AQUAE! World Water Day 2022

Si svolgerà martedì 22 marzo 2022 a Roma, presso Spazio 900 e in diretta streaming sul sito http://www.galateaeventi.it/aquae2022/ o sulla pagina Facebook di AQUAE! l’evento AQUAE! World Water Day 2022, promosso dall’Università di Roma Foro Italico e dalla Società Italiana di Igiene per commentare e diffondere alla presenza di Autorità, Istituzioni, ricercatori e ragazzi delle scuole secondarie, il Rapporto ONU 2022 sulle acque, quest’anno dedicato alle acque sotterranee per rendere visibile l’invisibile. Con il patrocinio di UNESCO Water Program, Istituto Superiore di Sanità, CNR, ISPRA, Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, INAIL, Agenzia Spaziale Italiana, FNOMCeO, Enpab, Federterme, Fondazione Ricerca Termale FoRST, Federazione Italiana Nuoto, Comune di Roma, l’iniziativa sarà aperta dal Rettore dell’Ateneo Prof. Attilio Parisi insieme al Prof. Vincenzo Romano Spica, Direttore Scientifico dell’evento, e al Prof. Italo Francesco Angelillo, Presidenza Siti, per continuare in una maratona “no stop”, concepita secondo la formula del talk show interattivo, per tutta la giornata, con illustri ospiti e personalità legati in maniera diretta o trasversale all’universo “acqua”. Il messaggio principale che tale manifestazione si prefigge di comunicare è rivolto ai giovani, dando così risposta all’invito annuale di UNESCO a riflettere tutti e sensibilizzare le nuove generazioni sul tema della tutela e rispetto dell’acqua e sull’importanza dell’uso consapevole e sostenibile di questa risorsa. Una divulgazione scientifica che coinvolgerà non solo le scuole secondarie ma anche quelle primarie attraverso la distribuzione di Quaderni FairPlay4U dedicati al World Water Day 2022.  A coordinare la conferenza della mattina, a partire dalle ore 9:30, sarà la giornalista dell’ANSA Maria Emilia Bonaccorso. Tra le Autorità presenti, interverranno l’Amb. Lucio Alberto Savoia, Emerito Segretario Generale della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO; Calogero Bellanca, Vicepresidente ICOMOS International – Comitato Theory and Philosophy of Conservation; l’On. le Federico Mollicone Presidente ICAS Intergruppo Parlamentare Cultura, Arte, Sport; il Gen. del Corpo d’Armata Antonio Pietro Marzo Comandante delle Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri. Ad aprire i lavori della prima parte di AQUAE!, sarà, in video, Richard Connor, Editor in Chief del WWDR Unesco, che sintetizzerà i dati del Rapporto ONU 2022. A commentare e approfondire la relazione saranno invece la Dott. ssa Sasha Koo-Oshima, Vice Direttrice Land & Water della FAO; il Prof. Silvio Brusaferro, Presidente Istituto Superiore di Sanità; Simona Rossetti, Direttore CNR-IRSA; Anna Sirica, Direttore Generale Area Science Park; Stefano Laporta, Presidente ISPRA; Marco Lupo, Vicepresidente SNPA e DGE Arpa Lazio; Vera Corbelli, Segretario Generale Autorità di Bacino Distretto Appennino Meridionale; Costanzo Jannotti Pecci, Presidente FoRST e Presidente Onorario Federterme; Tiziana Stallone, Presidente Enpab; Paolo Barelli, Presidente Federazione Italiana Nuoto; Andrea Abodi, Presidente Istituto Credito Sportivo; Bruno Molea, Presidente Ente Promozione Sportiva AICS.  La seconda parte della mattina, con inizio intorno alle 12:30, continuerà sul tema della sostenibilità dell’acqua nei suoi usi ricreativi, nello sport e nel wellness, con una visione dallo spazio presentata dal Dott. Alessandro Coletta, Direttore COSMO Med Sky dell’Agenzia Spaziale Italiana. Come rendere le piscine ecosostenibili, quale la situazione normativa odierna, come proteggere le fonti idriche sotterranee, quanto è sicura l’acqua che arriva ai nostri rubinetti, come inquiniamo inconsapevolmente attraverso i farmaci che ingeriamo, sono solo alcuni degli argomenti che verranno trattati grazie al contributo di Federico Maestrami, Editore Il Campo; Emanuele Ferretti, Ricercatore ISS; Claudio Carpineti, Segretario FoRST; Elisabetta Preziosi, Ricercatrice CNR; Maria Siclari, Direttore del Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia (ISPRA); Luca Lucentini, Direttore Reparto Qualità delle Acque ISS; Matteo Vitali, Ordinario di Igiene, Università di Roma “Sapienza”.  Nel pomeriggio, dalle 14:45 circa, si parlerà dello stretto rapporto tra l’acqua e la nostra salute, il legame con l’alimentazione, la fertilità e i tumori grazie agli interventi di Laura Dugo, Docente di Chimica dell’Alimentazione presso il Campus Biomedico di Roma; Laura Cutini, Consigliere CIG Enpab; Giuseppe Morino, Pediatra Dietista Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma; Eleonora Porcu, Componente CSS, Docente Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università Bologna; Giuseppe D’Ermo, Docente Dipartimento Chirurgia Università di Roma “Sapienza” e direttivo LILT.  La scuola sarà protagonista di una sessione speciale dedicata alla storia delle risorse idriche sotterranee e ai lavori svolti da alcuni Istituti scolastici italiani in occasione del World Water Day 2022 (liceo classico Dante Alighieri, liceo scientifico Talete e istituto Cine TV Rossellini di Roma, liceo artistico Pablo Picasso di Pomezia e liceo scientifico e sportivo Alessandro Volta di Reggio Calabria).A presentare e coordinare l’ultima fase di questa giornata celebrativa sarà il conduttore RAI Savino Zaba. Tra gli ospiti, a partire dalle ore 15:30, saranno presenti numerosi esponenti del mondo della ricerca, dello sport e dello spettacolo: oltre a Stefania Nisio di ISPRA, Tony Urbani della “Sapienza”, Donatella Poliandri di Invalsi, una squadra di ricercatrici tutta al femminile presenterà gli studi sulla “disinfezione con la luce” dell’Università di Roma “Foro Italico”: Federica Valeriani, Giusy Lofrano e Francesca Ubaldi; presente anche il geologo Mario Tozzi con un suo personale contributo alla materia. Porteranno poi la propria testimonianza alcuni atleti del mondo del nuoto come l’allenatore FIN Oscar Bertone, la campionessa europea Elena Bertocchi e l’atleta paralimpica Monica Boggioni, oltre alla pattinatrice sul ghiaccio Roberta Rodeghiero del Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare e Marco Capanna, allenatore pallanuoto femminile Serie A1 SIS ROMA e atlete della Nazionale e della SIS Roma Domitilla Picozzi, Giuditta Galardi e Chiara Tabani argento olimpico a Rio 2016. Non mancheranno, in tale ambito anche rappresentanti del mondo della cultura e dello spettacolo: tra questi il noto attore e comico di Zelig Diego Parassole, sensibile alle tematiche ambientali con le sue performance di edutainment, il Mural Artist di fama internazionale Federico Massa aka Iena Cruz che dà voce alla natura attraverso le sue opere (in collegamento da New York), e artisti musicali come il “violinista Jedi” e compositore Andrea Casta, tra le star musicali più seguite  sui social e noto per far viaggiare gli spettatori con effetti immersivi tra natura e futuro creati in simbiosi ad un repertorio crossover che spazia tra pop, elettronica e dance music (prossimamente in concerto il 30 aprile all’Auditorium Parco della Musica di Roma); Philip Abussi, artista e compositore di sonorizzazioni sul tema al centro del convegno, produttore di Acqua brano della compositrice, autrice e performer Alessia Cotta Ramusino, Ambasciatrice UNICEF, che parteciperà con Women Of Change Italia, associazione dedita alla sensibilizzazione sugli obiettivi dell’Agenda 2030. All’evento parteciperanno infine anche Patrizia Tomasich presidente di Explora il Museo dei bambini di Roma, gli atleti de Gli Argonauti Laboratorio di Ricerca sul Movimento con una loro performance, Gaetano Boldrini uno dei fondatori dell’Associazione La Venta Esplorazioni Geografiche con racconti e avventure nel sottosuolo di tutto il mondo.

