Fino al prossimo 29 settembre, è aperta presso il Museo Diocesano Tridentino la mostra Arte e persuasione. La strategia delle immagini dopo il concilio di Trento. Per la prima volta una mostra focalizza l’attenzione sugli esiti che le decisioni assunte dal concilio di Trento in materia di immagini sacre ebbero nella produzione artistica di uno specifico contesto territoriale, quello del principato vescovile di Trento, dove fu attuata una ben precisa politica di disciplinamento culturale e sociale attraverso la strategia delle immagini. Un dato che emerge con evidenza in questo territorio di frontiera, posto a stretto contatto con le aree della Riforma protestante, diversamente da diocesi geograficamente e culturalmente più lontane. E’ in una delle ultime sessioni dell’assise tridentina, la XXV del 3 dicembre 1563, che venne promulgato il decreto Della invocazione, della venerazione e delle reliquie dei santi e delle sacre immagini, con il quale la Chiesa assolveva l’uso delle immagini sacre, la cui legittimità era stata aspramente criticata dalla Riforma protestante. La norma esaltava la funzione didattica delle immagini e forniva alcune ‘linee guida’ da seguire per la realizzazione delle immagini da collocare negli edifici di culto, demandandone ai vescovi il controllo. Nei decenni successivi furono pubblicati numerosi trattati dedicati alle arti figurative a soggetto sacro, all’architettura dei luoghi di culto e alla suppellettile liturgica, testi che tradiscono la forte preoccupazione della gerarchia ecclesiastica nei confronti dell’attività artistica, da riportare entro parametri codificati da una superiore autorità religiosa. Gli studi, avviati in occasione del 450° anniversario della chiusura del concilio (1563-2013), prendono in esame le decisioni assunte dalla gerarchia ecclesiastica nella diocesi tridentina; i rapporti che si instaurarono a livello locale tra la nuova liturgia, spiritualità, pietà, devozione popolare e il fenomeno artistico; l’interpretazioni dei trattatisti postconciliari. La mostra, curata da Domizio Cattoi e Domenica Primerano, è promossa dal Museo Diocesano Tridentino in collaborazione con la Soprintendenza per i beni storici, artistici, librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento e con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento. Presenta una settantina di opere, molte delle quali mai esposte prima, provenienti da numerose chiese del Trentino, da importanti musei del territorio e da altre istituzioni pubbliche italiane. Un’ulteriore novità è data dal fatto che la selezione delle opere è stata operata sulla base della ricca documentazione raccolta durante l’attività di inventariazione informatizzata dei beni artistici e storici dell’Arcidiocesi di Trento, promossa a livello nazionale dalla Conferenza Episcopale Italiana, circostanza che ha permesso di evidenziare le innumerevoli potenzialità di un innovativo strumento finalizzato alla ricerca e alla tutela dei beni culturali. In questo senso, si tratta di un ‘progetto pilota’, che l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani propone di estendere ad altre realtà territoriali. Il percorso espositivo, si apre con una sezione introduttiva di carattere storico documentario. Vi sono esposte alcune edizioni a stampa della Sacra Scrittura, a partire dalla prima Bibbia corredata di illustrazioni pubblicata in Italia nel 1489 fino alla celebre Bibbia Sisto-clementina del 1592. Una sequenza di Bibbie in lingua latina, italiana e tedesca, stampate sia in ambito cattolico sia protestante, propone al visitatore il tema della traduzione del testo sacro nel volgare in uso presso le varie nazioni, fatto percepito come necessario da Martin Lutero per consentire l’accesso diretto dei fedeli al Verbum divino, senza la secolare mediazione della Chiesa e della tradizione. Si entra poi nel merito delle problematiche discusse al concilio con l’edizione a stampa dei decreti (1564) e con esemplari dei principali trattati dedicati alle immagini, in particolare quelli più noti di Giovanni Andrea Gilio, Carlo Borromeo, Gabriele Paleotti e Jan van der Meulen o Vermeulen, conosciuto come Molanus. Il focus si concentra inoltre sui temi della censura e della proscrizione del nudo attraverso gli esempi celeberrimi del Giudizio universale di Michelangelo e della Cena in casa di Levi di Paolo Veronese, richiamati in mostra attraverso due grandi stampe dell’epoca. Questi semplici esempi daranno l’idea del clima di grande dibattito culturale che sorse attorno alle immagini e del loro potere comunicativo anche in termini di diffusione di dottrine eretiche. Vengono quindi indagati i riflessi sulla produzione artistica del territorio trentino in un’epoca compresa tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento, un periodo in cui dalle elaborazioni del tardo Manierismo si passò progressivamente all’affermazione del Barocco. Dopo aver illustrato attraverso audaci confronti l’evoluzione del dipinto a tema religioso dal Rinascimento all’epoca postconciliare, la mostra indaga le iconografie più diffuse nel contesto locale: il culto del Crocifisso, l’esaltazione della figura della Madonna nelle varie declinazioni, la rivalutazione delle figure dei santi. In questo periodo, le nuove raffigurazioni dovevano commuovere lo spettatore per incrementarne la devozione, esaltando al contempo il ‘trionfo’ della Chiesa nella lotta al Protestantesimo. Particolarmente indicate a questo scopo, erano le raffigurazioni del martirio dei santi, che assumevano talvolta toni molto cruenti e patetici, oppure le immagini che catturavano i paladini della fede cattolica nei momenti dell’estasi mistica. Accanto alla produzione di carattere più spiccatamente devozionale, vengono esposte opere dal contenuto dottrinale più complesso, interpretabili quali risposte polemiche alle contestazioni della Riforma in merito ai temi più dibattuti della dottrina, tra gli altri quelli dell’Eucaristia e del Purgatorio. La mostra espone opere realizzate da artisti di rilievo che transitarono in Trentino tra la fine dell’evento conciliare e la metà del XVII secolo, tra gli altri Paolo e Orazio Farinati, Felice Brusasorci, Jacopo Palma il Giovane, Martino Teofilo Polacco, Francesco Frigimelica, Fra Semplice da Verona, Donato Mascagni e Pietro Ricchi. Accanto agli artisti forestieri, che supplivano all’assenza di una vera e propria scuola pittorica locale, sono presentati dipinti di personalità più modeste sotto il profilo stilistico, ma non per questo meno interessanti nella capacità di elaborare immagini efficaci dal punto di vista iconografico e indurre sentimenti di pietà e devozione nei fedeli. La visita alla mostra permetterà inoltre di conoscere le microstorie legate al variegato mondo della committenza, sia essa di rango altolocato, sia scaturita da personalità di provincia, confraternite, prelati. Nel contesto dell’esposizione sarà valorizzato anche il patrimonio artistico dislocato sul territorio: specifici percorsi legati ai temi della mostra porteranno alla scoperta di emergenze monumentali e cicli figurativi di particolare interesse, tra gli altri le cappelle di San Ruperto a Villa Lagarina, dell’Annunziata a Sacco, del Rosario di Cavalese e i santuari dell’Inviolata a Riva del Garda e della Madonna Lauretana a Castel Madruzzo e Villazzano. Infine, la mostra si pone come capofila di un progetto lanciato a livello nazionale da AMEI, Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, che invita gli enti associati a svolgere analoghe indagini sui propri territori attraverso la banca dati dell’Inventario diocesano elaborando proposte espositive o approfondimenti tematici. Orari fino al 31 maggio: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato: 9.30-12.30 / 14.00-17.30; domenica: 10.00-13.00 / 14.00-18.00. Dall’1 giugno al 29 settembre: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì: 9.30-12.30/14.30-18.00; sabato e domenica: 10.00-13.00 / 14.00-18.00. Giorni di chiusura: ogni martedì, 26 giugno, 15 agosto. Biglietti: 5 euro intero, 3 euro ridotto.
