Il Concerto di Natale con la Big Band

Anche il Natale 2020 avrà il suo tradizionale concerto. Senza pubblico dal vivo, ma in streaming e quindi accessibile a tutti. Oggi, mercoledì 23 dicembre, alle 21, dal Teatro Camploy, la Big Band Ritmo Sinfonica Città di Verona si cimenterà con le più famose canzoni della tradizione leggera americana del secolo scorso. L’evento, voluto dal Comune di Verona e diretto dal maestro Marco Pasetto, sarà trasmesso sul canale Youtube della Big-Band e sulla pagina facebook dell’Altro Teatro. Il video integrale verrà poi pubblicato anche sul sito del Comune di Verona.

In un periodo come questo – sottolinea l’assessore alla Cultura Francesca Briani – non abbiamo voluto rinunciare agli auguri in musica che da anni caratterizzano la programmazione natalizia offerta alla nostra comunità. Certo, come tutti ci siamo dovuti adeguare ai tempi della pandemia e gli spettatori invece che sulle poltroncine del Camploy saranno seduti sui divani di casa, ma questo non cambierà il calore che i brani, scelti dalla Big-Band per celebrare le feste, sapranno infondere in tutti noi”.

Tra le canzoni in scaletta, All the Things You Are, My Favorite Things, Blue Moon, My Funny Valentine, tratte da celebri musical scritti da autori e compositori come Irving Berlin, George Gershwin, Cole Porter, Jerome Kern, Richard Rodgers e William Hurt. Sono brani diventati nel tempo dei classici del jazz, cantati e suonati dai più grandi interpreti della musica afroamericana. Il concerto si concluderà con White Christmas, scritto da Berlin e diventato uno dei più popolari temi natalizi.

La serata si inserisce nella rassegna ‘La Città del Jazz’, giunta alla sesta edizione.

Roberto Bolis

Rinnovato il Castello di Montorio

Escavatori, plinti e tubolari d’acciaio, le mura del Castello di Montorio si preparano ad essere messe in sicurezza. Pronte, non appena possibile, ad accogliere associazioni, feste e manifestazioni, ma soprattutto a far rivivere il cortile. La Giunta comunale ha approvato il progetto definitivo per rendere totalmente fruibile l’area esterna del Castello, salvaguardandone i reperti archeologici ed evitando eventuali cadute. Lungo le mura verranno realizzati dei parapetti in ferro, con una particolare attenzione al limitare nord-ovest. Verrà inoltre ripristinata la copertura del Mastio, la torre scoperchiata dal nubifragio dello scorso 23 agosto. L’intervento, del valore di 100 mila euro, inizierà con l’anno nuovo, dopo l’approvazione dell’esecutivo e la gara lavori. È dal 2012 che il Castello di Montorio non viene interessato da alcuna manutenzione.

Il nuovo parapetto sarà costituito da piantoni speciali in lamiera tagliata e saldata, bordati con doppia cornice e corrimano superiore in acciaio. Tutti adeguatamente verniciati in colore corten in modo da armonizzarsi con il contesto ambientale. Per la posa in opera del parapetto verranno realizzati singoli plinti di fondazione. Essendo l’area sottoposta a vincolo archeologico, le operazioni di scavo saranno condotte da un archeologo. Il disegno del parapetto riproporrà la forma di quelli già realizzati lungo la cinta muraria della città, ad esempio al Bastione delle Maddalene, ai giardini Lombroso e alla rondella di San Zeno in Monte.
La copertura del Mastio, invece, sarà fatta con lamine di piombo ancorate alla sottostante cappa preventivamente dotata di elementi lignei, seguendo l’andamento irregolare sia delle murature che della volta. Gocciolatoi sagomati verranno realizzati lungo il perimetro sommitale, in modo da garantire un sufficiente allontanamento delle acque meteoriche al fine di evitare dilavamenti delle superfici.

Il Castello di Montorio rappresenta una testimonianza ‘documentale’ di straordinaria eccezionalità, sia per le caratteristiche costruttive, che per l’importanza archeologica dei manufatti e del contesto paesaggistico. Le imponenti rovine del XII secolo, integrate in età scaligera e poi inglobate nelle difese esterne ottocentesche, si presentano come una struttura ricchissima di tracce stratigrafiche di epoche diverse. Inoltre, è un luogo importante dal punto di vista turistico e culturale, sede di manifestazioni, eventi e iniziative soprattutto estive di richiamo per centinaia di persone.

In passato erano stati effettuati degli interventi di consolidamento. Nel 2004 il restauro delle torri e delle creste sommitali di una parte di mura. Negli anni 2005-2008 il completamento del risanamento del complesso. Nel 2009 erano state ultimate le operazioni relative ad un primo stralcio progettuale, riguardante il restauro e la rifunzionalizzazione della polveriera di epoca austriaca, nonché di un tratto di cinta muraria e di una torre, lavori conclusi nel 2012.

