Rievocazioni storiche nell’ambito de “La Maison du Roi” sabato e domenica a Milano

Visto il notevole successo di pubblico, l’apertura della mostra “La Maison du Roi” (Palazzo del Senato – Archivio di Stato – via Senato 10 Milano) è stata prorogata sino a sabato 6 febbraio sempre con la formula delle visite guidate gratuite.

Inoltre sabato 23 e domenica 24 gennaio due grandi appuntamenti da non perdere per scoprire tutti i segreti dei corpi di guardia dei re di Francia.

Sabato 23 verranno rievocati in particolare i seguenti momenti di vita militare:

Arruolamento di nuove reclute. Un graduato esorta i giovani a entrare nei ranghi delle Gardes Françaises, per servire il sovrano, in cambio di un cospicuo premio d’ingaggio, un’alta paga, vitto e alloggio, e il prestigio di vestire l’uniforme del re.

Equipaggiamento della recluta. Al nuovo soldato viene fornita la sua uniforme completa di armi ed equipaggiamento, che viene illustrata in dettaglio nei suoi componenti, spiegandone la funzione e quindi le motivazioni razionali della moda militare dell’epoca, così diversa da quella attuale.

Addestramento individuale. Alla recluta viene insegnato il maneggio delle armi, in particolare la complessa operazione di caricamento del fucile a pietra focaia.

Ispezione delle armi della squadra. Un caporale dopo l’appello del mattino esegue l’ispezione delle armi, controllando che ogni soldato sia dotato degli effetti regolamentari, e che questi siano tenuti in perfetto ordine ed efficienza.

Manovre di squadra. Il caporale addestra la propria squadra, sotto la supervisione di un ufficiale, nelle manovre di base, in particolare i diversi sistemi con cui viene eseguito il fuoco dei fucili e l’uso della baionetta in combattimento.

Servizio di guardia. Viene messa in scena la procedura di cambio delle sentinelle ai cancelli della reggia di Versailles, che avveniva di regola ogni due ore. Le sentinelle si presentano reciprocamente le armi e si passano le consegne, quindi vengono sostituite.

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Domenica 24 gennaio ultima apertura straordinaria dalle 15.00 alle 19.00 con tre visite guidate gratuite (16.00 – 17.00 – 18.00) accompagnati da Gabriele Mendella, curatore della mostra e sarto d’epoca particolarmente amato a Buckingham Palace.

La mostra “La Maison du Roi 1690-1792” è ideata e curata da Gabriele Mendella, coadiuvato da M. Jérémie Benoit, conservatore della Reggia di Versailles, e supportato nella ricerca iconografica e documentaristica da archivi e musei di tutta Europa.

Ventisei manichini a grandezza naturale, completi di uniformi ed equipaggiamenti originali, offrono un’immagine più vera del vero dei vari corpi di guardia civili e militari che componevano La Maison du Roi,  il più prestigioso dell’esercito regio, una truppa d’elite temuta  su tutti i campi di battaglia,  ma anche strumento dell’immagine sfarzosa del potere dei Re di Francia.

Un racconto dell’evoluzione del costume e della moda militare da Luigi XIV a Luigi XVI dal 1690 al 1792 attraverso le sfarzose divise delle guardie dei sovrani, tutte riprodotte seguendo i metodi dell’epoca e usando la stessa qualità e tipo di panni specificati nei contratti di forniture originali.

Punto focale della mostra la celebre tenuta indossata dalle Gardes de la Manche, vale a dire le Guardie del Corpo della compagnia scozzese che affiancavano il sovrano ovunque andasse, fino a sfiorarne, appunto, la “manica”.

Fra i pezzi più apprezzati la tenuta indossata dalle Gardes du Corps di Luigi XVI a Versailles il 5-6 ottobre 1789, quando diversi di loro si sacrificarono per salvare la regina Maria Antonietta dalla folla che aveva invaso Versailles.

