Srebrenica 20 anni dopo. Il parere di Amnesty International

In occasione del ventesimo anniversario del genocidio di Srebrenica, in cui furono uccise 8000 persone, Amnesty International ha sottolineato che migliaia di famiglie delle vittime continuano a essere private della giustizia, della verità e della riparazione.

“Due decenni dopo che il mondo girò lo sguardo di fronte al peggiore crimine commesso sul suolo europeo dal 1945, le famiglie delle vittime del genocidio di Srebrenica attendono ancora giustizia” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. “Anziché sbiadire col tempo, la necessità che tutte le autorità della Bosnia ed Erzegovina riconoscano questi crimini e chiedano scusa è più urgente che mai. Più i colpevoli godranno dell’impunità e i morti resteranno nelle fosse comuni, più questa dolorosa ferita continuerà ad alimentare pericolose e profonde divisioni nazionali” – ha aggiunto Dalhuisen.

Sono trascorsi 20 anni da quando le forze serbo-bosniache entrarono nell’enclave di Srebrenica, designata “zona protetta” dalle Nazioni Unite, e passarono sommariamente per le armi migliaia di uomini e ragazzi musulmano-bosniaci. La sorte di oltre 1000 di essi rimane ancora sconosciuta. Quasi 7000 corpi sono stati riesumati, identificati e sepolti: tra questi, 421 bambini, un neonato e una donna di 94 anni.

Dal 1995, anni della fine della guerra, oltre 8000 persone risultano ancora scomparse in tutta la Bosnia ed Erzegovina. L’Istituto nazionale per le persone scomparse subiscetagli dei fondi anno dopo anno. La Legge sulle persone scomparse non è mai stata completamente attuata, privando in questo modo le famiglie degli scomparsi della dovuta riparazione. Il Fondo di sostegno per le famiglie degli scomparsi, previsto da una legge del 2004, dev’essere ancora istituito.

Le politiche ufficiali e le leggi non riconoscono il genocidio di Srebrenica, al quale non vi è alcun riferimento persino nei programmi scolastici. Il processo di riconciliazione non ha fatto passi avanti e le divisioni tra i gruppi nazionali all’interno della Bosnia ed Erzegovina proseguono.

Nonostante i procedimenti avviati dal Tribunale penale per l’ex Jugoslavia nei confronti dei principali ideatori del genocidio di Srebrenica – Radovan Karadzic, Ratko Mladic e Slobodan Milosevic – e la condanna di altri 74 imputati, il numero dei casi giudiziari irrisolti è estremamente lungo. I procedimenti per crimini di diritto internazionale nei tribunali della Bosnia ed Erzegovina sono molto lenti. In assenza della necessaria volontà politica, la stragrande maggioranza delle persone sospettate di crimini di guerra e crimini contro l’umanità non verrà mai chiamata a rispondere del suo operato. Mentre la Bosnia ed Erzegovina ha adottato alcuni positivi provvedimenti per aumentare le risorse a disposizione delle indagini sui crimini di guerra, i fondi sono ancora insufficienti e il governo attua con molta lentezza la strategia nazionale sui crimini di guerra. Occorrono nuove indagini e nuovi procedimenti, oltre che programmi di protezione perché i testimoni possano deporre senza temere ritorsioni.

“Srebrenica non è solo un cupo ricordo della depravazione degli esseri umani ma è anche la testimonianza del fallimento della comunità internazionale, che non seppe impedire un genocidio che avveniva sotto i suoi occhi” – ha sottolineato Dalhuisen.

“Vent’anni dopo, i leader della Bosnia ed Erzegovina continuano a rifiutare di dire dove sono sepolti i corpi, in senso reale e metaforico. Occorre, senza ulteriori ritardi, l’adozione di misure per alleviare la sofferenza di coloro che ancora attendono verità e giustizia. Senza queste e senza la riparazione, una riconciliazione duratura nel tempo non potrà mai essere conseguita” – ha concluso Dalhuisen.

Amnesty International Italia

 

 

Alpi Ledrensi e Judicaria Riserva della Biosfera Unesco

Dopo la firma ufficiale di Parigi del 9 giugno, con la quale l’Unesco ha concesso la qualifica internazionale di Riserva della Biosfera alle Alpi Ledrensi e Judicaria (al momento ve ne sono solo 10 in Italia), il gruppo di lavoro che si è impegnato per ottenere questo prestigioso riconoscimento ha scelto il Castello di Stenico come prestigiosa sede di rappresentanza della Riserva della Biosfera. La scelta, fatta ovviamente in accordo con il museo del Castello del Buonconsiglio di cui Stenico è sede distaccata, non è casuale. Si tratta infatti di uno splendido maniero collocato al centro della zona geografica interessata, situato lungo un affascinante percorso che passa dalla Gola della Vela al lago di Toblino per giungere nel cuore delle Giudicarie, il maniero di Stenico si colloca a metà strada tra Riva del Garda, Madonna di  Campiglio, e il confine bresciano in posizione strategica. Arroccato su un dosso roccioso da cui domina la valle, il ma niero è il simbolo del potere dei principi vescovi di Trento e per secoli è stato luogo di difesa e controllo del territorio. Il castello di Stenico, oltre ad essere il monumento artistico più importante per l’intera vallata, ne rappresenta l’identità e ne incarna le vicende millenarie. Sin dal XII secolo, fu occupato da un Capitano che, in nome del Principe Vescovo di Trento, esercitava la massima autorità politico-amministrativa e giurisdizionale. Con la fine del principato e il trasferimento della proprietà al governo austriaco, il castello divenne sede dell’Imperial Regio Giudizio e Ufficio delle Imposte.  Un’immagine del castello è presente anche nel mese di gennaio del celebre ciclo di affreschi di Torre Aquila al Castello del Buonconsiglio di Trento, dove viene immortalato dal maestro Venceslao in quello che gli storici dell’arte identificano come il primo paesaggio innevato della pittura occidentale.

La Redazione

Vinitaly a Shanghai per il Wine&Dine di settembre

Sarà Vinitaly a rappresentare l’eccellenza enogastronomica italiana alla prima edizione dello Shanghai Wine&Dine Festival.

