Il Quartetto di Cremona porta Beethoven alla Sapienza

Quart. Cremona credit Damiano RosaIl ciclo completo dei Quartetti di Ludwig van Beethoven – diciassette geniali e straordinari capolavori, che costituiscono uno di più grandi monumenti della musica di tutti tempi – è da anni l’obiettivo cui lavora il Quartetto di Cremona, che li sta eseguendo per la IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti nell’Aula Magna della Sapienza (Piazzale Aldo Moro 5): un progetto iniziato due anni fa e che con il concerto di oggi, sabato 21 novembre alle 17.30, giunge al quinto appuntamento. Il sesto avrà luogo il 13 febbraio, il settimo e ultimo nella stagione 2016-2017. Chi ha sentito i precedenti concerti di questo ciclo o i cd con i Quartetti di Beethoven da loro incisi, sa che non deve assolutamente perdere quest’appuntamento.

Con quest’impresa, che si svolge sul doppio binario della sala da concerto e della sala d’incisione, il Quartetto di Cremona si sta imponendo come uno dei migliori quartetti a livello internazionale. Prima di loro l’unico altro gruppo italiano ad incidere l’integrale quartettistica beethoveniana, negli anni intorno al 1970, era stato il grande Quartetto Italiano, per molti il migliore in assoluto nel secolo scorso. Essere stati paragonati dalla critica internazionale proprio a quei loro ormai mitici predecessori è un motivo di grande orgoglio per il Quartetto di Cremona.

Indubbiamente il confronto con i capolavori di Beethoven è stato un passaggio molto importante per la maturazione di questi quattro giovani, che hanno formato il loro quartetto nel 2000, quand’erano ancora studenti dell’Accademia Stauffer di Cremona. Gli ascoltatori restano particolarmente colpiti dall’equilibrio da loro raggiunto tra intenso coinvolgimento personale e massimo rispetto delle intenzioni dell’autore. E la critica non lesina le lodi: “un’esperienza rara ed appagante”, “la trasparenza delle trame contrappuntistiche, (…) la pregnanza e la forza espressiva (…) ricercate e felicemente conseguite”. Sono stati perfino paragonati ad Armani: “Elegante e patinato quanto un vestito di Armani, ha cucito la musica a perfezione” (The Strad Magazine).

Questa volta – secondo l’impostazione di questi loro concerti alla IUC, non a caso intitolati “Esplorando Beethoven” – mettono a confronto due opere molto diverse per epoca e stile, il giovanile Quartetto op 18 n. 1 e il Quartetto op. 130, che appartiene agli anni estremi di Beethoven. Il primo è del 1799: per un verso è ancora settecentesco e non ripudia i grandi modelli di Haydn e Mozart, ma l’atmosfera comincia ad essere più drammatica, soprattutto nell’ Adagio affettuoso ed appassionato, ispirato a Beethoven – così si dice – dalla scena presso la tomba del Romeo e Giulietta di Shakespeare. L’op. 130 è invece del 1825 e alla prima esecuzione il suo stile innovativo e geniale fu giudicato bizzarro e capriccioso, probabilmente perché la costruzione è molto complessa (sei movimenti, la cui forma è difficilmente riconducibile ai soliti schemi): Eppure il carattere di questa musica è prevalentemente sereno lieto. Il movimento più famoso è la Cavatina, che Beethoven stesso giudicava la pagina più bella dei suoi Quartetti. Un suo amico riferì: “L’aveva composta piangendo, nell’estate del 1825 e mi confessò che mai, prima di allora, la sua musica lo aveva così profondamente commosso, e che al solo ricordare quel pezzo gli venivano le lacrime”.

Il concerto fa parte della rassegna “Sapienza in musica” con il sostegno della Regione Lazio.

 

Mauro Mariani

 

Alessandro Carbonare, il clarinetto preferito da Abbado, a Tor Vergata

Alessandro-Carbonare-02Con il clarinettista Alessandro Carbonare e il pianista Monaldo Braconi proseguono mercoledì 18 novembre alle 18.00 i concerti dell’Università di Roma “Tor Vergata” presso l’Auditorium “Ennio Morricone” (Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1), realizzati dall’Associazione Roma Sinfonietta e dall’Associazione Musica d’Oggi.

La musica klezmer si incontra con la musica da film e i classici del ‘900 nel vario e vivace programma ideato da Alessandro Carbonare, che è attualmente primo clarinetto solista dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia e ha collaborato nello stesso ruolo con Orchestre National de France, Berliner Philharmoniker, Chicago Symphony e New York Philharmonic. É stato il clarinettista preferito da Claudio Abbado, che l’ha chiamato come clarinetto solista dell’Orchestra Mozart e per incidere il Concerto di Mozart. Ha realizzato anche altre incisioni per Decca e Deutsche Grammophon.