Elisabetta Castiglioni

Proclamati i tre progetti vincitori del Premio Zavattini 2021/2022

Dopo un’attenta e accurata valutazione dei dieci progetti finalisti alla VI edizione del Premio Cesare Zavattini – il Workshop di formazione e sviluppo per la realizzazione di tre cortometraggi basati sul riuso creativo del cinema d’archivio – la giuria ha proclamato i tre vincitori dell’anno 2021/22. Si tratta di Era una casa, molto carina… di Sara Parentini, Piccolo golem di Viola Giulia Milocco e Federica Quaini, Un respiro parziale ma intero di Lorenzo Spinelli.

A valutare e discutere le proposte selezionate, dopo aver ascoltato la presentazione dei dossier di sviluppo e averne visionato i video teaser di presentazione sono stati il presidente della Giuria Gregorio Paonessa e i componenti Mariangela Barbanente, Chiara Malta, Luca Gasparini e Nathalie Giacobino. L’evento si è svolto presso la sede della Fondazione AAMOD sabato 12 marzo, alla presenza del direttore del Premio Zavattini Antonio Medici e della coordinatrice del Premio Aurora Palandrani.

Dopo un’approfondita discussione, i tre progetti prescelti per realizzare dei cortometraggi della durata massima di 15 minuti, hanno ricevuto il riconoscimento con le seguenti motivazioni:

Era una casa, molto carina… di Sara Parentini

“Per la capacità dell’autrice di riannodare i fili di una singolare vicenda familiare in una delicata dimensione affettiva e di memoria, con uno sguardo intimo, che promette di tenere nel giusto equilibrio storia privata e storia ufficiale, archivi privati e archivi pubblici.”

