Bando per Corso gratuito tecnico media server

L’Ufficio Giovani artisti del Comune di Ferrara segnala la possibilità di frequentare un corso gratuito per tecnico MediaServer organizzato da Centoform, ente accreditato in Regione Emilia Romagna, per imparare a gestire interazione e sincronizzazione di audio, video e luci. Il corso, della durata complessiva di 60 ore, si terrà tra novembre e dicembre 2019 nella sede della società Molpass di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, ed è riservato a dieci partecipanti residenti o domiciliati in Emilia-Romagna che abbiano già conoscenze e capacità in questo ambito. La propria candidatura va inviata entro lunedì 30 settembre 2019 all’indirizzo mail mediaserver@centoform.it.

I partecipanti al corso avranno la possibilità di sviluppare competenze innovative nel settore dello spettacolo dal vivo, in particolare nell’ambito di aziende fornitrici al mondo dello spettacolo di sistemi tecnologici per spettacoli live, all’interno di teatri, studi di produzione e post produzione, strutture culturali e turistiche, a supporto della realizzazione di eventi, intervenendo nei processi di organizzazione, promozione e allestimento di eventi culturali e artistici ed eventi fieristici.

Il corso è rivolto a persone occupate o non occupate, che siano residenti o domiciliate in Emilia-Romagna in data antecedente l’iscrizione, che abbiano assolto l’obbligo d’istruzione e il diritto-dovere all’istruzione e formazione e che siano in possesso di conoscenze-capacità attinenti l’area professionale, acquisite in contesti di apprendimento formali, non formali o informali. Non possono iscriversi al corso persone inoccupate (che non hanno mai lavorato) o inattive.

Per i candidati in possesso dei requisiti formali, sarà realizzata una fase di verifica dei requisiti sostanziali di cui sopra attraverso
– Test a risposta multipla e Colloquio individuale conoscitivo/motivazionale.

Per info e bando: Centoform, referenti Michela Gilli e Federica Govoni, tel. 051 6830470, email mediaserver@centoform.it

 

Alessandro Zangara

In Arena PFM e Cristiano De Andrè

Sarà l’Arena, lunedì 29 luglio, a riunire insieme per la prima volta la PFM – Premiata Forneria Marconi e De Andrè. Alla fine degli anni ‘70, Fabrizio De Andrè e la più famosa prog band italiana furono i protagonisti di una straordinaria e amatissima tournèe musicale. Oggi Cristiano De Andrè torna sul palco assieme alla PFM per celebrare la straordinaria arte del padre. Alla serata parteciperà anche Dori Ghezzi.

Il concerto – evento dal titolo “PFM Premiata Forneria Marconi – Cristiano De Andrè Cantano Fabrizio” è stato presentato a Palazzo Barbieri, dal sindaco Federico Sboarina, dal responsabile eventi extra lirica Gianmarco Mazzi e dagli artisti Cristiano De Andrè, Franz Di Cioccio e Patrick Djivas.

“Dopo i successi del Festival lirico, con la prima dell’Arena che è stata trasmessa in diretta mondiale, – ha detto il sindaco – presentare un evento di questo livello significa aggiungere un’altra perla alla nostra collana di straordinarie serate dedicate alla musica. Sono molto contento di come stiamo procedendo, perché ci sono eventi che segnano un’intera stagione e sono sicuro che questo sarà uno di quelli che rimarrà nella memoria di quanti saranno presenti”.

“Solo in Arena – ha detto Mazzi – poteva essere realizzato un concerto del genere. Un evento straordinario in cui si uniscono la PFM e Cristiano De Andrè per rendere un tributo all’arte di un grande uomo e di un grande artista come era Faber. Di sicuro, il concerto del 29 luglio rappresenta una di quelle serate che dà l’impronta a tutta la stagione”.

Durante l’evento PFM e Cristiano De Andrè si alterneranno sul palco con le loro rispettive performance per condividere la lunga terza parte finale con un concerto imperdibile dedicato a Fabrizio De Andrè.

“Sarà un’emozione bellissima salire sul palco – ha detto De Andrè – assieme alla PFM per dare una possibilità a chi allora non riuscì a vedere i concerti di ascoltare qualcosa che si avvicina. Credo che anche i giovani abbiano bisogno di avvicinarsi alla musica fatta da ‘artigiani’. Ricordo che fu proprio per quella tournèe che decisi di dedicarmi alla musica e di iscrivermi al conservatorio per studiare violino. Loro mi hanno dato lo stimolo per fare musica”.

“Con questo concerto – ha detto Di Cioccio – si apre un ulteriore cerchio per portare questa musica a chi c’era e a chi la deve scoprire. L’emozione sarà tanta, com’era grande quando partì quella tournèe in cui lavorammo per vestire di musica la poesia di Fabrizio. Sarà l’occasione per sentirlo ancora vicino, perché ogni volta che lo interpretiamo, ci sentiamo a casa”.

“Fabrizio – ha detto Djivas – è un’autostrada emotiva in cui ciascuno può andare perché tutti trovano qualche cosa, qualche pensiero che Fabrizio riesce a comunicare. Era un’artista straordinario che non lasciava nulla al caso e noi, quando ci mettemmo a lavorare sugli arrangiamenti, abbiamo cercato di fare lo stesso con le note e l’armonia. Noi, come PFM, abbiamo fatto tante cose, ma credo che una delle cose più belle sia stata quella di comunicare a Fabrizio quanto la musica fosse importante per la sua arte”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Arpa e violoncello a “Classica al tramonto” della IUC

Augusta Giraldi

I concerti all’aria aperta “Classica al tramonto” organizzati dalla IUC in collaborazione con Arte2o nel giardino dell’associazione “Largo Venue” in Via Biordo Michelotti 2 (Roma, zona Prenestina) iniziano stasera, martedì 16 luglio alle 20.30 (ingresso a partire dalle 19.30 per chi vuole godersi il fresco sorseggiando un aperitivo) con un insolito abbinamento tra arpa e violoncello, affidato a due giovani e bravissime musiciste, Augusta Giraldi (arpa) e Chiara Burattini (violoncello).