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“La Leonessa. Città di Brescia” 15. Le poesie dei ragazzi
Proseguendo la pubblicazione delle poesie premiate alla quindicesima edizione del Premio Internazionale di Poesia “La Leonessa. Città di Brescia”, ecco le altre poesie dei ragazzi. In questo caso si tratta di studenti della Scuola Secondaria di Secondo Grado, precisamente l’Agenzia Formativa “don Angelo Tedoldi” di Lumezzane, Brescia.
La mamma di Jessica Cozza
Se c’è qualcuno che mi consola
quando mi sento triste e sola,
quando ho un dolore alla testa
quando un amico con me non resta 
quando ho paura del temporale
quando il buio mi fa un po’ male
quando vedo violenza e guerra
mentre sogno la pace sulla terra.
se c’è qualcuno che mi consola
certo è la mamma, lei sola.
Alzo gli occhi e incontro il suo sguardo
mi rilasso e continuo il mio viaggio.
8 marzo di Sidy Casse
Una mattina distruttiva
Con la mamma arrabbiata e cattiva
E mentre i videogiochi mi chiamavano
Alla TV gli uomini alle donne auguravano
Così mi venne in mente come davanti a tanti muri
Che pure mia mamma voleva gli auguri.
E corsi senza sosta nel salotto caldino
Per dirle che io sono il suo primo bambino
E mentre tutto questo accade
È già ora di andare.
Anche gli scout mi chiamavano
E anche lì tutti quanti auguravano
Auguri, auguri e ancora auguri
A tutte le donne sui tetti e sui muri
E mentre guardo con occhi da bambino
Tiro dal taschino un piccolo regalino
Orecchini belli quanto il sole
Che provengono dal mio cuore!
Un sogno di Anthony Mozzoni
Chi ha detto “il cielo è il limite” sappia che non è vero.
Io bevo bibite col Pampero
E spingo il pensiero più in là del cielo.
Poi voglio ultraterrene
Prati sulle galere e una pioggia di fuoco sulle sirene
E dare un bacio sopra le guance
Ad ogni madre che piange
Perché il suo poppante adesso ha buste e bilance.
E quando sento il prurito sotto le dita
Vorrei una pazienza infinita
Per risparmiarvi la vita.
Sapere se c’è chi mi ama, sono in pochi
Ma in fondo non lo voglio che tanto lo vedo dagli occhi.
E vorrei prendere sonno sereno però zero
Perché ogni volta che dormo mi sembra che vivo meno
E tutto quello di cui ho bisogno è un sogno.
I testi sono armonici nel loro insieme. La scelta delle rime corrisponde alla necessità di musicalità semplice del verso, che pure esprime ancora bisogni profondi di vicinanza alla mamma, dalla quale sempre di più ci si distacca a quest’età; mamma vista anche simpaticamente nella sua volontà di essere celebrata almeno nel giorno dedicato alle donne, così ne esce un testo divertente, dal vago sentore rap. Per chiudere poi con un testo più maturo, di formazione adolescenziale, che incontra la volontà di giustizia e di amore propria di colui che si affaccia alla vita con la voglia di contribuire con il proprio sogno a salvaguardare l’essere madre e l’affetto che sente non dover mancare mai nella propria esistenza.
Fasano Jazz XVII edizione
30 maggio 2014: al via l’Edizione n. 17 del Fasano Jazz! Sette serate di ottima musica a prezzi accessibili, quasi ottanta musicisti coinvolti, presentazioni di libri, mostre di dischi e suggestive location in una delle cittadine più belle della Puglia: questo il segreto dell’edizione 2014 della popolare rassegna jazz, nota per la qualità della proposta e quest’anno caratterizzata da artisti locali e vedette internazionali. Diciassette anni di jazz significa continuità, tenacia, determinazione, sensibilità da parte dell’amministrazione comunale e costanza da parte della direzione artistica: un continuo successo anche negli ultimi anni, funestati dalla crisi che ha colpito anche il settore della musica dal vivo.
Il festival si apre con il “prologo” del 30 maggio: “Sul sentiero dei suoni” è un’iniziativa che nasce dal locale (la Scuola Secondaria di Primo Grado “G. Bianco – G. Pascoli” di Fasano) con un ensemble di 25 giovanissimi percussionisti coadiuvati da strumentisti che utilizzano suoni tradizionali (didgeridoo, cornamusa) e timbri classici del jazz (sax). Il 31 maggio Fasano Jazz entra nel vivo inaugurando ufficialmente il cartellone con “Napoli in Jazz”: la rilettura jazzistica di classici della canzone napoletana antica e moderna, con musicisti di eccellenza come il trombettista fasanese Mino Lacirignola e un ensemble di talenti come Vendola, Accardi, Gargiulo e Lomuscio. In apertura la presentazione del libro di Donato Zoppo “King Crimson. Islands – Testi commentati” (Arcana) lancia subito l’assist verso la serata finale, che avrà come special guest uno dei musicisti che ha legato la sua storia alle vicende dei King Crimson. Fasanese doc ma di fama internazionale, il trombettista Vincenzo Deluci – 2 giugno – presenta il suo Apocalypse Trio con uno dei più originali musicisti italiani, quel Paolo Angeli noto in tutto il mondo per la sua chitarra sarda “preparata”, caratterizzata da 18 corde. Il 5 giugno il pianista Aquilino De Lucacon il suo Jazz Project – ensemble di otto musicisti – proporrà un tributo alla musica del celebre James Taylor dal titolo “Sweet James… Session”. Un’occasione speciale per sentire la grande canzone a stelle e strisce e il miglior jazz italiano (Campanale, Savio Vurchio & Co.).