Insieme a lui Monaldo Braconi, che collabora con grandi solisti e svolge egli stesso una brillante carriera di solista, che lo porta a frequenti tournée in tutta Europa e fino in Cina.

Il concerto inizia con la Sonata di Francis Poulenc e include due altri grandi compositori del Novecento, Bela Bartok (Danze rumene) e Leonard Bernstein (Sonata). Al centro un pezzo virtuosistico, Le api di Antonino Pasculli, compositore considerato l’equivalente di Paganini per gli strumenti a fiato. Inoltre tre pezzi composti da John Williams per il film Schindler’s List, vincitore dell’Oscar nel 1993 per la migliore colonna sonora. Gran finale con la musica klezmer: Abdala – Blistpost di Reiner Kuttenberger e Sholem Aleikem Rov. Feldmann di Bela Kovacs.

Biglietti: euro 10,00 – Ridotti euro 8,00 – Studenti euro 4,00; acquistabili anche all’ingresso dell’auditorium prima del concerto.

Mauro Mariani

Reset. Il nuovo album di Gazebo

Dopo alcuni anni di assenza dall’elettronica che lo rese famoso nella penultima decade del secolo scorso, torna con un nuovissimo album improntato alle sonorità di quell’epoca Gazebo, il celebre autore, interprete e arrangiatore entrato nel nostro immaginario collettivo con brani quali “I like Chopin”, “Masterpiece” “Dolce Vita”, “Lunatic” e “Telephone Mama”. Il nuovo progetto discografico, in uscita dal 6 novembre sulle principali piattaforme digitali (e disponibile su richiesta in versione fisica sulla pagina ufficiale FB dell’artista), si intitola RESET, un titolo che evoca a pieno le intenzioni del suo artefice. Per Gazebo (al secolo Paul Mazzolini) si tratta infatti di riazzerare, riscoprire e rimettere in gioco quel sound che ha deciso di improntare fin dall’inizio alle sue produzioni, unendo alla strumentazione a lui cara – ricca di campionatori e sintetizzatori quali Linn Drum, Emulator, Minimoog e Oberheim – i pattern ritmici e le tendenze dance dell’epoca contemporanea. Con un occhio rivolto al proprio passato e alle nuove generazioni ecco dunque un album comprendente 12 brani originali (oltre a 3 bonus tracks) dalle melodie coinvolgenti e dalle tematiche di forte attualità, tutto come al solito rigorosamente in inglese, e destinato ad un mercato dance, ma anche di ascolto easy listening e, novità, con una nota di romanticismo presente nel suo singolo di punta, la ballata WET WINGS.

“Ho deciso di confrontarmi con la musica che va di moda oggi nelle radio e nelle discoteche, basata spesso su un’esagerata amplificazione della cassa, senza comunque voler rinunciare al mio stile – afferma Gazebo –  Ho lavorato in ibrido, cerando di ottenere il meglio dai due mondi, da una parte la pasta ed il suono dell’analogico dall’altra la grande versatilità dei mezzi digitali”. Riguardo alla scelta degli argomenti affrontati nelle canzoni, si rispecchiano concept particolarmente vicini all’autore, inerenti l’attualità e l’esperienza quotidiana nel dover affrontare e subire questioni non sempre piacevoli, ma anche sentimenti che rispecchiano nella nostra anima certi tormenti o passioni interiori. E’ il caso di THE SECRET (ideata con Roberto Russo), dedicato all’outing e al coraggio di esprimere la vera persona che alberga dentro noi; BLINDNESS (composta insieme a Dimitris Korgialas), metafora sull’ottusità mostrata anche sui principi più semplici e vitali come la libera espressione, la tolleranza ed il rispetto per le altrui differenze; EVIL (scritta con Mario Gentili), brano indirizzato alla sempre più costante  invidia e cattiveria mostrata senza una ragione particolare anche da chi ci sembra essere più vicino, al solo fine di ostacolare i tuoi passi decisi e l’entusiasmo nei confronti del vivere; REVERIE, viaggio nelle impressioni del déja vu ispirato ad un’attenta visione dei quadri di Monet; EUROPA, sul sogno di condivisione comune delle stesse speranze ed ambizioni e QUEEN OF BURLESQUE, nata dall’incontro in rete con un’icona della seduzione, Mamie Van Doren . L’amore, la fantasia, il trascendente visionario, il desiderio, le esplorazioni della solitudine e la complessità dell’animo umano sono invece le tematiche più intime espresse nei brani VARIATIONS IN RED, DESIRE, M LIKE HUMAN, TEMPLE BAR, THE KITE e WET WINGS (co-autore Mario Manzani), sugli amori impossibili (per motivi di età, di lavoro, di diversi contesti o situazioni incompatibili).

