Venne un uomo mandato da Dio

III DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B – GIOVANNI 1,6-8.19-28
6. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Nella terza domenica di Avvento la liturgia ci invita a riflettere sulla missione del Battista. Molti sono i discepoli che lo seguono e gode di grande fama fra il popolo. Non si inorgoglisce per il successo ottenuto, non si sostituisce al Cristo che viene, sa cedergli il posto, afferma chiaramente che non è lui il Messia. Gesù stesso definisce Giovanni “il più grande fra i nati di donna” (cfr. Matteo 11,11; Luca 7,28), ma anche “il più piccolo nel Regno è più grande di lui”.
“Mandato da Dio”: non è il Battista a darsi l’incarico di annunciare il Messia, ma la sua è una missione ricevuta direttamente da Dio. Non siamo noi a darci la vocazione, ma siamo scelti per un incarico di grande fiducia.
“Giovanni”: il significato del nome è “il Signore fa grazia”.
7. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Dentro il piano di Dio, il compito di Giovanni è dare testimonianza alla luce. Nel Prologo al suo Vangelo, Giovanni afferma che la Parola di Dio è presente in tutte le cose e brilla nelle tenebre, illuminando ogni uomo. Niente riesce a spegnerla, nessuno riesce a nasconderla. Possiamo tentare di allontanare Dio, di essergli indifferenti, di negare la sua presenza, ma prima o poi rinasce nel cuore dell’uomo il bisogno di Lui. Il compito di Giovanni e dei testimoni di oggi è quello di risvegliare nelle coscienze la necessità della Luce, di Dio.
“Testimone”: essere testimone di Cristo significa annunciare la sua presenza, vivere con coerenza, essergli fedele fino alla fine, anche a costo dello spargimento del sangue. Il “mondo”, cioè l’umanità che non crede in Dio, solitamente si scaglia contro chi la pensa diversamente, che agisce con onestà, che proclama e vive la verità. Così è stato per i profeti, per il Battista, per Gesù e per tutti i suoi fedeli, ieri come oggi.
“Luce”: lo scopo di Giovanni Battista è rendere testimonianza alla Luce. Non viene per testimoniare la potenza di Dio, la sua maestà, la sua grandezza, ma la sua Luce!
Come il Battista, ogni cristiano è mandato da Dio a rendere testimonianza alla Luce, ad annunciare che la storia va verso lo splendore di Dio e non verso lo sfascio; che non dobbiamo scoraggiarci per le tenebre che sembrano vincere nella storia, ma attendere l’alba nuova che nasce ogni volta che una persona compie un’opera buona, risorge dal suo dolore, sconfigge la sua malattia, crede nella risurrezione.
8. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
L’opera del Battista è stata talmente importante che egli è stato scambiato per il Messia. In realtà in questo versetto si ribadisce che egli è solo un testimone, colui che ha contemplato la Luce e le è rimasto fedele, a costo della vita, “perdendo letteralmente la testa” per Dio… È stato così autorevole che i suoi seguaci sono stati affascinati dalla coerenza della sua vita e l’hanno seguito.
19. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».
Viene riferita la testimonianza resa da Giovanni. Gesù viene dopo Giovanni, ma è più importante di Giovanni, perché esisteva prima di Giovanni: “Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me” (Giovanni 1, 15.30).
“Chi sei tu?”: questa domanda è diretta a Giovanni, ma anche ad ognuno di noi. Il cammino di riconoscimento della nostra identità è sempre più da approfondire per diventare liberi e chiari nel
nostro rapporto con noi stessi e con gli altri. In definitiva è Cristo stesso che ci dice ciò che siamo, per Sua Grazia: “Voi siete la luce del mondo!”.
Noi non siamo quello che gli altri credono di noi, non siamo santi, non siamo angeli, ma non siamo neanche solo dei falliti o solo dei peccatori. Noi non siamo il nostro ruolo e la nostra immagine. La nostra ultima identità è essere figli di Dio, perché da Dio veniamo e senza di Lui nulla noi siamo. La relazione con Lui ci tiene in piedi, ci crea e ci ricrea. È sotto il suo sguardo che diventiamo autentici e veri.
20. Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo».21. Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23. Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Gli inviati chiedono risposte precise per poter riferire esattamente a scribi e farisei chi è il Battista. Non basta che Giovanni dica ciò che lui non è; vogliono sapere chi è veramente quest’uomo che attira numerosa folla da tutte le parti. Giovanni per tre volte dice “no”: non è il Messia, cioè il re davidico molto atteso ai suoi tempi; non è Elia che doveva tornare per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e quello dei figli verso i padri, cioè per restaurare la pace tra popoli (Malachia 3,23-24; Siracide 48,10); non è il profeta che era atteso per completare l’opera di Mosè (Deuteronomio 18,15). Sono tutti titoli messianici o profetici che Giovanni Battista nega chiaramente e non si attribuisce.
Finalmente Giovanni cita il profeta Isaia per spiegare chi egli sia veramente. Utilizza un passo biblico molto diffuso per comunicare il suo essere e la sua missione. Afferma che egli è solo voce, ma ciò che conta è la Parola: “Sono una voce che grida nel deserto. Preparate le vie del Signore” (Matteo 3,3; Marco 1,3; Luca 3,4; Giovanni 1,23). Sant’Agostino commenta: “Giovanni Battista era una voce, ma in principio il Signore era il Verbo. Giovanni fu una voce per un certo tempo, ma Cristo, che in principio era il Verbo, è il Verbo per l’eternità” (Sermoni 293).
I dialoghi riportati in questo brano del Vangelo riferiscono la catechesi fatta nel primo secolo ai cristiani di allora. Si stavano staccando dalla tradizione ebraica consolidata e si stavano aprendo a un nuovo orizzonte. Cercavano nella Scrittura la risposta ai loro interrogativi in merito all’esperienza nuova che stavano vivendo alla sequela del Signore Gesù e avevano bisogno di chiarezze, di certezze.
Anche noi oggi dobbiamo assaporare la Bibbia e cercare in essa il profondo significato del nostro credere e del nostro vivere, senza lasciarci distogliere dalle tante lusinghe e dai tanti miraggi del mondo odierno.
“Voce”: Giovanni è solo una voce imprestata a un Altro, eco di una parola non sua, una voce che si sente, si ascolta, ma non si può trattenere, né vedere, né contemplare. Voce che annuncia, passa e va. Rimane solo nel cuore di chi l’ha fatta propria.
24. Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26. Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28. Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Giovanni afferma che il suo è un servizio nei confronti di Gesù, che è la Parola creatrice che stava presso il Padre fin dalla creazione (cfr. Giovanni 1,1-3). Confessa di non essere nessuno dei profeti, né tantomeno il Cristo, ma dichiara di essere solo il precursore, colui che battezza per significare esteriormente l’impegno ad un cambiamento radicale di vita. Quello che conta è colui che verrà dopo: Gesù.
“Io battezzo con acqua”. Il battesimo stesso che il Battista impartisce viene visto esclusivamente in funzione del suo compito di annunziare la venuta di un altro. Nelle comunità cristiane della fine del
primo secolo c’erano persone che conoscevano solo il battesimo di Giovanni (cfr. Atti 18,25; 19,3). Entrando in contatto con altri cristiani che erano stati battezzati nel battesimo di Gesù, volevano sapere quale era il significato del battesimo di Giovanni. A quel tempo, con il battesimo, una persona dichiarava apertamente di accettare un messaggio e un insegnamento. Esteriormente confermava la sua decisione attraverso un’abluzione, una purificazione, un bagno. In questo modo rendeva visibile il vincolo di adesione all’insegnamento ricevuto, con conseguente impegno di cambiamento di vita. Chi aderisce a Giovanni si vincola al suo insegnamento con il battesimo da lui impartito. Chi aderisce a Gesù si vincola al suo insegnamento con il battesimo da lui impartito con lo Spirito Santo.