Augusta Giraldi, romana, è la nuova star dell’arpa, premiata in diversi concorsi nazionali ed internazionali. Richiesta dalle orchestre d’Italia e d’Europa, ha suonato sotto la guida di molti importanti direttori, tra cui Pappano, Gergiev, Maazel, Mehta e Barenboim. È stata scelta da Ennio Morricone, sotto la cui direzione ha suonato in Italia, Europa, Asia e Americhe e ha registrato le sue musiche da film. Ma non basta, ha collaborato anche con star della musica rock e del jazz come Dee Dee Bridgewater e Dianne Reeves.

Chiara Burattini è nata ad Ancona nel 1989 ed ha iniziato lo studio della musica all’età di cinque anni. E’ vincitrice di diversi premi nazionali e svolge una notevole attività concertistica in formazioni cameristiche ed orchestrali presso i più importanti teatri e sale da concerto in Italia (Scala di Milano, Teatro Olimpico di Vicenza, Teatro Argentina di Roma) e in Germania (Philharmonie e Konzerthaus di Berlino), Austria, Slovenia, Francia, Spagna e Palestina. Ha suonato sotto la direzione di Muti, Gatti, Oren e altri grandi maestri.

Il loro concerto inizia con un Notturno di Bellini, non però Vincenzo, l’autore della Norma, ma il meno noto Fermo, per proseguire con i romantici Schubert e Schumann. In programma anche due grandi del Novecento storico, Bloch con Preghiera e Villa-Lobos con Canto do Cysne Negro. Non manca un salto nella contemporaneità con Igiul di Giovanni Sollima, virtuoso del violoncello e compositore che conquista ogni ascoltatore, dagli estimatori della classica ai giovani “metallari” e agli appassionati del rock.

“Classica al tramonto” prosegue il 23 luglio con l’ensemble I Bassifondi, il 25 con The Sound Pills e il 30 con Ialsax Quartet.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

In Italia i Campionati del Mondo di Deltaplano

La XXII edizione dei Campionati del Mondo di deltaplano ha spiccato il volo.

Per la quarta volta l’Italia ospita la massima competizione mondiale dopo quelle del 1999, 2008 e del 2011 tutte volate in Umbria. Questa volta, dal 13 al 27 luglio, tocca ai cieli del Friuli e non solo perché non si può escludere sconfinamenti nelle vicine Austria e Slovenia. Dipenderà dai percorsi di gara che in buone condizioni possono superare i 100 km e anche dalla meteo che condizionerà pure la scelta del sito di decollo e quello di atterraggio. A disposizione il monte Crostis in Carnia, il Cuarnan sopra Gemona e il Valinis a Meduno (Pordenone); atterraggio ufficiale a Bordano e base operativa a Tolmezzo entrambe in quel di Udine. Grazie al sistema live tracking i voli, uno al giorno meteo permettendo, potranno essere seguiti momento per momento sulla pagina facebook, e nel sito ufficiale dell’evento, oltre che su un mega schermo al centro operativo.

Spring Meeting 2018 – decollo

Ai nastri di partenza un massimo di 125 piloti in rappresentanza di 29 nazioni. La squadra nazionale italiana si presenta dall’alto dei suoi nove titoli iridati, dei quali cinque consecutivi, l’ultimo due anni or sono a Brasilia, più cinque europei e una pioggia di medaglie nell’individuale. Tuttavia il CT degli azzurri, il varesino di Castiglione Olona Flavio Tebaldi, non fa mistero dell’arduo compito che i nostri si apprestano ad affrontare. Avranno di fronte nazioni come la Repubblica Ceca che in Brasile ci ha dato del filo da torcere. Anche Gran Bretagna, Australia e Austria non staranno a guardare, senza contare che qualche out sider potrebbe spuntare all’orizzonte.

La formazione italiana non si discosta molto da quella che ha vinto il titolo in Sudamerica e lo scorso anno quello europeo in Macedonia: Alex Ploner di San Cassiano (Bolzano), Cristian Ciech di Folgaria (Trento) e varesino di adozione, Filippo Oppici di Sala Baganza (Parma), Davide Guiducci di Villa Minozzo (Reggio Emilia), Tullio Gervasoni di Brescia, Suan Selenati di Enemonzo (Udine), Marco Laurenzi di Veroli (Frosinone) e l’esordiente Manuel Revelli da Cervasca (Cuneo). Aiutante in campo del team leader Tebaldi sarà Elia Piccinini di Castellarano (Reggio Emilia).

Molte e per tutti i gusti le manifestazioni di contorno ai mondiali: dallo sport alla musica, dal cinema all’enogastronomia. Premiazione il 27 luglio.