Le Gardes Françaises si sono costituite nel 2003 con uno scopo preciso: far rivivere nel modo più serio e scrupoloso possibile i fasti dell’esercito francese del XVIII secolo.

Il soldato francese del ‘700, lungi dall’essere reietto della società, è un soggetto capace di imprese straordinarie e con una rara capacità di adattamento a situazioni ambientali anche estreme, dai campi delle Fiandre, alle pianure della Germania, alle foreste del Canada.

L’ associazione ha scelto di adottare, nell’approccio alla ricostruzione storica, il concetto di “Living History” o “Storia Vivente”, che si è affermato negli ultimi anni negli Stati Uniti e in Europa: servendosi delle ricerche più avanzate delle discipline storiche tradizionali, l’obiettivo è riproporre la Storia attraverso ruoli e personaggi in un contesto materiale quanto più fedele all’originale. Il tutto al fine di rendere viva e comprensibile la Storia, soprattutto ai più giovani.

Nell’opera di ricostruzione intrapresa dall’associazione, si è deciso sin dall’inizio che non vi sarebbero state scorciatoie: uniforme, equipaggiamento, addestramento, disciplina sul campo, tutto è improntato al più assoluto rigore filologico, nel rispetto della fedeltà storica.

Gardes Françoises rechargeant leurs fusils

In questi anni il gruppo Le Gardes Françaises ha preso parte alle rievocazioni delle battaglie di Torino (1706), dell’Assietta (1747) e di Blenheim (1704), e sono stati ospiti in più occasioni del gruppo storico gemellato dei Royal Ecossois nella guarnigione della fortezza di Briançon.

Nel 2004 a Milano ha organizzato un ballo in abito d’epoca nello splendido Palazzo Serbelloni.

Nel 2005 ha organizzato il tricentenario della battaglia di Cassano e dei fatti di Antegnate (2005).

Nel 2006 ha preso parte alla rievocazione della battaglia di Ramillies, nel 2008 a quella di Oudenaarde, mentre nel 2007 è stato protagonista del tricentenario della battaglia di Almansa (1707) in Spagna, ove è poi tornato ancora nel 2009 e 2011.

Nnel 2007 e 2009 ha preso parte alle celebrazioni per il 250° anniversario della battaglia di Minden (1759) in Germania, dove ha anche partecipato al raduno internazionale di Fulda.

Le Gardes Françaises è stato inoltre presente alle celebrazioni dell’assedio di Verrua e della battaglia della Marsaglia, che si svolgono regolarmente in Piemonte ogni anno.

Orari di apertura con visita guidata gratuita:

da lunedì a giovedì 10.00-18.00 (visita ore 16.00) ; venerdì 10.00 – 15.00 (visita ore 14.00) ; sabato 10.00-14.00 (visita ore 11.00).

APERTURA STRAORDINARIE CON VISITE GUIDATE: domenica 24 gennaio 2016 dalle 15.00 alle 19.00 con visite guidate alle ore 16.00 – 17.00 – 18.00 con obbligo di prenotazione: 345 7190941 oppure 334 9467522:

Biglietti: adulti € 7, ridotti € 4.

 

De Angelis

 

ARTVA, simulazione travolti in valanga nella Ski Area S. Pellegrino

I010580-campo-artvaNella Ski Area San Pellegrino c’è un interessante campo ARTVA attrezzato per la simulazione di uno o più travolti in valanga dove è possibile imparare il corretto utilizzo degli apparecchi di ricerca ed effettuare un’esercitazione pratica in ambiente reale. L’accesso è libero a chiunque e completamente gratuito. Questo campo di addestramento si trova a quota 2300 metri a lato della pista da sci che dal Col Margherita scende verso il Lago Cavia e consiste in un’area opportunamente recintata delle dimensioni di circa 100 x 100 m dove sono posizionati a diverse profondità e inclinazioni 6 contenitori contenenti particolari trasmettitori ARTVA, che possono essere attivati da una centrale di comando ubicata all’ingresso dell’area. La via più veloce per raggiungerlo è prendere la funivia Col Margherita che parte dal Passo San Pellegrino. “Conoscenze insufficienti e comportamenti errati da parte di scialpinisti, freerider e ciaspolatori sono spesso causa di incidenti che potrebbero essere evitati o previsti facilmente” afferma Renzo Minella, direttore della Ski Area San Pellegrino. “Tutti coloro che praticano questi sport invernali dovrebbero avere un minimo di formazione pratica e di esperienza perché in caso di emergenza intervenire subito è fondamentale per la sopravvivenza dei sepolti sotto la neve”.

