“Maria Stuarda” al Teatro Carlo Felice di Genova dal 17 al 24 maggio 2017

Mercoledì 17 maggio alle ore 20.30, con repliche fino a mercoledì 24 maggio, andrà in scena  Maria Stuarda, tragedia lirica in due atti di Giuseppe Bardari, musica di Gaetano Donizetti, mai rappresentata al Teatro Carlo Felice.

Sul podio, a dirigere per la prima volta a Genova l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, l’Ucraino Andriy Yurkevych. Direttore musicale della Polish National Opera di Varsavia, dopo essersi diplomato nel 1999 in direzione d’orchestra all’Accademia Statale di Musica M. Lyssenko di Lviv, si è perfezionato con Jacek Kaspszyk al Teatro Lirico Nazionale Wielki di Varsavia e successivamente con Alberto Zedda e Gianluigi Gelmetti all’Accademia Chigiana di Siena. Vincitore del premio speciale al Concorso Nazionale di Direzione d’Orchestra Turchak di Kiev, nel 1996 ha iniziato – ancora studente – a lavorare come direttore d’orchestra stabile presso il Teatro Lirico Statale d’Opera e Balletto di Lviv.

L’opera, da sempre, mette in scena sentimenti vigorosi e passioni assolute. Maria Stuarda di Donizetti ne è un esempio estremo. Nel confronto tra le due regine alla fine del primo atto, il momento di massima tensione della vicenda, Elisabetta I d’Inghilterra rimprovera alla cugina Maria Stuarda i suoi comportamenti privati e politici e questa le risponde con una violenza verbale che non ha paragoni nella librettistica dell’epoca: epiteti che Maria Malibran, prima interprete del personaggio di Maria Stuarda nel debutto dell’opera alla Scala (1835), insistette per cantare, scatenando la reazione delle autorità, che cancellarono il titolo dal cartellone dopo appena sei repliche: uno dei casi più celebri di censura nella storia dell’opera. La trasgressione linguistica alle buone norme del linguaggio librettistico era dovuta, probabilmente, all’inesperienza dell’autore del testo (tratto dalla tragedia omonima di Schiller), Giuseppe Bardari, appena diciassettenne. Un’incoscienza giovanile provvidenziale, perché, grazie a Bardari (che diventerà un magistrato e un patriota ammirato da Garibaldi), Maria Stuarda contiene la scena più forte tra due figure femminili in tutta la storia dell’opera: uno di quei momenti in cui Donizetti, capace di leggerezza come nell’Elisir d’amore e nel Don Pasquale, precorre il Verdi più drammatico. Già verdiana è anche l’opposizione tra i sentimenti privati e le cariche pubbliche, così come la messa in gioco, nelle vicissitudini dei singoli, di valori collettivi di importanza storica: la protestante Elisabetta contro la cattolica Maria Stuarda. Ma Maria Stuarda è soprattutto l’ennesimo omaggio di Donizetti alla donna, alla sua profondità emotiva e alla sua ricchezza caratteriale, tradotte in musica attraverso lo stile del belcanto: Maria come Anna Bolena, come Lucia, come l’Elisabetta del Roberto Devereux.

Nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Teatro Regio di Parma, è il secondo capitolo del ciclo delle “tre regine” donizettiane, iniziato nella scorsa stagione con Roberto Devereux, la cui regia è interamente curata da Alfonso Antoniozzi. Le Scene sono firmate da Monica Manganelli, i Costumi da Gianluca Falaschi e le Luci da  Luciano Novelli.

Protagonista, un cast straordinario: Maria Stuarda: Elena Mosuc (Desirée Rancatore); Elisabetta:

Silvia Tro Santafe (Elena Belfiore); Roberto, Conte di Leicester: Celso Albelo (Alessandro Fantoni); Giorgio Talbot: Andrea Concetti; Lord Guglielmo Cecil: Stefano Antonucci; Anna Kennedy: Alessandra Paloma.

Le attività collaterali organizzate intorno all’opera:

Lunedì 15 maggio – ore 17.30

Libreria Feltrinelli

Incontro con il cast impegnato nell’opera

A cura del musicologo-compositore Massimo Pastorelli

In occasione della rappresentazione della Maria Stuarda, dal 17 maggio, nel Foyer del Teatro Carlo Felice sarà esposto il progetto solidale “Castelluccio di Norcia, un prezioso fiore nel cuore dell’Italia”, organizzata da AIDDA (Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda). Mostra evento itinerante volta non solo a promuovere una raccolta fondi, ma anche a far conoscere le bellezze di un territorio deturpato dal terremoto del 2016, realizzato in collaborazione con la Maison DAPHNÉ di Sanremo.

