Presepi dal mondo fino al 23 gennaio

In Gran Guardia, a Verona, è aperta la 37ª edizione di “Presepi dal Mondo”. La mostra, in programma fino al 23 gennaio 2022, è stata allestita per il terzo anno in Gran Guardia dal momento che in Arena stanno proseguendo i lavori di restauro.

Sono ben 400 i presepi provenienti da musei, collezioni, maestri presepisti e appassionati di tutto il mondo, per una rassegna che accompagna da trentasette anni il Natale di Verona, offrendo un quadro artistico completo della tradizione presepistica internazionale, con il suo messaggio di tolleranza tra popoli di culture diverse. Immancabile il simbolo della mostra dei presepi, e cioè la Stella cometa in piazza Bra, la più grande del mondo.

La rassegna sarà visibile al pubblico tutti i giorni, dalle 9 alle 20. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa al numero 045 592544 o consultare il sito www.presepiarenaverona.it

“Non c’è Natale a Verona se non ci sono i presepi e la Stella in piazza Bra, la più bella cartolina della nostra città – ha detto il sindaco Sboarina -”.

Roberto Bolis

Isgrò, Dante, Caravaggio e la Sicilia

A Palermo un importante progetto culturale della durata di quasi un anno può essere sintetizzato nell’espressione Isgrò Dante Caravaggio e la Sicilia; è promosso da Fondazione Sicilia e Amici dei Musei Siciliani in collaborazione con Archivio Emilio Isgrò e la partecipazione di Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese.

Prima tappa le sale di Villa Zito, sede della Pinacoteca della Fondazione Sicilia, dov’è allestita la mostra Isgrò Dante e la Sicilia curata da Marco Bazzini e Bruno Corà.

“Siamo felici che il progetto che lega Dante, Caravaggio, Isgrò e la Sicilia parta proprio dalla nostra Fondazione. Questa prima tappa – afferma il presidente di Fondazione Sicilia, Raffaele Bonsignore – coincide tra l’altro anche con i nostri primi trent’anni, e il dialogo artistico tra Dante e Isgrò con cui inizia questo itinerario lungo un anno è ottimo per celebrare la cultura e i progetti che portiamo avanti”.

Aperta al pubblico fino al 14 marzo 2022, la mostra presenta una ventina di opere a tema dantesco provenienti da collezioni pubbliche e private che, dal 1966 ai lavori più recenti, raccontano sinteticamente il multiforme e profondo rapporto che Emilio Isgrò ha avuto con la cancellatura, che in questa occasione si è concentrata sul “De vulgari eloquentia” di Dante.

Seconda tappa del progetto il 5 marzo 2022 a Palazzo Branciforte per la presentazione del Seme d’arancia su pietra siciliana, l’opera di Emilio Isgrò di recente acquisita alla collezione di Fondazione Sicilia, acquisizione che agli occhi del Maestro contribuirà a legare ancora di più l’idea del seme d’arancia all’Isola amplificandone così il valore simbolico.

Il seme d’arancia, tra le sculture più note di Isgrò, nasce nel 1998 come grande scultura pubblica per la sua città natale, Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia. È una grande metafora della cultura siciliana e della sua possibilità di rinascita, rimanda alle culture del Mediterraneo, solari e avvolgenti, che si sono sviluppate tanto con la parola che con gli scambi dando vita a valori di convivenza civile e di accoglienza.

In un’intervista con il critico Arturo Schwarz, Emilio Isgrò si augura che il seme d’arancia “possa dare origine a un seminario permanente di educazione civica. A meno che qualcuno non trovi antiquata l’idea che l’arte serva anche a educare”.

Lo stesso 5 marzo prossimo sarà presentato il catalogo di Isgrò Dante Caravaggio e la Sicilia , pubblicato da Skira Editore, conterrà tutti i materiali, una testimonianza dell’artista, le riproduzioni delle opere in mostra a Villa Zito e i testi dei curatori e di importanti studiosi a commento dei diversi aspetti dell’arte di Isgrò trattati.

L’Oratorio di San Lorenzo, nel cuore del centro storico di Palermo, ospita la terza tappa. Nell’ambito di Next XI edizione, viene presentata l’opera inedita di Emilio Isgrò appositamente realizzata, progetto ideato e organizzato dall’Associazione Amici dei Musei Siciliani. L’opera rimarrà in esposizione fino al 17 ottobre 2022, cinquantatreesimo anniversario del trafugamento della Natività di Caravaggio dall’Oratorio di San Lorenzo, imperdonabile furto unanimemente considerato un crimine contro l’umanità e di cui ancora oggi, forse non invano, si tenta il recupero. La Natività di Caravaggio è inserita dall’FBI al secondo posto della sua “Top Ten Art Crimes”.

Isgrò, Dante e la Sicilia, fino al 14 marzo 2022, Palermo, Villa Zito – Via della Libertà, 52. Biglietto intero € 5,00 / ridotto € 3,00. Orari di apertura al pubblico: lunedì- domenica dalle ore 14.30 alle ore 19.30 (ultimo ingresso alle ore 18.30). Martedì chiuso. 31 dicembre 2021 aperto dalle 9.30 alle 14.30 (ultimo ingresso alle ore 13.30).

Ombretta Roverselli

Elliott Erwitt. Family

Fino al 3 aprile 2022, Riccione celebra uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea con la retrospettiva Elliott Erwitt. Family curata da Biba Giacchetti, promossa dal Comune di Riccione, e organizzata e prodotta da Civita Mostre e Musei e Maggioli Cultura in collaborazione con SudEst57 nei rinnovati spazi di Villa Mussolini.

