Sei mesi di teatro amatoriale. Prende il via il 29 ottobre la nuova stagione ‘Verona passione teatro’ organizzata dal Comune di Verona con le compagnie amatoriali del territorio. Al Camploy, fino a fine aprile, il sipario si alza per 19 spettacoli, in orario sia pomeridiano che serale. Un ricco programma all’insegna del divertimento e della comicità.“Il teatro amatoriale veronese è una significativa proposta che caratterizza l’offerta culturale cittadina – afferma l’assessora alla Cultura Marta Ugolini- . Lo anima infatti una grande passione e la volontà di offrire al pubblico spettacoli di alta qualità. Ringrazio gli uffici dello Spettacolo che rendono possibile una rassegna così vasta, sia per numero di rappresentazioni che varietà di generi proposti”.Fa da apripista la Compagnia Gino Franzi (29-30 ottobre) con la commedia musicale Cuore matto – Cronaca semiseria dietro le quinte, un viaggio dietro le quinte di una piccola compagnia di provincia che deve affrontare una grande impresa. Le donne e le loro mille sfaccettature sono al centro della commedia Andrà tutto bene messa in scena da La Tiraca (12-13 novembre). L’Odissea infinita è il titolo proposto da TrixTragos, un viaggio lungo 3000 anni che segue la rotta dello spingersi oltre il limite mediante la forza e il coraggio (19-20 novembre). Chiude il mese di novembre La Pocostabile, con Tutti in campagna! (26-27 novembre), commedia che racconta i rapporti tra alcuni personaggi della Venezia post-unitaria durante una gita fuori porta. L’unico appuntamento di dicembre è quello con GTV Niù (10-11 dicembre), che porta in scena In Panne, una commedia il cui umorismo si lega a grandi temi quali giustizia, coscienza, destino e individualità.A gennaio vanno in scena 3 spettacoli: Gianburrasca, a cura di Zeropuntoit (14-15 gennaio); La Dieta, messa in scena da Artefatto Teatro (21-22 gennaio), una commedia ambientata in una palestra molto esclusiva e particolare, che vedrà parte dei sui clienti ribellarsi ad alcune angherie; e infine la compagnia GAD Renato Simoni APS in Sogni sull’Adese… e dintorni (28-29 gennaio), un viaggio con la fantasia lungo il fiume della nostra città.4 sono gli spettacoli in programma a febbraio: si inizia con La nonna, messa in scena dal Teatro Armathan (4-5 febbraio), una delle commedie più conosciute del teatro argentino; segue il giallo 8 donne e un mistero proposto dal G.T. Einaudi – Gallilei (11-12 febbraio); Duparùn la rivisitazione proposta da Estravagario Teatro del testo “Il servitore di due padroni” di Goldoni; e per finire la Compagnia Giorgio Totola (25-26 febbraio)porta sul palco I pettegolezzi delle donne, altra brillante commedia dell’autore veneziano.Altrettanto ricco di appuntamenti è il mese di marzo. Si inizia con l’originale commedia Prima della prima. Il mondo fuori squadra della Compagnia dell’Arca (4-5 marzo), che vede un improbabile gruppo di attori cercare di mettere in scena l’Amleto di Shakespeare. Seguono La Maschera con Il cornuto immaginario (11-12 marzo), commedia che ci trasporta nella Francia di Luigi XIV e la compagnia ACT Tabula Rasa con un altro classico goldoniano: La Locandiera (18-19 marzo). Chiude il mese lo spettacolo Chi è di scena: il nostro 8 ½ de La Bugia APS, che racconta che cosa accade ad un gruppo di attori quando viene negato loro di andare in scena a commedia pronta.Chiudono la rassegna: Il matrimonio era ieri di Micromega, che ci mostra cosa succede se lo sposo salta il giorno delle proprie nozze (1-2 aprile); l’unico musical della rassegna è Bacialo Kate – Una Bisbetica in Scena del CMT Musical Theatre Company, dove finzione e realtà sono molto difficili da distinguere (15-16 aprile); e Delitto sul Nilo, il classico di Agatha Christie portato in scena dalla compagnia Verbavolant (22-23 aprile).Il calendario è stato presentato oggi in municipio. In rappresentanza delle compagnie amatoriali veronesi erano presenti Fabrizio Piccinato di ArteFatto Teatro e Marco Cantieri di Teatro Armathan.“Ringrazio il Comune per la preziosa collaborazione, l’auspicio è che si possa lavorare tutti insieme per far crescere questa rassegna, tra le più importanti nel panorama nazionale” ha detto Piccinato.“Ci contraddistingue la volontà di fare ricerca e sperimentare – ha aggiunto Cantieri-. Crediamo fortemente nella qualità della rassegna e lavoriamo per migliorarla sempre di più”.Il programma completo e tutte le informazioni sono disponibili sul sito del Comune.Mail teatrocamploy@comune.verona.it, tel. 045 800 95 49, orari spettacoli, sabato ore 21 e domenica ore 16.30.Roberto Bolis
La “Dolce Vita” di Federico Fellini e Leo Catozzo: tra sogno, magia e realtà