La dimensione internazionale del Fasano Jazz si farà sentire il tutto il suo fascino il 7 giugno: la Artchipel Orchestra di Ferdinando Faraò con la partecipazione straordinaria di Phil Miller, Keith Tippett e Julie Tippetts, un concerto speciale nella longeva tradizione del Fasano Jazz. Premiata come miglior formazione al Top Jazz 2012 di Musica Jazz, la Artchipel – orchestra composta da 25 elementi – rileggerà la musica di Canterbury, la cittadina inglese cara al pubblico fasanese per i numerosi gemellaggi musicali avvenuti qui nel corso degli anni. Con Faraò e le musiche di Soft Machine, Gilgamesh, Art Bears e National Health, ci saranno tre giganti: Phil Miller(chitarrista di punta di Canterbury,membro di Delivery, Matching Mole, Hatfield & The North etc.), Keith Tippett e Julie Tippetts.
Keith e Julie saranno da soli nel duetto “Couple in Spirit” l’8 giugno: pianoforte e voce per due personalità poliedriche, trasversali ed eccentriche, sposati dal 1970. Collaboratore di formazioni leggendarie come King Crimson e Centipede, Keith ha all’attivo una cospicua discografia nella quale ha esplorato i rapporti tra jazz, improvvisazione radicale e musica colta; Julie, dopo il grande successo con Steampacket e Brian Auger, lascia il jazz-soul per addentrarsi in territori più sperimentali. Gran finale l’11 giugno all’insegna del progressive-rock italiano, che Fasano Jazz ha seguito sempre con attenzione: ancora una volta a Fasano la band di Alex Carpani, uno dei nostri tastieristi rock più noti all’estero, con “Vox In Progress”. Si tratta di uno spettacolo incentrato sui grandi brani e i più amati cantanti del prog italiano: l’ex Acqua Fragile e PFM Bernardo Lanzetti, il fondatore delle Orme – oggi solista – Aldo Tagliapietra, il leader degli Osanna Lino Vairetti, con il batteristaGigi Cavalli Cocchi (CSI, Ligabue, Mangala Vallis). Ulteriore special guest: David Cross, leggendario violinista deiKing Crimson nella formazione “eroica” del 1973-74.
Da diciassette anni Fasano Jazz si dimostra manifestazione sui generis per la lettura data al jazz, per le proposte che attirano diversi segmenti di pubblico, per l’attenzione alla varietà, al talento e alla qualità. Fasano Jazz non è solo ottima musica con grandi maestri e giovani interpreti ma anche un’opportunità per conoscere la bellissima città pugliese, ricca di tradizione e arte.
Programma
PROLOGO
Venerdì 30 maggio
Teatro Sociale
ore 20
“SUL SENTIERO DEI SUONI”
da un’idea di Giuseppe Berlen
Progetto musicale realizzato da alunni
della Scuola Secondaria di Primo Grado
“G. Bianco – G. Pascoli” di Fasano
“Bianco Pascoli Percussion Ensemble”
25 percussionisti con:
Giuseppe Berlen: direttore d’esecuzione
Pasquale D’Attoma: voce recitante
Gianni Gelao: cornamusa, flauti, armonica e altri strumenti popolari
Domenico Poteca: didgeridoo
Roberto Ottaviano: sassofono
Ingresso libero
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Sabato 31 maggio
Teatro Sociale
ore 20.00
Opening:
Presentazione cartellone rassegna a cura del giornalista Donato Zoppo
e presentazione del libro
“KING CRIMSON – ISLANDS – Testi commentati” (Arcana)
con i giornalisti
Italo Interesse (Quotidiano di Bari)
Nicola Morisco (La Gazzetta del Mezzogiorno)
ore 21:00
NAPOLI IN JAZZ
Patty Lomuscio: voce
Mino Lacirignola: tromba & flicorno
Andrea Gargiulo: pianoforte
Giorgio Vendola: contrabbasso
Ingresso libero
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Lunedì 2 giugno
Teatro Sociale
ore 21
VINCENZO DELUCI “APOCALYPSE TRIO”
feat. PAOLO ANGELI
Vincenzo Deluci: tromba & electronics
Paolo Angeli: chitarra sarda “preparata”
Camillo Pace: contrabbasso & electronics
Giuseppe Mariani: live electronics
ingresso: 5 euro
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Giovedì 5 giugno
Teatro Sociale
ore 21
AQUILINO DE LUCA JAZZ PROJECT
“Sweet James … Session – omaggio alla musica di James Taylor”
Savio Vurchio: voce solista
Daniela Desideri: voce & cori
Nikka Di Cosola: voce & cori
Aquilino De Luca: pianoforte & tastiere
Pako Baldassarre: sassofono
Joe Belviso: chitarra
Pino Mazzarano: chitarra
Ruggiero Bruno: basso
Mimmo Campanale: batteria
Ingresso libero
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Sabato 7 giugno
Teatro Kennedy
ore 21
ARTCHIPEL ORCHESTRA
diretta da FERDINANDO FARAO’:
“Canterbury & Soft Machine”
Ospiti:
Phil Miller
Keith Tippett
Julie Tippetts
Musiche di:
Fred Frith, Alan Gowen, Hugh Hopper, Dave Stewart,
Keith Tippett, Robert Wyatt, Ferdinando Faraò
Marco Mariani, Gianni Sansone: trombe
Massimo Cavallaro, Rosarita Crisafi, Massimo Falascone, Paolo Profeti: sassofoni
Francesca Petrolo: trombone
Simone Mauri: clarinetto basso
Paolo Botti, Eloisa Manera: archi
Mariangela Tandoi: fisarmonica
Massimo Giuntoli: tastiere
Beppe Barbera: pianoforte
Gianluca Alberti: basso elettrico
Lorenzo Gasperoni: percussioni
Stefano Lecchi: batteria
Naima Faraò, Serena Ferrara, Giusy Lupis, Filippo Pascuzzi: voci
Visuals:
AU + Fabio Volpi e Rosarita Crisafi
Ingresso: 10 euro
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Domenica 8 giugno 2014
Teatro Sociale
ore 21:00
KEITH & JULIE TIPPETT:
“Couple in Spirit”
Keith Tippett: pianoforte
Julie Tippetts: voce
Ingresso: 5 euro
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Mercoledì 11 giugno 2014
Teatro Kennedy
ore 21
“VOX in PROGress” – ITALIAN PROG OF ‘70s AND MORE…
Alex Carpani Band
feat. David Cross & Friends
Bernardo Lanzetti: voce
Aldo Tagliapietra: voce & basso elettrico
Lino Vairetti: voce & chitarra
David Cross: violino
Gigi Cavalli Cocchi: batteria
ALEX CARPANI BAND
Alex Carpani: tastiere & voce
Joe Sal: voce
Ettore Salati: chitarre
GB Giorgi: basso elettrico
Alessandro Di Caprio: batteria
Ingresso: 10 euro
Direzione artistica:
Domenico De Mola
Donato Zoppo
Campigli nella Villa dei Capolavori
Donne, infinite donne, elegantissime, ingioiellate, eppure prigioniere; il mistero che si cela nell’arte di Massimo Campigli viene indagato in oltre ottanta opere, concesse da celebri musei e raccolte private, a documentare l’intero percorso dell’artista, dagli anni venti agli anni sessanta, quando le sue iconografie tipiche, figure femminili racchiuse in sagome arcaiche di grande suggestione simbolica, divengono esplicite meditazioni sull’archetipo femminile, sempre in equilibrio fra ingenuità e cultura, con una stilizzazione geometrica che rende personalissima la sua maniera.