Una mostra di altissimo livello dedicata ad uno dei mostri sacri della fotografia in una delle ville storiche della città – commenta il sindaco Renata Tosi – mi rende particolarmente orgogliosa perché ci consente di offrire ai riccionesi e ai turisti una proposta culturale prestigiosa nei periodi invernale e primaverile. Oggi presentiamo una esposizione di caratura internazionale a dimostrazione che la progettualità dell’amministrazione non si è mai fermata anche con la pandemia. Possiamo guardare con fiducia alle sfide che abbiamo davanti perchè c’è tantissimo interesse da parte del pubblico di tornare a vivere, con le giuste precauzioni, i nostri luoghi di cultura. Ringrazio per il lavoro di squadra gli uffici comunali preposti, gli organizzatori Civita Mostre e Musei e Maggioli Cultura per aver abbracciato questa splendida iniziativa”.

USA. New York City. 2000.

Ospitare a Riccione grandi mostre fotografiche  – afferma l’assessore a Cultura Turismo Eventi Stefano Caldari –  in un luogo finalmente adatto come Villa Mussolini con impianti e locali consoni  e adeguati, rappresenta un grande traguardo raggiunto. Investire in cultura e in spazi belli e attrezzati è un ulteriore tassello del mosaico articolato che stiamo realizzando per rendere la nostra città sempre più attrattiva. L’evidente successo del Riccione Christmas Star è sotto gli occhi di tutti per la bellezza e la gioiosità che riesce a trasmettere alle persone, sia adulti che bambini, come evidenziato peraltro dalle innumerevoli foto sui social. Con la mostra di Elliott Erwitt offriamo il massimo con un’attenzione rivolta sia alla comunità locale che all’internazionalizzazione del nostro territorio. E non finisce qui, perché a seguire avremo Steve McCurry, un altro grandissimo fotografo del Novecento”.

Niente è più assoluto e relativo, mutevole, universale e altrettanto particolare come il tema della famiglia. Mai come oggi “famiglia” è tutto e il suo contrario: a che fare con la genetica, il sociale, il diritto, la sicurezza, la protezione e l’abuso, la felicità e l’infelicità; niente è capace di scaldare di più gli animi, accendere polemiche, unire e dividere come il senso da attribuire alla parola “famiglia”.

Là dove la parola si ferma o si espande a dismisura, può intervenire a tentare di interpretarla lo sguardo della fotografia, da sempre molto legata a questo tema.

Il diffondersi infatti di questo “mezzo di documentazione” nelle classi sociali della media borghesia ha accompagnato il desiderio di un racconto privato e personale degli eventi che ne segnavano le tappe: i ritratti degli avi, le nascite, i matrimoni, le ricorrenze, tutto condensato in quei volumi che nelle prime decadi dello scorso secolo arredavano il “salotto buono”: gli album di famiglia.

La curatrice della mostra Biba Giacchetti ha chiesto a uno dei più importanti maestri della fotografia di creare un album personale e pubblico, storico e contemporaneo, serissimo e ironico. È nata così la mostra “Elliott Erwitt. Family”.

La mostra raccoglie circa sessanta dei suoi scatti più famosi, in grado di offrire al visitatore una panoramica sulla storia e il costume del Novecento, attraverso la tipica ironia di Erwitt, pervasa da una vena surreale e romantica, alternando immagini ironiche a spaccati sociali, matrimoni nudisti, famiglie allargate o molto singolari, metafore e finali “aperti”, come la famosissima fotografia del matrimonio di Bratsk.

Accompagna la mostra un catalogo a cura di Sudest57.

La programmazione espositiva proseguirà con la mostra Steve McCurry Icons, in programma dal 14 aprile 2022: conservando e presentando il biglietto della mostra di Elliott Erwitt si avrà diritto alla tariffa ridotta sul biglietto di ingresso della mostra Icons.

Orari: dalle 9,30 alle 13 e dalle 14,30 alle 19. Lunedì chiuso

24 dicembre aperto dalle 9,30 alle 13

25 dicembre chiuso

26, 27,28,29,30 dicembre aperto dalle 9,30 alle 19

31 dicembre dalle 9,30 alle 13

1° gennaio dalle 14,30 alle 19

2,3,4,5,6 gennaio aperto dalle 9,30 alle 19

La mostra prevede ingresso con biglietto. Informazioni e prenotazioni: sito della mostra

Ombretta Roverselli (anche per la fotografia)

Herat. Ora nona

Un Cristo sulla croce privato delle braccia, al suo capezzale donne velate dal burqa blu. È di forte impatto l’installazione artistica che da domani fino al 18 dicembre viene ospitata in municipio, nella sala al primo piano collegata all’atrio.

Si tratta di “Herat. Ora Nona”, opera del maestro scultore Ernesto Lamagna, accademico pontificio dei Virtuosi al Pantheon. L’Opera – che di recente è stata esposta al Mart di Trento e Rovereto su invito di Vittorio Sgarbi – arriva a Verona con la curatela dello stesso Vittorio Sgarbi, di Alessandro Carone e Federico Martinelli, quest’ultimo organizzatore dell’evento ed editore della pubblicazione tramite la casa editrice Quinta Parete.

Il progetto espositivo, che gode del patrocinio del Comune di Verona, è una riflessione sulla situazione dell’Afghanistan e sulla condizione delle donne che vi abitano, una realtà a dir poco drammatica che l’artista ha potuto constatare personalmente durante un viaggio ad Herat. Proprio nella città afgana, infatti, Lamagna tenne qualche anno fa un corso a studenti della scuola d’arte, dove giunse per tramite del veronese tenente colonnello Alessandro Scarone, all’epoca in missione con l’Esercito proprio ad Herat.

Fino al 18 dicembre la mostra sarà aperta tutte le mattine, festivi esclusi, dalle 10 alle 13. L’ingresso è libero con green pass e mascherina.

“E’ con grande piacere che ospitiamo questa installazione – ha detto Briani -. Un’opera il cui messaggio ci coinvolge in modo particolare e che rientra a pieno titolo tra le tante iniziative organizzate dall’Amministrazione in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il burqa che le donne afgane sono costrette ad indossare, non solo impedisce loro di vedere il mondo, ma vieta anche di parlare, una violenza psicologica oltre che fisica che non tutte, come ci dicono i dati, riescono a sopportare, preferendo il suicidio a tale condizione”.