Con questo intervento mettiamo in sicurezza e quindi restituiamo ai veronesi uno degli spazi più amati e vissuti, soprattutto durante l’estate quando il Castello di Montorio si anima di concerti, iniziative e manifestazioni – spiega l’assessore ai Lavori pubblici Luca Zanotto -. In vista di tornare presto ad una normalità, creeremo dei parapetti lungo tutte le mura, valorizzandone i reperti archeologici, e sistemeremo la copertura del Mastio in modo da essere pronti per la riapertura. Un’opportunità per valorizzare un altro tassello delle nostre fortificazioni e per individuare un’unica tipologia di parapetto che potrebbe caratterizzare e accomunare tutti i nostri antichi sistemi difensivi, siano essi forti, cinta magistrali o porte. Visto il momento che stiamo vivendo, non vediamo l’ora di poter dare il via ai lavori e tornare a rivivere questo spazio urbano tutti insieme”.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Parma Capitale Italiana della Cultura: visite virtuali alle mostre di Parma2020+21

Parma, 12/12/2020: Palazzo Tarasconi. Ligabue / Sgarbi

Con la Parma Card al prezzo lancio di 5 Euro sarà possibile visitare le mostre di Parma 2020+21 in un’esperienza immersiva accompagnati da guide d’eccezione. Il periodo complesso che stiamo vivendo dall’inizio di quest’anno non ha fermato il motore di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 e, nonostante musei, siti storici, archivi, teatri e tutte le altre sedi non possano accogliere pubblico e visitatori, le grandi mostre di Parma apriranno le loro porte virtualmente sul portale parma2020.it e sull’App di Parma 2020+21, ai possessori di Parma Card tramite l’iniziativa Cultura Aperta.

Grazie a una tecnologia immersiva 360° all’avanguardia, sarà possibile muoversi nelle prestigiose sale dei luoghi della cultura parmigiani accompagnati dalla presentazione di guide d’eccezione, come Arturo Carlo Quintavalle, Leonardo Sangiorgi, Stefano Roffi, Vittorio Sgarbi, che racconteranno le storie e i segreti delle opere esposte durante il primo anno di Capitale Italiana della Cultura.

Per lanciare a livello nazionale e rendere il più possibile fruibile questa innovazione, dal mese di dicembre e fino al 28 febbraio 2021, la Parma Card sarà messa in vendita al prezzo simbolico di 5,00 Euro.

I possessori di Parma Card, infatti, oltre a godere, durante l’anno 2021, di tutti i vantaggi legati agli accessi scontati nei luoghi della cultura, alle offerte esclusive negli esercizi commerciali convenzionati e al trasporto pubblico gratuito, potranno accedere sulla piattaforma di Parma 2020+21 (sito e App) alle visite immersive 360° delle principali mostre previste nel cartellone 2020.

«Le nuove tecnologie sono una straordinaria occasione di valorizzazione e conoscenza del nostro patrimonio e delle nostre attività culturali. Mai avremmo desiderato né pensato di dovervi ricorrere perché impossibilitati a vistare una mostra o un museo, ma oggi è nostro dovere consentire al pubblico di continuare ad aver accesso ai luoghi della cultura nonostante la pandemia. I tour virtuali delle splendide mostre di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 rappresentano il giusto incontro tra il potenziale tecnologico, che ci immerge negli spazi e tra gli oggetti esposti, e l’irriducibile desiderio di tornare ad osservare in presenza ciò che in questi mesi ci è stato così dolorosamente sottratto» dichiara l’Assessore Michele Guerra.

«Con l’iniziativa Cultura Aperta, Parma Capitale Italiana della Cultura riapre al pubblico i cancelli virtuali dei suoi grandi eventi riportandosi in una posizione di assoluta avanguardia nel panorama dell’offerta culturale in tempo di lockdown. Nessuna altra realtà, italiana o internazionale, è infatti oggi in grado di offrire la possibilità di fruire di un così vasto pacchetto di esperienze in realtà immersiva a 360°. In Italia e in Europa solo Brera – con il video multimediale sullo Sposalizio della Vergine di Raffaello – e la National Gallery di Londra – con il video su Artemisia Gentileschi – hanno offerto contenuti simili a questa iniziativa che il Comitato per Parma 2020, sostenuto dai suoi sponsor, è riuscito a realizzare. Anche in tempi di totale shutdown dell’offerta culturale, Parma si riconferma come “il luogo in cui essere”, anche solo virtualmente» commenta Ezio Zani, Direttore del Comitato per Parma 2020.

«Con la nostra piattaforma, che TIM ha messo disposizione di Parma 2020, come già con Expo Milano nel 2015, siamo in grado di garantire – in tempi complessi come quelli che stiamo vivendo – un’innovativa esperienza di visita ai luoghi d’interesse, alle mostre e agli eventi di Parma e della sua provincia, a chiunque e dovunque, da Tokio a Barletta» spiega Francesco Meneghetti, CEO di Fabbrica Digitale che ha sviluppato per TIM la piattaforma di Parma 2020+21.

Grazie alla piattaforma digitale di cui Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 si è dotata per meglio supportare gli utenti nella visitors experience del patrimonio culturale, nella ricerca delle informazioni di eventi e luoghi d’interesse della provincia parmense, sarà offerta l’occasione, prima del viaggio, di immergersi nella città, nei suoi musei e nelle mostre, grazie a tour virtuali 360° disponibili sull’applicazione mobile e sul sito ufficiale tramite l’accesso dedicato alla sezione tematica Cultura Aperta che ospiterà le mostre immersive, oppure attraverso il Virtual Tour interattivo dei luoghi della cultura presente sul sito ufficiale (www.parma2020.it/virtualtour).

Per gli utenti registrati alla piattaforma e i possessori di una qualsiasi delle Parma Card, sarà possibile, sia da app che da web, accedere a esclusivi contenuti virtuali e vivere un’esperienza unica, immersiva ed esclusiva alla scoperta del patrimonio culturale di Parma e di alcune delle più importanti esposizioni realizzate nell’anno 2020.

Le prime mostre virtuali saranno disponibili dal 22 dicembre 2020, ma l’elenco sarà progressivamente aggiornato fino ad arrivare a oltre dieci mostre virtuali entro gennaio 2021.

1. Hospitale – Il futuro della memoria

La più grande installazione di Parma 2020, scaturita dall”immaginario di Studio Azzurro e raccontata dalle parole del curatore Leonardo Sangiorgi.