Collaborazione con Liceo Artistico Statale Paul Klee-N.Barabino che permette ai proprio studenti di allargare gli orizzonti didattico-culturali attraverso approfondimenti nell’ambito teatrale, cinematografico e scenografico. Il Prof. Francesco Cento, docente del Paul Klee  è il promotore di questa iniziativa e redattore del Vocabolario Donizettiano.

A completamento sono previsti incontri monografici sull’opera direttamente nelle sedi scolastiche interessate per la preparazione degli studenti a cura di Giorgio de Martino, diffusione di parti musicali delle opere in stagione in Via Garibaldi in collaborazione con il C.I.V. La Meridiana.

Visite guidate, su prenotazione, dedicate alla struttura del Teatro e sull’allestimento dell’opera.

Maria Stuarda

Tragedia lirica in due atti di Giuseppe Bardari Musica di Gaetano Donizetti

Direttore d’Orchestra

Andriy Yurkevych

Regia

Alfonso Antoniozzi

Scene

Monica Manganelli

Costumi

Gianluca Falaschi

Luci

Luciano Novelli 

Personaggi e interpreti : 

Maria Stuarda

Elena Mosuc (17, 21, 24)

Desirée Rancatore 

Elisabetta

Silvia Tro Santafe (17, 21, 24)

Elena Belfiore 

Roberto, Conte di Leicester

Celso Albelo (17, 21, 24)

Alessandro Fantoni 

Giorgio Talbot

Andrea Concetti (17, 21, 24)

Lord Guglielmo Cecil

Stefano Antonucci 

Anna Kennedy

Alessandra Paloma

Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice e Fondazione Teatro Regio di Parma

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice Maestro del Coro Franco Sebastiani

 

Repliche

Maggio 2017: Giovedì 18 (20.30 L), Sabato 20 (15.30 F),  Domenica 21 (15.30 C), Mercoledì 24 (20.30 B).
Marina Chiappa

“A Bit of Italiano” di Francess domenica 7 maggio al Teatro Carlo Felice di Genova

Domenica 7 maggio alle ore 11.00, il ventiseiesimo appuntamento della domenica mattina con i consueti Concerti Aperitivo, sarà dedicato alla presentazione del nuovo disco di FRANCESS “A BIT OF ITALIANO” con Egidio PERDUCA alle chitarre, Mauro ISETTI al basso acustico, Paolo FACCO alle percussioni e l’Orchestra del Teatro Carlo Felice.

Un’anteprima che anticipa l’evento di lunedì 8 maggio alle ore 17.30 presso l’Auditorium di Galata, Museo del Mare, in cui sarà presentato e proiettato il video “Ma se ghe penso – English version” cantato da Francess con la nostra Orchestra.

Nell’occasione ci sarà una breve esecuzione live dell’artista con alcuni elementi dell’Orchestra.

L’iniziativa dei concerti aperitivo, come lo scorso anno, con la partecipazione di Crédit Agricole quale main sponsor della rassegna, conferma l’attenzione di un pubblico genovese sempre più attento e desideroso di novità culturali, abbinate anche alla possibilità di ascoltare della buona musica sorseggiando un aperitivo nel primo foyer, ambiente suggestivo e raffinato a cura di GEMI Piccoli Grandi Eventi.

 

Marina Chiappa

Lo strumento del diavolo a Genova

La Stagione dell’Auditorium E. Montale di Genova, prosegue con “Lo strumento del diavolo”,  da mercoledì 29 marzo alle ore 10.30, non a caso proposto la prima volta nel 2015 in concomitanza con il 54° Premio Paganini.

Uno spettacolo di teatro-danza che gioca sul leggendario connubio violino-demonio. In veste allegra e scanzonata, diabolica e foriera di sventure, romantica e misteriosa, il violino si impone quale protagonista.