La manifestazione, in programma dal 18 al 20 settembre 2015, punta a diventare l’evento b2c di riferimento in Oriente per il settore wine&food e Vinitaly, il più importante salone internazionale organizzato da Veronafiere dedicato al vino e ai distillati, è stato scelto come capofila del padiglione che ospiterà i prodotti italiani, grazie all’efficace lavoro svolto in questi anni attraverso le iniziative di Vinitaly International.

L’obiettivo resta la conquista dei consumatori cinesi, grazie a degustazioni delle migliori etichette tricolori, accompagnate dai piatti dei più famosi cuochi italiani di Shanghai e offerte dalle più note realtà del food & beverage made in Italy presenti in Cina.

Il Festival, che vede la partecipazione anche di Francia, Spagna, Stati Uniti d’America, Australia, Cile e Argentina, è stato presentato questa settimana a Shanghai dai promotori: il quotidiano Shanghai Morning Post, Gewara il più grande ticket service online della Cina, Unionpay, la carta di credito più diffusa in Cina e Bank of Communications.

«Questo è un momento importante per Vinitaly e il vino italiano – ha commentato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –. Per la prima volta nella storia dell’Esposizione universale a Expo Milano abbiamo realizzato un padiglione dedicato al vino, molto apprezzato dai numerosi visitatori cinesi. L’anno prossimo, poi, sarà il cinquantesimo anniversario di Vinitaly a Verona e, con il nostro know-how, siamo pronti ad affrontare a Shanghai un nuovo tipo di evento, consumer-oriented, dove anche il food giocherà un ruolo fondamentale, facendo da traino alla cultura del vino».

Vinitaly International, allo Shanghai Wine&Dine Festival, come per il Roadshow in vista di Expo e il Fuorisalone di Chengdu, lavorerà in stretta collaborazione con aziende e importatori di vino italiano.

Il console generale italiano a Shanghai, Stefano Beltrame, presente alla conferenza stampa, insieme alla managing director di Vinitaly International, Stevie Kim, ha ricordato ancora una volta «l’importanza di agire insieme, per realizzare davvero quell’auspicato sistema-Italia che possa trasformarsi in business concreto per le aziende vitivinicole italiane nel mercato più ostico e promettente del mondo, quale è quello Cinese».

A sottolineare il valore internazionale della manifestazione di Shanghai, la partecipazione, insieme a Vinitaly, anche di Sopexa China, Conseil Interpofessionel du Vin de Bordeaux (CIVB), Wine Australia, Wines of Chile, Rioja, Wines of Argentina e ufficio del Commercio estero degli Stati Uniti.

Le aspettative su questo nuovo appuntamento sono quindi molto alte, come ha spiegato Yang Wei Zhong, editore in capo dello Shanghai Morning Post: «Shanghai è da sempre aperta agli stili di vita occidentali e in questi due anni sta vedendo crescere sempre più i consumatori di vino. Da questo punto di vista è una metropoli che è punto di riferimento per tutta la nazione e da cui passano le nuove tendenze del consumatore cinese».

 

La Redazione

Festival della Mente a Sarzana

Festival della Mente - archivio (14)La dodicesima edizione del Festival della Mente, il primo festival in Europa dedicato alla creatività e ai processi creativi, si svolge a Sarzana dal 4 al 6 settembre con la direzione scientifica di Gustavo Pietropolli Charmet e la direzione artistica di Benedetta Marietti. Il festival è promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia e dal Comune di Sarzana.

Tre giornate con oltre 60 relatori italiani e internazionali e 38 incontri tra spettacoli, letture, laboratori e momenti di approfondimento culturale. Scienziati, filosofi, scrittori, storici, artisti, psicoanalisti, architetti e fotografi indagano i cambiamenti, le energie e le speranze della società di oggi, rivolgendosi con un linguaggio accessibile al pubblico ampio e intergenerazionale che è da sempre la vera anima del festival.

La sezione per bambini e ragazzi, un vero e proprio festival nel festival con 27 relatori e 22 eventi (50 con le repliche), è realizzata con il contributo di Carispezia – Gruppo Cariparma Crédit Agricole. Quest’anno è curata dalla giornalista e scrittrice Chicca Gagliardo.

Insostituibile, come ogni anno, è l’apporto dei cinquecento giovani volontari, senza i quali non si creerebbe quel clima di accoglienza e condivisione che ha sempre decretato il successo e l’unicità del Festival della Mente.

«Il festival sarà come sempre dedicato all’indagine dei processi creativi, e quest’anno abbiamo scelto come filo conduttore la responsabilità» dichiarano Gustavo Pietropolli Charmet e Benedetta Marietti. «In un paese in cui è sempre colpa di qualcun altro, abbiamo pensato che il concetto di responsabilità dovesse essere ridefinito anche alla luce dei complessi cambiamenti sociali in corso e delle innovazioni scientifiche e tecnologiche. Quale rapporto c’è tra creatività e responsabilità? E a quali nuove responsabilità oggi vengono chiamati intellettuali, letterati, storici, scienziati e artisti? Il festival tenterà di rispondere a queste domande mantenendo il consueto approccio divulgativo e multidisciplinare».

Apre l’edizione 2015 la lezione inaugurale del filologo e storico Luciano Canfora “Augusto: la morale politica di un monarca repubblicano”. Quale rapporto esiste fra responsabilità politica ed esercizio del potere? E come si concilia quest’ultimo con il consenso e le necessità dei cittadini? Augusto fu triumviro spietato e abile artefice di una apparente “restaurazione della Repubblica” che di fatto consisteva nella creazione di una nuova forma di potere personale, definibile come principato. Eppure la sua opera fu costante nel consolidamento e ampliamento dell’Impero sul piano diplomatico e militare.

La cultura umanistica

L’analisi del passato e delle nostre radici fa spesso emergere domande sull’epoca odierna.

Lo scrittore spagnolo Arturo Pérez-Reverte, in un dialogo con il romanziere Bruno Arpaia, propone un viaggio a ritroso nel tempo, per raccontare l’impatto rivoluzionario che ebbe la diffusione in Europa dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert: un affresco storico inedito sui protagonisti di un vivace dibattito intellettuale.

Edipo, così onesto e corretto da essere definito “il migliore dei mortali”, termina la sua vita cieco, disperato e abbandonato. Ma è davvero sua la responsabilità della catastrofe che gli rovina la vita, se è stato il destino a orchestrare per lui le peggiori nefandezze? Se lo chiese Platone e ripropone oggi la domanda lo scrittore ed esperto del pensiero antico Matteo Nucci.