In questo senso il campo ARTVA del Col Margherita rappresenta una situazione sufficientemente realistica in quanto gli utenti non conoscono l’ubicazione dei 6 trasmettitori che vengono di volta in volta attivati mediante un criterio casuale. Una volta ritrovati tutti gli apparecchi attivati, sulla centrale di comando apparirà il tempo di ritrovamento per ogni singolo ARTVA.

 

Vinitaly compie 50 anni. Festeggia con 8 milioni di investimenti

«Per il 50° Vinitaly abbiamo pianificato investimenti per 8 milioni di euro a supporto del wine business, dell’incoming di operatori esteri, del miglioramento delle infrastrutture di servizio per i nostri clienti e per rendere ancora più netta la distinzione fra operatori professionali all’interno della rassegna nel quartiere fieristico ed i wine lover che avranno il proprio riferimento in un evento dedicato nel centro della città. Tutte le attività finalizzate a potenziare il business fieristico sono la priorità del nuovo consiglio di amministrazione». Lo ha detto il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese. La strada da percorrere per un comparto che vale per l’Italia oltre 14 miliardi di euro e che, nel 2015, dovrebbe raggiungere il livello record di esportazioni per circa 5,5 miliardi di euro, sarà sempre di più quella dell’internazionalizzazione. A tal proposito, nell’ambito del Programma nazionale di sostegno per il settore vitivinicolo per la campagna 2014/2015 sono stati erogati oltre 336 milioni di euro a favore del settore, vale a dire il 99% dei fondi assegnati.

Vinitaly, inoltre, è stata inserita nel Piano di promozione straordinaria per l’internazionalizzazione del Made in Italy promosso dal governo, che rappresenta un efficace contributo accanto alle risorse comunitarie dell’OCM (Organizzazione comune di mercato). «Il Piano straordinario – ha ricordato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – ha mostrato la propria efficacia anche con un’altra delle manifestazioni di punta di Veronafiere, Marmomacc, che ha accresciuto il numero di delegazioni commerciali e buyer dall’estero e ci attendiamo da Vinitaly un’ulteriore spinta per l’export del vino italiano nel mondo». Solo nell’ultima edizione di Vinitaly, ha ricordato Mantovani, «la presenza estera è stata di oltre 55mila operatori da 141 Nazioni, pari al 37% del totale dei visitatori. L’incoming sarà rafforzato, con azioni specifiche su Paesi target quali Germania, Austria, Svizzera, Regno Unito, Paesi Scandinavi, Polonia, Usa e Canada, Russia, Giappone e Cina e, per i vini naturali e biologici, con un sostegno a specifici operatori su mercati come Nord Europa, Paesi Scandinavi, Germania e Benelux. L’obiettivo è quello di portare 800 buyer mirati e selezionati, in più rispetto a quelli che tradizionalmente visitano Vinitaly».

Oggi Vinitaly è un sistema a rete di cui fanno parte Vinitaly International, OperaWine, Vinitaly Wine Club, VIA – Vinitaly International Academy, wine2wine, Sol&Agrifood, Enolitech e i premi collegati. Senza dimenticare Vinitaly & the City, che nel 2016 rappresenterà l’ombrello sotto il quale saranno collegate tutte le iniziative «fuori fiera», durante i giorni di manifestazione.