Dal prossimo 28 ottobre e sino al 13 novembre, lo storico Palazzo Ruspoli di Nemi riaprirà le porte ad una nuova esposizione, il cui titolo La Dolce Vita di Federico Fellini e Leo Catozzo: tra sogno, magia e realtà evidenzia il sodalizio di due grandi protagonisti del cinema italiano del dopoguerra. La mostra artistica e documentale prende avvio dalla celebrazione del centenario della nascita di Federico Fellini per ripercorrere la storia inedita, per molti versi, di un rapporto professionale e personale tra l’indimenticabile regista riminese e Leo Catozzo, tecnico del montaggio dei sui film più importanti, ma soprattutto suo confidente e amico. Organizzatrice di questa estemporanea è l’Associazione culturale Chelu e Mare, già da anni specializzata nell’ideazione e organizzazione di eventi culturali di spessore di mostre tematiche sul geniale cineasta, con la direzione artistica di Fabio Alescio. L’amicizia ventennale tra Federico Fellini, regista da sempre riconosciuto per la sua genialità in tutto il mondo e Leo Catozzo, che con lui condivise la lavorazione e il montaggio di quattro capolavori indimenticabili, La strada, Le notti di Cabiria, la Dolce vita e 8 e ½ e un episodio di Boccaccio ’70, fu un fulgido esempio di un rapporto sia umano che professionale nel periodo più florido dell’industria cinematografica italiana e della stessa rinascita del Paese. Se Fellini nel dopoguerra riuscì a dirigere la ripartenza del cinema e a realizzare il sogno degli italiani attraverso le sue sceneggiature innovative, Catozzo fu uno dei maggiori protagonisti del montaggio cinematografico ed è anche grazie al suo talento che tante pellicole girate da altrettanti registi di calibro – tra i quali Soldati, Lattuada, Camerini, De Filippo, Rossellini, Germi e Visconti – hanno raggiunto la celebrità. L’esposizione, organizzata con il contributo della Regione Lazio e il patrocinio del Comune di Nemi, si è avvalsa degli articoli provenienti dal prezioso archivio privato del figlio Alberto Catozzo e della sua famiglia ed è per questo un unicum tra le tante celebrazioni susseguitesi nel corso del centenario per celebrare il genio di Fellini. In un percorso ideale, allestito presso il grazioso borgo che si affaccia sul lago omonimo, si potranno visionare tanti materiali inediti, tra i quali la corrispondenza privata tra i due geni del cinema, i bozzetti originali e i disegni di Fellini che i due amici si scambiarono per anni.
L’itinerario espositivo comprende anche le locandine dei film più celebri del cineasta riminese, i suoi ciak originali, le sceneggiature con le sue correzioni a latere e tanti interessanti spunti tratti dalla sua carriera cinematografica. Tra le curiosità in mostra la moviola originale Steenbeck, “regina del montaggio”, che fu testimone di tanti dialoghi e forse discussioni tra i due, e la famosa “Pressa Catozzo o Cabiria” utilizzata per la prima volta ne Le notti di Cabiria, la cui invenzione rivoluzionò per sempre la tecnica di montaggio, grazie alla quale il geniale Leo Catozzo fu insignito di un Oscar speciale nel 1990, il Technical Achievement Award. La mostra, infine, propone un’esperienza immersiva nelle atmosfere che hanno caratterizzato le pellicole dirette dal regista grazie al sottofondo musicale delle colonne sonore più famose dei suoi film: un viaggio in quegli anni indimenticabili che hanno caratterizzato la storia culturale italiana condito anche da aspetti meno noti della vita dell’imperituro regista in relazione alla sua stretta amicizia con Catozzo. Su quest’ultimo, per l’occasione, è uscito un volume dedicato alla sua vita, La dolce vita di Fellini e Catozzo a cura di Silvia Nonnato, che sarà presentato il 28 ottobre, alle ore 17:00, nella cerimonia di inaugurazione della mostra, alla presenza delle Istituzioni locali. Ad introdurlo saranno Fabio Alescio e Alberto Catozzo, figlio di Leo, che racconterà anche particolari sugli oggetti esposti e tanti interessanti aneddoti sul sodalizio del padre con Fellini nella meravigliosa cornice del cinema del dopoguerra.
Dal 28 ottobre al 13 novembre 2022, Palazzo Ruspoli, Via del Plebiscito, 1 – Nemi (RM) Orari: 10:00 / 13:00 – 15:00 / 18:00. Ingresso: gratuito
Elisabetta Castiglioni
Chi si umilia sarà esaltato
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C – LUCA 18,9-14
9. In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: In questa trentesima Domenica del Tempo Ordinario, anno C, meditiamo sulla parabola del fariseo e del pubblicano. L’evangelista Luca rivolge alla sua comunità cristiana di allora e di oggi
l’esortazione a pregare con profonda umiltà, cioè con la consapevolezza di essere poveri, deboli e peccatori davanti a Dio, evitando ogni ostentazione e, soprattutto, ogni giudizio negativo nei confronti degli altri.
10. “Due uomini salivano al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Gesù racconta una parabola incentrata su due personaggi contrapposti: il fariseo raffigura colui che ha eccessiva fiducia nella propria osservanza, che si appoggia alle Leggi minuziosamente osservate; il pubblicano è il modello di chi si affida alla sola misericordia di Dio, supplicato con confidenza. Da una parte c’è il “giusto” che ha un comportamento di vita conforme alla Scrittura, “pio israelita” per eccellenza; dall’altra un uomo disprezzato per la sua condotta riprovevole, amico dei Romani, disonesto e sfruttatore.