Proprio oggi, nell’era di Internet e del trionfo delle immagini, siamo in grado di capire meglio la tradizione secolare dell’arte della memoria, che raggiunge nel Rinascimento le sue espressioni più spettacolari. L’italianista Lina Bolzoni dell’Accademia dei Lincei ricorda al pubblico il progetto di Giulio Camillo di un teatro della memoria, che doveva contenere, nelle intenzioni dell’umanista, tutto il sapere e i segreti della bellezza.

Alessandro Barbero quest’anno riflette sul tema della responsabilità dello storico con tre lectio: il venerdì propone un ritratto di Gaetano Salvemini, uno dei maggiori storici italiani dell’inizio del Novecento; il sabato del francese Marc Bloch, patriota ed ebreo che fu ucciso dai nazisti; la domenica chiude con il nazionalista tedesco Ernst Kantorowicz.

Anche la letteratura è una chiave preziosa per riflettere sul presente.

Due scrittori, l’olandese Frank Westerman e l’italiano Mauro Covacich, indagano la responsabilità di dire “io” nella letteratura contemporanea: un viaggio nel mondo della scrittura e nella capacità di mettersi in gioco.

La francesista Daria Galateria e lo scrittore e critico letterario Emanuele Trevi ripercorrono la storia di uno dei tre libri più letti al mondo e del suo autore: Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, cercando di svelare il mistero che racchiude.

Giorgio Fontana e Marco Missiroli si confrontano in un dialogo sulle rispettive “carriere di lettori”, raccontando la loro formazione di narratori e di uomini. L’incontro è nato dalla collaborazione con La Grande Invasione, festival della lettura di Ivrea.

Lo sguardo dell’arte

“Magie della visione” è un viaggio nella carriera di Mimmo Jodice: l’editore Roberto Koch interroga il grande fotografo italiano sulla sua opera, caratterizzata da un continuo esercizio del guardare, da una sperimentazione ispirata anche all’opera di importanti pittori e dalla costante attenzione per il mondo classico.

Le guerre degli altri sono anche le nostre. La scrittrice Melania Mazzucco racconta della doppia rivolta della Scena dei massacri di Scio, opera del pittore Eugène Delacroix: quella combattuta sull’isola dell’Egeo e quella combattuta sulla tela dall’artista per la libertà di espressione, contro gli usi dell’epoca secondo i quali non si dipingevano scene di storia contemporanea.

È possibile progettare insieme alla natura e non contro di essa? L’architetto e designer Italo Rota e Aldo Colonetti, storico del design e dell’architettura, rispondono a questa epocale domanda nell’incontro “Lo spazio in cui viviamo non è altro che l’estensione della nostra mente”.

“Tornare al giardino” è quanto auspica Marco Martella, responsabile della valorizzazione del verde storico in Francia. Per gli antichi il giardino era abitato da un genius loci, garante della sua singolarità, oggi il giardino è ridotto a uno spazio funzionale; Martella suggerisce quindi di riappropriarsi del giardino come laboratorio che ci mette in relazione con le energie della natura.

L’attualità

È possibile fare scuola in modo nuovo? Come si apprende oggi? Si possono costruire nuove forme di partecipazione, apprendimento, lavoro e miglioramento della vita anche nei luoghi dell’esclusione sociale? Rispondono a queste domande Marco Rossi-Doria, partendo dalla propria esperienza di “maestro di strada”, e l’esperta di politiche educative Giulia Tosoni (sezione approfonditaMente).

Secondo lo scrittore e insegnante Edoardo Albinati il sistema scolastico penalizza non solo gli ultimi della classe, ma anche i più bravi. E nella pervasiva società di controllo reciproco dei social network chiunque dia l’impressione di diversificarsi rischia di diventare un bersaglio dei compagni.

I videogiochi sono il peggiore intrattenimento per i nostri figli? Internet andrebbe vietato ai bambini? La tecnologia è un danno per l’apprendimento? Sono battaglie senza senso: questa la risposta dell’esperto di nuovi media Paolo Ferri, che consiglia di educare i bambini perché sappiano sfruttare le potenzialità del mondo digitale e contemporaneamente evitarne i rischi.

Lo psicanalista Tito Baldini si concentra sui ragazzi “al limite”: cosa si può fare per aiutarli? Esistono cure e rimedi efficaci in grado di rimettere in sicurezza il percorso dei giovani in difficoltà.

Altri due temi di grande attualità: lo scrittore Eraldo Affinati e il giurista Salvatore Lombardo analizzano i problemi che derivano dalle migrazioni di popoli, evidenziando la responsabilità individuale e umana di ciascuno di noi; in “Violenza di genere. Autori, vittime e modelli di intervento”, gli esperti di criminologia Adolfo Ceretti e Alfredo Verde e la scrittrice e avvocato Simonetta Agnello Hornby dibattono sulla possibilità di prevenire il femminicidio: come si curano le vittime e gli autori di questi reati? (sezione approfonditaMente).

Oggi tutti desiderano essere competitivi e al passo con il correre del mondo, ma dove stiamo andando? Se lo chiedono il saggista Marco Belpoliti, il semiologo Gianfranco Marrone e la saggista Anna Stefi, che ragionano sul tempo e la pigrizia, l’indugio e la stanchezza, l’ozio, lo spreco e il senso di un tempo senza finalità alcuna (sezione approfonditaMente).

Come si organizza la vita quotidiana di un team di scienziati a -50°C? Chiara Montanari, prima donna italiana a guidare una missione scientifica in Antartide, spiega come spetti al capo la responsabilità di gettare ponti tra le diversità, insegnare a gestire l’incertezza, avere fiducia reciproca laddove la sopravvivenza dipende dal gruppo.

Oggi si usano troppi anglicismi, siamo malati di “digitaliano”: possiamo guarire solo diventando consapevoli – e quindi responsabili – di quanto esprimiamo. Il giornalista Luca Mastrantonio invita il pubblico alla riflessione con il divertente “Cruciverba volant (slacciate le cinture)”.