Piccolo golem di Viola Giulia Milocco e Federica Quaini

“Per la sua coerente ed efficace costruzione narrativa, in grado di dar corpo alle risonanze emotive di un evento rimosso e doloroso della storia familiare, alla scoperta e alla ricomposizione di una frattura, al potere catartico dell’arte.”

Un respiro parziale ma intero di Lorenzo Spinelli”Per essere un sincero gesto d’amore nei confronti della grande poetessa Patrizia Cavalli, in cui l’autore dialoga con le sue poesie e con le immagini d’archivio che la ritraggono, restituendone l’universo poetico e la condizione umana attraverso uno sguardo molto personale.”

Oltre a utilizzare liberamente il materiale filmico dell’AAMOD e degli archivi partner, i vincitori, che avranno tempo fino a maggio per realizzare il proprio lavoro, riceveranno servizi gratuiti di supporto per la realizzazione delle opere e la somma di 2.000 euro ciascuno.

La presentazione dei corti avrà luogo nell’estate 2022. Aggiornamenti e news sul sito ufficiale https://premiozavattini.it/

Questi i progetti finalisti al Premio Zavattini 2021/22: Appunti su una sparizione di Noah Leanti, Era una casa, molto carina… di Sara Parentini, Ester di Lia Monguzzi, Il velo dei sensi di Elisa Baccolo, L’infanzia di Pier Paolo di Alessandro Gattuso, La corda di Luca Bozzoli, Mentre il verde cresceva di Giacomo Della Rocca, Piccolo Golem di Viola Giulia Milocco e Federica Quaini, Racconto di luglio di Andrea Gatopoulos, Un respiro parziale ma intero di Lorenzo Spinelli.

Elisabetta Castiglioni

Manon Lescaut a Genova

Ritorna in scena al Teatro Carlo Felice di Genova dopo 14 anni di assenza, in un nuovo allestimento realizzato in coproduzione tra Fondazione Teatro Carlo Felice, Teatro San Carlo Napoli, Teatro Liceu Barcellona, Palau de les Arts Reina Sofía Valencia il dramma lirico in quattro atti Manon Lescaut di Giacomo Puccini, su libretto di Domenico Oliva e Luigi Illica. La produzione che debutta venerdì 25 marzo 2022 alle ore 20.00 (repliche il sabato 26, domenica 27 marzo e venerdì 1, sabato 2, domenica 3 aprile) è dedicata alla memoria del grande soprano pesarese Renata Tebaldi, nel 1961 protagonista di una Manon Lescaut al Teatro Margherita di Genova entrata nella leggenda, in occasione del centenario della sua nascita.

Donato Renzetti dirige l’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Francesco Aliberti, la regia è di Davide Livermore, ripresa da Alessandra Premoli, con le scene di Giò Forma e Davide Livermore, i costumi di Giusi Giustino, le luci di Nicolas Bovey e il videodesign di D – Wok. Il cast si compone di Maria Josè Siri/Monica Zanettin (26/3 – 2/4) nella parte di Manon Lescaut, Marcelo Álvarez/Riccardo Massi (27/3 – 3/4)/Francesco Pio Galasso (26/3 – 2/4) nella parte di Renato Des Grieux, Stefano Antonucci/Enrico Marabelli (26/3 – 2/4) nella parte di Lescaut,  Matteo Peirone nella parte di Geronte di Ravoir, Giuseppe Infantino nella parte di Edmondo e di Claudio Ottino (L’oste), Didier Pieri (Il maestro di ballo e Il lampionaio), Sandra Pastrana (Il musico), Matteo Armanino (Il sergente degli arcieri), Loris Purpura (Un Comandante di marina).

Il debutto dell’opera è preceduto da due conferenza illustrative a ingresso libero, in programma sabato 19 marzo alle ore 16.00 all’Auditorium Montale, Manon Lescaut. Opera di passione e melodia,  a cura di Roberto Iovino, realizzata in collaborazione con Amici del Teatro Carlo Felice e del Conservatorio Niccolò Paganini e mercoledì 23 marzo, alle ore 17.45, nel I Foyer del Teatro Mi chiamano Manon. Il primo, grande personaggio pucciniano, a cura di Ida Merello, docente di Letteratura e cultura francese e Davide Mingozzi, dottore di ricerca in Arti visive, performative e mediali, realizzata in collaborazione con la Scuola di Scienze Umanistiche presieduta da Raffaele Mellace dell’Università degli Studi di Genova.