Gustavo Vitali (anche per le fotografie)

Noa. “Letters to Bach”

Sul palco di Scheggino, nel cuore dell’Umbria, il 28 agosto arriva una delle voci internazionali più emozionanti, Noa: un’artista unica capace di cambiare ed evolversi in ogni progetto, mantenendo sempre il suo tratto distintivo elegante e raffinato. Nell’ambito del progetto “La voce della terra”, ideata e organizzata da Visioninmusica, l’interprete israeliana proporrà dal vivo, insieme al chitarrista, arrangiatore e direttore musicale Gil Dor, Or Lubianiker al basso e Gadi Seri alle percussioni, il suo nuovo progetto discografico, “LETTERS TO BACH” (Believe International).
Si tratta di un disco prodotto dal leggendario QUINCY JONES, in cui Noa riprende 12 brani musicali del compositore tedesco Johann Sebastian Bach e li arricchisce con le sue parole, grazie ai testi in inglese ed ebraico, ispirati a temi che spaziano dalla sfera personale a una più universale.
Una musica che va oltre i confini di genere musicale e della lingua, capace di parlare al cuore delle persone e di emozionarle, creando un punto di contatto tra di loro. Un omaggio al compositore tedesco unita alla capacità di sperimentare di un’artista che in 28 anni di attività ha saputo attraversare stili e argomenti, sempre in perfetta armonia tra di loro.

I biglietti sono già disponibili sul circuito Vivaticket.

“La voce della Terra” è un progetto incentrato sull’incontro tra territorio e linguaggi artistici per valorizzare i borghi della Valnerina e in particolare quelli colpiti dal terremoto, aprendo al contempo lo sguardo su nuovi orizzonti di sviluppo responsabile e maggior qualità nell’offerta turistica integrata. Il concerto di Noa si inserisce in un programma musicale che negli scorsi due anni si collegava intrinsecamente a “Il Jazz italiano per le Terre del Sisma”, l’evento di solidarietà nato per iniziativa del MIBAC e del mondo dello spettacolo al fine di mantenere alta l’attenzione sulle comunità colpite dai tragici eventi sismici del 2016, e che ora, proprio con “La voce della terra” punta a muoversi nella direzione di una rinascita complessiva del territorio che passi anche e soprattutto attraverso la valorizzazione della cultura e dello sviluppo turistico. Nella rassegna, pensata per i territori del comune di Scheggino e Sant’Anatolia di Narco, il jazz e le sue contaminazioni si fonderanno per due giorni con la natura, storia, cultura ed enogastronomia, coinvolgendo non solo musicisti, giornalisti e professionisti del settore, ma anche le associazioni locali, la pro loco e i produttori agricoli ed economici del territorio, al fine di dare vita a un cartellone di appuntamenti in grado di rispondere a diversi target di pubblico e a contribuire ad un nuovo trend di rinascita turistica per la Valnerina.

NOA
Cresciuta tra Yemen, Israele e Stati Uniti, Achinoam Nini in arte Noa, è una cantautrice, poeta, compositrice, percussionista, relatrice, attivista e madre di tre bambini.

Insieme al suo storico collaboratore musicale Gil Dor, stimato musicista e co-fondatore della Rimon School of Music, Noa ha pubblicato 15 album e si è esibita nei luoghi più importanti e prestigiosi del mondo come la Carnegie Hall e la Casa Bianca e ha cantato per tre Papi. Cresciuta artisticamente sotto la guida di Pat Metheny e Quincy Jones, ha condiviso il palco con leggende come Stevie Wonder, Andrea Bocelli e Sting.

Oltre che per la sua prolifica attività musicale, in Israele Noa è nota anche per essere la più importante sostenitrice culturale del dialogo e della convivenza nel Paese con la sua “voce della pace”.

Tra i tanti premi che ha ricevuto figurano: Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (una delle onorificenze più importanti del Paese), Pellegrino della Pace da parte dell’Ordine Francescano di Assisi (premio assegnato in passato a Bill Gates e Madre Teresa) e il Christal Award del Forum Economico Mondiale.

Noa è la prima ambasciatrice israeliana dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura e fa parte di numerose organizzazioni a favore dei diritti umani e della pace in Israele e in tutto il mondo.
Mercoledì 28 agosto 2019 – ore 21
piazza Carlo Urbani – Scheggino (PG)
NOA voce e percussioni
GIL DOR chitarra e direzione musicale
OR LUBIANIKER basso elettrico
GADI SERI percussioni
Ingresso: € 25,00

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

 

 

La fortuna della Scapiliata di Leonardo da Vinci

È una sequenza strepitosa di capolavori, a partire da ben 4 opere di Leonardo, quella che offre la Galleria Nazionale di Parma con la mostra “La fortuna della Scapiliata di Leonardo da Vinci” fino al prossimo 12 agosto. Accanto a quelle di Leonardo, il pubblico potrà ammirare opere di altissimo livello di Gherardo Starnina, Bernardino Luini, Hans Holbein, Tintoretto, Giovanni Lanfranco…, tutte riunite intorno alla affascinante “Scapiliata”, patrimonio del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma.

La mostra, organizzata dal Complesso Monumentale della Pilotta e Fondazione Cariparma, rientra tra quelle ufficiali del Comitato Nazionale per le Celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Nessuna cuffia, nessuna crocchia o velo intorno al volto, bellissimo ed intenso. Ma capelli liberi, lunghi, scarmigliati da un vento che irrompe violento in scena.

Lei ha gli occhi rivolti in basso, pudica e quasi solenne. Ma, grazie alla sua chioma libera e selvaggia, appare intensamente seduttiva. La “Scapiliata” di Leonardo è forza, libertà, femminilità.

In questa tavoletta Leonardo dipinge esattamente ciò che lui stesso ha suggerito, a proposito della raffigurazione della chioma della figura femminile, nel Trattato sulla pittura: «Fa tu adunque alle tue teste gli capegli scherzare insieme col finto vento intorno agli giovanili volti, e con diverse revolture graziosamente ornargli». «Qui Leonardo non realizza semplicemente una icona di bellezza femminile ma molto di più. Con uno sperimentalismo unico nel suo genere, riesce a riassumere la complessità divina della realtà», sottolineano i due curatori, il professor Pietro Marani e il Direttore della Pilotta, Simone Verde.