In concomitanza con la pubblicazione del Catalogo generale dell’artista (realizzato dagli Archives Campigli) la mostra “Campigli. Il Novecento antico”, a cura di Stefano Roffi, presso la Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo (Parma), fino al 29 giugno 2014, richiama così l’attenzione su uno dei pittori più significativi del Novecento italiano, presente nei maggiori musei del mondo ma pressoché assente dalla grande scena espositiva dopo la memorabile mostra che la Germania gli dedicò nel 2003. Cinque le sezioni, oltre ai grandi mosaici allestiti nel giardino: la stupenda ritrattistica, con le effigi di personalità del mondo della cultura, ma anche amici, signore belle e famose; la città delle donne, che accosta opere che rivelano l’ossessione per un mondo che pare tutto al femminile; le figure in sé prive di identità ma caratterizzate da scene di gioco, spettacolo, lavoro, che l’artista osserva memore del proprio passato di reporter a Parigi; i dialoghi muti, coppie vicine spazialmente ma incapaci di comunicare, prigioniere del proprio mistero; gli idoli, presentati nell’evoluzione dalle figure idolatriche tratte da Carrà negli anni venti a quelle di ispirazione primitiva che compaiono a partire dagli anni cinquanta. Di particolare interesse l’accostamento, per la prima volta in un’esposizione, delle quattro enormi tele che Campigli teneva nel proprio atelier. L’esposizione si avvale del sostegno di Fondazione Cariparma e di Cariparma Crédit Agricole. Il catalogo Silvana editoriale presenta interventi di Luca Massimo Barbero, Nicola Campigli, Mauro Carrera, Nicoletta Pallini, Paolo Piccione, Stefano Roffi, Rita Rozzi, Sileno Salvagnini, Eva e Marcus Weiss. Tedesco di nascita, italiano di formazione, parigino per cultura, egizio, etrusco, romano, mediterraneo per elezione, Campigli (Berlino, 1895 – Saint-Tropez, 1971) fu un personaggio colto ed europeo (parlava cinque lingue), inusuale nel nostro panorama artistico. Uomo solitario, nella sua pittura si intrecciano geometrie e magie, memorie e simboli (lesse Freud e Jung in lingua originale); fu anche scrittore raffinato e riservato. Per conoscere l’artista e la sua ossessione dell’immagine femminile bisogna entrare nella sua vita familiare. Il mistero è infatti protagonista nella vita di Campigli: solo in tempi relativamente recenti si è scoperto che era nato a Berlino e che il suo vero nome era Max Ihlenfeld. La madre, tedesca di appena diciotto anni, non era sposata; per evitare lo scandalo, il bambino viene portato in Italia, nella campagna fiorentina. La madre, che gli aveva dato il cognome, lo raggiunge saltuariamente; nel 1899 sposa un commerciante inglese e può prendere il bambino con sé, fingendo (per salvare le apparenze) di essere sua zia. A quattordici anni, Max scoprirà casualmente la verità. Questa vicenda familiare può spiegare, almeno da un punto di vista psicologico, il mondo espressivo dell’artista: il suo universo di donne quasi inconoscibili, immobili e insieme sfuggenti e distanti, è in definitiva una lunga meditazione sull’enigma femminino, sull’icona della Dea-Madre. Non uscirà più dalla dimensione infantile e permetterà alla sua immaginazione di prendere il sopravvento sulla realtà per rendergliela accettabile. Scrive infatti: “Non mi sono mai rifugiato nel sogno, nell’infantilismo, ci sono semplicemente rimasto, non ne sono mai uscito”. La sua formazione avviene tra Firenze e Milano, in quegli anni città artisticamente vivace, in pieno Futurismo. Sono di questo periodo opere dal marcato senso ritmico, una composizione a tessere di mosaico che riaffiorerà sempre nell’opera dell’artista. Nel 1914 egli inizia a lavorare presso il Corriere della Sera e, dopo la sofferta parentesi della guerra, italianizzato il cognome in “Campigli”, ne diviene corrispondente da Parigi; nel 1919 la città è il cuore del Ritorno all’ordine, di quel rinnovato dialogo con la classicità che percorre l’Europa, e che molto influenza l’artista. Il 1928 è un anno cruciale per Campigli. A Roma visita il museo di Villa Giulia, restando affascinato dall’arte etrusca, e le Terme di Diocleziano, dove viene colpito dalla ritrattistica romana del basso impero. Dopo questo vero colpo di fulmine per l’antico, approccia le prime figure femminili dai grandi occhi senza sguardo inserite in raffinate trame architettoniche. La sua pittura mostra ora un mondo perfetto che affascina con i suoi colori fantasmatici, gli elementi geometrici di donne dal corpo a clessidra, statue dal busto stretto (come era lo stereotipo-donna della sua infanzia), fermate in un’espressione incantata, con grande attenzione per l’abbigliamento, la moda. Donne prive di realismo, a parte la bellissima ritrattistica femminile ma anche maschile, in una dimensione mitica e idealizzante, un “non luogo” dell’astrazione antropomorfica e sentimentale: si guardano i quadri e si entra nell’ “altrove”, nelle visioni interiori dell’artista, in stretto confine onirico. Alle reminiscenze etrusche si mescolano quelle egizie del Fayum, poi copte, romane; è tutta la millenaria arte mediterranea che lo ispira. Campigli, insomma, in sintonia col concetto di tempo assoluto espresso dal Ritorno all’ordine (“Tutte le età sono contemporanee” scrive Pound in questi anni) attinge a un passato complesso e stratificato. Sono peraltro gli anni in cui l’appello alle radici della civiltà antica, al “mito della romanità”, assume in Italia (dove l’artista torna a stabilirsi nel 1931, in pieno fascismo) anche un significato di celebrazione nazionalista. Quello che in realtà Campigli persegue è soprattutto sospendere il presente e raggiungere, attraverso l’emergere dell’antico, una dimensione di eternità dipinta. Negli anni trenta conquista fama internazionale