Al Teatro Regio di Torino, il 1 febbraio 1893, otto giorni prima del debutto di Falstaff alla Scala, Puccini raggiungeva il suo primo successo con Manon Lescaut. La scelta del tema era un rischio, dato che il fortunato romanzo dell’abate Prévost era già stato trasformato in opera da Massenet, con successo, nove anni prima. Ma il trentacinquenne Puccini era già pienamente consapevole del suo talento e non temeva il confronto: «Massenet lo sente da francese – disse a proposito del soggetto –, con la cipria e i minuetti, io lo sento da italiano, con passione disperata». E i fatti gli diedero ragione. L’anno dopo Manon trionfò anche al Covent Garden di Londra e, recensendola, George Bernard Shaw scrisse, con giudizio profetico: «Puccini mi sembra che, più di qualsiasi altro suo rivale, sia il più probabile erede di Verdi». Questa Manon, per la regia di Davide Livermore, parlerà soprattutto al pubblico di oggi, spingendoci a pensare e a riflettere sulla contemporaneità: qui Manon infatti, è un’emarginata, una migrante tra tanti emigranti europei faticosamente approdati nel Nuovo Mondo, che non ce la farà. Avvolta in un gigantesco flash back, l’opera inizia con la rievocazione di Des Grieux, anziano, nel 1954,  dell’appassionata e al tempo stesso maledetta storia d’amore che l’ha condotto a fuggire in America, a seguito dell’amata deportata, là dove la storia di Manon finisce, “in una landa desolata ai confini con New Orleans”, che con Livermore diventa il reparto quarantene di Ellis Island, alle porte di New York, nel centro di smistamento degli immigrati in arrivo dall’Europa.

«Dopo 14 anni di assenza, il primo grande successo di Puccini torna al Teatro Carlo Felice e dedica il suo debutto alla memoria del grande soprano Renata Tebaldi protagonista, nel 1961 al Teatro Margherita, di una leggendaria Manon Lescaut – commenta l’assessore alle Politiche culturali del Comune di Genova Barbara Grosso – Un’altra grande opera va ad aggiungersi a questa stagione del Teatro Carlo Felice, che si rivolge alla città con un cartellone diversificato, di grande impatto e di sicuro successo tra un pubblico vasto».

«Ospitare nei più importanti titoli della storia dell’opera, come in questa drammaticamente attuale Manon Lescaut, i più grandi interpreti vocali della scena internazionale –  afferma il Sovrintendente Claudio Orazi –  tra cui Maria José Siri e Marcelo Álvarez, con la direzione di Donato Renzetti, direttore emerito del Teatro Carlo Felice, per la regia di Davide Livermore ripresa da Alessandra Premoli, è una parte fondamentale della mission della Fondazione in particolar modo quest’anno, in questa fase di progressivo ritorno alla normalità. Il Teatro Carlo Felice ha riaperto le sue porte alla città con un cartellone che accosta capolavori di Donizetti, Puccini, Verdi ad alcune perle nascoste nelle pieghe della storia, dal Settecento di Pergolesi al Novecento di Bernstein, e della Civiltà musicale genovese, rivolgendosi in particolare alle nuove generazioni di spettatori che, grazie all’iniziativa Studenti all’Opera, realizzata con il sostegno di Iren, possono beneficiare gratuitamente di un abbonamento alla nostra stagione. È doveroso che l’educazione al bello, in un paese come il nostro, passi dalla trasmissione e quindi dall’appropriazione da parte dei giovani del linguaggio dell’opera lirica, una forma d’arte dal vivo unica, in cui si compie una summa della tradizione poetica classica e della tradizione musicale italiana ed europea in particolare, ed è compito del Teatri d’opera agevolare tale forma di conoscenza assieme alla consapevolezza dell’importanza di questo genere nel Patrimonio culturale dell’umanità ».

«Manon Lescaut è il primo grande successo di Puccini. È l’opera in cui, dopo l’iniziale prevalenza delle dimensioni del denaro e del potere, l’amore prevale e trionfa, anche se finisce tragicamente, racconta il direttore Donato Renzetti. È un’opera attualissima, perché in effetti non è cambiato molto dall’epoca della vicenda: oggi come allora chi ha il potere domina e lo usa il più delle volte per esaltare il proprio ego. E col potere vi è il denaro, con cui si pensa di poter comprare tutto, di risolvere tutto. Sul piano drammaturgico, Manon Lescaut differisce in particolare per la definizione del ruolo di uno dei protagonisti, Des Grieux, sia dal romanzo di Prévost, che ne L’histoire du Chevalier des Grieux et de Manon Lescaut è un uomo tormentato, corrotto, sia dall’opera di Massenet, Manon, dov’è un timido ragazzo innamorato. In Puccini, è un uomo adulto e passionale. Sul piano musicale, Puccini modificò la partitura a più riprese, tanto è vero che per trent’anni dopo il debutto dell’opera fino a poco prima della morte, l’editore Ricordi ne pubblicò otto diverse versioni per canto e pianoforte. I tempi lunghi della composizione dell’opera sono frutto dello studio del romanzo intrapreso da Puccini, oltre che delle numerose revisioni cui fu sottoposto il libretto, che condussero Puccini alla conclusione di dover eliminare del tutto il suo secondo atto (ritraente l’idillio di coppia di Manon e Des Grieux): quindi in fondo, il vero librettista di Manon Lescaut, dopo gli interventi di Ruggero Leoncavallo, Marco Praga, Domenico Oliva, Luigi Illica, Giuseppe Giacosa, Giulio Ricordi è lo stesso Puccini. La musica di Manon Lescaut è caratterizzata da un’orchestrazione densa ma raffinata, dall’utilizzo di tecniche antiche, come nel caso del madrigale nel secondo atto, a evocare la società aristocratica settecentesca. Manon chiude così l’epoca del melodramma verdiano, ma allo stesso tempo il filo diretto che la unisce a Tosca lascia presagire l’ingresso del dramma lirico nel Novecento storico».