Il tour virtuale dell’Ospedale Vecchio permette di muoversi all’interno di una vera e propria installazione che racconta, attraverso un percorso animato dalle nuove tecnologie, la storia dell’Hospitale nato dalle acque – i suoi canali, i mulini, le alluvioni – per accogliere i malati, poveri, orfani, famiglie in difficoltà, pellegrini che transitavano per la via Emilia e la via Francigena.

2. L’ultimo Romantico. Luigi Magnani il signore della Villa dei Capolavori

Stefano Roffi, critico d’arte e direttore della Fondazione Magnani Rocca, accompagna i visitatori attraverso la mostra omaggio a Luigi Magnani, musicologo-collezionista che amò e promosse con determinazione il dialogo tra pittura, musica e letteratura.

La visita immersiva permetterà di scoprire una ricca esposizione di opere che indaga i rapporti più sottili e segreti tra le espressioni artistiche, ne riconosce l’unità fondamentale e riflette sui numerosi possibili interscambi, trasferendo la pittura nel tempo e la musica nello spazio. Oltre cento magnifiche opere che raccontano l’amore congiunto di Magnani per la pittura, la musica, la letteratura, attraverso i suoi interessi e le grandi personalità di ogni tempo che frequentò o alle quali si appassionò.

3. Antelami a Parma: il lavoro dell’uomo, il tempo della terra

Il racconto dello storico e critico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle accompagna i visitatori a toccare quasi con mano le statue dei Mesi e delle Stagioni di Benedetto Antelami.

Una conversazione a tu per tu tra due grandi maestri per osservare da vicino e comprendere le opere che nell’anno di Parma Capitale hanno lasciato la loro storica collocazione sul loggiato interno del Battistero per mostrarsi ai visitatori, vicine come mai prima. Il Ciclo dei Mesi e delle Stagioni racchiude un potente messaggio attraverso il loro valore simbolico-religioso e racconta di un’epoca di pieno equilibrio tra uomo e ambiente, tra natura e cultura.

4. Ligabue e Vitaloni. Dare voce alla natura

Un viaggio immersivo nella poetica di Ligabue attraverso un confronto tra la sua pittura e le sculture di Vitaloni, una mostra che indaga la parte animale e istintuale dell’essere umano.

Vittorio Sgarbi accompagna i visitatori attraverso le maestose sale sotterranee di Palazzo Tarasconi per indagare la particolare empatia verso il mondo animale che accomuna Antonio Ligabue e Michele Vitaloni, i quali, narrandone le meraviglie, indagano la natura dell’uomo.

Delos (anche per la fotografia)

La storia e i segreti di piazza Ariostea di Ferrara online

Piazza Ariostea agli inizi del ‘900, cartolina

Ripercorrono la storia di piazza Ariostea, con curiosità, notizie inedite e tanti richiami cinematografici, i dieci filmati online sul canale youtube del Comune di Ferrara. A parlare sono gli storici, esperti e amministratori ferraresi che nei mesi scorsi avrebbero dovuto partecipare a una giornata di alti studi interamente dedicata proprio a piazza Ariostea, ideata dal Comune di Ferrara (con il proprio ufficio Ricerche Storiche) e dall’associazione De Humanitate Sanctae Annae, poi annullata a causa dell’emergenza sanitaria. Tutti gli interventi in programma per quell’occasione, sono ora visibili, grazie alla disponibilità professionale di Carlo Magri, sulla pagina https://www.youtube.com/user/comuneferrara, nella playlist dedicata alla giornata di studi (https://bit.ly/PiazzaAriosteaPL).

Piazza Ariostea oggi

Ad aprire gli interventi è l’assessore ai Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune di Ferrara Andrea Maggi con una introduzione sul tema “Piazza Ariostea: storia, restauri e lavori pubblici”. L’assessore definisce la piazza come il luogo del cuore per tanti ferraresi, legato ai tanti ricordi che ciascuno si porta dentro, uno spazio rinascimentale che il Comune ha recentemente riqualificato, guardando anche al suo valore storico e urbanistico. I vari aspetti legati alla piazza sono poi sviluppati dai vari relatori, tra cui illustri docenti, tecnici ed esperti come Francesco Scafuri (responsabile Ricerche Storiche presso il Servizio Beni Monumentali del Comune), autore di un intervento sulle vicende storiche che hanno caratterizzato la piazza dalla fine del Quattrocento ai giorni nostri. L’architetto Benedetta Caglioti, progettista e direttrice dei lavori di restauro della colonna e della statua dell’Ariosto, si sofferma invece sulle fasi che hanno portato al recupero dell’intero monumento. A seguire, il dirigente del Settore Opere Pubbliche del Comune Luca Capozzi illustra alcuni aspetti significativi del progetto “Ducato Estense”, che ha consentito la realizzazione di diverse opere di riqualificazione e restauro, tra le quali quelle di Piazza Ariostea, i cui complessi lavori, promossi dal Comune e ultimati nel febbraio scorso, sono analizzati dall’architetto Angela Ghiglione. Le conclusioni di questa prima sessione sono affidate al professor Alessandro Ippoliti, che mette in relazione gli interventi di restauro e valorizzazione del sito con lo straordinario contesto urbano. Arricchiscono gli interventi tante suggestive immagini, oltre a curiosità, notizie poco conosciute o inedite.