Un Diavolo decisamente originale tenta di “comprare anime” grazie ai poteri occulti e incantatori del suo strumento. Balzando tra un’epoca e l’altra lo seguiamo nei suoi tentativi di portare scompiglio nel mondo. Musica, letteratura, cinema e scienza: non c’è campo umano che il Demonio non tenti di corrompere e conquistare. Costruirà un violino per ogni occasione e lo vedremo alle prese con l’anima del bambino prodigio Mozart, con la mente logica e razionale del famoso detective Sherlock Holmes, con l’ingenuo romanticismo di Charlot, con il pensiero infinito di Albert Einstein e…

Lo spettacolo vuole svelare con ironico divertimento i segreti di uno strumento tanto affascinante quanto misterioso. Nel corso dei secoli gli sono state infatti attribuite proprietà sovrannaturali e  spesso oscure. Nella letteratura trova ampio spazio il legame stretto tra uomo e maligno attraverso il violino: dai racconti popolari dei Grimm, passando per Histoire du soldat di Stravinskij fino ai fumetti di Dylan Dog. Le sue particolari sonorità hanno sedotto anche personalità di ogni epoca come Casanova, Mussolini, Chagall, Chaplin, Nixon e De André solo per citarne alcuni.

Con questa nuova produzione prosegue la collaborazione fra la Fondazione Teatro Carlo Felice e l’Istituto Giannina Gaslini. “Lo Strumento del Diavolo”, come già avvenuto con “Wagner Wagen” nel 2013 e “Sogno? Veglio? Deliro?” nel 2014, vede in scena giovani danza-attori dai 7 ai 16 anni accanto agli artisti del Teatro. Molti dei bambini provengono dal progetto TEATRO-DANZA BOX, Laboratori di Espressività Corporea Musicale che si svolgono dal 2010 presso il rinomato Istituto affiancando e integrandosi con l’attività terapeutica. I bambini vivono così l’esperienza unica di esibirsi da veri Artisti e la partecipazione al lavoro in Teatro diventa a tutti gli effetti parte integrante del percorso terapeutico.

 

Marina Chiappa

 

“L’ Elisir d’amore” al Teatro Carlo Felice

Domenica 19 marzo alle ore 20.30, con repliche fino a martedì 28 marzo, al Teatro Carlo Felice di Genova, dopo l’ultima edizione del 2014, andrà in scena “L’Elisir d’amore”, opera in due atti di Gaetano Donizetti. Sul podio a dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, il giovanissimo Daniel Smith con il duplice ruolo di Direttore d’Orchestra e Ambasciatore Culturale dell’Australia in Italia.

Un allestimento storico del Teatro Carlo Felice presentato per la prima volta nel 1994, amatissimo dalla critica e dal pubblico, conquistati fin dal debutto per l’umorismo raffinato della regia di Filippo Crivelli e dall’atmosfera a metà tra la favola e il cartone animato delle scenografie realizzate dall’ineguagliabile genovese Lele Luzzati, scomparso nel gennaio del 2007. I  variopinti costumi sono di Santuzza Calì e le luci sono firmate dai Luciano Novelli.

Protagonista, un cast straordinario come il baritono Roberto De Candia (Alfonso Antoniozzi) nel ruolo del simpatico ciarlatano Dulcamara, il soprano Serena Gamberoni (Benedetta Torre) vestirà i panni della bella e capricciosa Adina, il tenore Francesco Meli (Roberto Iuliano) sarà l’impacciato e languido Nemorino, Marta Calcaterra la villanella Giannetta, Federico Longhi (Michele Patti) il tronfio Belcore.

Il celebre melodramma giocoso composto da Donizetti nel 1832, in soli 14 giorni, su libretto di Felice Romani, è ritenuto, insieme al Don Pasquale e al Barbiere di Siviglia, uno dei massimi esempi di opera comica ottocentesca per la sapiente miscela tra buffo e lirico.

La storia, ricca di intrighi e di malintesi, è quella dell’ingenuo Nemorino che, innamorato di Adina, fa di tutto per conquistarla mentre lei sta per sposare Belcore, sergente dell’esercito. Nemorino si fa convincere dal dottor Dulcamara ad acquistare un magico filtro d’amore – in realtà semplice vino rosso – che dovrebbe aiutarlo nell’impresa. Avendo bisogno di denaro per comprare altro elisir, Nemorino è costretto ad arruolarsi nella compagnia di Belcore, suscitando il turbamento di Adina che si decide quindi a confessargli il proprio affetto. Belcore accetta la sconfitta d’amore, convinto di trovare presto un’altra giovane da corteggiare, mentre Dulcamara decanta le lodi del suo potentissimo elisir.