«Come tutte le partiture di Puccini, spiega il regista Davide Livermore, Manon Lescaut è difficilissima da ricondurre a un altro momento storico o ad un’altra geografia. Cionondimeno, ho sentito l’esigenza di rendere contemporanea una materia che a suo tempo lo era per come era stata scritta; ed è stata la partitura stessa in un certo senso a richiederlo e a suggerirlo. In Manon Lescaut, Puccini ambienta la morte della protagonista in un deserto in Louisiana che nella realtà non esiste. Mi piace pensare, data la conoscenza che Puccini aveva di quella terra, che in realtà questo sia stato il suo modo di invitarci ad una lettura più approfondita di questa scena, dove Manon muore “sola, perduta e abbandonata”, in uno stato di prostrazione morale che quella “landa desolata” vuole evocare. Di indurci a partire da questa pista per approfondirla, come se si trattasse di uno story board cinematografico. La storia di Manon è ambientata nel 1893, a pochi giorni dall’apertura della struttura di accoglienza per gli immigranti dello stato di New York: l’anno in cui l’opera di Puccini è stata scritta, quindi non nell’ambientazione settecentesca originaria. Ma l’inizio dell’opera avviene, come in un prologo, prima della musica, nell’ambientazione di un ipotetico sequel dell’opera, in un futuro possibile dove Des Grieux vive una delle vite che certamente avrebbe potuto vivere: siamo nel 1954 nella sala della quarantena di Ellis Island, Des Grieux è diventato americano, è ormai un uomo anziano, e nell’anno della chiusura del centro torna là dove Manon è morta, tra migliaia di altri emigranti europei –giovani e vecchi, uomini e donne, italiani, polacchi, irlandesi, ebrei: in una parola, noi – tra scene di disperazione meravigliosamente ricreate da Alessandra Premoli su di un mio disegno registico originale».

Mercoledì 23 marzo 2022, ore 17.45, I Foyer

Presentazione dell’Opera

In collaborazione con l’Università degli Studi di Genova, Scuola di Scienze Umanistiche

Mi chiamano Manon. Il primo, grande personaggio pucciniano

Relatori: Ida Merello, docente di Letteratura e cultura francese

Davide Mingozzi, dottore di ricerca in Arti visive, performative e mediali

Ingresso libero


Nicoletta Tassan S.

Fast Animals and Slow Kids a Roma

Continuano gli incontri realizzati dal giornalista Enrico Deregibus con cantanti e musicisti dal Teatro Eduardo De Filippo di Roma per Officina Pasolini, il laboratorio creativo di alta formazione e HUB di eventi della Regione Lazio diretto da Tosca.

Dopo un nome simbolo della musica italiana degli ultimi decenni, Ron, protagonista dell’ultima serata, ora tocca ad una rock-band tra le più note e apprezzate delle ultime generazioni: i Fast Animals and Slow Kids.

L’appuntamento è per il 22 marzo alle 21 dal Teatro Eduardo De Filippo di Roma. La formula della serata sarà quella ormai consolidata: una intervista alternata ad alcune canzoni fatte dal vivo in acustico. Un modo per raccontare la band umbra da molti punti di vista, illuminando quello che c’è dentro e dietro alle canzoni.

L’entrata è gratuita, con green pass e prenotazione a questo indirizzo: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-enrico-deregibus-incontra-fast-animals-and-slow-kids-288071458487

L’ingresso del Teatro Eduardo De Filippo, che si trova all’interno della struttura di Officina Pasolini, è in viale Antonino di San Giuliano 782 (angolo via Mario Toscano).

L’evento sarà anche diffuso in streaming sulle pagine Facebook di Officina Pasolini, di Fast Animals and Slow Kids e di Enrico Deregibus.

I Fast Animals And Slow Kids, paladini del rock alternativo italiano più genuino, racconteranno le tappe e i successi che hanno segnato la loro carriera. A partire dal primo album “Cavalli” del 2011, prodotto da Andrea Appino degli Zen Circus, per arrivare all’ultimo “È già domani”, che tante soddisfazioni ha regalato al gruppo lo scorso autunno. Il disco, infatti, ha debuttato al quinto posto della classifica ufficiale italiana e alla seconda posizione in quella dei vinili, dimostrando come la band abbia fatto un ulteriore passo in avanti non solo nei testi ma anche nella scrittura dei brani e nella produzione. A Officina Pasolini, tra l’intervista e qualche brano fatto live, ci sarà anche l’occasione di presentare una nuova canzone, “Vita sperduta”, appena pubblicata, e il nuovo tour.

Enrico Deregibus, è giornalista e saggista, oltre che consulente o direttore artistico di svariati festival ed eventi in tutta Italia. Attualmente scrive su “Avvenire” ed è considerato il maggior esperto di Francesco De Gregori, su cui ha pubblicato vari libri. Dal 2020 collabora con Officina Pasolini, per la quale ha realizzato incontri con Emidio Clementi dei Massimo Volume, Dente, Zen Circus, Roberto Angelini, Cristiano Godano, Emma Nolde, Sergio Cammariere, ExtraLiscio, Mario Venuti, Nuvolari e Ron, tutti disponibili su YouTube.