Naturalmente, saranno rafforzati anche la logistica (dalla viabilità agli ingressi) e i servizi agli operatori (connessioni dati, navette anche dall’aeroporto di Venezia, fast track per visitatori esteri etc).

Il 50° di Vinitaly, in calendario dal 10 al 13 aprile, «non celebra solo una storia, ma permette di costruire concretamente un pezzo di futuro», ha detto il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, ricordando il ruolo chiave di Vinitaly nella realizzazione e gestione a Expo Milano 2015 di VINO – A Taste of Italy, in assoluto il primo padiglione dedicato al vino nella storia di un’Esposizione Universale.

«Questi 50 anni hanno raccontato la storia del vino italiano, dai problemi alle opportunità, dai momenti difficili alle grandi occasioni – ha affermato il Ministro Martina -. In questi anni Vinitaly è stata in tutto e per tutto l’agenda che ha consentito al vino italiano di costruirsi, rinnovarsi e raccontarsi per fare salti di qualità in avanti.

Noi ci siamo e dobbiamo cooperare e continuare a lavorare con una sinergia tale da portare risultati concreti per il comparto e per l’intero Paese».

Cinquantesima edizione che, appunto, per il presidente Danese «sarà un nuovo inizio, con la ferma intenzione di narrare anche i prossimi cinquant’anni della storia del vino italiano».

Fra le novità annunciate per Vinitaly 2016 ci sarà anche il nuovo Premio Enologico Internazionale «5 Star Wines», presentato da Ian D’Agata, direttore scientifico di VIA – Vinitaly International Academy. «Un premio disegnato come reale strumento di business e leva di marketing per le aziende che vi prendono parte – ha spiegato D’Agata – con una giuria internazionale composta di esperti di specifiche aree produttive, che valuteranno solo i vini provenienti da quelle zone e secondo le modalità riconosciute dal mercato».

Dopo 22 edizioni del Concorso Enologico Internazionale, si tratta di un cambiamento epocale, che alza ulteriormente l’asticella della qualità richiesta ai partecipanti. Non sarà più una competizione, infatti, ma un premio destinato solo ai vini che raggiungeranno e supereranno i 90 centesimi nel giudizio espresso da commissioni composte da esperti internazionali specializzati per area geografica di provenienza dei vini.

 

Veronafiere

 

Nasce GardaMusei Tener-a-mente

Dopo il crescente successo delle prime cinque edizioni del Festival del Vittoriale Tener-a-mente, il 2016 inizia nel segno di un’importante novità: nasce “GardaMusei Tener-a-mente”,  una sorta di festival diffuso che porterà spettacoli e appuntamenti culturali nei luoghi del nuovo circuito di GardaMusei. L’associazione, diretta da Giordano Bruno Guerri presidente della Fondazione del Vittoriale, nata lo scorso 21 ottobre con l’obiettivo di promuovere e innalzare la cultura a veicolo di crescita e di sviluppo del Lago di Garda e dei territori circostanti, avvia così il primo progetto di rete la cui forma più estesa, a cadenza quasi quotidiana, comprenderà iniziative culturali, visite museali, emissione del biglietto unico GardaMusei, spettacoli, concerti, mostre e incontri.

Le tre sponde del Lago di Garda accolgono ogni anno 22 milioni di visitatori. “Questi luoghi di immensa bellezza rappresentano il terzo polo turistico italiano, ma non tutti sanno che il territorio dispone anche di un enorme patrimonio culturale“, commenta Guerri. “L’analisi dei flussi e delle presenze turistiche ha fatto scattare l’idea della necessità di potenziare l’offerta culturale e riunirla sotto un unico nome, per farne una delle più importanti programmazioni territoriali, che serva alla vita e al divertimento di un territorio che diventa d’estate un eccezionale luogo di villeggiatura, ma può – nell’immediato futuro – riconquistare lo scettro di luogo di benessere durante tutto l’anno“.