Sponsor principale dell’ opera, sarà Latte Tigullio Centro latte Rapallo già supporter per la Stagione Artistica e Stagione Young 2016-2017.

 

Numerose le attività collaterali organizzate intorno all’opera:

Lunedì 13 marzo – ore 17.30 – Libreria Feltrinelli

Incontro con gli artisti – ospiti: Filippo Crivelli (regista)

A cura del musicologo compositore Massimo Pastorelli

Venerdì 17 marzo ore 15.30 prova aperta esclusivamente riservata agli studenti organizzati in sede scolastica.

Sabato 18 marzo al Teatro Carlo Felice, nel I foyer, laboratori creativi in collaborazione con il museo Luzzati: “Costruire un boccascena a tema Luzzati”, le modalità di partecipazione saranno rese note a breve.

26 marzo – 2 aprile – settimana dei teatri   previste diverse iniziative mirate:

lunedì 27 marzo, giornata mondiale dei teatri, visite guidate gratuite al contenitore teatro e all’allestimento dell’opera e alle colorate scene di Luzzati. Le visite sono previste alle ore 9, 10, 11, e 12. Prenotazione obbligatoria.

Domenica 26 marzo ore 15.30 e martedì 28 marzo ore 20.30 prezzi promozionali per la settimana dei teatri.

Martedì 28 marzo alle ore 11.00 al Teatro Carlo Felice, in scena “Gli elisir di Dulcamara” breve storia dell’imbroglio, di e con il Musicattore® Luigi Maio. Spettacolo a pagamento con prenotazione obbligatoria, nell’ambito della stagione YOUNG del Teatro Carlo Felice.

L’ELISIR D’AMORE Melodramma in due atti di Felice Romani Musica di Gaetano Donizetti
Direttore Daniel Smith

Regia Filippo Crivelli Scene Lele Luzzati Costumi Santuzza Calì Luci

Luciano Novelli

 

Assistente alla regia

Luca Baracchini

Assistente ai costumi

Paola Tosti

 

Personaggi e interpreti :

 

Adina

Serena Gamberoni (19, 22, 26, 28)

Benedetta Torre

 

Nemorino

Francesco Meli (19, 22, 26, 28)

Roberto Iuliano

 

Belcore

Federico Longhi (19, 22, 26, 28)

Michele Patti

 

Dulcamara

Roberto De Candia (19, 22, 26, 28)

Alfonso Antoniozzi

 

Giannetta

Marta Calcaterra

 

Allestimento Fondazione Teatro Carlo Felice Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice Maestro del Coro Franco Sebastiani

Maestro ai recitativi Sirio Restani

 

Repliche

marzo 2017: Martedì 21 marzo (15.30 G), Mercoledì 22 marzo   (20.30 B),

Sabato 25 marzo (15.30 F), Domenica 26 marzo (15.30 C),

Martedì 28 marzo (20.30 L).
 

Marina Chiappa

Le canzoni di Lennon e McCartney cantante dal Coro del Teatro Carlo Felice a Camogli

Questa sera, venerdì 24 febbraio alle ore 20.30, al Teatro Sociale di Camogli, il secondo appuntamento della preziosa collaborazione fra il nuovo Teatro Sociale ed il lirico genovese vedrà protagonista il Coro del Teatro Carlo Felice diretto da Franco Sebastiani, con Patrizia Priarone al pianoforte.

Un brillante programma di evergreen tratti dal repertorio “leggero” arrangiati per coro e pianoforte o per coro “a cappella”, che si apre con la cullante Moon River, una grande  musica da film di Henry Mancini, seguita da alcuni degli intramontabili brani dei Beatles, Eleanor Rigby, Hey Jude, Beatles Medley, Michelle e Yesterday di John Lennon /Paul McCartney. Il programma comprende anche un classico della canzone americana, portato al successo da Louis Armstrong, What a Wonderful World di Bob Thiele. Il concerto si chiude con A Little Jazz Mass di Bob Chilcott, in cui la tradizione della musica sacra si fonde con il jazz.

 

Teatro Sociale di Camogli

Secondo concerto

Direttore Franco SEBASTIANI

Pianoforte  Patrizia  PRIARONE

CORO DEL TEATRO CARLO FELICE

Henry Mancini

Moon River

John Lennon /Paul McCartney

Eleanor Rigby

John Lennon / Paul McCartney

Hey Jude

Bob Thiele

What a Wonderful World

John Lennon /Paul McCartney

Beatles Medley

John Lennon /Paul McCartney

Michelle

John Lennon /Paul McCartney

Yesterday

Bob Chilcott

A Little Jazz Mass

 Marina Chiappa

 

La fotografia di Elliott Erwitt a Genova

USA. Reno, Nevada. 1960. 'The Misfits'.