“Salivano al tempio a pregare”: al mattino alle nove e il pomeriggio alle quindici si svolgeva la preghiera ufficiale all’interno del Tempio, che rimaneva aperto, però, tutto il giorno per la preghiera privata.
11. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano.
Il fariseo giustamente e con verità manifesta il proprio comportamento corretto e onesto. Il suo errore consiste nell’atteggiamento di giudizio verso gli altri uomini, di cui elenca la miseria morale. Il suo sentirsi superiore a tutti lo rende ingiusto davanti a Dio.
12. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
“Digiuno due volte la settimana”: il fariseo faceva volontariamente due digiuni previsti per il
lunedì e il giovedì, ma non obbligatori, allo scopo di supplire a omissioni o trasgressioni non consapevoli o per espiare i peccati del popolo. Il fariseo si ritiene “bravo” perché non si attiene soltanto alla Legge, ma eccede anche nel compiere azioni meritevoli di plauso.
“Pago le decime”: il contadino aveva l’obbligo di pagare la decima parte del suo raccolto di
frumento, olio e vino, e la tassa sul primogenito del bestiame. Il fariseo era esente dal pagamento delle tasse sulle decime, ma le pagava ugualmente in più per il timore che l’agricoltore, da cui comperava gli alimenti, non avesse ottemperato ai propri obblighi. Questo era l’uso invalso presso i farisei per ritenersi veramente ligi alla Legge.
Purtroppo la scrupolosa e zelante osservanza del fariseo è inquinata dal giudizio negativo e dal disprezzo verso gli altri. Se non stiamo attenti, l’eccessiva fiducia nelle nostre buone opere finisce per emarginarci dai fratelli e dalle sorelle e alimentare il nostro orgoglio spirituale. Non c’è nulla che abbiamo che non ci sia stato dato. Davanti a Dio, è l’umiltà che conta, non l’orgoglioso accumulo di meriti. Impariamo a non condannare gli altri prendendo come criterio di misura la nostra presunta perfezione. Evitiamo di basare la nostra santità sull’osservanza impeccabile dei comandamenti: il legalismo ci impedisce di entrare in comunione e ci fa disprezzare il prossimo.
13. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. L’uomo che si ferma in fondo al tempio non osa nemmeno alzare lo sguardo. Davanti a Dio
riconosce tutta la sua povertà, ammette il suo stato di peccato (non elenca nemmeno le sue mancanze da quante sono numerose), riconosce il male commesso, si batte il petto in segno di confusione, vergogna, penitenza, confessione. L’atteggiamento esterno corrisponde a quello interiore. Supplica Dio perché abbia pietà di lui. Non si scusa, non adduce attenuanti, si rimette completamente alla Misericordia divina.
14.a. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato,
Il peccatore viene “reso giusto”, “giustificato”, non per i suoi meriti, ma per la misericordia di Dio. Il “fariseo che si riteneva giusto” viene escluso dalla salvezza perché si è sforzato di salvarsi grazie alle sue opere, alle sue penitenze, alle sue osservanze. Si capovolgono le posizioni: il “perfetto” viene deplorato, il “peccatore” viene “reso giusto”. Il peccatore avrebbe dovuto fare una lunga penitenza pubblica e restituire molto di più di ciò che
aveva sottratto. Praticamente era impossibile salvarsi, secondo la Legge. Dio, invece, accoglie il suo pentimento sincero e lo “rende giusto”, lo “giustifica”.
“Io vi dico”: con queste parole solenni Gesù introduce la sentenza che proclama il giudizio di Dio.
14.b perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato”.
“Chiunque si esalta sarà umiliato”: chi enumera le sue opere meritorie e non si accorge del proprio egoistico narcisismo, chi si compiace della sua ligia osservanza, dichiara di non aver bisogno di Dio, perché fa di se stesso un idolo, un dio, un modello da imitare.
Il pubblicano confessa di dipendere dalla misericordia di Dio, che gliela riversa in sovrabbondanza. Scegliamo anche noi di porci nell’atteggiamento di umiltà del povero peccatore che torna a casa sua perdonato. Liberiamoci dall’autosufficienza e dalla ricerca del perfezionismo senza amore, evitiamo di pensare negativamente degli altri, asteniamoci dal condannare i fratelli e le sorelle, soprattutto non riteniamoci mai più santi di loro…
Con umile confidenza, davanti a Dio Padre riconosciamo la nostra fragilità e chiediamo umilmente la Sua Misericordia.
Evviva la sart’officina!
Rammendare un calzino o attaccare un bottone non è più un problema. Per chi ha poco tempo o, semplicemente, è meno portato all’arte del cucito, la soluzione si chiama Maria. È lei infatti, sarta professionista con attività pluridecennale a Veronetta, l’ultima novità del Centro di Riuso Creativo del Comune, con sede negli spazi dell’ex Arsenale.
Proprio qui ha infatti preso il via in questi giorni ‘Sart’Officina’, un vero e proprio servizio sartoriale a disposizione dei cittadini, che ne possono usufruire gratuitamente nei giorni di apertura. Orli e piccole riparazioni, ma anche nuove creazioni che i cittadini potranno sperimentare utilizzando gli arnesi del mestiere presenti nell’officina, ago, filo, tessuti e una macchina da cucire.
