma anche da singolari documentari su Ferrara ed altre sequenze, tra cui due rarissimi commenti filmati che vedono come protagonisti Giorgio de Chirico e Folco Quilici.


Alessandro Zangara
(anche per le fotografie)

“Tutte quelle cose” a Milano

Red Lab Gallery, laboratorio di sperimentazione nato nel 2018 e pensato per promuovere la cultura delle immagini stimolando il pubblico a interagire, presenta dal 16 dicembre 2020 per due mesi sino al 16 febbraio 2021 il nuovo progetto “Tutte quelle cose”, dialogo di visione e ascolto in quattro puntate tra le fotografe Giovanna Gammarota (Milano) e Francesca Loprieno (Parigi) a cura di Lucia Pezzulla.

Per due mesi, ogni due settimane, sul sito www.redlabgallery.com, sulle pagine social (Instagram, Facebook) e sul canale Youtube della galleria verrà presentato un video in cui le autrici si affidano l’una all’altra nella reciproca lettura di intime riflessioni sulla ricerca fotografica, coadiuvate dalle immagini di alcuni dei loro lavori.

Obiettivo del progetto è quello di entrare in relazione con l’osservatore/ascoltatore, prima invitandolo all’ascolto e alla visione, e poi ad interagire a sua volta con Francesca e Giovanna postando una lettera o un semplice commento, una fotografia o un video.

Il percorso delle due autrici, che a cuore aperto mettono a confronto due distinti sistemi di pensiero sulla forza del linguaggio fotografico, parte da lontano e prende avvio da un affascinante “carteggio” privato sulla fotografia, che oggi Giovanna e Francesca hanno voluto trasformare in una opportunità di dialogo e confronto aperta a tutti.

In un momento storico complicato per la cultura, “Tutte quelle cose” rappresenta una proposta trasversale e innovativa: di fronte a una pandemia che ci ha costretto a riscrivere le nostre esistenze, le parole e le fotografie di Giovanna Gammarota e Francesca Loprieno riportano lo sguardo all’essenza della visione, non solo fotografica ma della vita stessa, quasi a volerla sottrarre ad una contemporaneità accelerante e famelica.

Tutte quelle cose” è un progetto in itinere, un viaggio diverso attraverso la fotografia, viatico privilegiato per provare a costruire nuove mappe mentali e nuove ipotesi di percorso, nel tentativo di aiutarci a comprendere meglio la nostra stessa esistenza.

De Angelis (anche per la fotografia)

Da oggi, 13 dicembre, ad OperaInCanto “L’opera delle filastrocche”

Non si ferma la stagione 2020 di OperaInCanto, il festival umbro giunto alla sua trentaduesima edizione. Tantissimi i problemi affrontati in questi mesi, ma i due spettacoli in cartellone, inizialmente programmati per novembre, andranno comunque in scena e saranno diffusi in streaming gratuito nei canali social e youtube dell’Associazione In Canto. Una scelta non facile, che l’Associazione ha operato assumendosi le responsabilità imposte da questa difficile situazione, ma anche tenendo fede a una missione che da oltre trenta anni svolge nel territorio, producendo concerti e spettacoli di teatro musicale.
I due titoli prescelti assumono quindi un significato ulteriore, il primo essendo rivolto al pubblico dei più piccoli, il secondo incentrato sul potere terapeutico della musica.

Si inizia celebrando il centenario di Gianni Rodari, con L’opera delle filastrocche, del 1983, con testo e musica di Virgilio Savona, musicista poliedrico attivo su diversi fronti oltre a quello, notissimo, del Quartetto Cetra. L’allestimento, curato da Graziano Sirci con i contributi video di Cristina Ducci, ambienta lo spettacolo in una classe, in cui i due bambini protagonisti e i loro compagni seguono una lezione proprio su Rodari. Un’opera leggera e divertente che sottolinea l’importanza del lavoro che quotidianamente si svolge nelle aule scolastiche. L’opera delle filastrocche, inserita nel calendario ufficiale delle celebrazioni per il centenario di Gianni Rodari, sarà cantata da Lucia Filaci e Adriano Meliffi. Il ruolo della maestra è affidato all’attrice Elisa Gabrielli. Con loro il Gruppo vocale e strumentale In Canto per la direzione di Lorenzo Rosati.

L’opera, registrata al Teatro Secci di Terni l’8 dicembre, sarà visibile nei canali Facebook, YouTube e nel sito dell’Associazione In Canto, a partire da domenica 13 dicembre alle ore 17,30. Dopo la “prima”, L’opera delle filastrocche resterà on-line a disposizione per un intero mese. In occasione della prima e in altre tre date (mercoledì 16 dicembre, lunedì 21 dicembre, martedì 12 gennaio, tutte alle 11) sarà a disposizione negli stessi canali una chatbox per chi volesse porre domande ai protagonisti dello spettacolo.

Debutta” invece il 15 gennaio alle ore 21 (e sarà disponibile sempre in streaming fino al 22 gennaio) “The man who mistook his wife for a hat” (L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello), opera che Michael Nyman, compositore tra i massimi dei nostri giorni, noto anche al grande pubblico per la collaborazione ai film di Peter Greenaway e per la fortunata colonna sonora del film “Lezioni di piano”, ha tratto nel 1986 dall’omonimo best-seller mondiale di Oliver Sacks (edito in Italia da Adelphi). Il titolo associa, quindi, la musica di uno dei più significativi compositori di oggi (l’inglese Nyman, classe 1944, è considerato uno dei padri della musica minimalista) e il testo del più celebre dei neurologi, al centro del quale c’è la curiosa vicenda del Dr.P, affetto da “agnosia visiva”, per il quale la musica rappresenta l’unica possibile via di salvezza. L’opera sarà registrata il 30 dicembre sempre al Teatro Secci di Terni. I ruoli principali sono affidati a Elisa Cenni, Federico Benetti e Roberto Jachini-Virgili. L’Ensemble In Canto sarà diretto da Fabio Maestri. La regia e l’impianto scenico sono di Carlo Fiorini.

Entrambe le opere vengono rappresentate per la prima volta in Umbria.

La Stagione 2020 di OperaInCanto è realizzata con il sostegno della Fondazione Carit e della Regione dell’Umbria, con il patrocinio del Comune di Terni, in collaborazione con l’Associazione 50&più della Provincia di Terni, Rodari100, IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, festival di Nuova Consonanza, Roma Tre.

www.operaincanto.com / FB Associazione InCanto / youtube OperaInCanto Terni

Mauro Mariani (anche per la fotografia)