ed espone a Milano, Parigi, Amsterdam, New York, poi alle Biennali veneziane. Oltre a importanti committenze pubbliche e private, ad acquisizioni museali, vanno ricordati i quattro magnifici affreschi che realizzò fra il 1933 ed il 1940 per il Palazzo della Triennale di Milano, il Palazzo delle Nazioni di Ginevra, il Palazzo di Giustizia di Milano e quello monumentale all’Università di Padova, oltre ai grandiosi cicli per i transatlantici. Dai primi anni cinquanta si avverte una crescente stilizzazione, alla ricerca dell’archetipo, del primitivo: ai suoi interrogativi la cultura occidentale contemporanea, per lui improntata a una ricerca minimalista prossima al nulla, non offriva risposta; è così che annulla la prospettiva nello spazio come nel tempo e ne racchiude l’essenza in uno schema in cui i corpi dei suoi nuovi “idoli” galleggiano irrigiditi in una infinita varietà di atteggiamenti, tornando a esprimere l’enigma della sua infanzia, di quelle donne dall’identità sfuggente, una volta per sempre. “Nelle mie fantasticherie, le mie innamorate erano sempre prigioniere” (M. Campigli, da “Scrupoli”, 1955). CAMPIGLI. Il Novecento antico. Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma). Fino al 29 giugno 2014. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso. Ingresso: € 9,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.
Stefania Bertelli
“La Leonessa. Città di Brescia” 15. Le poesie dei ragazzi
La cerimonia di premiazione della quindicesima edizione del premio internazionale di poesia “La Leonessa. Città di Brescia”, si è regolarmente tenuta domenica scorsa presso l’Auditorium San Barnaba, grazie al Patrocinio del Comune di Brescia. Presente per l’Amministrazione comunale, il Consigliere Tommaso Gaglia, in rappresentanza del Vicesindaco e Assossore alla Cultura Laura Castelletti. Hanno inviato il loro saluto l’Assessore regionale Mauro Parolini e, idealmente, il presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini che ha inviato la medaglia di rappresentanza da conferire ai premiati, così come ha fatto il Senato della Repubblica e il signor presidente della Repubblica, sempre inviando una medaglia.
Presenti quasi tutti i premiati, dei quali sono state lette le liriche. Ecco quelle degli studenti dell’Educandato Santa Maria agli Angeli di Verona, Scuola Secondaria di Primo Grado, Classe I D, insegnante Elisabetta Faccioli.
La gioia, il dono della vita di Francesco Vesentini
Nella vita, ogni giorno più bello
È come se lo vivessi in un castello
Pieno di perle, rubini e smeraldi
Che ti fanno andare ogni giorno più avanti
Nella vita tutto è concesso
Perché, se fai il sogno più grande
In uno specchio, il sogno non è riflesso,
ma il dono che la vita ci regala
non è né un sogno, né un castello,
ma è la vita stessa
che riempi il cuore di gioia.
L’amicizia di Alice Sagripanti
L’amicizia è una cosa
che nessuno sa spiegare
dal più grande studioso
al più umile lavoratore
è una cosa che ti
riempie il cuore
d’amore e
di allegria e
che ti porta
a volare con
la fantasia
Bellissimo Natale
Il Natale è tutto bianco
con il Capodanno a fianco
ti fa stare in compagni
come un nido d’allegria
le dolcezze di stagione
con pandoro e panettone
Il Natale è gioia e festa
e a tutti noi nel cuore resta
Regali, fiocchi, amore e felicità
è questo che vogliono mamma e papà.
Poesie dall’estro semplice e genuino, che si contraddistinguono per la freschezza delle immagini più personali rispetto ad un semplice lavoro di classe.
Fasano Jazz XVII edizione
30 maggio 2014: al via l’Edizione n. 17 del Fasano Jazz! Sette serate di ottima musica a prezzi accessibili, quasi ottanta musicisti coinvolti, presentazioni di libri, mostre di dischi e suggestive location in una delle cittadine più belle della Puglia: questo il segreto dell’edizione 2014 della popolare rassegna jazz, nota per la qualità della proposta e quest’anno caratterizzata da artisti locali e vedette internazionali. Diciassette anni di jazz significa continuità, tenacia, determinazione, sensibilità da parte dell’amministrazione comunale e costanza da parte della direzione artistica: un continuo successo anche negli ultimi anni, funestati dalla crisi che ha colpito anche il settore della musica dal vivo.
Il festival si apre con il “prologo” del 30 maggio: “Sul sentiero dei suoni” è un’iniziativa che nasce dal locale (la Scuola Secondaria di Primo Grado “G. Bianco – G. Pascoli” di Fasano) con un ensemble di 25 giovanissimi percussionisti coadiuvati da strumentisti che utilizzano suoni tradizionali (didgeridoo, cornamusa) e timbri classici del jazz (sax). Il 31 maggio Fasano Jazz entra nel vivo inaugurando ufficialmente il cartellone con “Napoli in Jazz”: la rilettura jazzistica di classici della canzone napoletana antica e moderna, con musicisti di eccellenza come il trombettista fasanese Mino Lacirignola e un ensemble di talenti come Vendola, Accardi, Gargiulo e Lomuscio. In apertura la presentazione del libro di Donato Zoppo “King Crimson. Islands – Testi commentati” (Arcana) lancia subito l’assist verso la serata finale, che avrà come special guest uno dei musicisti che ha legato la sua storia alle vicende dei King Crimson. Fasanese doc ma di fama internazionale, il trombettista Vincenzo Deluci – 2 giugno – presenta il suo Apocalypse Trio con uno dei più originali musicisti italiani, quel Paolo Angeli noto in tutto il mondo per la sua chitarra sarda “preparata”, caratterizzata da 18 corde. Il 5 giugno il pianista Aquilino De Lucacon il suo Jazz Project – ensemble di otto musicisti – proporrà un tributo alla musica del celebre James Taylor dal titolo “Sweet James… Session”. Un’occasione speciale per sentire la grande canzone a stelle e strisce e il miglior jazz italiano (Campanale, Savio Vurchio & Co.).