USA. Reno, Nevada. 1960. ‘The Misfits’.

Palazzo Ducale di Genova presenta la prima grande retrospettiva di immagini a colori del celebre fotografo Elliott Erwitt.

Un evento unico e straordinario. Se i lavori in bianco e nero del grande maestro sono stati esposti in numerose mostre di grande successo all’estero e in Italia, la sua produzione a colori, invece, è completamente inedita.

Solo in tempi molto recenti Erwitt ha infatti deciso di affrontare, come un vero e proprio viaggio durato lunghi mesi, il suo immenso archivio a colori; una tecnica che aveva scelto di dedicare solo ai suoi lavori editoriali, istituzionali e pubblicitari: dalla politica al sociale, dall’architettura al cinema e alla moda. Immagini dunque sostanzialmente diverse, immagini sulle quali ha posato uno sguardo critico e contemporaneo a distanza di decenni, che ci fanno conoscere un mondo parallelo altrettanto straordinario.

E’ nato così un percorso sorprendente per l’eleganza compositiva, l’uso del colore, l’ironia, talvolta  la comicità e gli altri poliedrici aspetti che rendono Erwitt un autore amatissimo e inimitabile.

La mostra comprende circa 135 scatti, che Elliott Erwitt ha selezionato personalmente, traendoli dai suoi due grandi progetti a colori, Kolor e The Art of André S. Solidor.

Kolor è il titolo del grande volume retrospettivo per realizzare il quale Erwitt ha rivisitato tutto il suo archivio, con un impegno imponente che attraversa tutta la sua produzione a colori. The Art of André S. Solidor è invece l’esilarante e sottile parodia del mondo dell’arte contemporanea con i suoi controsensi e con le sue assurdità.

Mentre il primo progetto vive di scoperte dei vecchi negativi Kodak, in cui si ritrova il tipico linguaggio di Erwitt, dai ritratti di personaggi famosi alle immagini più ironiche e talvolta irriverenti, nella sezione di André S. Solidor, invece, egli crea un vero e proprio alter ego del maestro, con tanto di autoritratti, che si esprime in una produzione che non lascia più niente al caso o all’intuizione, come emerge anche in un breve ed esilarante filmato.

André S. Solidor ama il digitale e il photoshop, la nudità gratuita e l’eccentricità fine a se stessa, ma somiglia ad Elliott Erwitt più di quanto appaia: ironia, metafora e puro divertimento surreale sottendono una seria riflessione sui meccanismi e le assurdità dell’arte contemporanea e del suo mercato.

Membro dal 1953 della storica agenzia Magnum, fondata tra gli altri da Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, Erwitt ha raccontato con piglio giornalistico gli ultimi sessant’anni di storia e di civiltà contemporanea, cogliendo gli aspetti più drammatici ma anche quelli più divertenti della vita che è passata di fronte al suo obiettivo.  “Nei momenti più tristi e invernali della vita, quando una nube ti avvolge da settimane, improvvisamente la visione di qualcosa di meraviglioso può cambiare l’aspetto delle cose, il tuo stato d’animo. Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l’istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla”. Non a caso è considerato il fotografo della commedia umana.

Marilyn Monroe, Fidel Castro, Che Guevara, Sophia Loren, Arnold Schwarzenegger, sono solo alcune delle numerose celebrità colte dal suo obiettivo ed esposte in mostra. Su tutte Erwitt posa uno sguardo tagliente e al tempo stesso pieno di empatia, dal quale emerge non soltanto l’ironia del vivere quotidiano, ma anche la sua complessità.

Con lo stesso atteggiamento d’altra parte Erwitt riserva la sua attenzione a qualsiasi altro soggetto, portando all’estremo la qualità democratica che è tipica del suo mezzo. Il suo immaginario è infatti popolato in prevalenza da persone comuni, uomini e donne, colte nel mezzo della normalità delle loro vite.

Nato a Parigi nel 1928 da una famiglia russa di origini ebraiche, Elliott Erwitt trascorse l’infanzia in Italia e si trasferì definitivamente negli Stati Uniti nel 1939, prima a New York e poi a Los Angeles. Ebbe a dire, a proposito delle leggi razziali: “Grazie a Benito Mussolini sono Americano”.