Con RESET Gazebo conferma dunque la sua voglia di evolversi e sperimentare; se nel disco precedente “The Syndrome”, c’era molto del suo background “progressive” , in questa nuova produzione prevalgono invece le atmosfere ed i ritmi elettronici degli anni 80’.

E come afferma lui stesso nell’interno di copertina: “we can always reset and start over again”…

Gazebo, alias Paul Mazzolini, nasce il 18/2/60 a Beirut, la sua vita come quella dei suoi genitori è quella di un poliglotta girovago, sempre alla ricerca di nuove facce, culture e sensazioni.

Dopo tanti anni vissuti in paesi diversi a causa del lavoro del padre diplomatico, Paul torna in Italia nel 1974, il tempo di prendere la maturità parte per due anni a Londra dove comincia a formare gruppi e a prendere coscienza del proprio indirizzo professionale. Tornato a Roma nel 1981 incontra Paolo Micioni (Ex DJ alla ricerca di giovani talenti) ed insieme decidono di imbarcarsi nell’avventura di una produzione indipendente, il primo brano si chiama “Masterpiece”.

Il brano diventa subito uno dei preferiti dei discotecomani e grazie al subentro della Baby Records raggiunge le vette delle classifiche dance di mezzo mondo. Ma é con “I Like Chopin” nel 1983 che Paul raggiunge il grande pubblico, primo in classifica in Germania, Francia, Italia, Svizzera, Austria, Danimarca, Finlandia, Spagna, Belgio, Canada, Giappone, Portogallo, Hong Kong, Corea, Singapore, Turchia, Messico e Brasile totalizza più di otto milioni di copie vendute nell’arco dei anni 83-84. Seguirà “Lunatic” facendo dell’ L.P. “Gazebo” un autentico best seller, coronato dalla Vela D’oro vinta a Riva de Garda e dal premio “Top European Chart Act 1983” del settimanale Inglese Music Week davanti a nomi come Police e Culture Club.

Nell’autunno del 1984 esce il secondo album “Telephone Mama”, sorprende un po’ tutti per la sua diversità ma viene presto adottato e diventa un Top 10 un po’ ovunque. Alla vigilia dell’uscita del secondo singolo dall’album, “For Anita”, la brutta notizia dell’obbligo militare.

Dopo la naja nel 1986 Paul crea la “Lunatic Records”, una etichetta discografica indipendente con un proprio studio di registrazione. Distribuito in Italia dalla Carosello, esce “Univision”, l’album della svolta pop.

Nell’estate del’87 esce “The Rainbow Tales” primo disco registrato negli studi della Lunatic a Roma e co-prodotto da Denis Haines ex tastierista della Tubeway Army di Gary Numan.

L’esito positivo del progetto ci porta ad un anno di distanza a “Sweet Life” l’album del 1989 che include una sua versione di “Dolce Vita” brano di cui Paul fu coautore e che nell’ ’83 fu portato al successo da Ryan Paris vendendo più di 4 milioni di copie in tutta Europa.

“Scenes from the News Broadcast” esce nel Gennaio 1992. Fra i brani spiccano “Fire” e “The Fourteenth of July” che affrontano come peraltro preannuncia il titolo del disco argomenti di attualità (particolarmente drammatici come ben sappiamo). In questo LP Paul ha suonato, scritto, arrangiato e prodotto tutti i brani.

Gli anni Novanta sono dedicati esclusivamente alla produzione e alla creazione di “THE ARK” (un associazione volta alla promozione della world music) e della Softworks, società che includerà tutte le iniziative della Lunatic e della Cresus Edizioni.

Nel 2000 esce “Portrait & Viewpoint”  un doppio CD che raccoglie tutti brani più significativi della sua carriera.

Autunno 2006:  “Tears For Galileo”, preludio al nuovo progetto. Ne anticipa temi e contenuti, messi in secondo piano sintetizzatori e batterie elettroniche (sinora marchi di fabbrica), il sound sarà volutamente scarno ed essenziale; tra i collaboratori spiccano i nomi di Jerry Marotta (batterista con Peter Gabriel), John Giblin (bassista dei Simple Minds e Phil Collins) e Boosta (tastierista dei Subsonica). La versione remix del brano raggiunge la vetta della relativa classifica nella Euro Hits Parade.