Per aggiornamenti: www.officinapasolini.it

Monferr’Autore

Zêna (il viaggio dell’emigrante)

“La canzone dei genovesi” diventa un’opera. Debutta in prima assoluta sabato 12 marzo 2022 alle ore 15.00 nel primo Foyer del Teatro Carlo Felice, con anteprime per le scuole a partire da martedì 8 marzo, alle ore 9.30 e ore 11.00, Zêna (Il viaggio dell’emigrante), commedia musicale in un atto di Fabrizio Lamberti su libretto di Mauro Graiani, una commissione della Fondazione Teatro Carlo Felice. Ma se ghe penso, colonna sonora del cuore di ogni genovese, manifesto d’amore e poesia, composta nel 1925 da Attilio Margutti su versi di Mario Cappello è il suo motivo ispiratore sia sul piano musicale, quale principale leitmotiv che scandisce il progredire della narrazione, sia sul piano drammaturgico: la storia del protagonista di Zêna è quella del protagonista della canzone, l’idealtipo dell’emigrante italiano di fine Ottocento, la cui storia racchiude in se le storie di tutte le migrazioni coeve. Protagonisti in scena sono i giovani attori e cantanti selezionati in seguito alla call lanciata dai social media del Teatro Carlo Felice a inizio anno: Raffaele Ficiur (Bacci), Danilo Ramon Giannini (Carbunin/Dieguito/Juan/Edmondo de Amicis), Andrea D’andreagiovanni (Schiappacasse/Pedro Vasena/Padre Miguel/Banchiere/Poliziotto), Elisa Dal Corso Natalina/Maria), Fabrizio Lamberti (Sagrestano) e con la partecipazione straordinaria in video di Corrado Tedeschi nella parte di Bacci anziano. Maestro concertatore, direttore della Zêna Òrchèstra e pianista  è Fabrizio Lamberti, regia, video, scene, costumi e luci sono Mauro Graiani, autore delle tavole pittoriche dei fondali video è Matteo Merli. «Una commedia musicale inedita, che si inserisce in un progetto volto ad avvicinare i giovani all’opera e a promuovere la cultura musicale nelle nostre scuole creando, nel contempo, un legame con la città – afferma l’assessore alle Politiche culturali Barbara GrossoMa se ghe penso, la canzone che maggiormente rappresenta Genova, i genovesi e la loro storia esce dai confini della città assumendo sempre più il ruolo di ambasciatore di Genova nel mondo».

«L’opera Zêna rappresenta un’occasione per promuovere la convivialità relazionale degli alunni e per far riflettere sulla condivisione di valori che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità autentica, viva e coesa, afferma l’assessore alle Politiche socio sanitarie e Terzo Settore, Politiche giovanili, Scuola, Università e Formazione, Cultura e Spettacolo Ilaria Cavo. La presenza nella scuola di alunni di molteplici etnie è un fenomeno ormai strutturale e questa opera rappresenta un’opportunità per comprendere meglio lo stato d’animo di chi è emigrato e soffre della lontananza dei propri affetti e della perdita delle proprie radici culturali».

«Con 33 repliche all’interno del cartellone operistico del Teatro Carlo Felice fino a domenica 23 aprile, afferma il Sovrintendente Claudio Orazi, Zêna ha l’ambizione di rivolgersi ai giovani, alle famiglie, oltre che alla cittadinanza che invita a immergersi in un racconto coinvolgente sulla propria storia. Al centro della drammaturgia di Zêna il tema dell’emigrazione, da sempre cruciale nella vita dei genovesi. Nell’ambito d​i un progetto di avvicinamento dei giovani all’Opera, la Fondazione Teatro Carlo Felice si rivolge in particolare alle scuole offrendo loro, grazie al supporto di uno sponsor della Fondazione, accesso gratuito e prioritario alle due repliche quotidiane infrasettimanali alle ore 9.30 e alle ore 11.00 e proponendo un percorso di approfondimento didattico specifico che si svolge in un primo momento in classe e in una seconda fase a Teatro».

Il testo di Zêna (il viaggio dell’emigrante) è la versione ridotta in atto unico della commedia musicale Zêna  (If I Think Home). Ambientata sul finire del 1800, la vicenda si snoda facendo perno sui sogni di Baciccìn, il suo protagonista e quelli dei suoi giovani coetanei che s’infrangono contro la povertà di una Genova sottomessa ai Savoia, dove il lavoro scarseggia e ci si deve inventare. Imbarcarsi su di un piroscafo per far fortuna in Argentina, sulla rotta di Colombo, abbandonando affetti e sicurezze, sembra l’unico piano possibile. Bacci partirà, armato solo di buone speranze e di una piantina di basilico, grazie alla quale riuscirà a farsi una posizione, salvo poi, una volta in là con gli anni, obbedire alla nostalgia di casa e tornare a Genova.