Il percorso espositivo si conclude con una sezione multimediale  che comprende la proiezione di due filmati che documentano la sua lunga carriera di autore e regista televisivo e una video collezione di alcune delle sue più significative fotografie in bianco e nero.

La visita è corredata da una audioguida inclusa nel biglietto, che fornisce al visitatore il racconto di quanto accade nelle immagini di Erwitt. Un testo prezioso, frutto di una documentazione ricostruita dalla curatrice con l’autore, e mai pubblicato in precedenza.

La mostra è curata da Biba Giacchetti, con il progetto grafico e di allestimento di Fabrizio Confalonieri. Promossa dal Comune di Genova e dalla Fondazione di Palazzo Ducale, la rassegna è prodotta da Civita Mostre con la collaborazione di SudEst57.

Genova, Sottoporticato di Palazzo Ducale, fino al 16 luglio 2017

 

Barbara Izzo e Arianna Diana

 

Ludovico Maria Chierici. Alla Sala delle Grida del Palazzo della Borsa e nel foyer del Teatro Carlo Felice di Genova

La mostra ”Ludovico Maria Chierici. Un fotografo genovese di primo ‘900” voluta dalla Fondazione Ansaldo che ne ha recentemente acquisito l’intero archivio fotografico e organizzata con la collaborazione della Fondazione Teatro Carlo Felice, si sviluppa attraverso due separati percorsi.

Il primo è collocato presso la Sala delle Grida del Palazzo della Borsa, che Camera di Commercio ha voluto anche in questa occasione mettere a disposizione della Fondazione Ansaldo in virtù di una collaborazione che dura da anni, ed è costituito da circa 80 fotografie scattate fra il 1908 e il 1916, suddivise in cinque temi: Genova, il Porto di Genova, Il Mare bagna Genova, La Riviera di Levante, il Mondo di Chierici; sono immagini fresche che, scattate con una macchina fotografica stereoscopica Verascope, mostrano la formazione autodidatta di un Chierici molto giovane ma sono testimonianze importanti per la storia genovese e preziose immagini della vita di inizio secolo, con vedute cittadine o paesaggi dove le persone appaiono come comparse secondarie senza essere messe in posa.

Il secondo, monotematico, è collocato invece presso il foyer del Teatro Carlo Felice e raggruppa circa quaranta immagini degli spettacoli rappresentati in quel teatro negli anni fra il 1935 ed il 1941. Si tratta di fotografie che hanno la peculiarità di essere state scattate senza flash ma solo con l’ausilio delle luci di scena e riportano visivamente l’aspetto scenografico degli spettacoli melodrammatici di opere di Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi o Richard Wagner, solo per citarne alcuni.

Le fotografie esposte alla Sala delle Grida sono assolutamente inedite mentre quelle presenti al Carlo Felice furono già oggetto di una mostra, tenutasi sempre al Carlo Felice circa 25 anni fa.

La mostra, con ingresso libero, sarà aperta al pubblico alla Sala delle Grida fino al 19 Febbraio con orario 10-19 mentre la parte espositiva collocata presso il foyer del Carlo Felice rimarrà aperta fino al 6 Marzo e sarà visitabile negli orari di apertura del teatro.

Ludovico Maria Chierici (1886-1965) è un fotografo amatore genovese attivo dal primo Novecento, negli anni in cui il dibattito sulla fotografia italiana come tecnica e arte si fa sempre più vivace e inizia a coinvolgere sia fotografi professionisti che amatori. Inizia a fotografare giovanissimo tra il 1901 e il 1902, quando ancora è uno studente che frequenta il Reale Istituto Tecnico di Genova “Vittorio Emanuele II”. Le sue grandi passioni sono la musica, la fotografia e la cinematografia e sarà un amico di famiglia, Adriano Santamaria, fotografo amatore, a dargli i primi insegnamenti di tecnica, permettendogli di utilizzare la sua camera oscura. Figura di spicco nel panorama genovese, Ludovico Maria Chierici è stato membro dell’Associazione Fotografica Ligure e proprietario dalla metà degli anni Quaranta del negozio di fotografia Speich, rinominato poi “F.lli Chierici Fotografia – Cinematografia” con sede inizialmente in piazza della Meridiana e poi in via Roma.