Quattro le sezioni in cui si articola la rassegna. La prima include alcune antichità e i primi passi di una ricerca pittorica rinascimentale che troverà in Leonardo la sua massima espressione. La seconda, annovera alcuni dipinti e disegni originali di Leonardo o di ambito fiorentino, precedenti o contemporanei all’artista, in cui viene trattato il tema dei capelli scomposti, come fiamme ondeggianti nell’aria a causa del vento, tra cui la celebre Leda degli Uffizi. Vengono poi riunite derivazioni antiche del tema leonardesco, a testimonianza della precoce fortuna critica di questo soggetto iconografico, scegliendo opere di Giovanni Agostino da Lodi e Bernardino Luini. In particolare nel confronto con l’opera di Luini, la Salomé con una serva che riceve dal boia la testa di san Giovanni Battista degli Uffizi, la tavoletta parmense pare ripresa quasi letteralmente nel volto della protagonista. Nella successiva sezione ad essere proposto è un excursus sul pittore e scultore Gaetano Callani (Parma, 16 gennaio 1736 – 6 novembre 1809) che nella sua collezione accolse la Scapiliata di Leonardo. Allo scopo di documentare la politica di acquisizioni della Galleria Palatina fra 1820 e 1840, quindi al momento dell’ingresso dell’opera nelle sue collezioni, la mostra si sofferma anche sulla figura di Paolo Toschi, all’epoca direttore delle Gallerie dell’Accademia di Belle Arti di Parma, che definì la Scapiliata «cosa rarissima da trovarsi ai giorni nostri». Tra le sue acquisizioni, opere provenienti dalle collezioni Callani Sanvitale e Baiardi, acquisite rispettivamente nel 1834 e nel 1839, anno in cui le Gallerie si arricchirono del capolavoro di Leonardo a seguito dell’acquisizione della collezione Callani.

Mostra e catalogo (Nomos Edizioni) chiariscono definitivamente il tema della autenticità dell’opera. L’ipotesi oggi più accreditata propone la tavoletta come appartenuta a Isabella d’Este. L’opera rimase a Mantova anche dopo la vendita della collezione Gonzaga a Carlo I Stuart (1626-27) per poi essere sottratta durante il Sacco della città operato dai Lanzichenecchi al soldo di Ferdinando II nel 1630-31. In seguito, la Scapiliata sarebbe confluita nella collezione di Gaetano Callani durante il soggiorno milanese intrapreso dall’artista tra 1773 e 78, forse grazie al tramite dei cognati Agostino e Giuseppe Gerli. Oggi la critica accoglie unanimemente l’attribuzione a Leonardo, riconosciuta come autografa dai maggiori specialisti e dalle recenti mostre su Leonardo: Louvre (2003), Milano (2014-2015), New York (2016), Parigi (2016); Napoli (2018); Louvre (2019).

Per questa occasione, la Scapiliata è stata sottoposta a indagini scientifiche, affidate ad uno dei massimi specialisti del settore, l’ingegner Claudio Seccaroni dell’Enea. L’esperto, sotto l’attenta osservazione di Pinin Brambilla Barcilon e dei due curatori della mostra, ha sottoposto il dipinto a indagini con la fluorescenza a Raggi UV e a luce radente, al fine di rilevare la tecnica pittorica e i pigmenti utilizzati dall’artista nelle varie fasi di esecuzione dell’opera. Le interessantissime risultanze di queste indagini sono rese pubbliche dal catalogo.

LA FORTUNA DELLA SCAPILIATA DI LEONARDO DA VINCI

Parma, Complesso Monumentale della Pilotta, Galleria Nazionale
fino al 12 agosto 2019. Orari: da Martedì a Sabato 10.00-18.00. Domenica 13.00-19.00. Lunedì chiuso

Biglietto cumulativo per tutti i musei della Pilotta € 10,00 intero; € 2,00 dai 18 ai 25 anni; gratuito minori di 18.

Ingresso mostra € 5,00 (oltre al costo del biglietto).

 

S.E.

 

“An eye on the world”: una conversazione con Paolo Preite

Classe 1985, debutti trentenne – dopo una lunga e appassionata esperienza in Italia e fuori – con Don’t Stop Dreaming. Tre anni dopo arriva An Eye On The World. Quali sono le differenze tra questi due album?

Lavorare su “Don’t Stop Dreaming” per me è stata un’esperienza decisiva… come allenarsi in una grande palestra. Ho passato anni a stretto contatto con il mio produttore Fernando Saunders che mi ha guidato in ogni passo artistico. In “An Eye On The World” invece ho preso io la guida e la responsabilità del progetto ed ho cercato di mettere in pratica tutto ciò che mi era stato insegnato nella precedente esperienza di registrazione.

An Eye On The World mostra una maturazione nell’uso della lingua inglese, nelle sonorità internazionali, anche grazie alla presenza di un nome come Fernando Saunders.

Di sicuro, la mia formazione di cantante, autore e musicista la devo quasi nella totalità a Fernando.

Per quanto riguarda il Sound, devo ammettere che amo la mescolanza di suoni che si ascoltano nei miei dischi, ne escono fuori contrasti e colori stupendi.

Ho sempre visto la “lingua” come un mezzo. Nel mio caso, ho dedicato buona parte della mia esistenza nello studio profondo della lingua inglese e mi trovo tanto a mio agio ad esprimermi attraverso di essa. Anche se devo confidarvi che in questo nuovo Album una delle mie canzoni preferite è in italiano e si intitola “Una Piccola Differenza”.