«Come Napoli, Roma, Milano anche Genova ha il suo tema, racconta Fabrizio Lamberti, la sua canzone ma è forzatamente rimasta entro le sua antiche mura, custodita gelosamente dai genovesi che la amano a tal punto da non volerla condividere con nessuno. Noi pensiamo invece sia giunta l’ora di farle spiccare il volo, di eleggere il suo struggente abbraccio come ambasciatore della genovesità nell’arte e nel mondo. Poter raccontare alle nuove generazioni, in forma di favola, la storia di tutti i nostri antenati, racchiusa all’interno del testo della canzone di Genova e dei genovesi, è forse l’ aspetto più importante di questo nostro spettacolo. In questo primo passo di un progetto, che ha intenzione di crescere sano e robusto, abbiamo cercato di raccontare tutti i risvolti dell’animo della gente che popola la nostra città e la nostra regione, unendoli all’indole musicale ed a quel caratteristico senso dell’umorismo, anche un po’ cupo, che ci contraddistingue da sempre. La musica e le canzoni pensate per questa avventura hanno quei sapori, un po’ malinconiche a tratti, forse, ma anche piene di quella dolcezza, legata al ricordo, che chiunque viva lontano da questa nostra città porta sempre nel cuore. Le persone possono anche lasciare Genova ma Genova non lascerà mai l’anima di chi è costretto ad andarsene. Prendo in prestito le parole di uno dei nostri più riconosciuti cantori, Gino Paoli: “Il genovese di solito da Genova parte, per mare, con il treno, o con la fantasia, però parte, perché Genova è una città difficile. Il genovese parte, però ritorna sempre perché a Genova si torna”. Nel duetto Bacci e la sua amata Natalina nel nostro musical, quando sognano un futuro lontano, cantano appunto: Le mani dal porto salutano chi tornerà perché tutti sanno che alla fine del viaggio di un genovese, che potrà anche durare una vita intera, ci sarà sempre il ritorno».

«L’idea che il Teatro Carlo Felice ci abbia commissionato un progetto ci riempie di orgoglio, racconta Mauro Graiani; l’amore per Genova, il sentimento che unisce chi ci vive e chi vi torna è lo stesso da qualsiasi latitudine provenga. Profuma di pesto, sa di quel salino che abbiamo nell’anima, freddo come la tramontana che spinge, da sempre, molti di noi a migrare. Genova è il richiamo di una madre; lo puoi ignorare per una vita, ma quando vuole farsi sentire, ti tocca tornare, come fa il nostro Bacci, l’emigrante ideale preso in prestito dal testo di Ma se ghe penso e catapultato, tra fantasia e realtà, nella più grande migrazione contadina della Storia. Ed è bello sapere che è destinato ai ragazzi, che parla di loro e di quel sentimento con cui faranno i conti, l’amore per Genova, dal quale non potranno fuggire, ovunque saranno domani.

Zêna è una storia di sangue e lacrime, di sogni e paure, di sentimenti forti, di scelte laceranti e promesse da mantenere. Di povertà e ricchezza, di cuore e sale da versare sulle ferite che il tempo e la lontananza non potranno mai curare. Vivere nella Genova di fine ottocento, per chi non aveva mezzi, era sicuramente un travaglio che non risparmiava il cuore dei suoi figli più amati. In una città che da Superba dominatrice dell’epoca delle Repubbliche marinare, era diventata un crogiuolo di razze che pulsava nel suo cuore angiportuale, la vita era dura. La differenza tra vivere e morire la faceva la casta, l’appartenenza di nascita: se nascevi in una famiglia ricca o benestante, Genova era il posto più bello del mondo per vivere; altrimenti la vita era impossibile per un povero. E così non restava che lasciare a malincuore la terra natia per altre sponde».

Il Teatro Carlo Felice nell’ambito di un progetto di avvicinamento dei giovani all’Opera con questa commedia musicale desidera promuovere la cultura musicale nella scuola con il suo elevato potenziale educativo e formativo per gli studenti. Attraverso le attività musicali in classe è possibile lavorare sugli stimoli che apportano benefici sull’apprendimento in relazione a tutte le materie scolastiche, inoltre l’esperienza del canto corale è funzionale per migliorare la relazione con i propri compagni ed a consolidare il gruppo classe.
Inoltre grazie a questa iniziativa il Teatro desidera contribuire a rafforzare il legame della scuola con la città e le famiglie. In un’ottica di comunanza e di valori da riscoprire, tutti gli alunni saranno invitati a cantare insieme ai protagonisti Ma se ghe penso, la storica canzone in lingua genovese scritta nel 1925, divenuta d’uso tradizionale e simbolo della cultura musicale ligure, per dare a tutti l’occasione di riscoprire la nostra storia e la lingua parlata nella maggior parte delle famiglie genovesi fino ad una cinquantina d’anni fa.