A fare da catalizzatore dell’offerta di spettacolo firmata GardaMusei Tener-a-mente sarà il Festival del Vittoriale, diretto da Ripens’Arti, primo ad aver sposato il gioco di parole dannunziano e ormai riconosciuto a livello nazionale come eccellente modello di economia d’impresa di spettacolo.

Fedeli all’auspicio di destagionalizzare l’offerta, i primi due appuntamenti non si faranno attendere: venerdì 4 marzo all’auditorium del Vittoriale e sabato 5 marzo all’auditorium del Palazzo dei Congressi, a Sirmione, arriveranno Erri De Luca e il Canzoniere Grecanico Salentino con il loro fortunatissimo Solo andata. Valso il premio Arte e Diritti Umani 2014 di Amnesty International e la menzione del The Guardian, lo spettacolo fa convergere tradizione e mito, storie vecchie e nuove in un unico racconto, radicato ai luoghi e agli eventi del presente, scandito dal ritmo del connubio tra la musica e la danza del Canzoniere, e l’inconfondibile parola di Erri De Luca.

La direzione artistica del Festival sta lavorando alla programmazione estiva del circuito, che si intreccerà con quella tradizionale sul palco dell’anfiteatro del Vittoriale e al Laghetto delle Danze. Ma il progetto è ancora più ambizioso. L’ingresso, a breve, di nuovi soci nel circuito GardaMusei, farà sì che Tener-a-mente diventi un logo da utilizzare in molte città d’Italia, in piena autonomia di programmazione ma potendo usufruire di un vero e proprio circuito di spettacoli e di grandi eventi culturali, di forte impatto e a costi ridotti.

 

Marco Guerini

Festival Internazionale di Danza Genova 2016

In collaborazione con il Comune di Genova, Assessorato alla Cultura, è stato presentato il progetto per la realizzazione del Festival Internazionale di Danza 2016 che avrà come partner istituzionali al fianco della Fondazione Teatro Carlo Felice molte realtà culturali liguri. Gli eventi che faranno parte del Festival saranno realizzati e presentati da Palazzo Ducale Fondazione per la cultura con la mostra “Serge Lido. Danza con me” a cura di Sabrina Raffaghello, dalla Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, dal Teatro Stabile di Genova con una coreografia di Ater Balletto, con Teatro dell’Opera Giocosa di Savona con “Carmen K” di Monica Casadei nell’ambito della rassegna estiva del Priamar, con il Teatro dell’Archivolto, con l’Associazione Genova Tango oltre che a due eventi organizzati dal Teatro Carlo Felice fuori sede questi ultimi in stretta sinergia con la Porto Antico di Genova SpA.

A corollario degli spettacoli, con la partecipazione del Teatro Akropolis, del Collettivo Augenblick e della Rete Danza Contempoligure, saranno presentati eventi “Fuori Festival” sul tema e sugli artisti del mondo della danza contemporanea.

Prezioso anche il contributo del Goethe-Institut Genua – Centro Culturale Tedesco e del Consolato Generale della Federazione Russa a Genova in particolare per il Gala Zakharova e Balletto Moisseev.

 

Marina Chiappa

Accordo di collaborazione Feltrinelli e Teatro Carlo Felice di Genova

La Fondazione Teatro Carlo Felice e La Libreria Feltrinelli di Genova, entrambe  con lo scopo di diffondere e promuovere la cultura,  hanno convenuto di applicare condizioni di favore in regime di reciprocità tra gli abbonati del Teatro Carlo Felice e i Titolari Carta Più e Carta MultiPIù.

Tali agevolazioni saranno quantificate ai titolari, Carta Più e Carta MultiPiù, più un eventuale accompagnatore, con il 15% di sconto sui biglietti d’ingresso ai diversi spettacoli in cartellone e il 20% sui biglietti last minute in vendita presso la biglietteria del Teatro Carlo Felice un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

Lo sconto verrà riconosciuto dietro presentazione di una delle due carte fedeltà, oppure tramite la visualizzazione su Smartphone.