La dimensione internazionale del Fasano Jazz si farà sentire il tutto il suo fascino il 7 giugno: la Artchipel Orchestra di Ferdinando Faraò con la partecipazione straordinaria di Phil Miller, Keith Tippett e Julie Tippetts, un concerto speciale nella longeva tradizione del Fasano Jazz. Premiata come miglior formazione al Top Jazz 2012 di Musica Jazz, la Artchipel – orchestra composta da 25 elementi – rileggerà la musica di Canterbury, la cittadina inglese cara al pubblico fasanese per i numerosi gemellaggi musicali avvenuti qui nel corso degli anni. Con Faraò e le musiche di Soft Machine, Gilgamesh, Art Bears e National Health, ci saranno tre giganti: Phil Miller(chitarrista di punta di Canterbury,membro di Delivery, Matching Mole, Hatfield & The North etc.), Keith Tippett e Julie Tippetts.
Keith e Julie saranno da soli nel duetto “Couple in Spirit” l’8 giugno: pianoforte e voce per due personalità poliedriche, trasversali ed eccentriche, sposati dal 1970. Collaboratore di formazioni leggendarie come King Crimson e Centipede, Keith ha all’attivo una cospicua discografia nella quale ha esplorato i rapporti tra jazz, improvvisazione radicale e musica colta; Julie, dopo il grande successo con Steampacket e Brian Auger, lascia il jazz-soul per addentrarsi in territori più sperimentali. Gran finale l’11 giugno all’insegna del progressive-rock italiano, che Fasano Jazz ha seguito sempre con attenzione: ancora una volta a Fasano la band di Alex Carpani, uno dei nostri tastieristi rock più noti all’estero, con “Vox In Progress”. Si tratta di uno spettacolo incentrato sui grandi brani e i più amati cantanti del prog italiano: l’ex Acqua Fragile e PFM Bernardo Lanzetti, il fondatore delle Orme – oggi solista – Aldo Tagliapietra, il leader degli Osanna Lino Vairetti, con il batteristaGigi Cavalli Cocchi (CSI, Ligabue, Mangala Vallis). Ulteriore special guest: David Cross, leggendario violinista deiKing Crimson nella formazione “eroica” del 1973-74.
Da diciassette anni Fasano Jazz si dimostra manifestazione sui generis per la lettura data al jazz, per le proposte che attirano diversi segmenti di pubblico, per l’attenzione alla varietà, al talento e alla qualità. Fasano Jazz non è solo ottima musica con grandi maestri e giovani interpreti ma anche un’opportunità per conoscere la bellissima città pugliese, ricca di tradizione e arte.
Programma
PROLOGO
Venerdì 30 maggio
Teatro Sociale
ore 20
“SUL SENTIERO DEI SUONI”
da un’idea di Giuseppe Berlen
Progetto musicale realizzato da alunni
della Scuola Secondaria di Primo Grado
“G. Bianco – G. Pascoli” di Fasano
“Bianco Pascoli Percussion Ensemble”
25 percussionisti con:
Giuseppe Berlen: direttore d’esecuzione
Pasquale D’Attoma: voce recitante
Gianni Gelao: cornamusa, flauti, armonica e altri strumenti popolari
Domenico Poteca: didgeridoo
Roberto Ottaviano: sassofono
Ingresso libero
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Sabato 31 maggio
Teatro Sociale
ore 20.00
Opening:
Presentazione cartellone rassegna a cura del giornalista Donato Zoppo
e presentazione del libro
“KING CRIMSON – ISLANDS – Testi commentati” (Arcana)
con i giornalisti
Italo Interesse (Quotidiano di Bari)
Nicola Morisco (La Gazzetta del Mezzogiorno)
ore 21:00
NAPOLI IN JAZZ
Patty Lomuscio: voce
Mino Lacirignola: tromba & flicorno
Andrea Gargiulo: pianoforte
Giorgio Vendola: contrabbasso
Ingresso libero
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Lunedì 2 giugno
Teatro Sociale
ore 21
VINCENZO DELUCI “APOCALYPSE TRIO”
feat. PAOLO ANGELI
Vincenzo Deluci: tromba & electronics
Paolo Angeli: chitarra sarda “preparata”
Camillo Pace: contrabbasso & electronics
Giuseppe Mariani: live electronics
ingresso: 5 euro
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Giovedì 5 giugno
Teatro Sociale
ore 21
AQUILINO DE LUCA JAZZ PROJECT
“Sweet James … Session – omaggio alla musica di James Taylor”
Savio Vurchio: voce solista
Daniela Desideri: voce & cori
Nikka Di Cosola: voce & cori
Aquilino De Luca: pianoforte & tastiere
Pako Baldassarre: sassofono
Joe Belviso: chitarra
Pino Mazzarano: chitarra
Ruggiero Bruno: basso
Mimmo Campanale: batteria
Ingresso libero
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Sabato 7 giugno
Teatro Kennedy
ore 21
ARTCHIPEL ORCHESTRA
diretta da FERDINANDO FARAO’:
“Canterbury & Soft Machine”
Ospiti:
Phil Miller
Keith Tippett
Julie Tippetts
Musiche di:
Fred Frith, Alan Gowen, Hugh Hopper, Dave Stewart,
Keith Tippett, Robert Wyatt, Ferdinando Faraò
Marco Mariani, Gianni Sansone: trombe
Massimo Cavallaro, Rosarita Crisafi, Massimo Falascone, Paolo Profeti: sassofoni
Francesca Petrolo: trombone
Simone Mauri: clarinetto basso
Paolo Botti, Eloisa Manera: archi
Mariangela Tandoi: fisarmonica
Massimo Giuntoli: tastiere
Beppe Barbera: pianoforte
Gianluca Alberti: basso elettrico
Lorenzo Gasperoni: percussioni
Stefano Lecchi: batteria
Naima Faraò, Serena Ferrara, Giusy Lupis, Filippo Pascuzzi: voci
Visuals:
AU + Fabio Volpi e Rosarita Crisafi
Ingresso: 10 euro
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Domenica 8 giugno 2014
Teatro Sociale
ore 21:00
KEITH & JULIE TIPPETT:
“Couple in Spirit”
Keith Tippett: pianoforte
Julie Tippetts: voce
Ingresso: 5 euro
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Mercoledì 11 giugno 2014
Teatro Kennedy
ore 21
“VOX in PROGress” – ITALIAN PROG OF ‘70s AND MORE…
Alex Carpani Band
feat. David Cross & Friends
Bernardo Lanzetti: voce
Aldo Tagliapietra: voce & basso elettrico
Lino Vairetti: voce & chitarra
David Cross: violino
Gigi Cavalli Cocchi: batteria
ALEX CARPANI BAND
Alex Carpani: tastiere & voce
Joe Sal: voce
Ettore Salati: chitarre
GB Giorgi: basso elettrico
Alessandro Di Caprio: batteria
Ingresso: 10 euro
Direzione artistica:
Domenico De Mola
Donato Zoppo
Il Patrocinio della Camera dei Deputati per “La Leonessa. Città di Brescia”
La Camera dei Deputati ha concesso il patrocinio alla quindicesima edizione del Premio Internazionale di Poesia “La Leonessa. Città di Brescia”. Il riconoscimento verrà assegnato domenica prossima, 18 maggio, dalle ore 10.00, durante la cerimonia di premiazione organizzata, come tradizione, presso l’Auditorium San Barnaba di Brescia.
