Il colera politico. Conclusione

(segue)

All’idea dell’avvelenamento politico si rifaranno in Italia anche nel 1910-11, in occasione di un’altra epidemia che riporterà alla parola Medioevo per indicare l’arretratezza di pensiero tornata a credenze popolari che si pensavano superate, mentre si ricorrerà ancora all’idea di untori o di avvelenatori nel caso dell’epidemia di spagnola che colpirà l’Europa tra la fine della prima guerra mondiale e i primi mesi di pace.

Di quell’epidemia non abbiamo molte notizie scritte, dato che la censura interverrà a man bassa per fare sparire ogni notizia che poteva demoralizzare il popolo, dal momento che i primi segni del dilagare dal morbo si ebbero nei momenti decisivi per il conflitto.

Ci sono anche in quell’occasione dei provvedimenti dei prefetti che vietano i funerali, ma anche di portare il viatico e di suonare le campane in segno di qualcuno agonizzante, proprio per non dare nelle persone l’idea del vero impatto della malattia.

Ancora una volta il governo confida nei parroci per divulgare idee di positività e negare che fosse in atto un’epidemia e lo stesso Vittorio Emanuele Orlando, capo del governo, tuona contro chi metteva in giro voci su una malattia terribile in circolazione.

Il nemico imputato di diffondere una malattia, tra le superstizioni circolanti sommessamente, era il tedesco, ma anche il governo di Roma che a molte masse era ancora inviso.

Finita la guerra, si rimarcava il concetto che il “regalo” dell’influenza che mieteva migliaia di vittime fosse stato lasciato dai tedeschi.

Proprio quando un amico di Pellegrino Artusi, Olindo Guerrini, nome d’arte Lorenzo Stecchetti, pubblica il suo libro “L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa”, manualetto molto diffuso, anche se non ebbe la fortuna del libro dell’amico. In quel momento di penuria di cibo e soldi, infatti, avere un ricettario che nobilitava la casalinga abitudine di non buttare via niente e di provare ad utilizzarlo al meglio, dava un ché di moderno e alla moda.

Un modo come un altro per cercare di risollevarsi da una terribile guerra.

 

prof.ssa Alessia Biasiolo

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