“La montagna e il silenzio” sono le due passioni condivise dal violoncellista Mario Brunello e da Manolo, pioniere italiano dell’arrampicata libera. Se Brunello ha portato la musica classica sulle vette alpine per liberarla dai cliché dei concerti in teatro e per immergerla nel silenzio, Manolo ha vissuto la sua dedizione verso l’arrampicata da solo, nel silenzio delle pareti di roccia. Insieme, raccontano l’immensità della natura, l’importanza del silenzio e la ricerca infinita della libertà.

Le scienze

Il neuropsichiatra infantile Massimo Ammaniti illustra come, dopo decenni di individualismo sfrenato, la riscoperta del senso del noi può aiutarci a ritrovare quella capacità di cooperazione che è la grande risorsa della specie umana.

Chiuderci in noi stessi non è sensato: ecco il consiglio dello psichiatra Eugenio Borgna, che in un dialogo con la saggista Simonetta Fiori sottolinea come la nostra capacità di conoscere le emozioni private e quelle altrui sia un modo diverso di essere responsabili.

Lo psicanalista Massimo Recalcati affronta il tema della madre e delle cure materne, baluardo contro l’assoluta incuria di oggi: una nuova interpretazione della maternità di fronte alle difficoltà e ai cambiamenti di oggi.

James R. Flynn, autorevole psicologo dell’intelligenza, si interroga sulle grandi domande della vita in un dialogo con il filosofo e giornalista Armando Massarenti. Flynn mette in discussione il libero arbitrio, la possibilità di costruire una società giusta, la reale natura degli ideali umani, lasciando tutti padroni di immaginare le proprie risposte, perché la più importante forma di libertà è quella del pensiero.

Il fisico inglese Jim Al-Khalili si chiede se non siamo forse a un passo dal comprendere l’ingrediente segreto della vita. Il mondo dei quanti e la complessità sfuggente dell’esistenza trovano oggi la prima sintesi nel nuovo campo di studi rappresentato dalla “biologia quantistica”.

Il linguaggio umano è fatto di onde: fuori di noi sono onde d’aria (il suono), dentro di noi onde elettriche (l’attività dei neuroni). Quale relazione c’è tra questi due mondi? Il neurolinguista Andrea Moro mostra che sono più simili di quanto si possa immaginare.

Sessantamila anni fa gli uomini di Neanderthal hanno trionfato su tutte le altre razze umane preesistenti. Non sappiamo come mai, spiega il genetista Guido Barbujani, ma possiamo trovare alcune risposte nello studio del nostro genoma.

È vero che la matematica inaridisce il cuore, come sosteneva Flaubert, e che l’approccio matematico alla realtà finirà per spegnere ogni nostra emozione? Carlo Toffalori, docente di logica matematica, sostiene che la matematica intesa correttamente può ispirare, oltre al giusto rigore, anche libertà, creatività e fantasia.

Gli spettacoli

Il Festival della Mente si riconferma un palcoscenico di anteprime.

Un reading intenso e coinvolgente con l’attrice Anna Bonaiuto, che legge in pubblico L’amica geniale, primo libro della tetralogia di Elena Ferrante.

Una performance artistica e musicale di grande impatto è “Una storia lenta”, nella quale si incontrano le immagini disegnate dal vivo dall’illustratore Alessandro Sanna, la voce intensa della jazzista Francesca Ajmar e la musica del contrabbassista Tito Mangialajo Rantzer in un racconto originale e suggestivo.

“LA LA LA. Quando non c’è risposta” è il frizzante spettacolo-concerto proposto dall’attore Giuseppe Battiston, che per l’occasione è anche un po’ cantante, e dal cantautore Piero Sidoti: non sempre ci sono risposte alle nostre domande esistenziali, l’importante è non smettere mai di interrogarsi.

Il violoncellista Mario Brunello è protagonista di una performance davvero unica: suona le Suites di Bach a Foce Rasori, sulle Alpi Apuane (1315 metri, in provincia di Massa Carrara) dopo esservi salito a piedi, insieme al pubblico (evento gratuito con iscrizione obbligatoria).

Un viaggio immaginario da Venezia, per l’Europa e fino all’Argentina, è quello in cui ci conducono, attraverso musiche varie e meravigliose, Géza e The Bohemian Virtuosi.

Un incontro-spettacolo semiserio vede sul palco il filosofo della scienza Stefano Moriggi e l’astrologo Marco Pesatori: due professionisti tanto diversi ma entrambi alle prese con le grandi questioni che da sempre agitano l’animo umano guardando il cielo. Il primo teorizza che, senza stelle, la morale si riduce a una predica; il secondo spiega perché il suo mestiere è quello di “sbagliare le previsioni”.

Biglietti: € 3,50 incontri e appuntamenti per bambini (gratuiti solo la lezione inaugurale e il concerto di Mario Brunello); € 7,00 spettacoli e approfonditaMente (lezioni-laboratorio, a numero chiuso, della durata di circa 120 minuti).

Delos

 

Silice e Fuoco. L’arte del vetro a Villa Carlotta

È l’incontro di più personalità creative e artistiche quello a cui il pubblico di Villa Carlotta, tra i più rinomati musei e giardini botanici d’Italia, sul Lago di Como, potrà assistere fino al 2 agosto in occasione della mostra “Microcosmo di vetro”. Un percorso espositivo che è un inno alla natura della villa con opere del maestro Mauro Puccitelli e i gioelli di Silvia Rutolo.

Baco_SilviaRutoloE se Patrick Süskind  ammoniva nel suo capolavoro Il Profumo, che  “colui che domina gli odori, domina il cuore degli uomini”, è l’attenta regia della fragrance designer genovese Caterina Roncati ad affiancare alle opere in mostra, proprio il fascino dell’olfatto.

Fiori, frutti, foglie e mondo animale: piccoli capolavori di vetro che creano un suggestivo giardino di cristallo con un unico comune denominatore: la lavorazione a lume del vetro. L’antica tecnica che permette di modellare il materiale dopo averlo fuso con una fiamma è scelta da Puccitelli e Rutolo come mezzo privilegiato per le loro creazioni. E il formato è mignon.

Coleotteri, salamandre, farfalle, libellule persino ragni. Sono questi mondi infinitamente piccoli, gli elementi cardine di ogni creazione di Puccitelli, fil rouge di una poetica dalle radici antiche: la sua infanzia, il suo paese di origine nell’entroterra marchigiano e le colline circostanti.