Il Premio aveva già ottenuto il patrocinio del Comune di Brescia e del Senato della Repubblica.
Le poesie premiate sono state scritte da Poeti provenienti da tutta Italia, dalla provincia di Udine a quella di Imperia, da Napoli a Roma alla stessa città di Brescia. Nel corso degli anni, sono state decine e decine i Poeti premiati e migliaia quelli che hanno trovato nel premio “La Leonessa. Città di Brescia”, spunto per produrre nuovi versi, vero scopo dell’organizzazione del Premio stesso.
Le poesie premiate verranno in seguito ospitate su lemienotizie.com, in un modo attuale e innovativo, rispetto al canone dell’antologia poetica, per divulgarle.
Rapporto di Amnesty International sul Venezuela
Il Venezuela rischiera’ una delle peggiori minacce allo stato di diritto degli ultimi decenni se le contrapposte forze politiche non s’impegneranno a rispettare appieno i diritti umani. E’ quanto ha dichiarato Amnesty International, presentando il rapporto “Venezuela: diritti umani a rischio nelle proteste”, in cui sono documentate violazioni dei diritti umani commesse nel contesto delle manifestazioni di massa in corso dall’inizio di febbraio. “Il paese correra’ il rischio di precipitare in una spirale di violenza se non verranno fatti sforzi per portare le parti in conflitto intorno a un tavolo. Questo potra’ accadere solo se esse rispetteranno integralmente i diritti umani e lo stato di diritto. In caso contrario, il numero delle vittime continuera’ a crescere e il tributo maggiore verra’ pagato dalla gente comune” – ha dichiarato Erika Guevara Rosas, direttrice per le Americhe di Amnesty International. Finora, 37 persone hanno perso la vita e oltre 550 sono rimaste ferite, 120 delle quali a causa dell’uso delle armi da fuoco. Secondo i dati diffusi il 27 marzo dall’Ufficio del procuratore generale, gli arresti durante le proteste sono stati 2157. Nella maggior parte dei casi, le persone arrestate sono state rilasciate ma rimangono le accuse a loro carico. Secondo le denunce ricevute da Amnesty International, le forze di sicurezza venezuelane hanno affrontato i manifestanti ricorrendo alla forza eccessiva, compreso l’impiego di proiettili veri e persino della tortura. Il rapporto di Amnesty International documenta anche violazioni dei diritti umani commessi da gruppi filogovernativi, da manifestanti e da altre persone non identificate. “Le denunce di violazioni dei diritti umani devono essere indagate immediatamente e in modo approfondito, con l’obiettivo di portare i responsabili di fronte alla giustizia” – ha aggiunto Guevara Rosas. “La crisi politica rischia di pregiudicare i progressi compiuti negli ultimi anni per il rispetto dei diritti umani delle persone piu’ emarginate del paese” – ha precisato Guevara Rosas. Amnesty International chiede al governo venezuelano di impegnarsi in favore di un Piano nazionale per i diritti umani, risultato di un necessario dialogo nazionale e del contributo di tutte le parti interessate e della societa’ civile. “Il governo e l’opposizione devono impegnarsi a risolvere la crisi politica con metodi pacifici, facendo capire ai loro sostenitori che la violenza e la retorica conflittuale che rischia di incitare alla violenza non saranno tollerate. La comunita’ internazionale, compresi i paesi vicini, devono favorire l’avvio di un dialogo costruttivo” – ha concluso Guevara Rosas. Il rapporto Venezuela: diritti umani a rischio nelle proteste e’ disponibile in lingua spagnola all’indirizzo: http://www.amnesty.it/Venezuela-spirale-violenza-politica-minaccia-stato-di-diritto.
Amnesty International Italia
Morandi-Longhi. Opere lettere scritti
La Fondazione Longhi propone in collaborazione con la Collezione Merlini, un raffinatissimo omaggio a Giorgio Morandi nel cinquantenario della sua scomparsa avvenuta il 18 giugno 1964. Sede di questo tributo non poteva che essere villa Il Tasso, a Firenze, la casa di Roberto Longhi, ora sede della Fondazione a lui intitolata. Qui, dal primo al 22 giugno, sarà allestita la mostra “Morandi Longhi. Opere Lettere Scritti”, curata da Maria Cristina Bandera, direttrice della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, a cui si devono mostre importanti di Morandi.
Per rendere omaggio a Morandi e per verificare il giudizio lungimirante che Longhi espresse sull’artista, la Fondazione intitolata allo storico dell’arte apre le proprie stanze per esporre i Paesaggi e le Nature morte di Morandi appartenute a Longhi e da questi selezionati, accanto ai Fiori donati dal pittore al critico e alla moglie, la scrittrice Anna Banti.