Il Fondo Chierici, oggi conservato presso la Fondazione Ansaldo con sede in Villa Cattaneo dell’Olmo a Genova, sarà oggetto nei prossimi mesi di una completa digitalizzazione e tutte le immagini saranno rese fruibili in rete sul sito http://www.fondazioneansaldo.it; un progetto che fa parte della mission di tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio archivistico della Fondazione Ansaldo, capace di regalare alla città di Genova un’ulteriore arco di storia fatto di immagini.

 

Marina Chiappa

 

La Traviata dei record al Teatro Carlo Felice

Si è conclusa l’ultima replica di Traviata, l’opera inaugurale del Teatro Carlo Felice di Genova, che ha fatto registrare un’affluenza di oltre 1.600 persone a recita per un totale di 15.000 presenze ma non solo; a questo si aggiunge anche il pubblico virtuale che ha seguito l’opera in streaming con oltre 40.000 visualizzazioni provenienti da 50 Paesi di tutto il mondo. Oltre  ai consueti abbonati e al  pubblico, che segue regolarmente la stagione del Teatro, anche molti giovani e molti neofiti che per la prima volta  hanno deciso di assistere a uno spettacolo lirico.

Un ulteriore conferma che l’Italia deve investire in cultura di alto profilo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La traviata” al Teatro Carlo Felice di Genova

Da giovedì 15 dicembre alle ore 20.30, al Teatro Carlo Felice, va in scena “La traviata”, melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, capolavoro drammaturgico tratto dal dramma La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, a dirigerla sarà la bacchetta di Massimo Zanetti che si alternerà con Alvise Casellati.

Il Carlo Felice propone un proprio nuovo allestimento con la regia di Giorgio Gallione, che, parallelamente alla sua trentennale attività di direttore artistico del Teatro dell’Archivolto di Genova, ha realizzato numerose regie di opere liriche, spaziando dai titoli di repertorio a quelli contemporanei, le scene e i costumi sono firmate da Guido Fiorato.

E’ proprio con Fiorato, spiega Gallione “che abbiamo pensato di ambientare l’opera in un luogo stilizzato, antirealistico, simbolico, sterile, dove dominano vetro e ghiaccio, virato in un bianco e nero “ferito”, solo talvolta, dal rosso del sangue e della vita che, comunque, pulsa.

Forse Violetta muore già nel preludio e l’opera è tutto un allucinato flash back visionario e spettrale. Siamo, anche nei momenti di gioia, imprigionati in una sorta di perenne moritat dove, grazie alla musica di Verdi, il dolore è trasfigurato in modo sublime, ma dove la speranza è assente e la vita rischia di essere nient’altro che una tragica carnevalata”

Nel cast spiccano i nomi di Desirée Rancatore, nel ruolo di Violetta Valéry; il ruolo di Alfredo Germont sarà affidato a Giuseppe Filianoti, mentre Giorgio Germont sarà interpretato da Vladimir Stoyanov. Completano il cast Didier Pieri (Gastone), Paolo Orecchia (Barone), Stefano Marchisio (Marchese), Manrico Signorini (Dottor Grenvil).

Nella Traviata di Verdi e Piave non ci sono re, regine, intrighi di corte o monumentali scenografie pseudostoriche. La protagonista, Violetta Valery, non è una figura nobile, è una donna di facili costumi. Il coro è un’incarnazione di quella stessa società a cui apparteneva il pubblico che il 6 marzo del 1853 andò al Teatro La Fenice di Venezia per assistere alla prima. E la vicenda non è un’invenzione letteraria, ma è ispirata a fatti realmente accaduti nella Parigi di una decina d’anni prima, così come li aveva raccontati Alexandre Dumas figlio nel romanzo La signora delle camelie. Portare la contemporaneità in scena non è mai stato facile, oggi come ai tempi di Giuseppe Verdi. La censura si scandalizzò già a partire dal titolo, che propose di sostituire con Amore e morte, imponendo, in più, una retrodatazione settecentesca, in modo che il pubblico non si sentisse chiamato in causa in prima persona. Le precauzioni censorie, però, non servirono a granché: la prima di Traviata fu un diluvio di fischi e proteste e rimarrà una della “cadute” più clamorose nella storia del teatro d’opera.