L’iniziativa è frutto della collaborazione tra Comune e associazione DHUB, già attiva a Veronetta con una serie di attività nel giardino di palazzo Bocca Trezza. Una novità che arricchisce il nuovo corso del Centro di Riuso Creativo, da poco riorganizzato negli spazi, più accoglienti e curati, nelle attività proposte a scuole e famiglie, e nelle nuove collaborazioni siglate tra Comune, enti e associazioni per fare del Centro un punto di riferimento condiviso.
L’appuntamento con l’officina della sarta al Centro di Riuso Creativo, nella palazzina di Comando in piazza Arsenale, è per il 25 ottobre, 22 e 29 novembre, 1, 13 e 20 dicembre dalle 15 alle 17.30.
Il servizio è attivo anche alla Banca del Tessuto, sede di DHUB in via XX Settembre 32.
Roberto Bolis (anche per la fotografia)
“Entrando nella Storia. L’età del Ferro nel Veronese”. Inaugurazione delle nuove sale espositive
Il nuovo Museo Archeologico Nazionale di Verona, accolto nell’ex Carcere Asburgico di San Tomaso, dal prossimo 26 ottobre si arricchisce di una nuova, ampia sezione interamente riservata all’Età del Ferro.
Andrà ad aggiungersi a quella dedicata alla Preistoria e Protostoria, “Agli albori della creatività umana”, con la quale il museo era stato inaugurato lo scorso 17 febbraio. In quell’occasione, alla presenza del Direttore Generale del Ministero della Cultura, Massimo Osanna, era stata annunciata una tabella di marcia che prevedeva per questo autunno l’apertura della successiva sezione, impegno che è stato puntualmente mantenuto.
La nuova sezione, curata sotto il profilo scientifico da Giovanna Falezza, direttrice del Museo, e da Luciano Salzani, già funzionario della Soprintendenza veronese, è stata allestita da Chiara Matteazzi, in continuità con il precedente allestimento museale.
Il criterio è quello cronologico, con una serie di focus su oggetti e rinvenimenti di particolare interesse. Ad essere documentata è la storia del territorio veronese, luogo di incontri e contatti che qui si intrecciarono tra Veneti, Etruschi e Reti.
L’Età del Ferro si sviluppò nel corso del primo millennio a.C., volgendo al termine con le prime manifestazioni dell’arrivo dei Romani, all’incirca nel II secolo a.C.
“Già a partire dal IX secolo a.C., nel Veronese, sia in pianura che in collina, sorgono numerosi abitati, anche di rilevanti dimensioni: ad esempio il centro veneto di località Coazze di Gazzo Veronese, che si estendeva su una superficie di oltre 60 ettari, con ampie aree di insediamenti abitativi accanto ad aree artigianali. Oltre, naturalmente, alle estese necropoli, dalle quali provengono oggetti particolari, venuti da lontano e con lavorazioni raffinatissime, a testimoniare la ricchezza dei contatti di cui il nostro territorio è teatro in questo periodo ”. Ad anticiparlo è la direttrice Giovanna Falezza.
Sono soprattutto i ricchissimi materiali rinvenuti negli scavi delle necropoli ad fornire i contenuti della nuova sezione. Sepolture di uomini e donne ma anche di cavalli: i cavalli veneti, citati da fonti latine e greche per la loro agile bellezza. Nel percorso museale, uno dei due “Cavalli delle Franchine”, necropoli in territorio di Oppeano. Un maschio, morto a 17-18 anni, 135 cm al garrese, sepolto in una piccola fossa coricato sul fianco destro, con le gambe ripiegate.
Sicuramente emoziona la tomba del “Principe bambino”, una delle 187 della necropoli celtica di Lazisetta a Santa Maria di Zevio, unica per la ricchezza del corredo funebre. È la sepoltura di un bambino di 5-7 anni, le cui ceneri vennero deposte assieme ad un sontuoso carro da parata (di cui restano gli elementi metallici quali mozzi delle ruote, timone, un cerchione di ruota, due morsi dei cavalli che lo trainavano) e ad un ampio corredo tipico solitamente dei guerrieri adulti (spada, lancia, giavellotto e scudo), oltre a vasellame ceramico e bronzeo, monete, attrezzi agricoli e strumenti per il banchetto (spiedi, coltelli, alari e un graffione di ferro). All’interno di alcuni vasi erano residui di ossa di maiale, resti del banchetto funebre.
L’attento studio del contesto ha permesso agli archeologi di ricostruire il rituale con cui questo giovane “principe” fu sepolto: dopo essere stato cremato insieme ad alcune offerte, le sue ceneri furono raccolte in un contenitore in materiale organico (stoffa o cuoio) e deposte nella fossa assieme al resto del corredo; al di sopra fu collocato il carro, capovolto e parzialmente smontato; infine, dopo un parziale interramento, fu acceso un secondo grande fuoco rituale. Alla fine la tomba fu probabilmente coperta da un tumulo che segnalava l’elevato stato sociale del defunto.