2008 Anticipato da “Ladies!” ed il suo Deejay contest su Myspace dove i deejay hanno potuto rimissare e riarrangare a loro piacimento il brano senza aver mai sentito la versione originale, Paul presenta il nuovo album “The Syndrone”, 16 brani nuovi con un singolo dal grande potenziale “Virtual Love”. 2011 Esce il singolo”Queen Of Burlesque” esclusivamente su internet nei migliori negozi online come iTunes, Amazon ecc.

Nel 2013 esce “I Like … Live” testimonianza live della tournée di “The Syndrone” in giro per l’Europa con riprese dal concerto allo storico Piper di Roma nel 2009.

2015 … anticipato dal singolo “Blindness” esce nel mese di novembre l’ottavo album da studio di Paul dal titolo emblematico “Reset” … un riassestamento alle sonorità più che mai in voga degli anni Ottanta … brani quasi esclusivamente elettronici e atmosfere romantiche care al sound “gazebiano”.

Elisabetta Castiglioni

 

Un violino per sognare!

Performance di altissima qualità ascoltata la sera di martedì 10 novembre, presso l’aula Magna dell’Università la Sapienza in Roma.

La duttilità e i virtuosismi di Francesca Dego e Francesca Leonardi richiamavano l’attenzione del pubblico presente  che rimaneva da subito rapito, ascoltando le vibrazioni e le sonorità più affascinanti provenire dal violino e dal pianoforte. L’interpretazione della sonata “A Kreutzer” di L. van Beethoven rinverdiva le atmosfere del classicismo più profondo e allo stesso tempo rifletteva la completezza della musicalità del Maestro di Bonn. Gli intrecci melodici e armonici del duo, diventavano sempre più coinvolgenti. Da sottolineare l’interpretazione delicata, e precisa allo stesso tempo, dell’Andante con variazioni, tempo lento, che risultava ancor più gustoso preludio al finale della stessa sonata.

Quindi,  è stata la volta dell’interpretazione della sonata di Ottorino Respighi che faceva da trait d’union al clou del concerto.

Veniva in fine presentata, a chiusura della serata, la celeberrima sonata “La Campanella” di Niccolò Paganini, che dava modo alle due artiste di esprimere il meglio della tecnica e dei fraseggi, in particolar modo nei virtuosismi dell’ultimo tempo della medesima.

Al termine di ogni esecuzione, applausi scroscianti per sottolineare il gradimento al top della platea.

Che dire, un duo vincente che  al termine dell’esecuzione della citata Campanella di Paganini mandava il pubblico in visibilio concedendo due bis di rara maestria, riproponendo la pregiata fattura strumentale delle due giovani soliste di sicuro avvenire.

Serata gradevolissima spesa in modo originale, una bella gemma della stagione concertistica.

Bruno Bertucci

Pop Journey all’Università di Roma Tor Vergata

Mercoledì 4 novembre alle 18.00 proseguono con “Pop journey” i concerti dell’Università  di Roma “Tor Vergata” presso l’Auditorium “Ennio Morricone” (Macroarea di Lettere e Filosofia) in via Columbia 1, realizzati dall’Associazione Roma Sinfonietta e dall’Associazione Musica d’Oggi.

“Pop journey” è un progetto che vede coinvolti l’ensemble Blow Up Percussion (Pietro Pompei, Flavio Tanzi, Alessandro Di Giulio, Aurelio Scudetti) e il bassista Marco Siniscalco attraverso un’interpretazione completamente originale di alcuni giganti della musica di tutti i tempi.

Partendo dalle armonie di Johann Sebastian Bach, passando attraverso la fantasia immaginifica di Debussy e Stravinsky si arriva ai grandi interpreti della musica pop-rock come i Police, i Led Zeppellin e i Beatles, attraverso una sorta di viaggio nel tempo dove le varie componenti si fondono in una nuova ed inaspettata vita.

Marco Siniscalco ha lavorato e collabora stabilmente con numerosi artisti della scena jazz e pop tra cui Javier Girotto (con Aires Tango), Fabrizio Bosso, Gegè Telesforo, Carmen Consoli, Fiorella Mannoia, Dulce Pontes, Patti Smith, Claudio Baglioni, Gianni Morandi, Il Volo, Alex Baroni, Peppe Servillo, Paola Turci, Antonella Ruggero. Ha collaborato con varie orchestre (tra cui l’Orchestra RAI) dirette da Gianni Ferrio, Pippo Caruso, Riz Ortolani e Peppe Vessicchio, accompagnando artisti come George Benson, Michael Bolton e Celine Dion. E’ attualmente leader e co-leader di vari progetti personali, tra cui RadioTrio con Enrico Zanisi e Emanuele Smimmo e Partenope con Antonella De Grossi. Ha insegnato e insegna al Saint Louis Music College di Roma e ai Conservatori di Perugia, Frosinone e L’Aquila.