I primi cristiani cercano di capire se è Giovanni o se è Gesù che ha più importanza. In queste righe essi trovano e troviamo noi, oggi, la risposta: Gesù è il Figlio di Dio, il Messia, Colui che doveva venire! È Lui che dobbiamo seguire.
“Ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete”. Gesù si confonde fra la folla che ascolta Giovanni. Nessuno ancora lo conosce.
“Uno che viene dopo di me”. Giovanni presenta Gesù come uno che viene “dopo” di lui. Con questa espressione sembra che Gesù sia stato per qualche tempo discepolo di Giovanni Battista. Infatti nel Quarto Vangelo si dice che Gesù ha svolto per un certo tempo un’attività parallela a quella del Battista, forse all’interno del movimento da lui iniziato (cfr. Giovanni 3,22-30). Nonostante venga dopo di lui, colui che Giovanni annunzia è più importante di lui. Il Battista scompare di fronte alla dignità eccelsa del “Verbo di Dio”, cioè davanti alla Sapienza stessa di Dio venuta in questo mondo (cfr. Giovanni 1,1).
“Al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo”. Questa è una metafora con la quale il Battista afferma che è la persona di Gesù che conta più di tutto. Egli si ritiene inadeguato rispetto alla missione ricevuta, tanto che afferma di non essere nemmeno degno di fare il servizio che è solitamente compiuto da uno schiavo: sciogliere i legacci dei sandali di Gesù (cfr. Marco 1,7-8). È l’esperienza di ogni chiamato: si trova di fronte a una missione talmente grande che sente il divario enorme tra ciò che deve compiere e ciò che effettivamente vive. L’umiltà è la base per essere al servizio del Cristo, l’Unico che veramente deve trasparire nella vita del suo testimone.
“Sta uno che non conoscete”: Giovanni afferma che Gesù è davvero presente in mezzo alla moltitudine che va ad ascoltare la sua predicazione. Egli è quel “dito” puntato che indica: “Ecco l’Agnello di Dio”. Noi cristiani di allora e di oggi non dobbiamo seguire il dito, ma Colui che è indicato dal dito.
“Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano”: è una breve descrizione geografica che spiega dove si svolgono i dialoghi tra il Battista e gli inviati. Il luogo si trova al di là del Giordano, ma è sconosciuto. Porta lo stesso nome del villaggio di Betania, dove risiedevano Lazzaro, Marta e Maria (cfr. Giovanni 11,1 – cfr. Luca 10,38-42), ma è solo un caso di omonimia.
Noi, cristiani del ventunesimo secolo, siamo chiamati a riconoscere Gesù presente in mezzo a tutti coloro che cercano risposte alla loro sete di verità e di vita vera. Riconoscere Cristo ed essere testimoni di Cristo: come? Attraverso la santità della nostra vita: una piccola luce che pallidamente rivela la Grande Luce. Giovanni ci insegna che dobbiamo vincere la tentazione del protagonismo e rinviare a Dio tutti coloro che incontriamo, senza fermarli a noi stessi. Ci insegna a vivere nella verità del nostro essere a servizio del Signore, non suoi sostituti. Sapremo farlo solo se sapremo adorare il Cristo, il Veramente Grande; se cercheremo di incontrare Dio nell’adorazione; se sapremo fare silenzio nel nostro deserto interiore; se sapremo riconoscere nel povero, nel bisognoso, nel fratello, nella sorella che ci vive accanto quel Dio che si è incarnato per la nostra gioia e per la nostra salvezza; quel Dio che ci parla con la voce del nostro prossimo. Solo così saremo felici di quella gioia intramontabile che Gesù solo può dare.

Suor Emanuela Biasiolo

One thought on “Venne un uomo mandato da Dio

  1. Emanuela ha detto:

    Grazie!!!!!!!!!!!!!

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