Di questo tuo secondo disco balza subito all’occhio – e all’orecchio… – la partecipazione di grandi musicisti stranieri, dall’ormai fido Saunders a un gigante come Kenny Aronoff, da Michael Jerome a Bob Malone. Qual è il senso della loro presenza?

Il senso della loro presenza è semplice: hanno un modo di suonare unico che trasmette ai miei brani un valore aggiunto straordinario. Il “solo” di violoncello di Jane Scarpantoni in “Memories and Dust” è qualcosa che mi fa vibrare ogni volta che lo ascolto. Gli arrangiamenti di tastiere di OndreJ Pivec in “It’s not over yet” sono spettacolari. La batteria e le percussioni di Michael Jerome su “I will meet you again” mi hanno consentito di aprire un mondo inesplorato per quanto riguarda la produzione di questo brano.

E potrei continuare ad oltranza… son dettagli che impreziosiscono molto questo mio disco.

Il rapporto con i musicisti stranieri non è nuovo, anzi è una buona prassi dai tempi della PFM in America fino a Zucchero, ma spesso il rapporto non è alla pari. Che tipo di relazione sei riuscito a mettere in piedi con Saunders e gli altri?

Specialmente con Kenny e Fernando c’è molto più di un rapporto professionale come accennavo in precedenza. La loro sincera “Amicizia” mi ha consentito di crescere sia come “Cantautore” che come “Persona”. Anche con il resto degli altri musicisti c’è una grande e reciproca stima, tutto questo enorme lavoro è stato portato avanti con davvero tanta naturalezza ed entusiasmo.

Quanto è stato importante il tour in Danimarca de 2014 per la tua scrittura? Il contatto con l’estero credo sia sempre illuminante, soprattutto per un musicista italiano.

Viaggiare, suonare e conoscere altre culture è ciò che, per quanto mi riguarda, mi tiene vivo. Se non lo facessi, non avrei più nulla da dire.

Tempo fa domandai ad un mio caro amico e poeta di NY quale fosse il segreto della scrittura di Leonard Cohen e lui mi rispose molto placidamente “Vivere”.

Per “Scrivere” bisogna “Vivere” …

La tua Roma invece? Città praticamente decisiva come fonte di ispirazione per tanti maestri e colleghi, lo è anche per te?

Roma mi ha dato la possibilità di conoscere musicisti grandiosi che sono stati fondamentali per la lavorazione di “An Eye On The World” oltre che per la mia attività LIVE. Ringraziandoli di cuore posso senza dubbi asserire che senza Marco Rovinelli, Alessandro Cefalì, Alberto Lombardi e Luca Fiasco in particolare questo Album non avrebbe mai visto la luce.

I testi di An Eye On The World: esiste un tema conduttore oppure ogni brano ha una vita a sè?

Certamente c’è un filo conduttore. È un ambizioso progetto di riflessione, discussione e sintesi. Le canzoni trattano di precarietà, di relazioni umane distrutte dalla parte malvagia della globalizzazione, di una informazione impazzita, di guerre ed allo stesso tempo cercano di riportare l’attenzione su una umanità a tratti smarrita, sulla speranza e su uno spirito di reazione e rivalsa.

Tecnicamente, essendo tu autore di musica e parole, dovresti essere un cantautore, ma la matrice dell’album è palesemente rock e americana. Da che parte pensi di stare?

Non sono d’accordo. Le canzoni partono da me, dal mio sound e dalla personalità che trasmetto nella mia voce e nel mio strumento, tutto parte da lì e sfocia poi in sfumature che vanno dal soul, al rock, dal cantautorato classico al jazz. Nel disco hanno suonato musicisti italiani, danesi, americani, slovacchi, cechi, serbi e ognuno di loro ha portato il proprio background nella mia musica. Tutto ciò mi affascina tremendamente.

Dopo anni di attività, concerti e un secondo album con special guest, non sarebbe più il caso di chiederlo, ma se volessimo rispolverare la memoria a chi ti conosce, o se volessimo offrire dei riferimenti ai neofiti, quali sono i miti, i numi tutelari, i grandi ispiratori di Paolo Preite?

Posso citare forse i primi che mi vengono in mente: Leonard Cohen, Roger Waters, Bruce Springsteen, Gregory Porter, Bob Dylan, Lucio Battisti, Queen, The Who, Warren Zevon, Beatles, The Rolling Stones eeeee potrei continuare per ore ed ore.

Cosa ti aspetti da An Eye On The World?

Sicuramente penso che questo sia un Album di spessore e non di facile ascolto. Se si ha la pazienza e si trova la giusta chiave di lettura credo e mi aspetto che molte persone potranno identificarsi in queste canzoni.

 

Francesca Grispello, Donato Zoppo

Le attività estive del Teatro Carlo Felice di Genova

Conclusa la Stagione Lirico-Sinfonica 2018/2019, il Teatro Carlo Felice prosegue la sua attività estiva fuori Sede con diversi appuntamenti.

Nell’ambito del Festival Internazionale di Nervi, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice sarà presente in concerti con differenti formazioni che avranno inizio tutte alle ore 21.00. Dopo il concerto di Carmen Consoli di mercoledì 3 luglio, con trentacinque elementi che hanno accompagnato le sue canzoni, si proseguirà martedì 9 luglio con Il Volo, il trio che quest’anno celebra il decennale del loro sodalizio artistico e che avrà la possibilità di esaltare il suo repertorio grazie al supporto di venti Professori d’Orchestra del Teatro Carlo Felice.