“Una mostra dal forte impatto emotivo, che farà certamente riflettere chi verrà a visitarla – ha aggiunto Padovani -. Ringrazio quanti hanno collaborato per il suo allestimento, in tempi davvero veloci, ma l’obiettivo era inaugurarla ai primi di dicembre”.

“L’opera è nata da una forte esperienza di Lamagna in Afghanistan- aggiunge  Martinelli -. L’intensità e lo strazio del Cristo, con il suo viso che gronda disperazione, diventa messaggio universale di immedesimazione nella sofferenza dell’Umanità tutta. Una lacerazione che contorce il costato, in un corpo macerato che, pur sembrando impossibilitato ad abbracciare l’Umanità in quanto raffigurato privo di braccia, avvolge tutti nel suo Piano della Salvezza”.

“Ero in Afghanistan come maggiore degli Alpini quando Lamagna fu invitato, su mia richiesta, dal Ministero degli Esteri, per tenere un corso di pittura ai giovani studenti dell’Università di Herat. L’arte nasce da eventi intensi e da esperienze, come questa, che lasciano il segno” ha concluso Carone.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Per il centenario di Magagnato, gli acquarelli di Arduini

Nuovo allestimento nella sala Boggian del Museo di Castelvecchio. In esposizione i 60 acquarelli donati quest’anno da Francesco Arduini per il Gabinetto Disegni e Stampe del Museo scaligero. Una mostra speciale, in visione al pubblico fino a 6 marzo 2022, realizzata in occasione delle celebrare del centenario della nascita di Licisco Magagnato. L’esposizione dossier, dal titolo ‘Ritorno alla rappresentazione. Gli acquerelli di Francesco Arduini. Una donazione al Museo di Castelvecchio, è a cura di Francesca Rossi e Ketty Bertolaso. In mostra opere di delicata suggestione, che costituiscono una ripresa della rappresentazione, dopo l’astrattismo degli esordi, e che trovano nell’acquerello il medium ideale per restituire una “densità cromatica e tattile inusitata in rapporto alla traduzione consolidata di questa tecnica”, come sottolinea l’artista. La coincidenza della donazione con il centenario della nascita di Magagnato evidenzia il lungo sodalizio di amicizia e di collaborazione che legò il direttore dei Musei e Gallerie d’Arte di Verona al pittore. Tra gli anni Sessanta e Settanta, Magagnato acquisì alcune opere di Arduini per la Galleria d’Arte Moderna e dedicò molte pagine in cataloghi di mostre monografiche e collettive alla produzione pittorica e grafica all’artista. Gli acquerelli sono accostati in sala Boggian a lavori giovanili, dipinti e incisioni delle collezioni del Museo di Castelvecchio e della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, che documentano gli esordi dell’artista e la stagione dei suoi rapporti con Magagnato.

Nelle opere di Arduini, Magagnato coglieva “un tranquillo e distaccato inseguire le analogie e le costanti profonde tra le forme naturali ed organiche, l’ordine segreto (non geometrico ma ritmico) dei profili delle linee, delle masse” e avvertiva “la presenza di uno scambio continuo tra una certa scala interiore di ritmi e andamenti stilistici, e la scoperta sempre rinnovata di aspetti della morfologia naturale consonanti con quel suo a priori formale” (Magagnato 1966).

“I Musei Civici veronesi – spiega l’Assessore alla Cultura – hanno scelto di celebrare con un fitto programma di appuntamenti il centenario della nascita di Licisco Magagnato. storico dell’arte e direttore dei Musei e delle Gallerie veronesi dal 1955 al 1986, tra le figure intellettuali più rappresentative dello sviluppo del sistema museale cittadino. Questa mostra, oltre ad esporre al pubblico opere di particolare fascino artistico, è l’occasione per ricordare il legame di amicizia che, per lungo tempo, ha legato Magagnato ad Arduini”.

Francesco Arduini, dopo la maturità artistica conseguita nel 1951 a Venezia, si iscrive alla Facoltà di Architettura a Venezia e Firenze. Inizia ad esporre nel 1951 e nel 1961 succede ad Orazio Pigato nella cattedra di Composizione all’Istituto Statale d’Arte N. Nani di Verona, in cui insegna per vent’anni. Dopo l’esordio, espone a tutte le edizioni della Biennale di Verona dal 1953 al 1967; nella 57a edizione della mostra viene premiato. Contemporaneamente partecipa a rassegne nazionali ed internazionali giovanili a Milano, Gorizia, Roma, Lubiana, ecc. Ottiene nel 1962 il Premio Diomira a Milano; un premio all’VIII Premio Mestre nel 1964; vine premiato alla XV Biennale nazionale di Lucca nel 1968.

Nel 1963 partecipa alla XV Triveneta di Padova e al Premio San Fedele a Milano. Nel 1965, presentato da Gian Lorenzo Mellini, incontra lo storico dell’arte Ludovico Ragghianti, che propone una sua antologica di grafica all’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Pisa (Fondazione Timpanaro), che diventerà itinerante nelle principali città della Toscana e della Liguria. Sempre nel 1965 viene invitato per la grafica alla XXXIII Biennale Internazionale di Venezia, con un gruppo di opere: gli Stendardi.