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Grande osservatore e amante del mondo naturale, Puccitelli è capace di cogliere nei suoi capolavori l‘anima stessa del mondo vegetale e animale, unendo rigore scientifico e forza inventiva. E se all’inizio della sua carriera il mezzo espressivo privilegiato è la pittura, è con il vetro che l’artista trova la sua perfetta dimensione (creativa e non) riuscendo a dare spazialità, cromatismo e trasparenza alla sua immaginazione.

Una passione, quella per il vetro, ereditata dai suoi maestri Pino Signoretto e Vittorio Costantini. Una dedizione totale, fatta di grande perizia tecnica, che insieme alla potenza espressiva, hanno determinato il suo successo. La sua fiamma, infatti, gli permette di lavorare oggetti piccolissimi per la cui rappresentazione scientifica è stato necessario negli anni un lungo lavoro. Mesi di studi, quotidiane ed innumerevoli prove (anche cinquanta al giorno) che gli hanno permesso, oggi, di raggiungere la perfezione.

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I suoi animali mignon, sono in mostra a Villa Carlotta, diventano veri e propri pezzi unici, microcosmi di vetro che raccontano il mondo della natura.

La cifra stilistica del “molto piccolo”, è la stessa che si ritrova nei lavori di Silvia Rutolo. Pezzi unici, plasmati dal fuoco di una fiamma che arriva fino a 900 gradi e che portano nel loro DNA creatività e artigianalità.

Sono Le Ginevrine, la sua nuova linea di monili: cammei dai colori pastello ottenuti con la tecnica freeze and fuse, base su stampo siliconico, impasto di polvere di vetro, acqua e colore, e “micro universi naturali” dalle origini antiche che prendono forma su una superficie ridotta.

Già diffusi in età ellenistica, i cammei hanno infatti conosciuto grande vitalità nell’epoca della Roma Imperiale e del Rinascimento fino a raggiungere estremo successo nell’Inghilterra di Elisabetta I e Vittoria. Hanno poi riscoperto una popolarità tutta contemporanea grazie ai grandi nomi della moda – Dolce&Gabbana, Miu Miu e Lanvin  primi fra tutti – che li hanno rivisitati donando nuova allure e fama.

E se un tempo questi gioelli racchiudevano nella loro esigua superficie la rappresentazione di usanze o personaggi, con Silvia Rutolo prendono spazio e forma fiori e farfalle immaginarie. E il cammeo diventa green.

A completare l’esposizione, la  linea di  ‘gioielli sensoriali’, Baco. Collane e  orecchini che ricordano per fattezze il bozzolo del baco da seta, eleganti “gusci di vetro” che racchiudono tessuto imbevuto di particolari fragranze – tuberosa, fico, vaniglia bianca, mora e  muschio, gelsomino, talco, acqua di panna, violetta, rosa – rilasciate da impercettibili microfori.   Creazioni che seducono trasmettendo un’autentica “joie de vivre” che è il leitmotiv di  “Perlarte”, il brand di gioielli della designer.

Ginevrina3Una costante, quella del profumo, che si ritrova nel percorso sensoriale di Caterina Roncati articolato in tre diverse “tappe”, Note di Testa, di Cuore e di Fondo.

Nella prima “stazione”, accanto ai profumi dell’arancio e del limone convive infatti l’elisir del galbano. Estratto da una pianta originaria dell’Asia, si contraddistingue per l’aroma fresco terroso e legnoso. Il suo utilizzo risale al 1945, quando per la prima volta viene usato nel  noto profumo Vent Vert di Balmain.

E’ lo ylang ylang, il fiore di tutti i fiori,  originario delle filippine, e famoso per essere stato scelto nel 1921 per la produzione dello storico Chanel N°5, che crea l’unicità della seconda stazione accanto alla rosa e al mughetto.

Dona particolarità alla terza e ultima tappa l’accordo fougère, una vera e propria “struttura olfattiva” caratterizzata – tra gli altri – da lavanda, geranio, vetiver e muschio di quercia. Un percorso che è una vera e propria suggestione sensoriale che ricrea all’interno della villa l’intensità olfattiva del parco.

Durante tutto il periodo della mostra, Silvia Rutolo propone al pubblico suggestive dimostrazioni della lavorazione del “vetro a lume”.

Il 21 e il 26 luglio dalle 16.00 alle 17.30, Villa Carlotta organizza laboratori “Crea il tuo gioiello” che daranno la possibilità a grandi e piccini di imparare a creare uno splendido monile.

Per prenotare i laboratori:  segreteria@villacarlotta.it oppure tel. 0344 40405

Antonella Maia

“La vedova allegra” al Teatro Carlo Felice

Sabato 18 luglio 2015 alle ore 20.30 al Teatro Carlo Felice va in scena, con un nuovo allestimento, La vedova allegra, operetta in tre atti di Victor Léon e Leo Stein con musica di Franz Lehár, spettacolo simbolo della bella-epoque e del radioso crepuscolo viennese, rappresentata più volte a Genova, che, dopo l’edizione del 2009, torna con il suo fascino intramontabile nel nuovo allestimento realizzato dal Teatro Carlo Felice.

“Poiché la versione ideata, intatta in partitura e nella trama, si discosta dalla tradizionale – scrive nelle note il regista dello spettacolo, Augusto Fornari – ……Cosa succederebbe se la Vedova fosse la moglie, invece che di un banchiere, di un ex ministro della Capitale che porta in dote i soldi del ministero? Cosa succederebbe se il Conte invece di chiamarsi Danilo si chiamasse Carlo Felice? E il Visconte Cascadà si chiamasse Lascalà? E Saint-Brioche fosse LaFeniche?

Succede che Carlo Felice, Lascalà e La Feniche combattono per ottenere i soldi della vedova del ministro.