Blow Up  Percussion è un gruppo di percussioni costituitosi nel 2011, che ha base a Roma e che interpreta un repertorio moderno e contemporaneo. Vanta già numerosi concerti anche all’interno dei principali festival italiani (Festival Traiettorie di Parma, Cantiere internazionale di Montepulciano, Festival di Nuova Consonanza, Auditorium Parco della Musica di Roma, Festival Musicale di Tuscania, No-go Festival di Roma) ed una intensa attività in studio. Diverse le collaborazioni dirette con compositori di rilievo come F.Filidei, E.C.Cole, L.Durupt, G.Battistelli e S.Sciarrino.

Biglietti: E. 10,00 – Ridotti E. 8,00 – Studenti E. 4,00

Mauro Mariani

Il Béjart Ballet Lausanne al Teatro Carlo Felice

Il 12 novembre la Stagione di Danza del Teatro Carlo Felice di Genova si inaugurerà con il celebre Béjart Ballet Lausanne.

In scena le indimenticabili coreografie di Boléro e Il Mandarino meraviglioso di Maurice Béjart, uno dei più grandi coreografi del ‘900, indimenticata presenza a Genova nel 2001 per l’ultima edizione del Festival Internazionale del Balletto di Nervi.

Sarà proposta inoltre Syncope di Gil Roman, originale coreografia senza nessun intento narrativo, ma col puro scopo di creare danza per una Compagnia sempre al massimo della forma artistica.

IL MANDARINO MERAVIGLIOSO

Musica di Béla Bartók

Coreografia Maurice Béjart

Costumi Anna De Giorgi (dai film di Fritz Lang)

Scene Christian Frapin

Design Luci Dominique Roman

SYNCOPE

Musica Citypercussion

Coreografia Gil Roman

Costumi Henri Davila

Luci Dominique Roman

Scene Atelier del Teatre-Auditori, Sant Cugat, Spagna

BOLÉRO

Musica di Maurice Ravel

Coreografia Maurice Béjart

Scene e costumi Maurice Béjart

Direzione Luci Dominique Roman

Direttore

Nicolas Brochot

 

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice. Maestro del Coro Pablo Assante

 

Repliche venerdì 13 novembre alle 20.30; sabato 14 novembre alle 15.30 e alle 20.30; domenica 15 novembre alle 15.30.

M.M.

 

Hypnophonia. Il nuovo album dei Marchesi Scamorza

Nel 2012 La sposa del tempo, oggi arriva il secondo album Hypnophonia. Tra i due album, la partecipazione al disco collettivo Decameron, che vi vede in compagnia di Karda Estra, Latte e Miele, Unitopia e molti altri. Quanto è stato importante questo appuntamento di passaggio per il nuovo disco?

Partecipare al disco Decameron con il singolo Teodoro l’armeno, è stata un’esperienza utile sia per spezzare il ritmo tra l’uscita del primo album e la composizione del secondo, sia per misurarsi per la prima volta con la scrittura di un brano a tema. Per creare una canzone da una novella di un autore importante come Boccaccio abbiamo usato un approccio diverso rispetto a quello che utilizziamo solitamente per comporre, e il risultato ci ha lasciati soddisfatti; inoltre comparire su un disco insieme a grandi nomi del prog come quelli che hai citato è motivo di grande orgoglio. Recentemente abbiamo registrato un brano per la terza parte della medesima raccolta, che uscirà prossimamente.

Che differenze ci sono tra Hypnophonia e La sposa del tempo?

La sposa del tempo è stato il disco d’esordio, e come tale contiene pregi e difetti. In Hypnophonia è più evidente il cammino stilistico che abbiamo intrapreso, e abbiamo pensato attentamente ad ogni suo aspetto, dalla composizione all’arrangiamento, dalla scaletta al booklet. Hypnophonia è un disco nettamente più maturo, (formato da cinque brani, due suite e altri tre pezzi più brevi) e secondo noi è molto equilibrato e coinvolgente. Hypnophonia significa un’unione tra la psiche e il suono, è un titolo molto d’impatto e secondo noi perfetto per la musica contenuta nel disco.