Non meno curiosa una tomba (VII sec. a.C.), rinvenuta in una delle tre necropoli di Oppeano. Appartenne ad una bambina di pochi anni. All’interno dell’urna, al di sopra delle ossa combuste, oltre ad alcuni elementi di corredo sono stati deposti alcuni elementi molto particolari: delle conchiglie, di cui una forata, legate forse alla sfera del gioco; un astragalo, probabilmente un amuleto; infine un uovo di cigno, uccello acquatico ritenuto sacro. Proprio quest’ultimo assume un significato rituale molto importante, interpretabile come simbolo di rinascita e rigenerazione.
“Con l’allestimento delle sale dell’Età del Ferro abbiamo voluto anche inserire due esperienze immersive e alcune postazioni multimediali, destinate ad arricchire la narrazione dei reperti presentati nel percorso museale” – aggiunge Chiara Matteazzi. “L’uso delle tecnologie in campo museale consente infatti di migliorare con nuovi linguaggi la comprensione di tematiche complesse legate ai reperti esposti, utilizzando tecniche di storytelling per stimolare la curiosità del visitatore e amplificare il coinvolgimento cognitivo ed emozionale. L’obiettivo è quello di trasferire al visitatore, in maniera adeguata, non solo informazioni ma anche emozioni, rendendolo partecipe e coinvolgendolo nella narrazione”.
“I lavori sono proseguiti senza soluzione di continuità da febbraio e con ottimi risultati”, conclude il dirigente della Direzione regionale Musei Veneto, dottor Daniele Ferrara. “Terminato l’intero terzo piano del museo, contiamo ora di avviare molto presto il cantiere per la sezione romana, che i veronesi (e non solo) attendono da molti anni”.
S.E.
Moncalieri Jazz
Al motto di “Moncalieri Jazz continua a Vivere!”, lo storico festival musicale che promuove da svariati anni i grandi nomi italiani e internazionali del jazz, presentando in prima assoluta molti nuovi progetti, festeggerà il suo venticinquesimo anniversario, col ritorno in presenza, davanti al suo grande e numeroso pubblico. La manifestazione, firmata nella direzione artistica da Ugo Viola, si svolgerà dal 29 ottobre al 13 novembre 2022 sviluppandosi, come di consueto, su due filoni principali: Aspettando Il Festival e Il Festival vero e proprio.
“Questa edizione festeggerà il quarto di secolo del Festival – afferma Viola – traguardo importante per la manifestazione, che però non intende smettere di stimolare, consolidare e sviluppare nella comunità cittadina, la conoscenza culturale e musicale. Come sempre nel suo passato, il Moncalieri Jazz Festival si vuole contraddistinguere per la sua anima anticipatrice ed innovatrice”.
Ad aprire il Moncalieri Jazz 2022, sabato 29 ottobre, sarà La Notte Nera “JAZZ A CORTE”, titolo che mira a descrivere al meglio i luoghi più belli e suggestivi del Centro Storico della Città di Moncalieri. Una maratona musicale di 12 ore No Stop, con accesso libero a tutti, che vedrà alternarsi, a partire dalle ore 17:00, 200 Musicisti da tutta Italia, 25 Concerti Originali presenti in 7 Corti, 3 Piazze, 3 Vie, e 6 Locali con “Aperitivi in Jazz”. Tra le cornici più suggestive che animeranno la serata, il Castello Reale di Moncalieri con il Giardino delle Rose, il Palazzo Comunale con quattro Corti, ed altre tre Corti private della Città. Ad ogni Corte, inoltre, verrà assegnato il nome di un’artista jazz piemontese scomparso, per rendere omaggio a chi ha lasciato un segno sul territorio, partecipando al festival, con la propria musica: tra questi Gianni Basso, Mario Tavella, Maurizio Lama, Gigi Di Gregorio, Sergio Bevione, Giulio Camarca, Pino Russo, Dino Pelissero, Johnny Capriuolo e Pippo Colucci.
Con l’obiettivo di non creare assembramenti e di rispettare l’impatto acustico, saranno inoltre fornite cuffie Silent System per il Dj set Jazz.
Come da tradizione, Moncalieri Jazz celebrerà anche alcune ricorrenze simbolo: quest’anno, in particolare, si ricorderanno i cento anni della nascita di due autentici giganti del Novecento: Charles Mingus e Pier Paolo Pasolini, due artisti diversi tra loro sia per estrazione culturale e sociale sia per la tipologia di linguaggio espressivo, eppure legati dalla ricerca della verità, nella spontaneità, nel rapporto sincero con se stessi e con gli altri, nella condivisione delle diversità. Il musicista e compositore jazz statunitense verrà omaggiato il 12 novembre col progetto Furio Di Castri – Furious Mingus Revisited, con Furio Di Castri al contrabbasso, Giovanni Falzone alla tromba, Achille Succi al sax alto e clarinetto basso, Fabio Giachino pianoforte e Mattia Barbieri alla batteria. Il tributo a Pasolini, Le Nuvole di Pier Paolo, vedrà invece salire sul palco, il 13 novembre, una formazione formidabile composta da Daniele Sepe sax, Flavio Boltro tromba, Emilia Zamuner voce, Daniele di Bonaventura bandoneon, Jacopo Mezzanotti chitarre, Mario Nappi pianoforte, Davide Costagliola contrabbasso e basso elettrico e Paolo Forlini batteria e percussioni.