Il 13 luglio, seguirà Neri Marcorè che, oltre al poker d’assi del GnuQuartet, singolare organico strumentale composto da violoncello, violino, flauto, viola,  potrà sorprendere il pubblico grazie ai cinquanta elementi dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice. Il noto attore, doppiatore, conduttore televisivo, imitatore, comico e cantante italiano porterà in scena lo spettacolo “Come una specie di sorriso”, un modo di riscoprire e dare nuova linfa vitale alle canzoni di Fabrizio De Andrè, il più poeta dei nostri cantautori in una serata eccezionale e originale.

Giovedì 18 luglio Gino Paoli e le sue canzoni intramontabili ritorneranno a nuove sonorità grazie ai 26 elementi dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice. Anche se nato a Monfalcone il 23 settembre 1934, Gino Paoli è genovese a tutti gli effetti e in sessant’anni di carriera, che vengono celebrati proprio nel 2019, è ricordato e amato per aver scritto alcune tra le più belle pagine della musica italiana.

Oggi, sabato 6 luglio alle ore 21.00, con replica mercoledì 10 luglio, sarà la volta del Priamar di Savona con Madama Butterfly in cui il M° Brusa dirigerà l’Orchestra del Teatro Carlo Felice.

Domenica 21 luglio alle ore 20.00, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice si trasferirà nella splendida cornice della Costiera Amalfitana al Festival di Ravello con il palco a strapiombo sul mare del Belvedere di Villa Rufolo. Questo suggestivo scenario durante l’estate diventa protagonista assoluto per un’ideale “Orchestra Italia”, entità che si articola nelle presenze di compagini delle maggiori istituzioni lirico-sinfoniche italiane.

Il concerto sinfonico diretto dall’abile bacchetta di Wayne Marshall, con musiche di Giorgio Federico Ghedini e Maurice Ravel, vedrà la partecip azione di Luca Bizzarri quale voce recitante.

A fine luglio l’opera approderà all’Arena del mare – Porto Antico Estate Spettacolo nell’ambito della rassegna “Ti porto all’Opera” : dal 28 luglioore 21.15, con repliche fino al 1 agosto, andrà in scena La traviata di Giuseppe Verdi diretta da Jacopo Rivani e la regia di Lorenzo Giossi. Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice.

Domenica 4 agosto – alle ore 21.30, il Concerto di mezza estate diretto da George Jackson con in programma la Sinfonia n. 5 in do minore op. 67 di Ludwig van Beethoven e la Sinfonia n. 9 in mi minore op. 95 (B.178) “Dal nuovo mondo” di Antonìn Dvořák.        Orchestra del Teatro Carlo Felice.

A tutti coloro che presenteranno il biglietto del concerto sarà possibile, soltanto il 4 agosto, fare un giro sulla Ruota Panoramica del Porto Antico ad un prezzo particolarmente vantaggioso

Martedì 27 agosto, alle ore 21.00 a LericiRotonda Vassallo , nell’ambito del Festival Suoni dal Golfo – edizione 2019, il Coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Francesco Aliberti, sarà impegnato in un concerto sinfonico corale diretto da Gianluca Marcianò dedicato alle vittime del crollo del Ponte Morandi.

 

Marina Chiappa

 

Appuntamenti Estate Teatrale Veronese

Franco Branciaroli (foto di Andrea Angelucci)

L’adattamento di Franco Branciaroli del Moby Dick di Herman Melville, con regia di Luca Lazzareschi, vede l’ultima replica stasera, 6 luglio. Una prima nazionale assoluta con la Compagnia del Teatro de Gli Incamminati e Franco Branciaroli nel ruolo del capitano Achab. Numerosi sono i riferimenti, le ispirazioni e i richiami letterari che è possibile ritrovare nel romanzo di Melville: dalla Bibbia a Dante, fino a Shakespeare per quanto riguarda i monologhi, le riflessioni morali, le caratterizzazioni, la costruzione drammatica di scene e dialoghi. “Racconto della spasmodica caccia alla balena bianca, creatura delle profondità marine, simbolo polisemico e ineffabile, incarnazione del male, caos a cui dare un ordine, proiezione esterna dell’Io del capitano Achab, la cui lotta contro Moby Dick è sete di vendetta e allo stesso tempo volontà di annientamento di se stesso e ribellione contro Dio – spiega il regista Lazzareschi – Achab, figlio degenere di Prometeo, di Faust e di Edipo, eroe tragico plasmato dalla follia, dal dolore e da incontenibile hybris, assume in sé molte delle caratteristiche di alcuni dei più grandi personaggi shakespeariani: Prospero, Macbeth, Riccardo III, Amleto, Lear.” “Branciaroli nel suo adattamento teatrale – continua Lazzareschi – estrae dal Moby Dick un nesso drammaturgico tra Melville e Shakespeare, restituendo appieno la potenza simbolica, evocativa ed insieme realistica del romanzo. Con lui dieci attori interpretano i tanti personaggi del dramma, affidandosi alla forza della parola di Melville e, attraverso l’epico racconto di Ismaele – unico superstite del naufragio – rivivono il viaggio iniziatico dell’equipaggio del Pequod il cui destino è segnato dall’ossessiva lotta di un uomo contro l’incarnazione di tutte quelle forze malvagie da cui alcuni uomini profondi si sentono divorati