E succede che la svolazzante Operetta, genere leggero per sua costituzione, diventa all’improvviso un’opera “Brechtiana”, con una vitalità nuova, sferzante, graffiante, poiché tutto, all’interno, diventa allegoria e metafora di una situazione reale, assai complessa che ci riguarda da vicino. Un Regno d’Arte in difficoltà economiche, le politiche di un Paese (immaginario, certamente) che dimentica l’Arte e la Bellezza. E dentro, la storia, amori che tentano di realizzarsi, allegoria dell’Opera stessa che tenta di farsi malgrado le difficoltà. E in scena loro, i lavoratori del Conte: i tecnici, elettricisti, sarte, macchinisti, attrezzisti, maschere, musicisti, artisti del coro, professori d’orchestra, direttori di scena, che lavorano e spingono affinché Carlo Felice, romantico e inguaribile ottimista, riesca a conquistare l’amore di Anna, sì, ma anche i suoi milioni. La trama si snoda, fedele all’originale con i tradimenti, ricatti, bugie. In un clima dove tutto è grave, fatale, sul punto di esplodere e all’improvviso, la gravità si dissolve in una risata, un bacio, un canto”……

A dirigere l’Orchestra  del Teatro Carlo Felice, il tedesco Felix Krieger, che soltanto nell’ultima recita del 25 luglio, si alternerà con Pablo Assante, Maestro del Coro del Teatro.

L’opera si avvale di due cast prestigiosi che si alterneranno nelle recite: Donata D’Annunzio Lombardi, che debutterà nel ruolo, Patrizia Orciani e Sandra Pacetti (Anna Glavari), Alessandro Safina e Bruno Taddia (il Conte Danilo), Fabio Maria Capitanucci (il Barone Zeta), impreziosisce il ruolo di Valencienne   Daniela Mazzucato e Sonia Ciani, Manuel Pierattelli (Camille de Rossillon),  Roberto Maietta (il Visconte Cascada), Dario Giorgelè (Raoul di Saint-Brioche), Ricardo Crampton (Bogdanovich), Marta Calcaterra (Silviana), Daniele Piscopo (Kromow), Sara Cappellini Maggiore (Olga), Raffaele Pisani (Pritschitsch), Kamelia Kader (Praskovia) e Augusto Fornari (Njegus)

Le scene sono di Enrico Musenich,  l’adattamento dei costumi di repertorio di Elena Pirino, le luci sono state realizzate da Gianni Paolo Mirenda e la coreografia è di Giovanni Di Cicco.

LA VEDOVA ALLEGRA

Operetta in tre parti di Franz Lehár

su libretto di Victor Léon e Leo Stein

dalla commedia L’Attaché d’ambassade di Henri Meilhac

Direttore

Felix Krieger

Pablo Assante (25)
Regia Augusto Fornari Scene Enrico Musenich

Adattamento costumi di repertorio Elena Pirino

Light designer

Gianni Paolo Mirenda

Coreografo

Giovanni Di Cicco

Assistente alla regia

Fabrizio Matteini

Personaggi e interpreti principali:

Il Barone Zeta

Fabio Maria Capitanucci

Valencienne

Daniela Mazzucato (18,19,24)

Sonia Ciani

Il Conte Danilo

Alessandro Safina (18,21,24)

Bruno Taddia

Anna Glavari

Donata D’Annunzio Lombardi (18,24)

Patrizia Orciani (19,23)

Sandra Pacetti (21,25)

Camillo de Rossillon

Manuel Pierattelli

Il Visconte Cascada

Roberto Maietta

Raoul di Saint-Brioche

Dario Giorgelè

Bogdanovich

Ricardo Crampton

Silviana

Marta Calcaterra

Kromow

Daniele Piscopo

Olga

Sara Cappellini Maggiore

Pritschitsch

Raffaele Pisani

Praskovia

Kamelia Kader

Njegus

Augusto Fornari

Allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice Maestro del Coro Pablo Assante

Repliche

Domenica 19 luglio – (R) 15.30

Martedì 21 luglio – (L) 20.30

Giovedì 23 luglio – (D) 20.30

Venerdì 24 luglio – (B) 20.30

Sabato 25 luglio – (F) 15.30

 

Marina Chiappa

Meno morti nel Mediterraneo. Campo estivo a Lampedusa per Amnesty

Alla luce della marcata diminuzione del numero di migranti e rifugiati morti nel tentativo di attraversare il mar Mediterraneo, Amnesty International ha sottolineato l’importanza degli sforzi, disperatamente necessari, che i leader europei hanno messo in campo alla fine di aprile nelle operazioni di ricerca e soccorso. Nei primi quattro mesi del 2015, una persona ogni 16 era morta nel tentativo di attraversare il mar Mediterraneo. Questo dato è sceso a una persona su 427 negli ultimi due mesi, quando è stato deciso di aumentare l’efficacia delle operazioni di ricerca e soccorso. L’ampia diminuzione del numero di morti in mare si è verificata nonostante l’aumento delle partenze verso l’Europa dalle coste africane: dal 1° gennaio al 26 aprile erano state 28.000, dal 25 aprile al 29 giugno sono state oltre 42.000. “Le implicazioni di questi numeri sono ovvie: più operazioni di ricerca e soccorso nei posti giusti, più vite umane salvate. Ogni ridimensionamento di quelle operazioni farebbe risalire il numero dei morti in mare. In previsione dell’aumento delle partenze nei mesi estivi, i governi europei non possono venir meno all’impegno che hanno preso di impedire ulteriori tragedie in mare” – ha dichiarato Gauri van Gulik, vicedirettrice del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. Dopo la chiusura dell’operazione italiana Mare nostrum intorno alla fine del 2014, il numero dei morti nel Mediterraneo centrale era cresciuto esponenzialmente: erano state necessarie 1721 vite umane perse nei primi mesi del 2015 perché i leader europei decidessero di agire. In una orribile settimana di aprile, almeno 1200 migranti e rifugiati erano morti nel tentativo di attraversare il più pericoloso percorso marittimo al mondo. Nel corso di un vertice di emergenza, convocato il 23 aprile, i leader europei avevano deciso di triplicare i fondi per l’operazione Triton a guida Frontex (l’agenzia dell’Unione europea per il controllo delle frontiere) e di inviare ulteriori navi per pattugliare il Mediterraneo centrale. Da allora, sono morte 99 persone. A Lampedusa, dal 19 al 26 luglio si terrà il quinto campo estivo per i diritti umani promosso da Amnesty International Italia. Aperto a 60 partecipanti tra adulti e ragazzi dai 17 anni in su, il campo prevede occasioni di formazione ed esperienze di attivazione, workshop di ideazione e realizzazione di una mobilitazione sul tema dei diritti dei migranti. Altro campo estivo è in programma a Passignano sul Trasimeno dal 2 all’8 agosto, per ragazzi dai 19 ai 24 anni, dove si parlerà di migranti, tortura, trasparenza delle forze di polizia, Lgbti, libertà di espressione e discriminazione, insieme a testimoni, esperti e formatori.