Con La sposa del tempo, il video di Autunno, la scoperta di un nuovo pubblico e le reazioni della stampa, avete avuto modo di testare gli umori del panorama prog-rock. Con quale stato d’animo vi siete avvicinati al lavoro di composizione del nuovo album?

Le reazioni del pubblico e della stampa che abbiamo avuto riguardo a La sposa del tempo, sono state incoraggianti e stimolanti per migliorarci e fare un secondo album più bello ed interessante. Abbiamo composto il nuovo materiale con entusiasmo e il risultato finale ne è la dimostrazione. Il prog italiano è particolarmente evocativo, colto, popolare, romantico e raffinato. Questi elementi insieme contribuiscono al fascino che genera negli ascoltatori.

Una caratteristica importante di questo nuovo disco è la registrazione in contesto analogico, ai Prosdocimi Studio. Voi siete giovanissimi e avete potuto sperimentare il fascino (ma anche le insidie…) dell’incisione “vecchio stile”: quali sono i pregi e i difetti del lavoro su nastro magnetico?

Registrare al Prosdocimi Studio con Mike 3rd è stato bellissimo e davvero interessante. Per incidere su nastro ci vuole molta concentrazione ma ci abbiamo messo poco ad ambientarci. Registrare in analogico è estremamente affascinante, e il disco ne ha giovato con una definizione sonora di alto livello. La produzione di Mike 3rd è stata perfetta per trasportare su nastro la nostra musica, e siamo tornati da lui per registrare il brano per la terza parte della raccolta sul Decameron.

La nascita dei Marchesi risale a sei anni fa, quando decideste di creare il gruppo: le differenti estrazioni musicali di ognuno di voi sono ancora presenti o la vita di gruppo ha reso omogenei gusti e orientamenti?

Ognuno di noi ha sempre le proprie preferenze musicali, che arricchiscono e contaminano positivamente la nostra musica. Suonare insieme da anni ci ha messo in grande sintonia e l’orientamento che abbiamo mentre creiamo la nostra musica è davvero molto spontaneo e naturale. 

Ed ecco la biografia dei Marchesi Scamorza.

Nel maggio 2009, nella campagna ferrarese, Lorenzo Romani (chitarra elettrica), Alessandro Padovani (batteria), Paolo Brini (basso), Chiara Scaglianti (tastiere), Enrico Bernardini (voce e chitarra acustica), tutti provenienti da esperienze musicali completamente diverse, decidono di intraprendere un progetto unico nell’ambiente musicale locale. Nascono i Marchesi Scamorza.

Dopo un’estate passata tra cover e grandi classici, decidono di ricercare una propria identità musicale con la stesura del loro primo brano originale L’Uomo Dall’Ombra Lunga. All’inizio dell’estate 2010 la tastierista Chiara lascia la band, facendo subentrare, a stagione concertistica iniziata, Enrico Cazzola, che fa immediatamente ingranare la quarta alla band; a settembre si contano tre brani originali, di un livello decisamente alto.

Nel febbraio 2012 iniziano le registrazioni di quello che sarà un altro inizio: l’album La Sposa Del Tempo. Il lavoro è lungo, la musica evolve in modo repentino, come è tipico del genere, facendo impazzire tutti quelli che aiutano i Marchesi in questo pazzo quanto soddisfacente progetto. I brani sono 8, più un Intro ideato per contestualizzare l’album. L’estate continua a essere amica dei Marchesi, che trionfano nel concorso San Patrizio Rock, portando a casa il primo premio e il trofeo per l’originalità dei brani. Nel contesto ferrarese emergono discretamente, affermandosi a pieni voti tra le preferenze locali. Dopo la pubblicazione del disco arrivano recensioni e commenti positivi dall’Italia e dall’estero. Nell’ottobre 2012 in seguito alla pubblicazione fisica e web dell’album, iniziano le riprese del primo videoclip della band pensato per il brano finale Autunno. I Marchesi iniziano un’avventura europea nel 2013 grazie a Colossus Project e Marco Bernard, che contattano i ragazzi per la realizzazione di un brano per il progetto collettivo Decameron di Boccaccio. Il vero salto di qualità arriva a novembre 2014 con le registrazioni del secondo disco presso il Prosdocimi Studio di Mike3rd. Le sonorità sono più mature e il livello compositivo è decisamente più alto. Dopo l’uscita della raccolta Colossus Project, vengono ricontattati nel 2015 per la chiusura del ciclo del Decameron e realizzano un ultimo singolo per il progetto, che segna un perfetto connubio tra musica e letteratura. Per questo ritornano all’immancabile Prosdocimi Studio.