Durante la stagione in corso, verrà attivata la promozione denominata “Conserva il tuo biglietto” che prevede a tutti i possessori di biglietto di 4 spettacoli in programma al Carlo Felice, comunicati di volta in volta,   uno sconto sui libri pari al 15% e del 20% su musica e home video.

 

Marina Chiappa

Elisabetta di Baviera

La figura di Francesco Giuseppe, una delle pietre miliari nella politica europea a cavallo tra ‘800 e ‘900, non può essere compresa senza accennare alla bellissima moglie Elisabetta di Wittelsbach o di Baviera, conosciuta come principessa Sissi, ispiratrice di pittori, registi cinematografici e teatrali, presente nella fantasia di molte giovinette per decenni. Elisabetta era di Monaco di Baviera, nata la vigilia di Natale del 1837, figlia di Ludovica di Baviera, del ramo principale della famiglia reale: era infatti zia dell’imperatore. Nel 1853, la madre di Elisabetta e la zia stavano trattando un matrimonio. La figlia più grande di Ludovica, Elena, avrebbe dovuto sposare il giovane imperatore Francesco Giuseppe, dal momento che era opportuno rafforzare la parte tedesca dell’impero. Durante la festa di compleanno di Francesco Giuseppe, nell’agosto di quell’anno, proprio come vuole la più romantica tradizione degli incontri amorosi, i due ragazzi avrebbero dovuto conoscersi per poi concordare il matrimonio. Alla festa avrebbe preso parte anche la triste Elisabetta, che si struggeva per l’amore di un giovane morto da poco, ma che era promessa sposa al fratello più giovane dell’imperatore. Occasione propizia per distrarsi e incontrare il futuro marito. Tuttavia, Francesco Giuseppe appena vide Elisabetta se ne innamorò e non ci fu nulla da fare: il suo volto illuminato dichiarava apertamente il suo amore, che infatti egli dichiarò per tutta la vita alla moglie malgrado il suo comportamento spesso libertino. Si sposarono il 24 aprile 1854 a Vienna. La vita di corte non fu felice per la donna, tuttavia inizialmente rimase molto vicina al marito, soprattutto quando si rese conto che l’Austria non era affatto amata dalle popolazioni ad essa assoggettate, anche se per Elisabetta I ci furono quasi sempre entusiastiche acclamazioni. In breve tempo, la vita di corte divenne insopportabile per Elisabetta che andò a vivere a Madeira per curarsi. Dopo il suicidio del figlio, Elisabetta vestiva sempre di lutto stretto, con il viso celato da una veletta; decise di raggiungere Ginevra in gran segreto, quindi il 10 settembre 1898, mentre si recava a prendere un battello, venne pugnalata dall’anarchico italiano Luigi Lucheni che si era informato sulla sua identità, la sua presenza in Svizzera e il suo modo di vestire. Dapprima ignara della gravità delle ferite, l’imperatrice morì un’ora dopo la pugnalata, nella sua camera d’albergo dove era stata precipitosamente portata dalla dama di compagnia.

 

A.B.

 

“Rivelazione” inaugura Brescia Contemporanea

Primo spettacolo della rassegna teatrale BRESCIA CONTEMPORANEA – Prima rassegna di teatro contemporaneo, promossa dal Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con il Festival delle Colline Torinesi, domani sera a Brescia.

La rassegna è articolata in quattro spettacoli che saranno ospitati al Teatro Santa Chiara (Contrada Santa Chiara 50 A) da domani 15 gennaio appunto, fino al 4 marzo prossimo.

Con Rivelazione. Sette meditazioni intorno a Giorgione siamo di fronte ad una messa in scena che ricorda tanto una lezione di “storia dell’arte”, unendo diversi aspetti che interagiscono perfettamente, un percorso verso la conoscenza di un artista quanto mai misterioso ed inquieto.