Amnesty International Italia

Quartieri dell’Arte. Festival Internazionale di Teatro

Sarà Corpus ad aprire il Festival Quartieri dell’Arte 2015 il prossimo 29 agosto. Il progetto speciale rievoca la grande processione teatrale voluta da Pio II a Viterbo nel 1462 che cambiò perfino a livello architettonico il volto della Città, smantellando architetture reali esistenti e installando architetture effimere. Questa rivisitazione in chiave post-moderna, ibrido tra un party, uno spettacolo, un’istallazione e un dj-set, si snoda per un avvincente percorso di più di un chilometro e mezzo; coinvolge istituzioni di fama mondiale come il Dipartimento 20-21 del Museo di Stato dell’Hermitage di San Pietroburgo e vari festival internazionali; e mette in mostra per la prima volta al pubblico generale i reperti legati all’ultima notte di Pier Paolo Pasolini e pezzi di primaria importanza del patrimonio storico del territorio recentemente recuperati, soprattutto afferenti al Rinascimento.

corpus

Il progetto si associa una promozione intelligente delle eccellenze gastronomiche realizzata in collaborazione con Slow Food, tra sculture di cibo e altre spettacolari istallazioni realizzate con alimenti. La strutturazione e la narrazione sono realizzate secondo una avanzata tecnica polivocale fondata sul clash ragionato di registri linguistici, tecniche e prospettive. Il percorso si potrà visitare liberamente in modalità casuale oppure seguendo l’iter compiuto dai cittadini viterbesi nel ‘400, con dei divertenti performer-guida. Come per gli anni passati il Festival Quartieri dell’Arte, che proseguirà fino al 23 ottobre a Viterbo, ospiterà star internazionali impegnate in progetti di drammaturgia contemporanea e di intelligenti recuperi di testi antichi.

Fondato nel 1997, Quartieri dell’Arte è  la principale manifestazione per la drammaturgia contemporanea in Italia e il Festival più internazionale di Viterbo, menzionato, con le sue produzioni, costantemente, non solo dalle grandi testate giornalistiche nazionali, ma anche da quotidiani, periodici e televisioni straniere di prestigio globale come “Der Spiegel”, “Sueddeutsche Zeitung”, “ARD”, “El Pais”, “The Guardian”, “The Village Voice”, “El Clarin” ecc. ecc. Il Festival si è affermato in questi anni come uno dei maggiori centri europei per la produzione di testi teatrali collettivi con produzioni esemplari come “Call Me God” attualmente in scena, per il terzo anno consecutivo, dopo una lunga e prestigiosa tournée internazionale al Residenz Theater, il teatro di stato bavarese.  Nel 2011 il quotidiano “La Repubblica” ha definito Quartieri dell’Arte “Silicon Valley della drammaturgia”. Negli ultimi anni il Festival ha coinvolto eminenti figure della cultura italiana: solo nell’ultima edizione sono stati ospiti del Festival Franco Zeffirelli, Giancarlo Giannini, Vittorio Storaro, Enrico Lo Verso. Nel 2015 si è aggiudicato un grant dell’Unione europea di circa 1.800.000 euro per il progetto EU Collective Plays di cui è capofila.

Elisabetta Castiglioni

“Buio Reale” di Bagnoli alla Casa di Giulietta di Verona

Fino al 20 settembre 2015 la Casa di Giulietta di Verona ospiterà la mostra fotografica Buio Reale di Riccardo Bagnoli. Sono esposti circa trenta scatti del fotografo nelle sale dell’edificio di origine medievale dove una fortunata ricostruzione degli anni Trenta ha immaginato uno spazio quale teatro ai momenti più suggestivi della storia d’amore di Giulietta e Romeo. La mostra, prodotta da Wolf & Biderman,  è promossa dal Comune di Verona, Direzione Musei d’Arte e Monumenti, in collaborazione con LeoncinoHotels e The Gentleman of Verona Grand Relais.

Uno sfondo completamente nero. Dal buio, emergono i volti di personaggi reali: re, regine, cortigiane o uomini di fede. Quello che li lega è l’intensità dello sguardo e la forza dei sentimenti che i loro volti esprimono. Così Riccardo Bagnoli sceglie di portare letteralmente alla luce una corte contemporanea che nei volti dei suoi protagonisti cela le trame di gesta e di sentimenti senza tempo. Se l’illuminazione e le pose richiamano alla mente le opere pittoriche, il lavoro del fotografo fiorentino non è mai però imitativo. Lo spettatore si accorge immediatamente di essere parte attiva in un gioco in cui uomini e donne contemporanei assumono per “gioco” una parte, pur mantenendo tutte le caratteristiche della loro personalità. E’ l’atteggiamento o un dettaglio dell’abito che suggeriscono, ma non affermano, chi potrebbe essere quel personaggio. Una giovane bionda e certo innamorata potrebbe essere Giulietta, quel ragazzo bruno dai grandi occhi castani è probabilmente Romeo, quell’uomo dai capelli brizzolati e dal collo circondato di pelliccia è sicuramente il Principe o forse no. L’arte sapiente di Riccardo Bagnoli invita al coinvolgimento dello spettatore sia per la forza delle immagini, sia per la dimensione ludica che facilmente si percepisce.

Quale luogo migliore della Casa di Giulietta, amata e frequentata soprattutto da un pubblico giovane, al di là del dato anagrafico, per ospitare la mostra fotografica Buio Reale di Riccardo Bagnoli?

Citando Henri Cartier Bresson, in ogni istantanea si coglie una continua esplorazione che vuole conservare la “scintilla di vita”. Lo spettatore tende ad interpretare l’immagine in base alla propria esperienza e per questo motivo il fotografo deve innanzitutto mobilitare la sua proiezione. Questo è quanto accade osservando i ritratti nel “Buio” godendone la luce “Reale”.