Sempre in prima nazionale è l’originale versione di Romeo & Giulietta, nati sotto contraria stella (17, 18, 19 e 20 luglio) con drammaturgia e regia di Leo Muscato ed il noto duo Ale e Franz, a recitare all’interno di una compagnia di vecchi comici girovaghi (interpretati da Eugenio Allegri, Teodosio Barresi, Marco Gobetti e Marco Zannoni) impegnati a ricoprire più ruoli, compresi quelli femminili, nell’autentico spirito elisabettiano. Il gruppo si presenta al pubblico per interpretare ‘La dolorosa storia di Giulietta e del suo Romeo’, sapendo bene che già tutti la conoscono. Rivali e complici allo stesso tempo, da un lato si rubano le battute, dall’altro si aiutano come meglio possono. Convinti di essere bravi attori, non si rendono conto che, quando sono sul palcoscenico, non riescono nemmeno a dissimulare i loro rapporti personali fatti di invidie, ripicche, alleanze, rappacificazioni. Presi singolarmente, sembrano avanzi di teatro; messi insieme formano una compagnia tragica, involontariamente comica e per questo doppiamente tragica. Succede un miracolo però: nonostante tutto la storia di Romeo e Giulietta vince su ogni cosa e, in un modo o nell’altro, questi comici riescono a raccontare la storia dei due giovani amanti. E riescono anche a commuovere, lasciando nel pubblico il dubbio che in questa storia, più di chiunque altro, sono proprio loro quelli …nati sotto contraria stella.

Ancora in prima nazionale la terza proposta shakespeariana: Il Mercante di Venezia (25, 26 e 27 luglio). Si tratta di uno dei testi al tempo stesso più popolari e controversi del Bardo, che in questa occasione vede come protagonista Mariano Rigillo, nella parte di Shylock, affiancato da Romina Mondello, nei panni della principessa ‘terrestre’ Porzia, Fabio Sartor a dar voce ad Antonio e Francesco Maccarinelli ad interpretare Bassanio. L’adattamento e la regia sono di Giancarlo Marinelli, che diresse Giorgio Albertazzi nello stesso spettacolo prima della sua morte tre anni fa, e proprio all’ultimo imperatore del teatro italiano questo Mercante di Venezia vuole essere un omaggio. Nella riduzione elaborata e scritta proprio da Albertazzi (che ha riempito tutti i teatri per oltre 200 repliche in un anno solare) i temi affrontati sono quelli da sempre cari a Shakespeare, ma anche al compianto mattatore toscano: il conflitto tra generazioni; la bellezza che muore e che si riscatta ad un tempo; la giovinezza che deve fare i conti con le trasformazioni del tempo e della società. “Se devi riprenderlo, fai una cosa: dimenticami. Dimenticati che l’ho fatto io” disse Giorgio Albertazzi a Giancarlo Marinelli in una delle ultime repliche. “Ma Giorgio – spiega Marinelli – diceva anche che ‘il teatro è dire la verità facendo finta; è una bugia sotto giuramento’. Ed allora sì, te lo giuro: ti dimenticherò”.

Da Shakespeare alla grecità classica con Elena di Euripide (13 e 14 settembre). Ritorna anche quest’anno, dopo la positiva esperienza delle due precedenti edizioni, la collaborazione con l’Istituto Italiano del Dramma Antico. Sul palco Laura Marinoni sarà diretta dal regista di fama internazionale Davide Livermore, che ha inaugurato la stagione operistica del Teatro Alla Scala di Milano con ‘Attila’ di Verdi. Livermore ama Elena perché “è tragedia atipica dai contorni che sfumano in un gioco ironico; il finale poi, sembra irridere coloro che cercano di fare dell’arte un elenco di categorie, che debbano pedantemente rispondere a regole fisse. In Elena non si muore. E si sorride come nelle tragedie elisabettiane, che in fondo ci risultano sempre un po’ lontane, nonostante i nostri sforzi intellettuali, perché capaci di lasciare convivere le componenti del tragico e del comico, capaci di non vivisezionare la vita e le sue componenti in un modo un po’ troppo laico, libero..inglese. Forse anche per questo Elena non viene rappresentata da oltre quattro decenni, perché non risponde a nessuna aspettativa della critica che etichetta, ma chiede a chi critica di essere libero da attese, aperto ad accettare un altro livello, forse semplicemente moderno”. Quello che vedremo sarà “uno spazio dove affiorano i tanti naufragi di un’esistenza, e vedremo Elena vecchia, alla fine della sua vita, che dispone dei suoi ricordi e crea questa immagine fatta di cielo che respira con le sue fattezze per cambiare almeno un po’ la memoria, per giocare con essa, per immaginare un’altra possibilità, per sognarla, per un altro finale, come per tutti noi il desiderio di un happy ending”.

Il cartellone della danza prevede al Teatro Romano due attesi spettacoli internazionali. Il primo appuntamento è con il nuovissimo Alice dei Momix (dal 29 luglio al 10 agosto) con il quale il direttore artistico Moses Pendleton porterà gli spettatori giù nella tana del coniglio. L’opera più recente di Moses è infatti ispirata ad Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, una favola grazie alla quale da oltre 150 anni molti bambini – ed adulti – conoscono Alice e le sue avventure, proprio come se le avessero sognate loro stessi. La storia di questa bimba curiosa in un universo assurdo è un mondo pieno di fantasia e divertimento e non c’è quindi da stupirsi che sia l’ispirazione per la più recente creazione Momix. Anche Moses Pendleton è infatti artefice di mondi simili ai sogni, popolati da creature strane e stravaganti. Il corpo di Alice cresce, si restringe e cresce di nuovo; quello dei ballerini muta per mezzo di oggetti, corde e corpi di altri ballerini. “Non intendo raccontare l’intera storia di Alice – dice Pendleton – ma usarla come punto di partenza per dare libero sfogo all’invenzione. Sono curioso di vedere cosa succederà e sto diventando sempre più curioso quanto più conosco Lewis Carroll che, come me, era un appassionato fotografo.” “Alice – continua Pendleton – sarà un’opportunità di scoprire fin dove arriva la nostra fantasia. Con questo spettacolo voglio raggiungere sentieri ancora inesplorati nella fusione di danza, luci, musica, costumi e proiezioni”. Di certo il pubblico sarà coinvolto in un viaggio magico, misterioso e divertente.