Partecipa a numerose collettive in Italia e all’estero, a Bolzano, Genova, Firenze, San Martino di Lupari, Montebelluna, Trento, San Giminiano, Nagahama, Piazzola sul Brenta, Trissino, Teheran, Salisburgo, Ferrara, Maniago, Termoli, ecc.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Licisco Magagnato 1921-2021

Esposizioni, proiezioni cinematografiche, giornate di studio. Ma anche, il 17 dicembre, la dedica a sua perenne memoria del giardino di Castelvecchio. I Musei Civici veronesi hanno scelto di celebrare cosi il centenario della nascita di Licisco Magagnato, nato a Vicenza l’8 giugno 1921. Storico dell’arte e direttore dei Musei e delle Gallerie veronesi dal 1955 al 1986, Magagnato è una fra le figure intellettuali più rappresentative dello sviluppo del sistema museale cittadino. L’ampio programma di appuntamenti, oltre a valorizzare la sua figura, punta ad ampliare la conoscenza di cittadini e di turisti sull’opera culturale che lo ha contraddistinto, sempre in favore dell’arte e dello sviluppo di quell’offerta museale oggi fondamentale realtà e risorsa della città.

“E’ fondamentale continuare a dare memoria – dichiara l’assessore Briani – di quelle figure che hanno contribuito a rendere Verona lo straordinario patrimonio culturale che oggi conosciamo e possiamo ammirare. Il genio e la passione civile, artistica e culturale di Magagnato hanno contraddistinto non solo il suo percorso di vita ma le tante positive scelte compiute in favore della città. Ricordare una figura come Magagnato significa non dimenticare cosa è stata Verona nei decenni in cui lui ha operato e quanto è stato determinate il suo lavoro per i Musei Civici”.

“Direttore dei civici Musei e Gallerie d’Arte di Verona dal 1955 al 1986 – ricorda la direttrice Rossi – Magagnato è una figura determinante nella storia dei Civici Musei. Intellettuale attento e sensibile, si distingue per un interesse profondo per la genesi dell’opera, l’indagine delle forme urbane, la salvaguardia dei beni culturali e il restauro, per l’insegnamento e il dialogo con gli artisti contemporanei. È tra i promotori del dialogo scuola-museo e dell’idea di museo come luogo di formazione permanente.
Tra il 1957 e il 1964 è protagonista, con l’architetto Carlo Scarpa, del restauro e del riallestimento del Museo di Castelvecchio, secondo un progetto d’avanguardia tra i più rappresentativi della museografia del Novecento”.

Programma.
Mostre. Dall’11 di novembre, alla GAM
, nel rinnovato percorso espositivo ‘Passioni e visioni: percorsi dalla storia della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti’ si trova la speciale sezione a lui dedicata, intitolata ‘L’arte contemporanea nello sguardo di Licisco Magagnato (Vicenza 1921- Venezia 1987): mostre veronesi e acquisizioni per la Galleria d’Arte Moderna’.

L’esposizione documenta e valorizza il profondo legame tra Licisco Magagnato e l’arte contemporanea, un aspetto ancora poco indagato della sua poliedrica personalità. Magagnato fu un aggiornato e appassionato intenditore, impegnato come critico d’arte e organizzatore, capace di utilizzare luoghi diversi, pubblici e pri-vati, tra sale espositive e spazi all’aperto, a seconda del carattere del progetto. Dalle prime recensioni su giornali e riviste alla redazione di testi per amici artisti, dalle mostre importanti su Semeghini, Vedova, De Pisis, Balla, Consagra, a quelle sull’astrattismo e i giovani concettuali, la presenza del contemporaneo è un filo rosso presente lungo tutto l’arco della sua vita.

La sezione ospita autori molto cari a Magagnato, come Semeghini, De Pisis, Vedova, Birolli, le cui opere furono esposte in mostre veronesi organizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta o acquisite dal Comune di Verona per le collezioni civiche grazie al suo impulso. La sezione è completata da un focus che evidenzia l’interesse per le tendenze dell’arte astratta e concettuale che animò Magagnato negli anni Settanta e Ottanta: un’eredità portata avanti e sviluppata da Giorgio Cortenova, Direttore della Galleria civica dal 1985 al 2008, a tutt’oggi riconoscibile nelle iniziative che l’istituzione promuove sul fronte contemporaneo.

Fino al 6 marzo 2022, nella sala Boggian al Museo di Castelvecchio, la mostra ‘Ritorno alla rappresentazione. Gli acquerelli di Francesco Arduini. Una donazione al Museo di Castelvecchio’. Inaugurazione il 3 dicembre alle ore 13. L’esposizione dossier, a cura di Francesca Rossi e Ketty Bertolaso, presenta 60 acquerelli donati da Francesco Arduini al Gabinetto Disegni e Stampe del Museo di Castelvecchio. Opere di delicata suggestione, che costituiscono una ripresa della rappresentazione, dopo l’astrattismo degli esordi, e che trovano nell’acquerello il medium ideale per restituire una “densità cromatica e tattile inusitata in rapporto alla traduzione consolidata di questa tecnica”, come sottolinea l’artista. Un lungo sodalizio di amicizia e di profonda stima artistica legò Licisco Magagnato a Francesco Arduini. Tra gli anni Sessanta e Settanta, il direttore acquisì alcune opere dell’artista e dedicò molte pagine in cataloghi di mostre monografiche e collettive alla sua produzione pittorica e grafica. Accanto agli acquerelli donati da Francesco Arduini saranno esposti dipinti e disegni appartenenti alle collezioni civiche veronesi e in prestito dalla raccolta dell’artista.

Dall’11 dicembre al 16 gennaio, al Museo di Castelvecchio, Galleria delle Sculture, esposizione Lapilli di Giorgio Vigna. Un percorso ideato in collaborazione con Galleria veronese Studio la Città, in occasione della donazione dell’opera Acquaria, realizzata da Vigna per il giardino di Castelvecchio nel 2013 e donata dall’artista stesso al museo nel 2021 per la ricorrenza del centenario di Magagnato. Inaugurazione in pro-gramma l’11 dicembre alle ore 16.

In continuità con l’installazione Acquaria che abita la fontana di Scarpa nella corte esterna, Giorgio Vigna crea un inedito percorso espositivo nella Galleria delle Sculture, confrontandosi nuovamente con lo spazio scarpiano. I suoi sassi immaginari tornano a incontrarsi con l’architettura petrosa del Castello e con i sassi naturali del greto dell’Adige usati da secoli per edificare. I sassi diventano un piccolo elemento denso di si-gnificato del linguaggio sviluppato da Giorgio Vigna in oltre trent’anni di ricerca. Inoltre, segnano, come piccole offerte poetiche, la continuità del suo omaggio al Museo di Castelvecchio, a Carlo Scarpa e a Licisco Magagnato.