Lo spettacolo nasce dalla collaborazione tra la Compagnia Anagoor, una tra le più preziose ed importanti realtà teatrali d’avanguardia nazionale e Laura Curino, grande maestra dell’arte e della narrazione storica. Un lavoro imperdibile, didattico e travolgente, immediato, ma non banale con cui la compagnia Anagoor offre un’altra lezione di teatro, di etica e pratica teatrali.

Paola Dallan e Marco Menegoni, due narratori, di fronte a due grandi schermi, ci racconteranno per mezzo di parole, documenti, versi poetici ed immagini, le opere del pittore di Castelfranco, il suo tempo, il respiro delle opere, il clima che le pervade.

Lo spettacolo, che durerà circa un’ora e dieci minuti senza intervallo a partire dalle 20.30, è diretto da Simone Derai su drammaturgia di Laura Curino, Maria Grazia Tonon e Derai stesso.

 

Silvia Vittoriano

Brividi per pianoforte. Intervista a Murray Perahia

L’incontro con il Maestro Murray Perahia risponde ad un’esigenza di approfondimento musicale. Quando un pianista o un musicista si preoccupa di inviare un messaggio del passato che arrivi al cuore del pubblico con i sentimenti di oggi può sicuramente darci una lezione non solo di musica, ma di vita. Così il Maestro interrompe le prove, si avvicina e racconta la sua maniera di interpretare col piano.

Perché ha deciso di interpretare questo programma?

Ero interessato alle Variazioni Goldberg di Bach, ed anche ai Corali, poiché le amavo già da molto tempo.

È vero che è molto diverso interpretarle per piano e per clavicembalo?

Sì, per non dire dell’organo. Credo che la cosa più importante, però, sia la costruzione del brano, non tanto lo strumento. Bach poteva comporre concerti sia per violino, per oboe e le stesse armonie le ha elaborate per piano; ma non penso che le sonorità dello strumento siano la cosa più importante. La struttura, l’armonia, il contrappunto: in Bach queste sono le cose importanti.

Cosa pensa della musica contemporanea?

Non la capisco: quando manca l’armonia e non ci sono tonalità è molto difficile stabilire che si tratti di musica.

Dal momento che il pianoforte ha una letteratura molto vasta, quali musicisti ne sono stati a suo avviso i capisaldi?

Tutti, a loro modo, hanno contribuito a questo sviluppo. Già Bach era un pilastro dal punto di vista tecnico, anche se non propriamente pianistico, quantomeno per il clavicembalo. Le Variazioni Goldberg sono molto difficili. Ma non dimenticherei Mozart, Chopin…

Cosa vuol dire per lei comunicare quando suona?

Produrre emozioni nel pubblico che ascolta, fattore per me determinante: vorrei trasmettere proprio le musiche di ieri con la mia interpretazione e le mie emozioni, ma non pretendo di imporle, voglio comunicare ciò che gli autori hanno scritto. Perché la tonalità di si bemolle e non quella di si naturale? È una ricerca emozionante!

 

Bruno Bertucci

 

 

Brescia diventa Versailles… grazie a Paolo Rossi

Il classico caso di una commedia che dura più di due ore, eppure quando si chiude il sipario e scrosciano gli applausi finali, ti sembra di esserti appena seduto in sala. Al Teatro Sociale di Brescia è andata in scena la rappresentazione di “Molière: la recita di Versailles” del Teatro Stabile di Bolzano, per la regia di Giampiero Solari, su testo riscritto da Stefano Massini, Solari stesso e Paolo Rossi, direttore dello Stabile e protagonista del lavoro. Assieme a Rossi sul palcoscenico anche Lucia Vasini, Fulvio Falzarano, Mario Sala, Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari, Stefano Bembi, Mariaberta Blasko, Riccardo Zini, Irene Villa, Karoline Comarella, Paolo Grossi. Canzoni originali di Gianmaria Testa, con musiche eseguite dal vivo da “I Virtuosi del Carso”.