Nell’introduzione alla seconda sessione, l’assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Marco Gulinelli, grande appassionato di cinema, parla del ruolo di Piazza Ariostea nel mondo delle immagini come set cinematografico all’aperto, che Carlo Magri ha saputo abilmente sintetizzare grazie alle due proiezioni che vengono presentate nell’ambito di questa iniziativa, ulteriore testimonianza dell’impegno dell’Amministrazione nel campo della valorizzazione di Ferrara come città del cinema. Il presidente di De Humanitate Santae Annae OdV Riccardo Modestino ricorda, poi, i numerosi eventi realizzati negli ultimi anni dal Comune e dall’associazione culturale sulla storia e la cinematografia legate alla città, come quelli su Corso Ercole I d’Este e sul Castello Estense, con uno sguardo alla pittura metafisica di Giorgio de Chirico, legata anche alla nostra piazza.

Seguono, in conclusione, i due filmati di Carlo Magri, della lunghezza di venti minuti ciascuno, con i quali viene delineato un itinerario per una valorizzazione cineturistica del luogo: il primo video propone la piazza nei documentari e nelle cronache televisive, mentre il secondo la vede scenario ideale nella cinematografia e nei grandi film. Il pubblico potrà assistere così alla visione di piccoli brani, tratti da numerose opere cinematografiche, pazientemente selezionate, tagliate e rimontate da Magri per le parti girate in piazza Ariostea, il quale, grazie al suo vasto archivio audiovisivo, ha realizzato proiezioni particolarmente ricche di citazioni: non solo da opere di grandi registi che hanno fatto la storia del cinema italiano, ma anche da singolari documentari su Ferrara ed altre sequenze, tra cui due rarissimi commenti filmati che vedono come protagonisti Giorgio de Chirico e Folco Quilici.


Alessandro Zangara
(anche per le fotografie)

“Tutte quelle cose” a Milano

Red Lab Gallery, laboratorio di sperimentazione nato nel 2018 e pensato per promuovere la cultura delle immagini stimolando il pubblico a interagire, presenta dal 16 dicembre 2020 per due mesi sino al 16 febbraio 2021 il nuovo progetto “Tutte quelle cose”, dialogo di visione e ascolto in quattro puntate tra le fotografe Giovanna Gammarota (Milano) e Francesca Loprieno (Parigi) a cura di Lucia Pezzulla.

Per due mesi, ogni due settimane, sul sito www.redlabgallery.com, sulle pagine social (Instagram, Facebook) e sul canale Youtube della galleria verrà presentato un video in cui le autrici si affidano l’una all’altra nella reciproca lettura di intime riflessioni sulla ricerca fotografica, coadiuvate dalle immagini di alcuni dei loro lavori.

Obiettivo del progetto è quello di entrare in relazione con l’osservatore/ascoltatore, prima invitandolo all’ascolto e alla visione, e poi ad interagire a sua volta con Francesca e Giovanna postando una lettera o un semplice commento, una fotografia o un video.

Il percorso delle due autrici, che a cuore aperto mettono a confronto due distinti sistemi di pensiero sulla forza del linguaggio fotografico, parte da lontano e prende avvio da un affascinante “carteggio” privato sulla fotografia, che oggi Giovanna e Francesca hanno voluto trasformare in una opportunità di dialogo e confronto aperta a tutti.

In un momento storico complicato per la cultura, “Tutte quelle cose” rappresenta una proposta trasversale e innovativa: di fronte a una pandemia che ci ha costretto a riscrivere le nostre esistenze, le parole e le fotografie di Giovanna Gammarota e Francesca Loprieno riportano lo sguardo all’essenza della visione, non solo fotografica ma della vita stessa, quasi a volerla sottrarre ad una contemporaneità accelerante e famelica.

Tutte quelle cose” è un progetto in itinere, un viaggio diverso attraverso la fotografia, viatico privilegiato per provare a costruire nuove mappe mentali e nuove ipotesi di percorso, nel tentativo di aiutarci a comprendere meglio la nostra stessa esistenza.

De Angelis (anche per la fotografia)

Da oggi, 13 dicembre, ad OperaInCanto “L’opera delle filastrocche”

Non si ferma la stagione 2020 di OperaInCanto, il festival umbro giunto alla sua trentaduesima edizione. Tantissimi i problemi affrontati in questi mesi, ma i due spettacoli in cartellone, inizialmente programmati per novembre, andranno comunque in scena e saranno diffusi in streaming gratuito nei canali social e youtube dell’Associazione In Canto. Una scelta non facile, che l’Associazione ha operato assumendosi le responsabilità imposte da questa difficile situazione, ma anche tenendo fede a una missione che da oltre trenta anni svolge nel territorio, producendo concerti e spettacoli di teatro musicale.
I due titoli prescelti assumono quindi un significato ulteriore, il primo essendo rivolto al pubblico dei più piccoli, il secondo incentrato sul potere terapeutico della musica.

Si inizia celebrando il centenario di Gianni Rodari, con L’opera delle filastrocche, del 1983, con testo e musica di Virgilio Savona, musicista poliedrico attivo su diversi fronti oltre a quello, notissimo, del Quartetto Cetra. L’allestimento, curato da Graziano Sirci con i contributi video di Cristina Ducci, ambienta lo spettacolo in una classe, in cui i due bambini protagonisti e i loro compagni seguono una lezione proprio su Rodari. Un’opera leggera e divertente che sottolinea l’importanza del lavoro che quotidianamente si svolge nelle aule scolastiche. L’opera delle filastrocche, inserita nel calendario ufficiale delle celebrazioni per il centenario di Gianni Rodari, sarà cantata da Lucia Filaci e Adriano Meliffi. Il ruolo della maestra è affidato all’attrice Elisa Gabrielli. Con loro il Gruppo vocale e strumentale In Canto per la direzione di Lorenzo Rosati.