Il 6 dicembre, alle ore 15.30, al Centro Audiovisivi, nella sala Farinati alla Biblioteca Civica, la proiezione cinematografica in onore di Licisco Magagnato.

L’appuntamento, organizzato con la collaborazione dell’Area Cultura – Centro Audiovisivi della Biblioteca Civica, coinvolgerà un pubblico ampio ed eterogeneo mediante il linguaggio cinematografico, che mostrerà la partecipazione del giovane Magagnato alla resistenza vicentina, origine del suo impegno civile nell’Italia del secondo dopoguerra.

Il 9 dicembre, dalle ore 9.30 alle 18, alla sala Convegni della Gran Guardia, una giornata di studio sul tema ‘Licisco Magagnato tra storia dell’arte e politica culturale’. Coordinamento scientifico: Francesca Rossi, Antonella Arzone, Fausta Piccoli
La giornata, organizzata dal Museo di Castelvecchio, intende rendere omaggio e approfondire la figura e il ruolo di Licisco Magagnato come studioso, critico d’arte e direttore di museo, e ripercorrere il suo profondo impegno nella politica culturale del nostro Paese. L’evento verrà trasmesso in streaming sul canale YouTube I MUV – I Musei di Verona.

Saranno presenti, come relatori, studiosi legati ai Musei Civici di Verona, di Vicenza, di Bassano e alle Uni-versità di Verona, Padova, Venezia, insieme ad allievi e testimoni dell’attività scientifica e culturale di Magagnat. Interventi di Guido Beltramini, Howard Burns, Anna Maria Conforti Calcagni, Maurizio Cossato, Alba Di Lieto, Matteo Fabris, Tiziana Franco, Barbara Guidi, Cristina Lonardi, Sergio Marinelli, Paola Marini, Marta Nezzo, Stefania Portinari, Francesca Rossi, Vincenzo Tiné. L’incontro è realizzato con il contributo della Casa Vinicola Sartori.

Il 17 dicembre alle ore 11, intitolazione del giardino del Museo di Castelvecchio, a Licisco Magagnato e a Carlo Scarpa.

Il restauro e il riallestimento di Castelvecchio, promossi dal direttore Licisco Magagnato e realizzati dall’architetto Carlo Scarpa tra il 1958 e il 1964, costituiscono un punto di riferimento, studiato e ammirato, della felice stagione museografica italiana del secondo dopoguerra. Il Museo di Castelvecchio, infatti, offre una testimonianza esemplare del dialogo tra la committenza pubblica e illuminata di un direttore di museo e di un maestro dell’architettura, la cui memoria si salda tangibilmente nella doppia intitolazione del giardino di Castelvecchio. A Licisco Magagnato e a Carlo Scarpa viene quindi dedicato il Cortile della piazza d’Armi in quanto luogo simbolo della lungimirante progettualità e della sintonia tra il direttore e l’architetto.

Infine, dedica a Licisco Magagnato del catalogo della mostra diffusa Dante a Verona 1321-2021. Il mito della città tra presenza dantesca e tradizione shakespeariana.

Nell’ambito delle iniziative che hanno visto il Comune di Verona partecipare, insieme alle città di Firenze e Ravenna, alle attività del “Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighie-ri”, a Licisco Magagnato è stata riservata una dedica nel catalogo della mostra diffusa.

Licisco Magagnato (Vicenza 1921 – Venezia 1987) è direttore del Museo Civico di Bassano del Grappa tra il 1951 e il 1955. Dal 1955 al 1986, è alla guida dei civici Musei e Gallerie d’Arte di Verona. Tra il 1957 e il 1964 è protagonista, con l’architetto Carlo Scarpa, del restauro e del riallestimento del Museo di Castelvecchio, secondo un progetto d’avanguardia tra i più rappresentativi della museografia del Novecento. Protagonista della resistenza vicentina e poi membro del Partito d’Azione e quindi del Partito Repubblicano, si dimostra sempre profondamente coinvolto nella vita politica, sociale e culturale del Paese e contribuisce alla creazione del Ministero dei Beni Culturali, istituito nel 1974, e nel 1977 è nominato vicepresidente del Comitato di settore per i Beni artistici e storici del ministero. Libero docente di Storia dell’Arte dal 1967, di-venta professore incaricato stabilizzato di Storia dell’Arte presso la facoltà di Economia e Commercio (Corso di Lingue) dell’Università di Padova (sede distaccata di Verona) a partire dall’anno accademico 1970-1971. Tra il 1970 e il 1973 apre il Museo degli Affreschi, intitolato a G.B. Cavalcaselle, e la Casa di Giulietta. Nel 1982 riapre al pubblico il Museo Lapidario Maffeiano, su progetto dell’architetto Arrigo Rudi; avvia il restauro dell’isolato e del Palazzo Emilei Forti, su progetto dell’architetto Libero Cecchini. Come studioso, è attento a un ampio ventaglio di argomenti di storia dell’arte, con particolare riferimento all’arte veneta, a partire dagli studi sul Teatro Olimpico di Vicenza e su Jacopo Bassano, a temi palladiani e sulla storia dell’arte, la cultura, la trattatistica dal Medioevo al Settecento. Numerose sono le iniziative espositive dedicate da Magagnato all’arte contemporanea, all’architettura, all’arte popolare e alle arti minori. Promuove e cura mostre tra cui, per l’ambito medievale e moderno: Da Altichiero a Pisanello (1958), Dante e Verona (1965), Cinquant’anni di pittura veronese 1580-1630 (1974), La pittura a Verona tra Sei e Settecento (1978), Progetto per un museo secondo. Dipinti restaurati delle collezioni del Comune di Verona (1979), Palladio e Verona (1980), Carlo Scarpa a Castelvecchio (1982).