Per questa occasione tornerà a casa, anche se solo temporaneamente, il Cortile di via Fondazza, 1935, appartenuto per lungo tempo a Longhi, poi donato al proprio medico curante, ora nella raccolta Merlini. La tela sarà accompagnata da altre opere della medesima collezione: due dipinti Natura morta, 1948 (già appartenuta a Emilio Jesi dove fu selezionata da Morandi per la propria sala alla IV Biennale del Brasile del 1957 per la quale ottenne il Gran Prix per la pittura) e Fiori, 1957 e da un acquerello, Natura morta, 1956, dall’importante storia espositiva.
La presenza, inoltre, di tre incisioni donate da Morandi a Longhi, restaurate per questa occasione da Mariella Gnani, curatrice della collezione Merlini, esposte ora per la prima volta, permetterà di ripercorrere il lungo tratto di cammino artistico del grande pittore attraverso le tecniche privilegiate in cui si espresse. L’esposizione di alcune lettere autografe di Morandi indirizzate allo storico dell’arte e di appunti manoscritti di Longhi dedicati al pittore farà di questa mostra un unicum.
Nelle sale espositive sarà proiettata la registrazione della trasmissione “l’Approdo” in cui Longhi, nel giugno di cinquant’anni fa, ricorda Morandi davanti alla porta daccesso del proprio studio, affiancata, allora come oggi,
da una pianta di oleandro.
Quelle del pittore e dello storico dell’arte, entrambi nati il 1890, furono quasi due vite parallele, tanto furono accomunate da interessi giovanili, da incontri e scambi d’opinione in età matura a Bologna, dove l’uno viveva e l’altro insegnò dal 1934. Anzi, proprio nella sua prolusione all’università felsinea in cui ripercorreva i Momenti della pittura bolognese, Longhi consacrò ufficialmente il pittore eleggendolo “uno dei migliori pittori viventi d’Italia”. Da quel tempo ebbe inizio il loro lungo sodalizio improntato a una profonda e reciproca ammirazione.
Frequentazione intellettuale e vicinanza di pensieri, quella tra il pittore e il suo critico, che continuarono anche nei trent’anni a venire, com’è attestato dalle lettere che si scambiarono quando Longhi nel 1939 si trasferì a Firenze prendendo casa a Il Tasso, sulle colline che circondano Firenze.
Corrispondenza che si intensificò negli anni Quaranta, quando la guerra, è Longhi a ricordarlo, diradò, poi addirittura interruppe la consuetudine quasi quotidiana delle tornate critiche bolognesi.
Dopo il blackout degli eventi bellici, per dare il bentornato “a Morandi e come segno di solidale sollecitudine per la sua sorte incerta”, Longhi organizzò una mostra alla galleria Il Fiore che si inaugurò nella Firenze appena liberata il 21 aprile 1945, accompagnandola con un testo che rimane un viatico imprescindibile per comprendere l’arte del grande artista.
Infine spetterà a Longhi ricordare “il grande pittore” al momento della sua scomparsa per la trasmissione televisiva “L’Approdo”, registrata nel giugno 1964. Alle parole commosse per la perdita di un grande “Amico”, rafforzate dalla certezza che non vi sarebbero più stati “altri, nuovi dipinti di Morandi”, il critico non fa mancare la propria vis polemica. Sottolinea, infatti, come “una nemesi capricciosa ma non priva di significato” avesse voluto “che Morandi uscisse di scena il giorno stesso in cui venivano esposti a Venezia i prodotti della pop art”. Ma soprattutto Longhi, con parole quasi profetiche, imprimerà una sorta di energia a questo saluto proiettando la figura di Morandi nel futuro, assegnandogli un ruolo da protagonista: “Voglio dire che la statura di Morandi potrà, dovrà crescere ancora, dopo che questo ultimo cinquantennio sarà stato equamente ridimensionato”, dopo di che “ben pochi resteranno a contarsi, forse sulle dita di una sola mano; e Morandi non sarà secondo a nessuno”. La mostra sarà affiancata da un volume a cura di Maria Cristina Bandera che in esso ripercorre le vicende dei due protagonisti e delle opere di Morandi della collezione Merlini. I saggi saranno accompagnati dall’antologia critica, nota e meno nota, dei testi di Longhi dedicati a Morandi e dalla pubblicazione del carteggio inedito intercorso tra il pittore e lo storico dell’arte. Inoltre, Mariella Gnani dedicherà uno studio, dal carattere innovativo e supportato da analisi scientifiche, sulla tipologia delle tele usate da Morandi. Il volume, in italiano e in inglese, sarà edito da Silvana editoriale.
Dal primo al 22 giugno, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18
Fondazione Longhi: via Benedetto Fortini 30, Firenze
Articolo di S. E.
Diane Schuur si esibisce all’Auditorium Parco della Musica di Roma
La voce leggendaria del jazz Diane Schuur torna a esibirsi in Italia con la Gerardo Di Lella Jazz Orchestra domani, lunedì 28 aprile alle 21.00, all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Il ricavato dello spettacolo finanzierà lo sportello di supporto psicologico per i malati di SLA e i loro familiari che Aisla, Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, da 31 anni al fianco dei pazienti, ha aperto e gestisce all’interno dell’ambulatorio per le malattie del motoneurone del Policlinico Gemelli di Roma. Lo sportello è già attivo il lunedì e il venerdì dalle 9.00 alle 13.30. I biglietti per il concerto sono disponibili con un’offerta responsabile alla biglietteria dell’Auditorium Parco della Musica (per informazioni 339 4884824). Ingressi gratuiti per i malati di Sla (per informazioni Aisla Roma: numero 342 0599391 aisla.roma@gmail.com). Cantante e pianista americana, cieca dalla nascita, Diane Schuur è una leggenda vivente della musica jazz, vincitrice di due Grammy Award con i suoi album “Timeless” del 1986 e “Diane Schuur and the Count Basie Orchestra” del 1987. La sua carriera è costellata di celebri duetti con musicisti di primo piano come B. B. King e Ray Charles. Il concerto di Roma che vedrà Diane Schuur a fianco della Gerardo Di Lella Jazz Orchestra, riproporrà diversi brani storici della cantante sia nelle partiture originali che negli arrangiamenti originali del maestro Di Lella.
La sezione romana di Aisla, nata nel 2010, è impegnata in diverse attività a sostegno dei malati di SLA. Oltre allo sportello psicologico che il concerto del 28 aprile contribuirà a finanziare, l’associazione ha organizzato, in collaborazione con il Comitato provinciale di Roma Capitale della Croce Rossa Italiana, un servizio di trasporto gratuito per i malati di SLA di Roma e provincia che devono recarsi in ospedale per controlli e visite.
Elisabetta Castiglioni