L’opera, registrata al Teatro Secci di Terni l’8 dicembre, sarà visibile nei canali Facebook, YouTube e nel sito dell’Associazione In Canto, a partire da domenica 13 dicembre alle ore 17,30. Dopo la “prima”, L’opera delle filastrocche resterà on-line a disposizione per un intero mese. In occasione della prima e in altre tre date (mercoledì 16 dicembre, lunedì 21 dicembre, martedì 12 gennaio, tutte alle 11) sarà a disposizione negli stessi canali una chatbox per chi volesse porre domande ai protagonisti dello spettacolo.

Debutta” invece il 15 gennaio alle ore 21 (e sarà disponibile sempre in streaming fino al 22 gennaio) “The man who mistook his wife for a hat” (L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello), opera che Michael Nyman, compositore tra i massimi dei nostri giorni, noto anche al grande pubblico per la collaborazione ai film di Peter Greenaway e per la fortunata colonna sonora del film “Lezioni di piano”, ha tratto nel 1986 dall’omonimo best-seller mondiale di Oliver Sacks (edito in Italia da Adelphi). Il titolo associa, quindi, la musica di uno dei più significativi compositori di oggi (l’inglese Nyman, classe 1944, è considerato uno dei padri della musica minimalista) e il testo del più celebre dei neurologi, al centro del quale c’è la curiosa vicenda del Dr.P, affetto da “agnosia visiva”, per il quale la musica rappresenta l’unica possibile via di salvezza. L’opera sarà registrata il 30 dicembre sempre al Teatro Secci di Terni. I ruoli principali sono affidati a Elisa Cenni, Federico Benetti e Roberto Jachini-Virgili. L’Ensemble In Canto sarà diretto da Fabio Maestri. La regia e l’impianto scenico sono di Carlo Fiorini.

Entrambe le opere vengono rappresentate per la prima volta in Umbria.

La Stagione 2020 di OperaInCanto è realizzata con il sostegno della Fondazione Carit e della Regione dell’Umbria, con il patrocinio del Comune di Terni, in collaborazione con l’Associazione 50&più della Provincia di Terni, Rodari100, IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma, festival di Nuova Consonanza, Roma Tre.

www.operaincanto.com / FB Associazione InCanto / youtube OperaInCanto Terni

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Venne un uomo mandato da Dio

III DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B – GIOVANNI 1,6-8.19-28
6. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Nella terza domenica di Avvento la liturgia ci invita a riflettere sulla missione del Battista. Molti sono i discepoli che lo seguono e gode di grande fama fra il popolo. Non si inorgoglisce per il successo ottenuto, non si sostituisce al Cristo che viene, sa cedergli il posto, afferma chiaramente che non è lui il Messia. Gesù stesso definisce Giovanni “il più grande fra i nati di donna” (cfr. Matteo 11,11; Luca 7,28), ma anche “il più piccolo nel Regno è più grande di lui”.
“Mandato da Dio”: non è il Battista a darsi l’incarico di annunciare il Messia, ma la sua è una missione ricevuta direttamente da Dio. Non siamo noi a darci la vocazione, ma siamo scelti per un incarico di grande fiducia.
“Giovanni”: il significato del nome è “il Signore fa grazia”.
7. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Dentro il piano di Dio, il compito di Giovanni è dare testimonianza alla luce. Nel Prologo al suo Vangelo, Giovanni afferma che la Parola di Dio è presente in tutte le cose e brilla nelle tenebre, illuminando ogni uomo. Niente riesce a spegnerla, nessuno riesce a nasconderla. Possiamo tentare di allontanare Dio, di essergli indifferenti, di negare la sua presenza, ma prima o poi rinasce nel cuore dell’uomo il bisogno di Lui. Il compito di Giovanni e dei testimoni di oggi è quello di risvegliare nelle coscienze la necessità della Luce, di Dio.
“Testimone”: essere testimone di Cristo significa annunciare la sua presenza, vivere con coerenza, essergli fedele fino alla fine, anche a costo dello spargimento del sangue. Il “mondo”, cioè l’umanità che non crede in Dio, solitamente si scaglia contro chi la pensa diversamente, che agisce con onestà, che proclama e vive la verità. Così è stato per i profeti, per il Battista, per Gesù e per tutti i suoi fedeli, ieri come oggi.
“Luce”: lo scopo di Giovanni Battista è rendere testimonianza alla Luce. Non viene per testimoniare la potenza di Dio, la sua maestà, la sua grandezza, ma la sua Luce!
Come il Battista, ogni cristiano è mandato da Dio a rendere testimonianza alla Luce, ad annunciare che la storia va verso lo splendore di Dio e non verso lo sfascio; che non dobbiamo scoraggiarci per le tenebre che sembrano vincere nella storia, ma attendere l’alba nuova che nasce ogni volta che una persona compie un’opera buona, risorge dal suo dolore, sconfigge la sua malattia, crede nella risurrezione.
8. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
L’opera del Battista è stata talmente importante che egli è stato scambiato per il Messia. In realtà in questo versetto si ribadisce che egli è solo un testimone, colui che ha contemplato la Luce e le è rimasto fedele, a costo della vita, “perdendo letteralmente la testa” per Dio… È stato così autorevole che i suoi seguaci sono stati affascinati dalla coerenza della sua vita e l’hanno seguito.
19. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».
Viene riferita la testimonianza resa da Giovanni. Gesù viene dopo Giovanni, ma è più importante di Giovanni, perché esisteva prima di Giovanni: “Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me” (Giovanni 1, 15.30).
“Chi sei tu?”: questa domanda è diretta a Giovanni, ma anche ad ognuno di noi. Il cammino di riconoscimento della nostra identità è sempre più da approfondire per diventare liberi e chiari nel
nostro rapporto con noi stessi e con gli altri. In definitiva è Cristo stesso che ci dice ciò che siamo, per Sua Grazia: “Voi siete la luce del mondo!”.
Noi non siamo quello che gli altri credono di noi, non siamo santi, non siamo angeli, ma non siamo neanche solo dei falliti o solo dei peccatori. Noi non siamo il nostro ruolo e la nostra immagine. La nostra ultima identità è essere figli di Dio, perché da Dio veniamo e senza di Lui nulla noi siamo. La relazione con Lui ci tiene in piedi, ci crea e ci ricrea. È sotto il suo sguardo che diventiamo autentici e veri.
20. Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo».21. Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23. Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Gli inviati chiedono risposte precise per poter riferire esattamente a scribi e farisei chi è il Battista. Non basta che Giovanni dica ciò che lui non è; vogliono sapere chi è veramente quest’uomo che attira numerosa folla da tutte le parti. Giovanni per tre volte dice “no”: non è il Messia, cioè il re davidico molto atteso ai suoi tempi; non è Elia che doveva tornare per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e quello dei figli verso i padri, cioè per restaurare la pace tra popoli (Malachia 3,23-24; Siracide 48,10); non è il profeta che era atteso per completare l’opera di Mosè (Deuteronomio 18,15). Sono tutti titoli messianici o profetici che Giovanni Battista nega chiaramente e non si attribuisce.
Finalmente Giovanni cita il profeta Isaia per spiegare chi egli sia veramente. Utilizza un passo biblico molto diffuso per comunicare il suo essere e la sua missione. Afferma che egli è solo voce, ma ciò che conta è la Parola: “Sono una voce che grida nel deserto. Preparate le vie del Signore” (Matteo 3,3; Marco 1,3; Luca 3,4; Giovanni 1,23). Sant’Agostino commenta: “Giovanni Battista era una voce, ma in principio il Signore era il Verbo. Giovanni fu una voce per un certo tempo, ma Cristo, che in principio era il Verbo, è il Verbo per l’eternità” (Sermoni 293).
I dialoghi riportati in questo brano del Vangelo riferiscono la catechesi fatta nel primo secolo ai cristiani di allora. Si stavano staccando dalla tradizione ebraica consolidata e si stavano aprendo a un nuovo orizzonte. Cercavano nella Scrittura la risposta ai loro interrogativi in merito all’esperienza nuova che stavano vivendo alla sequela del Signore Gesù e avevano bisogno di chiarezze, di certezze.
Anche noi oggi dobbiamo assaporare la Bibbia e cercare in essa il profondo significato del nostro credere e del nostro vivere, senza lasciarci distogliere dalle tante lusinghe e dai tanti miraggi del mondo odierno.
“Voce”: Giovanni è solo una voce imprestata a un Altro, eco di una parola non sua, una voce che si sente, si ascolta, ma non si può trattenere, né vedere, né contemplare. Voce che annuncia, passa e va. Rimane solo nel cuore di chi l’ha fatta propria.
24. Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26. Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28. Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Giovanni afferma che il suo è un servizio nei confronti di Gesù, che è la Parola creatrice che stava presso il Padre fin dalla creazione (cfr. Giovanni 1,1-3). Confessa di non essere nessuno dei profeti, né tantomeno il Cristo, ma dichiara di essere solo il precursore, colui che battezza per significare esteriormente l’impegno ad un cambiamento radicale di vita. Quello che conta è colui che verrà dopo: Gesù.
“Io battezzo con acqua”. Il battesimo stesso che il Battista impartisce viene visto esclusivamente in funzione del suo compito di annunziare la venuta di un altro. Nelle comunità cristiane della fine del
primo secolo c’erano persone che conoscevano solo il battesimo di Giovanni (cfr. Atti 18,25; 19,3). Entrando in contatto con altri cristiani che erano stati battezzati nel battesimo di Gesù, volevano sapere quale era il significato del battesimo di Giovanni. A quel tempo, con il battesimo, una persona dichiarava apertamente di accettare un messaggio e un insegnamento. Esteriormente confermava la sua decisione attraverso un’abluzione, una purificazione, un bagno. In questo modo rendeva visibile il vincolo di adesione all’insegnamento ricevuto, con conseguente impegno di cambiamento di vita. Chi aderisce a Giovanni si vincola al suo insegnamento con il battesimo da lui impartito. Chi aderisce a Gesù si vincola al suo insegnamento con il battesimo da lui impartito con lo Spirito Santo.
I primi cristiani cercano di capire se è Giovanni o se è Gesù che ha più importanza. In queste righe essi trovano e troviamo noi, oggi, la risposta: Gesù è il Figlio di Dio, il Messia, Colui che doveva venire! È Lui che dobbiamo seguire.
“Ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. Gesù si confonde fra la folla che ascolta Giovanni. Nessuno ancora lo conosce.
“Uno che viene dopo di me”. Giovanni presenta Gesù come uno che viene “dopo” di lui. Con questa espressione sembra che Gesù sia stato per qualche tempo discepolo di Giovanni Battista. Infatti nel Quarto Vangelo si dice che Gesù ha svolto per un certo tempo un’attività parallela a quella del Battista, forse all’interno del movimento da lui iniziato (cfr. Giovanni 3,22-30). Nonostante venga dopo di lui, colui che Giovanni annunzia è più importante di lui. Il Battista scompare di fronte alla dignità eccelsa del “Verbo di Dio”, cioè davanti alla Sapienza stessa di Dio venuta in questo mondo (cfr. Giovanni 1,1).
“Al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo”. Questa è una metafora con la quale il Battista afferma che è la persona di Gesù che conta più di tutto. Egli si ritiene inadeguato rispetto alla missione ricevuta, tanto che afferma di non essere nemmeno degno di fare il servizio che è solitamente compiuto da uno schiavo: sciogliere i legacci dei sandali di Gesù (cfr. Marco 1,7-8). È l’esperienza di ogni chiamato: si trova di fronte a una missione talmente grande che sente il divario enorme tra ciò che deve compiere e ciò che effettivamente vive. L’umiltà è la base per essere al servizio del Cristo, l’Unico che veramente deve trasparire nella vita del suo testimone.
“Sta uno che non conoscete”: Giovanni afferma che Gesù è davvero presente in mezzo alla moltitudine che va ad ascoltare la sua predicazione. Egli è quel “dito” puntato che indica: “Ecco l’Agnello di Dio”. Noi cristiani di allora e di oggi non dobbiamo seguire il dito, ma Colui che è indicato dal dito.
“Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano”: è una breve descrizione geografica che spiega dove si svolgono i dialoghi tra il Battista e gli inviati. Il luogo si trova al di là del Giordano, ma è sconosciuto. Porta lo stesso nome del villaggio di Betania, dove risiedevano Lazzaro, Marta e Maria (cfr. Giovanni 11,1 – cfr. Luca 10,38-42), ma è solo un caso di omonimia.
Noi, cristiani del ventunesimo secolo, siamo chiamati a riconoscere Gesù presente in mezzo a tutti coloro che cercano risposte alla loro sete di verità e di vita vera. Riconoscere Cristo ed essere testimoni di Cristo: come? Attraverso la santità della nostra vita: una piccola luce che pallidamente rivela la Grande Luce. Giovanni ci insegna che dobbiamo vincere la tentazione del protagonismo e rinviare a Dio tutti coloro che incontriamo, senza fermarli a noi stessi. Ci insegna a vivere nella verità del nostro essere a servizio del Signore, non suoi sostituti. Sapremo farlo solo se sapremo adorare il Cristo, il Veramente Grande; se cercheremo di incontrare Dio nell’adorazione; se sapremo fare silenzio nel nostro deserto interiore; se sapremo riconoscere nel povero, nel bisognoso, nel fratello, nella sorella che ci vive accanto quel Dio che si è incarnato per la nostra gioia e per la nostra salvezza; quel Dio che ci parla con la voce del nostro prossimo. Solo così saremo felici di quella gioia intramontabile che Gesù solo può dare.