Enrico Bernardini (voice)

Lorenzo Romani (guitar, choirs, mandolin, keyboards)

Enrico Cazzola (keyboards)

Paolo Brini (bass)

Alessandro Padovani (drums)

D. Z.

“Alma” di Paolo Fresu e Omar Sosa: un ponte tra Cuba e il Mediterraneo

“Energia” ma anche “poesia” e “spiritualità”, sono questi i termini più adatti per identificare l’incontro musicale di Paolo Fresu e Omar Sosa, che martedì 3 novembre alle 20.30 saranno all’Aula Magna della Sapienza per la stagione di concerti della IUC. Proporranno “Alma“, un loro progetto concretizzatosi anche in un cd, con cui gettano un ponte tra il Mediterraneo e Cuba.

E se Fresu è ormai quell’importante icona della musica contemporanea che tutti conoscono e riconoscono, sarà per molti ascoltatori italiani un incontro sorprendente quello con Sosa, musicista sempre più stimolante, che allarga sempre più i propri orizzonti. In un tempo in cui il mondo predilige identificare la musica con un’etichetta, ciò che effettivamente viene da loro posto all’attenzione è l’ideale, sebbene apparentemente improbabile, filo rosso che unisce i Caraibi e il Mediterraneo, Cuba e Italia. Il risultato è “Alma”, in cui i due musicisti propongono molteplici stilemi e creano una musica ricca di chiaroscuri, che tiene in intelligente equilibrio la tecnica e i valori spirituali.

Paolo Fresu ha iniziato lo studio dello strumento all’età di 11 anni nella banda musicale di Berchidda, suo paese natale, per poi arrivare a suonare in ogni continente con i nomi più importanti della musica afroamericana degli ultimi ternt’anni. Ha registrato più di trecentocinquanta dischi, di cui oltre ottanta a proprio nome o in leadership e gli altri con collaborazioni internazionali per etichette francesi, tedesche, giapponesi, spagnole, olandesi, svizzere, canadesi e greche. Lavora spesso in progetti ‘misti’ di jazz-musica etnica, world music, musica contemporanea, musica leggera, musica antica, collaborando tra gli altri con M. Nyman, E. Parker, O. Vanoni, Alice, T. Gurtu, G. Schüller, Negramaro, Stadio. Oggi vive tra Parigi, Bologna e la Sardegna ed è attivo con una miriade di progetti che lo vedono impegnato per oltre duecento concerti all’anno, pressoché in ogni parte del globo, e in diverse importanti realtà didattiche nazionali e internazionali.

Omar Sosa, nato a Cuba, ha cominciato a studiare musica a otto anni al conservatorio della sua città, dove ha ricevuto una formazione accademica in composizione, armonia e strumentazione. Molto presto ha iniziato a suonare nei contesti più vari, scoprendo il jazz, il pop, il funk, oltre alla musica cubana tradizionale. Ma il genere che lo affascina maggiormente è il jazz: sente che è più di una musica, una vera filosofia di vita, una scuola di libertà. Nel 1993 emigra in Ecuador e nel 1995 si trasferisce in California, ma trascorre molto tempo in Europa. Si afferma come leader del jazz ibrido, aperto ai ritmi latini e afro-americani di tutto il Nuovo Mondo, ma anche a quelli dell’Africa del Nord, ai canti berberi e al rap. È considerato un simbolo dello scambio artistico universale, un poliglotta musicale che unisce i continenti, tra utopia e realtà.

 

Mauro Mariani

 

Giovani talenti per giovani ascoltatori. Ciampa alla Sapienza

Ciampa e Steam QuartetRiprende anche quest’anno “Musica pourparler”, la serie di lezioni-concerto organizzate dalla IUC, che si svolgono la mattina alle 11.00. Sono destinate particolarmente agli studenti, ma hanno sollecitato anche l’attenzione di tutti gli appassionati, esperti o meno che siano. In questi incontri informali gli esecutori parlano di sé stessi, dei loro strumenti e della musica da loro amata.

Il primo di questi incontri vede sul palco dell’Aula Magna della Sapienza, martedì 27 ottobre alle 11.00,  il chitarrista Gian Marco Ciampa e lo Steam Quartet, giovani promesse formatesi nelle aule del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma. La chitarra classica, strumento dalla lunga tradizione e dalle mille sfaccettature, popolari e colte, sarà la protagonista di un ricco e variegato programma musicale, accompagnata dalla più classica delle formazioni cameristiche, il quartetto d’archi.