Il progetto si fonda sulla consapevolezza che l’educazione alla musica è un fattore di crescita, che porta benefici anche all’apprendimento d’altre materie scolastiche e contribuisce allo sviluppo di relazioni con i pari e alla formazione del gruppo classe. L’ascolto e la memorizzazione di Ma se ghe penso, la rielaborazione ed esposizione dei contenuti della canzone da parte degli studenti, sono seguiti da un secondo ascolto più consapevole, che mira alla comprensione del testo da un punto di vista culturale. Il lavoro sull’esperienza personale e i sentimenti dei bambini, infine, favorisce la comprensione dei concetti, anche dei più articolati. Gli studenti saranno quindi invitati a riflettere sulla propria storia, ricostruendo la mappa degli spostamenti effettuati nel tempo da genitori, nonni, parenti, producendo una loro personale mappa che li aiuti a comprendere che spostarsi è un fatto molto antico e normale, e che ha a che fare anche con la loro storia personale.

Il progetto si presta inoltre all’approfondimento di tematiche culturali legate ai fenomeni delle migrazioni culturali e della nascita delle comunità italiane all’estero. Uno dei personaggi del racconto è infatti il ligure Edmondo De Amicis, nato ad Oneglia scrittore, giornalista e militare italiano. Famoso per essere l’autore di Cuore, uno dei libri più popolari della letteratura mondiale per ragazzi, lo scrittore si imbarcò a Genova con gli emigranti sul piroscafo Nord America, per raggiungere Buenos Aires, dove fu chiamato per tener un ciclo di conferenze. Quel viaggio fu propizio affinché De Amicis esplorasse la vita di una delle piú importanti comunità italiane all’estero. L’impatto con quel mondo “italiano fuori dall’Italia” si tradusse in diversi suoi scritti: In América (1887), Sull’Oceano, del 1899 (in un primo tempo, I nostri contadini in America), e una serie di testi, che descrivono la vita quotidiana delle comunità di emigranti italiani e le loro abitudini nell’America meridionale. Lo scrittore Edmondo De Amicis che in Zêna durante la traversata insegna a leggere e scrivere al protagonista Bacci, rappresenta la dimensione linguistica che consente all’individuo la  definizione della propria identità di persona, un elemento cardine della crescita e della libertà individuale. Il linguaggio infatti definisce chi siamo e ci aiuta ad esprimere la nostra interiorità. Imparare a leggere e scrivere permetterà a Bacci di comunicare con propri familiari lontani, lo aiuterà a mantenere il legame con i propri affetti e le proprie radici culturali, elementi che lo renderanno più forte e gli permetteranno di avere successo nella vita. Imparare una lingua significa anche comprensione, la capacità di accogliere l’altro che si traduce in inclusione soprattutto da un punto di vista sociale.

Nicoletta Tassan Solet (anche per l’immagine)

Si apre la nuova stagione del volo in deltaplano e parapendio

Le prime notizie del 2022 riguardo il volo in deltaplano e parapendio dicono che, dopo un biennio di quasi paralisi, l’emergenza sanitaria non ha affatto scalfito l’entusiasmo e la passione che ruotano attorno al comparto.

È nata Hike & Fly Italian League, associazione che si prefigge lo scopo di organizzare eventi di escursionismo abbinato al volo in parapendio, uno stile diverso di vivere quest’ultimo.

Stabilito un percorso, si sale in montagna parapendio in spalla, si individua un pendio agevole come decollo e si cerca di completare il tracciato in volo. Se l’operazione non riesce, si prosegue a piedi alla ricerca di un nuovo pendio dal quale spiccare un nuovo volo. Insomma, la regola base è una: o voli, o cammini.

La disciplina è in crescita esponenziale, i praticanti si moltiplicano, le potenzialità in espansione ed entusiasmo elevato, così come è cresciuta la voglia di organizzare eventi competitivi e non, per piloti esperti e meno. Così la prima tappa di quello che sarà un tour di cinque o sei eventi sparsi per l’Italia è in programma per il 2 aprile al Monte Cornizzolo sopra Suello (Lecco).

Dal 13 al 18 aprile nei cieli del Monte Grappa ritorna l’omonimo trofeo organizzato da Aero Club Lega Piloti e l’asd Volo Libero Montegrappa. Il centro operativo e l’atterraggio ufficiale saranno allestiti a Romano d’Ezzelino (Vicenza) dove confluiranno i migliori piloti di parapendio e deltaplano provenienti da oltre 30 paesi. Il numero degli ammessi sarà limitato rispettivamente a 120 e 150 per questioni organizzative e di sicurezza con classifica finale dedotta dalla somma dei risultati delle cinque giornate di gara o da quelle che la meteo consentirà di volare. Pronti ai nastri di partenza i campionati regionali e tra questi la 28.a edizione del Triveneto che prevede nove eventi nelle regioni orientali. Nella scorsa stagione 160 piloti, in rappresentanza di 33 club, hanno presenziato alle sei tappe del circuito; 80 partecipanti in media a ogni meeting per un totale di 520 presenze. Il CRO (Campionato Regioni Occidentali) avrà inizio nella giornata più favorevole come meteo tra il 9 e il 10 aprile nel sito di volo di Santa Elisabetta, comune Cuorgnè (Torino). Sono previsti quattro appuntamenti tra primavera ed estate.

Gustavo Vitali