Per dialogare ulteriormente con i visitatori, nell’allestimento è previsto, a partire dal mese di luglio, che il pubblico possa ricevere sui propri account dei contenuti aggiuntivi sulla Casa di Giulietta, sull’opera di Riccardo Bagnoli e sulle foto presenti in mostra attraverso un piccolo cuore con all’interno un chip NFC, che si attiverà sui totem distribuiti all’interno della Casa. È questa una modalità innovativa di interagire con i contenuti della mostra cercando di interpretare le preferenze dei visitatori e soprattutto cercando di adeguarsi agli strumenti della contemporaneità. Sarà anche possibile connettersi attraverso un sito: http://www.homeofj.com

Riccardo Bagnoli nasce a Firenze nel 1963. Lavorando prima come fotografo di moda, e affermandosi poi nel campo della pubblicità, Riccardo Bagnoli diventa uno dei maggiori fotografi di Adv a livello internazionale, tanto che il museo del Louvre custodisce quattro sue opere nel padiglione dedicato all’advertising. Oltre a dedicarsi al mondo della pubblicità, per cui ha vinto alcuni tra i più importanti premi come il Leone d’Oro a Cannes, da sempre intraprende un percorso personale che lo ha portato nel 1996 a una prima mostra di immagini in bianco e nero intitolata “During”. Nel 2001 la rivista Photo gli commissiona una serie di ritratti per una mostra che prenderà il nome di “Heroes”. Dalla collaborazione nel 2008 con il mensile Panorama First nascono le foto per la retrospettiva “Writers”: quindici ritratti di scrittori italiani immortalati nei propri luoghi del pensiero. Nel 2009 partecipa alla Biennale di Venezia con la mostra “The Warriors-I guerrieri”, in collaborazione con l’artista Sandro Chia. Venti guerrieri, copie in terracotta di quelli conservati nel Museo di Xi’an, vengono reinterpretati dal colore di Sandro Chia e dagli scatti di Riccardo Bagnoli che, astraendo le sculture dal loro territorio, ha immaginato nuovi paesaggi, ricercando spazi narrativi a tratti ironici e a tratti lirici, dove questo esercito del colore ha trovato una nuova dimensione. Nel 2013 inaugura una mostra personale alla Fondazione BipielleArte Lodi, dove espone quattro lavori: “Uno”, “Tredici”, “Buio reale”, “Passato prossimo”, realizzati dal 2009 al 2013. E ancora, l’esposizione alla Fondazione Biffi di Piacenza nell’aprile 2014 con il lavoro dedicato al paesaggio e alla montagna. E’ su questo tema delle montagne, imperiose e lontane, spoglie e irraggiungibili, che Bagnoli continua il suo percorso artistico puntando lo sguardo verso quella linea sottile che divide il reale dall’irreale.

Buio Reale di Riccardo Bagnoli

Casa di Giulietta, Verona Via Cappello 23, da martedì a domenica 8,30-19,30 – lunedì 13,30-19,30. Fino al 20 settembre 2015

biglietti: Intero € 6.00 – Ridotto € 4.50 (gruppi min. 15 persone, studenti da 14 a 30 anni e over 60) – € 1.00 (Scolaresche e ragazzi da 8 a 13 anni ) – € 1.00 la 1° domenica del mese per tutti (da gennaio a maggio e da ottobre a dicembre) – Gratis per i possessori di Verona Card.

 

Roberto Bolis

 

 

 

 

Tre ruoli per Pino Insegno nella “Storia del soldato” di Stravinsky

Pino InsegnoPino Insegno sarà il narratore della Storia del soldato, la fiaba russa messa in musica da Igor Stravinsky, per il Festival “Tra Musica e Danza”, mercoledì 15 luglio alle 21.30 nel Castello della Badia di Vulci, un luogo d’incredibile suggestione per le sue memorie storiche e le sue bellezze paesaggistiche. Con Insegno suona l’Ensemble Musica d’Oggi diretto da Marcello Panni.

Pino Insegno non è nuovo a questi incontri con la grande musica, perché ha già prestato la sua simpaticissima voce ad un’altra popolarissimo fiaba musicale, Pierino e il lupo di Sergej Prokofiev. Mentre quella di Prokofiev è pensata per un pubblico infantile, la fiaba musicale di Stravinsky si rivolge a un pubblico adulto, pur non mancando mai di afascinare i più piccoli, che sono divertiti dai aspetti più buffi e giocosi. Stravinsky la scrisse durante la prima guerra mondiale, con la collaborazione del poeta Ramuz per il testo, rielaborando due antiche fiabe russe, che aveva trovato nelle celebre raccolta di Afanasiev.

Il protagonista è un soldatino e cede al diavolo il suo violino, che rappresenta la sua anima, in cambio di un libro magico, in grado di fargli ottenere fama e ricchezza. Troppo tardi il giovane si accorge di essere stato ingannato e che quello che ha dato al diavolo vale molto di più di quello che ne ha ricevuto in cambio: alla fine, dopo varie peripezie, il diavolo trascinerà il soldatino all’inferno, al suono di una diabolica marcia trionfale. Vi si può leggere tra le righe un’amara allegoria del destino dei milioni dei soldati che combattevano nei diversi schieramenti in quegli anni.

Pino Insegno non solo sarà il narratore ma presterà la propria voce anche ai due protagonisti, il soldato e il diavolo.

Attore di cinema, teatro e televisione, regista, doppiatore, Pino Insegno non ha bisogno di presentazioni, come non ne ha bisogno Marcello Panni, che sarà accanto a lui sul podio dell’Ensemble Musica d’Oggi. Panni è una delle più note e apprezzate bacchette italiane ed è stato direttore dei teatri di Bonn, Nizza e Napoli, è salito sul podio dei principali teatri lirici, tra cui il Metropolitan di New York, l’Opera di Vienna e l’Opera di Roma, e di grandi orchestre, come quella dell’Accademia di Santa Cecilia.

Biglietti per lo spettacolo: intero 10 euro, ridotto 8 euro.

Prossimi appuntamenti del Festival, il 24 luglio a Castello de la Badia, con Angela Nisi, Chiara Chialli (soprano e contralto) e l’orchestra Roma Sinfonietta diretta da Fabio Maestri nello Stabat Mater di Giovan Battista Pergolesi; il 2 agosto, a Vulci, un concerto por-rock e il 12 agosto, sempre a Vulci, Marco Serino al violino, con l’orchestra Roma Sinfonietta, in Serenata notturna per due piccole orchestre d’archi e timpani K239 , Concerto per violino e archi, di Mozart.

Per info: Comune di Montalto di Castro – Assessorato alla cultura:

cultura@comune.montaltodicastro.vt.it – tel 0776 870115

Mauro Mariani