Altro anniversario “tondo” è quello di Toots Thielemans, armonicista e chitarrista belga, ricordato popolarmente in Italia anche per la sua armonica in “Non gioco più”, sigla finale della trasmissione “Milleluci”, al fianco di Mina. Dedicato a lui il tributo che presenterà il gruppo Alberto Varaldo Omnisphere, in programma il 4 novembre.
Tra i concerti principali del festival si segnala “Il Jazz italiano ieri, oggi e domani” che vedrà protagonisti, nella prima parte, “Le cinque vocei”, con la cantante Ada Montellanico e i 4 saxofonisti dello Ialsax Quartet Gianni Oddi, Filiberto Palermini, Alessandro Tomei e Stefano De Sanctis; la seconda parte della serata sarà improntata ai giovani simbolo del futuro, con il contrabbassista Jacopo Ferrazza che presenterà il suo ultimo disco “Fantàsia”, insieme a Enrico Zanisi al pianoforte, Alessandra Diodati allavoce, Valerio Vantaggio allabatteria e Livia De Romanis al violoncello.
Evento speciale sarà il concerto dedicato al gemellaggio del festival con l’isola di Procida, quest’anno eletta Capitale della Cultura: un progetto che mira ad esaltare due eccellenze culturali ricche di un patrimonio importante, e che vedrà salire sul palco, il 13 novembre, un “combo” di 6 giovani elementi composti da una squadra mista: per Moncalieri Elia Lasorsa al contrabbasso, Cesare Mecca alla tromba, Tommaso Profeta a sax contralto e soprano; per Procida Donato Scotto di Monaco alla batteria, Francesco Trio al sax tenore, Piero De Asmundis al pianoforte. La direzione artistica dell’inedita performance è affidata ai maestri Ugo Viola e Mimmo Costagliola di Polidoro che, a loro volta, parteciperanno attivamente come ospiti in alcuni brani.
Dulcis in fundo, un omaggio a un grande e poliedrico interprete dello spettacolo italiano che, seppure romano di sette generazioni, nacque a Torino, Renato Rascel. Per i suoi 110 anni dalla nascita e i 70 anni dalla sua prima commedia musicale con Garinei e Giovannini, “Attanasio cavallo vanesio” e del film “Il cappotto”, che lo consacrò interprete cinematografico internazionale, Moncalieri Jazz gli renderà un tributo musicale speciale all’Auditorium Rai di Torino “A. Toscanini”: un concerto che vedrà coinvolta l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, diretta dal Maestro Steven Mercurio, con l’inserimento di una House Band Jazz e con la partecipazione straordinaria di Cesare Rascel e Giuditta Saltarini e alcuni ospiti “special guest”, tra cui Carola Cora, Albert Hera, Ugo Viola e il Coro di Voci Bianche del Sistema Scuole Academia Montis Regalis diretto da Corrado Margutti. Gli arrangiamenti originali sono firmati da Andrea Ravizza.
Autorevole protagonista dei programmi radio-televisivi RAI dagli anni Cinquanta agli Ottanta, il “Piccoletto Nazionale” fu un autore di genio, interprete raffinato e inconfondibile cantante, con un personalissimo stile, giocoso e riflessivo, popolare e intriso di surrealismo, espresso in ogni ambito artistico. Formatosi nel coro della Cappella Sistina e nell’ascolto radiofonico degli standard jazz americani, Rascel iniziò la sua carriera proprio come batterista jazz, suonò vari strumenti e il suo timbro vocale inconfondibile fu universalmente apprezzato anche dai più grandi compositori. Il suo personaggio lunare e fanciullesco seppe instaurare un’immediata comunicazione col pubblico, spaziando dall’umorismo del “Corazziere” al teatro dell’assurdo di Beckett e Ionesco, dalle commedie musicali di Garinei e Giovannini a evergreen della canzone come “Arrivederci Roma”. Per non lasciarlo nell’oblio e trasmettere anche alle nuove generazioni il suo ineguagliabile talento, il festival ha pensato dunque di restituirgli la dignità e il posto che merita proponendo, domenica 6 novembre, una serata di musica, immagini e ricordi, presentata da Umberto Broccoli.
Infine, oltre ai luoghi deputati dei grandi concerti (Fonderie Teatrali Limone, Castello Reale di Moncalieri e Auditorium Rai), Moncalieri Jazz allarga i suoi progetti al territorio coinvolgendolo con ulteriori progetti “site specific”: tra questi le “Borgate in Jazz”, le “Lezioni /Concerto” per le Scuole di ogni ordine e grado, “Il Jazz che Cura”, per tutti i cittadini che si trovano a vivere una situazione di disagio fisico/sociale/mentale, senza dimenticare la serata a Torino al Green Pea dedicata all’impatto ambientale, e gli eventi musicali presso il Centro Commerciale Moncalieri.
Un festival che ancora una volta varca i confini della musica per raggiungere i luoghi dell’incontro e del confronto, le “frontiere” culturali dove arte, musica e i grandi temi dell’Umanità, trovano un punto d’incontro, grazie alla sensibilità artistica e all’entusiasmo di chi crede ancora in validi contenuti, forti emozioni ed esperienze condivise.