Gian Marco Ciampa ancora bambino partecipa e vince numerosi concorsi musicali internazionali e nazionali. Nel 2006, dopo una selezione nazionale, viene invitato a partecipare al programma “Domenica In – Ieri, oggi e domani” in diretta televisiva su Rai 1, condotto da Pippo Baudo. È nel 2012 e nel 2013 che ottiene i maggiori riconoscimenti, la vittoria del Concorso Internazionale “Niccolò Paganini” e del prestigioso Concorso Europeo “Enrico Mercatali”. Nel maggio 2015 parte per la Cina e lo vede esibirsi con grande successo in concerto e tenere una masterclass a Pechino. Da sempre affianca la sua carriera di chitarrista classico a quella di chitarrista elettrico, svolgendo un’intensa attività live e in studio con la sua band, i Libra, spaziando dal rock al jazz, dal pop all’elettronica.

Lo Steam Quartet è formato da giovani ( Eunice Cangianiello e Soichi Ichikawa, violini; Gisella Horvat, viola; Elisa Astrid Pennìca, violoncello) che hanno già una solida esperienza nell’ambito di orchestre lirico-sinfoniche quali le Orchestre dell’ Accademia Nazionale di S. Cecilia e del, Teatro La Fenice di Venezia, con le quali si sono esibiti in concerti e tournée nazionali ed internazionali. Nell’ambito della musica da camera e del proprio strumento ognuno dei quattro componenti ha potuto approfondire i propri studi con prestigiosi insegnanti. Si esibiscono in concerti con ensemble da camera e da solisti in Italia e all’estero. Collaborano per registrazioni di CD e colonne sonore  con Ennio Morricone, Nicola Piovani, Ludovic Bource, Luis Bakalov. Con questo background di formazione e di esperienza professionale lo Steam Quartet  propone programmi che vanno dal barocco alla musica pop,

Quest’appuntamento musicale si apre con il Concerto in re maggiore per chitarra ed archi di Antonio Vivaldi, un pezzo dai toni vivi e brillanti e di grande virtuosismo. Il Quintetto “Fandango”, scritto in Spagna da Luigi Boccherini, è forse l’opera più famosa e anche più bella di questo compositore, che qui fonde il carattere acceso e impetuoso della musica popolare spagnola con l’eleganza della fine del Settecento.

Si prosegue lasciando spazio al quartetto d’archi con Eine kleine Nachtmusik, uno dei brani più famosi di Wolfgang Amadeus Mozart, tanto che circola come una vera e propria “hit” musicale ed è diventato anche una suoneria dei telefonini. Seguono due brani per la chitarra solista, che ha l’occasione di esibire i colori spagnoli di Recuerdos de la Alhambra di Francisco Tarrega e Asturias di Isaac Albeniz. Chitarra e quartetto si riuniscono in due altri brani spagnoli, Danza rituale del fuoco e Danza spagnola di Manuel de Falla. E per finire Tango en skai di Roland Dyens, che ricrea la tipica danza argentina alla luce del raffinato stile francese moderno.

Biglietti a 5 e 3 euro.

 

Mauro Mariani

 

 

 

 

 

 

 

 

New Orleans JazzFestival a Innsbruck

New Orleans approda a Innsbruck con il New Orleans Jazzfestival. La città sul Mississippi e la città sull’Inn sono gemellate e il segno più evidente di questo gemellaggio, è proprio il Jazz Festival.

Dal 16 al 19 luglio 2015 l’appuntamento è nella Marktplatz di Innsbruck e nelle altre piazze della città, per immergersi completamente nel mondo musicale dell’America del sud. Gli allegri concerti dal vivo delle star dello scenario musicale di New Orleans porteranno nella Capitale delle Alpi i suoni contemporanei della città americana. New-Orleans-Jazz, Rhythm & Blues, Zydeco: sonorità e ritmi che ricordano e fanno rivivere le note di famosi musicisti come Louis Armstrong, Sydney Bechet, Fats Domino o Mahalia Jackson. Ma le sponde del Mississippi non sono le sole ad aver dato i natali a vivaci musicisti… anche in riva all’Inn si trovano personaggi di tutto rispetto: è per questo che il direttore del Festival Markus Linder invita al New Orleans Jazzfestival anche complessi musicali tirolesi. Lo stesso Linder parteciperà attivamente, come presentatore, ma anche tastierista in accompagnamento ad alcuni brani. Capita inoltre che le manifestazioni musicali in programma si trasformino in vere e proprie Jam Sessions, con band e complessi che si mescolano allegramente tra loro, coinvolgendo il pubblico e contribuendo a consolidare concretamente un gemellaggio armonioso e duraturo tra Innsbruck e New Orleans.

New Orleans Jazzfestival

16 – 19 luglio 2015

 

Sabrina Talarico