Suor Emanuela Biasiolo

Per mille bambini veronesi il dono di Santa Lucia

Il buono libro in regalo

Santa Lucia porta un dono speciale per i bimbi delle famiglie veronesi in difficoltà, con una sorpresa anche per i genitori.

In quest’anno particolarmente difficile, segnato dalla pandemia e dalla sue conseguenze, Comune e Caritas diocesana si uniscono per un’iniziativa solidale a favore dei bambini delle famiglie già seguite dall’ente caritatevole sul territorio comunale. Circa un migliaio di bimbi e ragazzini, a cui Santa Lucia e Babbo Natale porteranno in dono un libro, che potranno scegliere in base ai loro gusti in tutte le librerie Giunti della provincia. Lo faranno consegnando il coupon che troveranno nei quattro empori della Caritas presenti in città, e con il quale potranno recarsi a scegliere e ritirare il proprio regalo.

Un’idea che nasce dalla volontà del sindaco Federico Sboarina e dell’assessore ai Servizi sociali Daniela Maellare di rendere speciale questo periodo dell’anno in cui, tradizionalmente, i bambini vivono in trepidante attesa l’arrivo di Santa Lucia e dei doni richiesti. Tuttavia, le difficoltà legate alla crisi causata dal Covid, rischiano di offuscare l’atmosfera del periodo natalizio a molte famiglie veronesi e ai loro bambini.

Da qui l’iniziativa che vede insieme Comune e Caritas, impegnate ancora una volta per non lasciare indietro nessuno.

E proprio in questa prospettiva si inserisce l’apertura del quarto Emporio della solidarietà gestito da Caritas sul territorio comunale, quello in via Paride da Cerea a Borgo Santa Croce, a servizio di tutto il vasto quartiere di Borgo Venezia.

Per questioni di sicurezza legate alle misure anti contagio, il market solidale, con a fianco lo sportello di ascolto, sarà aperto al pubblico dall’11 gennaio, tre giorni alla settimana.

Sindaco e Vescovo di Verona tra gli scaffali dell’emporio

Questa è la quarta realtà solidale della Caritas sul territorio cittadino, e si aggiunge a quelle di Santi Apostoli, San Michele e Borgo Roma; altri sei sono dislocati in provincia, per un totale di dieci market che nel 2020 hanno sostenuto e accompagnato più di duemila famiglie.

All’Emporio, infatti, non si accede solo per fare la spesa. Anzi, l’approvvigionamento è l’ultimo dei passaggi di un percorso di accompagnamento che parte dall’ascolto e dalla formazione per arrivare all’aiuto alimentare. Vi aderiscono famiglie con problematiche di diverso tipo, di natura economica piuttosto che di salute, che trovano nelle attività dell’Emporio e nell’aiuto dei volontari un’importante opportunità di cambiamento.

Dall’11 gennaio il market solidale in Borgo Santa Croce sarà aperto il lunedì, martedì e sabato; lo spazio riservato all’ascolto il martedì e giovedì.

Al taglio simbolico del nastro, hanno partecipato il vescovo di Verona Monsignor Giuseppe Zenti, il sindaco Federico Sboarina, l’assessore ai Servizi sociali Daniela Maellare, il direttore della Caritas Diocesana Gino Zampieri, il parroco della parrocchia di Santa Croce don Gianluca Brisotto, la presidente della sesta Circoscrizione Maria Cristina Sandrini e alcuni dei volontari che rendono possibile l’attività solidale.