Se il soggetto era troppo scabroso per i melomani di allora, la musica non era meno spiazzante. L’audacia della trama mise in moto la creatività di Verdi che, sull’onda di quanto appena sperimentato con Rigoletto, si lanciò in un’altra avventura musicalmente innovativa. Il Preludio a sipario chiuso, ad esempio, non è solo una sintesi dei temi conduttori che si ascolteranno in seguito (quello della morte di Violetta e quello del suo amore per Alfredo). A questa prassi consolidata Verdi dà un significato emotivo nuovo, come se rappresentare fin dall’inizio l’umanità della protagonista, prima ancora che entri in scena, fosse più importante che rispettare i canoni operistici. Le tante anime della personalità di Violetta – spensierata cocotte nel primo atto, compagna fedele di Alfredo nel secondo, capro espiatorio del perbenismo borghese nel terzo – hanno inoltre portato Verdi a tre trattamenti vocali differenti, per i quali, come è noto, occorre una interprete di grande elasticità. E poi, il vero miracolo dell’opera: da un libretto in cui i personaggi si esprimono più in prosa che in poesia, Verdi estrae le sue melodie più cantabili, come nel lungo dialogo in cui il padre di Alfredo, Giorgio Germont, costringe Violetta a rinunciare all’amore per il figlio in nome dell’onore della famiglia: la musica, in questa scena memorabile, porta a galla le emozioni nascoste dietro le parole. E così Verdi dimostra una volta per tutte, modernissimo, che una situazione prosaica può essere fonte di poesia non meno di un mito.

 

Marina Chiappa

“I maledetti” all’Auditorium E. Montale

La Stagione dell’Auditorium E. Montale di Genova, dopo il grande successo della precedente stagione, si apre con “I MALEDETTI”,  da martedì 22 novembre alle ore 21.00 e con replica mercoledì 23 novembre ore 10.30. Un progetto di promozione culturale che come obiettivo principale si prefigge l’avvicinamento dei giovani alla cultura musicale attraverso una variegata proposta di spettacolo e varie iniziative con cicli speciali in grado di abbinare varie tipologie di rappresentazioni a prezzi fortemente promozionali, sostenute da percorsi di preparazione alla visione modulata a seconda del target di pubblico scolastico coinvolgendo anche gli insegnanti degli Istituti di ogni ordine e grado.

I MALEDETTI è la storia di un’anima che, ghermita dalle tentazioni del mondo, cambia corpo. Il corpo del personaggio muore, ma l’anima s’installa in un nuovo corpo, un nuovo personaggio, un’altra metamorfosi del male. E’ la stirpe dei malvagi, il cui talento si trasmette come un virus da un personaggio all’altro. Jack è un perdente e fa tenerezza, ma se prende il potere, diventa Macbeth.

Questa favola scenica potrà essere letta prima di tutto come una sorta di sguardo sull’evoluzione cronologica della stirpe dei malvagi shakespeariana, da Jack Cade, appunto, in un viaggio di rabbia e ironia, attraverso malvagità e delitti per vendetta (Riccardo III), per inganno (Ulisse di Tròilo e Crèssida), desiderio sessuale (Angelo di Misura per Misura), invidia e calunnia (Jago), omicidio per ossequio al conformismo (Otello), fino ad arrivare alla battuta finale di Macbeth: “La vita non è che un’ombra che cammina, un povero attore che si pavoneggia e si agita per un’ora sulla scena del mondo, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un’idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla” che mostra l’esito della disperazione di ogni stirpe di malvagi.

Un influente studioso di Shakespeare ha detto “Il tema principale dei drammi morali di Shakespeare è la trasformazione di un principe scapestrato in un re ideale”.Al contrario, il tema sotterraneo di questo I MALEDETTI è la trasformazione di un ribelle scapestrato nel tiranno più crudele e sanguinario. Il quale però, interrogandosi sul senso della vita e del proprio destino, comprende che praticare il male porta l’uomo non solo a soffrire all’ inferno, ma anche, tremendamente, in questa vita stessa.

In questo senso anche I MALEDETTI si mostra quasi come un’ operina morale medievale. Come quei cicli popolari dipinti a quadri successivi nelle navate delle chiese, che dispiegano davanti agli occhi degli spettatori gli episodi dell’anima assalita dalle tentazioni più malvagie.

Martedì 22 novembre 2015 ore 21:00

Auditorium Eugenio Montale: I MALEDETTI (gli uomini del male nel teatro shakespeariano), con Valeriano Gialli e la cantante Paola Zara; regia di Daniela Ardini e Valeriano Gialli, scelte a cura di Guido Davico Bonino.

 

Marina Chiappa