Roberto Bolis (anche perla fotografia)

Alla GAM di Verona nuova esposizione su “Passioni e visioni”

La storia della nascita della Galleria d’Arte Moderna “Achille Forti” di Verona raccontata in un nuovo percorso espositivo di oltre 150 opere. E’ così che la passione per l’arte e la lungimirante visione di Ugo Zannoni, Achille Forti, Licisco Magagnato e Giorgio Cortenova, quattro personaggi fondamentali per la GAM e la sua identità, vengono presentati al pubblico in una speciale mostra a cura di Francesca Rossi e Patrizia Nuzzo.

Dopo le esposizioni dedicate ai 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e al suo legame con la città di Verona, la Galleria d’Arte Moderna si presenta al pubblico con i propri spazi rinnovati.

Al suo interno uno speciale racconto visivo che, attraverso le oltre 150 opere esposte, ripercorre circa un secolo, dalla fine dell’Ottocento alla fine del Novecento, per arrivare a testimoniare la storia di una istituzione, ma anche quella della sua città e del contesto sociale dei suoi promotori.

Alle opere della collezione civica si uniscono importanti prestiti di istituzioni museali,“Ospiti fuori dal Comune” provenienti da musei civici e nazionali, da collezionisti privati e artisti.

Le donazioni. Il primo focus è dedicato al contributo di Ugo Zannoni che con la donazione, tra il 1905 e il 1919, di circa 200 opere, pone la prima pietra per la nascita della Galleria. È attraverso il suo lascito che la GAM entra in possesso di un corpus rilevante di opere da A. Puttinati, A. Dall’Oca Bianca, R. Fontana, a N. Nani, L. Nono e A. Recchia. Ma, soprattutto, fa il suo ingresso nella neofita e nascente collezione civica uno dei capolavori assoluti dell’arte di fine secolo: S’avanza di A. Morbelli. Grazie ad Achille Forti, che alla morte, nel 1937, lascia il palazzo di famiglia e la propria raccolta privata di opere d’arte al Comune di Verona, la Galleria trova la sua prima sede a Palazzo Emilei Forti. Si aggiunge così un secondo nucleo di opere di considerevole importanza, tra cui la famosa Meditazione di F. Hayez, Pia dei Tolomei di P. M. Molmenti, oltre a una nutrita collezione di lavori di artisti di origine piemontese, lombarda, emiliana e, naturalmente, veneta.

I grandi studiosi. Gli altri due focus sono dedicati a due grandi studiosi che hanno contributo in maniera diversa e determinante alla fisionomia della collezione e alle attività della Galleria. Il primo è Licisco Magagnato, storico dell’arte, direttore dei Musei veronesi dal 1955 al 1986, di cui nel 2021 si celebra il centenario della nascita. Magagnato, attivo come curatore e promotore di studi e mostre di arte contemporanea, ha sostenuto numerosi artisti e dato un forte impulso anche per quanto riguarda l’incremento delle collezioni. In questa sezione sono esposte opere che testimoniano il suo interesse per artisti come P. Semeghini, F. de Pisis, E. Vedova, R. Birolli, Tancredi, B. Romagnoni, E. Degani. La sezione si completa nel focus conclusivo, dedicato ai linguaggi aniconici dagli anni sessanta e ottanta del Novecento, e testimonia il transito dal lavoro di Magagnato (opere di F. Arduini, V. Matino) all’impegno di Giorgio Cortenova – critico d’arte e direttore della Galleria dal 1985 al 2008 – per lo sviluppo della sezione contemporanea grazie a un’organica politica di acquisti, donazioni, depositi e comodati (opere di E. Bonamini, P. Cotani, G. D’Agostino, E. Degani, E. Finzi, M. Gandini, G. Griffa, V. Guarnieri, I. Legnaghi, P. Legnaghi, e. Marchegiani, G. Olivieri, G. Ortelli, M. Pellegrin, P. Pinelli, A. Schmid e C. Verna). 

“Un viaggio che ripercorre le fasi che hanno definito la nascita della Galleria d’Arte Moderna e lo sviluppo della sua immagine artistica – precisa l’assessore Briani –. Una storia che ci riconduce inevitabilmente a quattro personaggi fondamentali per la GAM e la sua identità, Ugo Zannoni, Achille Forti, Licisco Magagnato e Giorgio Cortenova. Il loro ingegno e visione viene presentato al pubblico attraverso un percorso espositivo non solo storicamente interessante ma con un fascino artistico unico e profondamente coinvolgente”. 

 “E’ la storia dell’arte veronese e dei suoi artisti più conosciuti, nella parte del secondo ‘900 – sottolinea la direttrice Rossi –. La novità della proposta della GAM è quella di mostrare al pubblico come dopo la seconda Grande Guerra le Istituzioni hanno investito anche sull’incremento e la valorizzazione dell’arte contemporanea. Uno dei primi in Italia è stato Magagnato, che dagli anni ’50 – ’60 promuove grandi mostre, come Semeghini e de Pisis, e nel ’71 l’esposizione sulla Verona anni ’20, dando inizio anche alle acquisizioni che arrivano alla Galleria tramite donazioni o acquisti. Un grande fermento che da il via allo sviluppo del Contemporaneo. L’esposizione, ben presentata, ripercorre tutte le fasi salienti di questa straordinaria visione, che ha consentito il generarsi della Galleria d’Arte Moderna di Verona”. 

“Di particolare rilievo l’ultima parte del percorso espositivo – evidenzia Nuzzo –, dedicata ai linguaggi aniconici, privi di immagini, degli anni settanta e ottanta del Novecento, con una sezione di opere che inaugurano, in Italia, una nuova prassi del dipingere, accompagnata da una riflessione critica nei riguardi della storia. La sala introduce e testimonia il lavoro di acquisizione di Cortenova e il suo impegno nell’incrementare la collezione civica, valorizzando gli artisti contemporanei”.