“Un libro è cibo per la mente – ha detto il sindaco-, ecco perché abbiamo pensato a questo regalo da far trovare ai bambini che vengono con i genitori a fare la spesa all’emporio della solidarietà. In realtà, crediamo davvero che mai come in questo periodo, un buon libro sia fondamentale per la formazione e la crescita dei nostri ragazzi. In questi mesi i computer e la tecnologia sono stati alleati preziosi per la didattica a distanza e per la socialità di bambini costretti in casa, ma il valore che un libro porta con sé non ha eguali. Ogni bimbo deve poter crescere insieme alla lettura. Grazie a questa iniziativa, circa un migliaio di bambini potranno vivere l’emozione di recarsi in libreria e scegliere il volume desiderato, sono certo che sarà una Santa Lucia molto gradita. Abbiamo scelto questo nuovo emporio della Caritas per distribuire i primi omaggi, qui la solidarietà è di casa e pensa ai grandi oltre che ai piccini”.

“La collaborazione con la Caritas si è rafforzata ulteriormente durante l’emergenza sanitaria – ha detto l’assessore Maellare -. La crisi ha purtroppo aumentato le situazioni di povertà e di disagio sociale, facciamo rete per dare tutti gli aiuti possibili e non lasciare nessuno senza il nostro sostegno. Ringrazio i numerosi volontari che si mettono a di disposizione per gli altri, senza di loro tutto questo non sarebbe possibile”.

“Con questo arriviamo a quota dieci – ha detto Monsignor Zenti riferendosi agli empori della solidarietà di Verona e provincia-. Un aiuto importante per le famiglie che non hanno i soldi per fare la spesa e che offrono un percorso di accompagnamento basato sulla dignità delle persone. Temo purtroppo che ci aspettino tempi altrettanto difficili, quando la disoccupazione diventerà ancora più diffusa. Solo se saremo uniti e responsabili ce la faremo”.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

“Creatività in Fiore”, il dono di Natale può essere solidale

Nel periodo compreso fra giovedì 17 e mercoledì 23 dicembre chi sarà a caccia di regali di Natale potrà fare tappa al negozio di via Cortevecchia 12 a Ferrara. Qui saranno disponibili ad offerta libera, per una raccolta fondi a scopo benefico, oggetti e addobbi natalizi originali realizzati dal laboratorio “Creatività in Fiore”, fondato nel 2019 dalle socie e dalle mogli dei soci dei Lions Club Ferrara Ducale, Lions Club Ferrara Estense e Lions Club Ferrara Diamanti.

Lo spazio solidale di via Cortevecchia – di proprietà del Comune di Ferrara concesso in uso gratuito per lo svolgimento dell’iniziativa solidale– durante i sette giorni di apertura sarà visitabile dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30.

Il fondi raccolti potranno consentire di realizzare l’obiettivo del Service Lions (“Un aiuto per comunicare anche senza scrivere”): donare una LIM-Lavagna Interattiva Multimediale per il Laboratorio cognitivo informatico utilizzato dai ragazzi con disabilità ospitati dalla cooperativa sociale “I Frutti dell’Albero” di Ferrara.

L’intero progetto è promosso da Lions Club Ferrara Ducale in collaborazione con Lions Club Ferrara Estense e Lions Club Ferrara Diamanti con il sostegno di New Voices Distretto 108 Tb.

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

Il colera politico. Conclusione

(segue)

All’idea dell’avvelenamento politico si rifaranno in Italia anche nel 1910-11, in occasione di un’altra epidemia che riporterà alla parola Medioevo per indicare l’arretratezza di pensiero tornata a credenze popolari che si pensavano superate, mentre si ricorrerà ancora all’idea di untori o di avvelenatori nel caso dell’epidemia di spagnola che colpirà l’Europa tra la fine della prima guerra mondiale e i primi mesi di pace.

Di quell’epidemia non abbiamo molte notizie scritte, dato che la censura interverrà a man bassa per fare sparire ogni notizia che poteva demoralizzare il popolo, dal momento che i primi segni del dilagare dal morbo si ebbero nei momenti decisivi per il conflitto.

Ci sono anche in quell’occasione dei provvedimenti dei prefetti che vietano i funerali, ma anche di portare il viatico e di suonare le campane in segno di qualcuno agonizzante, proprio per non dare nelle persone l’idea del vero impatto della malattia.

Ancora una volta il governo confida nei parroci per divulgare idee di positività e negare che fosse in atto un’epidemia e lo stesso Vittorio Emanuele Orlando, capo del governo, tuona contro chi metteva in giro voci su una malattia terribile in circolazione.

Il nemico imputato di diffondere una malattia, tra le superstizioni circolanti sommessamente, era il tedesco, ma anche il governo di Roma che a molte masse era ancora inviso.

Finita la guerra, si rimarcava il concetto che il “regalo” dell’influenza che mieteva migliaia di vittime fosse stato lasciato dai tedeschi.

Proprio quando un amico di Pellegrino Artusi, Olindo Guerrini, nome d’arte Lorenzo Stecchetti, pubblica il suo libro “L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa”, manualetto molto diffuso, anche se non ebbe la fortuna del libro dell’amico. In quel momento di penuria di cibo e soldi, infatti, avere un ricettario che nobilitava la casalinga abitudine di non buttare via niente e di provare ad utilizzarlo al meglio, dava un ché di moderno e alla moda.

Un modo come un altro per cercare di risollevarsi da una terribile guerra.

 

prof.ssa Alessia Biasiolo