Elisabetta Castiglioni
KUM! Festival
Si scrive KUM! Festival, si legge Cantieri per la Cura. Da venerdì 14 a domenica 16 ottobre torna alla Mole Vanvitelliana di Ancona la manifestazione diretta dallo psicoanalista Massimo Recalcati con il coordinamento scientifico del filosofo Federico Leoni, che ogni anno coinvolge specialisti della clinica, psicoanalisti e medici, ma anche filosofi, storici, scrittori e artisti in un dialogo costruttivo e polifonico sulla cura di sé, dell’altro e del mondo fragile e ferito che abitiamo.
Organizzato dal Comune di Ancona e dal Fondo Mole Vanvitelliana, e la cura di Jonas Ancona per le attività sul territorio (www.kumfestival.it).
Il fine vita è al centro di tutti gli incontri di quest’anno.
«Il tema del fine vita chiude un ciclo aperto a suo tempo con l’edizione del festival dedicata a L’origine della vita» dichiarano Massimo Recalcati e Federico Leoni. «La crisi pandemica che ha colpito le nostre società non ha fatto che rendere più drammatica un’esperienza che interroga da sempre la vita umana. Il fine vita è ancora un momento della vita, un passaggio in cui è possibile fare qualcosa di sé, un’occasione in cui dare testimonianza di un’esistenza e raccogliere la voce di chi l’ha accompagnata e la accompagna. Ecco perché il tempo della fine è un tempo enigmatico, apre domande etiche, scuote la politica, divide l’opinione pubblica, suscita controversie giuridiche, interroga le pratiche mediche e i saperi scientifici, sfida le risposte delle più antiche tradizioni religiose».

KUM! Festival allarga lo sguardo per cerchi concentrici, estendendo l’interrogazione sul fine vita al tramonto di mondi culturali, di assetti geopolitici e di grandi narrazioni storiche valide fino a poco tempo fa; senza tralasciare la catastrofe climatica che procede inarrestabile e determina la fine del mondo così come lo abbiamo conosciuto; e infine spingendosi fino all’universo, che non sfugge alla legge della vita e della morte.
Il festival mantiene il progetto di essere un contesto di costruzione comune: da qui il sottotitolo Cantieri, nato lo scorso anno, nel tempo della pandemia,per porre l’accento sull’urgenza di forgiare strumenti adatti a superare le difficoltà del presente, dando risposte concrete a problemi reali, spingendo ad agire e non solo a riflettere. Questa vocazione fattiva si sposa con lo spirito natìo della manifestazione racchiuso nel suo nome. Kum! è l’imperativo che Dio rivolge a Giona e Gesù a Lazzaro: Alzati! Un invito a muoversi, ripartire, rinnovarsi. In qualsiasi direzione si volga oggi lo sguardo, dalla scuola all’economia, dalla cultura alla sanità, dalle istituzioni all’ecologia, si avverte la necessità di aprire uno spazio di spregiudicata sperimentazione, un’officina, un luogo dove idee e pratiche consolidate sono messe alla prova delle necessità impreviste di un tempo di interrogazione e di ripartenza.
Ad animare la Mole Vanvitelliana – isola pentagonale artificiale nel porto di Ancona, un tempo lazzaretto della città e ora luogo simbolo della Cura – saranno le presenze ormai storiche che hanno contribuito all’affermazione di KUM! Festival nel panorama nazionale e che continuano ad accompagnarne il cambiamento, insieme a molti nuovi ospiti. Una pluralità di voci in una fucina di condivisione e sperimentazione, per lavorare insieme e in presa diretta, come in un “cantiere”, sul tema della vita, della cura e della sofferenza nei suoi diversi volti: quella del malato, della Polis, del Pianeta Terra, di ciascuno di noi.
In calendario, nelle tre giornate di festival, 57 ospiti per 42 incontri, tra Lectio con grandi esponenti della psicoanalisi, della filosofia, della letteratura e della scienza; Dialoghi e Conversazioni per approfondire idee e punti di vista differenti; Ritratti di importanti figure della cultura occidentale; Visioni per esplorare il tema del 2022 anche attraverso il cinema; e momenti di conversazione attorno a un tè o a un aperitivo con giovani relatori che prendono spunto da grandi figure della poesia e della letteratura per affrontare i temi cardine della psicoanalisi in Psicologia da Tè e Aperipsì.
E ancora Eventi Speciali, tra cui la rappresentazione di Amen, il primo testo teatrale di Massimo Recalcati, in scena per la prima volta ad Ancona; l’incontro tra il direttore del festival e l’attore e regista Kim Rossi Stuart che presenta in anteprima il suo nuovo film Brado; Morire dal ridere di Moni Ovadia; e l’appuntamento che chiude la manifestazione con la poetessa Mariangela Gualtieri e il suo rito sonoro sul tema del lutto.
Apre il festival la giornalista e scrittrice Francesca Mannocchi che, intervistata dall’opinionista Marianna Aprile, racconta il suo rapporto con la malattia e il rischio che corre chiunque si ammali: quello di identificarsi nel proprio male e vivere per sempre sentendosi una vittima.
Informazioni e programma: www.kumfestival.it | 071.9257825
I Biglietti si possono acquistare dal sito www.kumfestival.it.
L’evento inaugurale con Francesca Mannocchi è gratuito, così come gli eventi Psicologia da Tè e Aperipsì; Lectio magistralis, Ritratti, Dialoghi, Conversazioni 3€; Lectio di Massimo Recalcati, evento con Mariangela Gualtieri 7€. Proiezione Brado 8€, in prevendita 9€.