Orari. Da martedì a domenica dalle 11 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30) – chiuso il lunedì.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Perugino. Il maestro di Raffaello

Ultimo weekend di apertura della mostra “Perugino. Il Maestro di Raffaello”, che per l’occasione lunedì 1 novembre sarà aperta con orario continuato dalle 10 alle 18. La mostra affronta, attraverso una ventina di opere, uno dei momenti più alti nella storia dell’arte rinascimentale. Con prestiti dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, dal Museo di Arte Antica e di Arte Sacra di Sutri, dal museo del tesoro della Basilica di San Francesco di Assisi e dalla Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, si snoda in un percorso narrativo articolato in sezioni allestite nelle Sale del Castellare. Frutto della collaborazione tra la Regione Marche e il Comune di Urbino, curata da Vittorio Sgarbi e organizzata da Civita Mostre e Musei e Maggioli Cultura, la mostra completa idealmente le celebrazioni per il quinto centenario della morte di Raffaello e anticipa il quinto centenario della morte di Perugino che si celebrerà nel 2023.

“Perugino. Il maestro di Raffaello”, fino a domani aUrbino, Palazzo Ducale, Sala del Castellare, orari di apertura 10,00 – 18,00                                                 

Ombretta Roverselli

Foto/Industria

Dal 14 ottobre al 28 novembre 2021, Genus Bononiae ospiterà tre esposizioni della V edizione di FOTO/INDUSTRA, la Biennale di fotografia dell’industria e del lavoro promossa da Fondazione MAST. L’edizione 2021 FOOD sarà incentrata sul tema dell’industria alimentare.
Le sedi Genus Bononiae coinvolte sono:

Biblioteca d’Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale (via Nazario Sauro, 20/2)
Schokoladenfabrik. Esposizione degli scatti di Hans Finsler, autore tra i maggiori protagonisti della fotografia oggettiva.
Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni (via Manzoni, 2)
Favignana. Esposizione di Herbert List, autore affascinato dalla Magna Grecia che, nel 1951, la esplorò fino ad approdare a Favignana, la piccola isola siciliana dove avviene la pesca e la lavorazione del tonno.
Factory of Original Desires. Esposizione di Bernard Plossu, uno dei maggiori protagonisti della fotografia francese degli ultimi cinquant’anni.
Per maggiori informazioni consulta il sito www.fotoindustria.it

Palazzo Fava, ingresso gratuito.

Michael Kenna. Confessionali

Il complesso monumentale di Santa Maria della Vita ospita sino al 19 ottobre la mostra fotografica “Confessionali” di Michael Kenna, voce tra le più poetiche e profonde della fotografia contemporanea internazionale. La mostra è promossa da FSCIRE, in collaborazione con Genus Bononiae.

Santa Maria della Vita, via Clavature 8-10, Bologna. Martedì – domenica: ore 10.00 – 19.00

Ingresso gratuito

Burrini, Crespi, Creti, Gandolfi. Il Settecento bolognese nelle collezioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna

Ultimi giorni per visitare la mostra allestita a Casa Saraceni, dedicata alla grande pittura del Settecento bolognese, aperta sino al 17 ottobre 2021.

Casa Saraceni, via Farini 15, Bologna. Martedì – venerdì: ore 15.00 – 18.00. Sabato e domenica: ore 10.00 – 18.00. Ingresso gratuito.

G.B.

Opera: il palcoscenico della società

Nell’ambito di Parma Capitale Italiana della Cultura 2021, a Palazzo del Governatore di Parma, è aperta al pubblico la mostra Opera: il palcoscenico della società, che sarà visitabile fino a giovedì 13 gennaio 2022.

L’esposizione, curata dalla storica dell’arte Gloria Bianchino e dallo studioso verdiano Giuseppe Martini, su progetto di allestimento scenografico a cura di Margherita Palli Rota, è prodotta da Comune di Parma e realizzata da Casa della Musica, in collaborazione con la Fondazione Teatro Regio di Parma.

Operavuole esplorare il rapporto biunivoco fra opera e società: 514 i pezzi esposti tra quadri, volumi antichi, stampe, fotografie, libretti, riviste, documenti d’archivio, costumi, oggetti di scena e materiali audiovisivi e sonori, provenienti da 75 prestatori pubblici e privati.

Francesco Hayez, I Vespri siciliani, Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea, Roma (immagine sottoposta a Copyright)


Tra le opere in mostra: i quadri di Francesco Hayez I vespri Siciliani (1846) dalla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, e Papa Urbano II sulla piazza di Clermont predica la prima Crociata (1835) dalla Collezione della Fondazione Cariplo di Milano; il dipinto Au théatre di Federico Zandomeneghi (1885-1895) dall’Istituto Matteucci di Viareggio; una sezione di ritratti di Lina Cavalieri, tra cui il Ritratto di Lina Cavalieri di Cesare Tallone (1905) dalla Galleria Campari di Milano, e la serie di fotografie di Francesco Paolo Michetti da Archivio Alinari di Firenze; il lacerto ‘W Verdi’ dai Musei Civici di Treviso; il libretto originale dell’Orfeo di Monteverdi dalla Biblioteca Teresiana di Mantova; abiti di scena e da sera, tra cui un pezzo di Balenciaga da Tirelli Costumi di Roma.

Nonostante per secoli il suo pubblico sia appartenuto all’aristocrazia, l’opera è divenuta nel tempo sinonimo di passione popolare, riuscendo a valicare la dimensione del divertimento e dello spettacolo per diventare non solo memoria collettiva, ma rappresentazione dell’identità di una nazione. Lungo 20 sale del Palazzo del Governatore si apre un percorso articolato in tre sezioni che indaga l’influenza dell’opera sugli usi e costumi del tempo e sullo scenario politico: un vero e proprio viaggio attraverso l’universo operistico nel suo legame con i processi di autonomia nazionale, i valori civili della comunità e la riflessione sulla propria identità e sul proprio passato.