Rossi inizia a spiegare che cosa vedrà il pubblico: incaricato di dirigere il teatro di Bolzano, immagina di essere Molière quando il Re Sole gli chiese di preparargli una commedia nuova in poche ore. Il parallelo si presta a tramutare la scena in un’affascinate melange di nuovo e moderno, di commedia dell’arte e di teatro d’avanguardia, tra prove e ripassi della parte, un improbabile suggeritore e la cruda realtà. Oggi, afferma Paolo Rossi, il mestiere dell’attore è quanto mai superato, forse inutile, perché ogni persona, o personaggio, recita meglio di quanto ogni attore potrebbe mai fare. Si pensi agli avvocati, ai politici, a tanta altra gente. Secondo il capocomico/Molière/Rossi chiunque recita meglio di quanto potrebbe recitare un attore che volesse impersonare ciascuno di quei ruoli e se anche un attore mette in scena il personaggio di un politico sapendo di recitare, non è mai bravo quanto il politico stesso che, invece di sapere che recita e magari recitando mente, quando si riguarda in video crede talmente tanto in quello che dice che si commuove persino e finisce per credersi. Quindi, agli attori non rimane che recitare la vita, in questa mescola di passato e presente che finisce per diventare un tutt’uno. Gli attori indossano maschere del Seicento che potrebbero andare bene anche per          questo periodo di carnevale e se si tolgono la maschera sono comunque coloro che devono fingere di essere quello che forse non sono. Ciascuno indossa la sua maschera quotidiana come facciamo sempre uscendo di casa, sia che si guidi un’auto, sia che si salga in carrozza. Per divertire il re, si deride la corte, perché nulla è più spassoso della satira su noi stessi, ma se si può essere feroci sul prossimo senza incorrere in grane, proprio perché riparati dal travestimento, è di certo più divertente, non solo più conveniente.

La riscrittura dell’opera, firmata da Stefano Massini, uno dei maggiori drammaturghi italiani, Paolo Rossi e Giampiero Solari, si prefigge di approfondire l’arte comica, fondendo tradizione e attualità con rigore e poesia. Un viaggio nel teatro, soprattutto dietro le quinte di una compagnia in prova che deve allestire uno spettacolo in tutta fretta, una nuova commedia che mette a confronto, in un gioco di specchi temporali ed esistenziali, il lavoro e la vita del capocomico Molière e del personaggio capocomico Paolo Rossi.

Il lavoro si ispira a “Improvvisazione di Versailles”, quando Molière metteva in scena se stesso volonteroso di fondare una nuova commedia di carattere e di costume.

Egli era sempre alla ricerca di una nuova forma di commedia, che fosse al passo con i tempi, che proponesse una recitazione più naturalistica, tanto come oggi Rossi e Solari teorizzano una coesistenza sul palco dell’attore che conosce il mestiere (o almeno dovrebbe conoscerlo), dei personaggi e della persona in quanto tale. Così come potrebbe essere ogni spettatore. La compresenza esige e permette un’improvvisazione totale, che ravvivi lo spettacolo e la riuscita è ottima. Rossi, istrione, circondato da attori davvero bravi, affascina e conquista, permette riflessioni e risate, coinvolge e dissacra, getta il sasso e ritira la mano per burlarsi di tutto e di tutti, in modo intelligente e professionale, conducendo un lavoro apparentemente senza nesso eppure sorprendente e riuscito.

Davvero bella la parte dedicata al riformatore papa Francesco, con in testa il basco alla Che Guevara, rivoluzionario e conservatore, ironico e profondo, davanti ad un gruppo di preti, suore e frati, in una gag che è stata pensata forse prima degli ultimi eventi di fuoriuscita di notizie riservate. L’ironia e la burla non diventano dissacratorie e permettono al pubblico davvero di assaporare la voglia di ridere in un momento in cui ce n’è davvero molto bisogno.

 

A.B.