Spettacolo Amen al Teatro Sperimentale: presso le biglietterie fisiche 16€ intero e 10€ ridotto per over 65, under 35 e per chiunque abbia un biglietto per un evento del programma di KUM! (le riduzioni si applicano esclusivamente acquistando i biglietti presso le biglietterie del Teatro Sperimentale e del Teatro delle Muse di Ancona). Prevendita online 18€.
Per info sui biglietti: biglietteria@kumfestival.it
Delos (anche per la fotografia)
Alla scoperta del dialetto ferrarese con i poeti del territorio
Sarà tutto dedicato al dialetto ferrarese e alle sue tante sfumature l’incontro in programma giovedì 13 ottobre 2022 alle 16,30 nella sala auditorium della biblioteca comunale Bassani di via Grosoli 42 (zona Barco, Ferrara). Organizzato dal Cenacolo dialettale ferrarese “Al Tréb dal Tridèl”, in collaborazione con la stessa biblioteca, l’appuntamento vedrà la partecipazione di poeti, lettori e cantastorie provenienti da varie zone del ferrarese per un confronto tra la città e i suoi dintorni.
Interverranno poeti e un cantastorie della zona dell’alto ferrarese:
Oriano Tommasini (dialetto bolognese con influenze modenesi), Fabio Meloncelli, (dialetto di Casumaro), Laura Lodi (dialetto di Finale Emilia), Nerina Ardizzoni, (dialetto di Renazzo), Giulio Aleotti, (dialetto di Finale Emilia, cantore dialettale).
Ferrara risponderà con poeti del dialetto della città e dei dintorni, soci de “Al Tréb dal Tridèl” e altri. Poeti: Dugles Boccafogli, Silvano Ferrari, Luciano Montanari, Maurizio Musacchi, Claudio Natati, Edoardo Penoncini, Bruno Pirani, Bruno Zannoni. Attori-lettori: Roberto Gamberoni, Mario Montano, Sandro Mingozzi. Presenterà Claudio Natati.
La partecipazione è libera e gratuita.
Alessandro Zangara
Duo in concerto a Bergamo
Nell’ambito della XX edizione di BergamoScienza, si terrà giovedì 13 alle ore 21, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, il concerto del duo composto dal chitarrista ungherese Ferenc Snétberger e dal contrabbassista svedese Anders Jormin, uno degli incontri musicalmente più originali ed energizzanti del panorama contemporaneo. Acclamati a livello internazionale per la tecnica esecutiva e il suono unico e riconoscibile della loro musica, i due maestri porteranno al festival brani del loro repertorio e affascineranno il pubblico con momenti di coinvolgente improvvisazione. Il concerto è parte del programma di Contaminazioni Contemporanee, il festival internazionale di musica contemporanea targato ECM (Editions of Contemporary Music) e giunto alla sedicesima edizione, ideato e diretto da Alessandro Bettonagli, direttore artistico di BergamoScienza.
Snétberger e Jormin si sono incontrati per la prima volta in un piccolo tour di concerti prima di recarsi al Rainbow Studio di Oslo nel 2015 per registrare il fortunato album in trio ECM Titok con il batterista Joey Baron. Nel 2019 hanno tenuto il loro primo concerto in duo a Biasca, in Svizzera, ed è stato letteralmente un coup de foudre musicale per entrambi – e per il pubblico – poichè si è trattato di un’esibizione al tempo stesso poetica e dinamica. Mettendo a disposizione la loro ricca, molteplice eppure distinta esperienza di musicisti, insieme hanno creato un nuovo mondo musicale poetico fatto di accordi e melodie calde e cristalline, intrise di molti dei generi, stili e incontri che hanno plasmato il loro rispettivo linguaggio musicale.
Delos
Sabato 8 ottobre Giornata della Dislessia e domenica 9 ottobre 2022 Giornata per la Sindrome rara Pans Pandas Bge
Nel prossimo fine settimana la fontana di piazza della Repubblica sarà illuminata con tonalità azzurro turchese. È così infatti che il Comune di Ferrara vuole testimoniare la propria adesione alle iniziative organizzate dalle locali associazioni di volontariato sociale: la campagna internazionale “Uniti per la Dislessia” di sabato 8 ottobre 2022 coordinata da OIDEAe Disfam che sarà celebrata con un evento alla sede delle Nazioni Unite a New York e la Giornata per la Sindrome rara Pans Pandas Bge di domenica 9 ottobre promossa dall’Associazione Genitori Pans Pandas Bge.
Se la dislessia è un disturbo dell’apprendimento ormai riconosciuto a livello mondiale che colpisce almeno il 10% della popolazione mondiale, diversa è la situazione di chi è colpito dalla sindrome Pans Pandas Bge e delle tante famiglie italiane, che, ogni anno, il 9 di ottobre vogliono far conoscere e richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su questa malattia rara e non ancora riconosciuta, dai risvolti drammatici per i bambini e le famiglie stesse.
La colorazione azzurra delle luci della fontana di piazza Repubblica, a lato del Castello Estense, sarà presente già dal tardo pomeriggio di sabato 8 e domenica 9 ottobre 2022.
Lunedì 10 ottobre la fontana alle prime luci dell’alba tornerà alla normale illuminazione.
Alessandro Zangara