Il mondo dell’opera è presentato sotto vari aspetti: il suo pubblico e il modo di stare in teatro; le strade che il melodramma ha intrapreso per avvicinarsi a un pubblico più ampio e i mezzi che gli hanno permesso di scendere dal palcoscenico per farsi conoscere fuori dal teatro; l’influenza esercitata sulla cultura e sull’immaginario collettivo; il suo dialogo con la politica, tra arte di regime, protesta e censura; il contributo all’ampliamento delle conoscenze linguistiche attraverso i libretti; e infine i cambiamenti delle modalità di ascolto, dagli organetti meccanici fino al disco, e il rapporto con vecchi e nuovi strumenti di comunicazione, dalla radio alla televisione e al web.

Francesco Hayez, Papa Urbano II sulla piazza di Clermont predica la prima crociata, Collezione Cariplo, immagine sottoposta a Copyright

A partire dal territorio di Parma – ricco di tradizione e nomi che hanno fatto la storia quali Giuseppe Verdi e Arturo Toscanini – i visitatori possono scoprire nel percorso espositivo il segreto della longevità dell’opera che si rivela al tempo stesso plasmabile al mutamento dei tempi e conservatrice dei riti del vivere insieme, dall’abbigliamento alla gastronomia, in particolar modo a Parma, dalla gestualità fino all’immaginario visivo. In mostra anche locandine, cartoline e caricature su riviste e calendari che nel corso degli anni hanno cambiato il modo di rappresentare l’opera, i suoi personaggi e i momenti scenici più popolari.

Le prime otto sale dell’esposizione (Stanze 1 e 2 Dalla nascita alla maturità – Stanza 3 Censura – Stanza 4 Protesta politica – Stanze 5 e 6 Opera e regimi – Stanze 7 e 8 Opera, politica e contemporaneità) si soffermano sull’influenza reciproca tra opera e sistema politico. È stato proprio il suo successo ad assicurare al genere una continua osservazione da parte dell’autorità politica, sia per orientare il consenso e disciplinare la morale, sia per controllare che non si veicolassero contenuti pericolosi per il potere. Parallelamente, la storia dell’opera è una continua lotta contro l’autorità, in nome della libertà artistica del compositore. Il teatro è stato spesso scelto come luogo fisico di protesta, ma la contestazione è avvenuta anche attraverso le opere messe in scena, come nel caso dei moti risorgimentali e dei regimi del Novecento.

Stare all’opera(Stanza 10), inoltre, è un’attività sociale articolata: lo spettacolo non è solo una rappresentazione a cui assistere, ma diventa pretesto per stabilire relazioni sociali mangiando, sorseggiando, chiacchierando e ostentando il proprio ruolo attraverso riti codificati.

La mostra prosegue, in altre cinque sale, analizzando l’influenza dell’opera sui diversi aspetti della società (Stanza 11 Figure della memoria– Stanza 12 Opera e parole– Stanza 13 Il gesto è il personaggio– Stanza 14L’opera è donna– Stanza 15La passione per l’opera). Il teatro è memoria del singolo, dei personaggi, degli spettacoli, memoria collettiva di un sogno civile, ma è anche strumento che ha contribuito a rendere la figura femminile sovrana del palcoscenico. Importante è il contributo apportato dall’opera alla lingua italiana e alla letteratura: i libretti sono stati veicoli per accrescere il vocabolario non solo degli appassionati, e far conoscere grandi autori stranieri quali Hugo, Shakespeare, Dumas. Inoltre l’opera, inizialmente esclusiva dell’aristocrazia, ha aperto le sue porte a un pubblico più ampio, che la riconosceva come rappresentazione dell’identità di un territorio e della nazione intera. In questo contesto si sono diffuse nuove iconografie del genere che sono presto entrate a far parte dell’immaginario popolare: tra queste la gestualità dei cantanti, inizialmente vista con ilarità ma presto riconosciuta come codice visivo con cui poter identificare i protagonisti delle opere.

L’ultima sezione della mostra illustra il materiale che si è raccolto nel tempo attorno alla comunicazione dell’opera (Stanza centrale L’opera appesa– Stanza 17 Opera da leggere, opera da ridere– Stanza 18 L’opera fuori dal teatro– Stanza 19 Il mito dell’opera– Stanza 20 L’opera riprodotta).Verso la fine dell’Ottocento iniziano a circolare riproduzioni grafiche di scene d’opera sugli spartiti, immagini fotografiche, e vario materiale iconografico dell’universo operistico, sotto forma di cartoline, calendarietti, figurine, e poi nelle riviste, su giornali, locandine e manifesti. A questi si aggiungono le prime recensioni, parodie e brani degli spettacoli riproposti da forme più popolari, come la musica delle bande e il teatro di burattini, per citarne alcuni. I media di massa del Novecento hanno poi cambiato il mondo del melodramma, permettendo di accedere sempre più facilmente al consumo dello spettacolo operistico, moltiplicandone la conoscenza in modi mai vissuti prima e dimostrando come l’opera sia sempre stata capace di adattarsi al nuovo.

Arricchisce l’esposizione una serie di iniziative collaterali che offre diverse occasioni di approfondimento sulla mostra. In calendario concerti a tema proposti dalle principali istituzioni concertistiche di Parma con programmi musicali sulle più importanti opere dell’Ottocento; attività di laboratorio per famiglie e scuole, con l’obiettivo di formare e coinvolgere un nuovo giovane pubblico; incontri sui temi scelti dalla mostra con ospiti a direttori di teatri e di canali televisivi, presidenti di associazioni musicali, registi d’opera per la TV e per il cinema, e amministratori d’ambito culturale.

Per info mostra e biglietti: opera@comune.parma.it – Casa della Musica 0521.031170

Delos (anche per le immagini)