È un ritorno al Teatro Romano dopo quattordici anni quello di Nederlands Dans Theater 2 (11 e 12 luglio), una delle compagnie di danza contemporanea più prestigiose a livello internazionale. Manca, infatti, dal palco del Teatro Romano dal 2005 il Nederlands Dans Theater 2, la seconda compagnia del Nederlands Dans Theater fondata nel 1978 per supportare la compagnia principale (del 1959) con nuovi talenti. Il NDT2, in un lasso di tempo di 3 anni, prepara 16 ballerini di scuola classica provenienti da tutto il mondo al passaggio al Nederlands Dans Theater. Mentre la compagnia principale offre ai ballerini la possibilità di sviluppare ulteriormente la loro personalità artistica, il NDT2 offre un vasto e composito repertorio formato da lavori di coreografi famosi come gli astri nascenti della danza Jiří Pokorný, Edward Clug, Imre van Opstal e Marne van Opstal. Una compagnia anticonformista, anticipatrice di inedite espressioni della danza contemporanea, che vuole formare i ballerini attraverso i diversi linguaggi della danza. Nel loro quartier generale a L’Aia tutto questo avviene quotidianamente in un ambiente che è terreno fertile e produttore di energia nuova per la danza contemporanea in Olanda e nel mondo. Energia che arriverà fino al palco del Teatro Romano, dove la compagnia olandese proporrà Wir Sagen uns Dunkles di Marco Goecke, Simple Things di Hans Van Manen e Sad Case di Sol León & Paul Lightfoot. In Wir Sagen uns Dunkles le musiche di Schubert e Schnittke si incontrano con quelle dei Placebo. “I ballerini mi capiscono immediatamente – dice Goecke – si muovono veloci, assumono movenze inedite, quasi inconsciamente ma con assoluta padronanza”. In Simple Things Hans Van Manem complica ed arricchisce il passo a due, la sua cifra coreografica che apre e chiude il balletto con duetti maschili, aggiungendovi al centro, in varie combinazioni, due donne su musiche di Guy Klucevsek & Alan Bern, Joseph Haydn e Peteris Vasks. In Sad Case di León&Lightfoot movimenti sorprendenti e primitivi prendono forma sulla musica di un mambo messicano, trasmettendo una tensione continua tra momenti lirici e satirici. Musiche di Pérez Prado, Alberto Dominguez, Ernesto Lecuona, Ray Barretto, Trio Los Panchos e Agustin Lara.

 

Silvia Vantini (anche per la fotografia)

Andrea Mingardi racconta la sua carriera con il libro ‘Professione cantante’

Sarà la corte interna di Palazzo Paradiso (sede della biblioteca comunale Ariostea in via delle Scienze 17, Ferrara) a ospitare, oggi pomeriggio, giovedì 4 luglio alle 17,30, l’appuntamento speciale con Andrea Mingardi per la presentazione del suo libro ‘Professione cantante’. L’incontro è aperto liberamente a tutti gli interessati.

‘Professione cantante’ è il racconto di un lungo viaggio attraverso sale di registrazione e palchi, con la musica unica e indiscussa protagonista.
Una biografia, ma anche qualcosa di più: un viaggio, narrato nello stile schietto e divertente che caratterizza l’artista, attraverso i tanti anni trascorsi tra sale di registrazione e palchi, raccontandone le gioie, le frustrazioni, i mutamenti mal digeriti, gli amici e la musica, unica e indiscussa protagonista di queste pagine.

Prefazioni, aneddoti e contributi di Mina, Francesco Guccini, Luca Carboni, Renzo Arbore, Orietta Berti, Pippo Baudo e tanti altri per raccontare la realtà quotidiana dei cantanti.

“Per raccontare i risvolti, i retroscena, il gran numero di sfumature ignote e le trappole note di un mestiere così ambito e invidiato come quello del cantante necessiterebbero parecchi libri, magari scritti da autori come Arthur Miller, Charles Bukowski, Ennio Flaiano, Francis Scott Fitzgerald, Jean-Paul Sartre, Ernest Hemingway, in grado di raccontare mondi popolati da belle donne, alcol, fumo e da quell’esistenzialismo pessimista che rende misteriosamente affascinante ogni parola. Da speciali punti di vista questi maestri della letteratura avrebbero potuto raccontare le miserie e le nobiltà di un incredibile pianeta abitato da alieni come Enrico Caruso, Frank Sinatra, Aretha Franklin, Maria Callas, Luciano Pavarotti, Ray Charles e cento altri fenomeni del canto che hanno indelebilmente segnato il genere umano. Ma commetteremmo un errore se trascurassimo il sottobosco della musica del popolo, le antiche radici del canto della provincia e le ingenue mosse di generazioni dedite al culto del sudore ballereccio di moda. In questa mia fugace inquadratura, le mille storie, gli aneddoti, i tic, i sogni, le speranze e le tenere miserie dei milioni musicisti che aspirano a rilasciare autografi sono appena accennate. In fondo, i protagonisti siamo tutti noi, anime in competizione, sparpagliate sui palchi della vita, abitanti di una nazione nota per il bel canto e per essere una eterna fabbrica delle illusioni – Andrea Mingardi.”

 

Alessandro Zangara